Cronaca
Massimo Adriatici, il “mostro” che non c’era
Pubblicato
3 settimane fa-
di
Redazione
di Emanuele Bottiroli
Massimo Adriatici, avvocato ed ex poliziotto, è stato condannato per i fatti della sera del 20 luglio 2021 in piazza Meardi a Voghera. Dodici anni in primo grado per la morte di Youns El Boussetaoui. Questo è il fatto giudiziario e da qui bisogna partire. Ma proprio perché esiste una sentenza, adesso esistono anche le sue motivazioni che non sono né illazioni né gogna social. E quelle motivazioni hanno una caratteristica che dovrebbe imporre qualche riflessione a molti protagonisti del racconto pubblico di questi anni: restituiscono una vicenda enormemente più complessa della caricatura che ne è stata fatta.
Perché su Adriatici si è costruito rapidamente un personaggio. Il leghista con la pistola. Lo sceriffo. L’uomo della ronda. Il politico armato che gira per la città in cerca del diverso da mettere in riga. Una figura quasi cinematografica, perfetta per alimentare il riflesso ideologico e il processo mediatico. Solo che adesso c’è un problema. Quella figura non esiste.
Il giudice afferma che Adriatici fu vittima di un’aggressione ingiusta e ingiustificata: venne colpito al volto, cadde a terra e vide il suo aggressore dirigersi nuovamente verso di lui. La stessa ricostruzione descrive dunque un’aggressione reale, attuale, fisica, tutt’altro che immaginaria. E già questo dovrebbe bastare per mandare al macero parecchie semplificazioni.
Non c’è, nelle motivazioni, lo “sceriffo” che va a caccia di qualcuno. Non c’è l’uomo che provoca scientemente lo scontro. Non c’è nemmeno quella rappresentazione di una sorta di ronda armata che per anni ha fatto da sfondo mediatico e giornalistico alla vicenda. Gli stessi legali sottolineano che la sentenza ha escluso la ricostruzione dell’«indebito servizio di ronda armata e di pedinamento» che era stata contestata nel corso del procedimento.
Questo significa che una condanna non autorizza nessuno a riscrivere retroattivamente la personalità di un uomo per farla coincidere con la propria convenienza narrativa. La giustizia deve giudicare una condotta. Il giornalismo dovrebbe raccontare i fatti. Troppo spesso, invece, intorno a questa storia si è celebrato un terzo rito: quello della costruzione del mostro.
Prima l’etichetta, poi l’uomo. Prima il leghista, poi Adriatici. Prima la pistola, poi tutto ciò che è accaduto prima e dopo. E quando un racconto pubblico funziona così, la verità diventa quasi un fastidio. Ogni elemento che complica il quadro viene espulso, perché disturba la sceneggiatura.
Eppure le motivazioni raccontano anche altro. Raccontano che l’aggressione partì da El Boussetaoui. Raccontano che Adriatici, prima dello scontro fisico, cercò di mantenere le distanze e che il confronto degenerò sino al colpo ricevuto e alla caduta. La sentenza, pur arrivando alla condanna, riconosce dunque proprio l’esistenza di quella situazione aggressiva dalla quale nasce poi tutto il problema giuridico della reazione e dei suoi limiti.
Ed è esattamente qui che comincia il secondo tempo della vicenda. Perché una sentenza di primo grado non è una tavola della legge. È una decisione che si può sottoporre all’appello. E la difesa di Adriatici ha già indicato quelli che considera “punti di forte contraddizione della motivazione”. Il nodo è impressionante nella sua semplicità: secondo la ricostruzione accolta dal giudice, Adriatici sarebbe stato legittimamente in una condizione difensiva ma avrebbe volontariamente ecceduto nella reazione, prendendo questa decisione nel giro di pochissimo tempo, mentre era stato appena colpito al volto ed era finito a terra. I legali contestano proprio questa valutazione e ricordano che consulenti della difesa e della stessa Procura avevano affrontato il tema della capacità di agire lucidamente in una situazione tanto concitata.
