La più grande piscina dell’Oltrepò Pavese, il Centro Natatorio Dagradi di Voghera, aprirà il 2 giugno la sua stagione estiva. Oggi la conferenza stampa di Asm Voghera e Comune alla presenza del sindaco, Paola Garlaschelli, dell’assessore allo Sport, Simona Virgilio, del direttore generale di Asm, Maurizio Cuzzoli, e del team dell’azienda che si occupa direttamente della struttura, a partire da Domenico Buscone e Giorgio Gatti. Salvato e riavviato a tempo di record l’impianto natatorio nei mesi scorsi, dopo il fallimento della precedente gestione, ora si punta a recuperare la clientela che negli anni scorsi si era rivolta alle strutture dei centri limitrofi. In arrivo anche un maxi gonfiabile acquatico di 16 metri per il divertimento dei bambini ed è pronto un palinsesto tra intrattenimento ed eventi a tema (bar e ristorazione). Si è inoltre provveduto alla manutenzione straordinaria del verde e dei campi sportivi. Inoltre si è provveduto a installare un dispositivo per l’allontanamento dei piccioni che la scorsa stagione avevano disturbato non poco la quiete dei bagnanti. Si promette insomma un’estate tra relax, sole e divertimento “chilometri zero” ai vogheresi e gli amanti della vita all’aria aperta di tutto l’Oltrepò Pavese. Proseguiranno anche i corsi di nuoto.
L’incontro con Don Franco Tassone, parroco del SS.mo Salvatore e della Chiesa del Sacro Cuore a Pavia. Sacerdote da sempre a fianco degli ultimi, è responsabile della Caritas Pavese e per anni ha guidato la Casa del Giovane, allievo del venerabile Don Enzo Boschetti.
La Voce Pavese – Rapina a Pavia, ti entrano in casa con l’ascia perché rischiano troppo poco
Un’ora di paura nella notte per un artigiano in pensione di Pavia, vittima di una violenta rapina nella sua abitazione di via Motta San Damiano. Tre uomini incappucciati hanno fatto irruzione nella villa poco dopo le 22 di venerdì, minacciando e picchiando il proprietario di casa nel tentativo di farsi consegnare denaro e gioielli.
La vittima è Walter Piacentini, 62 anni, vedovo, che vive da solo con il suo cane. Sabato mattina l’uomo era ancora sotto shock mentre nella sua abitazione lavoravano gli agenti della polizia scientifica e della squadra mobile, impegnati nei rilievi e nelle indagini per identificare i responsabili.
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«Ho avuto paura di morire», racconta con voce ancora provata. Secondo la ricostruzione, i tre malviventi hanno forzato una finestra della villa e, una volta entrati, hanno abbattuto due porte interne. Piacentini dormiva quando si è trovato davanti i rapinatori, armati di coltelli e di un’ascia.
I banditi hanno subito chiesto le chiavi della cassaforte, convinti di trovare denaro e preziosi. Ma la cassaforte era vuota: i gioielli di famiglia erano stati affidati alla figlia dell’uomo che vive a Torino. A quel punto i rapinatori hanno tirato fuori un piccolo flessibile e hanno tagliato lo sportello della cassaforte, scoprendo però che non c’era nulla.
La scoperta ha scatenato la violenza. Uno degli aggressori ha spinto il pensionato a terra e lo ha colpito con pugni, continuando a chiedere dove fosse una seconda cassaforte che però non esisteva. Alla fine i rapinatori si sono accontentati del portafoglio dell’uomo, che conteneva meno di cento euro.
Prima di fuggire lo hanno rinchiuso in bagno, intimandogli di contare fino a cento prima di uscire. I tre si sono poi allontanati in auto in direzione Belgioioso.
Piacentini ha atteso qualche istante, poi è riuscito a uscire dalla finestra e a chiedere aiuto al vicino di casa che ha chiamato i soccorsi. Sul posto sono intervenute le pattuglie della squadra volante della questura e gli investigatori della squadra mobile, insieme a un’ambulanza del 118.
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L’uomo, dolorante e molto scosso, ha preferito non recarsi in ospedale. «Mi hanno misurato la pressione e dato dei farmaci per calmarmi», spiega. «Ma dimenticare quelle voci non sarà facile».
Secondo quanto riferito dalla vittima, i rapinatori parlavano tra loro in una lingua che sembrava dell’Est Europa mentre con lui si esprimevano in un italiano incerto. Le indagini della polizia sono in corso per risalire ai responsabili della brutale aggressione.
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