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Economia

Intesa Sanpaolo porta l’aerospazio italiano nella Silicon Valley: 12 Pmi alla sfida Usa

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di Stefano Vaccara

SAN FRANCISCO (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Dalla meccanica di precisione ai materiali compositi, dalla robotica alla cybersecurity, dai laser per l’esplorazione spaziale ai sistemi per satelliti e lanciatori. Dodici piccole e medie imprese italiane hanno portato per cinque giorni nella Silicon Valley uno spaccato della filiera nazionale dell’aerospazio, incontrando investitori, aziende, ricercatori e protagonisti dell’ecosistema tecnologico americano.

La missione, promossa da Intesa Sanpaolo in collaborazione con INNOVIT dal 31 agosto al 4 settembre, rappresenta la terza iniziativa realizzata insieme in tre anni e la prima interamente concentrata sull’aerospazio. L’obiettivo è accompagnare aziende italiane ad alto potenziale non soltanto nella ricerca di nuovi clienti, ma verso partnership industriali, capitali e una presenza più strutturata sul mercato americano. Il programma ha previsto incontri diretti con protagonisti dell’industria spaziale statunitense, investitori e potenziali partner, oltre a sessioni di formazione e approfondimento nell’ecosistema della Silicon Valley.

Le dodici aziende selezionate sono ALI di Napoli, APR di Torino, Bercella di Parma, Bisiach & Carrù di Torino, Bright Solutions di Pavia, Cospal Composites di Bergamo, Curti, Dino Paoli di Reggio Emilia, Leas di Padova, Netgroup di Napoli, Novation Tech di Treviso e SAB Aerospace di Benevento. Realtà differenti per dimensioni, storia e specializzazione, ma accomunate da tecnologie che possono trovare spazio nella nuova catena del valore dell’industria aerospaziale americana.

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A ideare e guidare la missione per Intesa Sanpaolo è stato Stefano Barrese, responsabile della Divisione Banca dei Territori, accompagnato da Anna Roscio, Executive Director Sales & Marketing Imprese, e da Nicola Baiocchi Di Silvestri, Country Manager USA & Americas della Divisione IMI Corporate & Investment Banking. La missione è stata realizzata a San Francisco lavorando a fianco di INNOVIT, il cui Centro di Innovazione è diretto da Alberto Acito. L’iniziativa è stata anche supportata dal Console Generale d’Italia a San Francisco Massimo Carnelos e dall’Italian Trade Agency, con Filippo Fusaro dell’ufficio ITA di Houston

Dietro la missione c’è una strategia che Intesa Sanpaolo vuole rendere sempre più strutturale. La banca ha già finanziato oltre 500 PMI della filiera aerospaziale italiana per più di un miliardo di euro ed è la prima banca commerciale europea ad aver aderito all’ESA Investor Network. Un accordo sottoscritto con Banca Europea per gli Investimenti e Agenzia Spaziale Europea punta inoltre ad attivare altri 300 milioni di euro di finanziamenti per gli investimenti delle PMI.

“L’apertura di nuove rotte commerciali e industriali è cruciale per l’economia italiana e, più in generale, per quella europea”, ha sottolineato Barrese. Dal 2020 Intesa Sanpaolo ha erogato alle PMI oltre 141 miliardi di euro di credito, dei quali 12 miliardi per internazionalizzazione ed export e 14 miliardi per operazioni di finanza straordinaria, tra acquisizioni, fusioni e aperture del capitale. Per Barrese, il compito della banca non si esaurisce dunque nel finanziamento: significa accompagnare l’impresa nella crescita e prepararla ad affrontare mercati, investitori e operazioni societarie sempre più complesse.

Un tema particolarmente delicato proprio nella Silicon Valley, dove alcune delle PMI italiane presenti, pur relativamente piccole, possiedono tecnologie e know-how di altissimo livello che possono renderle appetibili anche per grandi gruppi americani. Interpellato da Italpress sul rischio che l’apertura agli investitori statunitensi possa tradursi nella vendita di aziende strategiche e, alla fine, nella perdita di tecnologia e Made in Italy, Barrese ha spiegato che il ruolo della banca è anche quello di preparare le imprese prima che si trovino davanti a queste scelte, rafforzandole e accompagnandole nella valutazione delle opportunità. Internazionalizzare, quindi, non deve necessariamente significare vendere: l’obiettivo è mettere l’imprenditore nelle condizioni di scegliere consapevolmente partner, capitali e modalità di crescita, preservando quando possibile il valore industriale costruito in Italia.

