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Politica

Meloni all’assemblea di Confindustria: “Fare squadra per affrontare le sfide”. Orsini: “Riallocare 20 miliardi a crescita, sanità e scuola”

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ROMA (ITALPRESS) – “Abbiamo dimostrato che un’altra strada è possibile, ci siamo confrontati senza pregiudizi, senza sconti, il metodo che abbiamo adottato ,i frutti che quel metodo ha generato rappresentano, dal mio punto di vista, una piccola grande rivoluzione”. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervenendo all’assemblea di Confindustria. “Quando si parte da posizioni diverse, ci si può, a un certo punto, scoprire una squadra se l’obiettivo che si persegue è lo stesso e l’obiettivo che noi perseguiamo è lo stesso: mettere la Nazione nelle condizioni di affrontare nel migliore dei modi, e a testa alta, le difficili sfide di questo tempo così imprevedibile”, ha aggiunto.

“Rivolgo un ringraziamento particolare al presidente della Repubblica, la presenza del capo dello Stato ricorda alla Nazione quanto importante sia il ruolo che l’industria italiana ricopre non solo dal punto di vista economico ma anche sul fronte storico, identitario, culturale”, ha aggiunto.

“Se l’Italia è universalmente riconosciuta come la patria del bello, del buono del benfatto, il merito, come sempre, è delle nostre imprese, dei loro lavoratori, il merito è di chi è così ambizioso, così tenace da non accontentarsi mai dei risultati raggiunti, di voler fissare l’asticella sempre più in alto”, ha detto Meloni.

“Noi oggi viviamo nell’epoca delle policrisi, che creano una spirale che impatta, con una forza estrema sull’intero ecosistema globale, nella policrisi instabilità e incertezza non sono una eccezione, diventano la regola”, ha spiegato sull’Ue. “La principale, enorme, fragilità che ci riguarda da vicino. È l’attuale configurazione dell’Ue, un gigante burocratico che troppo spesso ha sacrificato competitività, crescita, visione strategica sugli approcci ideologici e tecnocratici, contribuendo a spingere il continente verso un declino economico e geopolitico”, ha aggiunto. La premier ha parlato di una Europa “inarrestabile, nella sua capacità di moltiplicare le regole, in ogni aspetto della sua vita”.

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“Noi chiediamo che l’Europa faccia meno e lo faccia meglio, chiediamo un’applicazione del principio di sussidiarietà, che significa: l’Europa si occupi di quello che gli stati non possono fare da soli e non di quello che gli stati fanno meglio da soli, chiediamo priorità sensate e velocità nelle decisioni, perché siamo in un tempo in cui la velocità di reazione è fondamentale“, ha ammonito. “Serve un cambio di passo sulla competitività, la semplificazione deve essere il nostro mantra”, ha aggiunto.

“Vorrei proporvi di avviare subito un cantiere comune per arrivare a una riforma radicale della burocrazia in Italia, penso che questo sia fondamentale farlo insieme, perché quando c’è un servizio che non funziona, se tu vuoi risolvere quel problema devi interrogare l’utente. Voi siete gli utenti della burocrazia italiana e siete sicuramente coloro che più di tutti possono aiutarci a risolvere le troppe incrostazioni, che in questi anni, vi hanno impedito di correre come avreste potuto correre”, è la chiosa di Meloni.

ORSINI “LANCIAMO UNA PROPOSTA SUL FISCO A GOVERNO E PARTI SOCIALI”

“L’Italia è quarta per pressione fiscale tra i paesi avanzati, ma esistono 575 misure fiscali che erodono circa 120 miliardi di base imponibile. Lanciamo una proposta al governo e alle parti sociali. Lavoriamo insieme, su queste misure, alcune delle quali hanno perso la propria ragion d’essere o si sovrappongono tra loro. Analizziamole insieme. E identifichiamo i 20 miliardi da riallocare, senza aumentare il debito: un terzo alla crescita, un terzo alla sanità, un terzo alla scuola”. Queste le parole di Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, nel corso del suo intervento.

“Non accettiamo la deindustrializzazione come un destino già scritto. Noi crediamo nell’Italia, dove restiamo e vogliamo restare a lavorare, produrre insieme ai nostri collaboratori. Sentiamo la responsabilità di tornare a crescere, rafforzare le nostre imprese e investire in ricerca e innovazione”, ha aggiunto Orsini.

