Cronaca
Intesa Sanpaolo, missione negli Usa per promuovere 12 Pmi italiane dell’aerospazio
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3 settimane fa-
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Redazione
SAN FRANCISCO (USA) (ITALPRESS) – Intesa Sanpaolo rafforza la crescita internazionale del sistema produttivo italiano con una nuova missione negli U.S.A. dedicata a 12 PMI italiane ad alto potenziale di innovazione e di sviluppo all’estero provenienti da diversi territori nei distretti cruciali in particolare per la filiera aerospaziale e individuate dalla Banca in collaborazione con Innovit (Italian Innovation and Culture Hub) per il percorso di crescita in Silicon Valley.
La missione è inserita nella strategia globale del Gruppo Intesa Sanpaolo a supporto del posizionamento dell’industria italiana all’estero e, in particolare, nelle attività della Divisione Banca dei Territori guidata da Stefano Barrese, orientate a finanziare le nuove iniziative e sedi all’estero delle PMI italiane, a favorire il loro incontro con investitori stranieri e a sostenere lo sviluppo internazionale di settori ad alto contenuto tecnologico strategici per la crescita dell’economia italiana nel mondo.
La missione di Intesa Sanpaolo è stata promossa dal Responsabile della Divisione Banca dei Territori Stefano Barrese accompagnato da Anna Roscio, Executive Director Sales & Marketing Imprese della Banca dei Territori, con Nicola Baiocchi di Silvestri, Country Manager USA & Americas della Divisione IMI CIB. Supportata dal Console Generale d’Italia a San Francisco Massimo Carnelos e dal Director dell’ufficio di Houston dell’ITA Filippo Fusaro è stata organizzata grazie al Centro Italiano di Innovazione, diretto da Alberto Acito ed istituito presso INNOVIT, con sede a San Francisco. Componenti essenziali di INNOVIT sono inoltre ITA (Italian Trade Agency) e IIC (Italian Cultural Institute San Francisco).
La nuova piattaforma di matching per le imprese Nell’ambito della più ampia strategia legata all’internazionalizzazione, la Divisione Banca dei Territori ha presentato nell’occasione la nuova piattaforma digitale Connecting Markets, basata su Intelligenza Artificiale e realizzata dal Gruppo per supportare le PMI italiane nel matching con partner esteri. La piattaforma si basa su un patrimonio informativo molto strutturato ed esteso che consente ai clienti di Intesa Sanpaolo di consultare i dati di oltre 560 milioni di aziende espressione di oltre 2.000 settori merceologici in oltre 170 paesi del mondo.
Attraverso tale strumento innovativo sviluppato in collaborazione con la società Matchplat, e grazie al supporto specialistico fornito e garantito da Intesa Sanpaolo nell’interazione con le controparti, le aziende clienti di Intesa Sanpaolo potranno ricercare nuovi partner industriali, commerciali e per la catena di fornitura, così come aziende target per acquisizioni o collaborazioni, oltre a una maggiore diversificazione dei mercati di ingresso e sviluppo per il proprio business.
Connecting Markets consentirà infatti l’accesso ad un patrimonio informativo globale e all’ecosistema di servizi di Intesa Sanpaolo e dei suoi partner nel mondo per rafforzare l’apertura a nuovi mercati delle PMI italiane, alle quali il Gruppo bancario dal 2020 ha già erogato 12 miliardi di euro in termini di finanziamenti dedicati a progetti di internazionalizzazione e supporto all’export.
Provengono dai territori più diversi ma cruciali e rappresentativi del fare impresa italiano le piccole e medie aziende della filiera aerospaziale individuate insieme a INNOVIT fra le oltre 200mila PMI clienti della Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo: ALI (Napoli), APR (Torino), Bercella (Parma), Bisiach&Carrù (Torino), Bright Solutions (Pavia), Cospal Composites (Bergamo), Curti (Ravenna), Dino Paoli (Reggio Emilia), Leas (Padova), Netgroup (Napoli), Novation Tech (Treviso), SAB Aerospace (Benevento).
