Economia
Fondazione Cariplo presenta il primo Rapporto Disuguaglianze
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3 anni fa-
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Redazione
MILANO (ITALPRESS) – Fondazione Cariplo ha presentato oggi il primo Rapporto Disuguaglianze, “Crescere in Italia, oltre le disuguaglianze”, un lavoro di ricerca finalizzato a creare conoscenza sulle diverse dimensioni della disuguaglianza, ma anche a portare all’attenzione del dibattito pubblico il tema delle disuguaglianze attraverso una nuova prospettiva che possa essere utile per sviluppare insieme nuove e più efficaci soluzioni per lo sviluppo di società più inclusive e fornire uno strumento di conoscenza per addetti e non addetti ai lavori.
Il lavoro è stato illustrato nel corso di un evento, svoltosi presso l’associazione MOSSO – spazio nato nell’ambito di un percorso di co-progettazione tra Comune di Milano, Fondazione Cariplo e un partenariato di cooperative sociali e associazioni in cui convivono progetti di formazione, musica, cultura, pratiche di riuso, feste, laboratori inclusivi e ristorazione – a cui hanno partecipato, oltre al Presidente di Fondazione Cariplo, Giovanni Fosti: Filippo Artoni (Direttore sede di Milano, Fondazione Enaip Lombardia), Enrica Chiappero (Ordinario di Politica Economica dell’Università di Pavia), Attilio Fontana (Presidente Regione Lombardia), Carlo Messina (Amministratore Delegato Intesa Sanpaolo), Carlo Ratti (Architetto e Urbanista, Direttore MIT SenseableCity Lab di Boston), Anna Scavuzzo (Vicesindaco di Milano), Andrea Sironi (Presidente di Assicurazioni Generali), Card.
Matteo Zuppi (Presidente Conferenza Episcopale Italiana); che ha fatto seguito alla presentazione del rapporto da parte dei curatori Federico Fubini (Vicedirettore del Corriere della Sera), Valentina Amorese (Programme officer Area Ricerca Scientifica, Fondazione Cariplo), Gian Paolo Barbetta (Fondazione Social Venture Giordano Dell’Amore Evaluation Lab, Milano).
“Da anni assistiamo a una frammentazione crescente che crea un divario di futuro e di prospettiva di vita: è in questo spazio che perdiamo il potenziale umano di tanti ragazzi, di tanti lavoratori, di tanti cittadini del domani. Davanti a questo la Fondazione Cariplo, che da sempre investe sulle potenzialità delle persone e sui legami di comunità, vuole mettersi in dialogo con gli altri soggetti che possono contribuire al contrasto della disuguaglianza. Si tratta di una sfida che impegna noi, i soggetti dell’economia, gli attori istituzionali e le organizzazioni non profit per individuare nuove modalità di intervento, che aiutino in modo consapevole ed efficace a ricucire i legami delle nostre comunità, da cui dipende il futuro delle nostre persone e delle nostre istituzioni” ha dichiarato Giovanni Fosti, Presidente Fondazione Cariplo.
Il Rapporto, dopo aver tracciato gli indicatori principali e le dimensioni che concorrono a generare la disuguaglianza economica e di reddito (in Italia), si concentra sull’impatto della disuguaglianza nei percorsi di apprendimento, nella costruzione della persona e della visione del “proprio posto nel mondo”. Questa parte della ricerca è stata condotta in ambito locale, al fine di disporre di un contesto di dimensioni tali da permettere di far emergere le diverse dinamiche compresenti in uno stesso territorio. Il territorio di Milano, in particolare, ha fatto da “incubatore” per un’analisi sul campo che ha permesso di indagare la dimensione di “outlook”, ossia di sguardo sul proprio futuro, da parte dei ragazzi. Milano e il suo territorio sono infatti un avamposto capace di cogliere con anticipo fenomeni sociali emergenti e trasversali e sono inoltre uno straordinario laboratorio di solidarietà che permette di intercettare i bisogni e immaginare nuove soluzioni.
Tra i temi chiave emersi durante la presentazione: la necessità di una risposta che chiami in gioco tutti gli attori e che parta da un atteggiamento “di iniziativa”: “Se vogliamo scardinare la dinamica dove chi ha poche opportunità è destinato ad averne sempre meno non possiamo attendere che siano proprio queste persone a prendere l’iniziativa, ma dobbiamo deliberatamente e tenacemente “andare a cercarle”. In altre parole, siamo convinti che davanti a questa disuguaglianza di possibilità sia necessario passare da un atteggiamento di attesa a uno di iniziativa. Questo atteggiamento proattivo emerge come un metodo necessario di fronte a una disuguaglianza di futuro sempre più pericolosa per le nostre persone, per il nostro Paese e per la nostra democrazia, e rappresenta la chiave di volta per liberare potenzialità e offrire occasioni di crescita realmente accessibili.” Giovanni Fosti, Presidente Fondazione Cariplo.
