Cronaca
La Carbon Capture and Storage leva strategica per la decarbonizzazione
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3 anni fa-
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Redazione
CERNOBBIO (COMO) (ITALPRESS) – L’applicazione del principio di neutralità tecnologica al processo di decarbonizzazione intrapreso dall’Unione Europea e dall’Italia è una condizione fondamentale per traguardare gli obiettivi di decarbonizzazione. La CCS rappresenta una soluzione indispensabile per ridurre le emissioni delle industrie Hard to Abate, salvaguardando così la sopravvivenza e competitività di importanti settori economici. E’ quindi fondamentale che l’Italia definisca e attui una visione che, attraverso la CCS, coniughi obiettivi di sostenibilità ambientale, sociale e di politica industriale. E’ quanto emerge dallo Studio Strategico “Carbon Capture and Storage: una leva strategica per la decarbonizzazione e la competitività industriale”, realizzato da The European House – Ambrosetti in collaborazione con Eni e Snam, anticipato oggi nell’ambito del Forum di The European House – Ambrosetti.
‘La centralità dell’urgenza climatica nell’agenda politica internazionale ha generato un forte e crescente interesse nella CCUS, sia da parte dei Governi europei, molti dei quali hanno incluso questa tecnologia nelle loro strategie di decarbonizzazione, sia da parte dell’industria privata, in modo particolare dei grandi emettitori che vedono in essa una soluzione fondamentale per la decarbonizzazione delle proprie attività – ha commentato Guido Brusco, Direttore Generale Natural Resources di Eni – Le principali organizzazioni internazionali attribuiscono alla CCUS un ruolo di primaria importanza nella transizione energetica, inserendola tra le soluzioni necessarie a raggiungere la neutralità carbonica al 2050. La CCUS rappresenta una delle leve fondamentali all’interno della strategia di Eni verso la neutralità carbonica, articolata in un piano di trasformazione industriale solido e concreto incentrato sull’utilizzo di molteplici soluzioni tecnologiche già disponibili a livello industriale o implementabili già nel breve periodo. Eni intende fare leva sulla propria esperienza e competenze per riconvertire, nella massima sicurezza e con tecnologie mature e consolidate, parte delle infrastrutture e distretti produttivi esistenti in hub di stoccaggio dell’anidride carbonicà. ‘Ciò – ha aggiunto – permetterà di decarbonizzare le attività industriali proprie e di terzi a costi competitivi e in tempi rapidi; intere aree industriali potranno diventare protagoniste del percorso verso la decarbonizzazione, conciliando gli obiettivi di riduzione delle emissioni con la continuità operativa e la competitività’.
‘L’Europa si è posta obiettivi molto ambiziosi per la salvaguardia dell’ambiente, il contenimento del riscaldamento globale e la decarbonizzazione delle attività produttive che maggiormente contribuiscono alla generazione di gas serra nocivi per la qualità della vita di ciascuno di noi. Diventa imprescindibile quindi per tutti i soggetti coinvolti (industriali, operatori infrastrutturali e le istituzioni) valutare tutte le opzioni disponibili per raggiungere questi obiettivi, in una logica di neutralità tecnologica – ha detto Stefano Venier, CEO di Snam -. Come dimostra lo Studio Strategico sviluppato da The European House – Ambrosetti, con il contributo di Snam ed Eni, il potenziale legato allo sviluppo delle attività di CCS nel conseguimento degli obiettivi di decarbonizzazione è ormai evidente e irrinunciabile. Si tratta peraltro di una conclusione in linea con quanto emerso anche da altri autorevoli studi, tra cui quelli dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA). La CCS è una tecnologia matura e consolidata, sicura e soprattutto necessaria per tutti quei processi industriali che prevedono la produzione di CO2. Nel nostro ruolo di operatore infrastrutturale strategico per il Paese, abbiamo raccolto con convinzione la sfida di essere parte del primo progetto italiano di CCS su scala industriale, legato all’Hub di Ravenna attorno al quale sviluppare un’infrastruttura essenziale per la futuribilità del tessuto industriale esistente e potenzialmente abilitante per attrarre nuovi insediamenti sul territorio italiano. In queste prime fasi del progetto sarà fondamentale il sostegno pieno delle Istituzioni in termini di schemi di supporto incentivanti e definizione del quadro normativo in materia di cattura, trasporto e stoccaggio di CO2’.
