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Cronaca

Salernitana all’ultimo respiro, Udinese piegata 3-2

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SALERNO (ITALPRESS) – Salernitana e Udinese, entrambe senza più obiettivi di classifica, danno vita a una sfida vivace all’Arechi che si chiude sul 3-2 in favore dei locali al termine di un’emozionante rimonta perfezionata in pieno recupero. Al doppio vantaggio degli uomini di Sottil firmato da Zeegelaar e Nestorovski, rispondono i gol di Kastanos, Candreva ed Ekong che ribaltano completamente il risultato. L’avvio non è dei più entusiasmanti e per oltre metà tempo non accade praticamente nulla. Dopo 25 minuti, alla prima fiammata del match, gli ospiti passano in vantaggio. Lovric addomestica palla in area dopo un rimpallo e scucchiaia bene per Zeegelaar che si inserisce alle spalle di Kastanos e trafigge Fiorillo con un destro ravvicinato di prima intenzione. La gara si sblocca del tutto e alla mezz’ora i bianconeri raddoppiano. Thauvin verticalizza in area per Pereyra che scappa dietro alla linea difensiva e serve in area Nestorovski sull’uscita di Fiorillo, con l’attaccante macedone che firma a porta vuota il più facile dei gol. I campani tornano in partita al 43′ e lo fanno grazie a una rete di pregevole fattura. Candreva si accentra dalla destra e serve Kastanos, il quale si aggiusta la sfera sul mancino battendo Silvestri con una conclusione a giro che si spegna sotto l’incrocio dei pali lontano. La prima chance della ripresa è per i granata, con Mazzocchi che al 9′ stoppa a seguire una palla lunga di Kastanos ma Silvestri è abile in scivolata a uscire dall’area e a vincere il contrasto con l’avversario. Il 2-2 è nell’aria e arriva al 12′. Gli uomini di Paulo Sousa si guadagnano una punizione dal limite che Mazzocchi finta di calciare in porta toccando per Candreva, il quale sorprende Silvestri con un destro che termina nell’angolino alle spalle del portiere. Al 33′, sul versante opposto, Beto serve un assist d’oro per Arslan che, tutto solo, spara alle stelle da ottima posizione. A pochi minuti dalla fine Zeegelaar si fa espellere per doppio giallo e i locali vanno all’assalto. All’ultimo secondo di recupero, l’ex di turno Ekong si sgancia in area dalla difesa e raccoglie alla perfezione una palla tagliata di Sambia dalla sinistra, superando Silvestri. E’ il 3-2 definitivo.
– foto LivePhotoSport –
(ITALPRESS).

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UN IDEA PER IL NATALE? IL RISO DI LUCA, IN RICORDO DI LUCA BASSI

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Anche quest’anno per le feste natalizie l’associazione “Luca per non perdersi nel tempo” in ricordo di Luca Bassi, giovane psicologo di Torrazza Coste scomparso a causa di un linfoma nel 2011, organizza la vendita del “Riso di Luca” in elegante confezione natalizia.
Si tratta di riso (tipicamente Carnaroli) realizzato in collaborazione con l’azienda agricola Garavaglia di Gropello Cairoli. I fondi raccolti tramite la vendita del riso e di altri prodotti solidali (come i vini della cantina Torrevilla) vengono interamente devoluti a PaviAIL (la sezione autonoma della provincia di Pavia dell’AIL nazionale) per sostenere la ricerca scientifica contro leucemie, linfomi e mielomi.
Tutte le informazioni sono anche sul sito lucapernonperdersineltempo.it e sulla pagina Facebook omonima di Luca…per non perdersi nel tempo.
Fate come noi, sostenete la solidarietà ed il ricordo di una giovane vita che grazie all’impegno dei genitori Piera e Lorenzo Bassi, continua a dare slancio all’ematologia del Policlinico di Pavia pe realizzare il suo sogno: vincere questa battaglia contro i tumori, ridonando una speranza a tante giovani vite.
Chiunque volesse prenotare i sacchetti del riso di Luca lo faccia presente con un messaggio privato o presso la nostra segreteria al 389.2566296 o info@poranaeventi.it ENTRO MERCOLEDI’ 28 OTTOBRE. Grazie.

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Energia pulita, Birol “I progressi della Cina accelerano la transizione globale”

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BERLINO (GERMANIA) (XINHUA/ITALPRESS) – I risultati ottenuti dalla Cina nelle tecnologie per l’energia pulita “sono impressionanti” e hanno “accelerato la transizione energetica globale”. Lo ha dichiarato Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale dell’energia (Aie), in una recente intervista a Xinhua.

