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Cronaca

Infermieri risorsa fondamentale per il modello futuro di sanità

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ROMA (ITALPRESS) – Risorsa fondamentale e ruolo chiave non solo nella pandemia – come i fatti hanno finora dimostrato e stanno ancora dimostrando – ma per il modello futuro di sanità, con un’assistenza di prossimità “a casa” delle persone e soprattutto di quelle più fragili e bisognose, dal punto di vista sanitario e anche sociale. Questo in estrema sintesi il concetto chiave espresso sugli infermieri, che ha caratterizzato l’intervento di istituzioni e parlamentari alla giornata conclusiva 2021, a Roma, del Congresso itinerante della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI, che rappresenta gli oltre 456mila infermieri presenti in Italia) e che, per la prima volta nella storia congressuale sanitaria, si è svolto non concentrandosi in un unico luogo, ma portando i rappresentanti della Federazione nelle Regioni – anche per il rispetto delle norme anti-Covid che non vogliono assembramenti -, vicino agli ordini provinciali, ma soprattutto alle persone, la cui assistenza è il primo obiettivo degli infermieri.
“Gli infermieri italiani ci sono sempre stati: grazie, come ministro, ma anche come cittadino!” ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza intervenuto al Congresso. Speranza ha sottolineato che i risultati raggiunti durante la pandemia sono il segnale di un grande Ssn e che perchè questo cresca ancora sono necessarie risorse e riforme.
“Le prime ora ci sono – ha detto il ministro – e la politica dei tagli è definitivamente finita perchè tutto ciò che si spende in sanità, lo hanno capito tutti, si trasforma in qualità della vita delle persone. Le risorse però sono la condizione necessaria, ma non sufficiente, servono le riforme. E queste toccano la vostra professionalità, gli infermieri sono la professione del futuro, perchè vanno verso la prossimità: il cittadino non deve andare a cercare i servizi, ma sono i servizi che vanno verso il cittadino. E in questo – ha aggiunto il ministro -, tutti i nuovi modelli che stiamo disegnando vi vedono protagonisti: Assistenza domiciliare, Case della Comunità, ospedali di comunità, parlano e mettono al centro la figura dell’infermiere”.
“Dobbiamo lavorare insieme – ha proseguito Speranza confermando le parole della presidente FNOPI – per capire come competenze e formazione possono essere sviluppate al meglio, anche rivedendo le modalità di programmazione della spesa, abbattendo i tetti e tenendo presente che tutto in sanità va sviluppato, ma senza le persone, le donne e gli uomini del Ssn, non si fa la salute e certi risultati non si ottengono. E se cresce il Pil è perchè il nostro Ssn ha saputo reggere più di altri: questo lo terremo presente perchè – ha concluso – come ha detto Papa Francesco peggio di questa crisi c’è solo il rischio di sprecarla”
“Per realizzare un nuovo modello – ha detto la presidente FNOPI, Barbara Mangiacavalli – è necessaria una rete sanitaria territoriale capillare, con un approccio proattivo che assicuri anche minor rischio di sviluppo, riacutizzazione e progressione delle condizioni croniche e una riduzione dei ricoveri ad alto rischio di inappropriatezza”.
“Maggiore appropriatezza quindi – ha proseguito – e integrazione sociosanitaria con la possibilità di rispondere in modo personalizzato alle necessità della persona e della famiglia. Per questo sarà necessario, tra l’altro, personale sanitario specializzato e formato, con compensi e possibilità di carriera adeguati e dedicato soprattutto ai fragili per una migliore presa in carico della comunità di riferimento. E soprattutto in numero sufficiente alle esigenze del nuovo modello. In questo disegno l’infermiere è il naturale ‘collettorè sia delle professioni tra loro che tra le professioni e i cittadini”.
