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Economia

Tiene il commercio tra Italia e Usa, AmCham Italy propone Camera transatlantica con IACC

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MILANO (ITALPRESS) – Nonostante un anno segnato da nuove tensioni commerciali e dall’aumento dei dazi, il volume degli scambi tra Italia e Stati Uniti ha continuato a crescere, sulla scia del +7,2% registrato dall’export italiano negli USA nel 2025, così come gli investimenti diretti italiani negli USA. E proprio in questa fase di maggiore complessità prende forma una proposta per rafforzare gli strumenti a disposizione delle imprese sui due lati dell’Atlantico: avviare un percorso di integrazione tra American Chamber of Commerce in Italy e Italy-America Chamber of Commerce (IACC) di New York, fino alla possibile creazione di una vera Camera transatlantica.

Secondo quanto precisa una nota, sono le due principali indicazioni emerse oggi a Milano da “Navigating U.S.-Italy Commercial Policies”, l’incontro promosso da AmCham Italy e Italy-America Chamber of Commerce nell’ambito del Joint Trade & Tariffs Committee e ospitato nella sede di Deloitte di via Santa Sofia.

Istituzioni, imprese ed esperti si sono confrontati sull’impatto del nuovo quadro tariffario, sulle strategie di adattamento delle aziende e sulle prospettive del corridoio economico tra Italia e Stati Uniti. I dati discussi nel corso della mattinata restituiscono un quadro meno lineare di quello suggerito dalla sola crescita delle barriere tariffarie.

Le criticità commerciali hanno aumentato costi, incertezza e necessità di pianificazione, ma non hanno finora interrotto la dinamica positiva delle relazioni economiche bilaterali.

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“La relazione tra Italia e USA non è mai stata così proficua e vitale, nonostante le turbolenze e le tariffe. Il futuro, a giudicare dai dati, appare in crescita fino ad oggi. Il mercato americano continua a comprare sempre più beni italiani: è un fenomeno che vediamo sia sul fronte dell’export sia su quello degli investimenti”, ha dichiarato Simone Crolla, Consigliere Delegato di AmCham Italy.

Da qui anche la proposta di rafforzare la collaborazione tra le due organizzazioni camerali. L’ipotesi, ancora da formalizzare e da sottoporre ai rispettivi board e alle presidenze, nasce dall’esperienza maturata da AmCham Italy in Italia e dalla IACC negli Stati Uniti e dall’obiettivo di evitare sovrapposizioni, integrare competenze e offrire a imprese ed esportatori servizi più coordinati.

“Un messaggio importante è che dazi e tariffe non sono sinonimi: a fronte di una tariffa astrattamente molto elevata, il dazio effettivamente pagato dall’importatore può essere più basso in virtù di strategie di adattamento. Parliamo di pianificazione doganale, strumenti che consentono di contenere l’impatto tariffario. In questo contesto, il supporto di competenze specializzate in trade policy e supply chain optimization diventa strategico. Le decisioni prese in questa fase determineranno la competitività di molte imprese negli anni a venire”, ha osservato Pier Paolo Ghetti, Global Trade Advisory National Leader di Deloitte.

La capacità di adattamento delle imprese, emersa dalle analisi presentate durante l’incontro, non elimina tuttavia le incognite sul medio periodo.

Il sottosegretario con delega alle relazioni internazionali ed Europee di Regione Lombardia, Raffaele Cattaneo, invita a guardare ai dati reali, a quello che accade alle imprese e alle nostre relazioni: “La Lombardia ha con gli Stati Uniti un rapporto speciale, che va oltre i dazi e le singole amministrazioni: è un legame storico, confermato anche dai numeri. Con l’8,68% dell’export regionale nel 2025, gli Stati Uniti sono il primo mercato extra-UE della Lombardia e il terzo in assoluto. Ma per entrare in questo mercato o consolidarvi la propria presenza servono relazioni, credibilità e conoscenza degli interlocutori giusti”, ha dichiarato.

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“È qui che le istituzioni possono fare la differenza: accompagnando le imprese attraverso le relazioni istituzionali e la diplomazia economica e facilitando l’accesso a interlocutori e opportunità che da sole faticherebbero a raggiungere. Regione Lombardia lavora da tempo in questa direzione, insieme agli stakeholder del Sistema Lombardia, in particolare alle associazioni di categoria e alle università, che partecipano alle nostre missioni. Ne è un esempio la missione istituzionale dello scorso aprile a New York, a cui seguirà, a metà ottobre, un nuovo viaggio negli Stati Uniti, con tappe a Washington e Florida e incontri ai massimi livelli istituzionali. A Washington parteciperemo anche al Gala della NIAF, che quest’anno ha scelto la Lombardia come regione d’onore”, ha proseguito.

