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Cronaca

Gruppo San Donato, completata la semplificazione dell’assetto societario

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MILANO (ITALPRESS) – Sono stati presentati oggi a Milano il nuovo assetto societario, la corporate governance, i dati del bilancio consolidato 2022 e i progetti futuri del Gruppo San Donato, alla presenza del presidente Angelino Alfano e dei vice presidenti Kamel Ghribi e Paolo Rotelli. Gruppo San Donato si conferma leader della sanità italiana con 5,4 milioni di pazienti trattati nell’ultimo anno, in 54 strutture sanitarie (di cui 18 ospedali), con più di 7.000 medici, con 5.566 posti letto e 18.240 collaboratori complessivi di cui il 60% sono donne. Questi numeri testimoniano il ruolo strategico che GSD svolge nel mantenimento di un Sistema Sanitario Nazionale universalistico, nel quale la medicina più avanzata è accessibile a tutti.
Si avvia a conclusione il percorso intrapreso tre anni fa per snellire e riorganizzare l’assetto societario del GSD. Le parole chiave sono: resilienza, sostenibilità, semplificazione, efficienza e trasparenza. Il nuovo assetto è il frutto di una migliore identificazione delle attività caratteristiche e del ruolo delle varie entità del GSD, al fine di ottenere una semplificazione operativa e, di conseguenza, una maggiore efficienza gestionale e finanziaria.
Velca S.p.A., presieduta da Angelino Alfano e con vice presidenti Kamel Ghribi e Paolo Rotelli, partecipata al 100% dalla Papiniano S.p.A, diventa la holding alla quale fanno capo tutte le società operative, con un ruolo in divenire di direzione e coordinamento, per affrontare in modo più omogeneo un mercato sempre più ampio e complesso. Successivamente, la denominazione della holding cambierà da Velca S.p.A. a Gruppo San Donato S.p.A.
La governance interna si arricchisce di un organo consultivo: nasce il nuovo Ethic and Legal Advisory Committee, con competenze trasversali a tutte le società operative del GSD. Il comitato sarà presieduto da Giovanni Salvi, ex Procuratore Generale della Corte di Cassazione, e avrà il compito di supportare il GSD con opinioni e pareri relativi a materie sensibili, di natura etica e legale.
‘Il Gruppo San Donato guarda al futuro, seguendo una bussola costruita su poche parole chiave: resilienza, sostenibilità, semplificazione, efficienza, trasparenza. A queste cinque parole si ispirano i nostri comportamenti, le nostre scelte e le nostre strategie per il futurò, afferma Paolo Rotelli, vice presidente di Velca S.p.A., presidente di Ospedale San Raffaele.
Si consolida la presenza del GSD nell’area Middle East e Nord Africa, che rappresenta la nuova frontiera per la sanità italiana, per costruire e gestire nuovi ospedali esportando il know-how italiano e stringere accordi per la gestione di pazienti stranieri, nelle strutture del GSD.
La sanità è e rimane il core business. GKSD Investment Holding, in un’ottica di one company, valorizza il know-how del GSD affiancando altre competenze, quali l’engineering, l’edile, l’energy, la consulenza strategica ed è in grado di fornire servizi di altissima qualità, divenendo di fatto il motore delle attività internazionali.
In particolare, si ricorda che il recente accordo con il governo iracheno, ritenuto di interesse strategico per l’economia nazionale, ha favorito la firma del MOU tra GKSD e Gruppo San Donato, con SACE, per la realizzazione di opere in diversi settori ad alto impatto sociale, nonchè per incoraggiare gli scambi commerciali tra Italia e Iraq nel loro complesso.
Di seguito, i principali accordi sottoscritti e in via di sottoscrizione. Iraq: gestione di un ospedale da 500 posti letto nella città di Najaf; costruzione di quattro ospedali a Bassora, dell’Ospedale Militare a Bagdad e di due Smart Clinic, una a Bassora e una a Bagdad; accordo di cooperazione per la gestione di pazienti iracheni presso gli ospedali del GSD; Egitto: gestione dell’ospedale pubblico, Sheikh Zayed Hospital de Il Cairo; progettazione, costruzione e gestione di due Smart Clinic, una a Il Cairo e una a Il Cairo New Capital; Arabia Saudita: consulenza al governo saudita per la definizione dei requisiti relativi al Population Health Management e per la governance e i modelli organizzativi per la riforma del loro sistema sanitario;
partecipazione al programma di public private partnership per la costruzione e gestione di ospedali e strutture di riabilitazione pubbliche; realizzazione di una Smart Clinic a Riad; Libia: accordo per la gestione di pazienti libici negli ospedali GSD;
consulenza strategica per migliorare il servizio sanitario con trasferimento di know-how; gestione di un ospedale a Tripoli;