“Abbiamo alcune criticità da superare – spiega Mangiacavalli – dal fabbisogno di personale del tutto carente come dimostra il fatto che nelle Regioni gli infermieri non si trovano più alla loro formazione perchè sia all’altezza dei nuovi compiti, dalla equiparazione di diritti e doveri e specificità con quelle delle altre categorie professionali perchè tutti siano sullo stesso piano ai problemi di responsabilità anche dirigenziale e di retribuzione visto che gli infermieri italiani sono tra i meno pagati d’Europa. E di questo ne stiamo parlando con le Istituzioni e il Parlamento per trovare le soluzioni a breve, medio e lungo termine”.
“L’obiettivo – aggiunge – è avere già da domani un infermiere che non ha maggiori responsabilità rispetto a quelle che gli sono già proprie oggi, ma che assume un ruolo di case manager per garantire che l’assistenza scorra liscia sul territorio e che gli ospedali restino davvero luogo di elezione dell’acuzie e dei casi gravi, mentre l’assistenza e la prossimità siano patrimonio del territorio”.
“Compiti questi – conclude la presidente FNOPI – che miglioreranno la compliance dei cittadini, ridurranno le liste di attesa e taglieranno i ricoveri, anche quelli impropri, con un vantaggio per tutti i professionisti che potranno lavorare al meglio secondo la loro formazione, per i cittadini che ovviamente troveranno un percorso efficiente e senza duplicazioni, per il sistema che eviterà colli di bottiglia nell’assistenza e spese inutili perchè improduttive, rispetto a una gestione organizzata dei servizi”.
“L’assistenza si basa su due parole chiave – ha detto Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di Sanità -: rete, intendendo il rapporto continuo tra servizi sanitari e sociali; comunità, che è il fattore portante parlando di salute”.
“Dobbiamo porre una particolare attenzione ai contenuti assistenziali come la cronicità, dobbiamo rispondere ai bisogni delle persone integrandoci tra colleghi, con gli altri e con i servizi sociali. E nella professionalizzazione ci sono elementi che non dobbiamo perdere: la scienza che deve essere la risposta alle esigenze e la relazione che significa il rapporto tra persone, saperle gestire, aiutare. Tutto questo – ha concluso – si ottiene lavorando assieme, sia per i singoli che per le comunità”.
La valorizzazione della figura infermieristica l’ha sottolineata il coordinatore della commissione salute delle regioni e assessore alla sanità dell’Emila Romagna, Raffaele Donini: ‘Se le professioni sanitarie e per primi gli infermieri sono la spina dorsale del sistema, questo si dimostra nei fatti non nelle parole. In Emilia-Romagna lo abbiamo fatto: col direttore assistenziale in staff alla direzione generale, con un rapporto paritetico con le altre professioni dell’infermiere di famiglia e comunità. Ora serve chi ‘insegnì agli infermieri con qualità e cognizione: servono docenti infermieri che rappresentano l’esperienza della formazione”. “C’è chi parla e chi fa le cose – ha concluso -: credo che le Regioni possano essere quelle che le cose le fanno”.
‘E’ vero – ha detto Carlo Della Rocca, presidente Conferenza Permanente Facoltà Medicina e Chirurgia – mancano drammaticamente gli infermieri. Ma l’università non si tira indietro. I tempi di adattamento della formazione non sono immediati, ma con il giusto coordinamento col Ssn e le Regioni (perchè molte aziende finora non hanno accettato di formare chi poi dopo la laurea veniva gettato subito in pasto all’assistenza a Covid) siamo pronti a investire in preparazione e in docenze infermieristiche che sono necessarie. Ma dobbiamo farlo in base a linee guida precise, dobbiamo farlo e lo stiamo facendo assieme ai ministeri competenti, dobbiamo farlo per garantire la qualità della formazione”.
