Economia
Previdenza complementare, sistema resiliente con 9,2 mln di iscritti
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3 anni fa-
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Redazione
A fine 2022, il totale degli iscritti alla previdenza complementare è di 9,2 milioni, in crescita del 5,4% rispetto all’anno precedente, per un tasso di copertura del 36,2% sul totale delle forze di lavoro. I fondi negoziali contano 3,7 milioni di iscritti, quasi 1,8 milioni sono gli iscritti ai fondi aperti e 3,5 milioni ai PIP “nuovi”; circa 650.000 sono gli iscritti ai fondi preesistenti. E’ quanto emerge dai dati della relazione annuale sull’attività svolta dalla Covip lo scorso anno. Oltre a illustrare lo stato dei settori vigilati (fondi pensione e casse di previdenza) – le cui risorse sono complessivamente pari a circa 313 miliardi riguardando oltre 12 milioni di soggetti tra iscritti e pensionati – la presidente facente funzione della Covip, Francesca Balzani, si è soffermata sulle prospettive evolutive di tali settori. Alla fine del 2022, i fondi pensione in Italia sono 332: 33 fondi negoziali, 40 fondi aperti, 68 piani individuali pensionistici (PIP) e 191 fondi pensione preesistenti. Il numero delle forme pensionistiche operanti nel sistema è in costante riduzione. Oltre venti anni fa, nel 1999, le forme erano 739, oltre il doppio. Alla fine del 2022, le risorse accumulate dalle forme pensionistiche complementari si attestano a 205,6 miliardi di euro, in calo del 3,6% rispetto all’anno precedente a causa dell’andamento negativo dei mercati finanziari: un ammontare pari al 10,8% del Pil e al 4% delle attività finanziarie delle famiglie italiane. I contributi incassati nell’anno sono pari a circa 18,2 miliardi. In tutte le forme pensionistiche complementari il flusso di contributi del 2022 è risultato in crescita rispetto al 2021: ne sono affluiti 6,1 miliardi ai fondi negoziali (+4,6%), 2,8 miliardi ai fondi aperti (+7,8%), 5 miliardi ai PIP (+2,4%) e 4,1 miliardi ai fondi preesistenti (+1,5%). Gli iscritti che nell’anno 2022 hanno effettuato o comunque ricevuto contribuzioni sulle proprie posizioni sono circa 6,7 milioni, pari a circa i tre quarti del totale. I loro contributi ammontano mediamente a 2.770 euro. Gli iscritti non versanti (o per i quali comunque non sono stati effettuati versamenti), pari a circa 2,5 milioni, sono più frequentemente presenti nelle forme di mercato e tra i lavoratori autonomi. Una parte cospicua è però anche costituita da lavoratori dipendenti iscritti a fondi pensione negoziali con modalità contrattuale, con particolare riguardo ad ambiti, come il settore edile, il cui bacino è caratterizzato da elevata discontinuità occupazionale. Le voci di uscita per la gestione previdenziale ammontano a 11,2 miliardi. Le prestazioni pensionistiche sono state erogate in capitale per 4,6 miliardi e in rendita per 440 milioni. I riscatti sono pari a 2 miliardi e le anticipazioni a 2,3 miliardi. Nell’anno sono stati erogati circa 1,6 miliardi di rendite integrative temporanee anticipate (RITA), per lo più concentrati nei fondi pensione preesistenti. Le turbolenze dei mercati finanziari hanno inciso sui risultati di gestione delle forme complementari, tanto per le linee di investimento a maggiore contenuto azionario quanto per quelle obbligazionarie. Su un periodo di osservazione decennale (da fine 2012 a fine 2022), i rendimenti medi annui composti delle linee a maggiore contenuto azionario si collocano, per tutte le tipologie di forme pensionistiche, tra il 4,7% e il 4,9%. Il sistema italiano della previdenza complementare ha complessivamente mostrato una sostanziale resistenza. Le adesioni e le contribuzioni sono cresciute come negli anni precedenti e, pur considerando le perdite del 2022, i rendimenti, valutati in un orizzonte temporale di medio-lungo periodo e facendo riferimento alle medie generali relative a tutti i comparti, rimangono in media positivi, e sostanzialmente in linea con i tassi di rivalutazione del TFR. La resilienza dimostrata dal sistema della previdenza complementare, tuttavia, non può distogliere l’attenzione dai fattori strutturali che, nel nostro Paese, renderebbero quanto mai necessario un suo consistente ulteriore sviluppo ma che, al contempo, lo rendono oltremodo difficile. (ITALPRESS).
