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Cronaca

Banca del Fucino sostiene giovani artisti con progetto “Fabbrica”

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ROMA (ITALPRESS) – Banca del Fucino, già mecenate dal 2020 della Fondazione Teatro dell’Opera di Roma, rinnova anche per l’edizione 2025/2026 il proprio sostegno al Progetto “Fabbrica”, lo Young Artist Program del Teatro dell’Opera. Il programma offre l’opportunità ad artisti emergenti, già formati presso conservatori e accademie, d’inserirsi nel mondo dello spettacolo.
La Banca del Fucino da sempre ha riconosciuto alla cultura un ruolo strategico per il progresso sociale e il benessere della comunità, considerando il sostegno a queste attività parte integrante della sua responsabilità sociale e del suo radicamento nel territorio.
Il Progetto Fabbrica, nato nel 2016, ha l’obiettivo di valorizzare e formare nuove generazioni di artisti tramandando e promuovendo la specificità della tradizione operistica italiana. Al progetto partecipano artisti italiani e stranieri agli esordi della loro carriera. Ogni artista selezionato riceve una borsa di studio complessiva di 20.900 euro erogata con cadenza mensile e segue un percorso personalizzato misto di studio e lavoro presso il Teatro dell’Opera di Roma.
Per la quinta edizione (2025/2026) Banca del Fucino seguirà da vicino anche il processo di selezione e le audizioni con l’obiettivo di raccontare anche il “dietro le quinte” di questa fase così delicata ed emozionante per chi vi prenderà parte. Già ad ottobre si inizieranno ad esaminare le oltre 330 candidature ricevute partendo con le audizioni per la figura dei Maestri Collaboratori per poi passare a novembre ai cantanti (che rappresentano oltre il 74% delle candidature). In parallelo il materiale ricevuto dai candidati per il team creativo (registi, costumisti, scenografi e lighting designer) verrà esaminato dai responsabili dei settori di riferimento.
Al pari delle precedenti 4 edizioni, anche per l’anno prossimo, saranno quindi selezionati dalla Commissione Esaminatrice – che sarà formata dal Maestro Arcà – al massimo 14 partecipanti che inizieranno il percorso formativo a gennaio 2025. In particolare, 8 Cantanti, 2 Maestri Collaboratori, 1 Regista, 1 Scenografo, 1 Costumista e 1 Lighting Designer, tutti di età compresa tra i 18 e i 30 anni. Solo per i Bassi, Baritoni e Basso-Baritoni il limite di età è esteso ai 33 anni.
Questo percorso formativo, basato sulla pratica quotidiana, porterà alla creazione di nuove opere liriche.
Quest’iniziativa si aggiunge alle altre in ambito artistico culturale che in questi anni hanno visto il contributo di Banca del Fucino tra le quali si ricordano il ritorno di Muti al Teatro dell’Opera di 2 Roma con la Chicago Symphony, il contributo al rilancio dello storico Teatro Parioli di Roma e il sostegno alle recenti mostre “Manuel Felisi 1:1” al Museo Carlo Bilotti di Villa Borghese e “Carlo Fontana – fra la terra e il cielo” in corso a Montefiascone.
-foto ufficio stampa Banca del Fucino –
(ITALPRESS).

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TRA PARENTESI – EUROPA E NON SOLO: LA POLITICA E’ GESTIONE DEL POTERE O AMMINISTRARE PER IL BENE DI TUTTI?

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Spesso le parentesi servono a fare un inciso ma nelle notizie possono avere un ruolo importante, perché spesso possono aiutarci a capire di cosa stiamo parlando o leggendo, con un particolare, un punto di vista in più. E’ quello che ci propone Claudio Micalizio, al passo con i tempi della multimedialità, nel vivere l’attualità di tutti i giorni. Ogni weekend il commento ai fatti locali, nazionali ed internazionali è “Tra parentesi”. Per capire meglio le notizie. Appuntamento alle 13.30 ogni Sabato e Domenica su Pavia Uno Tv e Lombardia Live 24, la tv per tutti.

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REGIONE LOMBARDIA – SIGLATO ACCORDO COLLABORAZIONE TRA REGIONE LOMBARDIA E ENI

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Firmato a Palazzo Lombardia dal presidente Attilio Fontana e da Giuseppe Ricci, Direttore Generale Energy Evolution di Eni, un accordo di collaborazione per le iniziative di economia circolare e per lo sviluppo e la diffusione di tecnologie più sostenibili. Presente anche l’assessore regionale all’Ambiente e Clima Giorgio Maione. Eni sta studiando la riconversione di alcuni suoi siti industriali sul territorio lombardo con l’obiettivo di sperimentare soluzioni in grado di contribuire alla riduzione delle emissioni della mobilità stradale, aerea e marittima. “Per noi il termine sostenibilità – ha sottolineato il governatore Fontana – ha tre declinazioni: ambientale, economica e sociale. La collaborazione con un partner come Eni è cruciale”.

