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Cronaca

Educazione finanziaria, premiati 43 Fuoriclasse della Scuola

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TORINO (ITALPRESS) – Quarantatrè giovani eccellenze della scuola italiana sono state premiate nella sede dell’Unione Industriali Torino con una Borsa di Studio del valore di 1.500 euro, conferita per il progetto “I Fuoriclasse della Scuola”.
Il riconoscimento economico è però solo una parte del premio, poichè la caratteristica del progetto, realizzato in collaborazione con Confindustria, Associazione Bancaria Italiana e Museo del Risparmio nato dalla volontà di Intesa Sanpaolo, è quella di offrire agli studenti la possibilità di potenziare le loro competenze economiche di base con la partecipazione al “Campus dei Fuoriclasse”, che si è svolto il 13 e 14 dicembre, in due sessioni parallele, al Museo del Risparmio e all’Università Carlo Cattaneo LIUC di Castellanza.
La partecipazione al Campus ha aiutato i Fuoriclasse a familiarizzare con l’ambiente economico e ad acquisire strumenti di comprensione del mondo del lavoro al quale dovranno presto affacciarsi. Ma è stato anche un prezioso momento di networking e relazione tra giovani studenti e studentesse accomunati dalla passione per lo studio. Al centro della due giorni di lavoro il tema dell’educare al rischio con l’obiettivo di dare ai Fuoriclasse gli strumenti per saperlo affrontare e gestire, pianificando il proprio percorso di vita e il proprio benessere sociale ed economico. La cerimonia finale di consegna delle borse di studio si è svolta presso l’Unione Industriali Torino, con la partecipazione attiva di numerosi imprenditori e di fronte a un pubblico composto da alcune centinaia di studenti delle scuole torinesi.
Ma chi sono “I Fuoriclasse della Scuola”? Il progetto valorizza i giovani talenti grazie a donazioni da parte di fondazioni, associazioni, società, imprese e singoli cittadini: i destinatari sono le studentesse e gli studenti dell’ultimo triennio delle scuole secondarie di II grado vincitori delle seguenti competizioni individuali a livello nazionale comprese nel Programma annuale per la Valorizzazione delle eccellenze: Campionati di Italiano, Matematica, Fisica, Informatica, Scienze naturali, Economia e Finanza, Lingue e civiltà classiche, Astronomia, Filosofia, Statistica; Giochi della Chimica; Concorso New Design; Concorso Economia; Gara Nazionale per gli studenti degli Istituti professionali e degli istituti tecnici.
Nato nell’ambito del Protocollo di intesa tra la Fondazione per l’Educazione Finanziaria e il Ministero dell’Istruzione e del Merito e realizzato in collaborazione con il Museo del Risparmio, Confindustria e Associazione Bancaria Italiana, “I Fuoriclasse della Scuola” ha celebrato oggi la conclusione della settima edizione che ha raccolto 86 mila euro, che si vanno ad aggiungere ai 724mila euro 362 Borse raccolte nelle precedenti edizioni, portando il totale raccolto nelle sette edizioni a 405 Borse di Studio e 810 mila Euro.
I donatori della settima edizione de “I Fuoriclasse della Scuola” sono: Alessandra Losito, Arca Fondi SGR S.p.A., Banca di Credito Popolare, Banca Generali, Banca IFIS, Chiomenti, Comparato Nello S.r.l., DoValue, EKAF SPA, Equita, Fondazione Gruppo Pittini, Fondazione Sia, Fondazione Rocca, Fondazione Venesio Ente Filantropico – Banca del Piemonte, Habitare, Italiafintech, LabAnalysis, STS, SCF – Sistemi Costruzione Futura, TibaTricot e White Bridge.
I quarantatrè Fuoriclasse della Scuola sono Pietro Andreose, Samuele Artico, Luigi Pio Arsieni, Luca Baglietto, Edoardo Balistri, James Bamber, Luca Mark Barontini, Riccardo Battini, Pietro Carissimi, Gianpietro Cittolin, Matilde Colletto, Dimitri Colombo, Biagio Consiglio, Leda Rossi, Angela Sara Migliorini, Giovanna Mariapia D’Onofrio, Chiara Luppino, Caterina Pierozzi, Luca De Masi, Elia Della Valle, Zefiro Ferraro Fano, Gabriele Fognini, Pietro Frasson, Marco Frigo, Mattia Giusto, Alessandro Lombardo, Francesco Lubrano Lavadera, Giosuè Nodale, Francesco Pieracciani, Luca Sartori, Enrico Zonta, Desirèe Fassina, Viviana Fraccaroli, Stefania Lazarenco, Anna Manfrin, Elisa Mantovani, Cristina Righetti, Guglielmo Di Grazia, Simone Foti, Matteo Musumeci, Matteo Niccoli, Daniel Palamarciuc, Francesco Spezzati.

