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Cronaca

A Palermo la 2^ tappa di “Uniti e vicini ai pazienti con epatocarcinoma”

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PALERMO (ITALPRESS) – Fare il punto sullo stato dell’arte della presa in carico del paziente con epatocarcinoma in Sicilia, evidenziare l’importanza del lavoro sinergico dei team multidisciplinari della rete regionale che possono migliorare l’appropriatezza delle procedure diagnostiche e terapeutiche, facilitare la gestione del paziente, migliorare l’efficacia delle cure e l’accesso delle stessa da parte dei pazienti, e migliorare il rapporto costo-beneficio delle terapie: sono questi alcuni gli obiettivi della tappa di Palermo di “Uniti e Vicini ai Pazienti con Epatocarcinoma: l’esperienza della rete siciliana”, il roadshow promosso da Roche con il patrocinio di EpaC Onlus.
L’epatocarcinoma (HCC) è uno dei tumori più aggressivi e una delle prime cause di morti oncologiche nel mondo. In Italia, nel 2020 i nuovi casi stimati di tumori epatici sono stati 13.000 e l’epatocarcinoma rappresenta il 75-85% del totale. Nel 2020, il numero di decessi per tumore in Sicilia è stato 12.700; la terza causa di queste morti è il tumore al fegato che conta quasi per l’8% del totale.
Oggi, grazie ai progressi scientifici e alle innovazioni diagnostiche e terapeutiche, la prognosi della patologia è in miglioramento, ma questo si accompagna ad una maggiore complessità della sua gestione, che pone alcune sfide sia dal punto di vista clinico che organizzativo.
La presa in carico del paziente con epatocarcinoma, infatti, deve essere guidata da un team multidisciplinare, composto da epatologi, chirurghi, oncologi e radiologi interventisti e altri specialisti che, lavorando in sinergia fin dal momento della diagnosi, possa individuare il miglior trattamento possibile per il paziente e indirizzarlo verso strutture di eccellenza e ad alta specializzazione, con la garanzia di accesso ai migliori percorsi di diagnosi e cura. Il team definisce il trattamento personalizzato sul paziente, in base alle patologie esistenti o pregresse, alle condizioni e alla morfologia del fegato e del tumore, alle comorbidità, alle riserve funzionali epatiche, alla rapidità di crescita dalla diagnosi, con il supporto di Linee Guida e percorsi regionali dedicati per velocizzare la corretta presa in carico del paziente.
Un moderno progetto di rete assistenziale, come quello proposto dai ricercatori del gruppo della Gastroenterologia dell’Università di Palermo e dell’Azienda Policlinico di Palermo tra cui i professori Antonio Craxì, Calogero Cammà e Vito Di Marco, che ha come obiettivo quello di permettere a tutti gli attori coinvolti di applicare le migliori evidenze cliniche ed organizzative disponibili al processo decisionale, offrire un adeguato livello delle cure che sia aderente alla richiesta di salute della popolazione e alle correnti conoscenze professionali, e permettere al Sistema Sanitario Regionale di misurare la qualità degli esiti di salute e fare un’analisi di costo-efficacia del programma sanitario pianificato. La rete, inoltre, si pone l’obiettivo di consentire a tutti i cittadini siciliani di poter essere presi in carico dagli ospedali più vicini a loro, senza dover compiere lunghi tragitti per recarsi in grandi centri o addirittura fuori regione, e ricevere il supporto di una rete composta da centri di riferimento a livello nazionale nei quali sono anche presenti studi clinici con nuove molecole; la ricerca è difatti uno dei pilastri della rete siciliana.
‘La rete regionale per la gestione condivisa dei tumori primitivi del fegato è costituita da 5 centri HUB che al loro interno hanno 18 Unità multidisciplinari in grado di offrire tutte le opzioni terapeutiche (dalle terapie locoregionali e chirurgiche, alle terapie oncologiche, fino al trapianto di fegato) ai pazienti con tumori primitivi del fegato e 44 centri SPOKE che sono in grado di avviare un iter diagnostico adeguato e possono gestire il follow-up oncologico e clinico dei pazienti che sono stati già sottoposti a terapia nei centri HUB – ha detto il professor Vito Di Marco -. L’organizzazione del progetto si basa su: una piattaforma web-based già funzionante e che registra l’iter diagnostico praticato, le scelte terapeutiche attuate, l’esito clinico ottenuto, i dati del follow-up oncologico e epatologico; un sistema di analisi delle immagini radiologiche che permette una condivisione della diagnosi radiologica tra i vari centri della rete e che consente un veloce accesso agli esami di diagnostica radiologica; un sistema di tumor board in videoconferenza che permetta il collegamento di tutti i centri della rete per valutare la documentazione clinica dei pazienti, discutere e condividere le decisioni terapeutiche e pianificare la terapia appropriata nel centro più vicino alla residenza del pazientè.
