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Economia

Space Economy, filiera da 3,1 miliardi

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MILANO (ITALPRESS) – Si è svolto a Milano il Tavolo strategico sulla finanza e gli investimenti per la Space Economy italiana, alla presenza del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Sen. Adolfo Urso, del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, dei rappresentanti del Parlamento, del Governo, di AIAD, ASAS e AIPAS in rappresentanza dell’industria spaziale nazionale, di Confindustria, del sistema bancario, della finanza, dei fondi di investimento e dei principali operatori del settore. Il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti ha concluso i lavori in una sessione a porte chiuse. L’iniziativa è stata promossa e organizzata dall’Intergruppo Parlamentare per la Space Economy insieme con l’Agenzia Spaziale Italiana, con il supporto di COMINT e UPSA, con il patrocinio di Regione Lombardia e Assolombarda, con il supporto di Inrete – Relazioni Istituzionali e Comunicazione e di SDA Bocconi SEE Lab e con il contributo di Fondazione PwC.

Gli Stati Generali della Space economy italiana, tenutosi alla Torre Libeskind di Milano sede di PwC, si confermano il principale momento nazionale di confronto sulle prospettive della Space Economy italiana. L’incontro rappresenta una delle tappe di Spazio Italia 2.0 – Stati Generali della Space Economy 2026 ed è stato promosso con l’obiettivo di avviare un confronto tra Parlamento, Governo, industria spaziale nazionale, sistema finanziario ed economico e istituzioni per definire, attraverso una visione condivisa, nuovi strumenti finanziari, normativi e di politica industriale utili a sostenere nel prossimo decennio la più ampia attuazione delle politiche spaziali italiane, la piena partecipazione dell’Italia ai principali programmi spaziali internazionali con ESA, NASA e le altre agenzie spaziali governative, il rafforzamento dell’accesso autonomo dell’Italia allo spazio e l’ulteriore sviluppo del mercato nazionale e commerciale della Space Economy, attraverso una mobilitazione sempre più efficace e coordinata di capitali privati, insieme alle risorse pubbliche.

Il confronto si inserisce in una fase di forte espansione della Space Economy italiana. Tra il 2021 e il 2024 il fatturato della filiera spaziale è cresciuto da 1,9 a 3,1 miliardi di euro, mentre gli occupati sono aumentati da 5.900 a 8.900 unità. Anche la proiezione internazionale del settore è in costante crescita: l’export dell’aerospazio è aumentato del 23,3% rispetto al 2022 e gli investimenti esteri del 37,1%. Nel 2025 il mercato italiano dei servizi di Osservazione della Terra ha raggiunto i 340 milioni di euro, con una crescita del 73% rispetto al 2022, superiore a quella del mercato europeo (+65%). A livello globale, l’economia dello spazio è destinata a raggiungere ricavi per 1.790 miliardi di dollari entro il 2035 e rappresenta uno dei comparti con il più elevato effetto moltiplicatore degli investimenti: secondo l’ESA, ogni euro investito nei programmi spaziali può generare fino a 4 euro di valore economico e attrarre fino a 2,8 euro di ulteriori investimenti privati.

Nel corso del confronto è emerso come la Space Economy rappresenti oggi più che mai, un settore strategico che integra manifattura avanzata, digitale, ricerca scientifica e innovazione, generando applicazioni sempre più rilevanti per le telecomunicazioni, l’osservazione della Terra, la mobilità, la difesa, la sostenibilità ambientale e la gestione delle infrastrutture critiche. Un patrimonio industriale e tecnologico che vede l’Italia tra i protagonisti in Europa e che richiede una visione condivisa tra istituzioni, imprese e sistema finanziario per garantirne anche in futuro la competitività. Ad introdurre la mattinata di lavori, con un saluto istituzionale, è stato Andrea Mascaretti, Presidente dell’Intergruppo Parlamentare per la Space Economy, che ha ribadito il valore degli Stati Generali come luogo di confronto permanente tra politica, industria e stakeholder del settore, con l’obiettivo di accompagnare la crescita della filiera spaziale italiana attraverso una strategia nazionale condivisa.

