Economia
Tavolo automotive al Mimit, Urso “Il 2026 deve essere l’anno delle riforme europee”
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55 minuti fa-
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Redazione
ROMA (ITALPRESS) – “Lo abbiamo detto sin dall’inizio, con responsabilità e senza infingimenti: l’epicentro della crisi è a Bruxelles, nelle follie del Green Deal che ha messo in ginocchio l’industria automobilistica europea, favorendo la tecnologia e la produzione cinese. Oggi i fatti dimostrano che avevano ragione. Non è soltanto Volkswagen in grave difficoltà: la crisi sta investendo i principali costruttori europei e rischia di travolgere l’intera filiera industriale del continente”. È quanto ha dichiarato, secondo quanto si apprende, il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso, nel corso del tavolo automotive in corso al Mimit.
Il Ministro ha quindi richiamato il recente studio del Boston Consulting Group, secondo cui in Europa si registra una sovraccapacità produttiva di oltre 5 milioni di veicoli, equivalente a più di 35 stabilimenti, oltre un terzo dei circa 90 esistenti. “Non c’è più tempo da perdere: il 2026 deve essere l’anno delle riforme europee. Se non interveniamo subito, la transizione si trasformerà in deindustrializzazione”, ha aggiunto.
“Siamo stati i primi ad aprire il cantiere delle riforme europee quando ancora molti negavano il problema. L’Italia ha avuto coraggio. Ce l’ha riconosciuto persino l’amministratore delegato francese di Renault che ha detto che è ‘l’approccio italiano responsabile e pragmatico che ha indicato la via delle riforme in Europa’. E un altro quotidiano francese ha detto ‘L’Italia oggi ispira l’Europa. È essa che sta indicando la via del Rinascimento Industriale Europeo’. Quasi due anni fa, insieme alla Repubblica Ceca, abbiamo presentato a Bruxelles un non paper sul settore e siamo riusciti ad ottenere il rinvio delle super multe e anticipare la revisione del regolamento sulla CO2. Ma non basta: occorre da subito che sia pienamente riconosciuto il principio di neutralità tecnologica e dobbiamo anticipare l’attuazione dell’Industrial Accelerator Act: non si può attendere il 2029 per introdurre i requisiti Made in Europe e Low carbon”.
“Con il nuovo DPCM sull’automotive abbiamo segnato una svolta netta rispetto al passato, superando una stagione di incentivi frammentati e poco efficaci, che troppo spesso hanno sostenuto l’acquisto di veicoli prodotti all’estero, con una vera politica industriale che sostiene la filiera dell’automotive nei suoi investimenti. Oltre un miliardo del fondo è alle PMI attraverso Accordi per l’innovazione e i mini Contratti di sviluppo, un nuovo strumento più adatto alle loro dimensioni. Sul fronte della domanda confermiamo gli interventi per veicoli commerciali, retrofit e infrastrutture di ricarica, introducendo anche il noleggio sociale a lungo termine per le famiglie più fragili. Vogliamo accompagnare la transizione industriale con una politica che unisca competitività, occupazione e inclusione sociale, rafforzando il sistema produttivo nazionale: inizia una nuova stagione”.
– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).
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Economia
La Banca Centrale Europea seleziona 36 prestatori di servizi di pagamento per partecipare al progetto pilota dell’euro digitale
Pubblicato
55 minuti fa-
14 Luglio 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – La Banca Centrale Europea (BCE) ha selezionato 36 prestatori di servizi di pagamento (PSP) provenienti da tutta l’area dell’euro per partecipare al progetto pilota dell’euro digitale, fondamentale per testare la funzionalità tecnica e i processi operativi dell’euro digitale, nonché per perfezionare l’esperienza utente.
L’obiettivo del progetto pilota, si legge in una nota, è “supportare i lavori preparatori in corso per la potenziale emissione di un euro digitale e dovrebbe iniziare nella seconda metà del 2027 per un periodo di 12 mesi”. L’Eurosistema ha ricevuto oltre 50 candidature da parte di prestatori di servizi di pagamento (PSP); i candidati sono stati valutati sulla base di una serie di criteri di ammissibilità predefiniti. I partecipanti selezionati, tra cui banche e fornitori di servizi non bancari, rappresentano un’ampia gamma di modelli di business e dimensioni, oltre a offrire una vasta copertura geografica, garantendo un ambiente di test e apprendimento diversificato e rappresentativo per l’euro digitale.