Il settore spaziale negli Stati Uniti ha generato in questi anni processi di innovazione senza precedenti a livello globale. E’ in questo contesto che si inserisce il percorso di approfondimento e di contatto con le migliori realtà produttive e innovative realizzato in collaborazione con INNOVIT (Italian Innovation and Culture Hub), per presentare l’eccellenza produttiva italiana nel settore aerospaziale ed offrire una significativa opportunità di formazione e sviluppo del business negli U.S.A. ad alcune realtà espressione dell’eccellenza dei territori, nel solco delle due precedenti esperienze dedicate a startup e PMI il cui successo ha consolidato la cooperazione di Intesa Sanpaolo con le strutture in San Francisco e in Silicon Valley.
Il percorso immersivo del 2026 ha accompagnato le 12 imprese italiane in incontri diretti con i protagonisti dell’industria spaziale statunitense e con l’ecosistema della Silicon Valley, con sessioni di lavoro, formazione e testimonianze sul campo, incontri con investitori o partner potenziali.
La nuova missione statunitense si conferma quindi passo ulteriore nella realizzazione della strategia annunciata dal CEO Carlo Messina nella presentazione del Piano di Impresa 2026-2029 ed è frutto della sinergia tra le Divisioni di Intesa Sanpaolo e della rete del Gruppo a livello globale con istituzioni e community imprenditoriali. Un articolato e ampio piano di accompagnamento alla crescita internazionale delle imprese italiane che rappresentano vere e proprie eccellenze del Made in Italy e che sono state individuate dal Gruppo Intesa Sanpaolo come potenzialmente pronte al confronto con nuovi partner, nuovi investitori e nuovi mercati.
Prima banca commerciale europea ad aver aderito all’ESA Investor Network, Intesa Sanpaolo ha già contribuito concretamente allo sviluppo del settore aerospaziale: ha sostenuto infatti oltre 500 Pmi operanti nella filiera, a cui ha erogato finanziamenti per oltre 1 miliardo di euro.
Intesa Sanpaolo è inoltre l’unica banca italiana e la prima a livello europeo che ha sottoscritto una collaborazione con Banca Europea per gli investimenti (BEI) e Agenzia Spaziale Europea (ESA): l’accordo siglato a luglio scorso attiverà 300 milioni di euro di nuovi finanziamenti per gli investimenti delle Pmi grazie a risorse europee e strumenti di garanzia dedicati.
Il progetto di Intesa Sanpaolo si compie anche grazie a partner come INNOVIT – iniziativa istituzionale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale per il tramite di Agenzia ICE (in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia a Washington e il Consolato Generale d’Italia a San Francisco), che da ottobre 2022 è gestito dalla Fondazione Giacomo Brodolini e Harmonic Innovation Xcelerator, (incubatore e acceleratore di Harmonic Innovation Group) – con l’obiettivo di stimolare idee imprenditoriali catalizzando progetti innovativi e attivandosi come acceleratore del loro sviluppo internazionale grazie ad una presenza stabile in Silicon Valley e negli USA.
La missione statunitense è la terza nell’arco di un triennio, sviluppata grazie alla consolidata partnership con INNOVIT, che ha contribuito a concretizzare un ecosistema di relazioni internazionali tra imprese e soggetti strategici statunitensi, in una crescente cooperazione che ha alimentato il network e il business di 12 startup innovative italiane emergenti nell’ambito del programma di accelerazione Up2Stars promosso dalla Banca dei Territori nel 2024 e di 12 Pmi campioni del Made in Italy selezionate nel 2025 dalla Banca dei Territori per il potenziale innovativo dei loro progetti nell’ambito del programma Imprese Vincenti.
