Economia
Fondazione Cariplo presenta il primo Rapporto Disuguaglianze
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3 anni fa-
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Redazione
MILANO (ITALPRESS) – Fondazione Cariplo ha presentato oggi il primo Rapporto Disuguaglianze, “Crescere in Italia, oltre le disuguaglianze”, un lavoro di ricerca finalizzato a creare conoscenza sulle diverse dimensioni della disuguaglianza, ma anche a portare all’attenzione del dibattito pubblico il tema delle disuguaglianze attraverso una nuova prospettiva che possa essere utile per sviluppare insieme nuove e più efficaci soluzioni per lo sviluppo di società più inclusive e fornire uno strumento di conoscenza per addetti e non addetti ai lavori.
Il lavoro è stato illustrato nel corso di un evento, svoltosi presso l’associazione MOSSO – spazio nato nell’ambito di un percorso di co-progettazione tra Comune di Milano, Fondazione Cariplo e un partenariato di cooperative sociali e associazioni in cui convivono progetti di formazione, musica, cultura, pratiche di riuso, feste, laboratori inclusivi e ristorazione – a cui hanno partecipato, oltre al Presidente di Fondazione Cariplo, Giovanni Fosti: Filippo Artoni (Direttore sede di Milano, Fondazione Enaip Lombardia), Enrica Chiappero (Ordinario di Politica Economica dell’Università di Pavia), Attilio Fontana (Presidente Regione Lombardia), Carlo Messina (Amministratore Delegato Intesa Sanpaolo), Carlo Ratti (Architetto e Urbanista, Direttore MIT SenseableCity Lab di Boston), Anna Scavuzzo (Vicesindaco di Milano), Andrea Sironi (Presidente di Assicurazioni Generali), Card.
Matteo Zuppi (Presidente Conferenza Episcopale Italiana); che ha fatto seguito alla presentazione del rapporto da parte dei curatori Federico Fubini (Vicedirettore del Corriere della Sera), Valentina Amorese (Programme officer Area Ricerca Scientifica, Fondazione Cariplo), Gian Paolo Barbetta (Fondazione Social Venture Giordano Dell’Amore Evaluation Lab, Milano).
“Da anni assistiamo a una frammentazione crescente che crea un divario di futuro e di prospettiva di vita: è in questo spazio che perdiamo il potenziale umano di tanti ragazzi, di tanti lavoratori, di tanti cittadini del domani. Davanti a questo la Fondazione Cariplo, che da sempre investe sulle potenzialità delle persone e sui legami di comunità, vuole mettersi in dialogo con gli altri soggetti che possono contribuire al contrasto della disuguaglianza. Si tratta di una sfida che impegna noi, i soggetti dell’economia, gli attori istituzionali e le organizzazioni non profit per individuare nuove modalità di intervento, che aiutino in modo consapevole ed efficace a ricucire i legami delle nostre comunità, da cui dipende il futuro delle nostre persone e delle nostre istituzioni” ha dichiarato Giovanni Fosti, Presidente Fondazione Cariplo.
Il Rapporto, dopo aver tracciato gli indicatori principali e le dimensioni che concorrono a generare la disuguaglianza economica e di reddito (in Italia), si concentra sull’impatto della disuguaglianza nei percorsi di apprendimento, nella costruzione della persona e della visione del “proprio posto nel mondo”. Questa parte della ricerca è stata condotta in ambito locale, al fine di disporre di un contesto di dimensioni tali da permettere di far emergere le diverse dinamiche compresenti in uno stesso territorio. Il territorio di Milano, in particolare, ha fatto da “incubatore” per un’analisi sul campo che ha permesso di indagare la dimensione di “outlook”, ossia di sguardo sul proprio futuro, da parte dei ragazzi. Milano e il suo territorio sono infatti un avamposto capace di cogliere con anticipo fenomeni sociali emergenti e trasversali e sono inoltre uno straordinario laboratorio di solidarietà che permette di intercettare i bisogni e immaginare nuove soluzioni.
