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Cronaca

Efficienza del workplace e gestione dei costi, la ricetta di Elmec Informatica

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VARESE (ITALPRESS) – L’offerta di dispositivi, piattaforme e strumenti oggi cresce più velocemente della capacità delle aziende di assorbirla e, dopo qualche trimestre, diventa difficile ricordare perchè una tecnologia sia stata acquistata e soprattutto come venga davvero utilizzata. E’ il “paradosso del workplace”, tema al centro della seconda edizione del Workplace Summit di Elmec Informatica, che si è svolto presso il Campus Tecnologico di Brunello alla presenza di oltre 400 clienti.
I numeri del fenomeno sono concreti: secondo stime basate sulle esperienze dei clienti Elmec, il costo complessivo di una postazione di lavoro, tra hardware, software e licenze, è compreso tra 2.000 e 3.000 euro l’anno per utente, con un margine di efficientamento fino al 30% ottenibile riducendo duplicazioni e sprechi. A questo si aggiungono in media 12 giorni di produttività persi ogni anno da ciascun utente a causa di software ridondanti o malfunzionanti. Piattaforme cloud acquistate, ma poco utilizzate, strumenti gestionali installati solo su una parte dei dispositivi, software diversi acquistati per svolgere la stessa funzione e sistemi di gestione dei device frammentati sono solo alcuni degli esempi più frequenti.
“Il paradosso nasce quando la tecnologia presente in azienda cresce più velocemente della capacità di governarla. Le aziende investono cifre importanti in dispositivi, software e servizi, ma spesso perdono visibilità su cosa hanno acquistato e su come viene utilizzato e questo inevitabilmente si ripercuote anche sul business”, dichiara Andrea Fiori, Responsabile Workplace & IT Delivery di Elmec Informatica. “Il nostro obiettivo è restituire all’IT il pieno controllo, trasformando la postazione di lavoro da voce di costo difficile da tracciare, a leva di efficienza misurabile. Per questo siamo costantemente impegnati nello sviluppo di servizi e strumenti che possano garantire ai nostri clienti il miglior risultato possibile”.
La prima novità è la nuova versione di MyElmec, uno dei principali progetti che l’azienda ha sviluppato nell’ultimo anno. Nato per rispondere alla proliferazione incontrollata di tecnologie e dispositivi aziendali, la piattaforma rinnovata si pone come il fulcro della governance, offrendo all’IT Manager una gestione centralizzata e la piena visibilità su risorse, licenze e costi.
Da un unico punto di accesso, l’IT può conoscere in ogni momento quali dispositivi o servizi sono in uso, come vengono effettivamente utilizzati e quanto costano, individuando duplicazioni e sprechi. Nella nuova versione, l’IT manager è sempre più autonomo, ad esempio può acquistare direttamente i dispositivi per l’onboarding di nuovi colleghi.
Un’attenzione particolare è dedicata alle licenze software, una voce che pesa molto sui budget aziendali, ma che resta spesso poco visibile. Le licenze tendono infatti ad accumularsi negli anni in modo quasi impercettibile: acquisti effettuati da singoli reparti per progetti specifici, rinnovi automatici, licenze ancora attive intestate a utenti che hanno lasciato l’azienda, piani premium utilizzati solo per le funzioni di base. Voci che, prese singolarmente, sembrano marginali, ma che, se sommate, diventano un costo rilevante e una fonte di frizione: secondo Cledara, in Europa circa il 65% del software risulta inutilizzato o sottoutilizzato. Per questo Elmec ha svolto un assessment dei costi delle licenze, mappando tutte quelle attive e confrontandole con l’utilizzo reale e con il ruolo di ciascuna persona, così da individuare licenze inutilizzate, sovradimensionate o duplicate. I benefici vanno oltre il risparmio: una postazione più “pulita” è più semplice da usare, più sicura e facile da supportare, mentre le risorse liberate possono essere reinvestite dove servono davvero.