La crisi energetica globale sta ridefinendo i mercati dell’energia, favorendo l’adozione delle energie rinnovabili e dei veicoli elettrici mentre i Paesi cercano di ridurre la dipendenza dalle fonti energetiche tradizionali, ha affermato Birol a margine del Berlin Global Dialogue, appena concluso.

Birol ha sottolineato l’importante ruolo della Cina nell’affrontare le attuali sfide energetiche e nel promuovere la cooperazione internazionale in materia di energia, ricordando che, durante la 16esima riunione dei ministri dell’Energia dell’Apec, tenutasi a Pechino a settembre, i rappresentanti hanno discusso dell’attuale crisi energetica e dei modi in cui le economie dell’Asia-Pacifico possono collaborare per affrontarla.

Ha individuato le principali tendenze emerse nel settore energetico globale dallo scoppio della guerra in Medio Oriente: una rapida crescita delle energie rinnovabili, l’aumento delle vendite di veicoli elettrici, un modesto incremento dell’uso del carbone e un rinnovato slancio dell’energia nucleare.

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Ha affermato che l’energia solare rappresenta la principale fonte di crescita, seguita dall’eolico, e che anche l’uso dei biocarburanti sta aumentando fortemente, in parte a causa dei prezzi più elevati di diesel e benzina.

Birol ha evidenziato che la rapida espansione delle energie rinnovabili è trainata non soltanto dalle preoccupazioni climatiche e ambientali, ma anche da considerazioni legate alla sicurezza energetica e dagli sforzi dei Paesi per aumentare la produzione interna di energia.

Osservando che i veicoli elettrici stanno registrando una rapida crescita in molti mercati del mondo, Birol ha dichiarato che la riduzione della dipendenza dal petrolio è un importante fattore alla base di questa tendenza, evidente non soltanto in Europa, ma anche in Brasile, Australia e nel Sud-est asiatico.

Sottolineando il ruolo della Cina nella transizione energetica globale, Birol ha affermato che il mercato cinese dei veicoli elettrici si sta sviluppando rapidamente e che questi rappresentano ormai circa il 60% delle vendite di auto nuove nel Paese.

L’adozione diffusa dei veicoli elettrici non sta soltanto alimentando una trasformazione dell’industria automobilistica, ma sta anche modificando la struttura dei consumi energetici globali e avrà un profondo impatto sul futuro mercato dell’energia, ha aggiunto.
(ITALPRESS).
-Foto Xinhua-

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Focus Banca del Fucino: Cina, sul commercio impatto assimetrico per l’Europa