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“Siamo al lavoro per costruire nuovi strumenti a sostegno delle politiche strategiche spaziali italiane e per supportare lo sviluppo del mercato commerciale nazionale della Space Economy – ha detto Mascaretti -. Lo Spazio è ormai uno dei principali fattori di competitività economica, innovazione tecnologica e sicurezza strategica. Per questo abbiamo voluto riunire attorno allo stesso tavolo Governo, industria spaziale, sistema finanziario e mondo dell’economia, affinché possano condividere insieme ai Parlamentari una visione comune sulle sfide che attendono il nostro Paese nei prossimi dieci anni. L’obiettivo dell’iniziativa è duplice. Da una parte sostenere un’industria spaziale italiana che rappresenta già oggi una delle eccellenze del nostro sistema produttivo e che, in una fase di straordinaria evoluzione del settore a livello mondiale, deve poter continuare a crescere e competere ai massimi livelli internazionali. Dall’altra accompagnare e accelerare lo sviluppo del mercato commerciale della Space Economy italiana, favorendo l’espansione delle attività svolte da operatori privati e la nascita di nuove opportunità industriali e imprenditoriali. Negli ultimi vent’anni gli Stati Uniti hanno dimostrato come la progressiva apertura del settore agli investimenti privati abbia generato una profonda trasformazione dell’economia dello spazio. Maggiore competizione, più innovazione, tempi di sviluppo più rapidi, riduzione dei costi e un ecosistema industriale capace di attrarre capitali, creare occupazione altamente qualificata e sviluppare servizi che oggi fanno parte della vita quotidiana di cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni. Con la legge italiana sulla Space Economy del 2025 il nostro Paese si è dotato di un quadro normativo moderno e tra i più avanzati in Europa. Oggi siamo chiamati a un passo ulteriore: individuare tutti insieme, Governo, Parlamento, industria e sistema finanziario, nuovi strumenti capaci di accompagnare una crescita sempre più veloce del settore, sostenere nel lungo periodo le politiche strategiche spaziali italiane e favorire lo sviluppo del mercato commerciale nazionale della Space Economy’.

Ad aprire i lavori con un intervento sugli investimenti del Governo e sulla politica industriale spaziale nazionale è stato il Sen. Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy e Autorità delegata per le politiche spaziali, che ha sottolineato il valore dello Spazio come settore strategico per l’Italia, evidenziando la necessità di sostenere la crescita della filiera italiana e valorizzare il patrimonio di competenze presenti nel Paese. Per Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy, “l’Italia sta consolidando il proprio ruolo tra i protagonisti della Space Economy europea. Il Governo ha scommesso fin dall’inizio sul comparto, stanziando con diversi provvedimenti oltre 10 miliardi di euro e valorizzando anche le risorse del PNRR, che hanno già consentito la realizzazione di quattro Space Factory e la nascita di una rete di 16 distretti industriali distribuiti lungo tutto il Paese. Lo spazio unisce l’Italia: da Nord a Sud stiamo costruendo una filiera sempre più forte e competitiva, capace di trasformare ricerca, innovazione e manifattura avanzata in crescita, occupazione qualificata e autonomia tecnologica. La scelta di riunire a Roma, il prossimo 15 dicembre, sotto la Presidenza italiana, la Ministeriale dell’Agenzia Spaziale Europea per riprogrammare alcuni interventi finanziari alla luce del nuovo contesto internazionale conferma la centralità del nostro Paese in Europa e la sua vocazione a essere protagonista della nuova avventura spaziale dell’umanità. Ora è fondamentale affiancare agli investimenti pubblici una maggiore mobilitazione di capitali privati, per sostenere lo sviluppo del settore e cogliere le opportunità di un mercato in continua espansione. La rotta è tracciata: consolidare una filiera nazionale sempre più innovativa e competitiva, rafforzando la sovranità tecnologica e la capacità dell’Italia di guidare le sfide della nuova economia dello spazio”.

All’incontro ha partecipato anche Attilio Fontana, Presidente della Regione Lombardia, che ha evidenziato il ruolo del territorio lombardo come uno dei principali poli europei dell’aerospazio e dell’innovazione. La Lombardia, grazie alla presenza di imprese, università, centri di ricerca e competenze altamente qualificate, rappresenta infatti un laboratorio naturale per lo sviluppo della Space Economy e per la costruzione di nuove sinergie tra sistema produttivo, sistema finanziario e istituzioni. “La Lombardia crede fortemente nella Space Economy e nella necessità di continuare a sostenere una filiera strategica per la competitività del Paese – ha detto Fontana -. Per questo guardiamo con grande interesse alla realizzazione di una Zona di Innovazione e Sviluppo dedicata al comparto, che consentirebbe di mettere a sistema le eccellenze già presenti sul territorio, a partire dall’area di Varese, dove si concentra un patrimonio unico di imprese, competenze e capacità industriali. L’obiettivo è creare un ecosistema sempre più integrato, capace di favorire la collaborazione tra aziende, università e centri di ricerca, accelerando innovazione, investimenti e sviluppo. Accogliamo quindi con soddisfazione l’apertura manifestata oggi dal Governo su questo percorso: è un segnale importante, che attendiamo possa tradursi rapidamente in un confronto operativo con i territori, per rafforzare uno dei principali poli aerospaziali europei e cogliere appieno le opportunità offerte dalla nuova economia dello spazio”.