Tunisia: accordo triennale con il Ministero della Salute tunisino per inserire circa 100 infermieri all’anno negli ospedali del GSD. Al momento ne sono stati inseriti 28; accordo con la cassa nazionale CNAM per la presa in carico di pazienti tunisini, presso gli ospedali del GSD.
‘Vogliamo preparare il futuro rafforzando la presenza in Italia ed espandendo quella all’estero. Un futuro che vedrà sempre di più realizzato il modello di “one company” attraverso cui le società che si occupano dei settori “non core” contribuiscono alla creazione di valore per il Gruppo, rispondendo a un’unica visione e a un’unica missionè, dichiara Kamel Ghribi, presidente GKSD e vice presidente Velca S.p.A.
L’Assemblea dei Soci della Papiniano S.p.A. ha approvato il bilancio consolidato 2022 e la Relazione di gestione. Il giro d’affari consolidato è pari a circa 1.88 miliardi di euro, in aumento di circa il 7% rispetto allo scorso anno (1.76 miliardi circa nel 2021), a testimonianza della ottima ripresa dell’attività sanitaria con il risolversi della pandemia COVID, (al netto dei rimborsi COVID, nel 2022 il valore dei ricavi è cresciuto di oltre l’11%).
I costi della produzione sono aumentati in maniera più che proporzionale rispetto all’aumento dei ricavi e questo ha generato un peggioramento del Margine Operativo Lordo di circa euro 10 milioni (155 milioni nel 2022 rispetto a 165 milioni nel 2021). Tale risultato sconta la forte riduzione dei rimborsi COVID da 72 milioni nel 2021 a 2 milioni nel 2022 e il significativo impatto dell’inflazione, con un incremento netto dei costi relativi all’energia di 30 milioni di euro rispetto al 2021. Al netto di tali effetti, il MOL organico nel 2022 sarebbe raddoppiato rispetto al 2021. Il Gruppo ha inoltre proseguito con il proprio importante piano di investimenti (nel corso del 2022 sono stati spesi circa euro 230 milioni), senza accumulare ritardi nei principali cantieri. In particolare, come previsto, il nuovo Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio è stato aperto ad agosto 2022.
GSD: il futuro attraverso le scelte. Partnership pubblico privato: un modello da perseguire GSD ha appena avviato un’importante collaborazione per la gestione della cardiochirurgia pediatrica dell’Arnas Civico di Cristina Benfratelli di Palermo, rendendo concreta la riapertura del reparto chiuso da ormai 12 anni. La settimana scorsa sono stati eseguiti i primi due interventi, in collaborazione con il team dell’IRCCS Policlinico San Donato, guidato dal cardiochirurgo Alessandro Giamberti. Il progetto, presentato dal GSD e approvato da Regione Sicilia, ha consentito l’arrivo a Palermo, dall’estero, di alcuni specialisti italiani altamente qualificati che andranno a comporre il nuovo team chirurgico che sarà in grado di raggiungere in breve tempo una totale autonomia clinica e organizzativa. In questo modo, il nuovo reparto si candida a diventare un centro di riferimento per tutto il Centro-Sud Italia, evitando così a molte famiglie i costosi e faticosi viaggi della speranza. ‘Questo è il modello che Gruppo San Donato intende perseguire per il futuro – spiega il Gruppo -. Promuovere la partnership pubblico privata (PPP) con lo scopo di rendere più efficiente e sostenibile il SSN e assicurare una migliore qualità delle cure ai nostri concittadini a minor costo per lo Stato. Un grande Gruppo al servizio di una grande città: una Student House per Milano Abbiamo definito un ambizioso progetto per la città di Milano: la riqualificazione e conversione dell’edificio del vecchio Istituto Ortopedico Galeazzi a Bruzzano, che avrà una nuova vita, trasformandosi in una Student House dotata di camere singole, mini appartamenti e di tutti i servizi a supporto, che ospiterà fino a 450 studenti. Il progetto nasce dalla considerazione della crescente necessità di posti letto per studenti, in una città come Milano, che ha sempre di più una forte vocazione universitaria. Inoltre, il nuovo edificio consentirà anche il rilancio della zona adiacente, che ha sofferto del recente trasferimento dell’ospedale nel Mind District’.
Per la Student House investimento previsto 50/60 milioni di euro, tempi di realizzazione: due anni dall’autorizzazione a costruire; numero camere: 450; numero appartamenti: 70.
‘Il Gruppo è stato resiliente negli anni duri e bui della pandemia: ha sofferto come tutti, ma ce l’ha fatta e ha offerto assistenza e prestazioni indispensabili ai cittadini italiani, dimostrando ancora una volta di essere parte essenziale del Servizio Sanitario Nazionale – conclude Angelino Alfano, presidente di Velca S.p.A -. Il Gruppo, in quegli anni, non si è fermato, non ha bloccato gli investimenti e ha costruito il nuovo Ospedale Galeazzi. Oggi, dopo gli anni difficili della pandemia, siamo pronti a nuove sfidè.

