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World Baseball Classic, il sogno dell’Italia si interrompe in semifinale contro il Venezuela

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MIAMI (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Si ferma in semifinale la corsa dell’Italia al World Baseball Classic. Gli Azzurri sono stati infatti sconfitti per 4 a 2 dal Venezuela che si qualifica per la finale del torneo, dove affronterà gli Stati Uniti.

I ragazzi di Francisco Cervelli hanno dato tutto ma stavolta non è stato abbastanza: 5 valide contro le 8 del Venezuela e un ko avvenuto in rimonta con i tre punti decisivi incassati al settimo inning. I sudamericani si sono così confermati la bestia nera degli Azzurri al Classic, avendo vinto il sesto confronto su sei nel torneo, ma per l’Italia si è trattato comunque di un’edizione nella quale la squadra è stata capace di riscrivere la storia battendo Messico e Stati Uniti nella Pool B, chiusa a punteggio pieno, e Porto Rico in semifinale, per un totale di cinque vittorie in sei gare. Dopo un primo inning da zero punti il cui highlight è stato un doppio gioco della difesa azzurra (Marsee-Pasquantino sul fly-out di Arraez), è al secondo attacco dell’Italia che il punteggio si è mosso.

Dezenzo ha aperto la base con un singolo, Montero ha concesso tre basi per ball di fila a Caglianone, Fischer e D’Orazio ed è entrato così il punto azzurro per l’1-0. Sul monte venezuelano è salito il rilevo Sanchez: basi ancora cariche (con un out), rimbalzante di Nori con eliminazione in seconda ma intanto è entrato pure Caglianone per il 2-0. I sudamericani si sono sbloccati nella parte alta del quarto inning con un solo homer di Suarez all’esterno sinistro per il 2-1. Il pareggio del Venezuela è giunto al settimo inning, dopo due out ma con due uomini in base, con una valida interna del leadoff Acuna. Subito dopo ecco anche il 2-3 spinto a casa base da Garcia. Fase difficilissima per Lorenzen: la nuova valida di Arraez all’esterno centro è valsa il 2-4 finale.

“I miei ragazzi per me sono i campioni del torneo”, ha commentato con grande orgoglio il manager Francisco Cervelli a fine partita. “Nessuno si aspettava che riuscissero a fare ciò che hanno fatto: hanno rivoluzionato il nostro sport in Italia. Quello che abbiamo ottenuto in questo periodo è stato spettacolare e non finisce qui: andremo avanti”. La partita si è di fatto chiusa al settimo inning: “Il Venezuela ha fatto tutto benissimo. Noi abbiamo fatto una partita spettacolare, non abbiamo vinto ma il merito è tutto del Venezuela: hanno giocato una partita pulita, hanno lanciato al meglio, hanno segnato punti quando serviva. Non abbiamo commesso così tanti errori. Non abbiamo fallito. Oggi abbiamo semplicemente affrontato una grande squadra. Tutti corrono, corrono e ancora corrono. Questo è il risultato. Questo è il baseball”. “Non siamo più la Cenerentola della situazione e questo è un aspetto importante: tra tre anni ci prenderanno sul serio. Abbiamo un gruppo di giovani giocatori che parteciperà al prossimo Classic. Ciò che hanno vissuto oggi lo porteranno con sé per il resto della loro vita: un boato spettacolare allo stadio. E la mia squadra è stata spettacolare, fantastica; un gruppo di amici, ragazzi che si sostengono a vicenda”.

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Orgoglioso anche il presidente della Fibs, Marco Mazzieri. “Perdere non piace mai a nessuno, perdere in questa situazione anche meno, però credo che la cosa che questi ragazzi si porteranno dietro da ora a vent’anni è che, quando si ritroveranno, sorrideranno perché le emozioni e i sentimenti che hanno provato in questi quindici giorni se li ricorderanno per tutta la vita. Quello che ci lascia questo Classic è sicuramente un segnale importante per i ragazzi italiani perché, come hanno dimostrato Gabriele Quattrini e Claudio Scotti, sono stati qui per poter dire anche la loro, ed è la dimostrazione che lavorando duro si possono raggiungere grandi risultati”. “Adesso starà a noi come federazione riuscire a incanalare tutto questo entusiasmo per poter cercare di far avvicinare quanta più gente possibile ai nostri sport e, possibilmente, anche far capire a tutti i nostri club che dobbiamo fare qualcosa in più dal punto di vista del contorno della partita perché il baseball è più che mai divertimento”, ha concluso il presidente della Fibs.

– Foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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Zverev è il primo finalista di Wimbledon, in 3 set mette fine alla favola della wild card Fery. Ora tocca a Sinner-Djokovic

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LONDRA (INGHILTERRA) (ITALPRESS) – Alexander Zverev vola in finale a Wimbledon 2026. Il tennista tedesco, testa di serie numero 2 de tabellone, batte in tre set la wild card britannica Arthur Fery con il punteggio di 7-6 (0) 6-2 6-4, in due ore e 13 minuti di gioco.

Il 29enne di Amburgo, mai oltre gli ottavi agli Championships, centra per la prima volta l’ultimo atto All’All England Tennis Club e diventa il 13esimo nell’Era Open a centrare la finale in tutti e quattro le prove del Grande Slam, dopo Laver, Rosewall, Lendl, Edberg, Courier, Agassi, Federer, Djokovic, Nadal, Murray, Sinner e Alcaraz. Con il successo odierno Zverev scavalca Carlos Alcaraz, fermo da aprile per un infortunio al polso, nella classifica Atp e da lunedì sarà il nuovo numero due del mondo.

In finale, domenica alle 17, il tedesco, aritmeticamente qualificato per le Finals di Torino, al pari di Jannik Sinner, affronterà il vincente della sfida tra l’azzurro, numero uno del mondo, e il serbo Novak Djokovic.

“È fantastico e sono incredibilmente felice per aver raggiunto la finale in un torneo storicamente difficile per me. Domenica c’è ancora un altro match da giocare. Fery è un ottimo giocatore da erba e per lui è solo l’inizio. Mi sono divertito e mi sono goduto ogni momento di questa partita”, ha dichiarato Zverev a fine partita. “La finale di domenica? Devo avere fiducia in me stesso e pensare di poter vincere”, aggiunge.

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– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

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La Juventus e François Modesto si separano, annunciata la risoluzione consensuale

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TORINO (ITALPRESS) – La Juventus ha annunciato di aver raggiunto un accordo consensuale con François Modesto per la risoluzione del proprio incarico di direttore tecnico, con efficacia a partire da oggi”. “Il club desidera ringraziare François per l’impegno e la professionalità dimostrati nel corso della sua collaborazione, e gli augura il migliore futuro professionale e personale”, si legge nella nota.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

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Vent’anni dopo il romanzo azzurro… aspettando il 2030

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di Italo Cucci

ROMA (ITALPRESS) – “Vent’anni dopo” – citando Dumas – è un bel romanzo dedicato ai tre Moschettieri Azzurri (così eravamo abituati a chiamarli una volta, nella stagione delle favole) che hanno meritatamente celebrato il 9 luglio del 2006 una clamorosa vittoria mondiale per l’Italia: Fabio Cannavaro, Gigi Buffon, Alessandro Del Piero. Ho scelto loro – senza far torto all’Azzurra bellissima che illuminò la notte di Berlino – perché erano juventini. E non dovevano esserci, al Mondiale. Un gruppo di penne all’arrabbiata (grandi firme infelici, come ai tempi di Bearzot) avevano richiesto la loro cancellazione insieme al ct Lippi e agli altri bianconeri che avevano appena digerito l’umiliazione di Calciopoli. Come disse Moggi, nella finale Italia-Francia di juventini in campo ce n’erano 9, Buffon, Zambrotta, Cannavaro, Camoranesi, Pirlo, Del Piero, Vieira, Thuram e Trezeguet. E perché no Zidane, quello della testata… vincente. Era il famoso blocco bianconero che in Azzurro – con nomi diversi – aveva già vinto il Mundial dell’Ottantadue. (Guarda un po’, senza un adeguato “blocco” non abbiamo più vinto, e neanche partecipato).

