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Economia

Iren, il Cda approva il nuovo piano 2026/2035: previsti investimenti per 10,4 miliardi

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ROMA (ITALPRESS) – Il cda di Iren ha approvato l’aggiornamento del piano industriale al 2035, che conferma la validità del percorso strategico già avviato e lo approfondisce ulteriormente inserendo due obiettivi di crescita: l’eccellenza operativa e il rafforzamento delle infrastrutture strategiche. n continuità con il percorso avviato nel 2025, il Piano consolida la trasformazione di Iren da “extended multiutility” a “focused multiutility”.

La maggiore focalizzazione comporta un’allocazione del capitale più selettiva, concentrata sui business core nei quali il Gruppo può valorizzare il proprio posizionamento, il radicamento territoriale e le competenze industriali.

Questo approccio permette di migliorare la qualità del portafoglio investimenti, rafforzare la disciplina sui ritorni e ridurre l’esposizione verso attività nelle quali Iren non dispone ancora di un vantaggio competitivo consolidato.

L’ambizione al 2035 è evolvere progressivamente da multiutility territoriale focalizzata a player infrastrutturale di rilevanza per il Paese, mantenendo la vicinanza ai territori e sviluppando al contempo una maggiore scala industriale. Il piano prevede complessivamente 10,4 miliardi di investimenti nel periodo 2026-2035, distribuiti in modo equilibrato lungo l’intero arco temporale.

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Oltre l’80% delle risorse è destinato alle business unit a maggiore contenuto infrastrutturale, con particolare focus su reti, ambiente ed energia. Gli investimenti sono orientati al rafforzamento delle infrastrutture strategiche del Gruppo, attraverso l’ammodernamento del servizio idrico, lo sviluppo della distribuzione elettrica, la realizzazione di nuovi termovalorizzatori, l’espansione del teleriscaldamento e la valorizzazione degli asset energetici ritenuti strategici.

Il portafoglio investimenti presenta inoltre un profilo di rischio contenuto, grazie al fatto che il 73% delle risorse è destinato ad attività regolate o semi-regolate e il 55% è riservato al mantenimento e al rinnovo degli asset esistenti, mentre il restante 45% sostiene la crescita e lo sviluppo dell’asset base del Gruppo.

Oltre il 73% degli investimenti complessivi, pari a 7,6 miliardi, è destinato a progetti a supporto della sostenibilità e transizione e il 62% è ammissibile alla tassonomia europea. Il Gruppo conferma il proprio impegno a mantenere una struttura finanziaria equilibrata e coerente con gli attuali livelli di rating. La crescita prevista sarà sostenuta da una rigorosa disciplina finanziaria. Cnfermata la dividend policy comunicata lo scorso anno con un dividendo in crescita del +8% sino al 2027 e del +6% dal 2028 al 2030.

“Con il piano industriale al 2035 confermiamo la nostra capacità di coniugare ambizione industriale, crescita sostenibile e disciplina finanziaria contribuendo allo sviluppo delle infrastrutture strategiche del Paese”. Così Luca Dal Fabbro, presidente esecutivo del Gruppo Iren. “Gli investimenti previsti sosterranno una crescita dell’Ebitda fino a circa 1,95 miliardi al 2035, rafforzando ulteriormente il peso delle attività regolate e semi-regolate che raggiungeranno l’80%. Il tutto – ha aggiunto – mantenendo una solida disciplina finanziaria, con un rapporto Ifn/Ebitda in progressiva riduzione fino a 2,8x a fine Piano, nel pieno rispetto delle soglie fissate per il mantenimento degli attuali livelli di rating. Tale struttura finanziaria ci permette, inoltre, di confermare la dividend policy, offrendo ai nostri azionisti visibilità, stabilità e una remunerazione sostenibile nel lungo termine”, ha concluso Dal Fabbro.

-Foto ufficio stampa Iren-
(ITALPRESS).

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Economia

Elia Vismara eletto presidente di FederlegnoArredo per il quadriennio 2026-2030

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MILANO (ITALPRESS) – È Elia Vismara il nuovo presidente di FederlegnoArredo. 55 anni, ingegnere gestionale di Mariano Comense, è stato eletto dall’Assemblea della Federazione riunitasi oggi in Triennale a Milano, succedendo a Claudio Feltrin al timone della Federazione negli ultimi sei anni.