Tra i temi chiave emersi durante la presentazione: la necessità di una risposta che chiami in gioco tutti gli attori e che parta da un atteggiamento “di iniziativa”: “Se vogliamo scardinare la dinamica dove chi ha poche opportunità è destinato ad averne sempre meno non possiamo attendere che siano proprio queste persone a prendere l’iniziativa, ma dobbiamo deliberatamente e tenacemente “andare a cercarle”. In altre parole, siamo convinti che davanti a questa disuguaglianza di possibilità sia necessario passare da un atteggiamento di attesa a uno di iniziativa. Questo atteggiamento proattivo emerge come un metodo necessario di fronte a una disuguaglianza di futuro sempre più pericolosa per le nostre persone, per il nostro Paese e per la nostra democrazia, e rappresenta la chiave di volta per liberare potenzialità e offrire occasioni di crescita realmente accessibili.” Giovanni Fosti, Presidente Fondazione Cariplo.
L’esigenza di un rapporto sulle disuguaglianze emerge da una riflessione che la Fondazione Cariplo ha approfondito durante e dopo la pandemia, davanti all’aumento delle diverse forme di povertà, che colpiscono in particolare i giovani e le famiglie con figli piccoli.
Come emerge dal rapporto, da decenni la nostra società ha vissuto grandi trasformazioni e al contempo l’area della povertà è cresciuta in maniera molto importante: nel 2021 circa due milioni di famiglie si trovano in una situazione di povertà assoluta, ossia più del doppio rispetto al 2005.
In tale contesto, il percorso di istruzione obbligatoria fatica purtroppo da solo a svolgere il ruolo di ascensore sociale per i gruppi di studenti più svantaggiati, contribuendo anzi a sedimentare le disuguaglianze iniziali di apprendimento che derivano dai diversi background socioeconomici.
Il crescere in un certo contesto sociale tende infatti a influenzare fin dai primissimi anni di vita le attitudini delle persone e questo si evidenzia sempre più precocemente, a partire dai bambini della scuola materna. Questo condiziona gli apprendimenti ma, in modo più profondo, condiziona lo sguardo su di sé e sul mondo: il 55% dei ragazzi che crescono in centro pensano di andare all’estero; fra chi cresce in periferia solo il 29%. Emergono inoltre differenze, sin dall’età prescolare, tra la capacità di immedesimazione, la capacità di fiducia e di lettura del contesto: tutte competenze cruciali per la persona e per la sua vita sociale, lavorativa e collettiva.
La “mobilità sociale” è quindi un obbiettivo che va sostenuto con opportuni interventi per garantire la rimozione degli ostacoli che non la permettono, contrastando la disuguaglianza di opportunità.
Le fragilità si propagano e si sommano: esiste una compresenza tra diverse forme di esclusione e di “povertà” che toccano varie dimensioni della vita delle persone; laddove il livello di studio è più alto la popolazione presenta delle condizioni di salute generale migliori.
Ma allo stesso tempo oggi in Italia solo l’8% dei giovani con genitori senza un titolo superiore ottiene un diploma universitario (22% la media Ocse).
Perdita di sviluppo umano: perchè nessuno può dire “non mi riguarda”.
La società reale, quella che conosciamo e viviamo presenta un livello di sviluppo inferiore alle sue potenzialità a causa delle disuguaglianze. Fino a quando continueremo a pensare che le disuguaglianze riguardino esclusivamente coloro che ne subiscono le conseguenze peggiori, il nocciolo della questione rischia di sfuggire. La disuguaglianza è un’ingiustizia per la singola persona, è una ferita per la comunità ed è un ostacolo allo sviluppo.
– foto: agenziafotogramma.it
(ITALPRESS).