In uno scenario segnato da crisi geopolitiche, scarsità di componenti e imprevedibilità dei prezzi, Elmec propone un cambio di prospettiva: fruire dei benefici della tecnologia senza l’onere e la complessità della sua gestione quotidiana. Il modello Device as a Service consente alle aziende di bloccare i prezzi per più anni, proteggendosi dalle fluttuazioni di mercato e di contare sul magazzino di Elmec per garantire continuità e tempi di consegna rapidi, indipendentemente dal brand o dalla tecnologia scelta.
La gestione delle postazioni di lavoro, inoltre, non riguarda più soltanto l’IT Manager, ma diventa una scelta di team che coinvolge Risorse Umane, Direzione Finanziaria e Ufficio Acquisti. In un mercato caratterizzato dalla scarsità di competenze, delegare le attività operative di routine permette all’IT di concentrarsi sulle iniziative a maggior valore strategico per il business.
“Per anni ci hanno insegnato che possedere la propria tecnologia fosse sinonimo di controllo”, dichiara Enrico Boselli, Direttore Vendite DaaS di Elmec Informatica. “Oggi il controllo passa dalla capacità di usare la tecnologia nel modo giusto, con costi prevedibili e un unico interlocutore per l’intero ciclo di vita della postazione. Con il Device as a Service liberiamo l’IT dalla gestione quotidiana e restituiamo tempo e risorse al core business delle aziende”.
L’offerta DaaS di Elmec si arricchisce di una serie di servizi che semplificano la fornitura e la gestione di dispositivi, servizi e software, realizzati anche grazie a un utilizzo strutturato dell’intelligenza artificiale nello sviluppo del codice. Un approccio che l’azienda ha applicato prima di tutto ai propri processi interni, per poi estenderne i benefici ai clienti in termini di qualità, rapidità di rilascio ed efficienza operativa.
Un esempio è il Chatbot di assistenza sviluppato da Elmec. Alimentato dalla documentazione aziendale, il Chatbot risolve in modo immediato e puntuale le richieste più frequenti che arrivano al supporto clienti – dalla VPN, alla stampante, dalle password all’accesso, alle applicazioni – senza aprire un ticket e senza attese. Nato per migliorare i processi interni dell’azienda e oggi messo a disposizione dei clienti, il servizio misura il proprio valore non tanto nella riduzione dei ticket, quanto
nel tempo restituito alle persone: risposte immediate, meno interruzioni, più continuità nel lavoro di ogni giorno.
Al centro c’è la Digital Employee Experience (DEX): non basta più verificare che i sistemi siano attivi, occorre misurare l’esperienza reale di chi lavora. Per questo Elmec affianca ai tradizionali SLA, gli XLA (Experience Level Agreement), indicatori basati sulla reale esperienza d’uso delle persone e analizza le prestazioni dei dispositivi in base alle attività effettivamente svolte da ciascun utente, per sostituire l’hardware solo dove serve davvero. I risultati sono tangibili: presso diversi clienti, Elmec ha ridotto i tempi di log-on da 8-10 secondi a soli 2 secondi, con una riduzione del 75% dei tempi di attesa: un guadagno che, moltiplicato su migliaia di postazioni, genera un recupero di efficienza estremamente rilevante.
Anche il supporto evolve: superando la logica del volume di ticket, Elmec interviene in modo proattivo sulla tecnologia per risolvere le criticità prima che si manifestino all’utente. Completano l’offerta soluzioni di sicurezza che lavorano “dietro le quinte”, come il Mobile Application Management (MAM), che protegge i dati aziendali nelle app di lavoro sui dispositivi mobili, senza ostacolare l’operatività quotidiana.
Nuova espansione in Emilia-Romagna e Toscana Per portare la propria proposta sempre più vicino alle imprese, Elmec Informatica ha avviato un piano di sviluppo in diverse regioni d’Italia. Le prime tappe interessate saranno l’Emilia-Romagna, con l’apertura di una nuova sede e la Toscana.

– Foto ufficio stampa Elmec Informatica –
(ITALPRESS).

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Venture Capital, il Lazio punta su innovazione, imprese e nuovi investimenti

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ROMA (ITALPRESS) – Si è aperto oggi, nella sede di Lazio Innova in via Marco Aurelio 26/A, la due giorni “Venture Capital: una scelta vincente per il Paese – Focus Lazio”, promossa dalla Regione Lazio e organizzata da Lazio Innova.