L’epatocarcinoma si sviluppa prevalentemente in persone che soffrono di cirrosi a causa di epatite cronica (B o C) o di abuso di alcool, sindromi dismetaboliche, e tipicamente si manifesta in stadi ormai avanzati. La prognosi per le forme non resecabili di HCC è infausta, con poche opzioni di trattamento sistemico e il tasso di sopravvivenza ad un anno minore del 50% dal momento della diagnosi della forma avanzata.
‘La Rete Siciliana dei tumori del fegato rappresenta uno strumento già pienamente operativo che fornisce ai cittadini siciliani elevati standard qualitativi di cura, non solo azzerando la mobilità extra-regionale, ma anche consentendo l’immediato e rapido accesso, elemento non trascurabile sia nel periodo pandemico che post-pandemico, a cure altamente appropriate nel centro più vicino al proprio domicilio – ha detto il professor Calogero Cammà -. Il rapido accesso a consultazioni multidisciplinari che coinvolgono specialisti di discipline differenti con elevata esperienza nel campo risulta oggi particolarmente rilevante in considerazione dell’importantissima innovazione terapeutica rappresentata dall’ingresso di trattamenti immunoterapici di prima linea per i tumori primitivi del fegato. La Rete siciliana rappresenta inoltre un importante strumento per il miglioramento della formazione dei giovani medici in formazione delle diverse scuole di specializzazione siciliane coinvolte nel progetto. Ultimo ma non ultimo, la Rete permetterà ulteriormente di integrare l’attività assistenziale e l’attività di formazione con l’attività scientifica in cui la Sicilia, in questo contesto clinico, rappresenta una assoluta eccellenza nazionalè.
Il PDTA regionale si prefigge di fornire un percorso di riferimento unico per il paziente con epatocarcinoma, ottimizzare i tempi di diagnosi e di trattamento, implementare sistemi informatici comuni di raccolta dei dati, fruibili dai professionisti ospedalieri che operano lungo tutto il percorso e integrare le diverse competenze specialistiche che concorrono alla gestione del paziente con epatocarcinoma, assicurando la multidisciplinarietà e la disponibilità al dialogo tra operatori ospedalieri ed il medico di medicina generale.
‘L’assessorato della Salute ha incluso nel Piano Sanitario la costituzione delle reti assistenziali multidisciplinari per le malattie croniche, che caratterizzano per l’equità di accesso ai servizi specialistici, l’appropriatezza diagnostica e terapeutica e la gestione territoriale dei pazienti – ha detto Mario La Rocca, dirigente generale del Dipartimento di Pianificazione Strategica dell’assessorato della Salute della Regione siciliana -. Questo programma diventerà ancora più importante con la prossima riorganizzazione della rete assistenziale regionale che prevede i grandi Ospedali Specializzati a stretto contatto con gli Ospedali di Comunità. La possibilità di interconnessione in rete tra i vari servizi e il modello HUB e SPOKE permetterà di migliorare l’assistenza sanitaria per tutti i cittadini, di ridurre i costi e la mobilità passiva verso altre regioni. La rete per la gestione dei Tumori Primitivi del fegato è un modello virtuoso perchè è stato finanziato con un PSN dall’assessorato della Salute e prevede la costruzione di una rete assistenziale che permetterà anche di fare una buona ricerca e formazione continua. Il progetto è già in avanzata fase di realizzazione e ha raggiunto gli obbiettivi che si prefissava sulla gestione dei tumori del fegato coinvolgendo gli epatologi, radiologi, oncologi e chirurghi che si occupano della gestione clinica di questa malattia. L’Assessorato si impegna a formalizzare questo strumento di gestione sanitaria che potrà anche essere utilizzato come modello per la costruzione e la gestione di altre reti per le malattie croniche che hanno un alto impatto sociale, economico e sanitario nella nostra Regionè.