“Gli italiani sono storicamente esploratori ma, soprattutto, esportatori di prodotti, macchine, saper fare eccellente e ricercato in tutto il mondo: per questo siamo sempre più convinti che l’apertura di nuove rotte commerciali e industriali sia cruciale per l’economia italiana e, più in generale, per quella europea – ha detto Stefano Barrese, responsabile Divisione Banca dei Territori Intesa Sanpaolo -. Siamo da sempre la banca di riferimento per le PMI e lo siamo anche per la filiera dell’aerospazio, che si sviluppa dai nostri territori e nei distretti industriali per raggiungere obiettivi sfidanti, anche negli Stati Uniti e in Silicon Valley, culla dell’innovazione e di molte opportunità, come abbiamo già testimoniato nel tempo. Il nostro ruolo è individuare con loro nuove opportunità per crescere all’estero e ideare nuovi strumenti per affiancarle nei progetti industriali, nelle partnership con nuovi investitori e nei risultati anche culturali oltre che economici. Grazie alla nostra innovativa piattaforma, frutto di stimoli raccolti qui nelle missioni precedenti, saremo in grado di offrire un potenziale planetario per la crescita e la competitività delle nostre PMI, alle quali dal 2020 abbiamo erogato credito per oltre 141 miliardi di euro, di cui 12 miliardi per internazionalizzazione ed export e 14 miliardi per operazioni di finanza straordinaria come acquisizioni, fusioni, apertura del capitale. Saranno questi gli elementi strategici per competere a livello globale e le nostre imprese hanno tutte le caratteristiche per poter eccellere”.
“I settori a più elevato contenuto tecnologico rappresentano un ambito strategico delle relazioni economico-commerciali tra Italia e Stati Uniti. Tra questi, l’aerospazio si distingue per la rilevanza degli scambi e per le complementarità esistenti tra le rispettive filiere produttive dei due Paesi – ha sottolineato l’Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti, Marco Peronaci -. La missione promossa da Intesa Sanpaolo va quindi nella direzione giusta, cercando di intercettare le grandi opportunità che il mercato americano può offrire alle imprese italiane, anche le PMI. Il nostro Consolato Generale a San Francisco e INNOVIT sono al fianco di tutti gli attori del Sistema Paese che intendano affacciarsi nella Silicon Valley e più in generale nella Bay Area, che costituisce uno dei più importanti ecosistemi economici e innovativi del mondò.
Commenta il Console Generale d’Italia a San Francisco, Massimo Carnelos: “Saper fare sistema è essenziale per valorizzare le eccellenze italiane in un contesto strategico come la Silicon Valley. La collaborazione tra Intesa Sanpaolo e INNOVIT dimostra il valore di un impegno condiviso tra soggetti con competenze complementari, capace di accompagnare le imprese nel confronto con un ecosistema altamente competitivo e di favorire nuove connessioni con partner strategici d’oltreoceano. La continuità di iniziative come questa contribuisce ad ampliare le opportunità per il nostro tessuto produttivo e a rendere più solide e strutturate le relazioni economiche e industriali tra Italia e Stati Uniti, soprattutto nei settori tecnologici a maggiore potenziale di sviluppo”.
“La Space Economy è da sempre uno dei verticali tecnologici su cui INNOVIT ha scelto di investire, costruendo competenze e relazioni con l’ecosistema della Silicon Valley. In questi anni abbiamo sviluppato 48 programmi per startup e PMI innovative, supportando quasi 500 aziende e 1.000 imprenditori, con oltre 1.750 sessioni e più di 1.000 mentor e speaker. Con Intesa Sanpaolo siamo al terzo anno di collaborazione: una continuità che ci permette di mettere questo patrimonio al servizio di 12 PMI dell’aerospazio, in un settore in cui la convergenza tra spazio, AI, software e dati sta aprendo nuove opportunità. E’ il ruolo di INNOVIT: trasformare una presenza stabile in Silicon Valley in accesso a competenze, relazioni e opportunità concrete di crescita negli Stati Uniti” spiega Alberto Acito, Direttore del Centro di Innovazione di INNOVIT.