L’iniziativa riunisce rappresentanti delle istituzioni, investitori istituzionali, gestori di fondi, operatori del trasferimento tecnologico, acceleratori, startup e protagonisti dell’ecosistema dell’innovazione, con l’obiettivo di approfondire il contributo del venture capital alla crescita economica e tecnologica del Paese, presentare la strategia regionale e illustrare il nuovo fondo diretto INNOVA Venture 2.
Con una dotazione complessiva di circa 140 milioni di euro, cofinanziata dal Programma Regionale FESR Lazio 2021-2027, la Regione ha definito una strategia integrata che accompagna i progetti innovativi lungo l’intero percorso di crescita: dalla valorizzazione della ricerca scientifica all’accelerazione, fino all’accesso al mercato e ai capitali necessari per sostenere lo sviluppo delle imprese.
Attraverso Lazio Innova, la Regione ha scelto di mettere a sistema risorse pubbliche, operatori professionali e competenze specialistiche, creando le condizioni per mobilitare investimenti privati, attrarre nuove professionalità e consolidare un ecosistema regionale dell’innovazione sempre più competitivo.
Una filiera integrata per trasformare ricerca e innovazione in crescita La strategia regionale si articola in quattro strumenti complementari, pensati per sostenere le diverse fasi del percorso imprenditoriale: 1. TT Lazio, che sostiene il trasferimento tecnologico e la valorizzazione imprenditoriale dei risultati della ricerca, anche attraverso gli investimenti diretti del fondo TT Venture Lazio; 2.Venture Tech Lazio, che ha portato all’avvio di nove nuovi programmi di accelerazione gestiti da venture accelerator sul territorio, dedicati alle fasi pre-seed e seed; 3. Lazio Venture 2, che ha dato vita a sei fondi di investimento gestiti da operatori professionali vigilati, cinque dedicati al territorio regionale e uno parallelo;
4. Innova Venture 2, la cui call sarà pubblicata entro la fine di novembre, che completerà la filiera attraverso coinvestimenti diretti in startup e piccole imprese innovative.
Nel loro insieme, questi strumenti costituiscono una piattaforma integrata per favorire la nascita, la crescita e il consolidamento delle imprese tecnologiche nel Lazio.
Il modello non si limita a mettere a disposizione nuove risorse, ma punta a rafforzare il mercato e ad accrescere la capacità di attrarre capitali privati. Il coinvolgimento di operatori professionali e i meccanismi di cofinanziamento mirano a favorire la partecipazione degli investitori istituzionali, sostenendo lo sviluppo di competenze specialistiche e attività di investimento sul territorio.
L’obiettivo è generare una triplice addizionalità: finanziaria, attraverso la mobilitazione di capitali aggiuntivi; operativa, con il rafforzamento di gestori, acceleratori, competenze e attività di scouting; strategica, orientando risorse e capacità di investimento verso segmenti ad alto potenziale, come le fasi iniziali di sviluppo delle imprese, il deep tech e il trasferimento tecnologico.
La giornata inaugurale, organizzata in collaborazione con Italian Tech Alliance, propone un confronto di livello nazionale sul presente e sul futuro del venture capital italiano.
Dopo i saluti istituzionali e la presentazione della strategia regionale, il programma approfondisce l’andamento del mercato attraverso i dati dell’Osservatorio Trimestrale VC Q3 2026 di Italian Tech Alliance e Growth Capital, il contributo delle politiche pubbliche, il ruolo degli investitori istituzionali, le esperienze imprenditoriali di successo, il trasferimento tecnologico e l’impatto dei fondi regionali sulla crescita degli ecosistemi territoriali.
Un’attenzione specifica è dedicata al coinvolgimento degli investitori istituzionali e alle condizioni necessarie per ampliare il loro contributo al mercato del venture capital. Al centro del confronto anche il trasferimento tecnologico, passaggio decisivo per trasformare il patrimonio di ricerca e competenze delle università e dei centri di ricerca in nuove iniziative imprenditoriali, prodotti e soluzioni capaci di raggiungere il mercato.