Poi c’è il video. Anche qui la difesa contesta con precisione la scansione temporale utilizzata nella motivazione: fra il colpo subito, la caduta, il movimento di El Boussetaoui e la reazione trascorrono frazioni di secondo. I legali sostengono che proprio l’analisi dei fotogrammi contraddica un passaggio centrale del ragionamento adottato dal giudice. Sarà la Corte d’Appello, non un giornale e tantomeno un post sui social, a stabilire quale lettura giuridica debba prevalere. Ma c’è qualcosa che possiamo già capire, senza usurpare il mestiere dei magistrati. Il mostro raccontato per anni non esce da queste carte.
Esce un uomo che ha compiuto un gesto sul quale il Tribunale ha pronunciato una condanna severissima poiché a posteriori, a freddo, si è capito che Boussetaoui non era armato. Ma esce anche un uomo aggredito, scaraventato a terra da un pugno, coinvolto in pochi secondi in una situazione drammatica e improvvisa. Un uomo che non fugge dopo lo sparo, che chiama i soccorsi e rimane sul posto. Sono fatti. E i fatti hanno una curiosa proprietà: resistono alle tifoserie. Resistono anche a quella macchina di insinuazioni, stereotipi e giudizi preventivi che in questi anni ha spesso sostituito l’analisi della vicenda con il suo simbolo politico. Basta pronunciare “leghista”, aggiungere “pistola”, evocare lo “sceriffo” e il racconto sembra già scritto. Il resto diventa dettaglio. No. Il resto è precisamente e ancora ciò di cui è fatta la giustizia.
Adriatici è oggi un uomo condannato in primo grado e il dramma rimane, perché l’altro protagonista della vicenda non c’è più. Ma sarebbe altrettanto scorretto fingere che quella condanna confermi tutte le cose che sono state dette e scritte su Adriatici in questi anni ovunque. Non le conferma affatto ma ne smentisce moltissime. E questo dovrebbe interessare soprattutto chi fa il nostro mestiere, perché non si può utilizzare una tragedia per costruire a posteriori una biografia morale di comodo. L’appello dirà se anche la responsabilità penale debba essere riletta.
Nel frattempo una cosa le motivazioni l’hanno già fatta: hanno tolto parecchia vernice ideologica dal ritratto. E sotto quella vernice non appare lo sceriffo, non appare il giustiziere, non appare il mostro che qualcuno aveva bisogno di raccontare. Appare una persona dentro una tragedia. Appare una persona che se sente urlare o osserva qualcosa che non va non si gira dall’altra parte ma va a controllare, come facevano una volta quasi tutti. Ed è esattamente da lì che bisognava cominciare fin dal primo giorno. Per farlo però sarebbero occorsi prudenza ed equilibrio. Esistono ancora?
L’articolo Massimo Adriatici, il “mostro” che non c’era proviene da Pavia Uno TV.
Potrebbero interessarti
-
Tg News 24/09/2026
-
Ue, Urso “Il settore degli elettrodomestici entra nell’agenda delle riforme”
-
Webuild, S&P conferma la fiducia. Rating BB+ con outlook stabile
-
Consorzi Cobat presentano Bilanci Sostenibilità, crescono filiere RIPA, RAEE, TYRE
-
Lombardia Live 24 Breaking News – 24/9/2026
-
F1 GP Azerbaijan, la Mercedes domina le libere: Russell davanti ad Antonelli, Leclerc 4°
Cronaca
Ue, Urso “Il settore degli elettrodomestici entra nell’agenda delle riforme”
Pubblicato
1 ora fa-
24 Settembre 2026di
Redazione
BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – Il Consiglio Competitività dell’Unione europea ha discusso il non paper sul settore degli elettrodomestici promosso dall’Italia insieme a Francia, Germania, Polonia, Slovacchia e Spagna, chiedendo alla Commissione di riconoscere la rilevanza strategica del comparto e di definire un Piano d’azione europeo dedicato, per rilanciarne la competitività e tutelarlo dalla concorrenza sleale asiatica.