La Space Economy è oggi uno degli ecosistemi produttivi a più alto potenziale di crescita a livello globale. Secondo le stime della Space Foundation le attività della Space Economy dovrebbero raggiungere circa 800 miliardi di dollari entro il 2027 e 1.000 miliardi di dollari entro il 2032. Il settore integra industria manifatturiera ad alto contenuto tecnologico, servizi avanzati e ricerca scientifica, con ricadute positive trasversali su energia, ambiente, ICT, salute e trasporti. L’Italia è tra i principali Paesi europei nel settore aerospaziale con un’industria, che conta oltre 50.000 addetti, attiva nei settori della fabbricazione di veicoli aerospaziali, nelle riparazioni e nelle telecomunicazioni satellitari. Il nostro Paese spicca anche per una specializzazione nella Space Economy, con una filiera articolata che va dal software all’elettronica, dall’ingegneria alle telecomunicazioni, dalla meccanica alla fabbricazione di veicoli spaziali. Le Pmi del settore sono spesso specializzate in nicchie produttive ad alto contenuto tecnologico.
A queste si affiancano grandi player integrati con un’offerta altamente diversificata. La forte multidisciplinarietà della filiera favorisce la collaborazione tra soggetti diversi e il trasferimento continuo di conoscenze, alimentando uno sviluppo sinergico e innovativo.
– foto ufficio stampa Intesa Sanpaolo –
(ITALPRESS).
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Cronaca
Dalla Cina a Milano, le unghie finte entrano nel mondo della moda
Pubblicato
5 ore fa-
28 Settembre 2026di
Redazione
NANCHINO (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Piccole opere d’arte da indossare sulla punta delle dita viaggiano dalla Cina orientale fino a Milano, una delle capitali mondiali della moda.
Per la designer italiana Chiara Silvestri, tutto è cominciato con un pacco arrivato dalla contea di Donghai, nella provincia orientale cinese dello Jiangsu. Appassionata di unghie finte adesive, Silvestri ne aveva ordinato online un set. I disegni elaborati e l’estetica marcatamente orientale hanno subito attirato la sua attenzione.
“Sono come abiti per la punta delle mie dita. Posso abbinarle ogni giorno al mio umore e al mio stile”, ha detto Silvestri.
Da quell’esperienza è nata un’idea: combinare le tendenze della moda contemporanea con elementi delle culture orientale e occidentale, unendo la fluidità dell’arte tradizionale cinese alle linee essenziali della geometria occidentale per creare un modello originale.
Silvestri ha inviato il progetto a Lu Jing, modellista di unghie finte a Donghai, a oltre 8.000 chilometri di distanza. Le due hanno presto iniziato a collaborare.
“Lavoro in questo settore da cinque anni e ogni giorno mi occupo di più di una dozzina di set di unghie finte”, ha raccontato Lu. “Ma che una ragazza di Milano mi contattasse per propormi di creare insieme un modello era una novità assoluta”.
Lu ha impiegato diversi giorni per trasformare gli schizzi di Silvestri in un set completo. Donghai, nota come la “capitale mondiale del cristallo”, ha sviluppato intorno a questa pietra un’importante attività produttiva. Secondo Lu, il tocco finale delle unghie finte è spesso l’applicazione di cristalli naturali provenienti proprio da Donghai.
Quando ha ricevuto il set personalizzato, Silvestri ne è rimasta entusiasta. “Erano ancora più belle di quanto immaginassi”, ha detto. “Ho intenzione di ordinarne altre da regalare ad amici e familiari”.
La collaborazione riflette la rapida crescita del settore delle unghie finte a Donghai, sviluppatosi insieme alla filiera locale del cristallo.
Tra gennaio e agosto di quest’anno, le transazioni relative ai cristalli a Donghai hanno raggiunto i 48,3 miliardi di yuan, circa 7,2 miliardi di dollari, in aumento del 23,85% su base annua. Le transazioni del commercio elettronico sono ammontate a 32,2 miliardi di yuan, con una crescita del 12,98%, mentre quelle delle unghie finte sono salite del 37,1%, a 13,3 miliardi di yuan. Il commercio elettronico transfrontaliero ha rappresentato circa il 40% di quest’ultimo valore.
Donghai ha ora una capacità produttiva annua di circa 300 milioni di set di unghie finte. Il settore dà lavoro a oltre 50.000 persone e la sua rete commerciale raggiunge più di 30 Paesi e regioni.