– Foto ufficio stampa Feduf –

(ITALPRESS).

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Cronaca

Focus Banca del Fucino: Cina, sul commercio impatto assimetrico per l’Europa

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ROMA (ITALPRESS) – L’andamento dei flussi commerciali tra Europa e Cina sta assumendo i contorni di un nuovo shock, ma i suoi effetti non si distribuiscono in modo uniforme tra i Paesi del continente. E’ quanto mette in luce il nuovo Focus dell’Ufficio Studi di Banca del Fucino, intitolato “Una crisi asimmetrica. Italia e Germania di fronte al China shock 2.0”, che analizza le ragioni per cui la frenata dell’export verso Pechino colpisce l’industria tedesca molto più di quella italiana.
Il quadro di partenza è quello di uno squilibrio in allargamento: tra il picco del marzo 2022 e l’estate del 2026 le vendite dell’Area Euro in Cina sono arretrate del 17,3% – circa 3,3 miliardi di euro mensili di export in meno (considerando le esportazioni annue, sono 34,9 miliardi in meno rispetto al picco). All’opposto, l’import europeo dalla Cina è notevolmente cresciuto, risultando oggi superiore di oltre il 50% rispetto al valore di dicembre 2020; sullo stesso periodo, l’export europeo è diminuito di circa il 3%. Il risultato è un disavanzo commerciale dell’Area Euro verso la Cina che nel 2026 ha toccato nuovi massimi storici in valore nominale, superando il precedente record del 2022. Da qui l’allarme di diversi Paesi – culminato in un documento inviato alla Commissione Europea dai vertici di Francia e Germania – sulla perdita di competitività delle manifatture del Vecchio Continente e sul rischio di un “secondo China shock”, dopo quello dei primi anni Duemila seguito all’ingresso di Pechino nel WTO.
La ricerca invita però a non leggere il fenomeno come un problema indistintamente europeo. Disaggregando il dato ed esaminando le tre principali manifatture del continente – Germania, Italia e Francia – emergono traiettorie profondamente diverse. Per la Germania la flessione è continua e lineare dal 2023, con un export verso la Cina ridottosi di quasi un terzo (-29%, da 104,6 a 81,2 miliardi di euro tra il 2021 e il 2025). Per l’Italia, al contrario, il calo è risultato più circoscritto, concentrato tra la seconda metà del 2023 e la fine del 2025, per poi lasciare spazio a una nuova fase di crescita.
A spiegare la sofferenza tedesca è anzitutto la composizione merceologica del suo export. Il comparto dei mezzi di trasporto, che da solo pesava per circa un terzo delle vendite in Cina, ha subito un crollo del 55% rispetto al picco: a pesare è la transizione verso l’auto elettrica, mercato in cui i grandi marchi tedeschi non dispongono di vantaggi nè di prezzo nè di qualità rispetto ai produttori locali. Arretramenti significativi hanno interessato anche gli altri settori di punta dell’export della Germania – macchinari (-25%), apparecchi elettrici (-15%) e computer, prodotti di elettronica e di ottica (-11%) – tutti comparti capital-intensive nei quali la Cina, grazie all’avanzamento tecnologico accelerato dal programma Made in China 2025, ha progressivamente ridotto il fabbisogno di importazioni.
Il caso italiano si presenta in termini differenti. A fronte di un export complessivo in Cina passato da 15,6 a 14,3 miliardi di euro (-9%) tra 2021 e 2025, il profilo delle esportazioni del Paese appare oggi più adatto a intercettare la domanda cinese. Accanto ai comparti in difficoltà – macchinari e mezzi di trasporto, anche per l’Italia in calo – pesano infatti in misura crescente i beni di consumo del Made in Italy e il chimico-farmaceutico. La quota della moda sul nostro export in Cina è salita dal 20% al 24% tra il 2021 e il 2025, quella dei prodotti farmaceutici dal 6,4% al 9,4%, trainata da una crescita dell’export di settore di circa il 170% rispetto a fine 2020 (a fronte di un peso della farmaceutica tedesca fermo a poco più del 4% sul totale nazionale). A partire dagli ultimi mesi del 2025, inoltre, anche settori come chimica, moda e apparecchi elettrici sono tornati a crescere, a differenza di quanto osservato per la manifattura tedesca. La conferma più recente arriva dai dati doganali cinesi di settembre 2026: +22,9% l’export italiano verso la Cina su base annua, contro il sostanziale ristagno di quello tedesco (+0,14%).
Alla base di questa divergenza c’è l’evoluzione della domanda cinese. Esaurita la prima fase di sviluppo, fondata su manodopera a basso costo e su una forte importazione di tecnologia e macchinari occidentali, la Cina ha spostato l’enfasi verso uno sviluppo “di qualità”, conquistando l’autonomia in settori ad alta o medio-alta intensità tecnologica – molto spesso proprio quelli nei quali la Germania era fornitrice privilegiata. Parallelamente, il progressivo ribilanciamento verso i consumi interni e l’espansione di una classe media che, secondo i piani del governo, dovrebbe raddoppiare nell’arco di un decennio (arrivando a 800 milioni di persone entro il 2035) fanno del mercato cinese, per un Paese dal profilo di export diversificato come l’Italia, un’occasione più che una minaccia.
E’ su queste basi che lo studio esprime una valutazione sulle ipotesi protezionistiche ventilate da Francia e Germania. Alzare barriere commerciali verso Pechino sarebbe per l’Europa un errore strategico, per due principali ragioni: il rischio di ritorsioni (come dimostrato dalla guerra commerciale tra Cina e USA, Pechino dispone di leve importanti, dall’imposizione di contro-dazi all’interruzione della fornitura di input produttivi critici quali le terre rare), e la scarsa efficacia di simili misure sul resto del mercato mondiale: l’innalzamento di barriere porrebbe un freno all’export cinese verso l’Unione Europea, ma lascerebbe inalterata la posizione della Cina sul resto dei mercati mondiali, senza perciò rafforzare la competitività internazionale dell’industria comunitaria.
A queste ragioni di validità generale se ne aggiunge una che riguarda in modo particolare l’Italia: il peso dei beni intermedi, che rappresentano circa il 60% dell’import italiano dalla Cina e alimentano la competitività stessa delle produzioni italiane. Non va dimenticato che il deficit verso la Cina è ampiamente compensato dal solido surplus che l’Italia registra con le altre aree del mondo, un surplus al quale lo stesso approvvigionamento di beni intermedi cinesi contribuisce.
La vera risposta al “China shock 2.0”, conclude la ricerca, “non passa dalla chiusura del mercato europeo, ma dalla soluzione del nodo dei costi energetici e dall’implementazione di politiche industriali di ampio respiro. Sul piano dei rapporti con Pechino, più promettente dei dazi appare la strada di favorire investimenti diretti esteri cinesi in Europa, ponendo come condizione il trasferimento tecnologico, e, soprattutto, di richiedere una maggiore apertura del mercato interno cinese ai prodotti europei. L’obiettivo da perseguire, in altre parole, dovrebbe essere l’ampliamento del mercato cinese, non la chiusura di quello europeo”.

