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Inter, Marotta “Avanti con Inzaghi, il nostro ciclo non è finito”

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MILANO (ITALPRESS) – Di Triplete “non parlo ma il dirigente, lo sportivo in generale, il tifoso deve essere sempre ambizioso”. Beppe Marotta, presidente dell’Inter, non nasconde che a questo punto della stagione, con la squadra ancora in corsa su tutti i fronti, non si possono scegliere gli obiettivi ma bisogna puntare a vincere tutto. “L’ambizione non è sinonimo di arroganza o presunzione, è un atto valoriale che ha un’importanza notevole, ti fa dare di più anche delle tue possibilità – sottolinea ai microfoni di Sky Sport – Siamo l’Inter, siamo tutti professionisti preparati e allenati a dover competere, la pressione è più forte ma dobbiamo farlo fino alla fine. Se poi ci saranno altri più bravi di noi ci inchineremo e faremo i complimenti”.

Marotta sa che “è un momento felice ma che viviamo con un grande e sano realismo. Abbiamo di fronte questi due mesi che mancano alla fine della stagione – anche se poi c’è il Mondiale per Club che rappresenta una prosecuzione atipica – con delle competizioni in cui siamo presenti da protagonisti e lo vogliamo essere fino in fondo, lo dice la nostra storia. Abbiamo avuto i nostri meriti, in primis l’allenatore che si è comportato ancora una volta in maniera eccellente, e c’è un clima positivo per poterci aspettare di arrivare al fotofinish nelle migliori condizioni”.

A proposito di Inzaghi e del suo possibile rinnovo, “lo abbiamo sempre fatto a bocce ferme. Ci sono i presupposti per immaginare che possa proseguire con noi, non è a scadenza ma è giusto prolungare nel momento giusto. Quello che conta di più è la sintonia che si è creata fra la società e lui, è il presupposto migliore per andare lontano – assicura Marotta – Con Inzaghi siamo cresciuti tutti, stiamo attraversando un ciclo che non è ancora alla sua conclusione, c’è una nuova proprietà, nuova linfa, nuova determinazione, nuovi obiettivi, lo stadio: ci sono tutti i presupposti per continuare insieme”.

La nuova filosofia indicata dalla proprietà sul mercato è quella di puntare sui giovani talenti. “Bisogna guardare il momento storico, l’Italia non è più l’Eldorado degli anni Novanta-Duemila, dobbiamo essere bravi a fare una squadra forte e competitiva tenendo conto della sostenibilità”, chiosa Marotta.

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– Foto Ipa Agency –

(ITALPRESS).

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Esami clinici conclusi, due differenti infezioni virali per Goggia

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MILANO (ITALPRESS) – Sofia Goggia ha concluso una serie di esami clinici approfonditi presso la Casa di Cura La Madonnina e l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, i quali hanno riscontrato due differenti infezioni virali che, sommate una con l’altra, hanno creato effetti ancor più amplificati a livello fisico, causando all’atleta un forte stato di debilitazione.

La fuoriclasse bergamasca, vincitrice della medaglia d’oro in supergigante e della Coppa del Mondo di supergigante nella passata stagione, era stata costretta ad interrompere il raduno argentino di Ushuaia per un malore lo scorso 12 settembre, decidendo, d’accordo con la Commissione Medica Fisi presieduta da Andrea Panzeri, di rientrare in Italia per sottoporsi agli accertamenti del caso. La campionessa lombarda ha già iniziato in questi giorni il percorso di recupero.

– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

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Grandi ritorni e crisi profonde, Italia-Belgio vale tanto

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Di Enrico Currò

ROMA (ITALPRESS) – Roberto Mancini dice che vuole ottenere il migliore risultato in Nations League, cioè come minimo la finale, visti i due terzi posti, e riconquistare i tifosi disillusi. Il capitano Donnarumma sente forte l’esigenza di medicare la ferita ancora dolente di Zenica. Di sicuro Italia-Belgio all’Olimpico non è semplicemente la partita del classico ritorno in campo della Nazionale a settembre. Stavolta la prima gara stagionale racchiude una serie di elementi tristemente inediti. La crisi tecnica, alla quale si aggiunge l’incognita sulla stabilità della Figc e sul suo stesso assetto messo in discussione dalla battaglia politica attorno al presidente Giovanni Malagò, è la più profonda della storia del calcio italiano, perché è ormai cronica. Le tre mancate partecipazioni consecutive al Mondiale hanno abituato i giocatori a sentirsi avvolti nella mediocrità, che funge da cortina autoassolutoria: nessuna disfatta è davvero tale, se si parte dal presupposto che in fondo non si poteva fare molto di più.

Il resto lo fanno il disincanto generale e i successi delle Nazionali e dei campioni degli altri sport: paragoni scomodi, che però si stemperano nella passione per la squadra del cuore, dove gli stessi protagonisti delle batoste azzurre ridiventano eroi, anche se a ben vedere nemmeno i risultati dei club nelle coppe europee riscattano il movimento, anzi. Per spezzare questo perverso cortocircuito, è stato ingaggiato Roberto Mancini, ultimo ct ad avere portato a casa un titolo, quello europeo del 2021. Motivato dallo stimolo supplementare di doversi fare perdonare per il divorzio del 2023 col ricco approdo sulla panchina dell’Arabia Saudita, il commissario tecnico ritrovato si affida alla ricetta preferita: la costruzione di una squadra divertente, che sappia valorizzare il talento e il gusto per il gioco vivace, senza paura di tentare il passaggio in verticale, il dribbling nell’area avversaria o il tiro apparentemente impossibile.

L’idea sottesa a questo elogio del coraggio è che la gioventù, con la sua percentuale di incoscienza, possa indurre alla spensieratezza, togliendo la zavorra della preoccupazione di deludere ancora gli italiani.

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Romano, Cambiaghi, Coppola, candidati al ruolo di titolari, mentre Daniel Maldini sembra partire sfavorito nel ballottaggio da esterno sinistro, incarnano appunto il prototipo del calciatore rampante, che non avverte il senso di colpa, più o meno inconscio, per non avere portato la Nazionale al Mondiale e può dunque abbandonarsi al puro divertimento.

Il teorema è solo in parte condivisibile, perché sono i veterani – gli ex campioni d’Europa come il capitano Donnarumma, Di Lorenzo e Barella, più Gianluca Mancini, Calafiori, Tonali, Kean – a dovere mostrare la strada giusta ai loro più giovani compagni e a dovere avvertire l’ansia del riscatto soprattutto per la finale dei play-off persa ai rigori con la Bosnia e fatale a Gattuso. La Nations League e l’Europa sono già state il terreno ideale per Mancini ct, che le trasformò in efficace laboratorio per Euro 2021. Stavolta le premesse sono più complicate.

Il girone della Lega A, dalla quale l’Italia non è mai retrocessa, è particolarmente scivoloso. La Turchia di Montella è apparentemente la più debole, però all’Europeo tedesco del 2024 è stata migliore degli azzurri e a differenza loro ha partecipato al Mondiale di quest’estate, per quanto sia uscita subito.

 La Francia del neo ct Zidane è caduta in semifinale con la Spagna futura campione, ma per dirla con Frattesi voce della verità, potrebbe vincere la coppa del mondo perfino con la sua terza squadra. Il Belgio ora guidato dall’ex milanista Van Bommel, olandese ambizioso e pragmatico, è da anni tra le prime del ranking Fifa e in America è inciampato ai quarti di finale sempre con la Spagna, ma l’ha messa più in difficoltà di tutte ed è stato sosta sostanzialmente eliminato da una papera del portiere Lammers, il sostituto di Courtois che a Roma ha un’occasione per ottenere indulgenza plenaria.