L’esigenza di un rapporto sulle disuguaglianze emerge da una riflessione che la Fondazione Cariplo ha approfondito durante e dopo la pandemia, davanti all’aumento delle diverse forme di povertà, che colpiscono in particolare i giovani e le famiglie con figli piccoli.
Come emerge dal rapporto, da decenni la nostra società ha vissuto grandi trasformazioni e al contempo l’area della povertà è cresciuta in maniera molto importante: nel 2021 circa due milioni di famiglie si trovano in una situazione di povertà assoluta, ossia più del doppio rispetto al 2005.
In tale contesto, il percorso di istruzione obbligatoria fatica purtroppo da solo a svolgere il ruolo di ascensore sociale per i gruppi di studenti più svantaggiati, contribuendo anzi a sedimentare le disuguaglianze iniziali di apprendimento che derivano dai diversi background socioeconomici.
Il crescere in un certo contesto sociale tende infatti a influenzare fin dai primissimi anni di vita le attitudini delle persone e questo si evidenzia sempre più precocemente, a partire dai bambini della scuola materna. Questo condiziona gli apprendimenti ma, in modo più profondo, condiziona lo sguardo su di sé e sul mondo: il 55% dei ragazzi che crescono in centro pensano di andare all’estero; fra chi cresce in periferia solo il 29%. Emergono inoltre differenze, sin dall’età prescolare, tra la capacità di immedesimazione, la capacità di fiducia e di lettura del contesto: tutte competenze cruciali per la persona e per la sua vita sociale, lavorativa e collettiva.
La “mobilità sociale” è quindi un obbiettivo che va sostenuto con opportuni interventi per garantire la rimozione degli ostacoli che non la permettono, contrastando la disuguaglianza di opportunità.
Le fragilità si propagano e si sommano: esiste una compresenza tra diverse forme di esclusione e di “povertà” che toccano varie dimensioni della vita delle persone; laddove il livello di studio è più alto la popolazione presenta delle condizioni di salute generale migliori.
Ma allo stesso tempo oggi in Italia solo l’8% dei giovani con genitori senza un titolo superiore ottiene un diploma universitario (22% la media Ocse).
Perdita di sviluppo umano: perchè nessuno può dire “non mi riguarda”.
La società reale, quella che conosciamo e viviamo presenta un livello di sviluppo inferiore alle sue potenzialità a causa delle disuguaglianze. Fino a quando continueremo a pensare che le disuguaglianze riguardino esclusivamente coloro che ne subiscono le conseguenze peggiori, il nocciolo della questione rischia di sfuggire. La disuguaglianza è un’ingiustizia per la singola persona, è una ferita per la comunità ed è un ostacolo allo sviluppo.
– foto: agenziafotogramma.it
(ITALPRESS).
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Economia
Rapporto Confcommercio, meno negozi ma imprese più forti. Rischio desertificazione nelle città
Pubblicato
1 ora fa-
22 Luglio 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Tra il 2018 e il 2025 gli esercizi al dettaglio calano da 666 mila a 570 mila (-14,4%), ma aumentano produttività ed efficienza con un boom di fatturato per discount (+101,1%) ed e-commerce (+41,9%). Il Sud mantiene una maggiore capillarità commerciale, grazie anche al turismo e autoimprenditorialità. E’ questa in sintesi la fotografia scattata dal primo Rapporto Confcommercio sul commercio in Italia e illustrata a Roma alla presenza, tra gli altri, del presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, e del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.
Il commercio si conferma un settore forte con una produttività del lavoro a +61% in trent’anni contro +5% dei servizi e +9% dell’economia. Il commercio italiano, quindi, cambia, si rafforza sul piano economico, aumenta efficienza e produttività ma perde presenza fisica sul territorio, infatti, la desertificazione nelle città resta il nodo critico.
Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ricorda che “le tensioni geopolitiche, le trasformazioni degli scambi internazionali, l’evoluzione delle tecnologie e i cambiamenti nelle abitudini di consumo richiedono alle imprese una capacità di adattamento sempre maggiore. Eppure, proprio in questo contesto, il commercio italiano continua a dimostrare una straordinaria capacità di trasformarsi ed essere competitivo, in termini di fatturato e di produttività. Le trasformazioni richiedono politiche dedicate: meno burocrazia e provvedimenti fiscali equi che favoriscano gli investimenti in sostenibilità e innovazione – prosegue -. Occorrono interventi destinati alla crescita imprenditoriale della GDO, degli esercizi commerciali specializzati e delle imprese di prossimità. E’ importante un’Agenda Urbana che valorizzi il ruolo del terziario di mercato nelle città. In una parola, serve una scelta politica di fondo che consideri il commercio non come un settore tra gli altri, ma come una vera e propria infrastruttura economica e sociale del Paese”, conclude Sangalli.
“E’ necessario creare le condizioni affinchè le trasformazioni non si traducano in impoverimento del tessuto economico e commerciale del Paese, dobbiamo governare la transizione. Non ci rassegniamo a questo scenario di desertificazione, perchè il commercio di prossimità è un presidio di sicurezza e di socialità”, afferma il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, nel ricordare alcuni provvedimenti fatti dal governo per il settore come “la tassazione doganale europea sui pacchi di piccola entità al fine di contrastare il fenomeno devastante di milioni di pacchi di cui nessuno accerta il contenuto reale mettendo in ginocchio il commercio”.
“Nel disegno di legge sulle piccole e medie imprese e gli esercizi artigianali vi sono diverse norme a cominciare dal passaggio generazionale, ma anche una norma che contrasta le false recensione, ovvero le recensioni che sono fatte per colpire una avversario commerciale e turistico senza mai essere stato in quel locale. Oggi chiunque può mettere una recensione purchè dimostri di esserci stato effettivamente. Inoltre – prosegue il ministro -, il disegno di legge sulla concorrenza è in corso di approvazione nel prossimo Consiglio dei ministri che sarà domani, è il quarto disegno annuale di legge sulla concorrenza fatto da questo governo, nei precedenti 15 anni ne fecero solo due. A breve faremo un decreto imprese, prima della sessione di bilancio, in cui interverremo ancora una volta sia per quanto riguarda le semplificazioni amministrative e burocratiche, sia per quanto riguarda il costo dell’energia per le nostre famiglie e per le nostre imprese”, conclude Urso.
Nel dettaglio del report, il calo riguarda soprattutto gli ambulanti (-27,3%) e i piccoli negozi alimentari (-17,9%). Allo stesso tempo, però, gli addetti diminuiscono con intensità molto minore, da 1,905 milioni a 1,871 milioni (-1,8%) e aumenta sensibilmente (dal 12,2% al 17,4%) la quota delle società di capitali nel commercio al dettaglio. Tutti segnali, questi, di una rete più rarefatta ma mediamente più strutturata. Il dato più rilevante riguarda le performance economiche: il fatturato complessivo del commercio al dettaglio sale da 326,8 a 410,7 miliardi di euro (+25,7%) e il fatturato per addetto passa da 172 mila a 220 mila euro (+27,9%), un risultato che conferma la capacità del settore di recuperare efficienza, anche in una fase segnata da inflazione, trasformazione dei consumi e crescente integrazione tra canali fisici e digitali.
L’analisi delle formule distributive evidenzia forti differenze con i discount alimentari che registrano la crescita numerica più marcata (+7,4%) e un fatturato più che raddoppiato (+101,1%), confermando la ricerca di convenienza da parte delle famiglie. Cresce anche il numero di attività legate all’aggregato e-commerce, porta a porta e distributori automatici (+13,6%), con un aumento del fatturato del 41,9%, mentre, sempre in termini di fatturato, risultano in difficoltà gli ipermercati (-8,4%) e gli ambulanti (-14,9%). Sul piano territoriale, il Mezzogiorno mantiene una maggiore capillarità commerciale rispetto al resto del Paese.
Una tenuta legata anche alle minori opportunità di lavoro dipendente, che favoriscono l’autoimprenditorialità, al ruolo degli incentivi e all’aumento dei flussi turistici. Ma questa resilienza può avere una doppia lettura: da un lato rappresenta una ricchezza sociale ed economica, dall’altro potrebbe anticipare un futuro processo di riduzione più rapido dei negozi anche al Sud.
– Foto Confcommercio –
(ITALPRESS).
