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Cronaca

Malattie rare, in un position paper sfide e prospettive future della GPP

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ROMA (ITALPRESS) – “Vorrei che ognuno riuscisse a ottenere una diagnosi precoce e, soprattutto, che la medicina si rinnovasse in modo tale da sconfiggere la malattia”. Questi gli auspici di Floriana, una donna che ha impiegato moltissimi anni per sapere con esattezza il nome della sua patologia: la Psoriasi Pustolosa Generalizzata (GPP). Si tratta di una malattia rara, che è ben distinta dalla più comune psoriasi a placche, e potenzialmente fatale.
La prevalenza della GPP in Italia è 1-3 casi per milione di abitanti, dunque circa 150 pazienti stimati sul territorio nazionale con un’incidenza di circa 50 nuovi casi l’anno: persone, soprattutto donne, che però in larga parte non sono correttamente identificate, forse per mancanza di una diagnosi appropriata a causa di sintomi spesso confondibili con altre forme di psoriasi. Una malattia che ha un esordio improvviso e acuto, detto “flare”, un termine che – in maniera appropriata – richiama una fiammata, un’infiammazione rapida e generalizzata, accompagnata da forte prurito e dolore, e che trasmette bene anche la paura del paziente e l’urgenza di trovare aiuto.
Le recenti scoperte dei meccanismi patogenetici sottostanti hanno permesso una maggiore diffusione in termini di conoscenze e anche lo sviluppo di un farmaco specifico e indicato per la fase di flare della GPP, spesolimab. Questi passi, in termini di conoscenza e sviluppo terapeutico, pongono ancora di più l’attenzione su molti aspetti tra cui: la necessità di ricevere una diagnosi corretta e tempestiva, l’importanza di un approccio multidisciplinare e del ruolo cardine del dermatologo, il riconoscimento da parte delle singole Regioni di centri ospedalieri di riferimento.
“L’auspicio di Floriana piano piano comincia ad avverarsi, ma le sfide da affrontare, soprattutto sul piano dell’organizzazione di percorsi efficaci e uniformi sul territorio, sono ancora molte: manca il riconoscimento ufficiale di malattia rara, manca un registro, non tutte le regioni hanno identificato i centri di comprovata expertise e si attendono anche dei PDTA che includano il supporto psicologico”, ha affermato il direttore di Osservatorio Malattie Rare, Ilaria Ciancaleoni Bartoli, presentando oggi, in un convegno dedicato a questa rara malattia, non solo il cortometraggio con protagonista Floriana, ma anche un position paper realizzato a seguito di un board costituito da esperti e associazioni di pazienti intitolato proprio “GPP: sfide organizzative e prospettive future”.
Il position paper, che nel corso del convegno ha rappresentato un’opportunità di dialogo con le istituzioni nazionali e regionali e uno strumento di informazione dell’opinione pubblica, è stato realizzato, così come l’intero progetto, con il patrocinio di SIDeMaST – Società Italiana di Dermatologia Medica, Chirurgica, Estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse, ADIPSO – Associazione per la Difesa degli Psoriasici, ADOI – Associazione Dermatologi-Venereologi Ospedalieri Italiani e della Sanità Pubblica e APIAFCO – Associazione Psoriasici Italiani Amici della Fondazione Corazza, e con il contributo non condizionante di Boehringer Ingelheim.
“L’adeguata informazione e la maggiore consapevolezza sono la punta dell’iceberg da cui partire per iniziare a fornire ai pazienti con malattie rare e alle loro famiglie le risposte di cui hanno bisogno – ha detto Chiara Paglino, Medical Director di Boehringer Ingelheim Italia -. Per questo credo che il convegno di oggi, promosso da OMaR, costituisca un pragmatico esempio di come si debba lavorare insieme per individuare azioni specifiche di breve e medio termine che possano migliorare l’esperienza assistenziale e terapeutica del paziente con GPP. In questo scenario, la collaborazione tra tutti gli attori del sistema salute rappresenta un fattore chiave per affrontare le principali sfide di questa patologia rara e fornire soluzioni ai pazienti e alle loro famigliè.
Il dibattito della giornata, tralasciando le tematiche strettamente scientifiche, si è dunque concentrato soprattutto sui modelli organizzativi e sulle “sfide di sistema” da vincere per poter venire incontro ai bisogni dei pazienti e dei clinici che vorrebbero offrir loro la migliore presa in carico ad oggi possibile.