“Il forte interesse del mercato per il progetto pilota dimostra la disponibilità del settore privato a impegnarsi attivamente e a progredire rapidamente nel progetto dell’euro digitale per rafforzare il panorama europeo dei pagamenti”, ha dichiarato Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della BCE e presidente della Task Force di alto livello sull’euro digitale.
“Non vediamo l’ora di intensificare la collaborazione e di imparare insieme ai fornitori europei di servizi di pagamento per sviluppare un euro digitale sicuro, efficiente e inclusivo”, ha concluso Cipollone.
Il progetto pilota utilizzerà una versione beta dell’euro digitale. Sarà funzionalmente e tecnicamente simile all’euro digitale previsto nella bozza di legge, ma non avrà corso legale. Alcuni dei fornitori selezionati consentiranno al personale dell’Eurosistema di accedere ai servizi beta in euro digitale, come la creazione del proprio conto in euro digitale beta e l’effettuazione dei pagamenti, mentre altri serviranno commercianti selezionati e consentiranno loro di ricevere pagamenti in euro digitale beta.
Alcuni fornitori svolgeranno un duplice ruolo, sia di acquisizione che di distribuzione. Il progetto pilota si svolgerà presso la BCE e 19 banche centrali nazionali dell’area euro, ovvero Belgio, Germania, Estonia, Irlanda, Grecia, Spagna, Francia, Croazia, Italia, Cipro, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Austria, Portogallo, Slovenia, Slovacchia e Finlandia. Il progetto pilota tiene conto del fatto che i prestatori di servizi di pagamento selezionati potrebbero fornire servizi pilota anche in paesi diversi da quello in cui hanno sede.
Il progetto pilota coinvolgerà il personale della BCE e delle banche centrali nazionali partecipanti, nonché commercianti online e commercianti che offrono servizi di routine presso le proprie sedi (ad esempio, mense e ristoranti). Il personale delle banche centrali partecipanti avrà l’opportunità di effettuare pagamenti digitali in euro in versione beta da persona a persona (sia online che offline) e da persona ad azienda (sia presso i punti vendita fisici, inclusi i POS software, sia tramite e-commerce, inclusi i pagamenti mobili).
Il progetto pilota contribuirà anche a perfezionare il design dell’euro digitale e l’esperienza utente. Gli aggiornamenti sui progressi saranno pubblicati regolarmente sulla pagina web dedicata al progetto pilota dell’euro digitale della BCE. Come prossimi passi, i fornitori di servizi di pagamento selezionati collaboreranno a stretto contatto con le rispettive banche centrali nazionali e con la BCE per predisporre i preparativi necessari per la fase pilota.
-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).
MILANO (ITALPRESS) – Si è svolto a Milano il Tavolo strategico sulla finanza e gli investimenti per la Space Economy italiana, alla presenza del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Sen. Adolfo Urso, del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, dei rappresentanti del Parlamento, del Governo, di AIAD, ASAS e AIPAS in rappresentanza dell’industria spaziale nazionale, di Confindustria, del sistema bancario, della finanza, dei fondi di investimento e dei principali operatori del settore. Il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti ha concluso i lavori in una sessione a porte chiuse. L’iniziativa è stata promossa e organizzata dall’Intergruppo Parlamentare per la Space Economy insieme con l’Agenzia Spaziale Italiana, con il supporto di COMINT e UPSA, con il patrocinio di Regione Lombardia e Assolombarda, con il supporto di Inrete – Relazioni Istituzionali e Comunicazione e di SDA Bocconi SEE Lab e con il contributo di Fondazione PwC.