Dietro questi prodotti c’è una rete logistica sempre più sviluppata, pensata per far arrivare le produzioni locali ai consumatori esteri in modo rapido e affidabile.
Donghai ha realizzato un parco logistico per il commercio elettronico in grado di gestire oltre tre milioni di pacchi al giorno. Ha inoltre costruito 44.000 metri quadrati di magazzini doganali e logistici per il commercio elettronico transfrontaliero e ha aperto un collegamento per il trasferimento doganale delle merci esportate per via aerea. I prodotti possono raggiungere i consumatori esteri in appena sette-nove giorni.
In occasione della Milano Fashion Week, il 23 e 24 settembre Donghai ha presentato in Italia le proprie attività nei settori del cristallo e delle unghie finte durante un evento dedicato alla cooperazione internazionale.
All’evento, organizzato a Milano, sono stati esposti diversi modelli di unghie finte nati dalla collaborazione tra produttori cinesi e designer italiani: un esempio di come artigianato, moda e influenze culturali dei due Paesi possano incontrarsi su una superficie molto piccola.
“Lo scambio culturale non è mai a senso unico. E’ sempre un percorso a due vie”, ha dichiarato Ivan Cardillo, presidente dell’Associazione per lo sviluppo economico e imprenditoriale Italia-Cina.
“Le unghie finte realizzate a mano sono piccole, ma racchiudono un enorme valore culturale”, ha aggiunto Cardillo. “Credo che abbiano tutte le potenzialità per raccontare una nuova storia tra Cina ed Europa a Milano, capitale della moda”.
-foto Xinhua-
(ITALPRESS)
Cronaca
L’IA entra nelle PMI, nasce l’Osservatorio per governare il cambiamento
Pubblicato
5 ore fa-
28 Settembre 2026di
Redazione
MILANO (ITALPRESS) – Negli stessi giorni in cui il dibattito sull’intelligenza artificiale e sulla sua regolamentazione si intensifica a livello internazionale, UniEticPmi lancia il suo Osservatorio AI per trasformare la complessità di questa tecnologia in conoscenza affidabile e, soprattutto, in uno strumento utile per le piccole e medie imprese. La sfida che si trovano davanti le aziende è infatti comprendere l’intelligenza artificiale, valutarne gli effetti e integrarla in modo responsabile nella propria organizzazione.
Di questi temi si è discusso in un pomeriggio di lavori tenutosi a Milano. Tanti interlocutori diversi hanno esposto le proprie considerazioni sull’IA e su come cambia il mondo delle imprese di fronte a questa tecnologia sempre più pervasiva. Aziende, istituzioni, accademici ed esperti si sono riuniti per approfondire proprio le principali sfide e opportunità dell’intelligenza artificiale, toccando argomenti che hanno spaziato dalla compliance alla finanza, dalla governance al futuro della comunicazione.
Roberto Marseglia, Direttore dell’Osservatorio AI UniEtic Pmi, ha sottolineato quanto l’IA sia una tecnologia capace di trasformare le abitudini delle persone e delle imprese. “Per le piccole e medie aziende l’adozione dell’intelligenza artificiale è un pò più lenta rispetto alle grandi, che hanno più disponibilità di investire”, ha spiegato, “ma questo è il momento giusto per fare degli investimenti e cominciare ad adottare questa tecnologia. Per farlo, però, bisogna adeguare la compliance, i processi e anche le competenze delle persone. In questo senso, l’Osservatorio vuole essere un punto di incontro per cercare di crescere insieme”.
“Molte imprese rischiano di restare fuori dall’opportunità che l’IA costituisce e non possiamo permettercelo”, ha rimarcato Andrea Cafà, Presidente CIFA Italia e FonARCom, “perchè oggi le micro, piccole e medie imprese nel nostro Paese sono oltre il 98,5% del tessuto produttivo e offrono occupazione a più della metà dei lavoratori nel settore privato. Poichè la nostra economia è così condizionata da queste micro e piccole imprese, le aziende vanno accompagnate. Dobbiamo far capire che introdurre l’IA in azienda vuol dire innanzitutto domandarsi quali sono i vantaggi che essa porterà all’interno della struttura, come si inizia a riprogettare determinate attività e, di conseguenza, quale intelligenza è meglio applicare; non vanno poi dimenticate compliance e regolamentazione per mantenere una buona governance. Per arrivare a questo è indispensabile la formazione continua, che credo sia importante affinchè i lavoratori possano adottare l’IA in maniera responsabile e consapevole”.