Economia
Fincantieri, VARD costruirà due unità destinate alla manutenzione di boe e fari per Trinity House
Pubblicato
3 ore fa-
22 Luglio 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – VARD, controllata norvegese del Gruppo Fincantieri e tra i principali costruttori mondiali di navi speciali, ha firmato un contratto per la progettazione e costruzione di due navi multifunzione destinate alla manutenzione di boe e fari (Buoy and Lighthouse Maintenance Vessels) per Trinity House, l’Autorità Generale dei Fari per Inghilterra, Galles, Isole del Canale e Gibilterra. Il valore del contratto è superiore ai 220 milioni di euro.
Assegnato a seguito di una gara pubblica, il contratto rientra nel programma di rinnovo della flotta di tre unità di Trinity House. Le nuove navi sostituiranno le THV Patricia e THV Galatea, rafforzando la capacità dell’organizzazione di garantire servizi di ausilio alla navigazione che siano sicuri, efficienti e affidabili e supportando la manutenzione delle infrastrutture marittime strategiche nelle acque del Regno Unito. Le unità saranno realizzate sulla base del progetto VARD 9 601, sviluppato da Vard Marine in Canada in collaborazione con Vard Design in Norvegia. Ideate come piattaforme multifunzione altamente versatili, le unità combineranno operazioni di manutenzione delle boe, attività di rilievo idrografico e capacità di risposta alle emergenze, supportando Trinity House nello svolgimento della propria missione in qualità di una delle più antiche e autorevoli istituzioni marittime al mondo.
Pierroberto Folgiero, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Fincantieri, ha commentato: “L’aggiudicazione di questo contratto rappresenta un importante riconoscimento delle competenze di VARD e della leadership industriale e tecnologica di Fincantieri nella costruzione di navi complesse. Supportare un’organizzazione come Trinity House significa contribuire alla sicurezza, all’affidabilità e alla resilienza dei servizi e delle infrastrutture marittime attraverso soluzioni che coniugano sostenibilità, innovazione e una visione di lungo periodo. Questo programma riflette il nostro impegno nello sviluppo di capacità strategiche che stanno ridefinendo il futuro del settore marittimo, dalla transizione energetica e la digitalizzazione, fino alla sicurezza e alla resilienza delle infrastrutture e dei sistemi critici”.
Le unità saranno dotate di sistemi di propulsione ibridi e di sistemi di accumulo dell’energia a batterie progettati per ridurre il consumo di carburante e l’impatto ambientale, consentendo operazioni a emissioni zero durante la permanenza in porto e garantendo una maggiore efficienza nella navigazione e nelle operazioni di posizionamento dinamico. Le navi, concepite per garantire la massima adattabilità futura, saranno inoltre predisposte per una possibile conversione all’alimentazione a metanolo, consentendo un’ulteriore riduzione dell’impronta ambientale durante il loro ciclo di vita.
“Oltre alle elevate prestazioni ambientali, le navi integreranno avanzate capacità digitali e sistemi di cybersecurity progettati per garantire un funzionamento sicuro e affidabile dei sistemi di bordo, in linea con la crescente rilevanza della resilienza informatica nel settore marittimo – si legge in una nota -. Il contratto comprende inoltre una partnership nel campo della formazione che coinvolgerà VARD, Trinity House e Vard Marine in Canada, favorendo lo scambio internazionale di competenze e contribuendo allo sviluppo di professionalità nel settore arittimo attraverso programmi dedicati ad apprendisti e studenti. Le unità saranno costruite facendo leva sul modello industriale integrato di VARD a livello globale. Le consegne sono previste nel secondo e nel quarto trimestre del 2029 da uno dei cantieri VARD in Norvegia. Questo nuovo contratto rafforza ulteriormente la posizione di VARD nel mercato delle navi altamente specializzate e sottolinea il ruolo del Gruppo Fincantieri nel guidare l’innovazione, la sostenibilità e lo sviluppo tecnologico nell’industria marittima globale”.
– Foto ufficio stampa Fincantieri –
(ITALPRESS).
Economia
Rapporto Confcommercio, in Italia -14,4% esercizi al dettaglio tra il 2018 e il 2025 ma cresce il fatturato
Pubblicato
3 ore fa-
22 Luglio 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Il commercio italiano cambia, si rafforza sul piano economico, aumenta efficienza e produttività, ma perde presenza fisica sul territorio. Tra il 2018 e il 2025, infatti, il numero complessivo delle unità locali del commercio al dettaglio è passato da 666.479 a 570.313, con una riduzione del 14,4%. Il calo riguarda soprattutto gli ambulanti (-27,3%) e i piccoli negozi alimentari (-17,9%). È quanto emerge dal primo Rapporto Confcommercio sul commercio in Italia. Allo stesso tempo, però, gli addetti diminuiscono con intensità molto minore, da 1,905 milioni a 1,871 milioni (-1,8%) e aumenta sensibilmente (dal 12,2% al 17,4%) la quota delle società di capitali nel commercio al dettaglio.