A portare il punto di vista dell’industria e degli stakeholder del settore sono stati quindi i rappresentanti di alcune delle aziende che sostengono e partecipano agli Stati Generali della Space Economy, dalla tavola rotonda a cui hanno preso parte è emerso che la crescita della Space Economy richieda oggi una maggiore integrazione tra industria, mondo finanziario, ricerca e istituzioni, insieme alla capacità di trasformare l’eccellenza tecnologica italiana in nuovi prodotti, servizi e opportunità di mercato. Per Massimo Claudio Comparini, Managing Director della Divisione Spazio di Leonardo, “la space economy sta entrando in una nuova fase in cui il valore sarà sempre più legato ai servizi, ai dati e alle applicazioni rese possibili dalle infrastrutture spaziali che oggi realizziamo. In questa prospettiva Leonardo ha, ad esempio, investito mezzo miliardo di euro in una costellazione proprietaria di osservazione della Terra, un sistema interconnesso e con capacità di supercalcolo a bordo, e nel rafforzamento della propria Divisione Spazio, insieme alle competenze di Telespazio e Thales Alenia Space Italia, con un focus anche sull’esplorazione, ad esempio attraverso il programma per il modulo della prima casa sulla Luna e per una futura rete di navigazione e comunicazione lunare. L’Italia dispone di una filiera industriale e tecnologica di grande qualità: la sfida è rendere sempre più stretta la collaborazione tra grandi imprese, pmi, startup e centri di ricerca e favorire la contaminazione e convergenza dell’innovazione spaziale con le tecnologie digitali, l’Intelligenza Artificiale, il super calcolo. Oggi esiste anche una crescente consapevolezza, da parte del mondo finanziario e industriale, che investire nello spazio significa investire in competitività, innovazione e sviluppo. L’Italia ha tutti gli elementi per giocare un ruolo da protagonista a livello globale”.

Secondo David Avino CEO e Founder Argotec, “lo Spazio sta entrando in una nuova fase della sua evoluzione: non parliamo più soltanto di costellazioni satellitari, ma di soluzioni data-driven capaci di trasformare i dati in informazioni ad altissimo valore aggiunto. In questa nuova era, il fulcro della traiettoria industriale è rappresentato da tecnologie native dual-use e dalla capacità di processare i dati direttamente in orbita, mettendo a disposizione degli utenti finali informazioni in near real-time. Si tratta di asset strategici essenziali per la Pubblica Amministrazione, la Protezione Civile, la Difesa e il settore privato perché consentono di prendere decisioni critiche con maggiore tempestività, precisione ed efficacia. In Argotec, lavoriamo ogni giorno per sviluppare sistemi spaziali che trasformano i dati in capacità operativa, un motore invisibile, ma vitale per la sicurezza, la sostenibilità e la competitività del nostro Paese. L’Italia possiede tutte le capacità industriali e tecnologiche per ricoprire un ruolo centrale in questo nuovo scenario. È però necessario creare un ecosistema capace di attrarre investimenti e capitali internazionali per poter competere a livello globale”.

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“Siamo felici di ospitare gli Stati Generali della Space Economy per contribuire a delineare il futuro di un settore destinato a giocare un ruolo sempre più centrale nella competitività del Paese. La space economy rappresenta infatti un potente abilitatore di innovazione, con ricadute trasversali su numerose filiere industriali e tecnologiche – sottolinea Alessandro Grandinetti, Partner Markets & Clients Leader di PwC Italia -. L’Italia ha dimostrato una visione pionieristica, diventando il primo Paese ad aver adottato una legge organica dedicata al tema: un segnale importante che rafforza il posizionamento nazionale in un comparto ad alto valore strategico. Nell’ambito dei valori di Fondazione PwC Italia crediamo nell’importanza del dialogo tra pubblico e privato per accompagnare la crescita di questo ecosistema e trasformare l’innovazione in opportunità concrete per il sistema economico e sociale”.