“Oggi l’Italia e l’Europa devono essere davvero capaci di compiere scelte coraggiose, perché il momento della verità è arrivato. Ci sono scelte di politica industriale, energetica, di governance, di struttura della spesa pubblica, di relazioni industriali, da compiere subito, con misure rapidi ed efficaci”, ha spiegato.

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“Le sfide che dobbiamo affrontare richiedono a tutti noi un senso di responsabilità comune, forte e condiviso. Una responsabilità che riguarda le istituzioni e le forze politiche, le associazioni d’impresa e i sindacati: l’intera società. Perché se in Italia e in Europa non saremo capaci di uno sforzo comune, perderemo la nostra industria, ovvero il 15 per cento del Pil e milioni di posti di lavoro”, ha sottolineato.

E sull’Europa: “Non chiediamo nuove emissioni di debito europeo per finanziare la spesa corrente degli Stati. Per la competitività europea servono 1.200 miliardi di euro l’anno. Questi non possono arrivare né dai limitati margini dei bilanci nazionali né dal bilancio comune. Gli attuali 280 miliardi l’anno, da dividere tra 27 Paesi, sono cifre che da sole non risolvono il problema. Il debito comune che chiediamo occorre per finanziare investimenti strategici: infrastrutture energetiche, nucleare, mobilità, reti digitali, intelligenza artificiale, ricerca, estrazione di minerali critici, scienze della vita e difesa. E solo così potremo affrontare la posizione dominante raggiunta dalla Cina”.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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Politica

Salvini “Chiedere un contributo alle grandi banche non significa penalizzare il settore”

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ROMA (ITALPRESS) – “Tutto mi divide da Pedro Sanchez, però la tassa sugli utili bancari ideata dalla Spagna è una prova “sul campo” che dimostra che si può fare. A Madrid non ha portato nessun disastro, ma anzi ha fornito un buon gettito senza deprimere la crescita del settore”. A parlare, in un’intervista a Milano Finanza è il vicepremier, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e leader della Lega, Matteo Salvini, sottolineando che la proposta di “chiedere alle grandi banche un contributo del 5% sugli utili non significa penalizzare il settore né mettere in discussione la sua solidità, ma chiedere a chi ha guadagnato di più di contribuire un po’ di più”.

Per Salvini si tratta di “un principio di equità: in anni in cui famiglie e imprese hanno pagato tassi di interesse molto più elevati, il sistema bancario ha realizzato utili record”.
Per la Lega, sottolinea Salvini, “bisogna mettere la parola fine alla riforma costante delle pensioni e lavorare per avere parametri più semplici ed equi. Stiamo studiando un cambiamento che potrebbe essere definitivo, consentendo la pensione anticipata a 64 anni per tutti, a patto di accedervi con il sistema contributivo. Ovviamente sarebbe una possibilità limitata a quelli che lo desiderassero e che non avrebbero poi difficoltà di sostentamento. Un altro parametro molto richiesto dai nostri elettori è la possibile estensione a 100.000 euro della “flat tax” forfettaria per gli autonomi. Fino ad oggi la Ue si è opposta, ma ci riproveremo. Infine mi piacerebbe vedere alcune misure forti a favore della natalità e delle famiglie. È una delle grandi emergenze italiane e spero che la manovra vada con decisione in quella direzione”.

Per quanto riguarda il Ponte sullo Stretto “solo nella fase di cantiere, l’investimento di 13,5 miliardi di euro determinerà un impatto positivo sul pil di oltre 23 miliardi complessivi. La fase di esercizio, oltre ad abbattere i costi dell’insularità per la Sicilia, pari ad oltre 7 miliardi l’anno, attiverà un moltiplicatore di sviluppo destinato a creare straordinarie ricadute, anche superiori a qualsiasi aspettativa positiva, sul sistema industriale ed economico del Paese. Quanto ai tempi, quelli di costruzione sono stabiliti dal contratto in 7,5 anni”.

