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Cronaca

Riforme, Casellati “Non si tocca il Colle, confronto in Parlamento”

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ROMA (ITALPRESS) – “La riforma costituzionale non riguarda affatto questo governo, ma il futuro del nostro Paese. Il tempo è maturo per uscire da una situazione di stallo”. Così, in un’intervista al Corriere della Sera, il ministro per le Riforme, Elisabetta Casellati. “Il testo è ispirato a un criterio ‘minimalè di modifica della Costituzione, perchè si limita a interventi che servono a conseguire i nostri obiettivi: garantire stabilità e ricondurre la composizione dei governi alla volontà popolare”, spiega. Quanto alla crtiche delle opposizioni per il ridimensionamento dei poteri del capo dello Stato, il ministro osserva che “nove sono gli articoli della Costituzione che riguardano il ruolo e le prerogative del capo dello Stato. Nulla è stato toccato, compreso il potere di sciogliere le Camere dopo aver constatato il fallimento di un governo. I continui e insensati richiami dell’opposizione al Quirinale mi sembrano solo strumentalizzazioni e goffi tentativi di coprire l’infondatezza evidente delle obiezioni”, inoltre “con la norma antiribaltone – sottolinea Casellati – il capo dello Stato nomina un altro parlamentare della stessa maggioranza, nel rispetto della volontà dei cittadini. Il subentro è vincolato all’attuazione del programma, garantendo stabilità e continuità di governo. E’ una formula meno rigida, che dà centralità al Parlamento e attenua il principio del simul stabunt simul cadent, che prevede subito elezioni se cade il governo”. Comunque, assicura, “sarà il Parlamento a stabilire i limiti della riforma. Mi aspetto un’opposizione che non alzi muri ideologici, che non sia quella del no a prescindere. Dialogo e confronto significano scambiare idee e venirsi incontro reciprocamente, ma non scrivere un testo sotto dettatura, che si tradurrebbe in una riforma a colpi di minoranza”.
(ITALPRESS).
– Foto: Agenzia Fotogramma –

Cronaca

SLITTA AL 31 GENNAIO 2027 LA RIAPERTURA DEL PONTE SUL PO A BRESSANA

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Slitta ufficialmente al 31 gennaio 2027 la riapertura del ponte sul fiume Po a Bressana Bottarone, un rinvio di sette mesi rispetto alla scadenza originaria. Il verdetto è emerso dal tavolo tecnico in Provincia a Pavia con i dirigenti di Rete Ferroviaria Italiana. A far saltare il cronoprogramma iniziale sono state le condizioni reali del manufatto risalente al 1944: le operazioni di sabbiatura e la rimozione della soletta stradale hanno infatti svelato un diffuso degrado delle strutture metalliche dell’impalcato e forti difformità rispetto ai vecchi progetti cartacei, costringendo i tecnici a rilievi millimetrici e varianti in corso d’opera. Rfi ha comunque confermato l’impegno a ultimare le opere principali entro il 31 dicembre di quest’anno, intensificando i turni per ridurre i disagi. Sul fronte economico, si lavora all’introduzione di caselli autostradali gratuiti per le ditte e i lavoratori della zona per attutire l’impatto logistico dei percorsi alternativi.

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Cronaca

Lombardia Live 24 Breaking News – 30/6/2026

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In questa edizione: Scontro frontale a Montebello: neonato in coma e mamma grave – Slitta al 31 Gennaio 2027 la riapertura del Ponte sul Po a Bressana – Impresa di Tyra Grant: la 18enne di Vigevano vola a Wimbledon – Emergenza caldo record: condizionatori d’urgenza nei nidi e nelle materne – Pavia, stop all’accesso diretto alla Maugeri: scoppia la protesta – Milano, smantellata la banda dell’Idroscalo: due fratelli arrestati dalla polizia – Milano, raggiro dello spoofing telefonico: cinque truffatori in manette – Elezioni Milano, cena blindata del centrodestra con La Russa – Pronto Meteo Lombardia: in arrivo temporali e grandinate.

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Cronaca

Attacchi cyber, Ranzato (Deas) “La vera sfida è comprendere la minaccia”

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ROMA (ITALPRESS) – “Per oltre un decennio la cybersicurezza è stata raccontata come una disciplina della difesa. Un approccio necessario, ma che oggi non basta più: il problema non è soltanto proteggere le infrastrutture, è comprendere la minaccia”. Lo afferma Stefania Ranzato, fondatrice di Deas (Difesa e Analisi Sistemi), società italiana di cybersicurezza nata nel 2018, alla testata Open (https://www.open.online/2026/06/30/cybersicurezza-italia-stefania-ranzato-deas). Secondo l’ultimo rapporto Clusit l’Italia concentra il 9,6% degli attacchi cyber globali, una quota superiore al suo peso economico e demografico. Nel mirino soprattutto i servizi essenziali: sanità, trasporti, banche. Nel 2025, secondo l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, gli attacchi alla sanità sono cresciuti del 40%. “Le capacità offensive, intese come capacità di comprendere l’offesa per neutralizzarla, si sviluppano attraverso ricerca e confronto con problemi reali – aggiunge Ranzato -. Formare e trattenere queste professionalità significa presidiare una porzione di autonomia nazionale”.
Un approccio che, per funzionare davvero, dovrebbe essere accompagnato anche da una maggiore consapevolezza dei cittadini: aggiornare i dispositivi, utilizzare password intelligenti, riconoscere i tentativi di truffa via sms o mail. Insomma, conoscere i rischi della rete e saperli gestire, seguendo le buone prassi della cyber literacy, perchè anche nella cybersicurezza prevenire è meglio che curare. “La difesa più efficace – osserva ancora Ranzato – non nasce dalla protezione delle infrastrutture, ma dalla capacità di comprendere come ragiona chi intende comprometterle”. Perchè il vantaggio competitivo, soprattutto nel settore cyber, “appartiene a chi capisce prima”.
Se i reati informatici preoccupano e sono in aumento, la ragione più immediata è che il valore economico dei dati è enorme. Proprio per questo, sostiene Ranzato, servono investimenti non soltanto nelle tecnologie, ma soprattutto nelle persone: “Le capacità offensive, intese come capacità di comprendere l’offesa per neutralizzarla, non si trovano sugli scaffali. Si sviluppano attraverso ricerca, sperimentazione continua e confronto con problemi reali». E’ il principio che regge gli ecosistemi cyber più maturi a livello internazionale, nei quali la ricerca offensiva è uno strumento ordinario per migliorare la resilienza complessiva dei sistemi.
Da questo discende una conseguenza che la politica industriale italiana farebbe bene a interiorizzare: in un settore dove il fattore decisivo è il capitale umano, la dipendenza tecnologica dall’esterno non è un dettaglio operativo ma una vulnerabilità strategica. “Formare, trattenere e valorizzare professionalità capaci di operare a questo livello significa, in ultima istanza, presidiare una porzione di autonomia nazionale”, sottolinea Ranzato.

– Foto ufficio stampa Deas –

(ITALPRESS).

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