‘Thales Alenia Space crede e investe fortemente nella sua filiera, integrando più di 250 piccole e medie imprese italiane nella catena del valore, promuovendo da anni le eccellenze nazionali, come dimostra anche la nostra attiva partecipazione nei distretti aerospaziali regionali – ha detto Ornella Bombaci, Direttrice del Competence Centre System Engineering Thales Alenia Space Italia -; solo per citarne alcuni: Piemonte, Lombardia e Abruzzo. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha sicuramente dato nuovo slancio per rafforzare le competenze nazionali nella space economy, ma da sempre la nostra azienda investe in infrastrutture e tecnologie, come dimostrato dalla Space Smart Factory e da nuovi programmi di punta nell’Osservazione della Terra come la costellazione IRIDE’. Per Roberto Aceti, CEO di OHB Italia, ‘gli Stati Generali della Space Economy rappresentano un’importante occasione per costruire una visione condivisa del futuro dello spazio in Italia. Oggi il nostro Paese può contare su una filiera industriale, scientifica e tecnologica tra le più avanzate d’Europa, con competenze che spaziano dall’osservazione della Terra all’esplorazione spaziale, dalle telecomunicazioni alla sicurezza. La sfida è trasformare questo patrimonio in una strategia di lungo periodo capace di rafforzare la competitività nazionale, sostenere l’autonomia strategica europea e generare valore per l’intero sistema economico. Come OHB Italia siamo orgogliosi di contribuire a questo percorso, mettendo a disposizione la nostra esperienza come prime contractor di alcune delle più importanti missioni spaziali europee e italiane’.

“La sfida della space economy non è più sviluppare nuove tecnologie ma trasformare l’innovazione in capacità industriali permanenti, servizi operativi e vantaggio competitivo. Le esperienze che stiamo sviluppando in RINA dimostrano che questo è possibile quando ricerca, proprietà intellettuale, capitale pubblico e privato lavorano in continuità con il mercato – ha spiegato Daniele Calderoni Parronchi, Chief Strategy & Innovation di RINA -. Il vero indicatore di successo non è il numero di progetti finanziati ma la capacità di accompagnare le tecnologie dal laboratorio alle applicazioni industriali. Solo così l’innovazione genera crescita economica, competitività e valore duraturo per il Paese”.

– Foto ufficio stampa Intergruppo Parlamentare per la Space Economy –

(ITALPRESS).

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Economia

Da Intesa Sanpaolo e Confindustria con Sace, Simest, Ice misure per Pmi all’estero

