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Cronaca

Fondazione Cariplo celebra i 30 anni di attività, al via “Looking 4”

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MILANO (ITALPRESS) – E’ stato illustrato e descritto a Milano, presso la Sala Tiepolo di Fondazione Cariplo, il progetto “Looking 4”, ideato e voluto in occasione dei 30 anni di attività.
“Looking 4” è un percorso partecipativo promosso da Fondazione Cariplo, che punta a coinvolgere 1500 persone in una importante sfida: “saper leggere la realtà e i suoi cambiamenti per imparare continuamente come essere utili e come generare valore per le comunità”.
Tale percorso sarà declinato in cinque giornate di incontro, ispirazione, ascolto e confronto, su quattro temi chiave in ambito ambiente, cultura, ricerca, servizi alla persona, seguite da un appuntamento finale di restituzione e condivisione a Milano con un importante obiettivo finale: disegnare insieme, grazie al contributo di visione e di esperienza di imprese sociali, enti non profit, università, istituzioni, aziende – con cui Fondazione Cariplo dialoga e opera ogni giorno – un “atlante dei bisogni e delle risorse delle comunità di domani”.
Il format sarà comune per le varie tappe: la mattina, all’insegna dell’ascolto e della riflessione, con l’intervento di un keynote speaker e il successivo racconto di esperienze raccolte dal pubblico in sala; il pomeriggio, votato all’approfondimento e al confronto, con tavoli di lavoro sui temi più operativi.
In ogni giornata saranno più di 20 le persone che, salendo sul palco, porteranno le loro testimonianze ed esperienze: un centinaio in tutto, dunque, quelle a fine percorso.
Un primo modo per ascoltare sarà quello di rendere protagonisti chi, in questi anni, ha lavorato al fianco della Fondazione.
Un secondo modo sarà una survey rivolta ai cittadini, realizzata dall’Evaluation Lab della Fondazione Giordano dell’Amore – Social Venture, braccio operativo di Fondazione Cariplo, che completerà questa ricognizione “sul campo”, fornendo ulteriori spunti di attenzione e lavoro.
Un terzo modo saranno i tavoli di lavoro (circa 20 sulle 4 tappe), che si svolgeranno dei pomeriggi delle giornate organizzate. A chiusura, un evento finale di restituzione e condivisione per una riflessione ulteriore su quanto emerso lungo il percorso e avviarsi verso la sua meta, una mappa conoscitiva e proiettata al futuro dei bisogni e delle risorse di un territorio complesso e straordinariamente fertile.
“Vogliamo offrire uno spazio di riflessione e confronto in cui poter mettere a fuoco i temi e le sfide cruciali per il futuro delle persone, delle comunità e dei territori. Soprattutto lo vogliamo fare insieme, perchè la complessità e la portata di queste sfide può essere guardata e affrontata solamente dentro a una visione ampia e corale. Dopo questi due anni così difficili, crediamo che festeggiare il 30mo anniversario di Fondazione Cariplo significhi ritornare al cuore della nostra missione: promuovere comunità mobilitando le energie e le competenze dentro alle comunità. Ringrazio fin da ora tutti soggetti – associazioni, istituzioni e imprese – che nel corso di queste settimane vorranno prendere parte a questo percorso portando il proprio contributo di visione” ha commentato Giovanni Fosti, Presidente Fondazione Cariplo.

foto: Ufficio stampa Fondazione Cariplo

(ITALPRESS).

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Cronaca

Cina: dall’Italia a Xìan, il viaggio di un’archeologa lungo la Via della seta

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XI’AN (XINHUA/ITALPRESS) – Durante le vacanze per la Festa di primavera appena concluse, Marcella Festa, professoressa associata italiana presso la Northwest University di Xìan, capoluogo della provincia nord-occidentale cinese dello Shaanxi, si è recata in Pakistan per una visita esplorativa.

Per Festa, che ha dedicato quasi due decenni della sua vita all’archeologia e ha trascorso gli ultimi sei anni lavorando a Xìan, un simile lavoro sul campo di livello internazionale va oltre la semplice collaborazione accademica. Infatti, rientra nel suo più ampio impegno per indagare le interazioni storiche che hanno connesso le civiltà attraverso l’Eurasia.

L’interesse di Festa per la Cina è iniziato nell’infanzia, suscitato da un cartone animato ambientato in Cina che raccontava la storia di amicizia tra un bambino europeo e uno cinese. Quella curiosità si è trasformata in un interesse costante per la storia e la cultura cinesi, finendo per plasmare il suo percorso accademico.