Moderati da Daniele Lepido, Senior Reporter di Bloomberg, i lavori, introdotti da un videomessaggio del Viceministro delle Imprese e del Made in Italy Valentino Valentini, hanno visto gli interventi di Simone Crolla; Federico Tozzi, Executive Director di Italy-America Chamber of Commerce; Pier Paolo Ghetti; Caroline Chung, Principal Commercial Officer dello U.S. Consulate General – Milan; di Raffaele Cattaneo e di Stefano Pelagallo, Head of Value Creation di CDP Venture Capital. L’incontro si è svolto con il supporto di Deloitte, FedEx Express Italy, Grunfeld, Desiderio, Lebowitz, Silverman & Klestadt LLP (GDLSK), Intesa Sanpaolo, JPMorgan Chase Bank e KPMG Business Services. Dalla giornata emerge così un messaggio netto: il nuovo scenario tariffario rende il commercio transatlantico più complesso, ma non ne ha fermato la crescita. Per imprese e istituzioni la sfida è trasformare questa complessità in capacità di adattamento, rafforzando al tempo stesso gli strumenti di collegamento tra i due mercati.

– Foto ufficio stampa American Chamber of Commerce in Italy –

(ITALPRESS).

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Economia

Urso firma un’intesa con il ministro emiratino Al Suwaidi su partnership tecnologiche e industriali

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ROMA (ITALPRESS) – Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha firmato ad Abu Dhabi con il ministro degli Investimenti emiratino, Mohamed Hassan Al Suwaidi, un memorandum d’intesa per promuovere investimenti reciproci nell’industria e nella manifattura e nuove partnership tra le imprese dei due Paesi. La firma è avvenuta a Investopia, il forum internazionale che riunisce governi, investitori e imprese per sviluppare opportunità di cooperazione economica.

“L’amicizia tra Italia ed Emirati Arabi Uniti trova in questa intesa una nuova prospettiva industriale. Lavoriamo insieme per dare sicurezza e prospettive alle nostre industrie, promuovendo investimenti reciproci e collaborando su nuove tecnologie e competenze. Un impegno che contribuirà all’autonomia strategica italiana ed europea, attraverso una cooperazione più stretta con chi condivide i nostri obiettivi di sviluppo e innovazione”, ha dichiarato Urso.

L’intesa punta a rafforzare la cooperazione economica bilaterale attraverso joint venture, alleanze strategiche e co-investimenti. Al centro, lo sviluppo e la modernizzazione degli impianti industriali, il trasferimento tecnologico, la ricerca e l’adozione di tecnologie produttive avanzate.

Il memorandum incoraggia inoltre gli investimenti congiunti in startup e imprese innovative nei settori dell’intelligenza artificiale, della robotica, delle biotecnologie, delle scienze della vita e della fintech. La collaborazione si estenderà anche al rafforzamento delle catene di approvvigionamento, all’efficienza energetica, all’economia circolare e alla formazione delle competenze industriali e tecniche, con l’obiettivo di accrescere la competitività delle produzioni e il loro potenziale di esportazione. L’intesa avrà durata quinquennale, con rinnovo automatico per ulteriori cinque anni.

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Per la sua attuazione, i due ministeri designeranno entro trenta giorni i rispettivi referenti, che potranno concordare un piano di lavoro congiunto. Il memorandum si aggiunge agli accordi già sottoscritti dal ministro Urso nei settori farmaceutico, minerario e delle infrastrutture digitali. Nel corso dell’evento, alla presenza di Giovanni Bozzetti, presidente di Fondazione Fiera Milano, è stata inoltre annunciata la prossima edizione di Investopia Italia che si terrà a Milano il prossimo 9 aprile 2027.

– Foto ufficio stampa Mimit –

(ITALPRESS).

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Economia

Banca Generali, a settembre raccolta netta a 6,3 miliardi da inizio anno

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MILANO (ITALPRESS) – Banca Generali ha realizzato a settembre una raccolta netta di 554 milioni che ha portato la raccolta cumulata da inizio anno a 6,3 miliardi (+42,3% a/a). Il dato di settembre è risultato particolarmente sostenuto considerando la stagionalità tipica del periodo ed infatti è risultato il settembre migliore di sempre per volumi totali.

