LA VOCE PAVESE – ADOLESCERE, LA CITTADELLA DELLE RELAZIONI E DELLA TUTELA MINORI
Fondazione Adolescere di Voghera ha chiamato a raccolta ieri il mondo istituzionale e gli esperti dell’educazione per fare il punto su una missione quotidiana cui lo storico ente adempie ogni giorno, nel silenzio, per rafforzare educazione e relazioni ma anche per soccorrere famiglie in difficoltà. Presenti all’appuntamento la sindaca di Voghera, Paola Garlaschelli, l’assessore ai Servizi Sociali, Federico Taverna, insieme ad alcuni colleghi assessori e consiglieri comunali ma anche l’assessore regionale alla Famiglia, Elena Lucchini, e il Presidente dell’Amministrazione Provinciale di Pavia, Giovanni Palli, che per statuto nel suo ruolo istituzionale è anche Presidente di Fondazione Adolescere. L’occasione è servita per fare il punto su alcune emergenze territoriali e per riflettere sul bisogno che gli enti locali hanno dei livelli istituzionali più alti per fare fronte a spese sociali che pesano notevolmente sui bilanci. La parola d’ordine era e resta però solo una: "prevenzione". L’assessore Taverna ha ricordato: "Il sociale non è una spesa ma un investimento, per evitare l’insorgere di danni e difficoltà che diventa poi difficile sanare". Al tavolo dei relatori, ieri, anche la direttrice di Fondazione Adolescere, Silvia Armandola, la coordinatrice area promozione, Fabienne Guiducci, la coordinatrice area prevenzione, Benedetta Lombardini, gli educatori del centro per le famiglie Alessia Martinotti e Paolo Camozzi insieme alla coordinatrice del servizio tutela minori, Daniela Guarneri. Adolescere ha sede a Voghera ma ha strutture importanti in tutto l’Oltrepò Pavese (Setteborghi, Penicina e Pietragavina) nonché una forte e consolidata rete di collaborazioni con le maggiori università italiane nell’ambito delle tematiche educative.
Tg News 27/07/2026
ROMA (ITALPRESS) – In questa edizione – Attacco con coltello a Parigi, ferite tre donne – Attentato a Berlino, la polizia rilascia il secondo sospettato – Idf: “Ucciso capo forze sicurezza interne di Hamas” – “Danno all’erario per il Ponte”, esposto della Cgil – Ondate di calore, nel 2026 siamo già sopra la media – Roghi devastanti in Spagna e Francia – Pirlo, niente più nazionale, il nuovo CT entro domani – Meloni in Val di Susa: “Violenza organizzata, magistratura faccia il massimo” – Previsioni 3B Meteo 28 Luglio.
La Voce Pavese – Vino fermo nelle cantine, l’Oltrepò rischia di pagare il conto della crisi
Il vino c’è, ma si vende sempre meno. E mentre la vendemmia 2026 si avvicina, nelle cantine lombarde e dell’Oltrepò Pavese cresce un problema che non può più essere ignorato: quello delle giacenze.
Al 30 giugno, secondo il rapporto “Cantina Italia” dell’Ispettorato repressione frodi, negli stabilimenti enologici italiani erano conservati 46,5 milioni di ettolitri di vino, il 6,7 per cento in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
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In Lombardia le scorte superano i 2,2 milioni di ettolitri. Nell’Oltrepò Pavese si arriva a 689.860 ettolitri: quasi 294mila di vini Dop e oltre 223mila di prodotti Igp. Numeri imponenti per un territorio che vive di vigneti, cantine, lavoro agricolo e aziende familiari.
Il problema non è soltanto trovare spazio per sistemare il vino della prossima vendemmia. Quando le cantine sono piene e la domanda rallenta, il rischio è che il prezzo delle uve venga spinto verso il basso. A pagare, come spesso accade, potrebbero essere soprattutto i viticoltori, già alle prese con l’aumento dei costi di produzione, dell’energia, dei trattamenti e della manodopera.
Il calo dei consumi, in Italia e all’estero, non può essere affrontato limitandosi ad aspettare tempi migliori. Un territorio come l’Oltrepò non può permettersi di produrre vino destinato a rimanere invenduto, mentre migliaia di imprese cercano di mantenere in equilibrio i propri conti.
Il tema è arrivato in Consiglio regionale attraverso un ordine del giorno presentato dal consigliere pavese Claudio Mangiarotti e approvato all’unanimità. Il documento chiede alla Regione di sollecitare il governo e il ministero dell’Agricoltura affinché valutino misure straordinarie, compresa la distillazione di crisi.
Si tratta della trasformazione delle eccedenze in alcol destinato a usi industriali, energetici, farmaceutici o alla produzione di disinfettanti. Uno strumento già utilizzato in passato per alleggerire le cantine e riequilibrare il mercato.
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Può essere una misura necessaria nell’emergenza, ma non può diventare la soluzione permanente. Trasformare il vino invenduto in alcol significa intervenire quando il danno è ormai avvenuto. Serve invece una politica capace di migliorare la promozione, l’organizzazione commerciale e il posizionamento delle produzioni locali.
L’Oltrepò Pavese produce molto, ma continua troppo spesso a vendere senza riuscire a valorizzare pienamente il proprio nome. La crisi delle giacenze dimostra ancora una volta che la qualità da sola non basta: occorrono strategie comuni, consorzi credibili, mercati nuovi e una promozione che non si riduca a qualche evento o a dichiarazioni di circostanza.
Il monitoraggio delle scorte e gli aiuti regionali possono contenere l’emergenza. Ma il vero obiettivo deve essere evitare che il lavoro di un intero anno finisca svenduto o, peggio ancora, trasformato in alcol industriale.
Perché dietro quei 689mila ettolitri non ci sono soltanto numeri. Ci sono aziende, famiglie, vigneti e un territorio che rischia di scoprire, ancora una volta, che produrre eccellenza non serve a molto quando manca la capacità di venderla al giusto prezzo.
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