Gli Stati Generali della Space economy italiana, tenutosi alla Torre Libeskind di Milano sede di PwC, si confermano il principale momento nazionale di confronto sulle prospettive della Space Economy italiana. L’incontro rappresenta una delle tappe di Spazio Italia 2.0 – Stati Generali della Space Economy 2026 ed è stato promosso con l’obiettivo di avviare un confronto tra Parlamento, Governo, industria spaziale nazionale, sistema finanziario ed economico e istituzioni per definire, attraverso una visione condivisa, nuovi strumenti finanziari, normativi e di politica industriale utili a sostenere nel prossimo decennio la più ampia attuazione delle politiche spaziali italiane, la piena partecipazione dell’Italia ai principali programmi spaziali internazionali con ESA, NASA e le altre agenzie spaziali governative, il rafforzamento dell’accesso autonomo dell’Italia allo spazio e l’ulteriore sviluppo del mercato nazionale e commerciale della Space Economy, attraverso una mobilitazione sempre più efficace e coordinata di capitali privati, insieme alle risorse pubbliche.
Il confronto si inserisce in una fase di forte espansione della Space Economy italiana. Tra il 2021 e il 2024 il fatturato della filiera spaziale è cresciuto da 1,9 a 3,1 miliardi di euro, mentre gli occupati sono aumentati da 5.900 a 8.900 unità. Anche la proiezione internazionale del settore è in costante crescita: l’export dell’aerospazio è aumentato del 23,3% rispetto al 2022 e gli investimenti esteri del 37,1%. Nel 2025 il mercato italiano dei servizi di Osservazione della Terra ha raggiunto i 340 milioni di euro, con una crescita del 73% rispetto al 2022, superiore a quella del mercato europeo (+65%). A livello globale, l’economia dello spazio è destinata a raggiungere ricavi per 1.790 miliardi di dollari entro il 2035 e rappresenta uno dei comparti con il più elevato effetto moltiplicatore degli investimenti: secondo l’ESA, ogni euro investito nei programmi spaziali può generare fino a 4 euro di valore economico e attrarre fino a 2,8 euro di ulteriori investimenti privati.
Nel corso del confronto è emerso come la Space Economy rappresenti oggi più che mai, un settore strategico che integra manifattura avanzata, digitale, ricerca scientifica e innovazione, generando applicazioni sempre più rilevanti per le telecomunicazioni, l’osservazione della Terra, la mobilità, la difesa, la sostenibilità ambientale e la gestione delle infrastrutture critiche. Un patrimonio industriale e tecnologico che vede l’Italia tra i protagonisti in Europa e che richiede una visione condivisa tra istituzioni, imprese e sistema finanziario per garantirne anche in futuro la competitività. Ad introdurre la mattinata di lavori, con un saluto istituzionale, è stato Andrea Mascaretti, Presidente dell’Intergruppo Parlamentare per la Space Economy, che ha ribadito il valore degli Stati Generali come luogo di confronto permanente tra politica, industria e stakeholder del settore, con l’obiettivo di accompagnare la crescita della filiera spaziale italiana attraverso una strategia nazionale condivisa.
“Siamo al lavoro per costruire nuovi strumenti a sostegno delle politiche strategiche spaziali italiane e per supportare lo sviluppo del mercato commerciale nazionale della Space Economy – ha detto Mascaretti -. Lo Spazio è ormai uno dei principali fattori di competitività economica, innovazione tecnologica e sicurezza strategica. Per questo abbiamo voluto riunire attorno allo stesso tavolo Governo, industria spaziale, sistema finanziario e mondo dell’economia, affinché possano condividere insieme ai Parlamentari una visione comune sulle sfide che attendono il nostro Paese nei prossimi dieci anni. L’obiettivo dell’iniziativa è duplice. Da una parte sostenere un’industria spaziale italiana che rappresenta già oggi una delle eccellenze del nostro sistema produttivo e che, in una fase di straordinaria evoluzione del settore a livello mondiale, deve poter continuare a crescere e competere ai massimi livelli internazionali. Dall’altra accompagnare e accelerare lo sviluppo del mercato commerciale della Space Economy italiana, favorendo l’espansione delle attività svolte da operatori privati e la nascita di nuove opportunità industriali e imprenditoriali. Negli ultimi vent’anni gli Stati Uniti hanno dimostrato come la progressiva apertura del settore agli investimenti privati abbia generato una profonda trasformazione dell’economia dello spazio. Maggiore competizione, più innovazione, tempi di sviluppo più rapidi, riduzione dei costi e un ecosistema industriale capace di attrarre capitali, creare occupazione altamente qualificata e sviluppare servizi che oggi fanno parte della vita quotidiana di cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni. Con la legge italiana sulla Space Economy del 2025 il nostro Paese si è dotato di un quadro normativo moderno e tra i più avanzati in Europa. Oggi siamo chiamati a un passo ulteriore: individuare tutti insieme, Governo, Parlamento, industria e sistema finanziario, nuovi strumenti capaci di accompagnare una crescita sempre più veloce del settore, sostenere nel lungo periodo le politiche strategiche spaziali italiane e favorire lo sviluppo del mercato commerciale nazionale della Space Economy’.
