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Dimissioni Miglietta e 7 consiglieri, martedì Giunta Coni su caso Fipe

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ROMA (ITALPRESS) – La XII Assemblea Straordinaria della Federazione Pesistica Italiana non ha approvato le proposte di modifica dello Statuto federale. Di conseguenza, fa sapere il Coni, si sono dimessi il presidente della Fipe, Alberto Miglietta, e sette consiglieri federali. Proprio per analizzare la situazione della Fipe, che rischia il commissariamento, martedì 29 settembre si terrà una riunione d’urgenza della Giunta Nazionale del Coni, al Foro Italico, con inizio alle ore 15.
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Polonia si conferma sul tetto d’Europa, Francia di Giani battuta 3-1

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MILANO (ITALPRESS) – La Polonia resta sul tetto d’Europa. All’Unipol Forum di Milano, la nazionale guidata da Nikola Grbic batte nell’ultimo atto degli Europei di volley la Francia oro olimpico in carica: 3-1 il finale, con parziali di 31-29, 25-19, 20-25, 25-16. Per la Polonia, che aveva battuto i transalpini anche nell’ultimo atto dell’edizione 2009, è il terzo titolo continentale della sua storia oltre che una piccola rivincita visto che due anni fa, ai Giochi di Parigi, si videro negare l’oro proprio dagli uomini di Andrea Giani. Per il coach italiano il titolo europeo resta una maledizione: alla terza finale al timone della terza nazionale diversa, incassa un’altra sconfitta dopo quelle con Slovenia (2015 proprio con la Francia) e Germania (2017 per mano della Russia). Per la Polonia arriva anche il biglietto per Los Angeles 2028 dove proverà a conquistare un oro che manca dal 1976. Nel pomeriggio, nella finale per il bronzo, successo della Finlandia per 3-0 (25-23, 25-20, 29-27) sulla Slovenia di Fabio Soli.
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Mondiali di ciclismo, Longo Borghini bronzo nella prova in linea donne a Montreal. Oro per Demi Vollering

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MONTREAL (CANADA) (ITALPRESS) – Un altro bronzo mondiale. Il quarto della carriera di Elisa Longo Borghini nella prova in linea èlite. Un terzo posto come ai Giochi Olimpici di Rio 2016 e Tokyo 2020. A Montreal, in Canada, sul tracciato da Brossard al traguardo di Parc Jeanne-Mance, è l’olandese Demi Vollering a mettersi l’oro iridato al collo, precedendo in volata la polacca Kasia Niewiadoma, argento.

È la quarta medaglia azzurra in questa rassegna iridata dopo l’oro vinto nella staffetta mista e gli argenti a cronometro di Filippo Ganna (Elite) e Nicolas Milesi (Under 23), in attesa della prova in linea maschile di domani.

Una gara movimentata, segnata da cadute e contrattacchi. Si susseguono gli attacchi in gruppo, ma nessuna riesce a prendere il largo. I primi tentativi che prendono la forma di una fuga sono di Marte Berg Edseth (Norvegia), Natalie Quinn (Stati Uniti), Beatriz Roxo (Portogallo) e Gergana Stoyanova (Bulgaria). A 120 km dal traguardo il distacco arriva a superare i quattro minuti, ma alla prima salita nel gruppo di testa restano solo la norvegese e la statunitense. È stata una corsa anche di cadute.

Tra le cicliste coinvolte anche la canadese campionessa del mondo in carica Magdeleine Vallieres e la spagnola Paula Blasi, vincitrice della Vuelta a España e quinta al Tour de France, entrambe poi costrette a ritirarsi, oltre a Kim le Court (Mauritius). A 75 km dall’arrivo l’ultima fuggitiva viene ripresa e il gruppo torna compatto, prima del nuovo tentativo firmato dalla francese Maeva Squiban che accende la lotta nelle retrovie. Sale quindi in cattedra Demi Vollering (Paesi Bassi), favorita numero 1 e dominatrice di gran parte della stagione.

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L’argento iridato 2023 guadagna subito un vantaggio di circa 15” su un gruppo di otto inseguitrici, tra cui Longo Borghini, unica italiana. L’azzurra (in gara col lutto al braccio come le compagne per ricordare il piccolo Nicolò, scomparso a seguito del tragico incidente stradale avvenuto a Torino) tenta il contrattacco, ma viene ripresa. Non è però finita. Anzi. La 35enne piemontese attacca alla campana dell’ultimo giro mettendosi alle spalle Vollering e Niewiadoma-Phinney, ma proprio in cima alla salita di Voie Camillien-Houde, la più dura, si arrende.

La volata è quindi un discorso a due. Vollering chiude nel migliore dei modi una gara che l’ha vista attaccare con 38 km da percorrere, essere ripresa e trovare le energie per uno sprint storico.

Domani è in programma la prova maschile: 273,7 chilometri e 3.803 metri di dislivello. Prima di parlare dei favoriti, bisogna partire dal grande assente: Tadej Pogacar non c’è. Il campione del mondo in carica, vincitore delle ultime due edizioni, ha dato forfait all’appuntamento canadese dopo la caduta che ha posto fine alla sua stagione durante la Vuelta a España. Il nome più atteso è Remco Evenepoel (Belgio), uno che ha già vestito una volta la maglia iridata (2022), proprio come Mathieu Van der Poel (Olanda) che si è tirato fuori dalla lista dei favoriti per via delle caratteristiche del percorso. La salita della Voie Camillien-Houde potrebbe favorire altri corridori. Uno, ad esempio, come Paul Seixas (Francia), 20 anni appena compiuti e una stagione da incorniciare. Nel nuovo che avanza si affaccia anche Isaac Del Toro (Messico). Merita lo status di mina vagante l’eterno Wout Van Aert (Belgio), che si attribuisce l’8% di possibilità.