«Con una strategia da circa 140 milioni di euro, la Regione Lazio investe sul futuro delle imprese, sulla valorizzazione della ricerca e sulla capacità di trasformare le idee innovative in opportunità di crescita. Abbiamo costruito una filiera di strumenti che accompagna i progetti dalla ricerca al mercato, sostiene la nascita e lo sviluppo di nuove imprese e favorisce l’ingresso di capitali privati. Vogliamo rendere il Lazio un territorio sempre più attrattivo per chi investe, innova e crea lavoro, mettendo in connessione università, imprese e investitori», ha dichiarato Roberta Angelilli, vicepresidente e assessore allo Sviluppo economico, Commercio, Artigianato, Industria e Internazionalizzazione della Regione Lazio.
«Abbiamo costruito una piattaforma integrata che interviene lungo tutte le fasi del percorso imprenditoriale, dal trasferimento tecnologico all’accelerazione, fino agli investimenti diretti e indiretti nelle startup. La complementarità tra gli strumenti e il lavoro congiunto degli operatori consente di rafforzare il mercato, mobilitare risorse private e sviluppare competenze, attività di scouting e professionalità sul territorio. E’ una strategia che punta a generare un impatto non soltanto finanziario, ma anche operativo e strategico per l’intero ecosistema regionale», ha spiegato Andrea Ciampalini, direttore generale di Lazio Innova.
La seconda giornata sarà dedicata all’Open Day Fare Venture 2, un’occasione di incontro diretto tra i soggetti coinvolti nei nuovi strumenti regionali e l’ecosistema di ricercatori, startup e imprese.
Nel corso della mattinata saranno presentati TT Lazio e il fondo TT Venture Lazio, i nove programmi cofinanziati da Venture Tech Lazio, i sei fondi sostenuti da Lazio Venture 2 e INNOVA Venture 2.
Nel pomeriggio sono previsti incontri individuali (one-to-one) tra fondi, venture accelerator, startup e team imprenditoriali, con l’obiettivo di favorire nuove opportunità di investimento, collaborazione e sviluppo.
L’Open Day consentirà a ricercatori, startup e aspiranti imprenditori di conoscere direttamente le strategie di investimento, i settori di interesse e le modalità operative degli operatori coinvolti. Allo stesso tempo, offrirà a fondi e acceleratori un’occasione di scouting e confronto con i progetti innovativi presenti sul territorio, rafforzando il collegamento tra ricerca, impresa, finanza e mercato.
I primi risultati e le opportunità della strategia La call Lazio Venture 2 ha registrato un forte interesse, con 15 proposte per oltre 230 milioni di euro, e ha portato all’avvio, nel luglio 2026, di sei fondi per circa 130 milioni di euro tra risorse pubbliche e private. Tutti i fondi cofinanziati hanno già effettuato il primo closing e possono procedere con ulteriori closing, ampliando la raccolta di capitali privati e la capacità di investimento nel territorio.
Anche Venture Tech Lazio ha ottenuto un riscontro significativo, con 13 proposte per oltre 40 milioni di euro. A settembre 2026 sono stati avviati nove programmi di venture acceleration, per oltre 32 milioni di euro tra risorse pubbliche e private.
La prima edizione di TT Lazio ha raccolto 142 candidature dal mondo della ricerca e dell’innovazione. A inizio ottobre è stato avviato il programma sulle prime 50 proposte selezionate, che accompagnerà team e startup attraverso servizi specialistici, attività di accelerazione e strumenti finanziari dedicati, sostenendo il passaggio dalla ricerca al mercato.
I risultati confermano la vitalità dell’ecosistema e la volontà della Regione di consolidare un mercato del venture capital più profondo, specializzato e radicato nel Lazio. In considerazione dell’interesse registrato e della qualità delle proposte ricevute, è inoltre previsto il lancio di una nuova call entro la fine dell’anno.
