Economia
Space Economy, filiera da 3,1 miliardi
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Redazione
MILANO (ITALPRESS) – Si è svolto a Milano il Tavolo strategico sulla finanza e gli investimenti per la Space Economy italiana, alla presenza del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Sen. Adolfo Urso, del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, dei rappresentanti del Parlamento, del Governo, di AIAD, ASAS e AIPAS in rappresentanza dell’industria spaziale nazionale, di Confindustria, del sistema bancario, della finanza, dei fondi di investimento e dei principali operatori del settore. Il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti ha concluso i lavori in una sessione a porte chiuse. L’iniziativa è stata promossa e organizzata dall’Intergruppo Parlamentare per la Space Economy insieme con l’Agenzia Spaziale Italiana, con il supporto di COMINT e UPSA, con il patrocinio di Regione Lombardia e Assolombarda, con il supporto di Inrete – Relazioni Istituzionali e Comunicazione e di SDA Bocconi SEE Lab e con il contributo di Fondazione PwC.
Gli Stati Generali della Space economy italiana, tenutosi alla Torre Libeskind di Milano sede di PwC, si confermano il principale momento nazionale di confronto sulle prospettive della Space Economy italiana. L’incontro rappresenta una delle tappe di Spazio Italia 2.0 – Stati Generali della Space Economy 2026 ed è stato promosso con l’obiettivo di avviare un confronto tra Parlamento, Governo, industria spaziale nazionale, sistema finanziario ed economico e istituzioni per definire, attraverso una visione condivisa, nuovi strumenti finanziari, normativi e di politica industriale utili a sostenere nel prossimo decennio la più ampia attuazione delle politiche spaziali italiane, la piena partecipazione dell’Italia ai principali programmi spaziali internazionali con ESA, NASA e le altre agenzie spaziali governative, il rafforzamento dell’accesso autonomo dell’Italia allo spazio e l’ulteriore sviluppo del mercato nazionale e commerciale della Space Economy, attraverso una mobilitazione sempre più efficace e coordinata di capitali privati, insieme alle risorse pubbliche.
Il confronto si inserisce in una fase di forte espansione della Space Economy italiana. Tra il 2021 e il 2024 il fatturato della filiera spaziale è cresciuto da 1,9 a 3,1 miliardi di euro, mentre gli occupati sono aumentati da 5.900 a 8.900 unità. Anche la proiezione internazionale del settore è in costante crescita: l’export dell’aerospazio è aumentato del 23,3% rispetto al 2022 e gli investimenti esteri del 37,1%. Nel 2025 il mercato italiano dei servizi di Osservazione della Terra ha raggiunto i 340 milioni di euro, con una crescita del 73% rispetto al 2022, superiore a quella del mercato europeo (+65%). A livello globale, l’economia dello spazio è destinata a raggiungere ricavi per 1.790 miliardi di dollari entro il 2035 e rappresenta uno dei comparti con il più elevato effetto moltiplicatore degli investimenti: secondo l’ESA, ogni euro investito nei programmi spaziali può generare fino a 4 euro di valore economico e attrarre fino a 2,8 euro di ulteriori investimenti privati.
Nel corso del confronto è emerso come la Space Economy rappresenti oggi più che mai, un settore strategico che integra manifattura avanzata, digitale, ricerca scientifica e innovazione, generando applicazioni sempre più rilevanti per le telecomunicazioni, l’osservazione della Terra, la mobilità, la difesa, la sostenibilità ambientale e la gestione delle infrastrutture critiche. Un patrimonio industriale e tecnologico che vede l’Italia tra i protagonisti in Europa e che richiede una visione condivisa tra istituzioni, imprese e sistema finanziario per garantirne anche in futuro la competitività. Ad introdurre la mattinata di lavori, con un saluto istituzionale, è stato Andrea Mascaretti, Presidente dell’Intergruppo Parlamentare per la Space Economy, che ha ribadito il valore degli Stati Generali come luogo di confronto permanente tra politica, industria e stakeholder del settore, con l’obiettivo di accompagnare la crescita della filiera spaziale italiana attraverso una strategia nazionale condivisa.