‘UniPa ha una lunga tradizione e una presenza attenta e attiva nell’ambito della salute per lo sviluppo di terapie e tecniche sempre più innovative che possano migliorare la qualità della vita dei pazienti affetti da tumore del fegato – ha commentato il Rettore, professor Massimo Midiri -. Riteniamo necessario ed utile che si rafforzi e si consolidi sempre di più la stretta e fruttuosa collaborazione tra i componenti della Rete siciliana e i diversi settori specialistici, per potere stare ancora maggiormente ‘uniti e vicini ai pazienti con epatocarcinomà, soprattutto in considerazione del fatto che si tratta di un tumore molto aggressivo, tra le prime cause di morti oncologiche nel mondo, e per garantire nel territorio siciliano un’organizzazione ed un’assistenza di altissimo livellò.
Nell’attuazione e nell’implementazione delle reti assistenziali sul territorio come quella siciliana, le Associazioni Pazienti svolgono un ruolo cruciale perchè testimoniano i bisogni di chi è affetto dalla patologia, in termini di gestione, diagnosi e cura ed evidenziano le zone d’ombra in cui è prioritario intervenire per una corretta e sempre più funzionale presa in carico. L’epatocarcinoma ha un impatto significativo sui pazienti e sulle loro famiglie che hanno necessità di avere informazioni chiare e precise sui trattamenti e sulle strutture in grado di seguire al meglio il loro percorso diagnostico-terapeutico.
‘E’ necessario che il paziente affetto da un tumore primitivo del fegato sia assistito nel corso della propria quotidianità, guidato nel percorso terapeutico assistenziale e preso in carico da una struttura adeguata e da un team multidisciplinare – ha detto Massimiliano Conforti, vicepresidente EpaC Onlus, Associazione che ha dato il patrocinio al Roadshow -. Da una recente ricerca condotta da EpaC Associazione Onlus è emerso che spesso i pazienti si trovano a doversi rivolgere a più centri per una diagnosi definitiva, spesso viaggiando, anche in altre regioni, alla ricerca di risposte sia in termini di diagnosi, quanto ancor più di gestione e di terapia da seguire. Soltanto il 37% dei partecipanti alla ricerca ha affermato di non aver avuto necessità (o desiderio) di rivolgersi ad un centro differente da quello in cui era inizialmente seguito per ottenere la diagnosi di tumore epatico, mentre il 63% ha dovuto consultare almeno una seconda struttura, e in circa il 20% dei casi, addirittura una terza o una quarta. L’implementazione di queste reti assistenziali regionali multidisciplinari è, quindi, quanto mai primaria per la prevenzione e per la gestione dei pazientì.
Alla tavola rotonda che si è svolta a Palermo hanno partecipato Antonio Craxi, direttore dell’UOC di Gastroenterologia dell’Azienda Policlinico P. Giaccone di Palermo, Massimo Midiri, rettore dell’Università di Palermo, Mario La Rocca, dirigente generale del Dipartimento di Pianificazione Strategica dell’assessorato della Salute della Regione siciliana, Alessandro Caltagirone, Commissario straordinario dell’Azienda Ospedaliera Policlinico P. Giaccone, Calogero Cammà, professore ordinario di Gastroenterologia e Direttore Scuola di Specializzazione in Gastroenterologia dell’Università di Palermo, Vito Di Marco, dirigente sanitario presso Unità Complessa di Gastroenterologia ed Epatologia dell’Azienda Universitaria Policlinico “P. Giaccone”, Giovanni Raimondo, direttore Epatologia AOU Policlinico G. Martino di Messina, Maurizio Russello, responsabile U.O.D. Epatologia Ospedale Garibaldi-Nesima di Catania, Salvatore Gruttadauria, direttore del Dipartimento per la Cura e lo Studio delle Patologie Addominali IRCCS-ISMETT UPMC, Francesco Verderame, direttore UOC di Oncologia Medica Azienda Ospedaliera ‘Villa Sofia Cervellò di Palermo, Fabio Cartabellotta, direttore Unità Operativa di Medicina Ospedale Buccheri La Ferla Fatebenefratelli di Palermo, Massimiliano Spada, medico oncologo presso Fondazione Istituto G. Giglio di Cefalù e coordinatore regionale AIOM Sicilia, Nino Cartabellotta, presidente comitato scientifico Fondazione Gimbe e Massimiliano Conforti, vicepresidente EpaC Onlus.