I numeri della strategia: 140 milioni di euro – valore complessivo della strategia regionale; 100 milioni di euro – risorse destinate a Lazio Venture 2; 20 milioni di euro – risorse destinate a Venture Tech Lazio; 6 fondi di investimento – cofinanziati da Lazio Venture 2; 9 programmi di accelerazione – cofinanziati da Venture Tech Lazio; 142 candidature – ricevute dalla prima edizione di TT Lazio; 240 startup e imprese – beneficiarie previste degli investimenti.
L’iniziativa è realizzata con il cofinanziamento dell’Unione europea attraverso i fondi del PR FESR Lazio 2021-2027.
-foto ufficio stampa Lazio Innova-
(ITALPRESS).

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Terzo Valico, Webuild conferma solidità consorzio Cociv “Attenzione ai lavoratori”

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ROMA (ITALPRESS) – In relazione alle notizie di stampa sul Terzo Valico e sulla situazione occupazionale nei cantieri, Webuild precisa che “la situazione non dipende da mancanze del consorzio Cociv, ma da crediti scaduti e da varianti non istruite dalla committenza: da parte di RFI restano dunque da pagare lavori già eseguiti e fatture scadute”. Il Ministro Salvini ha recentemente indicato “una carenza di stanziamenti di oltre 20 miliardi per completare le opere pubbliche avviate e di circa 8 urgenti per non fermare i lavori. E’ in questo quadro che si colloca la situazione del Terzo Valico, così come altri cantieri in Italia”.
Webuild conferma “l’attenzione per lavoratori, imprese della filiera e territori coinvolti, e prosegue il confronto con sindacati e istituzioni, auspicando una rapida definizione delle partite aperte per consentire la ripresa delle attività e il celere completamento dell’infrastruttura”.
“Il settore privato ha risposto alla straordinaria crescita dei progetti, spinta dal Pnrr, formando persone e investendo in produttività: è importante che il sistema nel suo insieme, rafforzi pianificazione, stanziamenti e competenze per gestire la complessità delle opere e il loro completamento, in un quadro che comprenda anche le opere future, per assicurare continuità alle imprese, occupazione e competitività al sistema industriale e migliori infrastrutture ai cittadini”.

– Foto ufficio stampa Webuild –
(ITALPRESS).

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Tlc, Labriola (Asstel) “Serve politica industriale per rilanciare investimenti”

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ROMA (ITALPRESS) – Si è svolto oggi, presso l’Università Luiss Guido Carli di Roma, il Forum Nazionale delle Telecomunicazioni in Italia 2026 “Qui si costruisce la capacità digitale dell’Italia – Un programma per infrastrutture, servizi e competenze” organizzato da Assotelecomunicazioni-Asstel e dalle Organizzazioni Sindacali Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilfpc-Uil. Il Forum Nazionale ha visto la partecipazione della Vicepresidente esecutiva della Commissione europea per la Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, Henna Virkkunen, che è intervenuta con un video messaggio e del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.
Il settore delle telecomunicazioni ha una rilevanza strategica per l’economia nazionale: considerando l’impatto complessivo (diretto e indiretto) delle telecomunicazioni in Italia, si stima che il settore contribuisca per oltre 139 miliardi di euro al PIL nazionale, pari al 6,2% del totale. Contribuisce in modo significativo, inoltre, al bilancio statale, con un impatto diretto sulle entrate fiscali: sono circa 141 i miliardi di euro distribuiti dal 2007 al 2025.
“Oggi – dice Urso – le telecomunicazioni non rappresentano soltanto un servizio commerciale, ma costituiscono la vera spina dorsale della competitività del Paese e vanno considerate anche alla luce della sicurezza nazionale e continentale. La connettività è l’infrastruttura primaria abilitante per la trasformazione digitale del nostro sistema produttivo e per la nascita di nuovi servizi ad alto valore aggiunto. Per questa ragione il Ministero delle Imprese ha attuato una serie di azioni mirate con l’intento di definire una politica industriale solida, coerente, strutturata e duratura nel tempo. L’obiettivo comune deve essere quello di garantire la sostenibilità economica degli investimenti, creando un ambiente favorevole alla crescita e assicurando che i benefici dell’innovazione raggiungano ogni cittadino e ogni impresa”.
