Politica
Di Stefano “Urgente commissione d’inchiesta sui rapporti con la Russia”
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4 anni fa-
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Redazione
PALERMO (ITALPRESS) – “Medvedev lo conosciamo, ogni volta che ha l’occasione affonda i colpi, ma guarda caso da quando è iniziata la guerra in Ucraina attacca chi sostiene il governo Draghi e appoggia chi lo ha fatto cadere. Siccome è la stessa gente che si sta parecchio infastidendo per le richieste avanzate da Di Maio e Impegno Civico su una commissione d’inchiesta sui rapporti con la Russia, come diceva qualcuno più famoso di me, a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”. Lo dice all’Italpress il sottosegretario agli Esteri ed esponente di Impegno Civico Manlio Di Stefano.
“Oggi questa commissione di inchiesta è più che mai necessaria, per verificare quali sono realmente le connessioni della Russia con alcuni partiti, entità o singoli personaggi, in Italia”, prosegue Di Stefano, che spiega: “Il confine tra il lecito e l’illecito non spetta a me giudicarlo. Ma Salvini andava in Russia con la maglietta di Putin, questo era alla luce del sole, non scopriamo niente di nuovo”.
Per il sottosegretario “bisogna proseguire nell’attività di tutela contro tentativi di influenze dirette sulle elezioni, sia dal punto di vista informatico che dei finanziamenti. I motivi di allarme ci sono da anni, e ci siamo dotati di tutte le misure di sicurezza del caso, e questo non vale solo per la Russia”.
A una domanda sull’agenda Draghi, Di Stefano risponde che “è intanto un principio: lo sviluppo del Paese porta al welfare. E’ sbagliato tenere distinti i due piani, che invece sono strettamente correlati. L’azione di Draghi ha portato 3-4 punti di aumento di Pil, e questo avrebbe consentito una legge di bilancio con più margini di manovra”, aggiunge.
“Inoltre l’agenda Draghi è un metodo: tavoli tecnici che approfondiscono i temi e che migliorano l’applicazione delle norme. È fondamentale da questo punto di vista che il Pnrr funzioni con gli stati di avanzamento lavori. Non rispettare gli impegni con l’Europa fa perdere i finanziamenti”, spiega il sottosegretario, che su questo fronte lancia l’allarme: “Non credo che con la Meloni tornerà il fascismo, ma il vero pericolo è che ci porti fuori dall’Europa. Dire che bisogna rimodulare il Pnrr rischia di farci perdere i fondi, provocando una crisi gravissima nel Paese e un rotolamento verso i confini dell’Europa”. A rischio è la credibilità dell’Italia nell’Ue, “il verso grande valore aggiunto di Draghi, che ha aperto anche nuove prospettive per i rapporti commerciali con il resto del mondo”, prosegue Di Stefano.
“Noi siamo usciti dal Movimento 5 Stelle per la mozione sull’Ucraina, la nostra preoccupazione era che l’Italia uscisse dal solco europeista e atlantista – evidenzia -. È poi paradossale che un partito si posizioni diversamente dal suo ministro degli Esteri. Questa è stata la miccia, ma è chiaro che si è arrivati a quello perché il M5S era ormai il partito di Conte e non ascoltava le anime interne”.
“Il colpo di grazia nel M5S è arrivato con le parlamentarie. Qualcuno si permette di dire che anche Di Maio faceva come Conte nella guida del movimento – afferma ancora Di Stefano -. Ma nel 2018 i posti in lista al proporzionale vennero tutti stabiliti con le parlamentarie, e tutti ci mettemmo in gioco. Solo all’unimominale ci fu una selezione di personalità della società civile, ma non per tutelare la classe dirigente legata a Di Maio. Conte invece ha imposto i capilista a tutto il M5S, rendendo di fatto insignificanti le parlamentarie”.
“Stiamo valutando l’ipotesi di avere dei rappresentanti nella politica siciliana, ma non stiamo ragionando sulle Regionali in questo momento, adesso non è il nostro focus, prima dobbiamo strutturarci bene”, spiega infine Di Stefano.
“Sicuramente il nostro vuole essere un progetto di lungo periodo, ci troverete a tutte le tornate elettorali, comunque andranno le Politiche, ma la concomitanza tra le due elezioni non ci facilita in questo momento”. A livello nazionale “vogliamo superare il 3%, è un obiettivo concreto. Non abbiamo nessun problema sulle liste, semplicemente vogliamo farle coerenti con l’accordo di coalizione”, conclude.
– foto Agenziafotogramma.it –
(ITALPRESS).