La raccolta del mese ha visto un importante flusso in liquidità, pari a 338 milioni nel periodo (906 milioni da inizio anno), a conferma della vicinanza della rete ai clienti, sostenuta anche dall’acquisizione di nuova clientela. Tale dinamica crea le condizioni per una progressiva riallocazione verso le nuove soluzioni di investimento gestite e amministrate recentemente presentate alla Convention della Banca e disponibili a partire da ottobre, ancor più sfruttando le opportunità generate dalla recente volatilità dei mercati finanziari.

Assets under Investment (AUI) hanno registrato una raccolta netta pari a 159 milioni (+79% a/a), portando il totale da inizio anno a 2,9 miliardi (+38% a/a). A tale risultato ha contribuito in particolare l’ottimo dato dei fondi di casa che hanno raccolto 124 milioni nel mese (1,5 miliardi da inizio anno) evidenziando il successo dell’ampia gamma di strategie disponibili. Nel mese si è inoltre distinta la raccolta delle masse AUC & Banking in consulenza pari a 153 milioni (929 milioni da inizio anno) a conferma dell’apprezzamento per tale modalità di servizio alla clientela.

MOSSA “RISULTATI CONFERMANO VALORE DEL NOSTRO MODELLO”

“Settembre si conferma un mese record, in continuità con un anno di crescita ai massimi storici. Il risultato riflette la nostra capacità di attrarre nuova clientela, in particolare nel segmento degli imprenditori, e la forza di un posizionamento distintivo che continua a richiamare professionisti di elevata qualità. Questi risultati confermano il valore del nostro modello, fondato sulla qualità della consulenza, sull’innovazione dell’offerta e su un forte senso di appartenenza che unisce consulenti, management e tutte le persone della banca attorno a una visione comune”. Così l’amministratore delegato e direttore generale di Banca Generali, Gian Maria Mossa. “Le nuove iniziative lanciate a fine settembre durante la nostra Convention annuale in un clima di grande partecipazione e condivisione, rafforzano la nostra fiducia sulla qualità della raccolta dei prossimi mesi e ci fanno guardare con ottimismo alla parte finale dell’anno”, aggiunge Mossa.

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– Foto Ipa Agency –
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Bankitalia “Serve definizione armonizzata e operativa di green loan”

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ROMA (ITALPRESS) – Nonostante la diffusione di prodotti creditizi a sostegno dell’edilizia efficiente sotto il profilo energetico e delle attività immobiliari, nell’UE manca ancora una definizione di green loan ampiamente condivisa. E’ quanto evidenzia la Banca d’Italia in uno studio contenuto nella pubblicazione “Prestiti Verdi: una proposta per una definizione Ue semplificata”.

Partendo dai lavori dell’Autorità bancaria europea (EBA) in materia di green loan e mutui verdi, il documento sostiene che la mancanza di una definizione armonizzata e operativa di green loan rappresenti un ostacolo significativo all’espansione del credito verde e alla raccolta di dati coerenti sul relativo profilo di rischio.

Il documento della Banca d’Itaia propone una definizione armonizzata che, basandosi sulle raccomandazioni dell’EBA e sulle prassi di mercato prevalenti, mantiene la Tassonomia dell’UE come punto di riferimento, introducendo al contempo un percorso operativo complementare – e non sostitutivo – fondato su metriche di prestazione energetica già ampiamente utilizzate nei processi di erogazione del credito.

In merito all’opzione di policy ritenuta più idonea per l’introduzione della definizione proposta, entrambe le soluzioni suggerite dall’EBA (ovvero una raccomandazione su un quadro concettuale per i green loan o un’iniziativa legislativa specifica) potrebbero essere sostenute. In entrambi i casi, tuttavia, sarebbe opportuno che: l’adozione della classificazione di “green loan UE” rimanesse su base volontaria, al fine di non ostacolare le prassi di mercato ritenute più adatte dagli istituti di credito ai propri modelli di business; l’inclusione del prestito nel perimetro dei green loan avvenisse al momento dell’erogazione, con una revisione prevista solo in presenza di una ragionevole certezza dell’impossibilità di rispettare l’impegno assunto. Ulteriori criteri potrebbero essere suggeriti in una fase successiva, tenendo conto, ad esempio, dello sviluppo di un quadro di riferimento complessivo a livello di portafoglio. La Banca d’Italia conferma il proprio impegno a mantenere un dialogo aperto e costruttivo con tutte le autorità e le parti interessate competenti, restando pronta a contribuire al dibattito politico in corso.

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– Foto Ipa Agency –

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