Un dato abbastanza curioso condisce il duello. Il Belgio è infarcito di convocati della serie A, attuali o passati: attorno al leader, il centrocampista del Napoli De Bruyne, ci sono l’ex napoletano Lukaku, l’ex juventino Openda, l’ex atalantino Castagne e sei giocatori del campionato italiano: i milanisti De Winter e Moreira, Theate del Bologna, Keita del Parma e De Ketelaere dell’Atalanta. Invece l’Italia è particolarmente “straniera”: sono ben 9, sui 34 convocati, i giocatori dei campionati esteri, mentre la squadra più rappresentata è l’Atalanta (4). Cagliari, Bologna e Como hanno lo stesso numero (2) di Inter, Roma e Napoli: più della Juventus, rappresentata dal solo portiere di riserva Vicario, e del Milan iperesterofilo, malinconicamente assente.

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Più che un segno dei tempi, il mosaico è un ulteriore ostacolo per Mancini, obbligato ad assemblare in soli due giorni, con pochissimi allenamenti, una formazione fisiologicamente priva del necessario affiatamento.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

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La nuova Italia di Mancini pronta a ripartire “Guardiamo al futuro”

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ROMA (ITALPRESS) – “Domani sarà emozionante come sempre, abbiamo avuto delle soddisfazioni enormi in questo stadio, speriamo di ricominciare bene”. Roberto Mancini e la sua nuova Italia faranno domani il loro debutto affrontando il Belgio, nella prima giornata di Nations League, in quello stadio Olimpico dove iniziò la cavalcata poi culminata con la vittoria degli Europei. La Nazionale ha però ancora addosso le scorie del terzo Mondiale di fila saltato, colpa di quello spareggio perso a Zenica a marzo.

“Purtroppo il calcio è fatto di questo – osserva il ct azzurro ai microfoni di Sky Sport – A volte si perdono delle partite assurde ma bisogna andare avanti, il calcio ti dà la possibilità di rifarti, anche velocemente, dobbiamo tenerlo a mente e pensare al futuro”. Per quanto riguarda il gruppo e i nuovi arrivati, “abbiamo avuto due allenamenti ma ho avuto la possibilità di conoscere qualche ragazzo che avevamo visto solo in partita”.

Bocca cucita sulla formazione e in particolare sull’attacco: “Abbiamo tempo fino a domani, i ragazzi sono pronti e speriamo di fare le scelte giuste”, chiosa Mancini.

La fascia di capitano andrà come sempre sul braccio di Gigio Donnarumma, il primo ad aver voglia di riscatto. “Sono stati mesi durissimi, faccio fatica a raccontare, è stata un’estate particolare, lunghissima, ma bisogno ricominciare, abbiamo grande voglia di farlo – sottolinea – Si apre un nuovo ciclo, un nuovo percorso, domani abbiamo una grandissima partita, i tifosi saranno delusi come noi e sta a noi dargli quella carica per ritrovare l’amore per la Nazionale”.

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E’ un gruppo nuovo, con tanti giovani convocati dal ct Mancini per ripartire dopo le ultime delusioni. “Sono tutti giocatori forti, Romano ha impressionato tanto anche me, sono tutti giovani che hanno voglia, qualità, sono sicuro che saranno il futuro di questa nuova Nazionale. Noi della vecchia guardia dovremo essere bravi a inserirli nel migliore dei modi e aiutarli nei momenti difficili”, spiega Donnarumma che rivela la difficoltà di parlare, tra chi era in campo a Zenica, della delusione Mondiale. “Non ci sono stati discorsi, zero, solo questa mattina ne abbiamo parlato per due minuti, perchè non c’era la voglia di ricordare e il dolore è ancora grande. Ora è importante guardare avanti”.

Donnarumma ha chiaro in mente l’obiettivo della nuova Italia. “Vogliamo costruire una grande Nazionale e il mister Mancini ci darà una grande mano in questo – spiega il portiere del Manchester City –. Vogliamo essere propositivi, aggressivi, vogliamo cercare di comandare il gioco, affronteremo squadre forti in questa Nations League, ma l’idea è quella di comandare il gioco e l’Europeo vinto nel 2021 insegna. Vogliamo fare innamorare di nuovo i tifosi della maglia azzura”.

– foto Ipa Agency –
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