Mancano gli infermieri e Domenico Mantoan, direttore generale dell’Agenzia per i servizi sanitari regionali /Agenas, lo ha spiegato chiaramente: “Ce ne vogliono almeno 17.130 per le terapie intensive e subintensive negli ospedali, da poco più di 27mila a quasi 34mila per l’assistenza territoriale ed è anche necessario tenere conto, nella programmazione, che tra il 2021 e il 2027 andranno in pensione oltre 36mila infermieri”.
Per Mantoan fondamentale è il ruolo dell’infermiere di famiglia e comunità che “opera con tutti i cittadini, sani e malati”, ha detto e “a livello ambulatoriale come collettore ed educatore dei cittadini, a livello domiciliare per valutare i bisogni del singolo e della famiglia e organizzare l’erogazione dell’assistenza, a livello comunitario con attività trasversali di promozione ed educazione alla salute, integrazione con i vari prosionisti sociosanitari, mappatura e attivazione di possibili risorse formali e informali”.
Secondo Mantoan, poi, svolge anche un ruolo di consulenza, monitoraggio e garanzia della continuità assistenziale nelle strutture residenziali e sociosanitarie. E di infermieri di famiglia e comunità per il direttore di Agenas ne servono uno ogni 2.000-3.000 abitanti: tra i 20 e i 30mila quindi.
“Ho visto – ha detto nel suo saluto Francesco Paolo Figliuolo, Commissario straordinario Covid – da quando sono commissario straordinario, ovunque in tutta Italia infermieri operare per il bene di tutti, come è il titolo, davvero significativo, di questo congresso. E Non solo. Li ho visti sempre pronti e solerti a portare le loro competenze per il bene collettivo della salute e di questo vi ringrazio non da commissario straordinario, ma da cittadino italiano: siete preziosi nell’ambito delle professioni sanitarie. Oggi grazie a voi e chi opera accanto a voi la campagna vaccinale ha raggiunto quasi il 90% del suo obiettivo. Non basta ancora, stiamo operando con le terze dosi e voi siete ancora lì, in prima linea. Ed è partito anche un altro tassello importante della campagna vaccinale, quello della vaccinazione ai bambini, per la quale è ancora più importante la vostra presenza, il vostro sorriso, la vostra competenza e gentilezza che ho toccato con mano anche durante le somministrazioni a cui mi sono sottopostò.
‘Ora la vaccinazione – ha concluso – va portata anche ai più fragili, a chi è allettato, a chi non può muoversi e in questo chiedo aiuto soprattutto a voi, è ancora uno sforzo lo so, ma uno sforzo che finora non avete mai lesinato”.
“Il vostro è un incontro di grande importanza – ha affermato Roberto Fico, presidente della Camera dei deputati nel suo saluto – non solo per ciò che rappresentate per l’assistenza, ma anche come guida e riferimento per il dibattito parlamentare. Dobbiamo superare la disequità di assistenza sul territorio nazionale e dobbiamo farlo sia dal punto di vista sanitario che sociale e in questo il PNRR può essere risolutivo. In questo senso voi non vi siete mai tirati indietro e di questo vi siamo tutti grati”.
Gratitudine manifestata anche dal presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, che in un messaggio al Congresso ha anche sottolineato la garanzia “di un’attenzione costante per l’ulteriore valorizzazione della professionalità infermieristica” che ha definito “indispensabile”.
Il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, nel suo saluto come primo rappresentante della città che ospita il congresso, ha detto: “Grazie alla vostra categoria per il lavoro durissimo, difficilissimo e preziosissimo che state svolgendo in questa lotta contro il Covid: senza il vostro aiuto non ce l’avremmo mai fatta, siete una risorsa indispensabile e il vostro è un servizio indispensabile per tutta la comunità anche per disegnare nuove risposte al bisogno di assistenza di prossimità delle nostre comunità. E questo non solo nella pandemia e per la pandemia, ma – ha concluso – anche per tutte le patologie croniche e i pazienti fragili e per realizzare come la vostra capacità insegna, una sanità sempre più a misura di territorio e dei suoi cittadini”.
(ITALPRESS).