“Siamo al lavoro per costruire nuovi strumenti a sostegno delle politiche strategiche spaziali italiane e per supportare lo sviluppo del mercato commerciale nazionale della Space Economy – ha detto Mascaretti -. Lo Spazio è ormai uno dei principali fattori di competitività economica, innovazione tecnologica e sicurezza strategica. Per questo abbiamo voluto riunire attorno allo stesso tavolo Governo, industria spaziale, sistema finanziario e mondo dell’economia, affinché possano condividere insieme ai Parlamentari una visione comune sulle sfide che attendono il nostro Paese nei prossimi dieci anni. L’obiettivo dell’iniziativa è duplice. Da una parte sostenere un’industria spaziale italiana che rappresenta già oggi una delle eccellenze del nostro sistema produttivo e che, in una fase di straordinaria evoluzione del settore a livello mondiale, deve poter continuare a crescere e competere ai massimi livelli internazionali. Dall’altra accompagnare e accelerare lo sviluppo del mercato commerciale della Space Economy italiana, favorendo l’espansione delle attività svolte da operatori privati e la nascita di nuove opportunità industriali e imprenditoriali. Negli ultimi vent’anni gli Stati Uniti hanno dimostrato come la progressiva apertura del settore agli investimenti privati abbia generato una profonda trasformazione dell’economia dello spazio. Maggiore competizione, più innovazione, tempi di sviluppo più rapidi, riduzione dei costi e un ecosistema industriale capace di attrarre capitali, creare occupazione altamente qualificata e sviluppare servizi che oggi fanno parte della vita quotidiana di cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni. Con la legge italiana sulla Space Economy del 2025 il nostro Paese si è dotato di un quadro normativo moderno e tra i più avanzati in Europa. Oggi siamo chiamati a un passo ulteriore: individuare tutti insieme, Governo, Parlamento, industria e sistema finanziario, nuovi strumenti capaci di accompagnare una crescita sempre più veloce del settore, sostenere nel lungo periodo le politiche strategiche spaziali italiane e favorire lo sviluppo del mercato commerciale nazionale della Space Economy’.
Ad aprire i lavori con un intervento sugli investimenti del Governo e sulla politica industriale spaziale nazionale è stato il Sen. Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy e Autorità delegata per le politiche spaziali, che ha sottolineato il valore dello Spazio come settore strategico per l’Italia, evidenziando la necessità di sostenere la crescita della filiera italiana e valorizzare il patrimonio di competenze presenti nel Paese. Per Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy, “l’Italia sta consolidando il proprio ruolo tra i protagonisti della Space Economy europea. Il Governo ha scommesso fin dall’inizio sul comparto, stanziando con diversi provvedimenti oltre 10 miliardi di euro e valorizzando anche le risorse del PNRR, che hanno già consentito la realizzazione di quattro Space Factory e la nascita di una rete di 16 distretti industriali distribuiti lungo tutto il Paese. Lo spazio unisce l’Italia: da Nord a Sud stiamo costruendo una filiera sempre più forte e competitiva, capace di trasformare ricerca, innovazione e manifattura avanzata in crescita, occupazione qualificata e autonomia tecnologica. La scelta di riunire a Roma, il prossimo 15 dicembre, sotto la Presidenza italiana, la Ministeriale dell’Agenzia Spaziale Europea per riprogrammare alcuni interventi finanziari alla luce del nuovo contesto internazionale conferma la centralità del nostro Paese in Europa e la sua vocazione a essere protagonista della nuova avventura spaziale dell’umanità. Ora è fondamentale affiancare agli investimenti pubblici una maggiore mobilitazione di capitali privati, per sostenere lo sviluppo del settore e cogliere le opportunità di un mercato in continua espansione. La rotta è tracciata: consolidare una filiera nazionale sempre più innovativa e competitiva, rafforzando la sovranità tecnologica e la capacità dell’Italia di guidare le sfide della nuova economia dello spazio”.