“Ringrazio l’Assemblea per la fiducia e Claudio Feltrin per il lavoro portato avanti in un periodo così complesso. Assumo l’incarico con grande senso di responsabilità e spirito di servizio che hanno accompagnato il mio impegno in questi anni di vita associativa. Insieme alla squadra di presidenza, a tutti gli associati e alla struttura, lavoreremo per rafforzare la competitività e dare voce alle imprese che FederlegnoArredo rappresenta”, dichiara il neo eletto presidente, Elia Vismara.

“Auguro a Vismara buon lavoro e sono certo che saprà guidare FederlegnoArredo con competenza, visione e attenzione alle esigenze del nostro tessuto produttivo. Ringrazio tutti coloro che hanno condiviso con me e con il Consiglio di presidenza un percorso complesso e sfidante al tempo stesso”, dichiara il presidente uscente Claudio Feltrin.

Elia Vismara arriva alla presidenza di FederlegnoArredo con una consolidata esperienza ai vertici del sistema associativo: dal 2015 fa parte del Consiglio Generale di FederlegnoArredo, dal 2017 è nel Consiglio di Presidenza di Assobagno, di cui è stato presidente dal 2020 ad oggi, e dal 2021 siede nel Cda di Federlegno Arredo Eventi. Dal 2025 è membro del consiglio direttivo dell’Ente Italiano di Normazione (UNI) di cui la Federazione è socio di rappresentanza. È inoltre presidente del Cda di Vismaravetro, azienda di famiglia attiva nel settore dell’arredobagno.

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-Foto ufficio stampa Federlegnoarredo-
(ITALPRESS).

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Economia

Intesa Sanpaolo e SDA Bocconi: due ricerche del Blue economy monitor indicano nuove sfide per futuro Mediterraneo

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MILANO (ITALPRESS) – La nuova competizione per energia, dati e sicurezza delle infrastrutture si sta spostando in mare. Ed è nel Mediterraneo che si giocherà una partita decisiva per la competitività dell’Europa e dell’Italia. Grazie alla sua posizione geografica e a una filiera industriale tra le più avanzate al mondo nei cavi sottomarini, nell’ingegneria offshore, nella cantieristica e nelle telecomunicazioni, l’Italia ha l’opportunità di affermarsi come snodo strategico tra Europa, Africa e Medio Oriente per i flussi energetici e digitali del futuro.

Allo stesso tempo, i porti italiani sono chiamati ad affrontare una trasformazione per accompagnare la transizione energetica e intercettare nuove filiere industriali legate a energie rinnovabili, elettrificazione e decarbonizzazione.

È quanto emerge dalle due nuove ricerche del Blue Economy Monitor, l’Osservatorio promosso da Intesa Sanpaolo e SDA Bocconi School of Management che analizza le principali trasformazioni dell’economia del mare e il contributo che il settore può offrire alla crescita sostenibile e alla competitività del Paese.

Elisa Zambito Marsala, Responsabile Education Ecosystem and Global Value Programs di Intesa Sanpaolo ha commentato: “La Blue Economy si conferma uno dei più promettenti motori di sviluppo per il Paese, capace di generare innovazione, attrarre talenti, investimenti e creare nuove opportunità in ambiti strategici come le infrastrutture sottomarine, l’eolico offshore, la transizione energetica dei porti e le tecnologie digitali. Le trasformazioni in atto nelle economie del mare richiedono nuove competenze e profili professionali. Per questo investire nel sostegno alla ricerca e nella formazione, rafforzando il dialogo tra imprese, università e ricerca, significa creare nuove opportunità per i giovani, contrastare la fuga dei talenti e attrarre competenze qualificate, a beneficio della competitività del Paese nel contesto europeo e internazionale”.

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Per Stefano Caselli, Dean della SDA Bocconi School of Management “l’evento di oggi e le ricerche presentate contribuiscono non solo al trasferimento di conoscenze, ma anche a chiarire opportunità e rischi per il sistema economico italiano, in un’ottica più ampia di posizionamento geoeconomico e geopolitico nel Mediterraneo”.

La prima ricerca evidenzia come l’Italia possa valorizzare la propria posizione geografica e il patrimonio di competenze industriali per diventare un punto di riferimento nelle reti elettriche e digitali sottomarine. Lo studio individua nelle interconnessioni elettriche sottomarine, nei cavi per le telecomunicazioni e nelle infrastrutture legate alla transizione energetica alcuni dei principali driver di sviluppo della Blue Economy europea.