– foto xh7/Italpress –
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Centro Antoniano, a Milano quasi un terzo dei lavoratori a rischio povertà

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MILANO (ITALPRESS) – Milano è la città con il reddito medio più alto d’Italia, eppure proprio nel capoluogo lombardo la povertà si fa sentire maggiormente. Canoni di locazione elevati e costo della vita alle stelle rendono difficoltoso arrivare a fine mese per un terzo dei lavoratori. Al Centro Sant’Antonio, in via Quadrio, si è tenuto l’incontro “I tanti volti della povertà: un dialogo sulle nuove fragilità sociali”, con la presenza di alcune realtà francescane della rete di Operazione Pane e la partecipazione di Caritas e Croce Rossa Italiana.

Al centro del confronto, l’aumento del costo della vita e i fattori che incidono sulle nuove forme di vulnerabilità sociale, dai conflitti al cambiamento climatico, che determinano nuovi volti del fenomeno: dai working poor alla cooling poverty. In vista della Giornata Mondiale dei Poveri, di domenica 15 novembre, l’incontro ha raccontato le trasformazioni della povertà e le azioni concrete che possono essere messe in atto dalle realtà del Terzo Settore. L’incontro ha dato voce alle diverse realtà del Terzo settore coinvolte che hanno offerto uno sguardo complementare sulle trasformazioni della povertà, attraverso le esperienze quotidiane maturate sul campo. A portare queste testimonianze sono stati Rocco Pezzullo, coordinatore dell’Unità Comunicazione e Fundraising di Caritas Italiana, fra Giampaolo Cavalli, direttore di Antoniano, Maurizio Bonomi, presidente del Comitato Regionale della Lombardia di Croce Rossa Italiana e fra Luca Volonté, responsabile del Centro Sant’Antonio di Milano.

La povertà non scompare quando diminuisce il numero di persone che chiedono aiuto: cambia aspetto, si intreccia con nuove fragilità, coinvolgendo anche chi ha un’occupazione. È quanto emerge dai dati dell’Osservatorio 2026 di “Operazione Pane”, secondo cui a Milano le persone singole supportate sono 398 (il 7% delle persone supportate dalla rete di Operazione Pane), un terzo in meno rispetto al 2025. A fronte di questa diminuzione, si registra una crescita significativa dei working poor (+65%), che rappresentano il 12% di tutti i lavoratori in difficoltà aiutati dalla rete di Operazione Pane a livello nazionale. A Milano, questa categoria costituisce oggi il 30% delle persone singole supportate, contro il 17% della media nazionale e il 12% dell’anno precedente. In aumento anche le situazioni di grave marginalità tra le persone singole che si rivolgono alla mensa francescana meneghina: il 56% è senza dimora, mentre il 33% ha più di 60 anni. A queste situazioni di difficoltà risponde innanzitutto il sostegno alimentare offerto dalla mensa francescana: nei primi otto mesi del 2026, la mensa di Milano ha garantito in media 82 pasti al giorno, per un totale di 2.132 al mese (+2,5% rispetto al 2025), con un valore donato pari a 8.528 euro al mese. L’impegno di Operazione Pane non si esaurisce però nella distribuzione dei pasti e si estende ad altri servizi di accoglienza e sostegno, per rispondere alle diverse difficoltà delle persone aiutate.