-foto agenziafotogramma.it-
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Economia
Haiki+, nel 2025 304 milioni di ricavi (+50%): via libera al piano di sviluppo 2026-2028
Pubblicato
22 ore fa-
24 Febbraio 2026di
Redazione
MILANO (ITALPRESS) – Il Consiglio di amministrazione di Haiki+ ha esaminato i KPI preliminari 2025 (Ricavi, EBITDA e PFN/EBITDA) e approvato il Piano di Sviluppo 2026-2028. I Ricavi si sono attestati a 304 milioni di euro, segnando un incremento del 50% rispetto allo scorso esercizio. Anche l’EBITDA ha segnato un incremento di circa il 50% a 46 milioni.
L’aumento dei volumi di Ricavi di 100 milioni è riconducibile principalmente al contributo dell’M&A (per circa Euro 80 milioni) e in particolare di Ecobat S.r.l. (ora Haiki Metals) mentre il residuo, di 20 milioni circa, allo sviluppo organico dei business già presidiati e in particolare di Haiki Mines. Il contributo delle operazioni di M&A sull’aumento dell’EBITDA di 15 milioni è risultato di 5 milioni, mentre la crescita organica ha contribuito per altri Euro 10 milioni trainata da Haiki Mines.
L’EBITDA margin risulta stabile al 15%. Nel corso dell’esercizio 2025 il Gruppo ha gestito complessivamente circa 825mila tonnellate di rifiuti (+37% rispetto allo scorso esercizio), di cui il 49% ritirato direttamente presso i produttori, il 32% proveniente da altri impianti di trattamento e il 19% proveniente dal circuito urbano.
Rigenerazione delle risorse, sostenibilità, resilienza e creazione di valore sono alla base del Piano che prevede la crescita dei Ricavi al 2028 a 380 milioni di euro (Cagr% ~8%), e un EBITDA atteso pari a 68 milioni (Cagr%: 14%). L’EBITDA margin a regime al 2028 è stimato pari al 18% in aumento di 3 punti percentuali rispetto al 2025.
L’obiettivo in arco di Piano è generare un valore incrementale stabile, sicuro e proiettato al futuro coniugando lo sviluppo organico e sostenibile dei ricavi con una progressiva ottimizzazione delle marginalità. La significativa generazione di cassa prospettica verrà utilizzata a supporto del piano di investimenti nonché di un progressivo deleveraging. Per perseguire i propri indirizzi strategici il Gruppo ha già investito nel corso degli ultimi due anni in Capex e M&A circa 140 milioni di euro e prevede in arco di Piano ulteriori 56 milioni di euro in investimenti evolutivi ed innovativi a supporto della crescita.
I Ricavi sono previsti in aumento rispetto al 2025 da 304 milioni a 380 milioni del 2028. Haiki+ prevede in arco Piano, investimenti per 56 milioni che consentiranno di rafforzare ulteriormente gli asset gestiti e la crescita del Gruppo.
“Il Piano di Sviluppo al 2028 appena approvato si fonda su basi solide e concrete, grazie alla valorizzazione del nostro modello di business, all’integrazione e all’efficientamento operativo delle realtà acquisite supportati da investimenti selettivi e riduzione del debito – ha commentato il Presidente Elio Catania -. Il 2025 abbiamo marcato un cambiamento profondo: vogliamo sempre di più evolvere dal ruolo di gestore di servizi ambientali a realtà industriale consolidata. Siamo al centro di una industria che cresce, con un modello di business rafforzato da competenze, expertise e nuove leadership e un track record di mantenimento degli impegni che è garanzia dell’eseguibilità del Piano”.
“Il Piano consolida in nostro modello di business orientato a trasformare la materia in nuove risorse rendendolo ancora più efficiente integrando tutta l’attività di M&A e gli investimenti sostenuti in questi due ultimi anni – ha così commentato il CEO Giovanni Rosti -. In particolare, tramite il piano di investimenti da 56 milioni di euro, rafforzeremo le attività che esprimono il maggior potenziale di crescita e che garantiscono stabilità e visibilità nel medio-lungo periodo. A ciò si affianca un piano di sinergie chiaro, definito e pienamente attuabile, che ci consentirà di recuperare redditività e di semplificare ulteriormente la struttura operativa del Gruppo. La solidità dei driver industriali e la qualità delle iniziative avviate ci permettono di confermare una crescita concreta e misurabile al 2028 di Ricavi a 380 milioni di euro ed un EBITDA di 68 milioni di euro con una crescita media annua (CAGR) attesa dei Ricavi dell’8% e dell’ EBITDA del 14%”.
-Foto ufficio stampa Haiki+-
(ITALPRESS).
Economia
Apre in rosso il mercato auto dell’Europa Occidentale, a gennaio vendite -3,5% rispetto al 2025
Pubblicato
22 ore fa-
24 Febbraio 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Dopo aver chiuso il 2025 con una crescita delle immatricolazioni del 2,4%, ma con un calo del 16% sui livelli ante-crisi da pandemia, il mercato dell’Europa Occidentale (UE+EFTA+UK) apre in rosso il 2026. Secondo i dati dell’Acea, l’associazione dei costruttori europei, le immatricolazioni in gennaio sono state 961.382 con cali del 3,5% rispetto a gennaio 2025 e di ben il 21,6% rispetto al gennaio del 2019, che è l’anno che ha preceduto la pandemia.
– Foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
Economia
Idos-CNA, in 15 anni le imprese di donne immigrate sono aumentate di oltre il 56%
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24 ore fa-
24 Febbraio 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – In meno di quindici anni le imprese di donne immigrate sono aumentate di oltre il 56%: un dato ben superiore a quello complessivo dell’imprenditorialità di origine straniera in Italia, che è oggi al femminile in un caso su quattro e dimostra un’attitudine sempre più marcata a sperimentare aree “merceologiche” inattese. È una delle tendenze che emergono dal Rapporto Immigrazione e Imprenditoria 2025, realizzato dal Centro studi e ricerche Idos e dalla CNA (Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa), la cui presentazione è prevista per il prossimo 24 marzo a Roma (ore 9.30) presso la sala conferenze di Esperienza Europa – David Sassoli.
Dal 2014 il Rapporto fotografa con cadenza annuale il ruolo dell’imprenditoria immigrata nel sistema socioeconomico italiano e ne evidenzia una vitalità sconosciuta al resto del tessuto d’impresa, segnato al contrario da una fase di persistente contrazione: dal 2011 al 2024 le imprese immigrate sono cresciute del 46,9%, contro il -7,9% registrato nello stesso periodo tra le attività guidate da persone nate in Italia.
Un fenomeno all’interno del quale, un anno dopo l’altro, si è rafforzata appunto la partecipazione delle donne, segno del lento, ma progressivo ridimensionamento del protagonismo maschile e della diversificazione dei profili e dei percorsi imprenditoriali prevalenti. Con un aumento del 56,2% tra il 2011 e il 2024 e dell’8,3% nell’ultimo quinquennio, le imprese immigrate femminili si distinguono per un dinamismo accentuato e raggiungono le 164.509 unità, un quarto (24,7%) di tutte le iniziative imprenditoriali degli immigrati. Negli stessi anni, il numero delle imprese condotte da donne nate in Italia ha subìto un evidente calo, seppure ridimensionato rispetto alla componente maschile nell’ultimo periodo (-3,5% dal 2020). Di riflesso, alla fine del 2024, le imprese guidate da donne di origine straniera rappresentano un ottavo di tutte le attività indipendenti femminili del Paese (12,6%): un’incidenza quasi doppia rispetto al 2011 (7,3%) e superiore a quella calcolata sull’intero panorama di impresa nazionale (tra cui le imprese immigrate pesano per l’11,3%).
È un aumento che si lega innanzitutto alla crescente presenza di imprenditrici immigrate nelle attività dei servizi, in generalizzata espansione nell’economia italiana. I principali comparti di inserimento restano il commercio (48.810 imprese immigrate femminili) e le attività di alloggio e ristorazione (21.517). Tuttavia, negli ultimi cinque anni a distinguersi per i ritmi di aumento più elevati sono state le così dette “altre attività di servizi” (18.812 e +27,2%) – che includono quelli alla persona e oggi rappresentano il terzo ambito di attività più battuto – e un composito gruppo di attività specialistiche finora poco frequentate dall’imprenditoria immigrata (attività immobiliari: +33,3%; attività finanziarie e assicurative: +24,7%; attività professionali, scientifiche e tecniche: +24,2%), che nell’insieme raccolgono quasi 10.000 imprese immigrate femminili, evidenziando la crescente la capacità delle donne di origine straniera di cogliere nuove opportunità di inserimento professionale e di autopromozione socio-economica.
Si tratta di un’evidenza di tutto rilievo, considerato che le donne immigrate restano tra i segmenti più penalizzati del mercato occupazionale, largamente convogliate nel lavoro domestico e di cura e con scarse occasioni di mobilità professionale, anche a fronte di competenze (formali o informali) elevate e di lunghi percorsi di stabilizzazione. A partire dalle statistiche ufficiali e grazie ad approfondimenti specifici, lo studio evidenzia non solo le tendenze e le caratteristiche del fenomeno, ma anche le dinamiche settoriali e territoriali, l’integrazione nelle filiere produttive, le nazionalità più rappresentate. Alla presentazione del Rapporto si confronteranno rappresentanti istituzionali, ricercatori e imprenditori e, oltre a una sintesi nazionale, verranno rilasciati anche comunicati su tutte le regioni italiane. Ulteriori dettagli su programma e modalità di partecipazione saranno presto disponibili.
– Foto grafico Rapporto Immigrazione e Imprenditoria 2025 –
(ITALPRESS).

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