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Economia
Banca Generali al fianco delle piccole e medie imprese, al via “PMI2Change”
Pubblicato
56 minuti fa-
1 Luglio 2026di
Redazione
MILANO (ITALPRESS) – Affiancare il percorso di crescita e di competitività degli imprenditori italiani: è ciò che si propone ‘PMI2Changè, innovativo progetto di Banca Generali presentato a Palazzo Mezzanotte, a Milano. L’iniziativa, nella prima fase, punta a sostenere concretamente lo sviluppo e la valorizzazione delle piccole e medie imprese quotate nazionali, riconosciute come elemento portante del sistema produttivo italiano.
In Italia le società quotate con capitalizzazione di mercato inferiore al miliardo di euro rappresentano circa l’80% del numero totale delle società quotate in Borsa, ma solo il 3% del controvalore per capitalizzazione di mercato, suggerendo un significativo potenziale inespresso nel mercato azionario domestico.
PMI2Change affronta il problema della limitata liquidità e valorizzazione delle PMI quotate contribuendo a creare migliori condizioni per un più efficiente incontro tra capitali e imprese, così da valorizzare il ruolo centrale degli imprenditori che in prima persona sono i motori di crescita di queste aziende.
Queste PMI, peraltro, rappresentano un’interessante opportunità di investimento in virtù di fondamentali solidi e valutazioni a forte sconto in larga parte imputabili proprio alla limitata liquidità del segmento e al trend di crescente concentrazione e polarizzazione sui listini.
Il progetto nasce facendo leva sulla competenza di Intermonte, primario operatore italiano del settore con oltre trent’anni di esperienza nei mercati finanziari – in particolare nella ricerca sulle PMI, sales & trading, market making e investment banking – e parte integrante del Gruppo Banca Generali dall’inizio del 2025.
L’iniziativa è incentrata sul lancio di un indice ‘Intermonte Valore Italià che include cento società quotate sulla Borsa Italiana, con capitalizzazione inferiore al miliardo di euro e non appartenenti al FTSE MIB. Le società sono selezionate attraverso criteri rigorosi di natura tecnica e finanziaria, volti a garantirne adeguati livelli di liquidità, trasparenza e investibilità, tra cui: flottante minimo, solidi standard di governance, copertura da parte di analisti, sostenibilità finanziaria e livello di indebitamento, oltre alla rappresentatività all’interno dell’indice stesso.
L’indice rappresenta un vero e proprio spaccato delle migliori expertise dell’economia italiana, con un’esposizione a settori chiave come: beni di consumo, meccanica, tecnologia, energia e salute, contribuendo ad ampliare e diversificare le opportunità di investimento rispetto agli indici tradizionali per investitori sia domestici, sia internazionali. A fine 2025, le società incluse nell’indice rappresentavano un aggregato di circa 33 miliardi di euro di fatturato complessivi – con una crescita media annua (CAGR) del 16% negli ultimi 2 anni – e impiegavano quasi 120 mila persone a conferma del dinamismo e del potenziale di sviluppo di queste realtà di eccellenza.
Partendo dall’indice, Banca Generali presenta un nuovo ETF a gestione attiva e PIR compliant che investirà prevalentemente nell’universo definito dall’indice stesso. Lo strumento è stato pensato per creare un ponte tra il risparmio e il mondo delle imprese anche in linea con gli auspici della normativa European Savings and Investments Union (SIU).
Banca Generali si impegna a supportare il lancio dello strumento con una raccolta iniziale di 100 milioni di euro nei primi mesi, con una crescita graduale dell’esposizione fino a raggiungere 500 milioni di euro nel medio termine. Si stima dunque che l’iniziativa possa contribuire a generare nuovi flussi d’investimento pari a 1-2 milioni di euro al giorno, rappresentando oltre il 5% del flottante dell’indice.
Oltre allo strumento finanziario a supporto delle piccole e medie imprese quotate, PMI2Change ha l’ambizione di accompagnare verso le migliori opportunità del mercato dei capitali non solo le potenziali nuove società quotate, ma anche l’ampia sfera di aziende non ancora presenti sul listino che desiderano intraprendere un percorso virtuoso per entrare nel radar degli investitori.