“Ho scelto Archeologia durante gli studi universitari perchè offriva un modo per comprendere la Cina non solo attraverso i testi o le opere d’arte, ma anche tramite prove tangibili di vita quotidiana”, ha ricordato Festa. In seguito la professoressa ha trascorso due anni e mezzo di studi a Pechino per approfondire ulteriormente la conoscenza della lingua, della cultura e della storia della Cina.

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“A mio avviso, lo Xinjiang rappresenta l’essenza della Via della seta, un luogo dove popoli e idee diversi coesistono e interagiscono in armonia. La regione è bellissima e continua ad affascinarmi”, ha affermato Festa.

Nel 2019, è entrata nella Facoltà di beni culturali della Northwest University, dove inizialmente ha lavorato nei campi dell’archeologia della Via della seta e di quella della Cina nord-occidentale.

Anni di lavoro sul campo hanno anche rimodellato la sua comprensione della Via della seta. Sebbene talvolta venga considerata una singola rotta commerciale, Festa la vede come una rete vasta e interconnessa.

“Quando pensiamo alla Via della seta, possono venirci in mente i reperti culturali esposti nei musei, spesso associati agli scambi tra èlite o alle interazioni diplomatiche tra società antiche. Tuttavia, il lavoro sul campo mi ha fatto comprendere come la Via della seta sia davvero una rete: una rete di persone, paesaggi, esperienze e pratiche quotidiane”, ha affermato l’archeologa.

Al di là del lavoro accademico, vivere in Cina ha arricchito anche la vita personale di Festa. La professoressa cerca infatti di adattarsi alla cultura locale, di imparare la lingua e di comprendere le pratiche accademiche locali. Si considera fortunata ad avere colleghi, studenti e amici pazienti e disponibili. Il loro incoraggiamento, ha osservato, è stato essenziale sia per la sua ricerca sia per la sua vita in Cina.

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Le piace viaggiare nel Paese e continua a rimanere colpita. “Puoi prendere un volo di due ore e ritrovarti all’improvviso in un paesaggio completamente diverso”, ha osservato.

Festa ha notato un rinnovato interesse per la salvaguardia e la promozione della cultura tradizionale in Cina, in particolare tra le generazioni più giovani, per esempio nella crescente popolarità del turismo culturale. “E’ una cosa molto positiva che le persone siano interessate alla propria storia”, ha affermato.

La Cina, che ospita oltre 767.000 reperti culturali immobili e 60 siti del patrimonio mondiale dell’UNESCO, negli ultimi anni ha compiuto progressi significativi nella conservazione del patrimonio e nel coinvolgimento del pubblico, sostenuti dall’uso delle tecnologie digitali.

“I miei amici e familiari vengono in Cina ogni anno”, ha osservato Festa. “Sono sempre colpiti da quanto il patrimonio culturale cinese sia diventato accessibile grazie a queste tecnologie”. La professoressa ha indicato il Museo di archeologia dello Shaanxi come un vivido esempio del modo in cui la tecnologia digitale possa trasformare la narrazione e avvicinare il pubblico al patrimonio culturale. Lì i visitatori possono osservare da vicino i manufatti e apprendere i processi archeologici attraverso modelli 3D, touch screen e altri strumenti interattivi.

L’archeologa ritiene che i crescenti investimenti della Cina nella protezione del patrimonio abbiano una rilevanza globale più ampia. “L’archeologia è una piattaforma per lo scambio interculturale”, ha sottolineato. A suo avviso, la cooperazione internazionale nella conservazione del patrimonio incoraggia un coinvolgimento globale significativo e la comprensione reciproca, richiamando lo stesso spirito tradizionalmente associato alla Via della seta.

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– Foto Xinhua –

(ITALPRESS).

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Cina: dall’Italia a Xìan, il viaggio di un’archeologa lungo la Via della seta

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XI’AN (XINHUA/ITALPRESS) – Durante le vacanze per la Festa di primavera appena concluse, Marcella Festa, professoressa associata italiana presso la Northwest University di Xìan, capoluogo della provincia nord-occidentale cinese dello Shaanxi, si è recata in Pakistan per una visita esplorativa.