“Il settore delle telecomunicazioni – afferma il Presidente di Asstel, Pietro Labriola – attraversa una fase critica: il traffico dati e i costi crescono, mentre i ricavi diminuiscono, compromettendo la sostenibilità economica della filiera e la sua capacità di investire. Servono strumenti aggiornati e decisioni rapide e risolutive per rendere il settore in grado di sostenere la trasformazione digitale, la crescita delle imprese, la modernizzazione della PA e l’autonomia tecnologica del Paese.
In questo quadro, pesa anche un livello di conflittualità interna al settore che resta elevato e che, pur riflettendo interessi e posizioni differenti, rischia talvolta di rallentare la costruzione di soluzioni condivise. Per affrontare con efficacia le sfide comuni è quindi importante favorire un confronto orientato alla convergenzà.
‘Per raggiungere questi obiettivi – prosegue – occorrono interventi su energia a costi competitivi; su una contribuzione equa dei grandi attori digitali agli investimenti nelle reti; servono regole uguali per servizi uguali; procedure autorizzative più semplici; è necessario un progressivo allineamento dei limiti elettromagnetici ai parametri europei; occorre l’allocazione non onerosa delle frequenze in scadenza; una politica della concorrenza che valuti anche investimenti, qualità delle reti, innovazione e autonomia tecnologica. Nel comparto dei call center occorre inoltre contrastare il dumping contrattuale, qualificare le imprese che partecipano alle gare e accompagnare la riqualificazione dei lavoratori verso nuove attività legate alla reindustrializzazione del mercato.
Ora va fatta una scelta di politica industriale: considerare le telecomunicazioni una priorità strategica nazionale e agire di conseguenza. Le Linee Programmatiche Asstel indicano le condizioni industriali che permettono alle telecomunicazioni italiane di traguardare obiettivi concreti di investimenti, innovazione e crescita. Senza una Filiera TLC forte, sostenibile e messa nelle condizioni di investire, non ci sarà futuro digitale credibile per l’Italia”.
Il Segretario Generale di Slc-Cgil Riccardo Saccone sottolinea che ‘anche quest’anno fotografiamo un settore che in potenza dovrebbe essere il vero abilitatore della transizione digitale in Italia ma che, all’atto pratico, si dibatte da più di un decennio in una crisi strisciante che ne diminuisce le tante, innegabili, potenzialità. Le ultime crisi ci restituiscono un comparto che continua a bruciare occupazione specializzata presente e fatica a reperire nuove professionalità che stiano al passo con la costante evoluzione tecnologica del settore. Un settore con l’età media più alta fra quelli privati in Italia che registra ancora una contrazione significativa degli occupati. Per l’ennesimo anno siamo qui a denunciare l’assenza di strumenti legislativi stabili per gestire la riconversione professionale indispensabile se si vuole davvero proteggere il perimetro occupazionale. Un discorso a parte merita poi il settore dei CRM BPO’. Per Saccone
‘occorre una visione d’insieme che sappia coniugare investimenti e sviluppo. L’incidenza dei costi energetici, l’incertezza sulle regole per l’assegnazione non onerosa delle frequenze sono un ulteriore elemento di incertezza. Occorre un patto fra tutti gli attori in campo, a partire dal Governo se si vuole avere in Italia un settore TLC che sia davvero il volano della digitalizzazione. Anche le aziende facciano la loro parte. In quasi tutto il settore i secondi livelli di contrattazione sono bloccati ed i risultati pur positivi dell’ultimo rinnovo di Contratto sono vanificati dall’ennesima fiammata inflattivà.
Il Segretario Generale di Fistel-Cisl Alessandro Faraoni sottolinea che ‘l’intelligenza artificiale sta già modificando attività, competenze e responsabilità. La formazione deve accompagnare il cambiamento fin dalla fase in cui vengono ripensati i processi, individuando le professionalità coinvolte e distinguendo tra aggiornamento nel ruolo, riqualificazione e accesso a nuovi mestieri. La maggiore produttività non può tradursi in meno occupazione: deve migliorare l’organizzazione del lavoro, valorizzare le competenze e trovare un equilibrio anche attraverso la contrattazione di secondo livello.