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OLTREPÒ CULLA DELLA VITICOLTURA ITALIANA, MA QUANTO VALGONO I TERRENI? ECCO COSA LASCIANO I “VOLPONI” AGLI “ASINI”

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Il rinnovamento del software del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, fino a poco tempo fa pieno di bug, dà i suoi frutti. La neo presidente Francesca Seralvo e una maggioranza solida e con le idee chiare creano discontinuità con il passato: il patto fra produttori di filiera e cantine cooperative non lascia spazio a chi è disallineato. La leadership manageriale di Umberto Callegari (CEO di Terre d’Oltrepò), che ha deciso per amore del territorio di mettere la sua esperienza professionale internazionale e il suo network a servizio del territorio, ha portato a un piano gestionale e a una determinazione che hanno segnato una vera ripartenza. La cura ha portato alla fuoriuscita di 5 dissidenti, tra i quali big delle passate gestioni consortili, per far entrare aria nuova e rafforzare il nuovo che avanza. E di aria nuova c’è un gran bisogno se si pensa che dopo dichiarazioni  e fiumi di parole c’è un quadro per nulla idilliaco che permane: quanto vale un ettaro di vigna in Oltrepò Pavese, sulla carta forse la zona storicamente più vocata d’Italia per la vitivinicoltura di qualità?

Ecco un raffronto fra l’Oltrepò Pavese e le altre zone di produzione.

1. Alta Langa:
Barolo: 2.000.000 €/ha
Barbaresco: circa 700.000 €/ha

2. Alto Adige:
Zona del Lago di Caldaro: tra 440.000 e 900.000 €/ha

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3. Toscana:
Brunello di Montalcino: tra 250.000 e 900.000 €/ha
Bolgheri: tra 240.000 e 750.000 €/ha
Chianti Classico (Firenze): tra 90.000 e 210.000 €/ha
Chianti Classico (Siena): tra 90.000 e 150.000 €/ha

4. Veneto:
 Valdobbiadene: tra 300.000 e 600.000 €/ha

5. Lombardia:
Franciacorta: circa 115.000 €/ha
Lugana: circa 150.000 €/ha
Valtellina: circa 70.000 €/ha
Oltrepò Pavese: tra 25.000 e 35.000 €/ha
Collina bresciana: tra 130.000 e 250.000 €/ha
Colline bergamasche: tra 120.000 e 200.000 €/ha

6. Trentino-Alto Adige:
Nord di Trento: tra 220.000 e 500.000 €/ha
Valle Isarco di Bressanone: tra 300.000 e 500.000 €/ha

Cosa resta dopo tante parole sulla storia vitivinicola ed enologica dell’Oltrepò Pavese? Non si sta parlando di una zona di scarso valore ma della prima superficie viticola della Lombardia (13.000 ettari), della prima zona di produzione di pregiate uve Pinot nero d’Italia, della prima superficie a Riesling d’Italia, della culla dello spumante Metodo Classico italiano dal 1865 e di un territorio unico per microclima, composizione dei terreni e per la maturazione fenolica delle uve, sull’asse del 45° Parallelo (latitudine delle più grandi zone vinicole del mondo). Si sta parlando di un territorio a un’ora da Milano e molto vicino alle grandi città che sono motore dell’economia d’Italia. Cosa non funziona? La mentalità retrograda del territorio che ha consentito di drenare ricchezza portandola fuori dal territorio. La formula fiere, viaggi internazionali, banchetti ed eventi autoreferenziali è stata solo un’operazione di “distrazione di massa” che non ha cambiato nulla e non ha curato la radice malata del territorio. I disciplinari in vigore sono rimasti gli stessi: l’Oltrepò è una terra di vino IGT in cisterna, fino ad oggi è stato un territorio da “pochi, maledetti e subito”, incapace di sviluppare modelli e strategie d’impresa lasciando il maggior utile, quello dal vino finito allo scaffale, agli imbottigliatori, per la maggior parte di fuori territorio. L’Oltrepò è stato fino ad oggi, di fatto, l’unica zona storica e vocata d’Italia in cui i viticoltori sono rotolati lungo il crinale degli allevatori delle “quote latte”, divenuti schiavi delle multinazionali del settore.

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Oggi il nuovo Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese ha cambiato aria per cambiare musica, tra meritocrazia e competenza. L’intento è quello di passare da una gestione “quattro amici in trattoria” a un piano di business per fare dell’Oltrepò un brand ripartendo dalle fondamenta. Il momento è propizio: il consiglio d’amministrazione del gruppo Terre d’Oltrepò (Cantina di Broni, Cantina di Casteggio e La Versa) ha varato il primo piano industriale pluriennale per scrivere un futuro diverso generando valore da trattenere sul territorio e non consentendo più che venga “depredato”. Nel contempo si sono sviluppate relazioni per riposizionare il vino dell’Oltrepò in Italia e nel mondo come merita, in filiera completa. Si stava meglio quando si stava peggio? No, quello era doping: produzioni raddoppiate con il “vino di carta” e retribuzioni gonfiate con un pesante accesso al credito foriero di debiti e pesanti lasciti. Cosa decideranno di fare i viticoltori dell’Oltrepò? Vogliono lasciare debiti a figli e nipoti oppure vini, uve e terreni valorizzati?

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