Per far questo, il Gruppo Banca Generali con Intermonte, affiancati da partner come Borsa Italiana – nel proporre mercati e percorsi agevolati alla quotazione delle PMI – e PwC Italia – nel confronto e nelle competenze sviluppate al fianco delle PMI a livello globale – daranno vita a un roadshow sul territorio dal prossimo autunno che toccherà le principali aree del Paese.
E’ importante ricordare che nel contesto italiano, il bacino delle piccole e medie imprese non quotate è estremamente ampio, stimato in quasi cinque milioni di aziende. All’interno di questo universo tra le 5.000 e 10.000 imprese sarebbero già potenzialmente idonee ad accedere al mercato dei capitali tramite quotazione.
Secondo i dati di Banca d’Italia, inoltre, il valore complessivo delle imprese non quotate a fine 2025 si attestava a circa 1.800 miliardi di euro a fronte di un valore delle società quotate pari a circa 1.200 miliardi di euro: numeri che evidenziano la scarsa rappresentatività delle aziende quotate rispetto al tessuto economico nazionale.
L’Italia si trova pertanto in una posizione opposta rispetto alle altre principali economie europee – quali Germania, Francia e Spagna – in cui le società quotate superano per valore quelle non quotate.
Alla luce di questo scenario, si comprende l’ulteriore obiettivo di PMI2Change di stimolare la competitività delle aziende, tramite l’accesso ai mercati dei capitali, affiancando gli imprenditori nella scelta della migliore strada strategica per sostenere la crescita dimensionale, migliorare la visibilità e rafforzare la struttura finanziaria e di governance delle proprie imprese.
Il tema risulta particolarmente sentito all’interno di Banca Generali per l’ampia presenza di clienti che sono anche imprenditori e a cui fanno capo oltre 25.000 aziende, secondo i dati di fine 2025.
“Crediamo fortemente nel valore delle imprese italiane e dei loro imprenditori – ha detto l’Amministratore Delegato di Banca Generali, Gian Maria Mossa -. In questi anni abbiamo sviluppato un punto di osservazione privilegiato, accompagnandoli nelle sfide legate alla protezione, alla crescita e alla continuità del loro patrimonio e delle loro aziende. Da questo dialogo emerge con chiarezza un tema centrale: oggi le imprese hanno talento, capacità e ambizione, ma operano in un contesto sempre più complesso, in cui l’accesso al capitale e il confronto con il mercato non sono sempre all’altezza del loro potenziale. PMI2Change nasce proprio da qui, con un obiettivo preciso: contribuire a rafforzare il legame tra capitale e imprese, riportando al centro il ruolo del mercato nella crescita delle piccole e medie aziende italiane”. “L’iniziativa – ha aggiunto – intende agire su due leve concrete: una maggiore visibilità e valorizzazione delle imprese quotate – attraverso l’indice Intermonte Valore Italia – e lo sviluppo di strumenti di investimento dedicati, a partire dal primo ETF attivo PIR compliant. Questo strumento si inserisce in continuità con le principali iniziative di sistema e mira a diventare un meccanismo stabile per aumentare nel tempo gli investimenti e la liquidità sul mercato delle PMI quotate. Visibilità e accesso al capitale non sono più elementi accessori, ma fattori determinanti per rafforzare la competitività e sostenere la crescita nel lungo periodo. PMI2Change rappresenta l’evoluzione del nostro ruolo di ‘Banca dell’imprenditorè: non solo partner finanziario, ma parte attiva di un sistema più ampio a supporto dello sviluppo del tessuto produttivo italiano”.