BOOM FATTURATO PER DISCOUNT (+101,1%) ED E-COMMERCE (+41,9%)
Una rete più rarefatta di esercizi al dettaglio ma mediamente più strutturata con un dato rilevante riguardo le performance economiche: il fatturato complessivo del commercio al dettaglio sale da 326,8 a 410,7 miliardi di euro (+25,7%) e il fatturato per addetto passa da 172mila a 220mila euro (+27,9%), un risultato che conferma la capacità del settore di recuperare efficienza, anche in una fase segnata da inflazione, trasformazione dei consumi e crescente integrazione tra canali fisici e digitali.
L’analisi delle formule distributive evidenzia forti differenze con i discount alimentari che registrano la crescita numerica più marcata (+7,4%) e un fatturato più che raddoppiato (+101,1%), confermando la ricerca di convenienza da parte delle famiglie. Cresce anche il numero di attività legate all’aggregato e-commerce, porta a porta e distributori automatici (+13,6%), con un aumento del fatturato del 41,9%, mentre, sempre in termini di fatturato, risultano in difficoltà gli ipermercati (-8,4%) e gli ambulanti (-14,9%).
MENO NEGOZI MA CRESCONO GLI ADDETTI, +8,3 SUPERMERCATI
Il calo delle unità locali non si traduce necessariamente in una contrazione dell’occupazione complessiva; al contrario, in diversi comparti si osserva una crescita degli addetti nonostante il calo dei punti vendita. Ad esempio, nel caso dei supermercati e delle grandi superfici di vendita di articoli tecnologici, che tra il 2018 e il 2025 registrano un incremento degli addetti pari all’8,3%. Analogamente, anche nel segmento degli esercizi specializzati i negozi di abbigliamento, calzature, gioielleria e altre categorie affini mostrano una dinamica occupazionale positiva (+3,4%), pur in presenza di una riduzione del numero complessivo di punti vendita. Ciò conferma come la razionalizzazione della rete distributiva non implichi necessariamente una perdita di capacità occupazionale, ma piuttosto una sua riallocazione verso operatori più strutturati. L’osservazione congiunta delle variazioni delle unità locali e degli addetti consente quindi di cogliere più efficacemente le trasformazioni strutturali in atto nel sistema distributivo. In particolare, emerge una diffusa tendenza all’aumento della dimensione media dei punti vendita, come evidenzia la crescita del numero medio di addetti per unità locale.
I dati mostrano come l’aumento del rapporto sia particolarmente pronunciato proprio nei comparti che hanno registrato le contrazioni più significative del numero di unità locali. Tra gli esercizi specializzati, i piccoli negozi alimentari registrano una crescita negli ultimi sette anni degli addetti per unità locale pari al 13,3%, mentre i negozi di articoli culturali e ricreativi raggiungono un incremento del 21,4%. Un aumento particolarmente significativo si osserva anche nel comparto dell’abbigliamento, delle calzature e delle gioiellerie, dove l’indicatore cresce del 22,4%.
SUD MANTIENE UNA MAGGIORE CAPILLARITÀ COMMERCIALE
Il Mezzogiorno mantiene una maggiore capillarità commerciale rispetto al resto del Paese. Una tenuta legata anche alle minori opportunità di lavoro dipendente, che favoriscono l’autoimprenditorialità, al ruolo degli incentivi e all’aumento dei flussi turistici. Ma questa resilienza può avere una doppia lettura: da un lato rappresenta una ricchezza sociale ed economica, dall’altro potrebbe anticipare un futuro processo di riduzione più rapido dei negozi anche al Sud.