Ad aprire i lavori con un intervento sugli investimenti del Governo e sulla politica industriale spaziale nazionale è stato il Sen. Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy e Autorità delegata per le politiche spaziali, che ha sottolineato il valore dello Spazio come settore strategico per l’Italia, evidenziando la necessità di sostenere la crescita della filiera italiana e valorizzare il patrimonio di competenze presenti nel Paese. Per Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy, “l’Italia sta consolidando il proprio ruolo tra i protagonisti della Space Economy europea. Il Governo ha scommesso fin dall’inizio sul comparto, stanziando con diversi provvedimenti oltre 10 miliardi di euro e valorizzando anche le risorse del PNRR, che hanno già consentito la realizzazione di quattro Space Factory e la nascita di una rete di 16 distretti industriali distribuiti lungo tutto il Paese. Lo spazio unisce l’Italia: da Nord a Sud stiamo costruendo una filiera sempre più forte e competitiva, capace di trasformare ricerca, innovazione e manifattura avanzata in crescita, occupazione qualificata e autonomia tecnologica. La scelta di riunire a Roma, il prossimo 15 dicembre, sotto la Presidenza italiana, la Ministeriale dell’Agenzia Spaziale Europea per riprogrammare alcuni interventi finanziari alla luce del nuovo contesto internazionale conferma la centralità del nostro Paese in Europa e la sua vocazione a essere protagonista della nuova avventura spaziale dell’umanità. Ora è fondamentale affiancare agli investimenti pubblici una maggiore mobilitazione di capitali privati, per sostenere lo sviluppo del settore e cogliere le opportunità di un mercato in continua espansione. La rotta è tracciata: consolidare una filiera nazionale sempre più innovativa e competitiva, rafforzando la sovranità tecnologica e la capacità dell’Italia di guidare le sfide della nuova economia dello spazio”.
All’incontro ha partecipato anche Attilio Fontana, Presidente della Regione Lombardia, che ha evidenziato il ruolo del territorio lombardo come uno dei principali poli europei dell’aerospazio e dell’innovazione. La Lombardia, grazie alla presenza di imprese, università, centri di ricerca e competenze altamente qualificate, rappresenta infatti un laboratorio naturale per lo sviluppo della Space Economy e per la costruzione di nuove sinergie tra sistema produttivo, sistema finanziario e istituzioni. “La Lombardia crede fortemente nella Space Economy e nella necessità di continuare a sostenere una filiera strategica per la competitività del Paese – ha detto Fontana -. Per questo guardiamo con grande interesse alla realizzazione di una Zona di Innovazione e Sviluppo dedicata al comparto, che consentirebbe di mettere a sistema le eccellenze già presenti sul territorio, a partire dall’area di Varese, dove si concentra un patrimonio unico di imprese, competenze e capacità industriali. L’obiettivo è creare un ecosistema sempre più integrato, capace di favorire la collaborazione tra aziende, università e centri di ricerca, accelerando innovazione, investimenti e sviluppo. Accogliamo quindi con soddisfazione l’apertura manifestata oggi dal Governo su questo percorso: è un segnale importante, che attendiamo possa tradursi rapidamente in un confronto operativo con i territori, per rafforzare uno dei principali poli aerospaziali europei e cogliere appieno le opportunità offerte dalla nuova economia dello spazio”.