L’intelligenza artificiale può essere davvero utile e soprattutto non spaventosa solo se è l’essere umano a regolamentarla e a guidarla nella giusta direzione. Angelo Maria Petroni, Presidente dell’Osservatorio nato in collaborazione con FonArCom, Centro Studi “Il Lavoro Continua” e Università telematica degli Studi, ha invitato a non essere catastrofisti, sottolineando che tutte tecnologie che si sono susseguite nel corso della storia hanno avuto lati positivi e negativi. “Con l’energia elettrica qualcuno è rimasto fulminato, ma questo non vuol dire che vi abbiamo rinunciato”, ha affermato con un sorriso. “Nel caso dell’IA, l’importante è che il pensiero rimanga in mano agli esseri umani. Inoltre, stiamo parlando di una tecnologia che fa parte delle nostre vite da più di 20 anni, la si trova anche nei primi cellulari. Certo, ora è più forte ed estesa e per questo va controllata di più. Non dimentichiamo che il termine intelligenza artificiale è stato inventato nel 1955”. Il presidente Petroni, quindi, ha condiviso l’idea del presidente Cafà: l’obiettivo dell’Osservatorio è formare i dipendenti delle aziende, così che possano padroneggiare la tecnologia di un futuro che, di fatto, è già qui.
Oltre all’applicazione in azienda, l’IA fa interrogare anche sulla tutela dei diritti dei lavoratori. Secondo Giuseppe Tango, Magistrato della Sezione Lavoro del Tribunale di Palermo e Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, “Il diritto del lavoro è destinato a inseguire il cambiamento organizzativo scatenato dal progresso tecnologico. L’intelligenza artificiale è riuscita in un brevissimo lasso di tempo a imporsi come strumento utilizzato trasversalmente non soltanto nelle piattaforme digitali, ma anche nelle lavorazioni più classiche. Una legislazione adeguata potrebbe essere la soluzione: servono nuove regole che però devono avere alle spalle una visione e quella visione deve avere la persona al centro dell’attenzione”.
Ecco allora che il discorso si allarga più in generale alla tutela della dignità dei singoli individui, un tema su cui si è concentrata Tiziana Orrù, Sostituta procuratrice generale della Corte di Cassazione. Nel suo intervento, la dottoressa Orrù ha fatto riferimento ai principali testi che ad oggi proteggono gli utenti sul Web e non solo: dal regolamento Ue AI Act alla Carta fondamentale dei diritti dell’uomo, passando per il GDPR a tutela della privacy. “Questi testi contengono delle regole che, se violate, producono delle conseguenze. Nel caso delle imprese si può parlare per esempio di concorrenza sleale, mentre se si pensa al singolo individuo si può entrare nel campo della discriminazione. A livello giurisprudenziale, si interviene con il risarcimento del danno, sia esso fisico e/o morale, o anche con l’inibitoria, cioè con l’obbligo di far cessare un’attività dannosa nei confronti di una persona o di un’impresa”.
L’intelligenza artificiale sta avendo un forte impatto pure sulla comunicazione, anche se, come ha ricordato il professor Carlo Nardello, docente di Digital Marketing all’Università “La Sapienza” di Roma e Presidente di Comtel, il mondo del cinema e della letteratura ci raccontano dell’IA già da decenni, spesso ipotizzando futuri distopici in cui l’umanità è messa in pericolo da macchine sempre più intelligenti. “La comunicazione è stata molto attenta a tutte queste tematiche. Si tratta di tecnologie che cambiano il nostro modo di vivere, specialmente ora che gli strumenti sono più accessibili a tutti, a partire dai cellulari. Utilizziamo ChatGPT o Cloud, ma fino a poco tempo fa neanche potevamo pensarci. L’IA è diventata qualcosa di fruibile e la si usa anche per scrivere. La cosa importante, però, è che dobbiamo riconoscere la nostra responsabilità di qualsiasi cosa noi scriviamo. Questo è quello che ci dice anche l’Europa: si può usare tutti gli strumenti che si vogliono, ma l’importante è assumersene la responsabilità”.