Come nell’82, qualcuno giustificò l’inatteso successo come frutto dell’eroismo italico contro gli eventi contrari e dunque a Calciopoli toccò il riconoscimento postumo di portafortuna. Così vive certa critica: non è stato forse il Covid a spingere al successo europeo l’Italia di Mancini? Aggiungo ai Tre Moschettieri di Lippi il Quarto leggendario, D’Artagnan, ovvero Totti, che con il rigore realizzato contro l’Australia aprì le porte al successo. Sostituiva il grande rivale, Alex Del Piero, uscito al 75°. Resuscitato da Lippi, Francesco meditò: cucchiaio o no? Un rasoterra potente finì alle spalle di Schwarzer. Nella festa romana Totti e Del Piero s’abbracciarono sul pullman che attraversava l’Urbe. Quando la Nazionale era solidarietà e amore. Uno dei momenti più belli della mia vita di cronista. Dopo l’Australia la cavalcata trionfale: 3-0 all’Ucraina, la notte di Dortmund (2-0 alla Germania ai supplementari) e il cielo azzurro sopra Berlino (6-4 dcr contro la Francia e quarto titolo mondiale). Ricordo una sera a cena con Vittorio Pozzo, un secolo fa, a Bologna, chez Rodrigo. Lecito, anzi cortese, fargli domande di calcio – ahimè anche banali, per smuoverlo dal silenzio – impossibile scrivere le risposte. Per fortuna brevi. Ne ho ricavato interminabili papiri. Storia Patria.

Parlava con un fil di voce – eccezione, “cameriere, ci porta da bere!?” – e dovevo mettere in funzione il mio Amarcord. Venne il momento in cui fare un po’ di conoscenza. A un certo punto entrò il famoso Giorgio Albertazzi con cane lupo. Ci vide. Si fermò. Lo presentai. E Pozzo – che non l’aveva riconosciuto – “Che bel cane!”. Giorgio, allibito, andò a sedersi. Per interessare il Maestro trovai solo un modo: “Ha giocato nella Fiorentina”. Ma finì lì. Anzi: “Ma lei, giovane, quanti anni ha?”. E dissi, per svegliarlo: “Sono del Trentanove…”. Si svegliò: “Peccato, per un anno ha perso una bella occasione…”. Ah, quel Trentotto che Biavati mi raccontava sempre accendendosi come un fiammifero. Ci ripenso perché tutti quelli che sono nati dopo il 2006 – dai ventenni in giù – si sono persi il bellissimo trionfo di Germania (dove avevo già esordito da cronista, nel ’74) e dal 2014 zero mondiali. Con un dettaglio di consolazione. Se è vero che da quella cena con Pozzo dovetti arrivare all’82 per vedere Zoff sollevare la Coppa del Mondo, il signor Ferruccio Valcareggi mi fece tuttavia vedere l’Italia Europea del ’68 – Pozzo la registrò e poco dopo se ne andò – così come il signor Roberto Mancini ci ha regalato l’Europa nel 2021.

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Due sbornie di gloria a interrompere decenni di acquamara. E la licenza di dire che vincere gli Europei è più difficile che vincere i Mondiali. Come disse Artemio Franchi, presidente Uefa, a Joao Havelange, presidente Fifa: “Invito Uruguay, Brasile e Argentina e il Mondiale lo faccio in Europa”. Io è la seconda volta che mi son perso qualcosa, per la forza del destino; il ventennale fallimento della Nazionale è invece frutto dell’impotenza dei vertici calcistici. Da decenni infognati nell’avventura mediatico/speculativa degli stranieri pagati cifre iperboliche per avere molte bufale esotiche e rari campioni, e questi ad occupare nelle squadre di Serie A i ruoli magistrali, quelli che vedete interpretare al meglio in questo Mondiale dai quaranta “infiltrati” che son venuti a scuola da noi. Tutti in forma. Tranne Leao, lui – Mister Contropiede – l’abbiamo rovinato noi…Ogni giorno che passa c’è qualcuno che mi chiede se, saltato anche il Ventisei americano andremo al Trenta mediterraneo. Portogallo, Spagna e Marocco. Vicino a casa mia. Ho perduto la riforma di Tavecchio, che se ne andò liberando i gaglioffi del quartierino, sto invocando la riforma di Malagò e lo seguo con amicizia, minuto per minuto. Fra poco faremo i conti…

Italo Cucci (italo.cucci@italpress.com)

– foto IMAGE –

(ITALPRESS).

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