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ROMA (ITALPRESS) – Intesa Sanpaolo inaugura un nuovo percorso sinergico e integrato insieme a Confindustria, SACE, SIMEST (Gruppo CDP) e ICE consolidando il modello di accompagnamento all’estero delle PMI italiane. E’ stata siglata oggi a Roma la nuova proposta per l’internazionalizzazione e per il sostegno all’export delle imprese italiane, un impegno concreto che vede affiancati operatori pubblici e settore privato per attivare sinergie di lungo periodo.
Promosso dalla Banca dei Territori guidata da Stefano Barrese, l’intervento è finalizzato a individuare nuovi fattori di crescita e traiettorie per la competitività italiana alla luce del contesto geopolitico e del relativo impatto sul commercio con l’estero, rafforzato dalla disponibilità di 30 miliardi di euro di credito messi a disposizione dalla Banca nel prossimo triennio e dalla sottoscrizione di nuovi accordi con primari istituti bancari in Francia, India e Brasile destinati a garantire alle imprese italiane assistenza operativa e finanziaria nei principali mercati di sviluppo.
Un modello integrato di partnership attivate da Intesa Sanpaolo per rafforzare ulteriormente la propria strategia di supporto alle imprese attraverso risorse a sostegno degli investimenti, ampliamento delle collaborazioni bancarie internazionali e potenziamento delle soluzioni finanziarie e dei servizi dedicati all’export.
La nuova iniziativa risponde ai bisogni delle PMI di semplificare e incentivare soluzioni alle crescenti complessità dei mercati globali, puntando alla ridefinizione degli equilibri commerciali attraverso investimenti e nuovi finanziamenti, riduzione di tempi e costi, competenze specialistiche inserite in un sistema integrato di soluzioni finanziarie, assicurative, consulenziali e promozionali al servizio delle imprese, in coerente allineamento con i programmi dell’agenda economica e diplomatica del Paese.
L’obiettivo del Gruppo guidato dal CEO Carlo Messina e condiviso da Confindustria, SACE, Simest e ICE, è quindi sostenere le aziende nella diversificazione dei mercati, nella gestione dei rischi e nella costruzione di una presenza sempre più solida e competitiva nelle catene globali del valore.
Il patto si articola lungo cinque direttrici, valorizzando le sinergie con Confindustria, SACE, Simest e ICE, per offrire alle PMI un sostegno dinamico e integrato sui mercati internazionali: Nuovo credito per 30 miliardi di euro per il prossimo triennio messo a disposizione da Intesa Sanpaolo per finanziamenti destinati ad incentivare le esportazioni, gli investimenti diretti all’estero e i progetti produttivi realizzati in Italia funzionali alla crescita internazionale.
Partnership con primari istituti bancari locali, già avviate da Intesa Sanpaolo in Francia, India e Brasile – e in estensione ad altre geografie emergenti entro il primo semestre 2027 – per fornire assistenza operativa nei Paesi di destinazione, dalla gestione di pagamenti e incassi al cash management e ai rapporti bancari delle imprese italiane presenti con controllate, unità produttive, filiali commerciali nelle geografie internazionali.
Ricerca di nuovi clienti e partner internazionali grazie alla collaborazione con ICE e l’utilizzo della nuova piattaforma Connecting Markets sviluppata dalla Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo che consente alle PMI di individuare nuovi clienti, fornitori e partner industriali in oltre 170 Paesi.
Supporto agli Investimenti Diretti all’Estero (IDE) attraverso l’integrazione delle soluzioni finanziarie della Banca con i prestiti partecipativi e i finanziamenti subordinati di Simest per la creazione e il potenziamento di impianti produttivi, filiali commerciali e hub logistici all’estero.
Sostegno all’export di macchinari e beni strumentali, comparto che rappresenta il 18% dell’export totale italiano. Nuova soluzione di Intesa Sanpaolo che consente alle aziende esportatrici di anticipare la liquidità relativa a forniture con pagamento dilazionato grazie alle sinergie con SACE – attraverso la Polizza Credito Fornitore a copertura dei rischi commerciali e politici – e con Simest, attraverso il contributo in conto interessi per permettere alle imprese italiane di offrire condizioni di pagamento più competitive agli acquirenti esteri. L’offerta è completata dai servizi di Trading Company, che seguono l’intero processo di fornitura internazionale, dall’acquisto dei beni dell’esportatore italiano alla successiva rivendita al cliente estero, inclusi gli aspetti logistici, finanziari e doganali. Grazie alla partnership con Grenke, sono disponibili, inoltre, soluzioni di noleggio operativo dei beni destinate ai buyer internazionali.
L’evento di presentazione del nuovo accordo, che si è svolto stamattina a Roma, è stato aperto da Anna Roscio, Executive Director Sales & Marketing Imprese della Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo che ha presentato i capisaldi dell’accordo per il sostegno alle PMI sui mercati globali, a cui è seguito l’intervento di Gregorio De Felice, Chief Economist di Intesa Sanpaolo, che ha illustrato le prospettive dell’economia italiana e il ruolo delle PMI nella crescita del Paese. Sono quindi intervenuti: Barbara Cimmino, Vicepresidente di Confindustria per l’Export e l’Attrazione degli Investimenti, Regina Corradini D’Arienzo, Amministratore Delegato e Direttore Generale di SIMEST, Michele Pignotti, Amministratore Delegato di SACE, e Matteo Zoppas, Presidente di ICE, che hanno approfondito le opportunità, gli strumenti e le strategie per rafforzare la presenza delle PMI italiane sui mercati internazionali. L’evento si è concluso con il dialogo tra Stefano Barrese, Responsabile della Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo, e Emanuele Orsini, Presidente di Confindustria, che hanno ribadito l’importanza della sempre più stretta collaborazione tra istituzioni finanziarie, sistema industriale e attori pubblici per sostenere la competitività e la crescita internazionale del Made in Italy.