All’incontro ha partecipato anche Attilio Fontana, Presidente della Regione Lombardia, che ha evidenziato il ruolo del territorio lombardo come uno dei principali poli europei dell’aerospazio e dell’innovazione. La Lombardia, grazie alla presenza di imprese, università, centri di ricerca e competenze altamente qualificate, rappresenta infatti un laboratorio naturale per lo sviluppo della Space Economy e per la costruzione di nuove sinergie tra sistema produttivo, sistema finanziario e istituzioni. “La Lombardia crede fortemente nella Space Economy e nella necessità di continuare a sostenere una filiera strategica per la competitività del Paese – ha detto Fontana -. Per questo guardiamo con grande interesse alla realizzazione di una Zona di Innovazione e Sviluppo dedicata al comparto, che consentirebbe di mettere a sistema le eccellenze già presenti sul territorio, a partire dall’area di Varese, dove si concentra un patrimonio unico di imprese, competenze e capacità industriali. L’obiettivo è creare un ecosistema sempre più integrato, capace di favorire la collaborazione tra aziende, università e centri di ricerca, accelerando innovazione, investimenti e sviluppo. Accogliamo quindi con soddisfazione l’apertura manifestata oggi dal Governo su questo percorso: è un segnale importante, che attendiamo possa tradursi rapidamente in un confronto operativo con i territori, per rafforzare uno dei principali poli aerospaziali europei e cogliere appieno le opportunità offerte dalla nuova economia dello spazio”.
A portare il punto di vista dell’industria e degli stakeholder del settore sono stati quindi i rappresentanti di alcune delle aziende che sostengono e partecipano agli Stati Generali della Space Economy, dalla tavola rotonda a cui hanno preso parte è emerso che la crescita della Space Economy richieda oggi una maggiore integrazione tra industria, mondo finanziario, ricerca e istituzioni, insieme alla capacità di trasformare l’eccellenza tecnologica italiana in nuovi prodotti, servizi e opportunità di mercato. Per Massimo Claudio Comparini, Managing Director della Divisione Spazio di Leonardo, “la space economy sta entrando in una nuova fase in cui il valore sarà sempre più legato ai servizi, ai dati e alle applicazioni rese possibili dalle infrastrutture spaziali che oggi realizziamo. In questa prospettiva Leonardo ha, ad esempio, investito mezzo miliardo di euro in una costellazione proprietaria di osservazione della Terra, un sistema interconnesso e con capacità di supercalcolo a bordo, e nel rafforzamento della propria Divisione Spazio, insieme alle competenze di Telespazio e Thales Alenia Space Italia, con un focus anche sull’esplorazione, ad esempio attraverso il programma per il modulo della prima casa sulla Luna e per una futura rete di navigazione e comunicazione lunare. L’Italia dispone di una filiera industriale e tecnologica di grande qualità: la sfida è rendere sempre più stretta la collaborazione tra grandi imprese, pmi, startup e centri di ricerca e favorire la contaminazione e convergenza dell’innovazione spaziale con le tecnologie digitali, l’Intelligenza Artificiale, il super calcolo. Oggi esiste anche una crescente consapevolezza, da parte del mondo finanziario e industriale, che investire nello spazio significa investire in competitività, innovazione e sviluppo. L’Italia ha tutti gli elementi per giocare un ruolo da protagonista a livello globale”.
Secondo David Avino CEO e Founder Argotec, “lo Spazio sta entrando in una nuova fase della sua evoluzione: non parliamo più soltanto di costellazioni satellitari, ma di soluzioni data-driven capaci di trasformare i dati in informazioni ad altissimo valore aggiunto. In questa nuova era, il fulcro della traiettoria industriale è rappresentato da tecnologie native dual-use e dalla capacità di processare i dati direttamente in orbita, mettendo a disposizione degli utenti finali informazioni in near real-time. Si tratta di asset strategici essenziali per la Pubblica Amministrazione, la Protezione Civile, la Difesa e il settore privato perché consentono di prendere decisioni critiche con maggiore tempestività, precisione ed efficacia. In Argotec, lavoriamo ogni giorno per sviluppare sistemi spaziali che trasformano i dati in capacità operativa, un motore invisibile, ma vitale per la sicurezza, la sostenibilità e la competitività del nostro Paese. L’Italia possiede tutte le capacità industriali e tecnologiche per ricoprire un ruolo centrale in questo nuovo scenario. È però necessario creare un ecosistema capace di attrarre investimenti e capitali internazionali per poter competere a livello globale”.