-foto f12/Italpress –
(ITALPRESS).
Cronaca
Acqua, 64 aziende siglano il “Patto per la Resilienza idrica” di Utilitalia
Pubblicato
5 ore fa-
28 Settembre 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – La Water Resilience Strategy europea traccia il percorso per affrontare la gestione della risorsa idrica alla luce di un clima sempre più estremo. Da questo punto di partenza Utilitalia individua sei linee d’azione e un pacchetto di proposte rivolte alle istituzioni e al regolatore per rendere il servizio idrico sempre più efficiente e capace di reggere l’urto dei cambiamenti climatici. Questo è l’obiettivo del “Patto per la Resilienza idrica”, attraverso il quale le imprese associate a Utilitalia rilanciano il proprio impegno per passare dalla gestione dell’emergenza a un orientamento sempre più basato sulla prevenzione. Oggi, in occasione dell’evento di apertura del Festival dell’Acqua organizzato dalla Federazione, 64 aziende dislocate su tutto il territorio nazionale che gestiscono il servizio idrico per quasi 42 milioni di abitanti (il 71% della popolazione nazionale) hanno sottoscritto il Patto. Si tratta di A2A, Abbanoa, ABC Napoli, ACDA, ACEA, AcegasApsAmga, Acinque, Acqua Novara VCO, Acque Bresciane, Acque del Chiampo, Acque del Sud, Acque, Acque Veronesi, Acquedotto del Fiora, Acquedotto Lucano, Acquedotto Pugliese, Acquevenete, Alfa Varese, Alto Trevigiano Servizi, AMAP Palermo, Andria Multiservice, ASA Livorno, Aset, Asmea, Astea, BrianzAcque, Caltaqua, CIIP, Cogesi, Consorzio Azienda Multiservizi Intercomunale, Etra, Gestione Acqua, GRIM, Gruppo CAP, Gruppo CIDIU, Gruppo Nepta, Hera, Iren, Marche Multiservizi, Medio Chiampo, MM, Nuove Acque, Padania Acque, Pavia Acque, Piave Servizi, Publiacqua, Rete Sud, S.E.V., Sal, SMAT, Sogeri, Sorgeaqua, Sorical, Suez, TEA Mantova, Tennacola, Umbra Acque, Uniacque, Veneto Acque, Veolia, Veritas, Viacqua, Viva Servizi e Viveracqua.
“Garantire la resilienza della risorsa idrica – spiega il presidente di Utilitalia, Luca Dal Fabbro – significa tutelare un bene essenziale per la qualità della vita dei cittadini, per la tenuta del nostro sistema economico e per la sicurezza energetica del Paese. E’ una sfida che riguarda non solo il settore idrico, ma l’interesse nazionale nel suo complesso. Per questo le imprese del servizio idrico integrato intendono accelerare ulteriormente sul fronte dell’efficienza e degli investimenti, per rendere il sistema sempre più resiliente agli effetti dei cambiamenti climatici. Un impegno che deve essere accompagnato da politiche e strumenti adeguati, in grado di sostenere un percorso virtuoso e omogeneo in tutti i territori, soprattutto in quelli che presentano le maggiori fragilità”.
