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Cronaca

Assogomma “2026 tra luci e ombre, il CBAM rischia di essere un boomerang”

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MILANO (ITALPRESS) – Un anno di luci e ombre per l’industria italiana della gomma. A tracciare il quadro è Giovanni Panico, direttore di Assogomma, intervistato da Claudio Brachino per il magazine televisivo Italpress Economy. L’associazione aderente a Confindustria rappresenta 200 imprese e circa 30 mila addetti.
Il settore, spiega Panico, include per metà pneumatici e per metà articoli tecnici come tubazioni, guarnizioni, nastri trasportatori e cinghie, destinati a svariati comparti. Un materiale a volte “nascosto” ma imprescindibile, spesso con funzioni di sicurezza.
Le indagini congiunturali dell’associazione fotografano una spaccatura: un terzo delle aziende dichiara fatturato in crescita, un terzo stabile, un terzo in calo. Arrivano però i primi segnali positivi, con i dati dei nove mesi della produzione di pneumatici e articoli tecnici in territorio positivo rispetto a fine 2025. I livelli produttivi restano comunque inferiori del 20-25% rispetto al periodo pre-Covid.
La prima metà dell’anno è stata complicata da energia e materie prime. L’industria utilizza per metà gomma sintetica, in parte derivata dal petrolio, e per metà gomma naturale. Le tensioni legate alla guerra nel Golfo hanno bloccato la filiera per almeno un paio di mesi, con fornitori incapaci persino di quotare i materiali o indicare i tempi di consegna. “Adesso sembra che la situazione si stia stabilizzando – osserva Panico – ma è troppo presto per dire che siamo usciti dal guado”.
Sul fronte normativo, l’associazione di categoria condivide i principi del CBAM, il meccanismo europeo di adeguamento del carbonio alle frontiere, ma ne critica l’applicazione. Con la nuova edizione del regolamento il filo d’acciaio di rinforzo dei pneumatici entrerà nello schema. Secondo uno studio di Tyres Europe, l’impatto per i produttori europei sarà di circa 70 milioni di euro nel solo 2028 e salirà fino a 140 milioni l’anno nel 2034. Il rischio è l’effetto boomerang: “chi produce in Europa paga già l’ETS e pagherà anche sulle materie prime , mentre il pneumatico finito importato non è soggetto a CBAM. E’ un modello già visibile nelle tubazioni in gomma rinforzate con acciaio, dove i produttori italiani subiscono la concorrenza di tubi esteri non gravati dagli stessi costi. “Chiediamo alla Commissione una visione più di filiera”, sottolinea Panico.
Analoga la critica alle quote di salvaguardia sull’acciaio introdotte a luglio: riduzione del 70% delle disponibilità e dazi raddoppiati dal 25% al 50% per tutelare un prodotto, il filo d’acciaio per i tubi idraulici, che in Europa ha un solo produttore, incapace di soddisfare la domanda. Da anni oltre il 60% del fabbisogno arriva dall’estero, e il conto delle nuove restrizioni, avverte il direttore Panico, lo paga chi acquista.
Preoccupa anche il quadro europeo dei pneumatici: negli ultimi 18 mesi i produttori Ue hanno chiuso nove stabilimenti, con oltre 4.400 posti a rischio, e dal 2018 hanno perso oltre il 12% di quota di mercato. In Italia finora nessuna chiusura, ma Assogomma sottolinea che serve una politica energetica che riduca i costi, oltre a strumenti come l’Industrial Accelerator Act, accolto con favore ma ancora lacunoso: ad esempio il pneumatico da ricambio, tre quarti delle vendite, non è coperto. Indispensabili, infine, controlli efficaci alle frontiere, perchè i costi di conformità non ricadano solo sulle imprese europee.
Quanto ai dazi sui pneumatici cinesi per autovettura, in vigore da luglio dopo oltre un anno di inchiesta, le importazioni si sono già spostate verso Thailandia, Cambogia e Vietnam. Nei primi nove mesi dell’anno le importazioni di articoli in gomma generici a basso valore sono salite del 20% in quantità ma solo del 6% in valore. “Occorre ripensare gli strumenti – conclude Panico – e renderli più rapidi ed efficaci rispetto all’evoluzione dell’economia reale”.

– Foto Italpress –

(ITALPRESS).