– Foto Banca del Fucino –

(ITALPRESS).

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Cronaca

Al via Vinitaly.Usa a New York, 300 imprese e 2500 etichette

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NEW YORK (ITALPRESS) – Con 300 imprese del vino e 2.500 etichette tricolori, è stata inaugurata oggi a New York la 3^ edizione di Vinitaly.USA, la rassegna organizzata da Veronafiere in collaborazione con ITA – Italian Trade Agency, in programma fino a domani al Pier 36. Una compagine, quella italiana di Vinitaly al suo esordio nella Grande Mela, determinata a sviluppare in maniera ancora più capillare il mercato americano.
«Gli Stati Uniti sono il principale mercato obiettivo per Veronafiere e per il vino italiano ed esprimono ancora un potenziale di altissimo livello che richiede investimenti e continuità d’azione – ha dichiarato il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo, nel corso della cerimonia di apertura -. In questa fase complessa, in cui non mancano segnali incoraggianti, la collaborazione tra imprese e istituzioni è determinante per sostenere la competitività delle nostre cantine e accompagnarle verso nuovi consumatori e aree da esplorare».
Un impegno condiviso dal presidente di ITA – Italian Trade Agency, Matteo Zoppas che nel suo intervento ha sottolineato che: «Mai come oggi è fondamentale fare sistema per sostenere il settore vitivinicolo italiano, in linea con l’attenzione che il Governo sta dedicando alla filiera, dal tavolo avviato a Palazzo Chigi dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni all’impegno del Ministero dell’Agricoltura e della diplomazia della crescita della Farnesina. New York è una porta d’accesso strategica all’intero mercato americano e Vinitaly USA si conferma uno strumento concreto di sviluppo commerciale».
Secondo l’Osservatorio Uiv-Vinitaly, sono 35 milioni i consumatori di vino italiano oltreoceano, un primato tra i Paesi d’importazione che evidenzia ancora ampi spazi per crescere: su quasi 90 milioni di user abituali di vino negli States, oltre 50 milioni rappresentano un bacino di consumatori potenzialmente interessati ai prodotti made in Italy. E’ quindi su questo divario che si misura la sfida del vino italiano chiamato a consolidare le posizioni raggiunte e ampliare il mercato, intercettando nuovi pubblici, nuove generazioni e nuove occasioni di consumo.
La “fase 2” di presidio del principale mercato al mondo (4,4 miliardi di euro l’import di vino solo dall’Ue nel 2025) parte dalla consapevolezza di dover segmentare sempre più i target per fasce di età, etnia e geografia della domanda.
Un vantaggio competitivo per i vini italiani è legato, secondo lo studio realizzato per Vinitaly.USA, alla maggior penetrazione tra le fasce giovani rispetto ai produttori locali: mentre i vini californiani mostrano una forte concentrazione nelle fasce di età più mature, con oltre il 70% dei volumi venduti riconducibile ai consumatori over 55, i vini italiani presentano una distribuzione più equilibrata tra le diverse generazioni, con una maggiore capacità di penetrazione anche tra i consumatori più giovani.
Un altro elemento sfidante – evidenzia l’Osservatorio Uiv-Vinitaly – lo indica la recente indagine del Wine Market Council sull’approccio al consumo dei nuovi user americani: in un periodo mai così fluido rispetto ai cambiamenti, non mutano solo le occasioni ma si reinterpretano anche le modalità stesse con cui si consuma il vino.
Se oggi la modalità prevalente è come bevanda da sola (67%) o come accompagnamento al pasto (63%), emergono – specie tra i più giovani – nuovi mood, a partire dal vino mixato in un cocktail (34%), servito freddo col ghiaccio (30%), miscelato con altra bevanda analcolica. In generale, il 75% dei consumatori abituali beve il vino anche in modalità diversa da quella tradizionale, scelta che arriva da “contaminazioni” familiari (60%) ma anche emulando quanto visto in un bar o al ristorante (50%) o sui social media (30%).