“Siamo felici di ospitare gli Stati Generali della Space Economy per contribuire a delineare il futuro di un settore destinato a giocare un ruolo sempre più centrale nella competitività del Paese. La space economy rappresenta infatti un potente abilitatore di innovazione, con ricadute trasversali su numerose filiere industriali e tecnologiche – sottolinea Alessandro Grandinetti, Partner Markets & Clients Leader di PwC Italia -. L’Italia ha dimostrato una visione pionieristica, diventando il primo Paese ad aver adottato una legge organica dedicata al tema: un segnale importante che rafforza il posizionamento nazionale in un comparto ad alto valore strategico. Nell’ambito dei valori di Fondazione PwC Italia crediamo nell’importanza del dialogo tra pubblico e privato per accompagnare la crescita di questo ecosistema e trasformare l’innovazione in opportunità concrete per il sistema economico e sociale”.
‘Thales Alenia Space crede e investe fortemente nella sua filiera, integrando più di 250 piccole e medie imprese italiane nella catena del valore, promuovendo da anni le eccellenze nazionali, come dimostra anche la nostra attiva partecipazione nei distretti aerospaziali regionali – ha detto Ornella Bombaci, Direttrice del Competence Centre System Engineering Thales Alenia Space Italia -; solo per citarne alcuni: Piemonte, Lombardia e Abruzzo. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha sicuramente dato nuovo slancio per rafforzare le competenze nazionali nella space economy, ma da sempre la nostra azienda investe in infrastrutture e tecnologie, come dimostrato dalla Space Smart Factory e da nuovi programmi di punta nell’Osservazione della Terra come la costellazione IRIDE’. Per Roberto Aceti, CEO di OHB Italia, ‘gli Stati Generali della Space Economy rappresentano un’importante occasione per costruire una visione condivisa del futuro dello spazio in Italia. Oggi il nostro Paese può contare su una filiera industriale, scientifica e tecnologica tra le più avanzate d’Europa, con competenze che spaziano dall’osservazione della Terra all’esplorazione spaziale, dalle telecomunicazioni alla sicurezza. La sfida è trasformare questo patrimonio in una strategia di lungo periodo capace di rafforzare la competitività nazionale, sostenere l’autonomia strategica europea e generare valore per l’intero sistema economico. Come OHB Italia siamo orgogliosi di contribuire a questo percorso, mettendo a disposizione la nostra esperienza come prime contractor di alcune delle più importanti missioni spaziali europee e italiane’.
“La sfida della space economy non è più sviluppare nuove tecnologie ma trasformare l’innovazione in capacità industriali permanenti, servizi operativi e vantaggio competitivo. Le esperienze che stiamo sviluppando in RINA dimostrano che questo è possibile quando ricerca, proprietà intellettuale, capitale pubblico e privato lavorano in continuità con il mercato – ha spiegato Daniele Calderoni Parronchi, Chief Strategy & Innovation di RINA -. Il vero indicatore di successo non è il numero di progetti finanziati ma la capacità di accompagnare le tecnologie dal laboratorio alle applicazioni industriali. Solo così l’innovazione genera crescita economica, competitività e valore duraturo per il Paese”.
– Foto ufficio stampa Intergruppo Parlamentare per la Space Economy –
(ITALPRESS).
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Engineering, nel primo semestre ricavi in crescita dell’1,6% a 844,8 milioni
Pubblicato
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7 Agosto 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Il Consiglio di Amministrazione del Gruppo Engineering ha approvato i risultati consolidati relativi al primo semestre 2026. Engineering segna un miglioramento nei ricavi e dell’EBITDA Adjusted Post-Capex e conferma il proprio posizionamento sulle attività a più alto potenziale di crescita.