– foto xb7/Italpress –
(ITALPRESS).

Cronaca

Radio Pavia Breakfast News – 29 settembre 2026

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Le nuove rivelazioni sul delitto di Garlasco e la sentenza per il sequestro di Giulio Regeni occupano gran parte delle prime pagine dei quotidiani di oggi, martedì 29 settembre. Sul fronte economico tengono banco il caro energia e gli sconti sui carburanti, mentre nello sport domina il successo per 4-1 della Nazionale in Turchia. A Pavia, La Provincia Pavese apre sul nuovo capitolo dell’inchiesta per l’omicidio di Chiara Poggi.

CRONACA

È Garlasco uno dei temi centrali della giornata. La Procura di Pavia ha chiuso nuovamente le indagini nei confronti di Andrea Sempio e nelle carte emerge il caso delle analisi effettuate nel 2007 sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, verifiche successive non avrebbero confermato la presenza del Dna di Chiara Poggi e quei risultati non sarebbero entrati nel materiale processuale. Sul punto restano contestazioni e repliche da parte di esponenti dell’allora Ris di Parma. Adnkronos

I giornali scelgono titoli molto diversi. La Stampa apre con “Garlasco, così Stasi finì incastrato”, il Corriere della Sera con “Garlasco, i pm sul Ris: nascosero la prova che scagionava Stasi”. Il Giornale titola “Vergogna Garlasco”, mentre Libero sceglie “Porcata su Stasi” e La Verità parla di “clamoroso atto d’accusa sulle indagini di Garlasco”. La Repubblica riporta invece in prima pagina: “I pm: chiusa l’inchiesta su Sempio”.

Altro grande tema è il caso Giulio Regeni. La Corte d’Assise di Roma ha condannato a dieci anni tre appartenenti ai servizi egiziani per il sequestro del ricercatore italiano; non è stata riconosciuta l’accusa di omicidio e un quarto imputato è stato assolto. la Repubblica La Repubblica apre con “Giustizia per Giulio”, mentre il Corriere della Sera titola “Regeni, condanne a dieci anni”. Anche La Stampa dedica grande spazio alla sentenza.

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Fra gli altri temi c’è la nuova collaborazione della Francia nell’inchiesta sulla strage di Ustica, con Parigi pronta a trasferire documentazione relativa alla tragedia del 1980.

Spazio anche alle elezioni suppletive di Reggio Calabria, dove Fabio Roscioli, candidato del centrodestra, ha ottenuto il 51,02%, Francesco Benedetto il 36,59%, Domenico Giannetta di Futuro Nazionale il 10,94% e Francesco Toscano l’1,44%; l’affluenza si è fermata al 22,34%. TGCOM24 I quotidiani propongono letture politiche differenti del risultato.

