Politica
Governance Poll 2026, Decaro, Stefani e Fedriga guidano la classifica dei Governatori
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2 mesi fa-
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Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Ha cambiato ruolo, Antonio Decaro. Ma non ha cambiato la propria posizione nel Governance Poll. Nella sua nuova veste di presidente della Regione Puglia, Decaro apre infatti la classifica dei Governatori, tornando al primato che aveva già raggiunto in sei edizioni nel corso dei suoi 10 anni da sindaco. Lo rileva la nuova edizione del Governance Poll, il censimento annuale sul consenso dei sindaci e dei presidenti di Regione realizzato da Noto Sondaggi per Il Sole 24 Ore, oggi in edicola con il quotidiano.
Il Governance Poll 2026 non rappresenta una simulazione elettorale, ma misura il rapporto tra sindaci e cittadini, influenzato da scelte amministrative, capacità comunicativa e condizioni socioeconomiche locali. L’edizione 2026 segnala un lieve calo del consenso complessivo: il 50% e’ raggiunto da 74 sindaci su 92, pari all’80%, contro l’85% dello scorso anno.
I numeri del censimento annuale confermano quella caratteristica di Decaro come macchina da consenso, decisiva nelle complicate settimane che nell’autunno scorso avevano portato alla sua candidatura dopo un travagliato confronto con Michele Emiliano, suo predecessore sia alla guida della Regione sia al Comune di Bari. Il trasloco in Puglia sposta dopo molti anni la medaglia d’oro nella graduatoria dei presidenti di Regione dal NordEst, che comunque rimane protagonista.
Con il 65% di cittadini che si dicono disposti a rivotarlo se le elezioni fossero oggi, il Veneto Alberto Stefani arriva al secondo posto, a un solo punto dal primatista, e offre una conferma non scontata di quell’adesione dai tratti plebiscitari che ha a lungo contraddistinto il rapporto fra i veneti e il suo predecessore Luca Zaia, sempre oscillante fra primo e secondo posto nel Governance Poll nei tanti anni dei suoi mandati a Venezia. L’altra conferma arriva da Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli-Venezia Giulia, anche lui ospite abituale del podio. Il duo nordestino non esaurisce però il quadro delle ottime prestazioni dei presidenti leghisti del Nord, che si completa con il dato di Attilio Fontana in Lombardia. Con il 57% di consensi, Fontana si piazza al sesto posto e soprattutto registra un aumento di cinque punti rispetto all’edizione 2025, aggiudicandosi la più forte accelerazione annuale fra i Governatori.
Non è facile indicare un legame di causa-effetto fra i numeri macinati dagli esponenti nordisti del Carroccio e il loro ritrovato protagonismo nel dibattito interno alla Lega, percorso dall’ipotesi di creazione di una replica in salsa padana del modello bavarese della Csu che al momento pare congelato dopo la secca opposizione di molti fra gli esponenti del partito più vicini al vicepremier Matteo Salvini. Le ragioni del favore diffuso fra i cittadini sono forse da cercare nei fondamentali di una macchina politico-amministrativa ormai più che rodata, in territori in cui il centrosinistra da sempre fatica ad affermarsi fuori dai confini delle città. Come del resto accade anche in Piemonte, dove Alberto Cirio (Fi) arriva quarto con un 60% di consensi proseguendo il suo costante consolidamento registrato negli anni scorsi.
L’origine del vento nelle vele dei presidenti settentrionali di centrodestra non può essere invece individuata nei progressi dell’autonomia differenziata. Che al momento non ci sono.
Certo, il Governo ha avviato le preintese con Piemonte, Lombardia, Liguria e Veneto (Fedriga, alla guida di una Regione a Statuto speciale, non è ovviamente interessato). Ma i loro contenuti, peraltro uguali per tutte le Regioni, sono fortemente limitati dall’illegittimità costituzionale sancita dalla Consulta per la prima legge attuativa dell’autonomia.