Per il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Sacripante: «Il vino italiano ha nella qualità, nella varietà e nella tradizione dei suoi territori le risorse per conquistare nuovi consumatori negli Stati Uniti. La sfida è comprendere l’evoluzione della domanda e orientare le scelte commerciali per avvicinare pubblici diversi, dall’alta ristorazione alle occasioni di consumo emergenti, mantenendo salda la nostra identità».
Le 300 aziende del vino italiano presenti a Vinitaly.USA sono pronte a imboccare la strada biunivoca indicata dalla domanda a stelle e strisce: da una parte i grandi vini, il matching con l’alta ristorazione e l’Italian style; dall’altra l’approccio multitasking a un prodotto che può dimostrare tutta la sua fungibilità in modalità di somministrazione e contesti inediti per la storica bevanda.
In contemporanea si è aperta la 13^ edizione di wine2wine Vinitaly Business Forum, che affianca agli appuntamenti business oltre 20 sessioni di approfondimenti tra mercato, enoturismo, formazione e masterclass.
All’inaugurazione di Vinitaly.USA ha portato il proprio saluto con un videomessaggio il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida. Sono intervenuti in presenza Riccardo Guariglia, segretario generale del ministero degli Affari esteri; Marco Peronaci, Ambasciatore d’Italia negli USA; Gianluca Caramanna, consigliere del ministro del Turismo Gianmarco Mazzi per i rapporti istituzionali; Marco Rago, consigliere giuridico del ministro degli Affari esteri per la diplomazia economica e dello sviluppo e Nicola Caputo, consigliere del ministro degli Affari esteri con delega all’export e all’internazionalizzazione della filiera agroalimentare (dichiarazioni di seguito).
Presenti, tra le istituzioni, il Console generale d’Italia a New York, Giuseppe Pastorelli e gli assessori all’Agricoltura della Regione Emilia-Romagna, Alessio Mammi, della Regione Lazio, Giancarlo Righini, della Regione autonoma del Friuli Venezia Giulia, Stefano Zannier e della Regione Basilicata, Carmine Cicala.
Per la filiera, hanno preso la parola anche: Giovanni Bernardini, vicepresidente Copagri; Sandro Gambuzza, vicepresidente Confagricoltura; Luigi Pio Scordamaglia, Ad Filiera Italia; Filippo Polegato, vicepresidente Unione italiana Vini e Luca Rigotti, presidente Gruppo Vino Copa-Cogeca.
Inoltre, per Veronafiere, hanno partecipato ai lavori Barbara Ferro, amministratrice delegata, la vicepresidente Marina Montedoro e la consigliera di amministrazione, Dèsirèe Zucchi.
All’opening anche Alessandro Del Piero Serie A Ambassador, ospite di ITA – Italian Trade Agency per il progetto Serie A – Made in Italy di ITA con Lega Calcio Serie A.
Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, sottolinea: «Vinitaly USA offre alle nostre cantine un’occasione concreta per consolidare la presenza italiana negli Stati Uniti, che si confermano il primo mercato extra-UE per il nostro vino. Nel 2025 il settore vitivinicolo ha dato un contributo straordinario alla crescita del nostro agroalimentare, raggiungendo la quota record di 7,8 miliardi di euro di export. Il vino è un ambasciatore indiscusso dell’eccellenza italiana nel mondo e un pilastro identitario del Made in Italy, rafforzato anche dal riconoscimento della Cucina Italiana come Patrimonio UNESCO e dal legame sempre più stretto con il turismo enologico. Come Governo continuiamo a sostenere con determinazione la promozione internazionale del comparto per accrescere la reputazione dei nostri vigneti e la competitività dei nostri territori a livello globale».
Riccardo Guariglia, segretario generale ministero degli Affari esteri, afferma: «Il vino è simbolo dell’identità italiana, dei nostri territori e della nostra cucina, riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio mondiale dell’umanità. E’ anche un importante motore di crescita: l’export italiano di vino vale quasi 8 miliardi di euro l’anno. L’Italia è il primo esportatore mondiale per volumi e il secondo per valore, con gli Stati Uniti che restano il nostro principale mercato di destinazione, nonostante le difficoltà del momento. Per consolidare questo primato, è fondamentale promuovere sempre meglio la qualità delle nostre produzioni. In questo, fiere come Vinitaly svolgono un ruolo essenziale. E la Farnesina, attraverso la propria rete diplomatico-consolare e degli Istituti Italiani di Cultura, in collaborazione con ITA – Italian Trade Agency e le Camere di Commercio, è al fianco delle imprese per sostenere la loro proiezione internazionale. E’ il cuore della nostra diplomazia della crescita, al centro dell’impegno quotidiano del ministero e della strategia per l’export promossa dal vicepresidente del Consiglio e ministro Antonio Tajani. Quando il Sistema Italia lavora insieme per promuovere le proprie eccellenze, i risultati arrivano».