“Le nostre imprese sono straordinarie, ma oggi devono affrontare una nuova crescente complessità che rischia di minare la loro competitività e in generale la crescita del nostro Paese. Lo sviluppo internazionale è una chiave del successo del Made in Italy, per questo serve che operatori pubblici e privati insieme si adoperino per mantenere l’eccellenza della nostra industria nel mondo”, spiega Stefano Barrese, responsabile della Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo.”Nell’ultimo triennio abbiamo messo a disposizione oltre 19 miliardi di euro a supporto delle attività internazionali e gestito più di 1.000 progetti di accompagnamento all’estero. Con una nuova disponibilità di credito di 30 miliardi di euro e con l’estensione della nostra rete commerciale anche dove non siamo presenti, uniamo alla potente capacità finanziaria una indiscussa prossimità territoriale e una rafforzata presenza internazionale. Le sinergie con Confindustria, SACE, Simest e ICE sono l’asse portante di una nuova strategia economica volta a sostenere le imprese e a trasformare l’internazionalizzazione in un percorso strutturale di crescita e competitività”.
“La geopolitica è cambiata profondamente e con essa gli equilibri del commercio internazionale. La sfida per l’industria italiana non è soltanto esportare di più, ma contare di più nei mercati globali.
Dobbiamo rafforzare la presenza delle nostre imprese nelle filiere internazionali, costruire partnership industriali strategiche, soprattutto con i Paesi emergenti, e cogliere le opportunità offerte dai loro grandi piani di sviluppo e investimento. Gli accordi commerciali sono fondamentali, ma da soli non bastano: servono strumenti concreti per trasformare le opportunità in crescita, soprattutto per le PMI.
Il Patto che sigliamo oggi con Intesa Sanpaolo, SACE, SIMEST e ICE va in questa direzione, rafforzando la capacità del Sistema Paese di accompagnare le imprese sui mercati esteri. Perchè essere più forti nel mondo significa avere un’industria più forte in Italia, capace di generare investimenti, sviluppo e occupazione”, ha dichiarato Emanuele Orsini, Presidente di Confindustria.
Regina Corradini D’Arienzo, amministratore delegato di SIMEST, dichiara: “L’iniziativa avviata con Intesa Sanpaolo rappresenta un passo strategico per rafforzare il sostegno alle imprese italiane, con particolare attenzione alle PMI, attraverso servizi sempre più mirati e innovativi, in grado di accompagnarle nell’affrontare le sfide dei mercati internazionali. La collaborazione con uno dei principali attori finanziari del Paese consente di mettere a sistema competenze, risorse e strumenti, sviluppando soluzioni personalizzate a supporto dei progetti di crescita internazionale delle imprese, da individuare e valutare insieme fin dalle fasi iniziali, anche a partire da una semplice idea progettuale. In questo quadro, la presenza di SIMEST nelle principali geografie internazionali rafforza ulteriormente la partnership, contribuendo a facilitare l’accesso ai mercati esteri e a orientare le imprese nel superamento delle complessità burocratiche e delle barriere commerciali. L’iniziativa si inserisce pienamente nell’azione coordinata del Sistema Italia che, sotto la guida della Farnesina, vede operare in sinergia CDP, SIMEST, SACE, ICE e le associazioni degli industriali, insieme agli altri attori del sistema finanziario e produttivo nazionale. E’ attraverso questa capacità di fare sistema, con una visione condivisa e un approccio integrato, che possiamo rafforzare le imprese lungo tutte le filiere, comprese quelle di dimensioni più piccole e non ancora presenti sui mercati esteri, accompagnandole con una vicinanza sempre maggiore verso le concrete opportunità offerte dai mercati internazionali”.
“Un Sistema Paese forte rende più forti le imprese all’estero” – ha dichiarato l’Amministratore delegato di SACE Michele Pignotti -. “Quando istituzioni, banca, assicurazione e rappresentanza imprenditoriale lavorano in modo coordinato, le aziende possono contare su più competenze, più relazioni e più strumenti per affrontare le proprie scelte di crescita. Con questa consapevolezza, centrale nel nostro piano strategico SACE50, rinnoviamo il nostro impegno oggi al fianco di Intesa, Confindustria, Simest e ICE: insieme, rendiamo la forza del sistema una risorsa concreta per le imprese, soprattutto per le PMI, e contribuiamo al raggiungimento degli obiettivi di crescita internazionale dell’Italia”.
Matteo Zoppas, Presidente ICE ha dichiarato: “L’accordo con Intesa Sanpaolo e Confindustria rafforza l’operatività del Sistema Paese che ci vede in prima fila nel promuovere l’export delle imprese nazionali con Sace e Simest nell’ambito della Diplomazia della crescita inaugurata dal ministero degli Esteri. Nel 2025 Ice ha sostenuto nel processo di internazionalizzazione quasi 14.000 piccole e medie imprese con un andamento in crescita nell’anno in corso. Il raccordo con il sistema bancario e in particolare con un istituto fortemente radicato nel territorio come Intesa Sanpaolo fornisce ulteriori strumenti e risorse per mirare all’obiettivo dei 700 miliardi di esportazioni entro il prossimo anno indicato dal Governo”.
-foto mec/Italpress-
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A Ecomondo piano industriale di Iren Ambiente al 2035, investimenti da 2,2 mld