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“Ploom Flavour Garden”, a Milano musica, creatività e innovazione al centro

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MILANO (ITALPRESS) – Musica, creatività e innovazione sono state al centro di Ploom Flavour Garden – Something New Is Growing, l’appuntamento organizzato da JTI a Milano.
Ispirata alla metafora del giardino come luogo in cui idee, persone e talenti possono crescere, l’iniziativa ha riunito artisti provenienti da percorsi differenti in un’esperienza costruita intorno alla musica e alla nuova gamma LYO, la linea di stick senza tabacco contenenti nicotina di Ploom.
L’appuntamento, spiega una nota, “si inserisce nel percorso di innovazione di JTI, fondato sull’ascolto dei consumatori adulti e sullo sviluppo di proposte in linea con l’evoluzione delle loro preferenze. In questo quadro, l’Italia rappresenta per il Gruppo un mercato strategico e un contesto nel quale mettere in relazione tecnologia, cultura e creatività”.
“In JTI consideriamo l’innovazione una leva fondamentale per creare valore e rispondere in modo concreto all’evoluzione delle esigenze dei consumatori adulti – ha detto Igor Dzaja, Presidente e Amministratore Delegato di JTI Italia -. E’ un impegno che nasce dall’ascolto, dalla ricerca e dalla capacità di integrare tecnologia, cultura e creatività. L’Italia riveste un ruolo strategico in questo percorso e iniziative come Ploom Flavour Garden testimoniano la nostra volontà di continuare a investire nel Paese, sviluppando proposte ed esperienze sempre più rilevanti per il pubblico adulto”.
Protagonista della serata è stato Ernia, che ha guidato il momento principale della programmazione musicale. Accanto a lui, una line-up di artisti emergenti ha accompagnato il pubblico lungo le diverse fasi dell’appuntamento, mettendo in dialogo percorsi, linguaggi ed esperienze musicali differenti. La musica ha rappresentato così il filo conduttore dell’intera serata e l’elemento di raccordo tra il racconto della crescita, i talenti coinvolti e l’esperienza Ploom.
L’evento ha inoltre accompagnato la comunicazione della nuova gamma LYO attraverso un percorso legato alle preferenze individuali. Gli ospiti adulti hanno potuto esplorare quattro ambienti ispirati alle referenze Arctic Mint, Wild Berry, Golden Pear e Winter Apple, ciascuno caratterizzato da colori, elementi visivi e installazioni dedicati. Il tema della scelta ha rappresentato il punto di incontro tra l’esperienza musicale e il racconto della gamma, offrendo ai partecipanti la possibilità di conoscere referenze differenti all’interno di un percorso coerente con il concept dell’evento.
“La musica è uno dei territori attraverso cui Ploom costruisce un dialogo contemporaneo con i consumatori adulti. Ploom Flavour Garden si inserisce in questo percorso e accompagna la comunicazione della nuova gamma LYO con un’esperienza che mette al centro le preferenze individuali. Il concept della serata traduce il valore della scelta in un racconto concreto, nel quale musica e creatività permettono di conoscere le diverse referenze della gamma attraverso un linguaggio vicino ai territori culturali presidiati da Ploom”, ha dichiarato Akira Yamaguchi, Marketing Director di JTI Italia.

– news in collaborazione con JTI Italia –
– foto f12/Italpress –
(ITALPRESS).

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Cronaca

Papa Leone XIV “Il pane non sia mai usato come arma di guerra”

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ROMA (ITALPRESS) – “Per garantire che le esigenze alimentari di domani siano soddisfatte, è necessario liberare la produzione di cibo da una mentalità puramente speculativa. Il pane non dovrebbe essere nè uno strumento di pressione geopolitica nè un bene finanziario volatile. Nè deve mai essere usato come arma di guerra”. Così Papa Leone XIV in un messaggio in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione 2026, scritto alla vigilia del suo ricovero al Gemelli.

“Infatti, impedire che il pane raggiunga una persona o distruggere i mezzi con cui viene prodotto costituisce una terribile offesa alla dignità umana. Il pane è prezioso perchè sostiene la vita che Dio ci ha donato. Dobbiamo quindi superare la tentazione di una visione a breve termine”, ha aggiunto. Secondo il Santo Padre “il mito secondo cui la crescita possa essere infinita nonostante le risorse limitate ha raggiunto il punto di rottura. Oggi l’innovazione richiede l’adozione di un senso di responsabilità intergenerazionale che guardi oltre i bilanci annuali. Innovazione significa conciliare la tecnologia con la saggezza, compresa quella ancestrale, mantenendo al contempo una visione per il futuro. Non si tratta di rifiutare i progressi tecnologici, ma piuttosto di integrarli con la saggezza dei contadini, che hanno maturato la loro conoscenza della terra e del clima attraverso secoli di osservazione coscienziosa. Ciò comporta anche la tutela dell’acqua come bene comune inalienabile”, ha concluso.

-Foto: Ipa Agency-
(ITALPRESS).