“La GPP è senza dubbio una malattia rara, tanto da avere un Codice Orpha (247353), ma attualmente in Italia non è considerata come tale ed è invece inserita tra le malattie croniche – ha spiegato la professoressa Maria Concetta Fargnoli, vicepresidente SIDeMaST – Società Italiana di Società Italiana di Dermatologia Medica, Chirurgica, Estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse – Non si tratta di un dettaglio: mancando questo riconoscimento fino ad oggi è mancato un Registro epidemiologico, le Regioni non hanno designato i centri di riferimento, non sono stati fatti i PDTA, come spesso avviene per le malattie rare, e tutto ciò sarebbe estremamente utile. Nell’attesa che prima o poi vi sia questo formale riconoscimento occorre che ci diamo ugualmente da fare. Come SIDeMaST ci stiamo attivando proprio in tal senso: abbiamo organizzato una Unit di Ricerca Clinica affinchè vengano creati Registri di patologia, uno dei quali sulla psoriasi con una sottocategoria dedicata alla GPP, così da raccogliere informazioni epidemiologiche e volgere un’adeguata attività di valutazione, sorveglianza, prevenzione e programmazione sanitaria e assistenzialè. E’ altresì necessario stabilire quale debba essere il corretto percorso del paziente, che spesso nel momento della prima manifestazione si reca semplicemente nel più vicino Pronto Soccorso e che qui deve essere subito indirizzato al dermatologo e di conseguenza a un centro esperto – ha aggiunto -. Per questo stiamo scrivendo una review della letteratura sulla GPP ed una expert opinion che sottometteremo a breve per la pubblicazionè.
‘Nell’immediato – ha proseguito Antonio Costanzo, Professore Ordinario di Dermatologia, Humanitas University di Milano e Direttore U.O. Dermatologia, IRCCS Humanitas Research Hospital di Milano – occorre che le Regioni chiariscano se hanno, e quali sono, i centri di maggiore expertise, così da poter costruire una ‘rete della GPP’ che sia un punto sicuro di riferimento per i pazienti. Il paziente che andrà o verrà inviato in quei centri potrà essere sicuro di poter avere velocemente una diagnosi corretta e ricevere i trattamenti più appropriati ed efficaci, perchè ancora oggi purtroppo non è sempre così. Ora che abbiamo una terapia da usare immediatamente al presentarsi della fase acuta, e capace in poco tempo di spengere il ‘flarè, non possiamo permetterci di sbagliare diagnosi nè di perdere tempo, per il paziente GPP il tempo può essere un fattore fondamentale. Occorre tenere bene a mente che questa patologia può anche avere un esito fatale poichè può comportare una serie di complicazioni come infezioni batteriche secondarie, necrosi tubulare renale, danno epatico e insufficienza cardiorespiratoria che, se non trattate, possono mettere a rischio la vita dei pazienti, soprattutto quelli in età più avanzata”.
“Durante gli attacchi acuti il paziente è critico e può avere necessità di ricovero immediato, la maggior parte arriva passando per il Pronto Soccorso – ha precisato Luca Bianchi, Professore Ordinario, Dermatologia e Venereologia, Università di Roma Tor Vergata e Direttore U.O.S.D.Dermatologia, Fondazione PTV – Policlinico Tor Vergata di Roma – Per questo è necessario che vi sia una rete riconosciuta di centri esperti a cui inviare il paziente, così che abbia il giusto trattamento, evitando invece il rischio di dosi eccessive di cortisone. Se si usa velocemente la terapia specifica quello che vediamo è un ‘effetto Lazzarò che fa passare la fase acuta in poche ore, ma per arrivare a questo servono centri preparati e percorsi chiari: ad oggi purtroppo c’è ancora difformità sul territorio nazionale”.
Sull’importanza dei centri è intervenuto anche il senatore Orfeo Mazzella, X Commissione Permanente Affari Sociali, Sanità, Lavoro Pubblico e Privato, Previdenza Sociale, che ha ricordato: “Recentemente il sottosegretario alla Salute con delega alle Malattie Rare, Marcello Gemmato, ha annunciato che entro il 31 gennaio 2024 le Regioni, recependo il Piano Nazionale Malattie Rare 2023-2026 e il documento per il ‘Riordino della Rete Nazionale delle Malattie Rarè, dovranno individuare i centri di eccellenza, di riferimento e di coordinamento per le malattie rare. Inoltre, parallelamente a ciò, quest’anno – ha sottolineato – ho presentato un’interrogazione parlamentare, atto ispettivo indirizzato al Ministro della Salute Orazio Schillaci, attraverso la quale è stato chiesto al Ministro se condividesse l’opportunità di integrare patologie rare come la GPP, già classificate con Codice Orpha, nell’elenco delle malattie rare indicato nell’Allegato 7 dei LEA’.