A proposito di Mps Salvini sottolinea che “il Monte dei Paschi di Siena è la più antica banca del mondo e quindi non può essere trattata come “una banca normale”. È parte della storia d’Italia e deve essere tutelata come un’opera d’arte. Mps è però anche un simbolo: un promemoria della malagestione della sinistra, che ha distrutto quello che nemmeno le guerre e la peste erano riuscite ad abbattere, ma anche un simbolo del nostro buon governo: salvare la banca è stato uno dei primi atti della legislatura, nel 2022. Per me Mps avrebbe tranquillamente potuto restare statale, al servizio del territorio, e ci avremmo guadagnato non poco, ma le regole europee ci hanno costretto a vendere. Domandare che siano preservati la storia, l’identità e i dipendenti è il minimo”.

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“Guardiamo con attenzione – aggiunge – ai movimenti del sistema bancario italiano. Non sono convinto che la creazione di mega-gruppi sempre più grandi e sempre più distanti dalle esigenze dei territori abbia portato particolari vantaggi ai correntisti e alle nostre piccole e medie imprese, che hanno sempre avuto rapporti preziosi con le banche di prossimità. Per questo guardiamo con interesse alla possibilità che si creino più poli bancari, tutelando storia, autonomia, occupazione e legame con i territori”.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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Politica

Tajani “Tasse extraprofitti è una storia di fallimenti, a rischio investimenti”

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ROMA (ITALPRESS) – “La storia delle tasse sugli extraprofitti è una storia di fallimenti: distorcono gli investimenti e rischiano di accelerare la deindustrializzazione dell’Europa”. Così il ministro degli Esteri e leader di Forza Italia, Antonio Tajani, in un’intervista al Quotidiano Nazionale. “Sono convinto che, come banche e assicurazioni, anche le aziende petrolifere debbano dare un contributo nei momenti di difficoltà. Ma il metodo del governo è quello giusto: il dialogo e l’accordo con le compagnie hanno permesso di coprire le spese fino al 5 settembre. Un’intesa è una cosa ben diversa da una tassa sugli extraprofitti”, aggiunge Tajani. E in merito al concetto di extraprofitto, Tajani dice che “Non esiste. Chi lo decide? Un burocrate della Commissione europea, uno del ministero? Esiste il profitto e sui profitti si pagano le tasse”. “Ma – spiega Tajani – non possiamo fare annunci roboanti o minacce che spaventano i mercati e danneggiano le aziende italiane. Non dobbiamo colpirle, a cominciare dall’Eni: sarebbe un errore gravissimo, finirebbe col ripercuotersi su utenti e cittadini”. Altrimenti il rischio è che “Si spaventano i mercati e si perde competitività, le proposte di accanimento della sinistra mi sembrano più ispirate all’odio di classe e alla guerra sociale che a un’operazione economica. Noi liberali non possiamo pensare che ogni problema si risolva con una tassa, seguendo il modello socialista di Sanchez”, conclude. (ITALPRESS).

Foto: Ipa Agency

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Politica

Fidanza “Ceuta un fallimento del Governo spagnolo, avanti con il modello Meloni” / Video

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RAGALNA (CATANIA) (ITALPRESS) – Ceuta è stata fino a questo momento un grande fallimento da parte, principalmente, del Governo Spagnolo che, finalmente, dopo un mese si è deciso a proclamare lo stato di emergenza a Ceuta. Questo conferma che avevamo ragione noi quando il Governo Meloni ha deciso di reintrodurre i controlli nell’area di Schengen, proprio per garantire la sicurezza degli italiani anche rispetto alle possibilità di infiltrazioni terroristiche che, addirittura, i servizi segreti spagnoli hanno certificato“. Lo ha detto il capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento Europeo, Carlo Fidanza, intervenendo a margine della seconda giornata di Etna Forum dedicata al tema “La Sicilia confine d’Europa: Difesa, Sviluppo, Immigrazione”.

“Questa è la dimostrazione – ha proseguito -, di come la politica delle porte aperte, che per la Spagna ha significato una maxi regolarizzazione di più di 600mila immigrati clandestini, è sbagliata che deve essere assolutamente rivista sulla linea del Governo Meloni che sta facendo da modello per tutto il resto d’Europa. Si parla di rimpatri più veloci, hub nei Paesi terzi da cui far rimpatriare chi non ha diritto a rimanere in Europa. Si parla di protezione dei confini, regole per le ONG. Questo è il modello che Meloni sta portando avanti”, ha concluso.

IL VIDEO

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

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