Il Sud, infatti, sembra essere caratterizzato ancora da maggiore capillarità commerciale (densità per 1.000 abitanti) rispetto al resto del Paese, da minori opportunità di lavoro dipendente, che spinge o costringe all’auto-imprenditorialità, dal funzionamento degli incentivi (resto al Sud e ZES), fenomeni che contribuiscono a una tenuta del commercio al dettaglio nel Mezzogiorno. Questo fatto ha una doppia interpretazione: bene la resilienza, ma forse siamo in presenza semplicemente di un ritardo, il numero di negozi potrebbe al Sud presto scendere più velocemente che al Nord solo per un tema di convergenza
Più intrigante è la questione se vi siano ancora spazi profittevolmente occupabili al Sud da parte della grande distribuzione: infatti, nel periodo 2018-2023 sono molto aumentate le unità locali non solo dei supermercati ma, soprattutto, delle grandi superfici di prodotti per la tecnologia; è l’indice di una modernizzazione non del tutto compiuta. Tutto ciò considerato, il Sud presenta negli ultimi anni un miglioramento di efficienza/produttività del commercio al dettaglio ben superiore, in termini dinamici, rispetto alle altre macro-aree: il commercio anche in quest’area recupera prodotto per addetto e per unità locale, il che lo irrobustisce e lo rende meno fragile rispetto a shock avversi, a cominciare dalle oscillazioni della domanda di consumo da parte delle famiglie.
+4,2% FARMACIE, MENO EDICOLE E LIBRERIE
Il calo delle unità locali, che si osserva su tutto il territorio nazionale da oltre un decennio, interessa la maggior parte dei segmenti del commercio, con poche eccezioni, ed emerge con particolare evidenza nel comparto degli esercizi specializzati, che registra una contrazione tra il 2018 e il 2025 del 14,3%, e nel commercio ambulante (-27,3%). Si tratta di una dinamica che colpisce soprattutto le attività di piccole dimensioni e a forte radicamento territoriale, come i piccoli negozi alimentari (-17,9%) e gli esercizi dedicati ai consumi culturali e ricreativi (-21,9%). Tra le poche eccezioni spiccano le farmacie (+4,2%), sostenute dalla natura meno elastica della domanda e dall’ampliamento dell’offerta di prodotti e servizi per la salute e la cura della persona.
La diminuzione di attività quali edicole, librerie, cartolerie, negozi di giocattoli e di articoli musicali, penalizzate anche dalla crescente digitalizzazione dei consumi culturali e ricreativi, deve destare preoccupazione in quanto determina un impoverimento del tessuto urbano. Si tratta infatti di esercizi che, oltre alla loro funzione economica, svolgono un importante ruolo sociale e relazionale, contribuendo alla vitalità dei quartieri.
SANGALLI “PLURALISMO DISTRIBUTIVO È CIFRA DISTINTIVA CONFCOM”
“Il pluralismo distributivo è la cifra distintiva della nostra politica associativa, che fa convivere la piccola, la media e la grande distribuzione. Le nostre imprese interpretano l’economia diffusa, l’innovazione e la responsabilità, creando comunità e lavoro di qualità. E il nostro essere ‘sindacato’ si esprime da sempre con gli stessi contratti collettivi nazionali”. Lo afferma il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, in occasione della presentazione del primo Rapporto sul commercio in Italia di Confcommercio. “Il sistema contrattuale di Confcommercio interessa circa 5 milioni di lavoratori. Questi numeri dicono una cosa molto semplice: quando parliamo di qualità del lavoro nel terziario, parliamo di milioni di persone con un sistema di welfare consolidato e innovativo. E proprio sulla qualità del lavoro – spiega – ci siamo impegnati a fondo contro il dumping contrattuale, insieme alle altre parti sociali realmente rappresentative. Il dumping contrattuale riduce la qualità dell’occupazione e, di conseguenza, frena la crescita”.
“Il tema della crescita è decisivo, proprio nel quadro economico che continua a presentare molteplici fattori di incertezza. Le tensioni geopolitiche, le trasformazioni degli scambi internazionali, l’evoluzione delle tecnologie e i cambiamenti nelle abitudini di consumo richiedono alle imprese una capacità di adattamento sempre maggiore. Eppure, proprio in questo contesto, il commercio italiano continua a dimostrare una straordinaria capacità di trasformarsi ed essere competitivo, in termini di fatturato e di produttività”.
“Le aziende commerciali, tra il 2018 e il 2025, hanno reagito ai cambiamenti e li hanno affrontati con responsabilità e capacità imprenditoriale: hanno investito, si sono riorganizzate e hanno innovato. Certo, negli stessi anni, abbiamo perso quasi centomila punti vendita: è il grande problema della desertificazione commerciale. E questo non è soltanto un dato economico, pur importante. È un aspetto che incide sulla qualità della vita delle persone. Perché – come sosteniamo da sempre – dove c’è il terziario di mercato, c’è vivibilità diffusa, sicurezza, relazioni sociali”.
– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).


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