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RIMINI (ITALPRESS) – E’ stato presentato oggi, nell’ambito della partecipazione del Gruppo Iren a Ecomondo, il piano industriale di Iren Ambiente al 2035, che traccia il percorso di sviluppo dell’azienda nella gestione dei rifiuti, nel recupero di materia e nei servizi ambientali per i territori: a delineare obiettivi e sfide della business unit sono stati il Presidente esecutivo e l’Amministratore delegato del Gruppo, Luca Dal Fabbro e Gianluca Bufo, e l’Amministratore delegato di Iren Ambiente, Massimo Ferrari.
Il Piano prevede 2,2 miliardi di euro di investimenti tra il 2026 e il 2035, pari a circa il 21 per cento dei 10,4 miliardi complessivi del Business Plan del Gruppo, e risponde ad alcune delle principali sfide che interessano oggi il settore ambientale: l’evoluzione dei modelli di raccolta, la necessità di trasformare una quota crescente di rifiuti in nuove materie prime, il rafforzamento della dotazione impiantistica e il miglioramento della qualità e dell’efficienza dei servizi.
L’obiettivo non è quindi soltanto raccogliere più rifiuti, ma valorizzare meglio quelli raccolti, completando le filiere del recupero di materia e di energia e facendo leva sull’innovazione e sulla digitalizzazione dei processi.
In questo quadro, una priorità è rappresentata dalla chiusura del ciclo dei rifiuti: senza un’adeguata dotazione di impianti, anche di termovalorizzazione, il percorso che parte dalla raccolta e dal recupero di materia rimane incompleto.
Sul fronte della raccolta, il piano conferma il perimetro delle concessioni e punta a completare la trasformazione dei modelli di servizio, con processi ottimizzati e digitalizzati per migliorarne la qualità per i cittadini. L’obiettivo è portare l’indice medio di raccolta differenziata nei territori serviti al 75 per cento nel 2035.
Cresce anche la dotazione impiantistica per il trattamento:i rifiuti gestiti negli impianti del Gruppo arriveranno a 4,8 milioni di tonnellate nel 2035, mentre la produzione di biometano dalla frazione organica salirà da 13 a 30 milioni di metri cubi.
Il Piano di Iren Ambiente si inserisce nella strategia di sostenibilità del Gruppo, che destina il 73 per cento degli investimenti complessivi del decennio a progetti di sostenibilità e transizione e individua l’economia circolare tra le cinque principali aree di intervento. In questo quadro, lo sviluppo della Business Unit punta a consolidare un modello capace di integrare raccolta, recupero di materia, trattamento e valorizzazione energetica, contribuendo alla progressiva chiusura del ciclo dei rifiuti e alla creazione di valore.
E’ questo modello industriale che Iren porta a Ecomondo con il proprio stand “Costruiamo ambiente”, dedicato all’intera filiera ambientale del Gruppo: dai servizi di raccolta rivolti ai cittadini agli impianti che trasformano gli scarti in nuova materia ed energia, lo spazio racconta attraverso progetti, tecnologie e competenze delle persone il percorso con cui Iren punta a rendere più efficiente e circolare la gestione dei rifiuti e a rafforzare il proprio contributo ai territori.
-foto f45/Italpress-
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Economia