Per Marco Peronaci, Ambasciatore d’Italia negli USA, ‘il vino italiano è una delle espressioni più riconoscibili dell’identità del nostro Paese. Riflette la diversità dei nostri territori, le tradizioni di generazioni di produttori. E’ anche un settore che ha dimostrato una straordinaria capacità di innovare e di adattarsi ai mercati in continua evoluzione. Gli Stati Uniti hanno svolto un ruolo importante in questo successo all’estero, diventando uno dei mercati più significativi per il vino italiano e un partner chiave per i nostri produttori. Le esportazioni di vino italiano negli Stati Uniti hanno superato il miliardo di dollari e l’Italia rimane il principale fornitore straniero del mercato statunitense per volume e il secondo per valore. Stiamo lavorando per rafforzare ulteriormente questi dati, insieme a tutti gli attori del Sistema Italia. Vinitaly è certamente una vetrina importante».
Gianluca Caramanna, consigliere del ministero del Turismo per i rapporti istituzionali, sottolinea: «L’Italia si racconta anche attraverso un calice: nei suoi vini vivono la storia dei territori, la sapienza dei produttori e le tradizioni delle comunità. Vinitaly USA rappresenta un’occasione strategica per rafforzare la presenza delle nostre eccellenze sul mercato americano, fondamentale per il Made in Italy, e consolidare le relazioni con gli operatori internazionali. Il vino è anche un motore di sviluppo turistico: valorizza borghi, aree rurali e produzioni locali, creando nuove opportunità economiche e occupazionali. Promuovere l’enoturismo significa rafforzare l’attrattività dell’Italia e portare nel mondo l’identità e la ricchezza dei nostri territori».
Marco Rago, consigliere giuridico ministro degli Affari esteri per la diplomazia economica e dello sviluppo, afferma: «Dopo le due prime edizioni cui ho presenziato per conto del ministro Tajani, sono qui ancora una volta a testimoniare l’approdo della più importante manifestazione internazionale del vino, “Vinitaly’, nel cuore finanziario e commerciale degli Stati Uniti. Un momento che, nella sua bellezza, conferma l’indissolubile legame culturale, oltre che politico ed economico, tra Italia e USA: una partnership che rappresenta anche uno dei valori-pilastro della nostra politica estera e, in fondo, del nostro vivere quotidiano. Come recentemente sottolineato dal ministro Tajani, esiste un rapporto profondo tra le nostre società, che passa anche attraverso la cucina italiana, patrimonio mondiale UNESCO, lo stare a tavola e il vino, espressione dei nostri territori, della filiera produttiva che evidenzia passione, esperienza, tradizione, resilienza e maestria».
Nicola Caputo, consigliere del ministro degli Affari esteri con delega all’export e all’internazionalizzazione della filiera agroalimentare, evidenzia che ‘il vino italiano ha nella ricchezza dei vitigni autoctoni e nell’identità dei territori il suo punto di forza per crescere negli Stati Uniti. Dobbiamo valorizzare l’interesse per la cucina italiana e il fascino turistico del nostro Paese, rafforzando il legame tra vino, gastronomia e scoperta dei luoghi di produzione. In questo percorso conta la forza della nostra cultura, custodita ogni giorno dai tanti connazionali e dagli americani di origine italiana. La diplomazia della crescita promossa dal ministro Antonio Tajani sostiene le imprese in questa sfida. Vinitaly.USA ha il compito di trasformare queste opportunità in relazioni commerciali durature e in reddito per i produttori, coinvolgendo anche le cantine più piccole».
-foto ufficio stampa Veronafiere –
(ITALPRESS).