In gioco al momento ci sono protezione civile, professioni e previdenza complementare, oltre a un rafforzamento dell’autonomia già esistente in campo sanitario. Ma il percorso è solo agli inizi, e dopo l’esame parlamentare delle preintese dovrebbe tradursi nei disegni di legge attuativi; che però difficilmente arriverebbero al traguardo in caso di elezioni anticipate in primavera, come ha avvertito un paio di settimane fa il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
Negli scalini di testa della graduatoria, comunque, il Nord domina ma non ha il monopolio. Dalla Calabria il vicesegretario di Forza Italia Roberto Occhiuto si conferma l’eccezione meridionale, con il quarto posto in condivisione con Cirio grazie a un 60% che segna un miglioramento di due punti rispetto all’anno scorso e di 2,7 punti nel confronto con il responso delle urne.
Renato Schifani in Sicilia si piazza all’ottavo posto. E raggiunge anche un primato. Schifani è il governatore il cui consenso è cresciuto di più in assoluto tra tutti dalla data delle elezioni. Unico in doppia cifra, +13,9%.
All’ottavo posto insieme al governatore siciliano c’è anche il lucano Vito Bardi fino a Roberto Fico (Campania) in decima posizione con il marchigiano Francesco Acquaroli, il Mezzogiorno si concentra nelle parti medio basse della classifica. Chiusa quest’anno da un ex aequo tra Francesco Roberti (Molise), ultimo anche lo scorso anno, e Francesco Rocca (Lazio).
Michele De Pascale (Emilia Romagna) si piazza al 12esimo posto, seguito da Marco Marsilio (Abruzzo) al 13esimo posto.
Sotto la ”sufficienza” rappresentata dal 50% di consensi si incontrano Marco Bucci, l’ex sindaco di Genova ora presidente della Liguria, al al sedicesimo posto; Stefania Proietti in Umbria, al quattordicesimo posto insieme ad Alessandra Todde in Sardegna, che pure migliora di 2,5 punti il risultato dell’edizione scorsa.
– Foto Ipa Agency –
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“Sulle retribuzioni” a intervenire “non può essere soltanto il governo. Ci devono essere anche coloro che pagano la retribuzione. Il governo è disposto a fare la sua parte in termini anche di incentivi fiscali o se vogliamo contributivi, però ci devono essere gli imprenditori che devono vedere questa come una delle prime forme di investimento in assoluto per far partire un ciclo positivo”.
“Non avremo fatto i fenomeni, però la barca è rimasta in galleggiamento. E vi posso assicurare che l’Italia è molto più rispettata all’estero che in patria”, ha aggiunto.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
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“Il mio cuore – aggiunge – si unisce alla sofferenza della popolazione che da anni vive nell’angoscia e nella paura. Rivolgo un nuovo appello a mettere fine alla violenza, a fermare la distruzione, ad aprire i cuori al dialogo e alla pace. Auspico che gli sforzi intrapresi in questi giorni per riprendere i negoziati portino frutti concreti e aprano lo spazio alla diplomazia”.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
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“In questa legislatura – prosegue Meloni -, anche grazie al contributo e al lavoro di tutte le forze politiche presenti in Parlamento, abbiamo raddoppiato le risorse per i centri anti-violenza e le case rifugio, scongiurando anche la possibilità che tante di queste strutture potessero chiudere. Abbiamo reso strutturale e potenziato il reddito di libertà, rafforzato uno strumento fondamentale come il ‘Codice rosso’, introdotto tra i primi in Europa il femminicidio come reato autonomo”.
“Ma davanti a tragedie come quella di Lorena nessuno può pensare che quanto fatto sia sufficiente – spiega -. Perché ogni donna che viene uccisa da chi aveva promesso di amarla, difenderla, proteggerla è una sconfitta per tutti. E tutti noi, insieme, dobbiamo saper reagire”.
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-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).


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