A Milano, tutti i singoli supportati hanno usufruito dello sportello di ascolto, rappresentando il 18% degli utenti di questo servizio a livello nazionale. Un’attività particolarmente importante di fronte a fragilità che non sono soltanto economiche e alimentari, ma che riguardano anche il benessere delle persone: il 6% dei singoli assistiti presenta infatti problematiche legate alla salute mentale. A queste si aggiungono le necessità legate alla cura e all’igiene personale, a cui risponde il servizio docce, utilizzato dal 31% delle persone assistite e fondamentale per garantire dignità anche nei periodi segnati da temperature elevate, come quelli che hanno caratterizzato l’estate 2026 o inverni particolarmente rigidi. A partire dai dati dell’Osservatorio presentati dagli enti del terzo settore, l’incontro, moderato da Stefano Arduini, direttore di Vita, ha approfondito le trasformazioni della povertà e le risposte necessarie per contrastare le nuove forme di vulnerabilità sociale. Chiara Lodi Rizzini, sociologa e ricercatrice, specializzata nello studio delle politiche sociali, del welfare e del contrasto alla povertà, ha offerto una lettura dei fattori che concorrono a determinare le condizioni di fragilità: “Pesano più crisi che si sommano: inflazione, conflitti in Ucraina, Medio Oriente, crisi climatica, impatto dell’intelligenza artificiale, trasformazioni delle famiglie e una crescente erosione della capacità fiscale e regolativa dello Stato”.

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Il punto di vista del mondo dell’assistenza e della solidarietà è stato esaminato da Rocco Pezzullo: “Attraverso i dati e le testimonianze raccolte dalle Caritas diocesane, ci viene restituita la complessità delle povertà e il valore di uno sguardo capace di riconoscere, insieme ai bisogni, le risorse delle persone. Perché la sfida non è soltanto dare risposte alla povertà, ma trasformare le condizioni che la rendono persistente e restituire a ciascuno la possibilità di costruire il proprio futuro”.

Maurizio Bonomi ha ampliato la riflessione ponendo l’accento sul ruolo delle organizzazioni di soccorso e assistenza: “Quattro, in particolare, sono le dimensioni di vulnerabilità approfondite dalla Croce Rossa: la solitudine e l’isolamento degli anziani, le crescenti difficoltà economiche di molte famiglie, la povertà energetica e i rischi delle persone coinvolte in conflitti e migrazioni. Attraverso gli obiettivi e i risultati dei progetti realizzati, la Croce Rossa racconta il proprio impegno concreto nel contrasto alle nuove povertà”.

A chiudere l’incontro, fra Luca Volonté che ha raccontato l’esperienza quotidiana di accoglienza e sostegno alle persone con difficoltà. “La povertà assume forme diverse e coinvolge persone di ogni età e condizione: famiglie in difficoltà, giovani, anziani soli e donne con figli. In un contesto segnato dall’aumento del costo della vita e dell’emergenza abitativa, sono sempre più evidenti le fragilità di chi fatica a sostenere le spese quotidiane, talvolta pur avendo un lavoro.

Papa Leone XIV nel messaggio per la Giornata Mondiale dei Poveri afferma: “I poveri dei nostri giorni sono i dimenticati e gli emarginati: derubati di una parola e di un volto, oltre che del pane”. “Il nostro compito è costruire risposte concrete, che restituiscano dignità alle persone”, ha commentato Fra Giampaolo Cavalli.

Con “Operazione Pane”, la rete delle mense francescane e del terzo settore trasforma la solidarietà in un aiuto quotidiano, fatto di accoglienza, ascolto e attenzione ai bisogni di chi vive in povertà.