‘E’ necessario sfruttare tutte le leve tecnologiche disponibili, in una logica sinergica e di complementarità, per traguardare gli obiettivi di decarbonizzazione. In particolare, lo Studio Strategico “Carbon Capture and Storage: una leva strategica per la decarbonizzazione e la competitività industriale” ha messo in evidenza il potenziale contributo della CCS al processo di decarbonizzazione italiano, oltre alle importanti ricadute economiche e sociali abilitate da questa soluzione tecnologica – ha commentato Valerio De Molli, Managing Partner e CEO di The European House – Ambrosetti -. Facendo leva sulla realizzazione dell’Hub di Ravenna sarà possibile stoccare circa 300 milioni di tonnellate di CO2 entro il 2050, rispetto alla capacità complessiva di 500 milioni di tonnellate. Secondo il modello macroeconomico sviluppato da The European House – Ambrosetti, tale soluzione permetterà di sostenere la competitività di settori industriali che complessivamente generano 19 miliardi di Euro di Valore Aggiunto con circa 354 mila posti di lavoro. Questi settori sostengono a loro volta importanti filiere industriali per un valore complessivo pari a 62,5 miliardi di Euro di Valore Aggiunto con 1,27 milioni di posti di lavoro, considerando anche l’impatto indiretto e indottò. Inoltre, ‘la diffusione della CCS – ha spiegato – favorirà la creazione di una catena del valore che consentirà di generare 1,55 miliardi di Euro di Valore Aggiunto e 17 mila posti di lavoro al 2050. A livello nazionale, sarà importante continuare il percorso di sviluppo delle soluzioni di CCS anche oltre l’Hub di Ravenna per sostenere la decarbonizzazione e la competitività dei settori Hard to Abate che, nel solo impatto diretto, generano 94 miliardi di Euro di Valore Aggiunto con 1,25 milioni di posti di lavorò. E’ ormai evidente che la decarbonizzazione sarà la sfida del nostro secolo. A livello mondiale, si registrano importanti difficoltà nel raggiungere l’obiettivo degli accordi di Parigi e di Glasgow per limitare il riscaldamento globale al di sotto di 1,5° C, rispetto ai livelli preindustriali e, come evidenziato dagli scienziati del Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC), è necessario intervenire a livello globale con decisione e rapidità per conseguire questo obiettivo.
In tale scenario, l’Unione Europea ha definito nuovi e più sfidanti obiettivi di decarbonizzazione e le industrie Hard to Abate devono riuscire a mantenere la propria competitività, anche a fronte della revisione dell’Emission Trading System (ETS).
Tra le diverse soluzioni tecnologiche disponibili per traguardare gli obiettivi di decarbonizzazione dei settori Hard to Abate, la CCS è l’unica a coniugare maturità, sicurezza e accessibilità economica. Inoltre, è la sola opzione praticabile per abbattere le emissioni di processo dei settori Hard to Abate e accelerare concretamente la piena decarbonizzazione dell’industria.
A livello aggregato, i settori Hard to Abate generano 94 miliardi di euro di valore aggiunto e 1,25 milioni di posti di lavoro in Italia ed emettono 63,7 milioni di tonnellate di CO2, di cui il 22% da processo. The European House – Ambrosetti stima che elettrificazione, efficienza energetica, bioenergie, idrogeno e variazione delle materie prime potranno, utilizzate insieme, contribuire a una riduzione non superiore al 52% di tali emissioni. Per decarbonizzare il restante 48%, pari a 30,8 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, sarà necessario ricorrere a soluzioni CCS.
Secondo il modello teorico sviluppato da The European House – Ambrosetti, sarà possibile stoccare circa 300 milioni di tonnellate di CO2 entro il 2050, pari a circa quattro volte le emissioni annuali della Regione Lombardia, facendo leva sulla realizzazione dell’Hub di Ravenna che possiede una capacità complessiva stimata in oltre 500 milioni di tonnellate. Una volta a regime a metà del prossimo decennio, tale progetto permetterà di trasportare e stoccare circa 16 milioni di tonnellate di CO2 emesse e sequestrate annualmente da settori Hard to Abate.
Inoltre, il progetto CCS dell’Hub di Ravenna favorirà la creazione di una catena del valore per generare 1,55 miliardi di euro di valore aggiunto al 2050 (29,9 miliardi di Euro cumulati tra il 2026 e il 2050) e oltre 17 mila posti di lavoro al 2050.
E’ evidente il ruolo chiave dell’Hub di Ravenna, ma occorrerà incrementare i volumi di iniezione della CO2 sino a saturare la capacità complessiva di stoccaggio disponibile e sviluppare ulteriori iniziative di CCS per decarbonizzare la restante quota di emissioni non abbattibili altrimenti (stimate in 14,8 milioni di tonnellate di CO2 all’anno).