Proprio a San Francisco la banca ha presentato anche Connecting Markets, nuova piattaforma digitale basata sull’intelligenza artificiale che consente alle imprese clienti di ricercare potenziali partner industriali, commerciali e della supply chain, oltre a possibili target per acquisizioni e collaborazioni. Il sistema permette di consultare informazioni su oltre 560 milioni di aziende, appartenenti a più di 2.000 settori in oltre 170 Paesi. Dal 2020 Intesa Sanpaolo ha già destinato 12 miliardi di euro a finanziamenti per progetti di internazionalizzazione e sostegno all’export.

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Ma la missione non si è limitata agli incontri di business nella sede di INNOVIT. A UC Berkeley abbiamo incontrato alcuni degli italiani impegnati nella ricerca scientifica e tecnologica dell’università, guidati in tour dal Prof. Alessandro Ratti, del Lawrence Berkeley National Laboratory. Nel campus quindi incontri (e interviste) con il professor Massimiliano Fratoni, nuclear engineer, insieme a una nuova generazione di dottorandi e ricercatori. Tra loro Carlo Bosio, impegnato nella robotica, Matteo Guarrera, che lavora nel campo dell’intelligenza artificiale, oltre a Gianluca Sampaolo, MSCA Global Fellow, e Gianmarco Fifi, Marie Sklodowska-Curie Research Fellow. Italpress li ha intervistati per raccontare anche attraverso le loro esperienze il contributo dei ricercatori italiani all’ecosistema tecnologico californiano.

A Stanford University il confronto ha coinvolto direttamente anche i rappresentanti delle 12 aziende italiane, che hanno partecipato a briefing e lecture con il mondo accademico. Tra i protagonisti il professor Alberto Salleo, docente di Materials Science & Engineering e Photon Science e Senior Fellow del Precourt Institute for Energy, con il quale Italpress ha affrontato anche le grandi trasformazioni tecnologiche in corso e la competizione internazionale, compresa quella con la Cina.

A Stanford Italpress ha intervistato anche il giovane ricercatore italiano Daniele Gammelli, specializzato nell’intelligenza artificiale applicata alla robotica e all’autonomia dei sistemi e impegnato anche sui possibili utilizzi nello spazio. Gammelli rappresenta inoltre un caso significativo di “cervello di ritorno”: dopo l’esperienza negli Stati Uniti è destinato a riportare in Italia competenze maturate nell’ecosistema di Stanford, assumendo un ruolo di primo piano a Torino nell’ambito dell’Istituto Italiano di Intelligenza Artificiale (AI4I).

Un ricevimento al Consolato Generale d’Italia a San Francisco ha quindi riunito imprese, istituzioni e protagonisti della missione. Tra gli ospiti Silvio Savarese, scienziato italiano dell’intelligenza artificiale, intervenuto sulle trasformazioni che l’AI è destinata a produrre nell’industria e nella società. Per il Console Generale Carnelos, le capacità mostrate dalle PMI arrivate dall’Italia dimostrano che il Paese possiede le competenze per giocare nella “Champions League” della Space Economy. Ed è proprio la convergenza fra spazio e nuove tecnologie a rendere strategica la presenza nella Bay Area. “La convergenza tra spazio, AI, software e dati sta aprendo nuove opportunità”, ha spiegato Acito. INNOVIT ha sviluppato 48 programmi per startup e PMI innovative, sostenendo quasi 500 aziende e mille imprenditori, attraverso oltre 1.750 sessioni e più di mille mentor e speaker. La collaborazione con Intesa Sanpaolo è ormai al terzo anno.

Una collaborazione che coinvolge più in generale il Sistema Italia. L’ambasciatore italiano negli Stati Uniti Marco Peronaci ha sottolineato come l’aerospazio sia uno dei settori a più alto contenuto tecnologico nelle relazioni economiche fra Italia e Stati Uniti, caratterizzato anche dalla complementarità tra le rispettive filiere produttive.