“Siamo riusciti oggi a inserire nell’agenda delle riforme europee il comparto degli elettrodomestici, come ci chiedevano le aziende del settore, anche Electrolux, per delineare un futuro a questo comparto strategico dell’industria europea e italiana”, ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, a margine dei lavori.
Un passaggio europeo che rafforza anche il confronto nazionale su Electrolux, in vista del tavolo convocato al Mimit per il 5 ottobre, con l’obiettivo di salvaguardare una presenza industriale e occupazionale distribuita in cinque regioni.
“Ora possiamo delineare un percorso di transizione che tuteli tutti gli stabilimenti e i nostri lavoratori, mentre definiamo in Europa, insieme agli altri Paesi, nuove regole di salvaguardia rispetto alla concorrenza sleale asiatica”, ha aggiunto Urso.
Nel corso del Consiglio Competitività, Urso è intervenuto anche sulla revisione della definizione europea di “impresa in difficoltà”, sul Chips Act 2.0 e sull’Industrial Accelerator Act, ribadendo la posizione italiana per un Made in Europe fondato sulla base industriale dei 27 e aperto, a condizioni di reciprocità, ai partner extra-UE prioritari, soprattutto nei settori strategici per l’autonomia europea e la sicurezza degli approvvigionamenti. Urso ha inoltre riaffermato la necessità della piena neutralità tecnologica per tutti i settori industriali, a partire dall’automotive.
Tra gli altri temi affrontati anche il Fondo europeo per la competitività, il 28° regime societario per le startup, le materie prime critiche, la chimica, le industrie energivore e la revisione dell’ETS.
A margine dei lavori, Urso ha incontrato gli omologhi di Francia, Germania, Spagna e Paesi Bassi – Sèbastien Martin, Katherina Reiche, Jordi Hereu e Heleen Herbert – e i vicepresidenti esecutivi della Commissione europea Stèphane Sèjournè e Teresa Ribera.
Al centro dei confronti, il rilancio della competitività industriale europea e il coordinamento sui principali dossier, dall’Industrial Accelerator Act all’automotive, dagli elettrodomestici alla chimica e all’ETS.
– Foto Mimit –
(ITALPRESS).
Cronaca
Webuild, S&P conferma la fiducia. Rating BB+ con outlook stabile
Pubblicato
1 ora fa-
24 Settembre 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Arriva da S&P Global Ratings una conferma della solidità del profilo di credito di Webuild. L’agenzia ha concluso la revisione annuale sul Gruppo e ha confermato il rating BB+ con outlook stabile. Il giudizio è costruito sui più recenti dati di performance e tiene conto dell’evoluzione del contesto di mercato.
Nella sua analisi, S&P giudica adeguata la liquidità del Gruppo, mentre il rischio Paese è classificato come basso, a riflesso della qualità dei mercati in cui Webuild opera. L’outlook stabile indica che l’agenzia non prevede variazioni del rating nel medio periodo.
Il giudizio dell’agenzia poggia su un Gruppo che mantiene i propri risultati ai massimi storici. Nel primo semestre del 2026 i ricavi si sono attestati a 6,7 miliardi di euro, in linea con i livelli record del 2025, e oltre il 60% è stato generato all’estero. La dimensione internazionale resta la leva principale della crescita: Webuild continua a monitorare con attenzione le opportunità su mercati strategici come Europa, Australia, Nord America e Medio Oriente, dove gode di un forte posizionamento competitivo. Nello stesso periodo la raccolta di nuovi ordini ha raggiunto 7,7 miliardi di euro. Restano confermati gli obiettivi per l’intero esercizio, con ricavi oltre 13,6 miliardi ed EBITDA oltre 1,2 miliardi.