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– Foto xu6/Italpress –

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Alle Gallerie d’Italia di Napoli la mostra “Angelica e E’lisabeth”

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NAPOLI (ITALPRESS) – Intesa Sanpaolo apre al pubblico dal 6 novembre 2026 al 7 marzo 2027 alle Gallerie d’Italia di Napoli la mostra Angelica e E’lisabeth. L’età delle donne pittrici, dedicata ad Angelica Kauffmann e E’lisabeth Louise Vigèe Le Brun, due tra le più importanti pittrici della storia dell’arte, protagoniste di una straordinaria affermazione professionale e sociale tra la fine dell’Antico Regime e la nascita dell’Europa moderna. Realizzata con il patrocinio del Comune di Napoli e in collaborazione con l’Accademia Nazionale di San Luca ETS, la mostra è curata da Francesco Leone, Fernando Mazzocca ed Elisabetta Rasy.
Colte, indipendenti e cosmopolite, Kauffmann e Vigèe Le Brun seppero conquistare una clientela internazionale e il favore delle corti europee, affermandosi in un mondo dell’arte ancora dominato dagli uomini. La mostra mette per la prima volta a confronto le loro vite e le loro opere, seguendo due percorsi artistici accomunati da una naturale genialità, dalla professionalità e dalla volontà di emancipazione, ma profondamente diversi per formazione, sensibilità e scelte artistiche.
Con 73 opere tra dipinti, disegni, incisioni e sculture, provenienti da importanti collezioni pubbliche e private italiane e internazionali – tra cui Gallerie degli Uffizi, Musèe du Louvre, Musei Capitolini, National Portrait Gallery di Londra, Accademia Nazionale di San Luca ETS, Liechtenstein – The Princely Collections, Museo e Real Bosco di Capodimonte, National Museum of Women in the Arts di Washington, Musèe des Beaux-Arts di Rouen e Galleria Nazionale della Pilotta di Parma – l’esposizione ricostruisce le sorprendenti analogie e le profonde differenze dei percorsi delle due artiste.
Tra le opere più significative spiccano i due autoritratti delle protagoniste provenienti dalle Gallerie degli Uffizi: quello di E’lisabeth Louise Vigèe Le Brun, realizzato nel 1789 e donato dalla stessa artista, e quello di Angelica Kauffmann, del 1787. Attraverso questi dipinti la mostra introduce uno dei temi centrali del progetto: la consapevolezza con cui entrambe le artiste seppero costruire e governare la propria immagine pubblica.
“Le Gallerie d’Italia proseguono il percorso di valorizzazione delle grandi protagoniste della storia dell’arte portando, per la prima volta a Napoli, un progetto dedicato ad Angelica Kauffmann ed E’lisabeth Vigèe Le Brun, due artiste straordinarie che seppero affermarsi sulla scena europea del loro tempo – afferma Michele Coppola, Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo -. Grazie al contributo di importanti studiosi e alla collaborazione con istituzioni prestigiose, come l’Accademia Nazionale di San Luca, realizziamo una mostra di grande valore scientifico, arricchita da prestiti eccezionali. Si conferma così il ruolo delle Gallerie d’Italia nel dialogo tra realtà internazionali, contribuendo alla vitalità culturale di Napoli”.
Napoli rappresenta uno dei luoghi privilegiati di questo confronto. Terra del Grand Tour, crocevia di artisti, intellettuali e collezionisti provenienti da tutta Europa, la città fu per entrambe le pittrici un importante centro di committenza e di confronto con la cultura internazionale. Kauffmann e Vigèe Le Brun lavorarono infatti, in momenti diversi, per la corte borbonica, lasciando attraverso i loro ritratti due interpretazioni della famiglia reale e della società napoletana.
Il percorso mette così in dialogo due personalità profondamente diverse. Angelica Kauffmann, nata a Coira nel 1741, fu un’artista estremamente versatile, capace di misurarsi con il ritratto, la pittura sacra, l’allegoria e soprattutto la pittura di storia. La sua cultura filosofica, letteraria e musicale e la conoscenza di più lingue contribuirono a farne una figura cosmopolita, capace di affrontare soggetti tratti dalla mitologia, dalla storia antica e moderna e dalla letteratura, da Omero a Shakespeare.
E’lisabeth Louise Vigèe Le Brun, nata a Parigi nel 1755, concentrò invece il proprio talento soprattutto sul ritratto, raggiungendo risultati di altissima qualità. La sua carriera fu segnata dal rapporto privilegiato con Maria Antonietta, di cui divenne una delle principali interpreti, e dalla capacità di costruire una clientela internazionale tra corti, aristocrazie e ambienti culturali.
Una delle differenze più significative tra le due artiste riguarda proprio la scelta dei generi. Kauffmann si confrontò con la pittura di storia, considerata il genere più elevato nella gerarchia accademica, oltre a cimentarsi con una grande varietà di soggetti; Vigèe Le Brun fece invece del ritratto il centro della propria ricerca, sviluppando una straordinaria capacità di cogliere la personalità dei modelli e di costruirne al tempo stesso l’immagine pubblica.