ECONOMIA

In primo piano c’è soprattutto il tema energia e carburanti. Il Sole 24 Ore titola “Petrolio e tassi spaventano i mercati”: il rialzo del greggio e dei rendimenti obbligazionari torna a preoccupare gli investitori.

Contemporaneamente l’attenzione dei consumatori è tutta sugli sconti alla pompa. Le prime pagine raccontano lunghe file ai distributori dopo l’avvio delle riduzioni dei prezzi da parte di Eni, mentre anche Ip prepara interventi sulla propria rete. La Stampa parla di “assalto al pieno scontato”, Il Giornale di “tutti pazzi per gli sconti” e Libero di code per la benzina sotto i due euro.

Sul Sole 24 Ore spazio inoltre alla sfida nel settore bancario digitale: la brasiliana Nubank punta su Monzo e apre un nuovo fronte competitivo con Revolut.

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Grande evidenza anche per Nvidia, che annuncia un piano di riacquisto di azioni per ulteriori 150 miliardi di dollari, mentre tra le materie prime critiche il quotidiano economico segnala le difficoltà della filiera europea del riciclo.

SPORT

I quotidiani sportivi celebrano la larga vittoria dell’Italia in Turchia per 4-1 in Nations League.

La Gazzetta dello Sport apre con “Fior d’Italia”: evidenza per il rilancio azzurro, per gli Esposito e per Kayode. Il Corriere dello Sport sceglie invece “Così, Mancio, così!”, sottolineando la reazione e i tre gol segnati nei primi 27 minuti.

Ancora più enfatico Tuttosport, che titola “Mamma l’Italia!”: in evidenza Bastoni, Frattesi, Kayode e Pio Esposito.

Sul mercato, la Gazzetta rilancia l’interesse del Milan per Kim, difensore del Bayern Monaco, mentre per la Juventus si parla di Aït-Nouri. Tuttosport dedica invece spazio alle soluzioni tattiche a disposizione di Spalletti e alla situazione dei rinnovi in casa Torino, con Vlasic al centro delle trattative.

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Fra gli altri temi sportivi anche il dossier stadi: a Roma procede il progetto per il nuovo impianto, mentre a Milano resta aperto il percorso relativo allo stadio.

LA PROVINCIA PAVESE: I PRINCIPALI TITOLI

La prima pagina de La Provincia Pavese è quasi interamente dedicata al caso Garlasco. Il titolo principale è:

«I pedali scagionavano Stasi»

Il quotidiano pavese sottolinea la nuova ricostruzione della Procura sull’inchiesta bis per il delitto di Chiara Poggi e riporta l’affermazione secondo cui il Dna della vittima non sarebbe stato trovato sui pedali della bicicletta. In evidenza anche la posizione dell’accusa nei confronti di Andrea Sempio e quella della famiglia Poggi, che dichiara di non vedere al momento “alternative o nuovi colpevoli”.

In cronaca economica il giornale racconta il primo giorno degli sconti sui carburanti, con il titolo:

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“Code ai distributori e c’è chi finisce la scorta di benzina”

A Pavia spazio al caso dello stadio comunale, con il ricordo dell’ex presidente Giusy Achilli e il titolo “Omaggio allo stadio per Giusy Achilli, Comune contro club”.

Altro tema cittadino è via Brichetti, dove il cantiere risulta bloccato e la Giunta ha licenziato la ditta incaricata.

Nella parte alta della prima pagina trovano spazio due fatti di cronaca: uno schianto in viale XI Febbraio, con un ragazzo di 18 anni ricoverato in gravissime condizioni, e un episodio in via La Vittima, dove un 15enne avrebbe fatto arrestare un aggressore.

Per l’Oltrepò si parla invece dell’iniziativa di Giorgetti, con il territorio indicato come area ideale per gli investitori, mentre da Vigevano arriva la notizia dell’addio di don Padova dopo tredici anni al Duomo.