“Da oltre 30 anni Intermonte è il punto di riferimento per investitori e PMI sul mercato italiano – ha spiegato l’Amministratore Delegato di Intermonte, Guglielmo Manetti -. Anche per questo siamo molto orgogliosi di dare il nostro contributo a questo ambizioso progetto che mira a dare un impulso significativo al mercato delle PMI quotate, con l’obiettivo di aiutare gli imprenditori a poter considerare la quotazione in Borsa come strumento fondamentale per finanziare la propria crescita senza dover rinunciare alla governance”. Anche Federica Brignone era presente al lancio di PMI2Change. La campionessa di sci, che ha vinto due medaglie d’oro alle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina a un anno dal gravissimo infortunio che l’aveva costretta a stare momentaneamente lontana dalla pista, ha ripercorso i 16 anni di rapporto che la lega a Banca Generali, di cui è ambassador e testimonial. “E’ importantissimo e bellissimo, secondo me, avere avere il mio percorso in Coppa del Mondo associato a Banca Generali; sottolinea la fiducia reciproca che c’è”, ha affermato. “Hanno creduto in me quando ero una ragazzina, avevo 19 anni e mi affacciavo al contesto mondiale. Quindi è come se io e Banca Generali fossimo un’unica cosa, mi hanno accompagnato durante tutta la mia carriera sportiva. Sono 17 stagioni che facciamo insieme e quindi, secondo me, è veramente, veramente bello poter poter rappresentare loro, anche perchè gli abbiamo tantissimi valori in comune. Direi che è una partnership assolutamente riuscita”.
Tra i partner che supportano il progetto PMI2Change c’è anche PwC Italia. A spiegare il ruolo che eserciterà l’azienda è stato Alessandro Grandinetti, Clients and Markets Leader di PwC Italia: “E’ un’iniziativa strategica – ha detto -. Il nostro volume di affari deriva quasi per metà deriva da attività che facciamo con le piccole e medie imprese. Quindi per noi non è un evento di supporto, ma è parte della nostra strategia. Dovrebbero investire in questo progetto gli investitori che hanno a cuore la diversità e la ricchezza che le piccole e medie imprese creano”. “Il profilo è forse quello di un investitore un pò paziente che ha la voglia di supportare queste aziende che hanno bisogno di capitali per crescere in maniera sostenibile, ovvero in modo profittevole per sè stesse e per il Paese”, ha aggiunto.
Giovanni Tamburi, fondatore di Tip, ha sottolineato un concetto per lui chiave: la semplificazione. “E’ necessaria per poter portare le imprese in Borsa. Dobbiamo assolutamente continuare a semplificare. I prospetti sono stati un pò accorciati, ma c’è ancora troppa burocrazia”, ha dichiarato.
– foto ufficio stampa Banca Generali –
(ITALPRESS).
Economia
Nel primo trimestre del 2026 la pressione fiscale è stata pari al 37,6%, +0,3% rispetto allo scorso anno
Pubblicato
5 ore fa-
1 Luglio 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Nel primo trimestre, secondo i dati Istat, la pressione fiscale è stata pari al 37,6%, in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato dell’1,6% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti dell’1,4%.
Di conseguenza, la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stata pari all’8,0%, in aumento di 0,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. A fronte di una variazione dello 0,8% del deflatore implicito dei consumi, il potere d’acquisto delle famiglie è cresciuto rispetto al trimestre precedente dello 0,8%.
Nel primo trimestre, secondo i dati Istat, l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil è stato pari al -7,8% (-8,4% nello stesso trimestre del 2025). Il saldo primario delle amministrazioni (indebitamento al netto degli interessi passivi) è risultato negativo, con un’incidenza sul Pil del -4,4% (-4,7% nel primo trimestre del 2025). Il saldo corrente delle amministrazioni è stato anch’esso negativo, con un’incidenza sul Pil del -2,9% (-3,3% nel primo trimestre del 2025).
-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).