E se il mondo della clinica, come hanno evidenziato anche le istituzioni, sente il bisogno di percorsi chiari, di numeri precisi certificati dai Registri e dell’identificazione di centri esperti, con un approccio multidisciplinare incentrato sulla figura del dermatologo, anche i pazienti hanno dei loro bisogni specifici, che ben si integrano con le richieste dei loro medici.
“La realizzazione di nuove raccomandazioni meglio ancora se Linee Guida per la GPP rappresenta un valido strumento per contribuire a ridurre le forme inappropriate di assistenza, migliorare le prestazioni sanitarie, favorire l’aggiornamento di medici e specialisti e fornire spunti per nuove ricerche nel settore – ha sintetizzato Francesco Cusano, presidente ADOI – Associazione Dermatologi-Venereologi Ospedalieri Italiani e della Sanità Pubblica – E soprattutto, grazie a queste, la gestione sul territorio diverrebbe ottimale, evitando disomogeneità regionali e ritardi nella diagnosi e nell’accesso alla terapia specifica”.
“Quando arriva questa malattia la quotidianità viene stravolta e anche le relazioni sociali risentono del peso della patologia – ha commentato Valeria Corazza, Presidente APIAFCO – Associazione Psoriasici Italiani Amici della Fondazione Corazza, citando come esempio proprio la storia di Floriana raccontata nel breve documentario di OMaR – La GPP incide dal punto di vista psicologico sia sulle persone affette che sui familiari, oltre a imporre limitazioni nel contesto lavorativo, sociale e affettivo. Quindi non solo servono delle Linee Guida ma sarebbe opportuno anche venissero creati dei PDTA (Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziali) che oltre ad identificare Regione per Regione i centri di expertise e il percorso diagnostico e terapeutico a 360 gradi, includano il supporto psicologico alle persone con GPP: questo aspetto troppo spesso viene sottovalutato e invece ha un costo altissimo sul vissuto della persona e anche per il sistema, poichè si sa che tra i fattori che possono contribuire a scatenare una fase acuta c’è lo stress. Gioca, dunque, un ruolo di primo piano la cura della persona e non solo della patologia, è quanto viene richiesto dai pazienti stessi”. E ha aggiunto legandosi alle riflessioni precedenti: “Prendere in carico il paziente in modo equo sul territorio e in modo interdisciplinare è indispensabile per una rapida diagnosi e gestione della persona, così come è fondamentale che i vari specialisti facciano rete anche con il Medico di Medicina Generale per essere costantemente informati sull’evolvere della patologia”.
La conferma di questo forte impatto sulla qualità di vita del paziente, e del bisogno ancora insoddisfatto di una presa in carico psicologica, arriva anche da alcuni dati presentati da Carlotta Galeone, Ricercatore Epidemiologo-Biostatistico Statistico B-ASC – Università degli Studi di Milano-Bicocca, che ha riportato come, sulla base di un recente progetto Delphi, è emerso che gli ambiti della qualità della vita del paziente con GPP che vengono maggiormente colpiti sono, nell’ordine, psicologico ed emotivo, fisico, relazionale, economico e lavorativo.
Al convegno sono stati invitati anche: Maria Elena Boschi, Intergruppo Parlamentare Malattie Rare e Onco-Ematologiche; Giuseppe Limongelli, Direttore Centro Coordinamento Malattie Rare, Regione Campania e componente del Comitato Nazionale Malattie Rare; Nancy Annunziata Dattola, Specialista in Dermatologia e Venereologia, Clinica Ospedaliero-Universitaria Policlinico Umberto I di Roma; Salvatore Savasta, Direttore Coordinamento Regionale Malattie Rare, Regione Sardegna e componente del Comitato Nazionale Malattie Rare; Mara Maccarone, Presidente ADIPSO – Associazione per la Difesa degli Psoriasici; Marzia Caproni, Direttore S.O.S Immunopatologia Cutanea e Malattie Rare Dermatologiche, P.O. Piero Palagi ASF – Università di Firenze U.O. Dermatologia I – Azienda Sanitaria Firenze, Dipartimento di Chirurgia e Medicina Traslazionale, Università degli Studi di Firenze; Luigi Naldi, Direttore U.C. Dermatologia, Ospedale San Bortolo di Vicenza.
I rappresentanti istituzionali che sono interessati a portare avanti il lavoro avviato con il position paper “GPP: sfide organizzative e prospettive future”, che verrà sempre più definito, possono scrivere all’indirizzo email info@osservatoriomalattierare.it.