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Infine la cultura e la musica: Max Pezzali torna con “Le ali”, titolo del nuovo singolo annunciato dal cantante pavese.

L’articolo Radio Pavia Breakfast News – 29 settembre 2026 proviene da Pavia Uno TV.

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Cronaca

Dalla Cina a Milano, le unghie finte entrano nel mondo della moda

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NANCHINO (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Piccole opere d’arte da indossare sulla punta delle dita viaggiano dalla Cina orientale fino a Milano, una delle capitali mondiali della moda.
Per la designer italiana Chiara Silvestri, tutto è cominciato con un pacco arrivato dalla contea di Donghai, nella provincia orientale cinese dello Jiangsu. Appassionata di unghie finte adesive, Silvestri ne aveva ordinato online un set. I disegni elaborati e l’estetica marcatamente orientale hanno subito attirato la sua attenzione.
“Sono come abiti per la punta delle mie dita. Posso abbinarle ogni giorno al mio umore e al mio stile”, ha detto Silvestri.
Da quell’esperienza è nata un’idea: combinare le tendenze della moda contemporanea con elementi delle culture orientale e occidentale, unendo la fluidità dell’arte tradizionale cinese alle linee essenziali della geometria occidentale per creare un modello originale.
Silvestri ha inviato il progetto a Lu Jing, modellista di unghie finte a Donghai, a oltre 8.000 chilometri di distanza. Le due hanno presto iniziato a collaborare.
“Lavoro in questo settore da cinque anni e ogni giorno mi occupo di più di una dozzina di set di unghie finte”, ha raccontato Lu. “Ma che una ragazza di Milano mi contattasse per propormi di creare insieme un modello era una novità assoluta”.
Lu ha impiegato diversi giorni per trasformare gli schizzi di Silvestri in un set completo. Donghai, nota come la “capitale mondiale del cristallo”, ha sviluppato intorno a questa pietra un’importante attività produttiva. Secondo Lu, il tocco finale delle unghie finte è spesso l’applicazione di cristalli naturali provenienti proprio da Donghai.
Quando ha ricevuto il set personalizzato, Silvestri ne è rimasta entusiasta. “Erano ancora più belle di quanto immaginassi”, ha detto. “Ho intenzione di ordinarne altre da regalare ad amici e familiari”.
La collaborazione riflette la rapida crescita del settore delle unghie finte a Donghai, sviluppatosi insieme alla filiera locale del cristallo.
Tra gennaio e agosto di quest’anno, le transazioni relative ai cristalli a Donghai hanno raggiunto i 48,3 miliardi di yuan, circa 7,2 miliardi di dollari, in aumento del 23,85% su base annua. Le transazioni del commercio elettronico sono ammontate a 32,2 miliardi di yuan, con una crescita del 12,98%, mentre quelle delle unghie finte sono salite del 37,1%, a 13,3 miliardi di yuan. Il commercio elettronico transfrontaliero ha rappresentato circa il 40% di quest’ultimo valore.
Donghai ha ora una capacità produttiva annua di circa 300 milioni di set di unghie finte. Il settore dà lavoro a oltre 50.000 persone e la sua rete commerciale raggiunge più di 30 Paesi e regioni.
Dietro questi prodotti c’è una rete logistica sempre più sviluppata, pensata per far arrivare le produzioni locali ai consumatori esteri in modo rapido e affidabile.
Donghai ha realizzato un parco logistico per il commercio elettronico in grado di gestire oltre tre milioni di pacchi al giorno. Ha inoltre costruito 44.000 metri quadrati di magazzini doganali e logistici per il commercio elettronico transfrontaliero e ha aperto un collegamento per il trasferimento doganale delle merci esportate per via aerea. I prodotti possono raggiungere i consumatori esteri in appena sette-nove giorni.
In occasione della Milano Fashion Week, il 23 e 24 settembre Donghai ha presentato in Italia le proprie attività nei settori del cristallo e delle unghie finte durante un evento dedicato alla cooperazione internazionale.
All’evento, organizzato a Milano, sono stati esposti diversi modelli di unghie finte nati dalla collaborazione tra produttori cinesi e designer italiani: un esempio di come artigianato, moda e influenze culturali dei due Paesi possano incontrarsi su una superficie molto piccola.
“Lo scambio culturale non è mai a senso unico. E’ sempre un percorso a due vie”, ha dichiarato Ivan Cardillo, presidente dell’Associazione per lo sviluppo economico e imprenditoriale Italia-Cina.
“Le unghie finte realizzate a mano sono piccole, ma racchiudono un enorme valore culturale”, ha aggiunto Cardillo. “Credo che abbiano tutte le potenzialità per raccontare una nuova storia tra Cina ed Europa a Milano, capitale della moda”.
-foto Xinhua-
(ITALPRESS)