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Lombardia Live 24 Breaking News – 21/4/2026

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I fatti del giorno: Paura a Vigevano, uomo barricato e arrestato – Controlli stradali a Voghera, patenti ritirate – Femminicidio a Vignale Monferrato, arrestato l’ex – Milano, inchiesta escort e calcio: i dettagli sull’organizzazione “aziendale” – Rapina in stazione Centrale, quattro giovani individuati – Inaugurata in Fiera a Milano-Rho la 64edizione del Salone del Mobile – Addio a Paolo Nizzola, storico giornalista e figura chiave di Bollate – Violento temporale con grandinata stamane in Lomellina e nel Pavese – Pronto Meteo Lombardia, previsioni per il 22 Aprile.

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Una nuova app per la prevenzione del Disturbo da Gioco d’Azzardo

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ROMA (ITALPRESS) – Il Disturbo da Gioco d’Azzardo costituisce una vera e propria dipendenza comportamentale, con ricadute cliniche, psicologiche e sociali. Da qui è partito l’incontro alla Fiera di Rimini in occasione di Enada Primavera 2026, dove il confronto tra specialisti, rappresentanti istituzionali e operatori del settore si è concentrato sulla prevenzione e sugli strumenti per favorire una maggiore autoconsapevolezza. “Usa la Testa”, app mobile gratuita e anonima, è pensata per offrire test di autovalutazione, timer, contenuti informativi e accesso ai servizi di supporto sul territorio.
Il Disturbo da Gioco d’Azzardo rientra oggi nell’area delle dipendenze comportamentali e richiede quindi di essere affrontato non solo sul piano sociale o regolatorio, ma anche come tema di salute pubblica. Il Rapporto ISTISAN 19/28 dell’Istituto Superiore di Sanità, pubblicato nel 2019 su dati del 2017, segnala infatti che il 36,4% della popolazione adulta italiana, pari a circa 18,4 milioni di persone, ha dichiarato di aver praticato gioco d’azzardo con vincita in denaro almeno una volta nei 12 mesi precedenti.
“Il disturbo da gioco d’azzardo è riconosciuto come una dipendenza comportamentale e rappresenta un tema rilevante sul piano clinico e sociale – osserva Gianluca Bruti, Presidente EurekAcademy ETS, dottore di ricerca in neuroscienze e chirurgia maxillo-facciale Università La Sapienza, Roma – Almeno il 60% degli italiani ha esperienza di gioco, mentre oltre un milione di persone presenterebbe forme problematiche. Questo fenomeno pertanto non può più essere relegato ai margini del dibattito pubblico e sanitario. Strumenti digitali semplici e accessibili possono offrire un supporto utile alla prevenzione, aiutando le persone a sviluppare maggiore consapevolezza dei propri comportamenti e a orientarsi, se necessario, verso servizi e percorsi di supporto. La consapevolezza è il primo passaggio per distinguere tra gioco responsabile e comportamento patologico”.
Uno dei messaggi raccomandati dagli specialisti riguarda la necessità di spostare l’attenzione sulla prevenzione, aiutando le persone a riconoscere precocemente segnali di rischio, abitudini disfunzionali e perdita progressiva di controllo. In questo può aiutare “Usa la Testa”, app mobile sviluppata come strumento semplice, immediato e completamente anonimo, senza registrazione e senza raccolta di dati personali, riservata a utenti maggiorenni.
L’app raccoglie in un unico ambiente digitale una serie di funzioni orientate alla consapevolezza: test di autovalutazione, consigli pratici, timer per monitorare il tempo di gioco, consultazione di contenuti informativi, contatti utili e geolocalizzazione dei SerD e degli sportelli di ascolto. Tra gli elementi centrali vi è il test anonimo basato sul Problem Gambling Severity Index, che consente di restituire all’utente un primo inquadramento in quattro profili di rischio. Accanto a questo, l’app mette in evidenza risorse di supporto gratuite, tra cui il Numero Verde nazionale dell’Istituto Superiore di Sanità e i riferimenti territoriali dei SerD, il numero verde dell’Associazione Konsumer Italia, con l’obiettivo di trasformare lo smartphone in un punto di accesso semplice a informazioni validate e canali di orientamento. Sono inoltre previste, nelle release successive, funzioni ulteriori come chatbot informativo e contenuti di edutainment.
“Con ‘Usa la Testà abbiamo voluto mettere a disposizione delle persone uno strumento concreto, immediato e accessibile, pensato per accompagnare il rapporto con il gioco in modo più consapevole – spiega Mara Di Lecce, Direttrice Comunicazione e Marketing Novomatic Italia – L’obiettivo è offrire un supporto semplice e anonimo che favorisca informazione, autoconsapevolezza e orientamento, in una logica di responsabilità condivisa e di attenzione verso il giocatore. Abbiamo scelto una tecnologia leggera, non invasiva, utilizzabile in autonomia, proprio perchè la prevenzione passa anche dalla capacità di divertirsi consapevolmente, saper leggere i propri comportamenti ma anche sapere dove trovare aiuto, se necessario”.
Il messaggio in favore del gioco responsabile è stato sottolineato da Walter Zenga, storico portiere e allenatore, oggi Ambassador di NOVOMATIC Italia, e dai parlamentari intervenuti, Elena Murelli, della 10ª Commissione (Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) del Senato, che ha parlato di tutela dei giocatori, e Saverio Congedo, della VI Commissione (Finanze) della Camera, che ha analizzato l’importanza del gioco e degli operatori legali.
“Nella mia carriera ho imparato che il vero successo nasce dall’equilibrio: tra istinto e disciplina, tra passione e consapevolezza – ha affermato Zenga – Usa la Testa aiuta a mantenere questo equilibrio, proprio come un buon allenatore o una squadra unita fanno con un atleta. Essere Ambassador significa mettere la mia esperienza al servizio di un messaggio semplice ma fondamentale: il gioco può essere un momento di divertimento, ma solo se vissuto con consapevolezza. E accompagnare i giocatori in questo percorso è una responsabilità che condividiamo tutti”.
L’impegno contro il Disturbo da Gioco d’Azzardo attraverso la tecnologia sarà rinnovato con un’altra iniziativa che avrà luogo a Roma il prossimo 13 maggio. Una nuova occasione di confronto in cui i vari stakeholder coinvolti potranno definire obiettivi e strategie raggiungibili attraverso questi nuovi strumenti.