E gli italiani? A Giulio Ciccone e Giulio Pellizzari il compito di sbaragliare le carte. A Lorenzo Finn di incuriosire e sorprendere al battesimo tra i big.

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L’Italia non c’è, rivoluzione in Turchia per ritrovare la strada maestra

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di Enrico Currò

ROMA (ITALPRESS) – Meglio concentrarsi sulla Turchia, perché la sconfitta all’Olimpico col Belgio, nella prima partita del nuovo ciclo di Roberto Mancini ct, è stata particolarmente dolorosa. Riconquistare i tifosi, già disillusi dalle tre mancate qualificazioni consecutive al Mondiale, sembra davvero come scalare l’Everest.

Il ct dispensa ottimismo e della metafora alpinistica prende la parte migliore: così sarà più bello, dice, quando saremo in cima alla montagna. Secondo la sua lettura, l’importante è che la Nazionale, con la consistente reazione all’inizio della ripresa, abbia saputo rimediare sul campo agli errori e si sia avvicinata al pareggio. In realtà l’analisi è solo in parte veritiera. Nel primo tempo l’Italia era stata annichilita soprattutto sul piano delle giocate. Poi i belgi hanno nuovamente accelerato con facilità, quando ne hanno avuto bisogno, issandosi sull’irraggiungibile 2-0. Mancini non si perde d’animo. Ritiene che sia solo questione di affiatamento di un gruppo che ha affrontato il debutto con appena due allenamenti a Coverciano. Ma la sensazione è che il ct non possa e non voglia giudicare la batosta romana con un metro troppo laico, per non scoraggiare la squadra.

Il dato oggettivo è che nella prima porzione della serata hanno dominato la scena De Bruyne e De Ketelaere, ben noti alla serie A in quanto leader tecnici di Napoli e Atalanta, e il giovane virtuoso del dribbling Godts, maglia numero 10, per il cui cartellino il Psg ha versato all’Ajax 55 milioni di euro. Nella sostanza ha vinto nettamente chi aveva i calciatori più forti: non ci si poteva inventare molto per cambiare il corso naturale degli eventi. L’esito del duello non è stato affatto sorprendente. Il risultato obbedisce alla logica tecnica e alla tendenza tristemente in corso da 6 anni.

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La logica tecnica – che il primo tempo ha confermato con gli errori degli azzurri nei passaggi e nella fase difensiva, mentre i belgi hanno sfiorato almeno tre gol prima e dopo quello di Godts – era scritta in partenza dalle due formazioni. Van Bommel schierava giocatori tutti titolari nei rispettivi club, di Premier League, Ligue 1 e serie A, con l’eccezione proprio di Godts, che tuttavia è la stellina del Psg campione d’Europa. I frequentatori della Champions, da protagonisti, erano 5. L’altro goleador Lukébakio, entrato dalla panchina ha appena abbattuto il Milan col Benfica in Europa League.

Per Roberto Mancini le cose erano in apparenza simili. In realtà solo Donnarumma nel Manchester City è intoccabile, mentre Calafiori non lo è nell’Arsenal. Coppola è un comprimario nel Paris Fc, squadra non di vertice del campionato francese, Cambiaghi prova a farsi largo col Bologna e così Romano col Cagliari. Mancini, Di Lorenzo, perfino Barella, hanno vissuto momenti più scintillanti. Tonali è rimasto coinvolto nella crisi del Tottenham di De Zerbi. Pio Esposito e Kean sono ancora riserve nell’Inter e nel Como, per quanto di lusso.

Il contesto determina la tendenza dei risultati, oggettivamente triste. Dal 2021, ogni volta che ha affrontato un’avversaria di prima fascia, la Nazionale ha sistematicamente perso, quasi sempre in maniera netta anche nel gioco, salvo rarissime eccezioni come il 3-1 al Parco dei Principi con la Francia nel settembre 2024. L’elenco è eloquente. 2021: Spagna (1-2, Nations League). 2022: Argentina (0-3, Finalissima Europa-Sudamerica). 2023: Inghilterra (1-2, qualificazioni Euro 2024), Spagna (1-2, Nations League), Inghilterra (1-3, qualificazioni Europeo. 2024: Spagna (0-1, Europeo), Svizzera (0-2, Europeo), Francia (1-3, Nations League). 2025: Germania (1-2, Nations League), Norvegia (0-3, qualificazioni Mondiali, e 1-4, qualificazioni Mondiali). 2026: Belgio (0-2, Nations League).

Negli ultimi 6 anni l’Italia ha perso per ben 7 volte in casa, incluso lo 0-1 di Palermo nella semifinale dei play-off per il Mondiale in Qatar. Tra le certezze storiche del calcio italiano c’era che la Nazionale, in casa, non perdeva praticamente mai. Morale: la squadra si è abituata a perdere e i calciatori stessi non sembrano avere consapevolezza della gravità di questa assuefazione. Per fortuna Mancini appartiene a una generazione per la quale ogni eventuale sconfitta in maglia azzurra era da vivere con una certa vergogna, soprattutto se avveniva entro i confini. Ma trasmettere questo sentimento agli azzurri di oggi è diventato evidentemente difficile. Chissà che Turchia-Italia a Bursa, con 7-9 cambi rispetto alla disfatta dell’Olimpico col Belgio, non sia l’occasione per riprendere la strada maestra.

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