Tali iniziative potranno contribuire a mantenere la competitività di ulteriori settori in grado di generare 57,7 miliardi di Euro di Valore Aggiunto con 1,19 milioni di posti di lavoro tra impatti diretti, indiretti e indotti.
Il progetto Ravenna CCS Hub rappresenta un’opportunità unica per il sistema-Paese, su cui puntare per posizionare l’Italia quale Paese di riferimento per la CCS nel Sud Europa. L’Italia può ricoprire un ruolo centrale per la definizione di un quadro competitivo in grado di attrarre investimenti e facilitare l’avvio di progetti, ponendosi come il principale punto di riferimento per lo sviluppo della CCS nell’Europa meridionale, includendo anche quei filoni innovativi e di ricerca come le applicazioni per l’utilizzo dell’anidride carbonica (CCU) e la cattura della CO2 in corrispondenza della produzione di bio-energia.
Per consentire il pieno sviluppo della CCS, secondo un principio di neutralità tecnologica, e generare i relativi benefici economici e sociali, è necessario individuare e promuovere schemi normativi coerenti in grado di conciliare decarbonizzazione, competitività economica e aspetti occupazionali mediante una pianificazione integrata e meccanismi di supporto per il de-risking lungo tutta la filiera.
In primo luogo, serve creare le cosiddette “soft infrastructure”, ovvero un contesto normativo di riferimento chiaro e stabile, necessario per favorire il pieno sviluppo della CCS che fornisca certezza agli investimenti.
Il secondo ambito di intervento fa riferimento all’applicazione della CCS alle diverse forme di emissioni. La diffusione delle soluzioni di CCS potrà accompagnare il percorso di decarbonizzazione delle industrie Hard to Abate, in sinergia con altre soluzioni e secondo un principio di neutralità tecnologica e complementarità tra le diverse opzioni disponibili.
Inoltre, la CCS potrà supportare la decarbonizzazione della rete elettrica assicurandone la stabilità in presenza di una elevata e prioritaria penetrazione delle fonti rinnovabili non programmabili e accelerare la diffusione di vettori energetici a basso contenuto di carbonio, come l’idrogeno.
Il terzo ambito di intervento riguarda la pianificazione strategica, in quanto lo sviluppo e la diffusione delle soluzioni di CCS dovranno essere favoriti dalla definizione di una chiara visione politica, una pianificazione strategica condivisa e una roadmap per lo sviluppo a livello nazionale. In particolare, dovranno essere individuati più dettagliatamente gli obiettivi di decarbonizzazione tramite CCS all’interno del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) e andrà potenziato il ruolo delle Istituzioni nel coinvolgimento degli stakeholder.
Il quarto e ultimo ambito di intervento affronta la necessità di ridurre i rischi finanziari associati ai progetti CCS lungo l’intera filiera, in analogia con quanto già avvenuto per altre leve di decarbonizzazione, al fine di dare certezza agli operatori industriali, in particolare agli emettitori, e abilitare la creazione di importanti benefici economici e sociali trasversali alla società.
– foto f01/Italpress –
(ITALPRESS).
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Voghera, controlli straordinari della Polizia Locale: sequestrata droga e tre persone deferite alla Prefettura
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12 Giugno 2026di
Redazione
Prima operazione coordinata dopo l’insediamento del nuovo assessore alla Polizia Locale e del nuovo comandante del Corpo: nella giornata di mercoledì 10 giugno la Polizia Locale di Voghera ha condotto un’operazione mirata di controllo del territorio nelle aree più sensibili del centro città, con risultati immediati sul piano dell’ordine pubblico e del decoro urbano.
L’intervento segna anche il debutto operativo del nuovo comandante della Polizia Locale, Giacomo Cuniberti, in servizio a Voghera dall’8 giugno, e si inserisce nel quadro di rilancio del Corpo fortemente voluto dal Sindaco Paola Garlaschelli e dal neo assessore alla Polizia Locale Daniele Salerno, che hanno fatto della sicurezza urbana una delle priorità nel rispetto del mandato elettorale da poco ricevuto.
«La sicurezza urbana continua a essere una priorità della nostra amministrazione — dichiara il Sindaco Paola Garlaschelli —. L’operazione svolta rappresenta l’avvio di una nuova fase di intensificazione dei controlli sul territorio, resa possibile anche dall’insediamento del nuovo comandante della Polizia Locale e del nuovo assessore competente. Si tratta di un lavoro che si innesta sul percorso costruito negli anni scorsi e che intendiamo rafforzare ulteriormente, con una presenza sempre più capillare nelle aree sensibili della città e una collaborazione costante con Prefettura e forze dell’ordine. L’obiettivo resta quello di garantire ai cittadini una percezione di sicurezza sempre maggiore e una piena fruibilità degli spazi pubblici».