– foto ufficio stampa Diessecom –
(ITALPRESS).

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Innovazione in ematologia, AbbVie lancia la sesta edizione di BeClose

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ROMA (ITALPRESS) – Le patologie ematologiche rappresentano un’area di grande rilevanza clinica e sociale, caratterizzata da bisogni ancora insoddisfatti ma anche da importanti opportunità terapeutiche. Negli ultimi anni, l’evoluzione delle conoscenze biologiche, l’introduzione di terapie mirate e immunoterapie innovative e la crescente disponibilità di dati clinici hanno profondamente modificato il modo in cui le malattie del sangue vengono diagnosticate e trattate. In questo contesto AbbVie lancia la sesta edizione di BeClose, appuntamento dedicato alla comunità ematologica che nasce con l’obiettivo di supportare questa evoluzione in ematologia, favorire il confronto tra specialisti e la condivisione delle conoscenze come leve fondamentali per migliorare la pratica clinica. Al centro di questa edizione un nuovo concept: “The Hemaverse”, una rappresentazione dell’ematologia contemporanea come ecosistema dinamico in cui esperienza clinica, dati ed evidenze scientifiche, strumenti digitali e modelli predittivi convergono per supportare decisioni terapeutiche sempre più personalizzate. L’evento inizia oggi e vede riuniti per due giorni a Roma oltre 300 ematologi.
“AbbVie è oggi una delle realtà più attive in ematologia. La ricerca scientifica è il punto di partenza di tutto ciò che facciamo e BeClose 6 – The Hemaverse nasce per portare quella ricerca dove può fare concretamente la differenza, cioè nella pratica clinica quotidiana – afferma Caterina Golotta, Direttore Medico di AbbVie Italia – Con BeClose rinnoviamo il nostro impegno nella formazione, nel confronto e nella collaborazione con i clinici. Crediamo che rigore scientifico, innovazione e ascolto siano le condizioni imprescindibili perchè l’eccellenza della ricerca si traduca in benefici reali per i pazienti”.
AbbVie è impegnata in ematologia in tre aree principali – leucemia linfatica cronica, leucemia mieloide acuta e linfomi non-Hodgkin – con una pipeline in continua evoluzione che include anche il mieloma multiplo, una patologia con un alto impatto epidemiologico. In tutte queste aree, l’innovazione sta portando a un cambio di paradigma: dalla chemioterapia tradizionale si passa sempre più a terapie target, immunoterapie e combinazioni che consentono di ottenere risposte profonde, durature e, in molti casi, con un miglior profilo di tollerabilità. In tale contesto anche il ruolo del clinico evolve: da interprete delle evidenze a regista di un processo decisionale che integra dati clinici, innovazione tecnologica e bisogni del paziente.
“L’innovazione terapeutica nei linfomi non-Hodgkin non rappresenta più una scelta, ma una necessità imprescindibile. Stiamo vivendo una trasformazione senza precedenti in ematologia, che ci permette di offrire speranza concreta anche a pazienti che, fino a poco tempo fa, restavano privi di alternative terapeutiche – dichiara Pier Luigi Zinzani, Professore Ordinario di Ematologia e Direttore dell’Istituto di Ematologia “L. e A. Seràgnoli”, Università degli Studi di Bologna – Accanto alle terapie CAR-T, l’introduzione degli anticorpi bispecifici segna una svolta, perchè, grazie all’innovativo meccanismo d’azione di ponte tra le cellule T e le cellule tumorali, rappresentano un’opzione terapeutica efficace, con un buon profilo di sicurezza e prontamente disponibile. Epcoritamab è ad oggi l’unico anticorpo bispecifico sottocute che può essere utilizzato sia per i pazienti con linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL) e linfoma follicolare (FL) recidivati refrattari dopo almeno 2 linee di trattamento, e ha un panorama di sviluppo clinico in combinazione con immunomodulanti e immunoconiugati in linee precoci di trattamento, setting dove si sta puntando come sfide future di aumento dei tassi di cura”.