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Cronaca

L’IA entra nelle PMI, nasce l’Osservatorio per governare il cambiamento

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MILANO (ITALPRESS) – Negli stessi giorni in cui il dibattito sull’intelligenza artificiale e sulla sua regolamentazione si intensifica a livello internazionale, UniEticPmi lancia il suo Osservatorio AI per trasformare la complessità di questa tecnologia in conoscenza affidabile e, soprattutto, in uno strumento utile per le piccole e medie imprese. La sfida che si trovano davanti le aziende è infatti comprendere l’intelligenza artificiale, valutarne gli effetti e integrarla in modo responsabile nella propria organizzazione.
Di questi temi si è discusso in un pomeriggio di lavori tenutosi a Milano. Tanti interlocutori diversi hanno esposto le proprie considerazioni sull’IA e su come cambia il mondo delle imprese di fronte a questa tecnologia sempre più pervasiva. Aziende, istituzioni, accademici ed esperti si sono riuniti per approfondire proprio le principali sfide e opportunità dell’intelligenza artificiale, toccando argomenti che hanno spaziato dalla compliance alla finanza, dalla governance al futuro della comunicazione.
Roberto Marseglia, Direttore dell’Osservatorio AI UniEtic Pmi, ha sottolineato quanto l’IA sia una tecnologia capace di trasformare le abitudini delle persone e delle imprese. “Per le piccole e medie aziende l’adozione dell’intelligenza artificiale è un pò più lenta rispetto alle grandi, che hanno più disponibilità di investire”, ha spiegato, “ma questo è il momento giusto per fare degli investimenti e cominciare ad adottare questa tecnologia. Per farlo, però, bisogna adeguare la compliance, i processi e anche le competenze delle persone. In questo senso, l’Osservatorio vuole essere un punto di incontro per cercare di crescere insieme”.
“Molte imprese rischiano di restare fuori dall’opportunità che l’IA costituisce e non possiamo permettercelo”, ha rimarcato Andrea Cafà, Presidente CIFA Italia e FonARCom, “perchè oggi le micro, piccole e medie imprese nel nostro Paese sono oltre il 98,5% del tessuto produttivo e offrono occupazione a più della metà dei lavoratori nel settore privato. Poichè la nostra economia è così condizionata da queste micro e piccole imprese, le aziende vanno accompagnate. Dobbiamo far capire che introdurre l’IA in azienda vuol dire innanzitutto domandarsi quali sono i vantaggi che essa porterà all’interno della struttura, come si inizia a riprogettare determinate attività e, di conseguenza, quale intelligenza è meglio applicare; non vanno poi dimenticate compliance e regolamentazione per mantenere una buona governance. Per arrivare a questo è indispensabile la formazione continua, che credo sia importante affinchè i lavoratori possano adottare l’IA in maniera responsabile e consapevole”.
L’intelligenza artificiale può essere davvero utile e soprattutto non spaventosa solo se è l’essere umano a regolamentarla e a guidarla nella giusta direzione. Angelo Maria Petroni, Presidente dell’Osservatorio nato in collaborazione con FonArCom, Centro Studi “Il Lavoro Continua” e Università telematica degli Studi, ha invitato a non essere catastrofisti, sottolineando che tutte tecnologie che si sono susseguite nel corso della storia hanno avuto lati positivi e negativi. “Con l’energia elettrica qualcuno è rimasto fulminato, ma questo non vuol dire che vi abbiamo