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LA VOCE PAVESE – ZAVATTARELLO, SIMONE TIGLIO CONDANNATO. MA LA CONDANNA È FARE IL SINDACO

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LA VOCE PAVESE – ZAVATTARELLO, SIMONE TIGLIO CONDANNATO. MA LA CONDANNA È FARE IL SINDACO
Condannato in primo grado a un anno, come richiesto dall’accusa. Simone Tiglio, sindaco di Zavattarello, era stato arrestato e posto ai domiciliari nel marzo 2022, con sospensione dall’incarico che aveva poi ripreso a ricoprire dal giugno dello scorso anno, quando aveva perso efficacia la misura cautelare. Rinviato a giudizio alla fine dello scorso settembre, si è concluso ieri, martedì 20 giugno, il processo di primo grado al Tribunale di Pavia per presunte irregolarità in due procedimenti pubblici, per fatti che risalivano al 2019, con due capi d’imputazione. Contestate sia la turbata libertà degli incanti, per l’affidamento in gestione di un asilo nido comunale, sia la rivelazione del segreto d’ufficio, per il concorso al ruolo di direttore della Rsa, con l’accusa di aver favorito una candidata fornendole le domande del concorso. Tiglio ha sempre contestato ogni addebito, sostenendo di aver agito con legittimità e nell’interesse dell’ente pubblico. A suo carico è però arrivata una sentenza che non sembra aver tenuto completamente in considerazione tutte le dichiarazioni rilasciate a favore dell’imputato. Marco Casali, difensore di Simone Tiglio, ha spiegato che si attenderà tra 90 giorni il deposito della sentenza per poi pensare al ricorso. Nel frattempo la Prefettura di Pavia dichiarerà già oggi la decadenza di Tiglio da sindaco ma non si scioglierà la giunta comunale che andrà avanti con al verice il vicesindaco, Mauro Colombini. Resta però un interrogativo a fare da sfondo alla vicenda: fare davvero attivamente il sindaco ha ancora un senso oppure diventa una condanna di per sé?

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S. MESSA DI DOMENICA 26 LUGLIO 2026 – XVI DEL TEMPO ORDINARIO / A

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Dalla chiesa di Porana di Pizzale (PV) la Santa Messa di Domenica 26 Luglio 2026, XVII del Tempo Ordinario / A. Celebra Don Marko Osuru Alisentus.

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Crescere Insieme – 26 Luglio 2026

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L’incontro con Don Franco Tassone, parroco del SS.mo Salvatore e della Chiesa del Sacro Cuore a Pavia. Sacerdote da sempre a fianco degli ultimi, è responsabile della Caritas Pavese e per anni ha guidato la Casa del Giovane, allievo del venerabile Don Enzo Boschetti.

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Quando il territorio diventa solo una passerella

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La Voce Pavese – Quando il territorio diventa solo una passerella
C’è una differenza sottile, ma decisiva, tra organizzare un evento per celebrare davvero un territorio e costruire una manifestazione per celebrare chi la organizza. Da fuori, le due cose possono sembrare identiche: un palco, qualche ospite, fotografie, discorsi, autorità invitate e comunicati pieni di parole come identità, tradizione e valorizzazione. Ma basta guardare un po’ più da vicino per capire quando il territorio è protagonista e quando viene usato soltanto come scenografia.
Gli eventi autenticamente territoriali partono dalla conoscenza. Dalla storia dei luoghi, dalle persone che li hanno vissuti, dalle associazioni che vi operano da anni, dagli archivi, dalle tradizioni, dalle attività economiche e culturali che hanno costruito una comunità facendo impresa. Non basta scegliere una piazza suggestiva o inserire il nome di una città nel titolo. Per raccontare un territorio bisogna studiarlo, ascoltarlo e rispettarlo.
Poi ci sono le manifestazioni confezionate da piccoli circoli di privati, spesso molto abili nel promuovere se stessi, meno nel conoscere ciò che dicono di rappresentare. Eventi nei quali il nome degli organizzatori compare più volte di quello del luogo, dove il racconto storico è approssimativo, le realtà locali vengono ignorate e gli inviti sembrano rispondere più alle relazioni personali che al reale valore culturale dell’iniziativa.
In questi casi il territorio non viene celebrato: viene preso in prestito. Diventa un marchio da applicare su una locandina, una cornice utile per ottenere fotografie, visibilità, relazioni e magari anche qualche contributo. La comunità resta sullo sfondo, mentre in primo piano finiscono sempre gli stessi volti, gli stessi nomi e gli stessi gruppi autoreferenziali.
La qualità di una manifestazione non si misura dal numero degli ospiti importanti o dai post pubblicati sui social. Si misura da ciò che lascia. Una conoscenza in più, una memoria recuperata, un luogo riscoperto, un’associazione coinvolta, un’attività valorizzata, una storia restituita correttamente ai cittadini.
Chi ama davvero un territorio non ha bisogno di mettersi continuamente al centro. Lavora perché siano il paese, la città, la sua storia e la sua gente a emergere. Chi invece usa il territorio per promuovere se stesso può anche organizzare eventi eleganti e affollati, ma difficilmente riuscirà a nascondere il vuoto che rimane quando si spengono le luci e vengono riposti i manifesti.
Celebrare una comunità richiede umiltà, competenza e memoria. Tutto il resto è pubbliche relazioni e pubblicità travestito da cultura.

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