Economia
Nasce Be Closer, la nuova communication company da oltre 122 milioni di ricavi
Pubblicato
5 ore fa-
1 Luglio 2026di
Redazione
MILANO (ITALPRESS) – Essere più vicini ai bisogni di marche e CMO e alle dinamiche del business, con un approccio più integrato e più efficace nel generare valore nel tempo. Questo è l’obiettivo di Be Closer, la nuova communication company italiana indipendente, che nasce dall’unione di tre realtà storiche della comunicazione. Il progetto, promosso inizialmente dal Gruppo SAE di Alberto Leonardis, ha infatti aggregato a fine 2024 Next14, pioniere nel media planning data driven e Different, leader nella comunicazione integrata.
A fine 2025 si è poi sviluppato ulteriormente, con un investimento da €20 milioni del fondo di private equity QuattroR a supporto della crescita e con l’ingresso nel perimetro del gruppo di Uniting, ecosistema collaborativo focalizzato su live experience, influencer marketing e disruptive creativity.
Il nuovo brand Be Closer, con oltre 122 milioni di euro di ricavi realizzati nel 2025, ha l’ambizione di raddoppiare le dimensioni del business nei prossimi tre anni, attraverso crescita organica e nuove operazioni di M&A. Il Gruppo ha oggi un azionariato composto dai due promotori (Gruppo SAE, azionista di controllo attraverso la società HIC ed il fondo di private equity QuattroR) e da sette imprenditori, fondatori delle tre realtà imprenditoriali originarie: Marco Ferrari, group ceo e fondatore di Next14; Alessandro Talenti, general manager; Giancarlo Sampietro, chief strategy & innovation officer; Luca Colombi, chief commercial officer, e Alessandro Martinelli, chief culture & people officer, fondatori di Uniting; Davide Arduini, chief market officer, e Andrea Cimenti, chief customer officer, fondatori di Different.
Il management – tra fondatori e prime linee – detiene attualmente ancora il 40% circa della company. Il presidente di Be Closer è Donato Iacovone, per oltre 10 anni alla guida di EY South Europe e attuale presidente di BIP, mentre Alberto Leonardis, fondatore e amministratore delegato di Gruppo SAE, ricopre il ruolo di vicepresidente del gruppo.
“Il percorso che ci ha portato al lancio di Be Closer è stato molto più intenso di un rebranding, ma ha significato ripensare, in questi primi mesi di unione, struttura e processi della nostra company dalle fondamenta – sottolinea Marco Ferrari – . Un lavoro profondo ma entusiasmante, fatto fianco a fianco con i founder delle tre realtà e coinvolgendo tutta la nostra community di manager. Un percorso che ci ha portato a condividere una nuova direzione, trasformando profondamente i nostri ruoli e il nostro modo di lavorare. Ascoltando il mercato, evolvendo l’offerta, fissando le nostre ambizioni industriali. L’obiettivo rimane quello di diventare grandi, offrendo sempre più eccellenza e vicinanza ai nostri clienti, ma senza diventare grigi, ossia crescere senza perdere la curiosità e la voglia di mettersi in discussione che ha caratterizzato la nostra esperienza imprenditoriale. Con il supporto di tutte le nostre 400 persone, sono davvero convinto che Be Closer riuscirà ad essere all’altezza della sfida”.
“Siamo convinti che il nostro settore sia attraversato da una trasformazione senza precedenti – evidenzia Alessandro Talenti – e che questo debba portare ad un nuovo modo di approcciare clienti e mercato, senza disperdere il patrimonio di eccellenza e know-how maturato in questi anni, ma con il coraggio di evolvere in qualcosa di nuovo. Oggi con Be Closer inauguriamo una nuova fase di crescita, dando vita ad un ecosistema inedito, capace di accompagnare le marche lungo l’intero funnel di comunicazione, integrando strategia, creatività, media, dati e tecnologia. Abbiamo costruito un ponte tra le competenze specialistiche e verticali delle nostre boutique e una visione strategica e unitaria dei business dei nostri clienti, un ponte necessario per essere più vicini ai loro bisogni ed offrire soluzioni ai loro problemi reali. È una sfida davvero stimolante, che raccogliamo con entusiasmo”.