rinunciato”, ha affermato con un sorriso. “Nel caso dell’IA, l’importante è che il pensiero rimanga in mano agli esseri umani. Inoltre, stiamo parlando di una tecnologia che fa parte delle nostre vite da più di 20 anni, la si trova anche nei primi cellulari. Certo, ora è più forte ed estesa e per questo va controllata di più. Non dimentichiamo che il termine intelligenza artificiale è stato inventato nel 1955”. Il presidente Petroni, quindi, ha condiviso l’idea del presidente Cafà: l’obiettivo dell’Osservatorio è formare i dipendenti delle aziende, così che possano padroneggiare la tecnologia di un futuro che, di fatto, è già qui.
Oltre all’applicazione in azienda, l’IA fa interrogare anche sulla tutela dei diritti dei lavoratori. Secondo Giuseppe Tango, Magistrato della Sezione Lavoro del Tribunale di Palermo e Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, “Il diritto del lavoro è destinato a inseguire il cambiamento organizzativo scatenato dal progresso tecnologico. L’intelligenza artificiale è riuscita in un brevissimo lasso di tempo a imporsi come strumento utilizzato trasversalmente non soltanto nelle piattaforme digitali, ma anche nelle lavorazioni più classiche. Una legislazione adeguata potrebbe essere la soluzione: servono nuove regole che però devono avere alle spalle una visione e quella visione deve avere la persona al centro dell’attenzione”.
Ecco allora che il discorso si allarga più in generale alla tutela della dignità dei singoli individui, un tema su cui si è concentrata Tiziana Orrù, Sostituta procuratrice generale della Corte di Cassazione. Nel suo intervento, la dottoressa Orrù ha fatto riferimento ai principali testi che ad oggi proteggono gli utenti sul Web e non solo: dal regolamento Ue AI Act alla Carta fondamentale dei diritti dell’uomo, passando per il GDPR a tutela della privacy. “Questi testi contengono delle regole che, se violate, producono delle conseguenze. Nel caso delle imprese si può parlare per esempio di concorrenza sleale, mentre se si pensa al singolo individuo si può entrare nel campo della discriminazione. A livello giurisprudenziale, si interviene con il risarcimento del danno, sia esso fisico e/o morale, o anche con l’inibitoria, cioè con l’obbligo di far cessare un’attività dannosa nei confronti di una persona o di un’impresa”.
L’intelligenza artificiale sta avendo un forte impatto pure sulla comunicazione, anche se, come ha ricordato il professor Carlo Nardello, docente di Digital Marketing all’Università “La Sapienza” di Roma e Presidente di Comtel, il mondo del cinema e della letteratura ci raccontano dell’IA già da decenni, spesso ipotizzando futuri distopici in cui l’umanità è messa in pericolo da macchine sempre più intelligenti. “La comunicazione è stata molto attenta a tutte queste tematiche. Si tratta di tecnologie che cambiano il nostro modo di vivere, specialmente ora che gli strumenti sono più accessibili a tutti, a partire dai cellulari. Utilizziamo ChatGPT o Cloud, ma fino a poco tempo fa neanche potevamo pensarci. L’IA è diventata qualcosa di fruibile e la si usa anche per scrivere. La cosa importante, però, è che dobbiamo riconoscere la nostra responsabilità di qualsiasi cosa noi scriviamo. Questo è quello che ci dice anche l’Europa: si può usare tutti gli strumenti che si vogliono, ma l’importante è assumersene la responsabilità”.
-foto f12/Italpress –
(ITALPRESS).

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