Il loro riconoscimento raggiunse anche istituzioni tradizionalmente precluse alle donne. Kauffmann fu, insieme a Mary Moser, l’unica donna tra i membri fondatori della Royal Academy di Londra, mentre Vigèe Le Brun fu ammessa all’Acadèmie Royale de Peinture et de Sculpture di Parigi. Entrambe furono così riconosciute ai massimi livelli della gerarchia artistica del loro tempo.
Il confronto tra le due pittrici trova uno dei suoi momenti più significativi nella rappresentazione della corte napoletana. Tra le opere esposte figurano il Modello per il ritratto di re Ferdinando IV di Napoli e della sua famiglia di Angelica Kauffmann, proveniente dalle Princely Collections del Liechtenstein, e i ritratti realizzati da Vigèe Le Brun delle principesse borboniche Maria Cristina di Borbone, principessa delle Due Sicilie, mentre coglie delle rose in un giardino, e Maria Teresa Carolina Giuseppina di Borbone, principessa delle Due Sicilie e futura imperatrice d’Austria, entrambi provenienti dal Museo e Real Bosco di Capodimonte.
Il nucleo napoletano permette di osservare come le due artiste abbiano interpretato, in momenti differenti, gli stessi ambienti e protagonisti, restituendo immagini diverse della corte e della società del tempo. Alla Kauffmann si deve inoltre una nuova concezione del ritratto di famiglia, attenta alla natura, alla dimensione affettiva e ai valori della morale illuminista.
Particolarmente significativo è il confronto tra i numerosi autoritratti delle due artiste, attraverso i quali emerge la consapevolezza della propria identità professionale. Dall’autoritratto come artista affermata alla rappresentazione della donna, madre e intellettuale, entrambe seppero utilizzare la propria immagine come strumento di autorappresentazione e di legittimazione sociale.
Il soggiorno italiano di Vigèe Le Brun, tra il 1789 e il 1792, rappresentò una svolta decisiva nella sua carriera. Costretta a lasciare la Francia allo scoppio della Rivoluzione, la pittrice riuscì a ricostruire in Italia la propria rete di committenze. Fu ammessa all’Accademia di San Luca a Roma e all’Accademia di Parma e trovò nella corte napoletana uno dei suoi principali sostegni, lavorando per Maria Carolina, sorella di Maria Antonietta.
Accanto alla committenza aristocratica, Vigèe Le Brun entrò in rapporto con i protagonisti della cultura del Grand Tour, con intellettuali e musicisti, tra cui Carlo Gastone della Torre di Rezzonico e Giovanni Paisiello. Il suo percorso proseguì poi attraverso Vienna, San Pietroburgo e Berlino, dove fu ammessa nelle rispettive Accademie di Belle Arti e continuò a lavorare per sovrani e aristocratici.
Anche per Kauffmann l’Italia rappresentò il cuore della propria esperienza artistica. Dopo i soggiorni a Milano, Bologna e Firenze, fu soprattutto Roma a diventare il centro della sua vita e della sua fama internazionale. Dal 1781 vi si stabilì definitivamente, trasformando il proprio studio e il proprio salotto in uno dei più importanti luoghi di incontro della capitale pontificia.
La sua rete di relazioni comprendeva artisti, intellettuali e collezionisti europei, tra cui Johann Wolfgang Goethe e soprattutto Antonio Canova, con il quale ebbe un rapporto privilegiato. Tra le opere presenti in mostra figura anche il Ritratto di Antonio Canova con il modellino di “Ercole furioso scaglia Lica in mare”, testimonianza del rapporto tra i due protagonisti della cultura artistica romana di fine Settecento.
La mostra dedica poi particolare attenzione alle fonti che hanno tramandato la memoria delle due artiste. Per Vigèe Le Brun un ruolo fondamentale è svolto dai celebri Souvenirs e dall’epistolario, nel quale il soggiorno napoletano occupa uno spazio importante; per Kauffmann la vasta documentazione contemporanea permette di ricostruire la sua straordinaria affermazione e il prestigio raggiunto negli ambienti culturali europei.
Il percorso si apre inoltre alla più ampia presenza delle donne pittrici tra Settecento e primo Ottocento, mostrando come il successo di Kauffmann e Vigèe Le Brun si inserisca in un panorama nel quale altre artiste seppero affermarsi in un sistema ancora fortemente segnato dal predominio maschile. Sono presenti, tra le altre, opere di Adèlaìde Labille-Guiard, Sofia Clerk Giordano, Maria Callani, Adèle Romanee, Marie-Geneviève Bouliard, Marie Guilhelmine Benoist e Constance Mayer.
Angelica e E’lisabeth. L’età delle donne pittrici propone così non soltanto il confronto tra due straordinarie personalità artistiche, ma anche una riflessione sul ruolo delle donne nella società e nel mondo dell’arte tra Settecento e primo Ottocento. Attraverso le loro opere e le loro vicende personali emerge il ritratto di un’Europa cosmopolita in trasformazione, nella quale talento, ambizione e indipendenza permisero a due donne di costruire carriere internazionali e di conquistare uno spazio autorevole in un sistema artistico prevalentemente maschile.