Il semestre vede le performance positive di alcuni dei principali mercati di riferimento del Gruppo con una crescita nel Public Sector & Municipalities (+10% su base annua) e una performance resiliente nell’Enterprise (+3%). Positivi anche i risultati di Digitech & Consulting (+3%) e dei Software Products (+9%).
“Il Gruppo Engineering si conferma un partner strategico nell’accompagnare organizzazioni pubbliche e private in percorsi di trasformazione digitale ad alto valore, in cui l’Intelligenza Artificiale è un driver di crescita e innovazione con cui abilitiamo per i nostri clienti soluzioni sicure, trasparenti e governabili”, afferma Aldo Bisio, Amministratore Delegato del Gruppo.
Questi i principali indicatori economico-finanziari del Gruppo nel primo semestre 2026: ricavi netti pari a 844,8 milioni di euro, in crescita del +1,6% YoY; EBITDA Adjusted pari a 119,3 milioni di euro, sostanzialmente stabile rispetto al primo semestre 2025 (-0,8% YoY); EBITDA Adjusted post-CapEx pari a 102,8 milioni di euro, in miglioramento rispetto al primo semestre 2025 (+5,3% YoY), grazie principalmente alla normalizzazione degli investimenti.
Il semestre, prosegue la nota, è stato inoltre caratterizzato dall’annuncio, lo scorso 17 giugno, della firma di due accordi vincolanti con Accenture per la cessione di Alfahealth e IndX Group. Le dismissioni si inseriscono nel percorso di trasformazione strategica del Gruppo, volto a rafforzare il focus sui segmenti core, sui Software Products proprietari, sul Digitech & Consulting e sull’Intelligenza Artificiale: quest’ultima si conferma leva di crescita ed efficienza grazie all’architettura modulare IS-IA, concepita per essere agnostica rispetto ai modelli LLM disponibili sul mercato, inclusi quelli sviluppati internamente da Engineering, garantendo così interoperabilità, flessibilità tecnologica e piena aderenza ai requisiti normativi previsti dall’EU AI Act in tema di trasparenza, sicurezza e governabilità dei sistemi di Intelligenza Artificiale.
I proventi netti delle operazioni saranno destinati principalmente alla riduzione del debito, con l’obiettivo di migliorare le metriche di leva, rafforzare la generazione di cassa e consolidare il profilo finanziario del Gruppo.
– foto ufficio stampa Engineering –
(ITALPRESS).
Economia
Gruppo Unipol, utile netto in crescita nel primo semestre
Pubblicato
10 ore fa-
7 Agosto 2026di
Redazione
MILANO (ITALPRESS) – Il Gruppo Unipol chiude il primo semestre con un utile netto consolidato pari a 913 milioni (622 milioni al 30 giugno 2025, +46,8% yoy), che include il contributo della partecipazione in BPER relativamente al solo primo trimestre 2026.
Il risultato del primo semestre 2026 del Gruppo Unipol, comprensivo del contributo della collegata BPER per l’intero semestre, ricalcolato sulla base delle informazioni finanziarie
recentemente diffuse dalla Banca, si attesta a 1.056 milioni (743 milioni al 30 giugno 2025, +42,0% yoy). Nei primi sei mesi del 2026 la raccolta diretta assicurativa, al lordo delle cessioni in riassicurazione, è pari a 9.016 milioni, in crescita del +3,9% rispetto al dato normalizzato pari a 8.674 milioni al 30 giugno 2025, con volumi sostenuti, in particolare, dal comparto Auto (2.428 milioni, +6,0% yoy), dal canale bancassicurazione Danni (346 milioni, +10,1% yoy), e dal business Salute (691 milioni, +4,1% yoy). Con riguardo alla gestione finanziaria, la redditività lorda degli investimenti finanziari assicurativi del Gruppo (riferiti al portafoglio del settore Danni e del settore Vita Patrimonio) registra un rendimento complessivo pari all’8,1% degli asset investiti, di cui un 5,1% derivante da cedole e dividendi e 3,1% da realizzi e valutazioni, pur in un contesto di mercato influenzato da molteplici elementi di incertezza geopolitica, commerciale e macroeconomici. Il patrimonio netto consolidato ammonta, al 30 giugno 2026, a 11.813 milioni (10.715
milioni al 31 dicembre 2025), positivamente influenzato, tra l’altro, dall’emissione di obbligazioni Restricted Tier 1 per un importo nominale di 1 miliardo perfezionata nel corso del semestre. Il patrimonio netto di pertinenza del Gruppo ammonta a 11.503 milioni (10.391 milioni al 31 dicembre 2025). L’indice di solvibilità consolidato è pari al 259% 6 , in incremento rispetto al 230% al 31 dicembre 2025 confermando il profilo di elevata
solidità del Gruppo. L’indice di solvibilità del Gruppo Assicurativo è pari al 290%
(279% al 31 dicembre 2025).