«Diamo continuità al lavoro costruito in questi anni e lo facciamo con ritrovato slancio — dichiara il neo assessore Daniele Salerno —. Innalzare le potenzialità del Comando della Polizia Locale di Voghera per favorire un maggior senso di sicurezza in città era tra le priorità che ci siamo dati fin dal primo giorno. Questo primo segnale positivo dimostra che quando c’è volontà politica e coordinamento tra le istituzioni, i risultati arrivano. E arrivano subito. Continueremo con lo scopo di rendere capillari, dal centro ai quartieri, sia i controlli che il presidio del territorio urbano».
«Siamo operativi da pochi giorni ma siamo voluti partire senza indugi — dichiara il comandante Giacomo Cuniberti —. Il messaggio che vogliamo mandare è chiaro: la Polizia Locale è presente, è sul territorio e intende esserlo con continuità. Ringrazio gli agenti impegnati per la professionalità dimostrata, anche nelle condizioni meteorologiche non favorevoli del pomeriggio e poi per l’intera serata».
L’operazione è stata preceduta da un incontro di coordinamento con la Prefettura di Pavia e le altre forze dell’ordine presenti sul territorio, a conferma dell’approccio sistemico e integrato che la nuova amministrazione intende adottare nella gestione della sicurezza cittadina. La sinergia istituzionale costruita in questa prima fase è considerata dalla giunta un elemento strutturale, non episodico, della strategia complessiva.
Il dispositivo impiegato
Il servizio si è articolato in più fasi successive, con il dispiegamento di quattro agenti — una pattuglia in borghese e una in divisa — supportati da un’unità cinofila con un pastore tedesco specializzato nel fiutare sostanze stupefacenti e da un’autovettura di servizio. L’operazione ha preso avvio nell’area della stazione ferroviaria, tra via Matteotti e piazzale Marconi, per poi estendersi a via Topia e via Mazzini, con un ulteriore ritorno sul piazzale della stazione nelle ore serali. Nonostante una breve grandinata nel corso del pomeriggio, il servizio è proseguito senza interruzioni fino alle ore 19, per un totale di oltre quattro ore di presidio continuato sul territorio.
I risultati
L’operazione ha prodotto risultati concreti e significativi. Nel corso delle diverse fasi del servizio sono stati sequestrati complessivamente circa una decina di grammi di hashish, tra cui uno zaino contenente sostanze stupefacenti rinvenuto nelle prime ore e ulteriori dosi intercettate nel prosieguo dell’attività. Sono stati deferiti alla Prefettura di Pavia tre cittadini extracomunitari per detenzione di sostanze stupefacenti a uso non esclusivamente personale. Recuperata anche droga abbandonata a terra nel tentativo di disfarsi del materiale alla vista degli agenti. Numerosi veicoli sono stati sottoposti a perquisizione nel corso dell’intervento.
L’effetto deterrente
L’effetto deterrente è stato immediato e percepibile: alla presenza delle forze dell’ordine ha fatto seguito un fuggi fuggi generale nelle zone interessate, con la conseguente e significativa riappropriazione degli spazi pubblici da parte di residenti, pensionati e famiglie, tornati a frequentare serenamente le aree interessate. Notevole il gradimento registrato tra le migliaia di lavoratori pendolari che nel corso della serata hanno trovato la Polizia Locale schierata con unità cinofila e autovettura nei giardini del piazzale della Stazione Ferroviaria: un segnale di presenza visibile e rassicurante che non è passato inosservato.
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12 Giugno 2026di
Redazione
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– Foto di repertorio IPA Agency –
(ITALPRESS)
Cronaca
Radio Pavia Breakfast News – 12 giugno 2026
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12 Giugno 2026di
RedazioneTutte le mattine sulle emittenti del gruppo multimediale di Agenzia CreativaMente Editore, potete trovare le notizie in breve del territorio mentre fate colazione. Vi aggiorniamo in modo chiaro e veloce, in soli 5 minuti, prima di andare al lavoro, con Radio Pavia Notizie, le Breakfast News che trovate sia in formato newsletter che podcast sui nostri siti e social della rinata Radio Pavia (radio-pavia.it, pagine Facebook, Instagram, You Tube e scaricando la app sul vostro cellulare), su Pavia Uno Tv, Lombardia Live 24 e Itinerari News.
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