Secondo Davide Arduini, “l’evoluzione di Be Closer completa un percorso di integrazione che abbiamo iniziato anni fa e che va nella direzione che ci indica il mercato in modo chiaro. Un mercato fatto da oltre 43.000 imprese attive e che ha bisogno di fare più sistema, anche attraverso processi di aggregazione e trasformazione. Dobbiamo offrire ai clienti soluzioni all’altezza delle sfide che l’accelerazione della tecnologia e la trasformazione delle organizzazioni presentano ogni giorno. Be Closer nasce proprio per questo: vogliamo essere un saldo punto di riferimento e un valido supporto per le aziende italiane e multinazionali che investono nel nostro Paese, distinguendoci per prossimità ai bisogni dei clienti, integrazione nella delivery dei servizi e misurabilità dei risultati”.
Il mercato italiano della comunicazione – considerando anche l’experiential marketing che include eventi, influencer, branded content e sponsorship – vale circa 17 miliardi di euro nel 2025. È un mercato profondamente frammentato, con oltre 43.000 imprese attive, dominato dalle grandi holding internazionali e attraversato da una fase di profonda trasformazione e innovazione nella sua costante crescita.
“La nascita di Be Closer è la risposta alle nuove esigenze del mercato”, spiega la communication company. “La traiettoria di tre solide esperienze imprenditoriali italiane converge in un’unica company che integra dati, human insights, creatività, media e tecnologia in un sistema operativo che viene messo a disposizione dei clienti, con l’obiettivo di rendere la comunicazione più chiara, coerente, vicina ed efficace. L’ambizione è quella di competere con i gruppi principali per scala, solidità e capacità di integrazione, mantenendo qualità, identità e prossimità e aiutando marche e CMO a decidere con senso, coerenza, tempismo ed energia creativa”. Il nuovo nome Be Closer “racchiude il principio fondativo del Gruppo: ridurre le distanze tra brand e persone, tra dati e decisioni, tra visione e azioni”.
“Il nuovo modello operativo nasce da un principio chiaro: valorizzare l’approccio di sistema senza rinunciare alla forza delle competenze verticali”, continua Be Closer. “Il sistema centrale presidia governance, strategia, dati, tecnologia e processi garantendo visione d’insieme e coerenza. Attorno a esso, le brand boutique – con un track record di esperienze di successo costruito in anni di posizionamento sul mercato – continuano ad esprimere eccellenza e credibilità nei rispettivi ambiti”.
Grazie ad un bridge operativo costituito da Client Lead come interlocutori di riferimento e Solution Team interdisciplinari, Be Closer è in grado di mettere a disposizione per i propri clienti un’unica regia attraverso un solo punto di contatto, combinando la capacità di orchestrazione, i dati e la tecnologia di un grande gruppo con l’agilità e la prossimità di una boutique verticale. Per il cliente, questo si traduce in tre vantaggi concreti: meno complessità da gestire, dati e tecnologia dietro ogni azione e misurazione puntuale dell’impatto sul business.
La dorsale commerciale dell’offerta continua ad essere articolata su tre pilastri: Creativity & Experiences (advertising, branded content, social & creator, PR, live experience e grandi eventi), Media & Touchpoints (strategia e pianificazione media omnicanale, planning & buying, retail media, influencer marketing, market research & consumer insights) e Retail & E-Commerce (in-store communication, retail activation, loyalty & proximity marketing, e-commerce e marketplace). A presidiarli operativamente sono le boutique del Gruppo con le rispettive specializzazioni: Different e Kiwi per creatività e contenuti, All per le live experience, Flu per l’influencer marketing, Next Media per media e touchpoint, Next Retail per retail marketing, EMG per ricerche e insight. Ad abilitare e potenziare trasversalmente tutte le aree è Be.X, l’infrastruttura tecnologica al cuore del modello Be Closer.