JAKALA Insurance Radar, il 62% degli italiani non gestisce la propria protezione

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MILANO (ITALPRESS) – JAKALA ha ospitato oggi nella sua sede milanese un nuovo Digital Coffee dedicato alle trasformazioni in atto nel settore assicurativo. Al centro dell’incontro, la presentazione di Insurance Radar 2026, la ricerca di JAKALA che incrocia le prospettive di 521 consumatori italiani, 100 agenti assicurativi e cinque esperti del settore, evidenziando le distanze tra bisogni di protezione, comportamenti di acquisto e strategie delle compagnie. Dallo studio emerge che gli italiani riconoscono i rischi, ma non sempre si assicurano per affrontarli. Il portafoglio medio conta tre polizze per nucleo familiare, mentre il divario tra rischi percepiti e coperture sottoscritte equivale a circa due polizze, soprattutto negli ambiti della salute, degli eventi meteorologici e dei viaggi.
La tavola rotonda, moderata da Andrea Cabrini, Direttore di Class CNBC, ha approfondito le principali direttrici di evoluzione del mercato, grazie ai contributi di Tiziana Lamberti (Intesa Sanpaolo), Paolo Crivello (Reale Mutua Assicurazioni), Alberto Federici (Unipol), Federico Mancin (SBAM), Pasquale Imbimbo, Dafne Birtig e Francesca Antiga (JAKALA).
La ricerca individua tre atteggiamenti verso la protezione: il 38% degli intervistati è Proattivo, si informa e aggiorna periodicamente le coperture; il 36% è Abitudinario, possiede polizze ma tende a non rivederle; il restante 26% è Costretto e si assicura principalmente in risposta a necessità o scadenze.
Complessivamente, il 62% degli intervistati non gestisce attivamente la propria protezione: un dato che evidenzia un significativo potenziale di sviluppo per il mercato assicurativo. Da un lato, la possibilità di accompagnare i clienti già assicurati nella revisione e nell’adeguamento delle coperture; dall’altro, l’opportunità di intercettare e attivare bisogni di protezione ancora inespressi, superando una logica di acquisto prevalentemente reattiva.
Anche le coperture riflettono questa tendenza: il 72% degli intervistati è assicurato per incidenti stradali, il 58% per furto o danni al veicolo, mentre soltanto il 38% dispone di una copertura per la casa. A frenare le scelte sono soprattutto il prezzo (64%) e la complessità dei prodotti: il 54% considera la chiarezza delle condizioni un criterio determinante.
“Il 62% degli intervistati non gestisce la propria protezione in modo proattivo. E’ un segnale che dovrebbe cambiare l’agenda delle compagnie: la prossima grande opportunità di crescita sarà far emergere bisogni che oggi restano inespressi e trasformarli in protezione concreta. Chi saprà leggere meglio i cambiamenti nella vita delle persone, anticiparne i rischi e attivare la risposta giusta guiderà il mercato. Perchè per essere più esperti di rischio, le assicurazioni dovranno diventare molto più esperte dei propri clienti”, commenta Pasquale Imbimbo, Partner & Insurance Market Leader di JAKALA.
Nonostante la crescente autonomia digitale, il 97% degli intervistati desidera interagire con un consulente almeno in una fase del percorso assicurativo. Il 33% si affida completamente a un’agenzia, mentre il 29% segue un percorso ibrido, informandosi online prima di rivolgersi a un intermediario.
Il digitale si afferma quindi come strumento di ricerca e confronto, senza sostituire il valore della consulenza nelle decisioni più complesse. Un orientamento condiviso anche dagli agenti: soltanto il 5% immagina un futuro della distribuzione prevalentemente digitale.
Per le compagnie, la sfida non è soltanto digitalizzare la relazione, ma utilizzare il digitale per rafforzare la capacità commerciale della rete: intercettare nuovi bisogni, qualificare le opportunità e rendere la consulenza più efficace. In questa prospettiva, l’innovazione digitale può diventare una leva di crescita e produttività distributiva, oltre che di efficienza operativa.
“Dal punto di vista psicologico, proteggersi significa immaginare oggi scenari incerti e poco piacevoli, e per questo la mente può tendere a rimandare o ad affidarsi a ciò che è più tangibile e immediato. E’ qui che si spiega il 97% che avvalora l’interazione con un consulente: per alleggerire, probabilmente, una decisione difficile. Comprendere questi comportamenti richiede un doppio ascolto: quello dei clienti, per cogliere ciò che davvero li muove, e quello del mercato, per leggere i segnali, le dinamiche e i contesti in cui le scelte prendono forma. E’ dall’incontro di queste due voci che i dati diventano comprensione”, osserva Dafne Birtig, Insight Research Expert di JAKALA.
“Il settore assicurativo ha davanti a sè una sfida fondamentale: passare dalla vendita di protezione alla costruzione di consapevolezza. In un mercato in cui bisogni e comportamenti sono sempre più diversificati, la capacità di comunicare in modo chiaro, personalizzato e rilevante diventa una leva strategica per costruire fiducia. E’ qui che si gioca il futuro della relazione tra compagnie e consumatori, ben oltre il momento della sottoscrizione”, aggiunge Federico Mancin, Head of Strategy di SBAM.
L’Intelligenza Artificiale è già una realtà per le reti distributive: il 65% degli agenti intervistati dichiara di utilizzare strumenti di AI, soprattutto per la comunicazione con i clienti, l’analisi dei bisogni e la gestione documentale.
La nuova frontiera per le compagnie sarà trasformare questa adozione in valore commerciale, superando gli utilizzi prevalentemente operativi per integrare dati e AI nei processi di consulenza e distribuzione. Individuare clienti con bisogni di protezione ancora inespressi, riconoscere i momenti più rilevanti per attivarli e supportare gli intermediari nella formulazione di proposte personalizzate rappresentano alcune delle principali opportunità. La tecnologia non sostituisce la relazione umana, ma può rafforzarla, contribuendo ad aumentare la qualità della consulenza, le opportunità di conversione e il valore della relazione nel tempo.
“La ricerca fa emergere che non esiste un unico profilo di cliente assicurativo. Bisogni, aspettative, comportamenti e approcci, anche nei confronti dell’AI, cambiano sensibilmente tra i diversi segmenti. Per questo anche le tecnologie più avanzate hanno bisogno di partire dall’ascolto delle persone: la ricerca è ciò che permette di usarle al meglio, e di rendere la consulenza davvero efficace”, conclude Francesca Antiga, Digital Insights Director di JAKALA.

– foto ufficio stampa JAKALA –
(ITALPRESS).

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