La conferma di S&P arriva inoltre alla vigilia di un passaggio importante per il Gruppo. Il 28 settembre si apre il periodo di adesione all’Offerta Pubblica di Acquisto su Trevi, che si chiuderà il 20 novembre. Con l’operazione, Webuild punta a rafforzarsi nel settore delle fondazioni speciali, una competenza chiave nella realizzazione di grandi infrastrutture complesse.
– Foto di repertorio ufficio stampa Webuild –
(ITALPRESS).
Cronaca
Consorzi Cobat presentano Bilanci Sostenibilità, crescono filiere RIPA, RAEE, TYRE
Pubblicato
1 ora fa-
24 Settembre 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – L’Italia genera 4,7 euro di PIL per ogni chilogrammo di risorse consumate, il valore più alto tra le grandi economie europee, ma resta anche il Paese più dipendente dall’estero per procurarsele: il 46,6% dei materiali trasformati dall’industria italiana arriva da importazioni, più del doppio della media UE (dati dell’VIII Rapporto sull’Economia Circolare in Italia, su elaborazione Eurostat). Un paradosso che si aggrava se si guarda a quanta materia, invece di rientrare nei cicli produttivi legali, finisce fuori controllo: secondo il rapporto Ecomafia 2025 di Legambiente, nel 2024 i reati legati al ciclo dei rifiuti in Italia sono stati 11.166, in crescita del 19,9% rispetto all’anno precedente.
Una fotografia che restituisce l’immagine di un Paese con grandi potenzialità ma ancora troppi limiti da superare, e di sfide importanti da cogliere: rafforzare la raccolta, blindare la tracciabilità delle filiere e ridurre la dipendenza dalle materie prime vergini. E’ su questo terreno che si inserisce l’azione dei Consorzi Cobat, che oggi hanno presentato a Roma, presso Palazzo Grazioli, la seconda edizione dei Bilanci di Sostenibilità. L’evento ha offerto una lettura integrata delle tre filiere Cobat: RIPA (pile e accumulatori esausti), RAEE (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) e TYRE (pneumatici fuori uso).
L’evento, organizzato insieme a Globe Italia – Associazione Nazionale per il clima, ha visto la partecipazione di Michele Priori, Direttore Generale di Consorzi Cobat, Camilla Colucci, CEO di Circularity – Sustainability Partner che ha supportato la redazione dei report, David Viva, Direttore Generale di Cobat RIPA, Valentina Negri, Direttore Generale di Cobat RAEE e Francesco Massaro, Direttore Generale di Cobat TYRE.
Nella seconda parte dell’evento, la tavola rotonda dal titolo Responsabilità Estesa del Produttore: indirizzi istituzionali e prospettive ha visto gli interventi di Fabrizio Penna (Direttore Generale, Ispra), Massimo Milani (Segretario Commissione Ambiente, Camera dei deputati), Marco Simiani (Capogruppo Commissione Ambiente, Camera dei deputati), Laura D’Aprile (Capo Dipartimento Sviluppo sostenibile, MASE) e Giovanni Di Scipio (Capo Ufficio Legislativo, MASE).