Per Festa, che ha dedicato quasi due decenni della sua vita all’archeologia e ha trascorso gli ultimi sei anni lavorando a Xìan, un simile lavoro sul campo di livello internazionale va oltre la semplice collaborazione accademica. Infatti, rientra nel suo più ampio impegno per indagare le interazioni storiche che hanno connesso le civiltà attraverso l’Eurasia.

L’interesse di Festa per la Cina è iniziato nell’infanzia, suscitato da un cartone animato ambientato in Cina che raccontava la storia di amicizia tra un bambino europeo e uno cinese. Quella curiosità si è trasformata in un interesse costante per la storia e la cultura cinesi, finendo per plasmare il suo percorso accademico.

“Ho scelto Archeologia durante gli studi universitari perchè offriva un modo per comprendere la Cina non solo attraverso i testi o le opere d’arte, ma anche tramite prove tangibili di vita quotidiana”, ha ricordato Festa. In seguito la professoressa ha trascorso due anni e mezzo di studi a Pechino per approfondire ulteriormente la conoscenza della lingua, della cultura e della storia della Cina.

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“A mio avviso, lo Xinjiang rappresenta l’essenza della Via della seta, un luogo dove popoli e idee diversi coesistono e interagiscono in armonia. La regione è bellissima e continua ad affascinarmi”, ha affermato Festa.

Nel 2019, è entrata nella Facoltà di beni culturali della Northwest University, dove inizialmente ha lavorato nei campi dell’archeologia della Via della seta e di quella della Cina nord-occidentale.

Anni di lavoro sul campo hanno anche rimodellato la sua comprensione della Via della seta. Sebbene talvolta venga considerata una singola rotta commerciale, Festa la vede come una rete vasta e interconnessa.

“Quando pensiamo alla Via della seta, possono venirci in mente i reperti culturali esposti nei musei, spesso associati agli scambi tra èlite o alle interazioni diplomatiche tra società antiche. Tuttavia, il lavoro sul campo mi ha fatto comprendere come la Via della seta sia davvero una rete: una rete di persone, paesaggi, esperienze e pratiche quotidiane”, ha affermato l’archeologa.

Al di là del lavoro accademico, vivere in Cina ha arricchito anche la vita personale di Festa. La professoressa cerca infatti di adattarsi alla cultura locale, di imparare la lingua e di comprendere le pratiche accademiche locali. Si considera fortunata ad avere colleghi, studenti e amici pazienti e disponibili. Il loro incoraggiamento, ha osservato, è stato essenziale sia per la sua ricerca sia per la sua vita in Cina.

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Le piace viaggiare nel Paese e continua a rimanere colpita. “Puoi prendere un volo di due ore e ritrovarti all’improvviso in un paesaggio completamente diverso”, ha osservato.

Festa ha notato un rinnovato interesse per la salvaguardia e la promozione della cultura tradizionale in Cina, in particolare tra le generazioni più giovani, per esempio nella crescente popolarità del turismo culturale. “E’ una cosa molto positiva che le persone siano interessate alla propria storia”, ha affermato.

La Cina, che ospita oltre 767.000 reperti culturali immobili e 60 siti del patrimonio mondiale dell’UNESCO, negli ultimi anni ha compiuto progressi significativi nella conservazione del patrimonio e nel coinvolgimento del pubblico, sostenuti dall’uso delle tecnologie digitali.

“I miei amici e familiari vengono in Cina ogni anno”, ha osservato Festa. “Sono sempre colpiti da quanto il patrimonio culturale cinese sia diventato accessibile grazie a queste tecnologie”. La professoressa ha indicato il Museo di archeologia dello Shaanxi come un vivido esempio del modo in cui la tecnologia digitale possa trasformare la narrazione e avvicinare il pubblico al patrimonio culturale. Lì i visitatori possono osservare da vicino i manufatti e apprendere i processi archeologici attraverso modelli 3D, touch screen e altri strumenti interattivi.

L’archeologa ritiene che i crescenti investimenti della Cina nella protezione del patrimonio abbiano una rilevanza globale più ampia. “L’archeologia è una piattaforma per lo scambio interculturale”, ha sottolineato. A suo avviso, la cooperazione internazionale nella conservazione del patrimonio incoraggia un coinvolgimento globale significativo e la comprensione reciproca, richiamando lo stesso spirito tradizionalmente associato alla Via della seta.