– foto ufficio stampa Rarelab –
(ITALPRESS).

Cronaca

Oltre 100 studenti a Rho per incontrare le professioni sanitarie

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MILANO (ITALPRESS) – Si è svolto venerdì 6 febbraio 2026, nelle sale di Villa Burba a Rho, l’incontro tra i Professionisti Sanitari dell’Ordine dei Tecnici Sanitari di Radiologia Medica e delle Professioni Sanitarie Tecniche, della Riabilitazione e della Prevenzione (TSRM e PSTRP) di Milano, Como, Lecco, Lodi, Monza Brianza e Sondrio e oltre 100 studenti delle scuole secondarie di secondo grado. L’evento è stato organizzato in collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Rho e con IREP (Istituto per la Ricerca scientifica e l’Educazione Permanente), con la partecipazione di diverse realtà impegnate nella formazione, nel coinvolgimento e nell’orientamento scolastico dei giovani, come Informagiovani, Rotaract Visconteo, YAW (Young at Work) e LaFucina.

“Siamo ormai alla terza iniziativa di orientamento organizzata dall’Ordine, nel solco di un progetto più ampio volto a raccontare ai più giovani le professioni di area sanitaria tecnica, della riabilitazione e della prevenzione” dichiara Diego Catania, Presidente dell’Ordine e della Federazione nazionale degli Ordini TSRM e PSTRP. “Grazie alla sinergia con il Comune di Rho e con le realtà attive sul territorio, abbiamo potuto presentare agli studenti l’orizzonte di 18 futuri possibili, tanti quanti gli albi professionali afferenti all’Ordine”.

Anche l’Assessore alla Scuola e ai Giovani di Rho, Paolo Bianchi, pone l’accento sulla collaborazione tra Comune e Istituzione ordinistica: “L’evento di oggi rappresenta una tappa importante, speriamo la prima di tante. La grande partecipazione dimostrata, basata sull’adesione volontaria dei singoli, testimonia l’interesse e la curiosità delle nuove generazioni per i percorsi delle professioni sanitarie, in grado di aprire prospettive formative e professionali all’insegna della scienza, della tecnologia e della cura per l’altro”.

“Negli ultimi anni, purtroppo, abbiamo riscontrato un preoccupante calo d’attrattività per le nostre professioni” afferma Catania. “Ciò anche al netto di un tasso di occupazione dell’85% a un anno dalla laurea. Come Presidente di un Ordine multiprovinciale e come Presidente nazionale, sto intervenendo nelle opportune sedi istituzionali affinché l’importanza delle nostre professioni sia commisurata al riconoscimento che ne deriva, sia a livello economico sia a livello di crescita di carriera. Nel frattempo, iniziative come questa permettono di agire sulla ‘visibilità sociale’ delle professioni, attive in tantissimi contesti sanitari e socio-sanitari e vere e proprie colonne portanti del sistema salute”.

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“I percorsi delle professioni sanitarie suscitano sempre grande attenzione nei ragazzi, perché aprono tante possibilità di crescita in settori diversi” osserva il Segretario dell’Ordine e Referente dell’evento, Alessia Zanini. “Dall’ambito diagnostico, che rappresenta il tassello essenziale tra la domanda di salute e la sua risposta, passando per quello della riabilitazione fisica e psichica, che s’intreccia con il valore sociale del supporto alla fragilità, fino a quello della prevenzione, che tutela gli ambienti dove viviamo e lavoriamo e la nostra comunità, i nostri iscritti svolgono un ruolo insostituibile, dispiegando una grande ricchezza e varietà di competenze sul piano professionale e umano”.