A portare il punto di vista dell’industria e degli stakeholder del settore sono stati quindi i rappresentanti di alcune delle aziende che sostengono e partecipano agli Stati Generali della Space Economy, dalla tavola rotonda a cui hanno preso parte è emerso che la crescita della Space Economy richieda oggi una maggiore integrazione tra industria, mondo finanziario, ricerca e istituzioni, insieme alla capacità di trasformare l’eccellenza tecnologica italiana in nuovi prodotti, servizi e opportunità di mercato. Per Massimo Claudio Comparini, Managing Director della Divisione Spazio di Leonardo, “la space economy sta entrando in una nuova fase in cui il valore sarà sempre più legato ai servizi, ai dati e alle applicazioni rese possibili dalle infrastrutture spaziali che oggi realizziamo. In questa prospettiva Leonardo ha, ad esempio, investito mezzo miliardo di euro in una costellazione proprietaria di osservazione della Terra, un sistema interconnesso e con capacità di supercalcolo a bordo, e nel rafforzamento della propria Divisione Spazio, insieme alle competenze di Telespazio e Thales Alenia Space Italia, con un focus anche sull’esplorazione, ad esempio attraverso il programma per il modulo della prima casa sulla Luna e per una futura rete di navigazione e comunicazione lunare. L’Italia dispone di una filiera industriale e tecnologica di grande qualità: la sfida è rendere sempre più stretta la collaborazione tra grandi imprese, pmi, startup e centri di ricerca e favorire la contaminazione e convergenza dell’innovazione spaziale con le tecnologie digitali, l’Intelligenza Artificiale, il super calcolo. Oggi esiste anche una crescente consapevolezza, da parte del mondo finanziario e industriale, che investire nello spazio significa investire in competitività, innovazione e sviluppo. L’Italia ha tutti gli elementi per giocare un ruolo da protagonista a livello globale”.
Secondo David Avino CEO e Founder Argotec, “lo Spazio sta entrando in una nuova fase della sua evoluzione: non parliamo più soltanto di costellazioni satellitari, ma di soluzioni data-driven capaci di trasformare i dati in informazioni ad altissimo valore aggiunto. In questa nuova era, il fulcro della traiettoria industriale è rappresentato da tecnologie native dual-use e dalla capacità di processare i dati direttamente in orbita, mettendo a disposizione degli utenti finali informazioni in near real-time. Si tratta di asset strategici essenziali per la Pubblica Amministrazione, la Protezione Civile, la Difesa e il settore privato perché consentono di prendere decisioni critiche con maggiore tempestività, precisione ed efficacia. In Argotec, lavoriamo ogni giorno per sviluppare sistemi spaziali che trasformano i dati in capacità operativa, un motore invisibile, ma vitale per la sicurezza, la sostenibilità e la competitività del nostro Paese. L’Italia possiede tutte le capacità industriali e tecnologiche per ricoprire un ruolo centrale in questo nuovo scenario. È però necessario creare un ecosistema capace di attrarre investimenti e capitali internazionali per poter competere a livello globale”.
“Siamo felici di ospitare gli Stati Generali della Space Economy per contribuire a delineare il futuro di un settore destinato a giocare un ruolo sempre più centrale nella competitività del Paese. La space economy rappresenta infatti un potente abilitatore di innovazione, con ricadute trasversali su numerose filiere industriali e tecnologiche – sottolinea Alessandro Grandinetti, Partner Markets & Clients Leader di PwC Italia -. L’Italia ha dimostrato una visione pionieristica, diventando il primo Paese ad aver adottato una legge organica dedicata al tema: un segnale importante che rafforza il posizionamento nazionale in un comparto ad alto valore strategico. Nell’ambito dei valori di Fondazione PwC Italia crediamo nell’importanza del dialogo tra pubblico e privato per accompagnare la crescita di questo ecosistema e trasformare l’innovazione in opportunità concrete per il sistema economico e sociale”.