Le prospettive di crescita sono significative: entro il 2050 l’eolico offshore potrebbe coprire fino al 30% del fabbisogno elettrico dell’Europa, generando una forte espansione della domanda di cavi sottomarini ad alta tensione necessari a collegare impianti rinnovabili, sistemi di accumulo e reti energetiche sempre più integrate. L’analisi sottolinea inoltre il valore della filiera industriale italiana che coinvolge aziende leader nella produzione di cavi, nell’ingegneria sottomarina, nella cantieristica e nelle telecomunicazioni, e rappresenta una leva importante per la competitività del Paese e per cogliere le opportunità di crescita del settore.

La seconda ricerca analizza invece il ruolo dei porti italiani nella transizione energetica. Lo studio evidenzia come il sistema portuale nazionale sia chiamato a gestire una profonda trasformazione: una quota rilevante delle merci movimentate negli scali italiani è ancora legata ai combustibili fossili, mentre crescono le opportunità offerte dall’elettrificazione delle banchine, dalle energie rinnovabili, dalla logistica per l’eolico offshore e dai progetti di cattura e stoccaggio della CO2.

Attraverso un’analisi comparata delle Autorità di Sistema Portuale italiane, la ricerca mostra una preparazione disomogenea rispetto alle nuove sfide. Alcuni territori si distinguono per la capacità di sviluppare progetti collegati alla transizione energetica, mentre altri risultano maggiormente esposti agli effetti della progressiva riduzione dei traffici legati ai combustibili fossili. Le due ricerche convergono su un messaggio comune: il mare rappresenta una leva strategica per la competitività e la sostenibilità del Paese. 

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-Foto ufficio stampa Intesa Sanpaolo-
(ITALPRESS).

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Economia

Leonardo Maria Del Vecchio “Basta guerre fratricide, chiudo tutte le cause nei confronti dei miei fratelli”

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ROMA (ITALPRESS) – “Basta con le guerre fratricide. Oggi posso anche rivelare in esclusiva che cosa ho chiesto ai miei avvocati: chiudere tutte le cause nei confronti dei miei fratelli”. Così Leonardo Maria Del Vecchio, in un’intervista a RTL 102.5. Alla domanda se abbia dei rimpianti nei rapporti con i suoi fratelli, risponde così: “Sì, molti, specialmente con Luca e Clemente. Prima che succedesse tutto, ho sempre cercato un fratello maggiore, una figura che potesse guidarmi. Ho trovato queste figure attraverso famiglie acquisite, persone e legami costruiti nel tempo – prosegue -. Quando parlo di famiglia, non intendo necessariamente il sangue o il cognome, famiglia può essere anche un autista, una guardia del corpo. Penso che per Luca e Clemente io sia stato una figura di riferimento. Quello che vorrei tornare a vivere è una situazione di serenità, nella quale possa essere riconosciuto per la persona che sono. Io non ho mai avuto una figura del genere nei miei fratelli maggiori, mentre loro sì. Ovviamente, all’epoca si trattava di ragazzi poco più che ventenni, mentre io avevo poco meno di trent’anni. Posso capire che cosa significhi affrontare una realtà di questo tipo. Ciò che conta non sono le penali o i contratti, ma l’umanità e l’amore che esistono tra fratelli”.

Alla domanda se sarebbe quindi disposto a fare il primo passo indietro, Leonardo Maria Del Vecchio risponde così: “L’ho già fatto e non chiedo nulla in cambio, perché le guerre fratricide non portano a niente. Ho avuto modo di sentire la loro voce, specialmente quella di Luca. Adesso, ovviamente, meritano di vedere i fatti e non soltanto le parole”. Il suo quindi “non è soltanto un passo: è una direzione“.

“Mio padre si augurava che Francesco (Milleri, ndr) e gli altri nominati come esecutori testamentari portassero ordine, facessero da traghettatori e costruissero il futuro – sottolinea –. E non parlo di Del Vecchio o dei figli: parlo del best fit for the job, ovvero della persona più adatta per quel ruolo. A oggi, dopo più di quattro anni, dove sono i tre cavalli su cui Francesco ha scommesso? Dov’è il successore che avrebbe dovuto esserci già da tre-sei anni? È questo il mandato che Francesco non ha rispettato e che ha tradito”. 

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

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