“La transizione verso un modello di sviluppo più sostenibile non si misura soltanto nella capacità di gestire correttamente il fine vita dei prodotti, ma nella possibilità di trasformare quella responsabilità in valore condiviso, per l’ambiente, per il sistema industriale e per le comunità” ha dichiarato Michele Priori, Direttore Generale di Consorzi Cobat. “Il Bilancio che presentiamo oggi, il secondo del nostro percorso di rendicontazione ESG integrato, racconta non solo i risultati raggiunti nel 2025, ma anche la direzione che abbiamo scelto di perseguire: rafforzare un sistema capace di coniugare efficienza, responsabilità, innovazione e trasparenza, contribuendo alla costruzione di filiere sempre più resilienti e competitive”. Cobat RIPA ha gestito una filiera sempre più strategica per l’approvvigionamento di materie prime critiche: i Soci hanno immesso al consumo 231.688 tonnellate di pile e accumulatori, l’82% delle quali riconducibile al comparto automotive (SLI e veicoli elettrici), con le batterie EV in crescita dell’87% rispetto al 2024. Sul fronte della raccolta, le batterie portatili coprono l’84% del totale effettuato dal consorzio, percentuale che corrisponde al 43% circa dell’immesso al consumo del 2024 e al 30% della raccolta a livello nazionale. Un aumento del 9%, rispetto al 2024, registra la raccolta di batterie per veicoli elettrici e mobilità leggera.
Il 2025 ha rappresentato per Cobat RIPA un anno di profonda trasformazione e rafforzamento strategico, segnato dall’evoluzione del quadro normativo europeo e dall’accelerazione della transizione energetica” ha commentato David Viva, Direttore Generale di Cobat RIPA. “In uno scenario sempre più caratterizzato dalla diffusione della mobilità elettrica e dei sistemi di accumulo energetico, le batterie assumono oggi un ruolo strategico senza precedenti: il recupero delle materie prime critiche contenute al loro interno diventa una leva essenziale per la sicurezza degli approvvigionamenti e la competitività industriale del Paese”. Cobat RAEE ha visto i propri Soci immettere al consumo oltre 200.000 tonnellate di apparecchiature elettriche ed elettroniche (+34% dal 2022), mentre il Consorzio ha raccolto quasi 31.000 tonnellate di RAEE, l’8,2% della raccolta nazionale di rifiuti domestici. Il dato più significativo riguarda il comparto professionale, cresciuto del 264% grazie al progressivo revamping degli impianti fotovoltaici: sui moduli fotovoltaici a fine vita, Cobat RAEE ha raggiunto un tasso di recupero della materia dell’89%, con conferimento in discarica pari a zero.
“La crescente diffusione delle tecnologie elettroniche e l’accelerazione della transizione energetica rendono oggi la gestione dei RAEE una sfida strategica per il sistema Paese” ha spiegato Valentina Negri, Direttore Generale di Cobat RAEE. “Restano tuttavia ancora forti divari territoriali, che lasciano l’Italia lontana dagli obiettivi europei di raccolta: per questo la partecipazione attiva dei cittadini rappresenta una leva decisiva, e continuare a investire in comunicazione ed educazione ambientale resta fondamentale per diffondere consapevolezza sul valore delle materie prime contenute nei dispositivi elettronici”. Cobat TYRE ha consolidato il proprio ruolo nella gestione degli pneumatici fuori uso, raccogliendo oltre 42.000 tonnellate di PFU (+31% rispetto al 2023), superando il target ministeriale sul mercato del ricambio del 10,85% e registrando un’accelerazione del 58% sui volumi intercettati dal circuito ACI. Oltre 9.400 le richieste di raccolta gestite nel corso dell’anno dalla rete logistica del Consorzio.
“Nel 2025 Cobat TYRE ha raggiunto risultati che confermano la solidità del nostro modello consortile e la capacità della filiera di operare con efficienza, responsabilità e visione” ha dichiarato Francesco Massaro, Direttore Generale di Cobat TYRE. “Per noi sostenibilità significa trasformare i PFU da rifiuto a risorsa, generando materia prima seconda destinata a nuovi cicli produttivi. Proseguiremo il nostro operato, continuando a garantire ai nostri Soci presidio normativo e strumenti operativi all’altezza di un contesto in rapida evoluzione”. I risultati raccontano molto più di una crescita quantitativa: raccontano la capacità di un sistema di trasformare il fine vita dei prodotti in una nuova opportunità di sviluppo, recuperando materie prime seconde, riducendo il ricorso alle risorse naturali e contribuendo alla sicurezza degli approvvigionamenti in settori sempre più strategici per il futuro dell’Europa.