– foto ufficio stampa Intesa Sanpaolo –
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Intesa Sanpaolo, 10 anni di legge antispreco valgono 10,3 mld

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MILANO (ITALPRESS) – A dieci anni dall’approvazione della Legge 166/2016 contro lo spreco alimentare e farmaceutico, oltre 10,3 miliardi di euro di valore economico sono stati generati grazie al recupero e alla redistribuzione di eccedenze alimentari e farmaceutiche. E’ il principale risultato della ricerca presentata oggi nel corso dell’evento “Donazione delle eccedenze: un’alleanza circolare con nuove opportunità per le imprese”, promosso da Fondazione Valore e Fondazione Terzjus in collaborazione con Intesa Sanpaolo, socio fondatore della Fondazione Valore, e con il sostegno di Fondazione Cariplo.
L’incontro ha presentato anche prospettive future e opportunità di sviluppo per le donazioni, evidenziando come il potenziale delle eccedenze non riguardi soltanto alimenti e farmaci, ma anche altre categorie di beni che possono generare valore sociale attraverso la donazione, con l’obiettivo di favorire nuove collaborazioni e coinvolgere ulteriori aziende nei processi di donazione.
Nell’evento, ospitato presso la Sala Convegni di Intesa Sanpaolo a Milano e moderato da Maria Carla De Cesari, Caporedattrice di Norme e Tributi del Sole 24 Ore, si sono incontrati rappresentanti delle istituzioni, del Terzo Settore e del mondo imprenditoriale per riflettere sull’impatto della “Legge Gadda” e sulle prospettive future delle politiche antispreco. Al confronto hanno preso parte importanti realtà impegnate nella sostenibilità e nel recupero delle eccedenze che hanno presentato alcuni dei loro progetti sul tema come Amazon Italia, Lidl, Granarolo, GLS, Banco Alimentare, Equoevento e Altroconsumo, che per l’occasione ha presentato l’indagine “Cibo e sostenibilità, l’indagine sui comportamenti di consumo dei cittadini”.
All’evento ha partecipato anche il cantante Stash, Frontman dei The Kolors e voce del video istituzionale realizzato per l’occasione.
Da oggi è inoltre ufficialmente disponibile online la nuova piattaforma HUB 166 di Fondazione Valore dedicata alla gestione delle donazioni. La procedura di iscrizione è semplice e guidata e consente agli enti del Terzo Settore interessati di accreditarsi e accedere alle opportunità di donazione che verranno progressivamente pubblicate sulla piattaforma. Gli enti troveranno l’elenco dei beni disponibili e potranno prenotarli per il ritiro presso un hub centrale o di prossimità.
Secondo la ricerca di Fondazione Valore e Fondazione Terzjus, tra il 2016 e il 2025 sono state donate 3,7 milioni di tonnellate di eccedenze alimentari, per un valore di 9,9 miliardi di euro, a cui si aggiungono oltre 40 milioni di confezioni di farmaci recuperate, pari a 423 milioni di euro. Il valore economico complessivo supera così i 10,3 miliardi di euro.
La ricerca evidenzia inoltre come le donazioni alimentari siano cresciute del 95% nell’ultimo decennio, confermando l’efficacia degli strumenti introdotti per incentivare le donazioni e il recupero delle eccedenze da parte delle imprese e quindi raggiungere più persone fragili.
Il peso delle imprese è confermato anche dall’indagine, tuttora in corso, che ha coinvolto 623 enti del Terzo settore impegnati nel recupero e nella distribuzione delle eccedenze. L’81,2% degli enti che hanno risposto alla domanda sulla provenienza dei beni riceve prodotti donati dalle aziende, mentre il 66% delle organizzazioni coinvolte raccoglie due o tre tipologie di beni, dagli alimenti ai farmaci fino ad altri prodotti non alimentari e non sanitari. Un’attività che richiede rapporti stabili tra imprese ed enti, soprattutto quando le donazioni riguardano categorie di prodotti differenti.