Come emerge dai dati del Blue Book, se la media degli investimenti si è attestata sui 90 euro annui per abitante nel periodo 2021-2029, risultano ancora molto bassi (22 euro per abitante nel 2024) i dati relativi gli investimenti delle gestioni “in economia”, ovvero dove gli enti locali si occupano direttamente del servizio idrico; un quadro che interessa ancora 1.310 comuni per circa 6,9 milioni di abitanti (il 12% della popolazione italiana) soprattutto al Sud, ostacolando investimenti ed economie di scala. Al contempo, le imprese del settore sono alle prese con una sfida idrica globale che non è più emergenziale ma strutturale. L’estate 2026 ha confermato la crescente pressione sulla risorsa idrica: secondo i dati di Copernicus è stata la più calda mai registrata nell’Europa occidentale, con un’anomalia di +2,5°C rispetto alla media 1991-2020, superando perfino il record del 2003. In Italia, agosto 2026 ha chiuso con temperature fino a +3,5°C sopra la norma climatica, risultando il più caldo della serie storica recente. Le elevate temperature sono state accompagnate da una siccità diffusa, con aridità dei suoli e portate eccezionalmente basse nei principali fiumi europei, dal Reno al Danubio fino al Po. Questo impone un’accelerazione significativa delle politiche di adattamento, modernizzazione infrastrutturale e finanza dedicata, se si pensa che il 15% del PIL dell’Area Mediterranea (1.902 mld $) e il 20% di quello italiano (384 mld ) non potrebbero essere generati senza la risorsa idrica.
In questo quadro, il “Patto per la Resilienza idrica” si articola in sei linee d’azione strategiche, studiate per rispondere alle sfide del cambiamento climatico e modernizzare la gestione del servizio idrico nazionale.
Governare la resilienza idrica attraverso una solida gestione industriale nella piena applicazione della regolazione di settore sull’intero territorio nazionale. L’obiettivo è consolidare modelli gestionali stabili e di lungo periodo, garantendo la piena applicazione della regolazione su tutto il territorio nazionale. Ciò richiede un rafforzato sostegno istituzionale ai gestori – adeguando le concessioni ai reali fabbisogni di investimento – e la garanzia di criteri di valutazione uniformi, con l’intervento diretto di ARERA laddove la disciplina regolatoria non sia ancora pienamente applicata.
Sviluppare un sistema idrico water-smart. Per ridurre gli sprechi e incrementare l’efficienza, occorre puntare con decisione su competenze, capacità operative, innovazione e digitalizzazione. Il Patto propone l’introduzione di meccanismi regolatori premianti per gli operatori più virtuosi, favorendo la diffusione delle best practice, oltre alla standardizzazione e all’interoperabilità dei dati.
Favorire aggregazioni e cooperazione. Il superamento della frammentazione gestionale è un passaggio chiave per rafforzare la solidità economica del settore e la sua capacità di investimento. Si mira a promuovere la nascita di reti d’impresa, un dialogo continuo con l’Autorità di regolazione per indirizzare le risorse e l’adozione di strumenti già consolidati a livello europeo, agevolando al contempo l’accesso al credito e la condivisione delle strategie di innovazione.
Integrare infrastrutture, risorsa ed ecosistemi nel ciclo dell’acqua. La tutela del ciclo idrico richiede un approccio sistemico e inclusivo. In quest’ottica, si prevede il confronto con gli stakeholder sulla responsabilità estesa del produttore – utile anche a finanziare il contrasto ai contaminanti emergenti – e la valorizzazione di soluzioni basate sulla natura, il riuso, la protezione delle falde e l’accumulo, per garantire la resilienza dei territori e il ripristino degli ecosistemi.
5.Promuovere una cultura dell’acqua. La diffusione della consapevolezza sul valore strategico della risorsa idrica passa attraverso un’azione educativa capillare. Il piano punta a coordinare campagne di sensibilizzazione multilivello e ad avviare una collaborazione strutturata con il mondo scolastico.
Sostenere il ruolo dei gestori come “sentinelle territoriali”. Gli operatori idrici devono essere riconosciuti come attori centrali nell’affrontare sui singoli territori gli impatti del cambiamento climatico. Per farlo, il Patto individua due leve fondamentali: la semplificazione dei procedimenti autorizzativi e un adeguato riconoscimento tariffario per gli investimenti innovativi orientati alla prevenzione e alla resilienza dei territori.
– foto ufficio stampa Utilitalia –
(ITALPRESS).


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Radio Pavia Breakfast News – 28 settembre 2026