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Per Carnelos, invece, “saper fare sistema” è essenziale per trasformare l’eccellenza tecnologica italiana in connessioni durature con partner strategici americani. La posta in gioco è del resto enorme. Secondo le stime della Space Foundation riportate da Intesa Sanpaolo, la Space Economy globale dovrebbe raggiungere circa 800 miliardi di dollari entro il 2027 e mille miliardi entro il 2032. L’Italia parte da una base significativa: oltre 50 mila addetti nell’industria aerospaziale e una filiera che attraversa software, elettronica, telecomunicazioni, ingegneria, meccanica e produzione di veicoli spaziali. Le PMI rappresentano spesso nicchie altamente specializzate di questo sistema produttivo.

La sfida emersa nei cinque giorni californiani è allora trasformare questa eccellenza tecnologica in maggiore scala internazionale senza disperderne il patrimonio industriale italiano. Non andare nella Silicon Valley soltanto per imparare o per cercare finanziamenti, ma per fare affari, costruire alleanze e portare tecnologia italiana dentro l’industria spaziale americana. E, nello stesso tempo, arrivarci abbastanza forti da poter scegliere come crescere e con chi farlo. Una partita nella quale manifattura avanzata, ricerca e capacità ingegneristica del Made in Italy possono diventare il passaporto per una presenza più forte negli Stati Uniti, senza necessariamente rinunciare alla propria identità.

– Foto xo9/Italpress –

(ITALPRESS).

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Economia

Urso firma un’intesa con il ministro emiratino Al Suwaidi su partnership tecnologiche e industriali

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ROMA (ITALPRESS) – Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha firmato ad Abu Dhabi con il ministro degli Investimenti emiratino, Mohamed Hassan Al Suwaidi, un memorandum d’intesa per promuovere investimenti reciproci nell’industria e nella manifattura e nuove partnership tra le imprese dei due Paesi. La firma è avvenuta a Investopia, il forum internazionale che riunisce governi, investitori e imprese per sviluppare opportunità di cooperazione economica.

“L’amicizia tra Italia ed Emirati Arabi Uniti trova in questa intesa una nuova prospettiva industriale. Lavoriamo insieme per dare sicurezza e prospettive alle nostre industrie, promuovendo investimenti reciproci e collaborando su nuove tecnologie e competenze. Un impegno che contribuirà all’autonomia strategica italiana ed europea, attraverso una cooperazione più stretta con chi condivide i nostri obiettivi di sviluppo e innovazione”, ha dichiarato Urso.

L’intesa punta a rafforzare la cooperazione economica bilaterale attraverso joint venture, alleanze strategiche e co-investimenti. Al centro, lo sviluppo e la modernizzazione degli impianti industriali, il trasferimento tecnologico, la ricerca e l’adozione di tecnologie produttive avanzate.

Il memorandum incoraggia inoltre gli investimenti congiunti in startup e imprese innovative nei settori dell’intelligenza artificiale, della robotica, delle biotecnologie, delle scienze della vita e della fintech. La collaborazione si estenderà anche al rafforzamento delle catene di approvvigionamento, all’efficienza energetica, all’economia circolare e alla formazione delle competenze industriali e tecniche, con l’obiettivo di accrescere la competitività delle produzioni e il loro potenziale di esportazione. L’intesa avrà durata quinquennale, con rinnovo automatico per ulteriori cinque anni.

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Per la sua attuazione, i due ministeri designeranno entro trenta giorni i rispettivi referenti, che potranno concordare un piano di lavoro congiunto. Il memorandum si aggiunge agli accordi già sottoscritti dal ministro Urso nei settori farmaceutico, minerario e delle infrastrutture digitali. Nel corso dell’evento, alla presenza di Giovanni Bozzetti, presidente di Fondazione Fiera Milano, è stata inoltre annunciata la prossima edizione di Investopia Italia che si terrà a Milano il prossimo 9 aprile 2027.

– Foto ufficio stampa Mimit –

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Banca Generali, a settembre raccolta netta a 6,3 miliardi da inizio anno

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MILANO (ITALPRESS) – Banca Generali ha realizzato a settembre una raccolta netta di 554 milioni che ha portato la raccolta cumulata da inizio anno a 6,3 miliardi (+42,3% a/a). Il dato di settembre è risultato particolarmente sostenuto considerando la stagionalità tipica del periodo ed infatti è risultato il settembre migliore di sempre per volumi totali.