(ITALPRESS).
-Foto: ufficio stampa Unipol-
Economia
Prima Comunicazione, il mondo dell’informazione al centro del nuovo numero
Pubblicato
1 giorno fa-
6 Agosto 2026di
Redazione
MILANO (ITALPRESS) – Il numero di luglio-agosto di Prima Comunicazione è un campionario di storie che restituiscono la sensazione di un mondo dell’informazione e dei media in piena ebollizione. Quanto più si aggravano la crisi della pubblicità, delle vendite e degli ascolti, mentre gli ott continuano a crescere, tanto più gli editori reagiscono. Ci occupiamo di questo settore da oltre cinquant’anni e non ricordiamo una stagione così intensa: nuovi progetti editoriali, acquisizioni, riorganizzazioni e imprenditori, persino inattesi, che scelgono di investire nei media. È il caso di Leonardo Maria Del Vecchio che, con l’acquisizione di QN Media, ha deciso di rilanciare il gruppo puntando anche sull’arrivo di un direttore editoriale del calibro di Mario Orfeo. Oppure di Theodore Kyriakou, l’imprenditore greco, che ha deciso di investire in Italia acquistando GEDI. Un gruppo editoriale che aveva urgente bisogno di essere ripensato e sul quale il nuovo azionista sta impostando una profonda riorganizzazione: conti da risanare, Repubblica da rilanciare, sviluppo del digitale, video, eventi, nuove sinergie con Antenna e una squadra di uomini di fiducia a presidiare la governance.
Pier Silvio Berlusconi, sempre più impegnato nello sviluppo internazionale di MFE, di cui ha ridisegnato gli organigrammi piazzando i suoi manager di fiducia nei posti più strategici, non perde però mai di vista la televisione italiana. E ne ha motivo: Mediaset vuole dominare il mercato nazionale, mentre accelera il progetto di una piattaforma europea capace di competere con i grandi operatori tecnologici americani. Un’ambizione che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata irrealistica.
“Prima” è andato poi a vedere come vanno le cose alla Stampa di Torino, dove l’arrivo del nuovo editore Alberto Leonardis e del direttore Antonio Di Rosa sembra aver riportato fiducia in una redazione che, negli ultimi anni, aveva vissuto una stagione infelice. A Genova, invece, si è chiusa la lunga e complessa convivenza tra Michele Brambilla e l’editore Pier Francesco Vago. Il gruppo Blue Media, controllato da Msc, ha ora davanti a sé il compito di costruire una vera strategia editoriale, dopo aver avviato il rilancio con un nuovo e ambizioso sito digitale, puntando sui business collaterali della blue economy.
Se c’è un tratto comune a tutte queste vicende è che nessuno, oggi, pensa più di poter difendere l’esistente. Tutti, in modi diversi, stanno cercando di reinventare il proprio futuro. La storia forse più significativa è però quella di Mondadori Digital. In pochi anni il Gruppo Mondadori ha costruito uno dei principali ecosistemi digitali italiani, capace di raggiungere complessivamente 137 milioni di follower. Nella lunga intervista a Prima, l’amministratore delegato Andrea Santagata racconta una strategia che integra contenuti, creator economy, tecnologie pubblicitarie e crescita per acquisizioni, ricordando che la vera sfida “non è inseguire la tecnologia, ma mettere l’innovazione al servizio di un patrimonio costruito in oltre cent’anni di storia del gruppo”.