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Cronaca

Edilizia, Sironi (Assogesso) “Sistemi a secco sostenibili e riciclabili al 100%”

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MILANO (ITALPRESS) – Riciclabilità dei materiali, riduzione dell’impronta di carbonio, minore peso delle strutture e maggiore efficienza nella costruzione. E, anche, maggiore sicurezza. Sono i principali vantaggi dei sistemi a base gesso, secondo Luca Sironi, presidente di Assogesso, che sottolinea le potenzialità di queste soluzioni per un’edilizia più sostenibile e performante. “Un sistema a secco è intrinsecamente riciclabile al 100%, smontabile, demolibile, con evidenti vantaggi”, afferma Sironi in un’intervista a Italpress. Il gesso, materiale utilizzato da secoli nelle costruzioni, è alla base di diverse applicazioni, dai sistemi a secco, come il cartongesso, agli intonaci e alle malte. Proprio i sistemi a secco, spiega il presidente di Assogesso, presentano caratteristiche che possono contribuire a migliorare la sostenibilità del settore edilizio. “Essendo più leggero ha un’impronta di carbonio più bassa”, osserva, evidenziando anche i benefici in termini di rapidità di installazione e prestazioni. Un sistema a secco, composto da una struttura portante, materiale isolante e lastre di chiusura, “pesa 4-5 volte in meno di un metro quadro equivalente di laterizio”, sottolinea Sironi. “Ha degli evidenti vantaggi di peso e quindi, in un Paese sismico come il nostro, dei grossi vantaggi in termini di sicurezza”, afferma. La sostenibilità passa anche dalla composizione dei materiali e dalla possibilità di recuperarli a fine vita. “Il cartongesso ha una struttura semplice: un’orditura metallica, il metallo si può riciclare, delle lane di isolamento interno, anche quelle riciclabili, e delle lastre che dal punto di vista produttivo sono carta, materiale riciclabile, gesso, materiale riciclabile, e acqua cristallizzata”, spiega Sironi. Un insieme di componenti che, secondo Sironi, rende questi sistemi particolarmente adatti a una gestione circolare dei materiali da costruzione. “Per come è concepito e soprattutto con le innovazioni a livello di lastre e orditure metalliche che l’industria sta sviluppando, è anche un sistema che ha intrinsecamente prestazioni acustiche, termiche e anche di salubrità dell’ambiente superiori rispetto a un laterizio convenzionale”, sostiene. Il mercato italiano del cartongesso, intanto, ha registrato una crescita significativa nel lungo periodo. “E’ un mercato che è cresciuto circa cinque volte dal 1990”, afferma il presidente di Assogesso, secondo cui il comparto ha viaggiato “a velocità doppia del resto dell’industria”. Nonostante questa evoluzione, il livello di diffusione dei sistemi a secco in Italia resta inferiore a quello di diversi Paesi europei. “L’uso che se ne fa in Italia rispetto ai nostri vicini europei è ancora troppo basso”, osserva Sironi. Il confronto con la Spagna, Paese che presenta modalità costruttive per certi aspetti simili a quelle italiane, evidenzia un’adozione pro capite dei sistemi a secco superiore del 10-15%. In Belgio, Olanda e Regno Unito, invece, il valore è “quasi doppio”, aggiunge. Per consolidare la crescita e favorire una maggiore diffusione di queste tecnologie, secondo Sironi è necessario intervenire lungo tutta la filiera, dalla progettazione alla posa in opera, fino alla consapevolezza dei committenti. “E’ un tema di filiera intera”, afferma, richiamando la necessità di aumentare la conoscenza delle prestazioni dei sistemi a secco anche nell’edilizia residenziale. Un ruolo importante spetta inoltre alla formazione dei progettisti. “Siamo un Paese con la più alta densità di architetti nella Comunità europea, però allo stesso tempo abbiamo pochissimi corsi universitari che educhino gli architetti o gli studi di ingegneria a saper progettare con sistemi a secco”, rileva. Infine, la qualificazione della manodopera rappresenta un altro passaggio decisivo. “Un sistema a secco fornisce le prestazioni per cui è disegnato se la posa è corretta”, precisa Sironi, indicando la necessità di una collaborazione tra industria, istituzioni, scuole di posa ed enti normativi. Sul fronte delle prospettive, il presidente di Assogesso riconosce le difficoltà che attraversano il comparto edilizio in Italia e in Europa. Il 2026, osserva, è caratterizzato da “uno stato di particolare tensione”, con possibili ripercussioni anche nel 2027. In questo contesto, tuttavia, “la prospettiva dei sistemi a secco è meno negativa del resto del comparto”, grazie ai vantaggi in termini di prestazioni, produttività e rapidità di posa, che possono tradursi in costi complessivi competitivi. (ITALPRESS).

-Foto Italpress-

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