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Economia

Prezzi medi sulla rete carburanti italiana ancora in calo nel fine settimana

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ROMA (ITALPRESS) – Quotazioni internazionali dei raffinati venerdì in forte calo, soprattutto sul diesel, e sulla rete carburanti italiana continuano a scendere le medie nazionali dei prezzi praticati alla pompa di benzina e diesel, a una settimana di distanza dall’avvio del price cap di Eni e Socar-IP, a cui poi hanno fatto seguito misure analoghe delle altre compagnie.

In base ai dati del Mimit aggiornati a oggi, il prezzo medio nazionale della benzina self è diminuito a 2,048 euro/litro (rispetto a 2,064 euro/litro del 2 ottobre) e quello del diesel self a 2,242 euro/litro (contro 2,261 del 2 ottobre). Sulla rete autostradale oggi il prezzo medio nazionale della benzina self scende a 2,062 euro/litro (rispetto a 2,085 del 2 ottobre) e quello del diesel self a 2,266 euro/litro (contro 2,293). Il trend dei prezzi continua dunque a essere in calo anche se più rallentato rispetto a quanto registrato venerdì e sabato.

Intanto scade oggi lo sconto fiscale di 6,1 centesimi (Iva inclusa) sul diesel ma Urso ha sottolineato che il Mef è al lavoro per attivare il meccanismo dell’accisa mobile. Venendo ai prezzi per compagnie e no logo, in base all’elaborazione di Quotidiano Energia dei dati comunicati dai gestori all’Osservaprezzi del Mimit aggiornati alle 8 di ieri, i prezzi medi della benzina in modalità self praticati dalle compagnie sono tra 2,000 e 2,085 euro/litro (no logo 2,101).

Per il diesel, i prezzi medi self praticati dalle compagnie si collocano tra 2,199 e 2,285 euro/litro (no logo 2,285). Sul servito per la benzina gli impianti colorati presentano prezzi medi tra 2,122 e 2,246 euro/litro (no logo 2,160). Sul diesel servito i punti vendita delle compagnie hanno prezzi medi compresi tra 2,324 e 2,447 euro/litro (no logo 2,342). I prezzi medi praticati del Gpl sono tra 0,762 e 0,792 euro/litro (no logo 0,766). Infine, i prezzi medi del metano auto vanno da 1,843 a 2,012 euro/kg (no logo 1,920).

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Economia

Pressione fiscale al 43,5% nel secondo trimestre, cala il potere di acquisto delle famiglie

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ROMA (ITALPRESS) – Nel secondo trimestre, secondo i dati Istat, la pressione fiscale è stata pari al 43,5%, in aumento di 0,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato dello 0,4% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti dell’1,7%.

La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stata pari al 6,7%, in diminuzione di 1,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. A fronte di un incremento dell’1,4% del deflatore implicito dei consumi, il potere d’acquisto delle famiglie è diminuito dello 0,9% rispetto al trimestre precedente.

La quota di profitto delle società non finanziarie, pari al 42,1%, è diminuita di 0,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Il tasso di investimento delle società non finanziarie, pari al 26,4%, è aumentato di 0,7 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.

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Economia

Nel secondo trimestre Pil +0,2% sul precedente, variazione per il 2026 pari a +0,8%: i dati Istat

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ROMA (ITALPRESS) – Nel secondo trimestre del 2026 il prodotto interno lordo, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è cresciuto dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dell’1,0% nei confronti del secondo trimestre del 2025. Lo rende noto l’Istat, secondo cui la stima conferma la variazione congiunturale e tendenziale del Pil comunicata il 1° settembre scorso.

Il secondo trimestre ha avuto lo stesso numero di giornate lavorative del trimestre precedente e una giornata lavorativa in più rispetto al secondo trimestre del 2025. La variazione acquisita per il 2026, depurata degli effetti di calendario, risulta pari allo 0,8%, confermando quanto già diffuso. Rispetto al trimestre precedente, dal lato della domanda, si registra una crescita dello 0,2% sia dei consumi finali nazionali, sia degli investimenti fissi lordi. Le importazioni sono aumentate dell’1,5% e le esportazioni dell’1,0%.

La domanda nazionale al netto delle scorte ha fornito nel complesso un contribuito positivo di 0,2 punti percentuali alla crescita del Pil, interamente riconducibile alla dinamica dei consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private (ISP). Positivo anche il contribuito della variazione delle scorte, per 0,1 punti percentuali, a fronte di un contributo negativo di pari ampiezza della domanda estera netta. Dal lato dell’offerta, si registrano andamenti congiunturali negativi del valore aggiunto dell’agricoltura, silvicoltura e pesca e dell’industria, con cali rispettivamente dello 0,1% e dello 0,6%, mentre quello dei servizi è cresciuto dello 0,4%.

NEL SECONDO TRIMESTRE DEFICIT MIGLIORA AL 2% DEL PIL

Nel secondo trimestre, secondo i dati Istat, l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil è stato pari al -2,0% (-2,1% nello stesso trimestre del 2025). Il saldo primario delle AP (indebitamento al netto degli interessi passivi) è risultato positivo, con un’incidenza sul Pil del 3% (2,2% nel secondo trimestre del 2025). Il saldo corrente delle AP è stato anch’esso positivo, con un’incidenza sul Pil del 2,9% (3,3% nel secondo trimestre del 2025).

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Economia

Istat, deficit/Pil nel secondo trimestre migliora al 2%

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ROMA (ITALPRESS) – Nel secondo trimestre, secondo i dati Istat, l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil è stato pari al -2,0% (-2,1% nello stesso trimestre del 2025). Il saldo primario delle AP (indebitamento al netto degli interessi passivi) è risultato positivo, con un’incidenza sul Pil del 3% (2,2% nel secondo trimestre del 2025). Il saldo corrente delle AP è stato anch’esso positivo, con un’incidenza sul Pil del 2,9% (3,3% nel secondo trimestre del 2025).

NEL II TRIMESTRE PRESSIONE FISCALE A 43,5%, CALA POTERE ACQUISTO FAMIGLIE

Nel secondo trimestre, secondo i dati Istat, la pressione fiscale è stata pari al 43,5%, in aumento di 0,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato dello 0,4% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti dell’1,7%.

La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stata pari al 6,7%, in diminuzione di 1,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. A fronte di un incremento dell’1,4% del deflatore implicito dei consumi, il potere d’acquisto delle famiglie è diminuito dello 0,9% rispetto al trimestre precedente.

La quota di profitto delle società non finanziarie, pari al 42,1%, è diminuita di 0,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Il tasso di investimento delle società non finanziarie, pari al 26,4%, è aumentato di 0,7 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.

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