“È difficile comunicare in modo sintetico la varietà e complessità delle professioni sanitarie che afferiscono all’Ordine” precisa Massimo Oltolina, Componente del Collegio dei Revisori dell’Ordine e Referente dell’evento. “Per riuscirci al meglio, abbiamo messo a punto un approccio interattivo: dopo un breve momento d’introduzione, diamo la libertà ai ragazzi di muoversi e di ‘curiosare’ tra i banchetti informativi delle diverse Commissioni d’Albo, di raccogliere i materiali a disposizione e di dialogare con i professionisti e i neolaureati presenti. Le domande e il coinvolgimento dei ragazzi, il loro interesse verso le nostre storie, sono la prova che questi percorsi hanno ancora tanto, tantissimo da dare”. Conclude il Presidente Catania: “A muovere le persone verso le professioni di cura è sempre una spinta interiore: verso gli altri; verso la conoscenza; verso i nostri limiti, per superarli. Raccontarle significa saper trasmettere questa spinta, rispondendo al bisogno di senso dei ragazzi e ricordando che esistono lavori che cambiano, davvero, la vita”.

foto: Ordine TSRM e PSTRP di Milano, Como, Lecco, Lodi, Monza Brianza e Sondrio
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Cotana “Nucleare e rinnovabili per rafforzare la sicurezza energetica”

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MILANO (ITALPRESS) – Il nucleare di nuova generazione può contribuire alla sicurezza e alla diversificazione energetica. Ne ha parlato Franco Cotana, amministratore delegato di RSE (Ricerca sul Sistema Energetico) Spa, in un’intervista di Claudio Brachino per il magazine televisivo Italpress Economy. Con oltre 400 ricercatori distribuiti tra i laboratori di Milano, Roma e Piacenza, RSE rappresenta il cuore pulsante della ricerca energetica nazionale, fornendo supporto strategico al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, oltre ad altri dicasteri e Regioni. Uno dei temi centrali dell’attività di RSE riguarda la Piattaforma Nazionale per il Nucleare Sostenibile, istituita alla fine del 2023 dal ministro Pichetto Fratin. Cotana, in qualità di coordinatore insieme al presidente ENEA, guida sette gruppi di lavoro in cui RSE è sempre presente con un coordinatore o vicecoordinatore. “Dopo 15 anni dall’ultimo referendum le tecnologie sono cambiate – spiega l’amministratore delegato di RSE -. Il nucleare è stato sdoganato dalla tassonomia europea ed è visto come una tecnologia che insieme alle rinnovabili, non contro le rinnovabili, può contribuire alla sicurezza energetica”.
L’obiettivo è sostituire gradualmente il gas naturale, che pur garantendo stabilità alla rete elettrica emette anidride carbonica, con fonti che non producono CO2. Le novità tecnologiche sono significative: gli Small Modular Reactor (SMR), piccoli reattori con sicurezza intrinseca passiva, presentano una probabilità incidentale di uno su 10 milioni, rispetto a uno su 10.000 delle generazioni precedenti. Dal punto di vista dell’occupazione del suolo, in soli 2 ettari è possibile realizzare uno SMR che produce l’equivalente energetico di 1.500 ettari di fotovoltaico. L’Italia mantiene una posizione di rilievo nel settore: è al secondo posto mondiale per la manifattura nucleare, con quasi cento aziende attive nella manutenzione e gestione degli impianti nucleari all’estero. Ogni anno il sistema universitario forma circa 150 ingegneri nucleari, attualmente costretti a lavorare all’estero per società italiane. RSE partecipa attivamente ai tavoli tecnici per i decreti attuativi di norme derivanti da direttive europee. Tra le attività recenti spiccano gli edifici green, la strategia sull’idrogeno pubblicata a fine 2024 e i CAM (Criteri Ambientali Minimi) sugli edifici. “Particolare importanza riveste Mission Innovation, programma lanciato alla COP di Parigi del 2015, in cui l’Italia gioca un ruolo di primo piano – sottolinea Cotana -: RSE coordina a livello mondiale una delle sette mission, promuovendo bandi che hanno recentemente selezionato circa 100 aziende che hanno beneficiato di oltre 200 milioni di euro per sviluppare tecnologie energetiche rinnovabili e materie prime critiche fino alla commercializzazione”. Sul fronte internazionale, RSE coordina ISGAN (International Smart Grid Action Network), la piattaforma sulle reti intelligenti. “Con una previsione di raddoppio del consumo di energia elettrica nei prossimi 10-15 anni, fino a circa 560 TWh, RSE sta organizzando il congresso mondiale della piattaforma che si svolgerà dal 16 al 19 marzo a Roma, coordinando 27 paesi”, sottolinea l’Ad.
L’ente è inoltre coinvolto nel SET Plan europeo, dove Cotana è co-chair per i biofuel, e segue le COP, il G7 e il G20, entrando ora anche nelle problematiche dell’Artico nell’ambito della research diplomacy. RSE è impegnata a sviluppare un’intelligenza artificiale privata per evitare che dati sensibili finiscano all’estero. Questo strumento supporta la ricerca, la gestione aziendale e la creazione di Digital Twin (gemelli digitali) delle reti energetiche o dei motori, per prevedere reazioni a perturbazioni o attacchi cyber. “Un’esigenza sempre più pressante, considerando la crescita esponenziale dei data center, una delle cause principali dell’aumento del consumo elettrico”, sottolinea Cotana. In collaborazione con ENEA e CNR, RSE coordina un progetto sulla cybersecurity dei sistemi energetici per la transizione digitale. “La resilienza è la capacità di un sistema, quando è attaccato o in crisi, di non creare blackout completi, ma di salvaguardarsi isolando l’attacco, come fa il nostro sistema immunitario”, spiega l’amministratore delegato.