Si tratta del cuore tecnologico di Be Closer, basato su dati proprietari (principalmente localizzati in Italia). Un sistema operativo che ha integrato negli ultimi 10 mesi tutte le piattaforme sviluppate internamente negli anni dalle company oggi parte di Be Closer e che beneficia di un team dedicato di oltre 25 persone tra developer, data scientist e product manager. La tecnologia agentica è il fulcro dell’innovazione e della componente high-tech di BE.X, un framework in grado di combinare modelli AI e oltre 1 miliardo di data point per offrire ai clienti soluzioni end-to-end ad alto valore tecnologico.
Basato su un’architettura a micro-moduli, è progettato per rispondere alle esigenze del marketer contemporaneo, spaziando dalla social intelligence al creator marketing, dal tracking dei dati retail all’analisi della mobilità, fino a modelli econometrici avanzati arricchiti da dati sintetici e panel proprietari. Il sistema si fonda su un data lake federato che aggrega oltre 1 miliardo di datapoint: social (450M di creator censiti e 25M+ post analizzati), GEO (oltre 20M di mobile device tracciati), panel sintetici (con più di 1000 Synthetic Personas create), live tracking di eventi e installazioni retail (oltre 500), la nostra CDP (con oltre 50M+ di device data e 1000+ target audience create), dati e tool di terze parti (Nielsen, GWI, Meta, Google, TikTok, Magnific AI, Adform, Amazon, Linkedin, Reddit, Hubspot, AWS, X…) oltre a connessioni ad hoc con i dati e le soluzioni dei nostri clienti. “La sfida non è solo quella di integrare strutture e processi con l’aiuto della tecnologia, ma quella di costruire una cultura comune che diventi il vero motore di crescita”, spiega la communication company.
“Per questo motivo – prosegue -, le persone sono il cuore dell’evoluzione di Be Closer e la Company Culture rappresenta una leva strategica per sostenere il posizionamento distintivo del Gruppo e la creazione di valore nel lungo periodo e si traduce in iniziative concrete volte alla creazione di un ambiente positivo che permetta alle persone di stare bene, crescere e raggiungere i risultati di business. Le quasi 400 persone del gruppo, con un’età media di 36 anni e con un team a marcata (67%) prevalenza femminile sono coinvolte in un percorso di sviluppo e formazione continua, con il supporto del Team Leadin’Lab del Politecnico di Milano che affianca le funzioni interne con l’obiettivo di valorizzare le diversità e il senso di appartenenza comune, coniugando benessere e performance e mettendo al centro l’attrazione, lo sviluppo e la valorizzazione del talento individuale. La trasformazione di Be Closer SPA in Società Benefit ci consente di inserire i principi ESG nella governance, nei processi decisionali, nella company culture e nel posizionamento competitivo, trasformando compliance e responsabilità in vantaggio strategico. A tal fine, il Gruppo ha già approvato un piano strategico triennale orientato a un modello di governance etica e trasparente. Questo percorso è studiato per radicare strutturalmente i criteri di sostenibilità sociale e ambientale nei processi operativi e nell’offerta di servizi al mercato e, soprattutto, all’interno della cultura aziendale. L’obiettivo è generare valore reale e duraturo sia per la crescita e il benessere dei nostri talenti, sia per l’intero ecosistema di partner, clienti e stakeholder esterni, ponendo la responsabilità d’impresa come uno dei pilastri dell’identità di Be Closer”.
La compagnia può già contare su un patrimonio unico di oltre 300 clienti, con altissimo tasso di retention e che include alcuni dei principali investitori italiani in comunicazione tra cui: Amazon, Barilla, Bayer, BlackRock, BMW, Brico io, Coca-Cola, Danone, Ferrarelle, Vileda, Generali, Kellanova, Klepierre, Haier, Heineken, Iliad, Iren, Il Sole 24 Ore, Lactalis, L’Oreal, JTI, Luxottica, MBE, Banca Mediolanum, Moby, Plenitude, Sperlari, GBfoods, Stock, RAI, Venchi, Unicredit.
-Foto ufficio stampa Be Closer-
(ITALPRESS).


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