Ma il digitale non è solo innovazione e nuove opportunità. Ha anche un lato più inquietante, che attraversa il modo stesso in cui si forma l’informazione. Lo racconta l’esperienza di Marco Gregoretti, veterano del giornalismo, che aveva scelto YouTube per continuare a fare informazione. Dopo una rapida crescita del pubblico e delle visualizzazioni, ha deciso di chiudere il suo canale, denunciando un sistema nel quale gli algoritmi tendono a premiare polemiche, aggressività e conflitti a discapito dell’approfondimento e del buon giornalismo. Una scelta poi rivista, con la riapertura del canale, ma che resta una testimonianza significativa delle tensioni che attraversano oggi le piattaforme.
Su un piano ancora più strategico si colloca l’intervista a Stefano Amoroso, direttore della comunicazione di Leonardo, che introduce il tema della guerra cognitiva: nei conflitti contemporanei, spiega, non si attaccano soltanto infrastrutture e reti, ma anche la capacità dei cittadini di formarsi un’opinione libera e consapevole. Un tema che apre interrogativi nuovi sul rapporto tra tecnologia, informazione e democrazia.
Dall’informazione digitale il racconto si sposta poi sul mondo della televisione, dove broadcaster tradizionali e nuovi operatori stanno ridisegnando palinsesti, strategie e modelli di sviluppo in un mercato sempre più competitivo, con gli ott sullo sfondo come principale fattore di cambiamento. Dopo aver raccontato i programmi di MFE e le nuove responsabilità affidate da Pier Silvio Berlusconi ai suoi manager, Prima analizza i palinsesti dei principali broadcaster. Sky Italia, sotto la guida sempre più riconoscibile di Giuseppe De Bellis, rafforza il proprio posizionamento integrando informazione, sport, intrattenimento e cinema; Warner Bros. Discovery rilancia il Nove, raddoppiando la presenza di Fabio Fazio e consolidando le alleanze distributive; La7 continua a crescere facendo leva sulla forza dell’informazione e guardando allo sviluppo digitale. Un viaggio che mostra come i palinsesti siano sempre meno una semplice offerta televisiva e sempre più il risultato di strategie industriali, tecnologiche e editoriali. Chiude il focus televisivo l’analisi della nuova narrazione manageriale con cui l’amministratore delegato Giampaolo Rossi prova a riposizionare la Rai e, insieme, la propria leadership. Un’ambizione non da poco.
Ampio spazio anche allo sport e alla comunicazione. La voce di Antonio Rossi, campione olimpico e punto di riferimento del canottaggio italiano, riporta il dibattito sul terreno delle persone e dei valori dello sport, ricordando come la comunicazione resti prima di tutto una questione di credibilità, esempio e capacità di creare legami. Mentre il Giro d’Italia diventa il racconto di un brand: l’esperienza di Banca Mediolanum dimostra come una grande sponsorizzazione possa trasformarsi in una leva di relazione, reputazione e coinvolgimento, ben oltre la semplice visibilità.
Nella sezione Comunicazione, infine, analizziamo il percorso di Ferrovie dello Stato nel costruire una nuova identità del gruppo, e proponiamo l’intervista al ceo e chairman di Wpp Media Italia, Massimo Beduschi, che riflette sulle sfide del nuovo mercato pubblicitario globale, sul ruolo delle piattaforme e sulla trasformazione delle agenzie media nell’era dell’intelligenza artificiale. E poi la svolta di Audicom, chiamata a costruire nuovi criteri di misurazione delle audience in un ecosistema in cui televisione, digitale e piattaforme sono ormai parte dello stesso mercato.
– Foto ufficio stampa Prima Comunicazione –
(ITALPRESS).


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