La raccolta del mese ha visto un importante flusso in liquidità, pari a 338 milioni nel periodo (906 milioni da inizio anno), a conferma della vicinanza della rete ai clienti, sostenuta anche dall’acquisizione di nuova clientela. Tale dinamica crea le condizioni per una progressiva riallocazione verso le nuove soluzioni di investimento gestite e amministrate recentemente presentate alla Convention della Banca e disponibili a partire da ottobre, ancor più sfruttando le opportunità generate dalla recente volatilità dei mercati finanziari.

Assets under Investment (AUI) hanno registrato una raccolta netta pari a 159 milioni (+79% a/a), portando il totale da inizio anno a 2,9 miliardi (+38% a/a). A tale risultato ha contribuito in particolare l’ottimo dato dei fondi di casa che hanno raccolto 124 milioni nel mese (1,5 miliardi da inizio anno) evidenziando il successo dell’ampia gamma di strategie disponibili. Nel mese si è inoltre distinta la raccolta delle masse AUC & Banking in consulenza pari a 153 milioni (929 milioni da inizio anno) a conferma dell’apprezzamento per tale modalità di servizio alla clientela.

MOSSA “RISULTATI CONFERMANO VALORE DEL NOSTRO MODELLO”

“Settembre si conferma un mese record, in continuità con un anno di crescita ai massimi storici. Il risultato riflette la nostra capacità di attrarre nuova clientela, in particolare nel segmento degli imprenditori, e la forza di un posizionamento distintivo che continua a richiamare professionisti di elevata qualità. Questi risultati confermano il valore del nostro modello, fondato sulla qualità della consulenza, sull’innovazione dell’offerta e su un forte senso di appartenenza che unisce consulenti, management e tutte le persone della banca attorno a una visione comune”. Così l’amministratore delegato e direttore generale di Banca Generali, Gian Maria Mossa. “Le nuove iniziative lanciate a fine settembre durante la nostra Convention annuale in un clima di grande partecipazione e condivisione, rafforzano la nostra fiducia sulla qualità della raccolta dei prossimi mesi e ci fanno guardare con ottimismo alla parte finale dell’anno”, aggiunge Mossa.

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– Foto Ipa Agency –
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Bankitalia “Serve definizione armonizzata e operativa di green loan”

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ROMA (ITALPRESS) – Nonostante la diffusione di prodotti creditizi a sostegno dell’edilizia efficiente sotto il profilo energetico e delle attività immobiliari, nell’UE manca ancora una definizione di green loan ampiamente condivisa. E’ quanto evidenzia la Banca d’Italia in uno studio contenuto nella pubblicazione “Prestiti Verdi: una proposta per una definizione Ue semplificata”.

Partendo dai lavori dell’Autorità bancaria europea (EBA) in materia di green loan e mutui verdi, il documento sostiene che la mancanza di una definizione armonizzata e operativa di green loan rappresenti un ostacolo significativo all’espansione del credito verde e alla raccolta di dati coerenti sul relativo profilo di rischio.

Il documento della Banca d’Itaia propone una definizione armonizzata che, basandosi sulle raccomandazioni dell’EBA e sulle prassi di mercato prevalenti, mantiene la Tassonomia dell’UE come punto di riferimento, introducendo al contempo un percorso operativo complementare – e non sostitutivo – fondato su metriche di prestazione energetica già ampiamente utilizzate nei processi di erogazione del credito.

In merito all’opzione di policy ritenuta più idonea per l’introduzione della definizione proposta, entrambe le soluzioni suggerite dall’EBA (ovvero una raccomandazione su un quadro concettuale per i green loan o un’iniziativa legislativa specifica) potrebbero essere sostenute. In entrambi i casi, tuttavia, sarebbe opportuno che: l’adozione della classificazione di “green loan UE” rimanesse su base volontaria, al fine di non ostacolare le prassi di mercato ritenute più adatte dagli istituti di credito ai propri modelli di business; l’inclusione del prestito nel perimetro dei green loan avvenisse al momento dell’erogazione, con una revisione prevista solo in presenza di una ragionevole certezza dell’impossibilità di rispettare l’impegno assunto. Ulteriori criteri potrebbero essere suggeriti in una fase successiva, tenendo conto, ad esempio, dello sviluppo di un quadro di riferimento complessivo a livello di portafoglio. La Banca d’Italia conferma il proprio impegno a mantenere un dialogo aperto e costruttivo con tutte le autorità e le parti interessate competenti, restando pronta a contribuire al dibattito politico in corso.

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– Foto Ipa Agency –

(ITALPRESS).

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