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Cronaca

Cina, riapre a Pechino il Museo della Grande Muraglia

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PECHINO (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Il Museo cinese della Grande Muraglia, ai piedi della celebre sezione di Badaling della Grande Muraglia a Pechino, ha riaperto al pubblico sabato dopo un’ampia ristrutturazione e un intervento di ammodernamento.

Situato nel distretto di Yanqing, alla periferia della capitale cinese, il museo è stato inaugurato nel 1994 e ha chiuso nell’aprile 2022 per la riqualificazione.

I lavori sono iniziati nel dicembre 2023, con la realizzazione di un edificio progettato per integrare meglio il museo nelle montagne e nella vegetazione circostanti.

Il museo, con una superficie di 16.000 metri quadrati, comprende aree espositive, spazi educativi e di servizio al pubblico, depositi per le collezioni e spazi di ricerca.

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La mostra permanente e le esposizioni tematiche speciali esplorano la storia e la cultura della Grande Muraglia. La mostra permanente presenta oltre 700 reperti culturali, molti dei quali in prestito da musei di tutta la Cina.

Le esposizioni ripercorrono oltre 2.000 anni di lavori di costruzione della Grande Muraglia e illustrano l’evoluzione dei metodi di tutela, dalla protezione d’emergenza alla conservazione sistematica.

I visitatori possono inoltre comprendere meglio i ruoli storici della Grande Muraglia. Oltre alla sua funzione di struttura di difesa militare, è diventata gradualmente anche un luogo di scambio e integrazione tra i gruppi etnici della Cina.

Al secondo piano del museo, i visitatori possono ammirare ampie vedute dell’imponente sezione di Badaling all’esterno della struttura attraverso vetrate continue.

La Grande Muraglia, patrimonio mondiale dell’UNESCO, si estende per oltre 20.000 chilometri attraverso 15 province, municipalità e regioni autonome. Pechino conta complessivamente circa 520 chilometri di sezioni della Grande Muraglia e quella di Badaling è la più visitata.
(ITALPRESS).
-Foto Xinhua-

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