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Cina: dall’Italia a Xìan, il viaggio di un’archeologa lungo la Via della seta

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XI’AN (XINHUA/ITALPRESS) – Durante le vacanze per la Festa di primavera appena concluse, Marcella Festa, professoressa associata italiana presso la Northwest University di Xìan, capoluogo della provincia nord-occidentale cinese dello Shaanxi, si è recata in Pakistan per una visita esplorativa.

Per Festa, che ha dedicato quasi due decenni della sua vita all’archeologia e ha trascorso gli ultimi sei anni lavorando a Xìan, un simile lavoro sul campo di livello internazionale va oltre la semplice collaborazione accademica. Infatti, rientra nel suo più ampio impegno per indagare le interazioni storiche che hanno connesso le civiltà attraverso l’Eurasia.

L’interesse di Festa per la Cina è iniziato nell’infanzia, suscitato da un cartone animato ambientato in Cina che raccontava la storia di amicizia tra un bambino europeo e uno cinese. Quella curiosità si è trasformata in un interesse costante per la storia e la cultura cinesi, finendo per plasmare il suo percorso accademico.

“Ho scelto Archeologia durante gli studi universitari perchè offriva un modo per comprendere la Cina non solo attraverso i testi o le opere d’arte, ma anche tramite prove tangibili di vita quotidiana”, ha ricordato Festa. In seguito la professoressa ha trascorso due anni e mezzo di studi a Pechino per approfondire ulteriormente la conoscenza della lingua, della cultura e della storia della Cina.

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Nel 2019, è entrata nella Facoltà di beni culturali della Northwest University, dove inizialmente ha lavorato nei campi dell’archeologia della Via della seta e di quella della Cina nord-occidentale.

Anni di lavoro sul campo hanno anche rimodellato la sua comprensione della Via della seta. Sebbene talvolta venga considerata una singola rotta commerciale, Festa la vede come una rete vasta e interconnessa.

“Quando pensiamo alla Via della seta, possono venirci in mente i reperti culturali esposti nei musei, spesso associati agli scambi tra èlite o alle interazioni diplomatiche tra società antiche. Tuttavia, il lavoro sul campo mi ha fatto comprendere come la Via della seta sia davvero una rete: una rete di persone, paesaggi, esperienze e pratiche quotidiane”, ha affermato l’archeologa.

Al di là del lavoro accademico, vivere in Cina ha arricchito anche la vita personale di Festa. La professoressa cerca infatti di adattarsi alla cultura locale, di imparare la lingua e di comprendere le pratiche accademiche locali. Si considera fortunata ad avere colleghi, studenti e amici pazienti e disponibili. Il loro incoraggiamento, ha osservato, è stato essenziale sia per la sua ricerca sia per la sua vita in Cina.

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Le piace viaggiare nel Paese e continua a rimanere colpita. “Puoi prendere un volo di due ore e ritrovarti all’improvviso in un paesaggio completamente diverso”, ha osservato.

Festa ha notato un rinnovato interesse per la salvaguardia e la promozione della cultura tradizionale in Cina, in particolare tra le generazioni più giovani, per esempio nella crescente popolarità del turismo culturale. “E’ una cosa molto positiva che le persone siano interessate alla propria storia”, ha affermato.

La Cina, che ospita oltre 767.000 reperti culturali immobili e 60 siti del patrimonio mondiale dell’UNESCO, negli ultimi anni ha compiuto progressi significativi nella conservazione del patrimonio e nel coinvolgimento del pubblico, sostenuti dall’uso delle tecnologie digitali.

“I miei amici e familiari vengono in Cina ogni anno”, ha osservato Festa. “Sono sempre colpiti da quanto il patrimonio culturale cinese sia diventato accessibile grazie a queste tecnologie”. La professoressa ha indicato il Museo di archeologia dello Shaanxi come un vivido esempio del modo in cui la tecnologia digitale possa trasformare la narrazione e avvicinare il pubblico al patrimonio culturale. Lì i visitatori possono osservare da vicino i manufatti e apprendere i processi archeologici attraverso modelli 3D, touch screen e altri strumenti interattivi.

L’archeologa ritiene che i crescenti investimenti della Cina nella protezione del patrimonio abbiano una rilevanza globale più ampia. “L’archeologia è una piattaforma per lo scambio interculturale”, ha sottolineato. A suo avviso, la cooperazione internazionale nella conservazione del patrimonio incoraggia un coinvolgimento globale significativo e la comprensione reciproca, richiamando lo stesso spirito tradizionalmente associato alla Via della seta.

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