Il lavoro qualificato è una condizione per la competitività della filiera, non un costo da comprimere. Per sostenere la transizione servono investimenti nelle reti, nelle competenze e nelle persone, misure sui costi energetici e un contributo dei grandi operatori tecnologici che utilizzano le infrastrutture. E’ necessario istituire un tavolo di settore stabile e concreto tra Governo, imprese e sindacati: non una sede di confronto meramente formale, ma uno strumento operativo per definire priorità, tempi e impegni verificabili e dare risposte alle trasformazioni della filiera. Contratto e confronto devono tenere unite sostenibilità, innovazione, crescita professionale e tutela dell’occupazione. Un Paese senza carburante digitale rischia di fermarsi. E, nell’economia del futuro, può essere persino peggio che restare senza petroliò.
Secondo il Segretario Generale di UilFPC-Uil Salvo Ugliarolo ‘le responsabilità non si fermano alla politica. Anche alcune aziende del settore stanno cercando di utilizzare la trasformazione digitale e l’intelligenza artificiale come leva per trasferire sui call center ulteriori risparmi e tagli, scaricandone il peso sulle imprese che operano in appalto e, soprattutto, sulle lavoratrici e sui lavoratori.
L’intelligenza artificiale deve essere un’opportunità di innovazione e crescita, non un alibi per comprimere ulteriormente i costi, impoverire il lavoro e mettere a rischio l’occupazione. Continuare su questa strada significa indebolire l’intera filiera, alimentare precarietà e alimentare una competizione fondata esclusivamente sul ribasso.
Così non si fa il bene del settore, delle imprese che rispettano le regole e, soprattutto, delle persone. Occorre assumersi responsabilità precise e costruire una strategia industriale che accompagni le trasformazioni tecnologiche tutelando il lavoro, valorizzando le competenze e garantendo condizioni dignitose a chi ogni giorno contribuisce al funzionamento di questa filierà.
Nel 2025 i ricavi retail sono 22,3 miliardi di euro, in crescita (+1%, per un aumento di 200 milioni). I ricavi retail+wholesale sono 28,4 miliardi di euro, in crescita di 300 milioni. Tale dinamica è però dovuta principalmente alla crescita della componente fissa, sia per il comparto retail sia per quello wholesale (in entrambi i casi con crescite di +200 milioni).
Complessivamente, i ricavi da servizi tradizionali (fonia e dati) evidenziano una contrazione (-1%), mentre crescono (+7%) i ricavi derivanti da altri servizi, che valgono complessivamente 6,0 miliardi di euro, in particolare ICT, come cloud e cybersecurity. La dinamica riflette una graduale evoluzione del mix di offerta degli operatori TLC, con una maggiore rilevanza di servizi digitali rispetto alla componente tradizionale: il peso di questi servizi, infatti, cresce dall’11% del 2022 al 17% del 2025.
Secondo i dati dell’Osservatorio Agcom, tra il 2024 e il 2025 in Italia i prezzi relativi a terminali e servizi di comunicazione sono scesi del -5,5%, contro una media europea del -0,4%. Da dicembre 2016 a dicembre 2025 l’Italia mostra un calo del -31,6%, il maggiore tra i principali Paesi europei. Nel 2025 continuano a crescere i volumi di traffico dati da rete fissa (+12%) e da rete mobile (+17%). Dal 2010 ad oggi il traffico dati fisso ha più che decuplicato il proprio volume, dal 2017 quadruplicato. Per quanto riguarda i dati mobili il traffico raggiunto è più che centuplicato rispetto a quello registrato nel 2010 e decuplicato rispetto al 2017. E va tenuto conto che gran parte della crescita (sia per la rete fissa sia per la rete mobile) è dovuta a big tech e hyperscaler. Infatti, l’85% della capacità di rete è oggi occupata dalle grandi piattaforme che monetizzano la domanda digitale, mentre sulle TLC ricadono investimenti, obblighi e responsabilità settoriali.
-foto mec/Italpress-

(ITALPRESS).

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