“Ciò che abbiamo presentato è il frutto di un impegno condiviso con Soci, partner, istituzioni e stakeholder, e rappresentano al tempo stesso il punto di partenza per affrontare le sfide che ci attendono” ha concluso Michele Priori, Direttore Generale di Consorzi Cobat. “Proseguiremo a lavorare con la stessa determinazione per costruire filiere sempre più efficienti, trasparenti e circolari, capaci di generare valore per il sistema produttivo, per l’ambiente e per le generazioni future”.
– foto ufficio stampa Consorzi Cobat –
(ITALPRESS).


Tg News 24/09/2026
Ue, Urso “Il settore degli elettrodomestici entra nell’agenda delle riforme”
Webuild, S&P conferma la fiducia. Rating BB+ con outlook stabile
Consorzi Cobat presentano Bilanci Sostenibilità, crescono filiere RIPA, RAEE, TYRE
Lombardia Live 24 Breaking News – 24/9/2026
F1 GP Azerbaijan, la Mercedes domina le libere: Russell davanti ad Antonelli, Leclerc 4°
Industria, Urso “Serve tutela per il Made in Europe e contro la concorrenza sleale” / Video
Mattarella a Torino per l’inaugurazione di Terra Madre – Salone del Gusto: “Cibo ed energia armi strategiche bersaglio di guerre scellerate” / Video
Mattarella “Cibo ed energia armi strategiche bersaglio di guerre scellerate”
Inclusione e futuro, giovani rifugiati al lavoro nei ristoranti McDonald’s di Roma
Radio Pavia Breakfast News – 3 agosto 2026
Marcinelle, Mattarella “Gestione flussi migratori rispetti dignità delle persone”
La Voce Pavese – Renato Faller, la crescita di Futuro Nazionale
Vino fermo nelle cantine, l’Oltrepò rischia di pagare il conto della crisi
Informazione 3BMeteo Lombardia – Previsioni 29 luglio 2026
Radio Pavia Breakfast News – 26 agosto 2026
Penultima giornata di Mondiali senza podi per l’Italscherma
Tg delle Politiche giovanili – 5 Agosto
Messi saluta il padre con una lettera: “Non ci credo ancora, non so quanto giocherò”
Pavia Uno TV Radio Pavia Breaking News – 29 luglio 2026
Tg News 24/09/2026
Informazione 3BMeteo Lombardia – Previsioni 24 settembre 2026
Tg Economia Italpress – 23 Settembre 2026
Agrifood Magazine – 23 Settembre 2026
Tg Sport Italpress – 23 Settembre 2026
Pronto Meteo Lombardia – Previsioni per il 24 Settembre
Tg News 23/09/2026
Tg News 23/09/2026
AUTUNNO GASTRONOMICO A VARZI_25-9-2011 – di Remo Tagliani
Informazione 3BMeteo Lombardia – Previsioni 23 settembre 2026
Primo piano
-
Cronaca23 ore faCina, nel periodo gennaio-agosto ricavi vendite hi-tech +15,7% su base annua
-
Cronaca24 ore faTg News 23/9/2026
-
Altre notizie21 ore fa
Tg Sport Italpress – 23 Settembre 2026
-
Sport18 ore faItalvolley fuori ai quarti all’Europeo, Finlandia vince al tie-break
-
Cronaca9 ore faRussia, El Mundo “Per Cia possibili attacchi droni in Spagna, Francia e Italia”
-
Cronaca7 ore faTajani “La pace non è un’eredità acquisita ma una responsabilità quotidiana”
-
Altre notizie21 ore fa
Agrifood Magazine – 23 Settembre 2026
-
Cronaca9 ore faXi Jinping arriva negli Stati Uniti, al via vertice “Stabilizzare rapporti”