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MILANO (ITALPRESS) – “L’ho ribadito, attaccare il Papa non è utile, non è intelligente, non è opportuno ed è offensivo. Chi governa si occupi di governo e lasci che dello spirito, delle anime e del benessere delle persone si occupi il Santo Crede. Se uno crede o non crede. È chiaro che quando attacchi il Papa o la Meloni per me sei da condannare in un caso o nell’altro. Mi sembra chiaro ed evidente, non devo fare dieci comunicati al giorno per ripetere queste cose”. Così il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, commentando le dichiarazioni fatte ieri dal presidente Usa Donald Trump sul Papa e sulla premier Giorgia Meloni, durante una conferenza stampa sul Remigration summit nella sede milanese della Lega in via Bellerio. “E’ chiaro che ieri ho incontrato la presidente Meloni a Verona. Abbiamo parlato a Verona di tutto”, ha risposto poi a chi gli chiedeva dei mancati comunicati ufficiali da parte sua sulle dichiarazioni di Trump. “C’è totale sostegno all’attività del governo e al presidente del Consiglio da tutti i punti di vista e su tutti i fronti”. Secondo Salvini, nella presa di distanza del governo italiano dalle dichiarazioni di Trump, “non c’è niente di politico. Se Trump attacca il Papa sbaglia, se Trump attacca il governo italiano sbaglia, ma il problema non è nostro, il problema è suo”.
“La vicinanza agli Stati Uniti c’era e rimane, a prescindere dai presidenti. Siamo saldamente ancorati all’alleanza con i Paesi liberi, democratici e occidentali – ha sottolineato Salvini –. I rapporti con gli Stati Uniti e l’America sono e continueranno a essere positivi, non è qualche caduta di stile di queste ore a mettere in discussione il rapporto tra l’Italia e gli Stati Uniti”. Tuttavia, “spero che smettano gli attacchi al Papa e alla Meloni perché, in un momento delicato a livello internazionale, se c’è un governo attento ai buoni rapporti non solo politici ma anche economici, culturali con gli Stati Uniti è quello italiano – ha proseguito il vicepremier – . Ma quando attacchi il Santo Padre non attacchi solo l’Italia, attacchi alcuni miliardi di persone nel mondo. Il problema del mondo non è il Santo Padre ma il fanatismo islamico che c’è in Iran, c’è in Libano, c’è in alcune capitali europee”. “Quindi conto che il il presidente americano lasci stare il Santo Padre”, ha concluso.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
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Redazione
ROMA (ITALPRESS) – “Oggi celebriamo quello che sappiamo fare meglio, quello che ci rende amati e apprezzati nel mondo, quello che rende l’Italia la nazione dell’ingegno, della creatività, della bellezza, e lo facciamo tagliando un traguardo che ci rende orgogliosi: i 1000 marchi storici di interesse nazionale iscritti nel registro del Ministero delle Imprese e del Made in Italy”. Lo afferma il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un videomessaggio per la Giornata del Made in Italy. “È un traguardo che racconta tanti aspetti della nostra identità e di quello che ci caratterizza come italiani. Ci parla del talento dei nostri imprenditori, della vitalità delle nostre imprese, dell’eccellenza industriale dei nostri produttori, di un tessuto dinamico e solito come quello dei marchi storici che genera quasi 100 miliardi di fatturato e dà lavoro a oltre 350.000 persone – prosegue -. Ci racconta in altre parole un’Italia che non si è mai accontentata e che ha sempre sognato in grande, che non si è arresa alla mediocrità, che non si è fermata alla prima difficoltà, ma che ha sempre osato e ha avuto il coraggio di fissare obiettivi sempre più ambiziosi”.
“Oggi celebriamo i marchi storici, un pezzo fondamentale di quell’identità che ci viene riconosciuta nel mondo: la patria del bello, del buono e del ben fatto. Questo è quello che siamo e che dobbiamo essere in grado di valorizzare, promuovere e sostenere sempre di più. È l’obiettivo che questo governo si è posto fin dal suo insediamento, portando avanti una strategia chiara capace di valorizzare i nostri punti di forza. Penso alla legge sul Made in Italy, al provvedimento annuale sulle piccole e medie imprese, agli investimenti sulla formazione e sulla trasmissione delle competenze, ai tanti e diversificati interventi per aiutare le nostre imprese a consolidare la propria posizione e a raggiungere nuovi mercati – sottolinea Meloni -. Un impegno che ha contribuito a far crescere l’export tricolore, permettendo all’Italia di piazzarsi al quinto posto al mondo tra le nazioni esportatrici, superando la Corea del Sud e insidiando il quarto posto del Giappone. Oggi celebriamo la forza, il protagonismo, la diversificazione produttiva delle nostre imprese. Lo facciamo in una fase complessa, probabilmente la più difficile congiuntura degli ultimi decenni, ma con la consapevolezza che l’Italia può dimostrare ancora una volta di che pasta è fatta. È la nostra storia che parla per noi”.
“Nei momenti più difficili abbiamo sempre dato il meglio di noi stessi, lo abbiamo fatto e possiamo rifarlo. Ecco perché voglio ripetere ai nostri imprenditori ai nostri lavoratori un messaggio tanto semplice quanto potente: credete nell’Italia, credete in ciò che siamo, credete nelle nostre e nelle vostre potenzialità – conclude il premier -. Cogliete ogni occasione e trasformatela in opportunità come nessun altro sa fare. Noi ci siamo e saremo sempre al vostro fianco, non ci stancheremo di fare la nostra parte per costruire un’Italia più forte, più solida e più prospera, ma soprattutto più fiera e orgogliosa di se stessa”.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
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Redazione
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– Foto IPA Agency –
(ITALPRESS).


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