La Vice Presidente commissione Agricoltura della Camera
Maria Chiara Gadda, prima firmataria della Legge 166/2016, ha affermato: “A dieci anni dalla sua entrata in vigore, possiamo affermare anzitutto che la legge 166 ha cambiato il vocabolario pubblico ma anche nelle aziende: non si parla più di spreco come problema, ma di eccedenze come risorsa da valorizzare. Quelle che si sono messe in campo, attraverso semplificazioni e vantaggi fiscali, sono soluzioni per chi produce, vende, somministra. La legge consente di realizzare a pieno e concretamente la responsabilità sociale delle imprese consentendo al contempo la risposta a bisogni sociali, la riduzione degli sprechi e l’ottimizzazione dei costi e dei processi. La 166 promuove il lavoro in rete, dentro le aziende, tra ruoli e funzioni diverse, e con il mondo del Terzo Settore. I dati dimostrano che ancora molto si può fare, soprattutto per i beni diversi da alimenti e farmaci”.
Gabriele Sepio, Presidente Fondazione Valore, ha dichiarato: “A dieci anni dalla Legge 166, la sfida è trasformare le opportunità offerte dalla normativa in pratiche sempre più diffuse e strutturate all’interno delle imprese. Donare le eccedenze non significa soltanto evitare uno spreco, ma rimettere in circolo risorse ancora utili, generando valore economico, sociale e ambientale. E’ in questa prospettiva che opera Fondazione Valore, con l’obiettivo di rendere la donazione un processo semplice, accessibile e sostenibile, rafforzando il collegamento tra il mondo profit e gli enti del Terzo settore. L’incontro di oggi ha segnato un passo concreto in questa direzione, anche con la presentazione di HUB 166, la nuova piattaforma di Fondazione Valore, pensata per facilitare l’incontro tra chi dispone di beni da donare e gli enti che possono trasformarli in risposte ai bisogni della collettività. Uno strumento che punta ad ampliare la partecipazione delle imprese e a contribuire alla costruzione di un modello di economia circolare e sociale sempre più inclusivo e strutturato”.
Paolo Bonassi, Chief Social Impact Officer di Intesa Sanpaolo, ha commentato: “In questi dieci anni la legge ha dimostrato che ciò che nasce come eccedenza può diventare una risorsa di grande valore per le persone e le comunità. Per Intesa Sanpaolo, socio fondatore di Fondazione Valore, questa visione si lega alla scelta di fare dell’impegno sociale una componente etica e strategica del proprio ruolo. Sostenere iniziative come quella di oggi significa contribuire a creare connessioni tra imprese, Terzo Settore e territori, affinchè la solidarietà si traduca in interventi concreti e duraturi a favore di chi è più fragile”. Luigi Bobba, Presidente Fondazione Terzjus, ha aggiunto: “Questa prima rilevazione, frutto dell’indagine ancora in corso realizzata grazie al contributo della Fondazione Cariplo, rende visibile una rete di enti spesso piccoli, fortemente radicati nelle comunità e sostenuti in larga misura dal volontariato, che ogni giorno trasforma beni destinati allo spreco in aiuti concreti per le persone più fragili. Il fatto che più della metà delle organizzazioni abbia iniziato questa attività dopo il 2016 mostra quanto la cultura del recupero e della donazione sia cresciuta nell’ultimo decennio. La sfida ora è consolidare questa rete, investendo nella formazione, negli strumenti digitali, nelle campagne di informazione sulla legge antispreco e nella collaborazione tra Terzo settore, imprese e istituzioni”.
– foto f50/Italpress –
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