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ROMA (ITALPRESS) – L’andamento dei flussi commerciali tra Europa e Cina sta assumendo i contorni di un nuovo shock, ma i suoi effetti non si distribuiscono in modo uniforme tra i Paesi del continente. E’ quanto mette in luce il nuovo Focus dell’Ufficio Studi di Banca del Fucino, intitolato “Una crisi asimmetrica. Italia e Germania di fronte al China shock 2.0”, che analizza le ragioni per cui la frenata dell’export verso Pechino colpisce l’industria tedesca molto più di quella italiana.
Il quadro di partenza è quello di uno squilibrio in allargamento: tra il picco del marzo 2022 e l’estate del 2026 le vendite dell’Area Euro in Cina sono arretrate del 17,3% – circa 3,3 miliardi di euro mensili di export in meno (considerando le esportazioni annue, sono 34,9 miliardi in meno rispetto al picco). All’opposto, l’import europeo dalla Cina è notevolmente cresciuto, risultando oggi superiore di oltre il 50% rispetto al valore di dicembre 2020; sullo stesso periodo, l’export europeo è diminuito di circa il 3%. Il risultato è un disavanzo commerciale dell’Area Euro verso la Cina che nel 2026 ha toccato nuovi massimi storici in valore nominale, superando il precedente record del 2022. Da qui l’allarme di diversi Paesi – culminato in un documento inviato alla Commissione Europea dai vertici di Francia e Germania – sulla perdita di competitività delle manifatture del Vecchio Continente e sul rischio di un “secondo China shock”, dopo quello dei primi anni Duemila seguito all’ingresso di Pechino nel WTO.
La ricerca invita però a non leggere il fenomeno come un problema indistintamente europeo. Disaggregando il dato ed esaminando le tre principali manifatture del continente – Germania, Italia e Francia – emergono traiettorie profondamente diverse. Per la Germania la flessione è continua e lineare dal 2023, con un export verso la Cina ridottosi di quasi un terzo (-29%, da 104,6 a 81,2 miliardi di euro tra il 2021 e il 2025). Per l’Italia, al contrario, il calo è risultato più circoscritto, concentrato tra la seconda metà del 2023 e la fine del 2025, per poi lasciare spazio a una nuova fase di crescita.
A spiegare la sofferenza tedesca è anzitutto la composizione merceologica del suo export. Il comparto dei mezzi di trasporto, che da solo pesava per circa un terzo delle vendite in Cina, ha subito un crollo del 55% rispetto al picco: a pesare è la transizione verso l’auto elettrica, mercato in cui i grandi marchi tedeschi non dispongono di vantaggi nè di prezzo nè di qualità rispetto ai produttori locali. Arretramenti significativi hanno interessato anche gli altri settori di punta dell’export della Germania – macchinari (-25%), apparecchi elettrici (-15%) e computer, prodotti di elettronica e di ottica (-11%) – tutti comparti capital-intensive nei quali la Cina, grazie all’avanzamento tecnologico accelerato dal programma Made in China 2025, ha progressivamente ridotto il fabbisogno di importazioni.
Il caso italiano si presenta in termini differenti. A fronte di un export complessivo in Cina passato da 15,6 a 14,3 miliardi di euro (-9%) tra 2021 e 2025, il profilo delle esportazioni del Paese appare oggi più adatto a intercettare la domanda cinese. Accanto ai comparti in difficoltà – macchinari e mezzi di trasporto, anche per l’Italia in calo – pesano infatti in misura crescente i beni di consumo del Made in Italy e il chimico-farmaceutico. La quota della moda sul nostro export in Cina è salita dal 20% al 24% tra il 2021 e il 2025, quella dei prodotti farmaceutici dal 6,4% al 9,4%, trainata da una crescita dell’export di settore di circa il 170% rispetto a fine 2020 (a fronte di un peso della farmaceutica tedesca fermo a poco più del 4% sul totale nazionale). A partire dagli ultimi mesi del 2025, inoltre, anche settori come chimica, moda e apparecchi elettrici sono tornati a crescere, a differenza di quanto osservato per la manifattura tedesca. La conferma più recente arriva dai dati doganali cinesi di settembre 2026: +22,9% l’export italiano verso la Cina su base annua, contro il sostanziale ristagno di quello tedesco (+0,14%).
Alla base di questa divergenza c’è l’evoluzione della domanda cinese. Esaurita la prima fase di sviluppo, fondata su manodopera a basso costo e su una forte importazione di tecnologia e macchinari occidentali, la Cina ha spostato l’enfasi verso uno sviluppo “di qualità”, conquistando l’autonomia in settori ad alta o medio-alta intensità tecnologica – molto spesso proprio quelli nei quali la Germania era fornitrice privilegiata. Parallelamente, il progressivo ribilanciamento verso i consumi interni e l’espansione di una classe media che, secondo i piani del governo, dovrebbe raddoppiare nell’arco di un decennio (arrivando a 800 milioni di persone entro il 2035) fanno del mercato cinese, per un Paese dal profilo di export diversificato come l’Italia, un’occasione più che una minaccia.
E’ su queste basi che lo studio esprime una valutazione sulle ipotesi protezionistiche ventilate da Francia e Germania. Alzare barriere commerciali verso Pechino sarebbe per l’Europa un errore strategico, per due principali ragioni: il rischio di ritorsioni (come dimostrato dalla guerra commerciale tra Cina e USA, Pechino dispone di leve importanti, dall’imposizione di contro-dazi all’interruzione della fornitura di input produttivi critici quali le terre rare), e la scarsa efficacia di simili misure sul resto del mercato mondiale: l’innalzamento di barriere porrebbe un freno all’export cinese verso l’Unione Europea, ma lascerebbe inalterata la posizione della Cina sul resto dei mercati mondiali, senza perciò rafforzare la competitività internazionale dell’industria comunitaria.
A queste ragioni di validità generale se ne aggiunge una che riguarda in modo particolare l’Italia: il peso dei beni intermedi, che rappresentano circa il 60% dell’import italiano dalla Cina e alimentano la competitività stessa delle produzioni italiane. Non va dimenticato che il deficit verso la Cina è ampiamente compensato dal solido surplus che l’Italia registra con le altre aree del mondo, un surplus al quale lo stesso approvvigionamento di beni intermedi cinesi contribuisce.
La vera risposta al “China shock 2.0”, conclude la ricerca, “non passa dalla chiusura del mercato europeo, ma dalla soluzione del nodo dei costi energetici e dall’implementazione di politiche industriali di ampio respiro. Sul piano dei rapporti con Pechino, più promettente dei dazi appare la strada di favorire investimenti diretti esteri cinesi in Europa, ponendo come condizione il trasferimento tecnologico, e, soprattutto, di richiedere una maggiore apertura del mercato interno cinese ai prodotti europei. L’obiettivo da perseguire, in altre parole, dovrebbe essere l’ampliamento del mercato cinese, non la chiusura di quello europeo”.

– Foto Banca del Fucino –

(ITALPRESS).

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