Negli ultimi anni, anche nel campo delle leucemie, abbiamo assistito a un cambio di paradigma terapeutico. Nella leucemia linfatica cronica, la forma più diffusa nel mondo occidentale, l’evoluzione delle combinazioni a base di venetoclax ha ridefinito gli standard di trattamento, contribuendo in modo determinante all’affermazione della terapia a durata fissa come alternativa alla terapia continuativa. Oggi siamo in una fase in cui possiamo davvero parlare di medicina personalizzata nella leucemia linfatica cronica: la disponibilità di combinazioni efficaci sia in prima che in seconda linea ci consente di scegliere il trattamento più appropriato in base alle caratteristiche della malattia, alle comorbidità e agli obiettivi di vita del paziente.
“Abbiamo assistito a un cambiamento radicale nella gestione della malattia e nelle aspettative di vita dei pazienti”, spiega Luca Laurenti, Professore Associato di Ematologia, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.
Le combinazioni a base di venetoclax con inibitori di BTK, sia di prima che di seconda generazione – come venetoclax + ibrutinib e venetoclax + acalabrutinib – rappresentano un’evoluzione chiave verso strategie completamente orali, altamente efficaci e gestibili. A queste si affianca la combinazione venetoclax + obinutuzumab, che ha consolidato il ruolo della durata fissa in prima linea. Parallelamente, anche nei pazienti con malattia recidivata o refrattaria, la disponibilità dei regimi a durata fissa come venetoclax + rituximab ha ulteriormente ampliato le possibilità terapeutiche, consentendo di ottenere risposte profonde con un approccio definito nel tempo.
“Queste opzioni terapeutiche ci permettono oggi di offrire trattamenti altamente efficaci e flessibili, adattabili al profilo clinico del paziente – continua Laurenti – In particolare, le combinazioni completamente orali rappresentano un passo avanti importante anche in termini di qualità di vita e semplifica-zione del percorso terapeutico, mantenendo elevati standard di efficacia e tollerabilità sia nei pazienti più giovani sia in quelli anziani. La terapia sinora descritta si applica alla maggior parte dei pazienti con LLC, fatta eccezione per quelli con biologia sfavorevole nei quali è prediletta una terapia di tipo continuativo”.
Anche nella leucemia mieloide acuta, patologia aggressiva e a rapida evoluzione, l’innovazione sta cambiando concretamente la pratica clinica, in particolare per i pazienti di prima linea “unfit”, anziani o con condizioni cliniche che non consentono l’utilizzo della chemioterapia intensiva tradizionale.
“Per decenni questi pazienti hanno avuto a disposizione opzioni limitate e risultati modesti. Oggi la situazione è profondamente cambiata – illustra Adriano Venditti, Professore Ordinario di Ematologia presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata – Le combinazioni venetoclax+ipometilanti hanno ridefinito gli standard di cura, offrendo benefici clinici reali e misurabili. Uno degli aspetti più rilevanti di questi nuovi approcci consiste nella possibilità di offrire al paziente non in grado di ricevere chemioterapia intensiva una combinazione che garantisce maggiore efficacia rispetto al solo agente ipometilante (azacitidina o decitabina) utilizzato in passato. Quindi, in un’era in cui l’obiettivo è la personalizzazione del trattamento, la combinazione venetoclax-ipometilante consente di migliorare la sopravvivenza anche di quei pazienti storicamente considerati a prognosi peggiore per età o per la presenza di concomitanti patologie”.

– foto ufficio stampa AbbVie –
(ITALPRESS).

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