‘Thales Alenia Space crede e investe fortemente nella sua filiera, integrando più di 250 piccole e medie imprese italiane nella catena del valore, promuovendo da anni le eccellenze nazionali, come dimostra anche la nostra attiva partecipazione nei distretti aerospaziali regionali – ha detto Ornella Bombaci, Direttrice del Competence Centre System Engineering Thales Alenia Space Italia -; solo per citarne alcuni: Piemonte, Lombardia e Abruzzo. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha sicuramente dato nuovo slancio per rafforzare le competenze nazionali nella space economy, ma da sempre la nostra azienda investe in infrastrutture e tecnologie, come dimostrato dalla Space Smart Factory e da nuovi programmi di punta nell’Osservazione della Terra come la costellazione IRIDE’. Per Roberto Aceti, CEO di OHB Italia, ‘gli Stati Generali della Space Economy rappresentano un’importante occasione per costruire una visione condivisa del futuro dello spazio in Italia. Oggi il nostro Paese può contare su una filiera industriale, scientifica e tecnologica tra le più avanzate d’Europa, con competenze che spaziano dall’osservazione della Terra all’esplorazione spaziale, dalle telecomunicazioni alla sicurezza. La sfida è trasformare questo patrimonio in una strategia di lungo periodo capace di rafforzare la competitività nazionale, sostenere l’autonomia strategica europea e generare valore per l’intero sistema economico. Come OHB Italia siamo orgogliosi di contribuire a questo percorso, mettendo a disposizione la nostra esperienza come prime contractor di alcune delle più importanti missioni spaziali europee e italiane’.
“La sfida della space economy non è più sviluppare nuove tecnologie ma trasformare l’innovazione in capacità industriali permanenti, servizi operativi e vantaggio competitivo. Le esperienze che stiamo sviluppando in RINA dimostrano che questo è possibile quando ricerca, proprietà intellettuale, capitale pubblico e privato lavorano in continuità con il mercato – ha spiegato Daniele Calderoni Parronchi, Chief Strategy & Innovation di RINA -. Il vero indicatore di successo non è il numero di progetti finanziati ma la capacità di accompagnare le tecnologie dal laboratorio alle applicazioni industriali. Solo così l’innovazione genera crescita economica, competitività e valore duraturo per il Paese”.
– Foto ufficio stampa Intergruppo Parlamentare per la Space Economy –
(ITALPRESS).
Economia
Elevion Group sigla un accordo per l’acquisizione del 100% di BTS Holdings Italy e delle sue società controllate
Pubblicato
17 ore fa-
13 Luglio 2026di
Redazione
AMSTERDAM (PAESI BASSI) (ITALPRESS) – Elevion Group, fornitore europeo di soluzioni per la decarbonizzazione e l’efficienza energetica e parte del Gruppo CEZ, annuncia di aver sottoscritto un accordo per l’acquisizione del 100% di BTS Holdings Italy e delle sue società controllate. L’accordo è stato siglato con l’americana BTS Bioenergy Europe LLC. Nel perimetro dell’acquisizione rientra anche un portafoglio di 9 impianti nel Nord Italia, di cui tre già operativi e sei attualmente in conversione, che una volta a regime garantiranno una capacità produttiva complessiva pari a 30 milioni di standard metri cubi di biometano all’anno.
L’accordo rappresenta il più importante investimento realizzato finora da Elevion Group nel settore del biogas e del biometano e segna un passaggio fondamentale nella strategia del Gruppo volta a costruire una piattaforma integrata leader nella produzione di green gas.
“L’acquisizione rafforza in modo significativo il posizionamento di Elevion Group nel settore del biometano, integrando il consolidato know-how di BTS nelle attività EPC e ampliando le competenze O&M grazie all’esperienza maturata nella gestione e manutenzione di impianti, anche realizzati con tecnologie di terzi – si legge in una nota -. L’operazione genera importanti sinergie industriali e operative, valorizzando la complementarità delle competenze e consentendo al Gruppo di presidiare l’intera filiera del biometano, dalla progettazione e costruzione degli impianti fino alla loro gestione operativa e manutentiva. Al contempo, contribuisce all’obiettivo del Gruppo di raggiungere entro il 2030 una capacità produttiva complessiva di circa 70 milioni di standard metri cubi di gas rinnovabile all’anno”.
-Foto ufficio stampa Elevion-
(ITALPRESS).


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