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LA VOCE PAVESE – ADOLESCERE, LA CITTADELLA DELLE RELAZIONI E DELLA TUTELA MINORI

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LA VOCE PAVESE – ADOLESCERE, LA CITTADELLA DELLE RELAZIONI E DELLA TUTELA MINORI
Fondazione Adolescere di Voghera ha chiamato a raccolta ieri il mondo istituzionale e gli esperti dell’educazione per fare il punto su una missione quotidiana cui lo storico ente adempie ogni giorno, nel silenzio, per rafforzare educazione e relazioni ma anche per soccorrere famiglie in difficoltà. Presenti all’appuntamento la sindaca di Voghera, Paola Garlaschelli, l’assessore ai Servizi Sociali, Federico Taverna, insieme ad alcuni colleghi assessori e consiglieri comunali ma anche l’assessore regionale alla Famiglia, Elena Lucchini, e il Presidente dell’Amministrazione Provinciale di Pavia, Giovanni Palli, che per statuto nel suo ruolo istituzionale è anche Presidente di Fondazione Adolescere. L’occasione è servita per fare il punto su alcune emergenze territoriali e per riflettere sul bisogno che gli enti locali hanno dei livelli istituzionali più alti per fare fronte a spese sociali che pesano notevolmente sui bilanci. La parola d’ordine era e resta però solo una: "prevenzione". L’assessore Taverna ha ricordato: "Il sociale non è una spesa ma un investimento, per evitare l’insorgere di danni e difficoltà che diventa poi difficile sanare". Al tavolo dei relatori, ieri, anche la direttrice di Fondazione Adolescere, Silvia Armandola, la coordinatrice area promozione, Fabienne Guiducci, la coordinatrice area prevenzione, Benedetta Lombardini, gli educatori del centro per le famiglie Alessia Martinotti e Paolo Camozzi insieme alla coordinatrice del servizio tutela minori, Daniela Guarneri. Adolescere ha sede a Voghera ma ha strutture importanti in tutto l’Oltrepò Pavese (Setteborghi, Penicina e Pietragavina) nonché una forte e consolidata rete di collaborazioni con le maggiori università italiane nell’ambito delle tematiche educative.

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Tg News 10/06/2026

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Tg News 10/06/2026
ROMA (ITALPRESS) – In questa edizione: Meloni da Confcommercio “No alla patrimoniale” – Piantedosi: “Ok a decreto su Ia per forze Polizia” – Negoziati a rilento, Trump pronto a nuovi attacchi – Zelensky: “Missile Flamingo contro impianto russo” – Omicidio Pierina Paganelli, Dassilva assolto e liberato – Venezi impugna lettera di recesso dalla Fenice – Sinner, esami ok, da oggi si allena per Wimbledon – In Sicilia giustizia più vicina ai cittadini, aprono 30 Uffici di Prossimità – Previsioni 3B Meteo 11 Giugno.

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Tg Lombardia – 10/06/2026

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Tg Lombardia – 10/06/2026 – In questa edizione: Pavia per Papa Leone XIV: esauriti tutti i pass per il 20 giugno – Voghera, capriolo spaventato in centro salvato nel campo da tennis – Droga in Lombardia, smantellata la banda dell’hashish: tre arresti della Dda – Milano, caccia al branco dopo lo stupro della studentessa Erasmus – Omicidio a Milano Certosa, il secondo arrestato non risponde – Milano, il Riesame sblocca il maxihotel al Duomo: area dissequestrata – Milano, incubo in viale Omero: box allagati e maxi conto da 1,7 milioni – Pronto Meteo Lombardia per l’11 Giugno.

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Docenti sotto pressione, a Pavia due su tre denunciano violenze

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La Voce Pavese – Docenti sotto pressione, a Pavia due su tre denunciano violenze

A Pavia fare l’insegnante significa sempre più spesso lavorare in un clima difficile, segnato da insulti, pressioni, minacce, manipolazioni e, nei casi più gravi, anche aggressioni fisiche. Un fenomeno che non riguarda soltanto il rapporto con gli studenti, ma coinvolge anche colleghi, genitori e dirigenti scolastici.
A fotografare la situazione è un’indagine condotta lo scorso anno dall’ufficio scolastico provinciale su 1.017 insegnanti della provincia di Pavia. Il dato più forte è questo: 633 docenti, pari a circa il 62 per cento del campione, hanno dichiarato di aver subito almeno un episodio di violenza verbale, psicologica o fisica. Quasi due insegnanti su tre, dunque, raccontano di essersi trovati esposti a forme di aggressività nel proprio ambiente di lavoro.
Le segnalazioni indicano come principali responsabili i colleghi, con 212 casi. Seguono i genitori degli alunni, con 179 episodi, poi gli studenti, con 105 segnalazioni, e infine i dirigenti scolastici, indicati in 60 casi. Il problema attraversa tutti gli ordini di scuola, dagli asili alle primarie fino alle secondarie.
La forma di violenza più diffusa è quella verbale. Un insegnante su tre riferisce di aver ricevuto commenti denigratori, insulti, diffamazioni, umiliazioni in pubblico o minacce. Episodi che si verificano soprattutto durante l’orario di lezione o nei colloqui con le famiglie. In molti casi, secondo quanto emerge dal sondaggio, i docenti hanno segnalato l’accaduto alla scuola, ricevendo nella maggior parte delle situazioni un supporto ritenuto adeguato.
Accanto alla violenza verbale c’è poi quella psicologica, più silenziosa ma non meno pesante. Un’insegnante su quattro racconta di esserne stata vittima. Si parla di critiche continue al lavoro, commenti dannosi, pressioni e manipolazioni. Anche in questo caso, gli autori indicati più spesso sono i colleghi. Gli episodi avvengono in aula, durante le riunioni e anche fuori dall’orario scolastico.
Il capitolo più grave resta quello della violenza fisica. L’indagine ha raccolto circa settanta casi: spinte, strattonamenti, lancio di oggetti, più raramente percosse o uso di strumenti impropri. In questo caso, a differenza delle violenze verbali e psicologiche, i principali responsabili risultano gli studenti. Seguono colleghi e genitori, mentre i dirigenti scolastici compaiono solo in modo marginale. Quasi tutti gli episodi vengono segnalati alla scuola.
Per Yuri Coppi, direttore dell’ufficio scolastico territoriale, non si tratta di fatti isolati. Gli episodi emersi, soprattutto quelli verbali e psicologici, non possono essere liquidati come semplici difficoltà relazionali. Al contrario, spiegano dall’ufficio scolastico, devono spingere l’intera comunità educativa a rafforzare la cultura del rispetto reciproco, della corresponsabilità e della tutela di chi lavora nella scuola.
La priorità, ora, è trasformare l’emersione del fenomeno in azioni concrete: prevenzione, ascolto, supporto e strumenti efficaci per garantire il benessere degli insegnanti. Perché proteggere chi educa significa proteggere anche la qualità della scuola.

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