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EMERGENZA UCRAINA: COME SI STA MUOVENDO C.R.I. VOGHERA, COME AIUTARE

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E’ tutto pronto in Croce Rossa a Voghera per affrontare l’emergenza Ucraina con l’arrivo dei profughi sul nostro territorio: i volontari del Comitato sono al lavoro ormai da tre settimane per sistemare tutto il materiale arrivato dalle donazioni dei cittadini, fare una cernita del vestiario, delle coperte, degli alimenti, dei farmaci da banco con bende e disinfettanti, oltre alla catalogazione, sia per adulti che per bambini. Sono stati anche puliti e sistemati tutti i mezzi e le attrezzature in forza per l’Obiettivo Emergenza (ricordiamo che la Croce Rossa Italiana è struttura operativa e fondamentale del Servizio Nazionale di Protezione Civile), dalle tende alla cucina da campo, i lettini, i bagni chimici, fino all’ambulatorio mobile. “Abbiamo istituito fin dal primo giorno un gruppo dedicato a questa emergenza – spiega la Presidente di C.R.I. Voghera Chiara Fantin -. I nostri volontari lavorano da settimane ormai per raccogliere, smistare e impacchettare beni di prima necessità. Nel nostro magazzino abbiamo alimenti, farmaci, coperte, vestiario e prodotti di igiene personale ma anche tende, bagni chimici, cucina da campo e ambulatorio medico. Sia i mezzi che i materiali sono stati verificati ed approntati nella maniera più efficiente. Siamo pronti sia per fornire un concreto supporto in loco in caso di attivazione dalle autorità preposte, sia per inviare aiuti direttamente in Ucraina su richiesta del Comitato Nazionale”. Attualmente si chiede di non inviare più vestiario, se non nuovo, soprattutto per bambini: per il resto il magazzino è pieno, in attesa di avviare altra distribuzione. Continua invece l’approvvigionamento di alimenti e farmaci, con prodotti per l’igiene personale.

Nel frattempo la Croce Rossa, su scala nazionale, ha lanciato una raccolta fondi per finanziare le attività a supporto della popolazione civile colpita dal conflitto e la gestione degli sfollati presenti in Ucraina e quelli che stanno cercando riparo nelle nazioni confinanti. Fondi necessari per rispondere sia ai bisogni umanitari di chi è rimasto in Ucraina e dei profughi che cercano asilo oltre confine. Andando sul sito dona.cri.it/emergenzaucraina è possibile fare la propria donazione in tutta sicurezza, sia con bonifico che con paypal e altre piattaforme di pagamento.

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Crescere Insieme – 26 Luglio 2026

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L’incontro con Don Franco Tassone, parroco del SS.mo Salvatore e della Chiesa del Sacro Cuore a Pavia. Sacerdote da sempre a fianco degli ultimi, è responsabile della Caritas Pavese e per anni ha guidato la Casa del Giovane, allievo del venerabile Don Enzo Boschetti.

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Quando il territorio diventa solo una passerella

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La Voce Pavese – Quando il territorio diventa solo una passerella
C’è una differenza sottile, ma decisiva, tra organizzare un evento per celebrare davvero un territorio e costruire una manifestazione per celebrare chi la organizza. Da fuori, le due cose possono sembrare identiche: un palco, qualche ospite, fotografie, discorsi, autorità invitate e comunicati pieni di parole come identità, tradizione e valorizzazione. Ma basta guardare un po’ più da vicino per capire quando il territorio è protagonista e quando viene usato soltanto come scenografia.
Gli eventi autenticamente territoriali partono dalla conoscenza. Dalla storia dei luoghi, dalle persone che li hanno vissuti, dalle associazioni che vi operano da anni, dagli archivi, dalle tradizioni, dalle attività economiche e culturali che hanno costruito una comunità facendo impresa. Non basta scegliere una piazza suggestiva o inserire il nome di una città nel titolo. Per raccontare un territorio bisogna studiarlo, ascoltarlo e rispettarlo.
Poi ci sono le manifestazioni confezionate da piccoli circoli di privati, spesso molto abili nel promuovere se stessi, meno nel conoscere ciò che dicono di rappresentare. Eventi nei quali il nome degli organizzatori compare più volte di quello del luogo, dove il racconto storico è approssimativo, le realtà locali vengono ignorate e gli inviti sembrano rispondere più alle relazioni personali che al reale valore culturale dell’iniziativa.
In questi casi il territorio non viene celebrato: viene preso in prestito. Diventa un marchio da applicare su una locandina, una cornice utile per ottenere fotografie, visibilità, relazioni e magari anche qualche contributo. La comunità resta sullo sfondo, mentre in primo piano finiscono sempre gli stessi volti, gli stessi nomi e gli stessi gruppi autoreferenziali.
La qualità di una manifestazione non si misura dal numero degli ospiti importanti o dai post pubblicati sui social. Si misura da ciò che lascia. Una conoscenza in più, una memoria recuperata, un luogo riscoperto, un’associazione coinvolta, un’attività valorizzata, una storia restituita correttamente ai cittadini.
Chi ama davvero un territorio non ha bisogno di mettersi continuamente al centro. Lavora perché siano il paese, la città, la sua storia e la sua gente a emergere. Chi invece usa il territorio per promuovere se stesso può anche organizzare eventi eleganti e affollati, ma difficilmente riuscirà a nascondere il vuoto che rimane quando si spengono le luci e vengono riposti i manifesti.
Celebrare una comunità richiede umiltà, competenza e memoria. Tutto il resto è pubbliche relazioni e pubblicità travestito da cultura.

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