– Foto Italpress –

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Il Comandante Generale Luongo visita il Comando Legione “Lombardia”

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MILANO (ITALPRESS) – Si è svolta nella mattinata di oggi, venerdì 6 febbraio, presso la caserma “Ugolini” di via della Moscova a Milano, la visita del Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Generale di Corpo d’Armata Salvatore Luongo, al Comando Interregionale Carabinieri “Pastrengo”, accolto dal Comandante Interregionale, Generale di Corpo d’Armata Riccardo Galletta e dal Comandante della Legione Carabinieri “Lombardia”, Generale di Divisione Giuseppe De Riggi.

L’incontro si è tenuto alla presenza di una rappresentanza degli oltre duemila Carabinieri impiegati per le esigenze della manifestazione olimpica Milano – Cortina 2026, provenienti anche da numerose Regioni d’Italia; il Comandante Generale li ha ringraziati per i loro sforzi e il loro impegno nel garantire la sicurezza prima e durante lo svolgimento degli eventi legati alle Olimpiadi. Nel suo discorso il Comandante Generale si è rivolto ai Carabinieri dicendo: “Io penso che i Carabinieri non hanno null’altro da chiedere se non quello di essere rispettati e di essere, come al solito, un punto di riferimento per le popolazioni che ci vengono affidate. Qui non si cercano applausi, ma risultati, non si rincorre la visibilità, ma la fiducia dei cittadini. Ed è questa fiducia che viene alimentata da voi, giorno dopo giorno, intervento dopo intervento. Interventi che rendono l’Arma una delle istituzioni più invidiabili del Paese. Io penso che la nostra forza risiede dello sguardo con cui entriamo nelle case della gente, il modo con cui tendiamo la mano a chi ha bisogno o chi si trova in grande difficoltà, nella capacità di essere fermi senza essere freddi, autorevoli senza essere distanti”.

I Carabinieri di ogni grado e specialità, già da giorni impegnati nel capoluogo meneghino, si avvicenderanno quotidianamente nei luoghi in cui si svolgeranno i giochi olimpici con compiti di vigilanza, bonifica, con il reparto cinofili e gli artificieri antisabotaggio, pattugliamenti, anche a piedi, e l’impiego degli specialisti antiterrorismo e dei tiratori scelti. Anche nella giornata di oggi, che vedrà l’avvio ufficiale dei giochi olimpici Milano – Cortina 2026 con la cerimonia di inaugurazione presso lo stadio San Siro di Milano e l’accensione del braciere olimpico presso l’Arco della Pace, numerosi sono i Carabinieri impiegati, anche con compiti di scorta e protezione alle delegazioni che vi prenderanno parte.

– Foto Carabinieri Milano –
(ITALPRESS).

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