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Mattarella “La forza della Repubblica è la sua unità”

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ROMA (ITALPRESS) – Ha parlato della violenza delle guerre, prime fra tutte quelle in Ucraina e nella Striscia di Gaza, della necessità di pace nel mondo, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella rivolto alla Nazione come ogni 31 dicembre, alla vigilia dell’arrivo di un nuovo anno. Mattarella ha anche parlato della violenza, soprattutto quella contro le donne. Si è rivolto anche ai giovani, che sono il futuro dell’Italia e ha anche ricordato come la forza della Repubblica sia la sua unità. ‘Care concittadine e cari concittadini, questa sera ci stiamo preparando a festeggiare l’arrivo del nuovo anno. Nella consueta speranza che si aprano giorni positivi e rassicuranti. Naturalmente, non possiamo distogliere il pensiero da quanto avviene intorno a noi. Nella nostra Italia, nel mondo. Sappiamo di trovarci in una stagione che presenta tanti motivi di allarme. E, insieme, nuove opportunità. Avvertiamo angoscia per la violenza cui, sovente, assistiamo: tra gli Stati, nella società, nelle strade, nelle scene di vita quotidiana. La violenza.
Anzitutto, la violenza delle guerre. Di quelle in corso; e di quelle evocate e minacciate. Le devastazioni che vediamo nell’Ucraina, invasa dalla Russia, per sottometterla e annetterla. L’orribile ferocia terroristica del 7 ottobre scorso di Hamas contro centinaia di inermi bambini, donne, uomini, anziani d’Israele. Ignobile oltre ogni termine, nella sua disumanità. La reazione del governo israeliano, con un’azione militare che provoca anche migliaia di vittime civili e costringe, a Gaza, moltitudini di persone ad abbandonare le proprie case, respinti da tutti. La guerra – ogni guerra – genera odio. E l’odio durerà, moltiplicato, per molto tempo, dopo la fine dei conflittì ha detto Mattarella.
‘La guerra è frutto del rifiuto di riconoscersi tra persone e popoli come uguali. Dotati di pari dignità. Per affermare, invece, con il pretesto del proprio interesse nazionale, un principio di diseguaglianza. E si pretende di asservire, di sfruttare. Si cerca di giustificare questi comportamenti perchè sempre avvenuti nella storia. Rifiutando il progresso della civiltà umanà ha proseguito il Presidente. ‘Il rischio, concreto, è di abituarsi a questo orrore. Alle morti di civili, donne, bambini. Come – sempre più spesso – accade nelle guerre. Alla tragica contabilità dei soldati uccisi. Reciprocamente presentata; menandone vanto. Vite spezzate, famiglie distrutte. Una generazione perduta. E tutto questo accade vicino a noi. Nel cuore dell’Europa. Sulle rive del Mediterraneo. Macerie, non solo fisiche. Che pesano sul nostro presente. E graveranno sul futuro delle nuove generazioni.
Di fronte alle quali si presentano oggi, e nel loro possibile avvenire, brutalità che pensavamo, ormai, scomparse; oltre che condannate dalla storia. La guerra non nasce da sola. Non basterebbe neppure la spinta di tante armi, che ne sono lo strumento di morte. Così diffuse. Sempre più letali. Fonte di enormi guadagni. Nasce da quel che c’è nell’animo degli uomini. Dalla mentalità che si coltiva. Dagli atteggiamenti di violenza, di sopraffazione, che si manifestano. E’ indispensabile fare spazio alla cultura della pace. Alla mentalità di pacè.
‘Parlare di pace, oggi, non è astratto buonismo – afferma Mattarella -. Al contrario, è il più urgente e concreto esercizio di realismo, se si vuole cercare una via d’uscita a una crisi che può essere devastante per il futuro dell’umanità. Sappiamo che, per porre fine alle guerre in corso, non basta invocare la pace. Occorre che venga perseguita dalla volontà dei governi. Anzitutto, di quelli che hanno scatenato i conflitti. Ma impegnarsi per la pace significa considerare queste guerre una eccezione da rimuovere; e non la regola del prossimo futuro. Volere la pace non è neutralità; o, peggio, indifferenza, rispetto a ciò che accade: sarebbe ingiusto, e anche piuttosto spregevole. Perseguire la pace vuol dire respingere la logica di una competizione permanente tra gli Stati. Che mette a rischio le sorti dei rispettivi popoli. E mina alle basi una società fondata sul rispetto delle persone.Per conseguire la pace non è sufficiente far tacere le armi. Costruirla significa, prima di tutto, educare alla pace. Coltivarne la cultura nel sentimento delle nuove generazioni. Nei gesti della vita di ogni giorno. Nel linguaggio che si adopera. Dipende, anche, da ciascuno di noi. Pace, nel senso di vivere bene insieme. Rispettandosi, riconoscendo le ragioni dell’altro. Consapevoli che la libertà degli altri completa la nostra libertà’. ‘Vediamo, e incontriamo, la violenza anche nella vita quotidiana. Anche nel nostro Paese. Quando prevale la ricerca, il culto della conflittualità. Piuttosto che il valore di quanto vi è in comune; sviluppando confronto e dialogo. La violenza. Penso a quella più odiosa sulle donne. Vorrei rivolgermi ai più giovani. Cari ragazzi, ve lo dico con parole semplici: l’amore non è egoismo, possesso, dominio, malinteso orgoglio. L’amore – quello vero – è ben più che rispetto: è dono, gratuità, sensibilità. Penso alla violenza verbale e alle espressioni di denigrazione e di odio che si presentano, sovente, nella rete. Penso alla violenza che qualche gruppo di giovani sembra coltivare, talvolta come espressione di rabbia. Penso al risentimento che cresce nelle periferie. Frutto, spesso, dell’indifferenza; e del senso di abbandono. Penso alla pessima tendenza di identificare avversari o addirittura nemici. Verso i quali praticare forme di aggressività. Anche attraverso le accuse più gravi e infondate. Spesso, travolgendo il confine che separa il vero dal falso – aggiunge l’inquilino del Quirinale -. Queste modalità aggravano la difficoltà di occuparsi efficacemente dei problemi e delle emergenze che, cittadini e famiglie, devono affrontare, giorno per giorno. Il lavoro che manca. Pur in presenza di un significativo aumento dell’occupazione. Quello sottopagato. Quello, sovente, non in linea con le proprie aspettative e con gli studi seguiti. Il lavoro, a condizioni inique, e di scarsa sicurezza. Con tante, inammissibili, vittimè. ‘Le immani, differenze di retribuzione tra pochi superprivilegiati e tanti che vivono nel disagio. Le difficoltà che si incontrano nel diritto alle cure sanitarie per tutti. Con liste d’attesa per visite ed esami, in tempi inaccettabilmente lunghi. La sicurezza della convivenza. Che lo Stato deve garantire. Anche contro il rischio di diffusione delle armi. Rispetto allo scenario in cui ci muoviamo, i giovani si sentono fuori posto. Disorientati, se non estranei a un mondo che non possono comprendere; e di cui non condividono andamento e comportamenti. Un disorientamento che nasce dal vedere un mondo che disconosce le loro attese. Debole nel contrastare una crisi ambientale sempre più minacciosa. Incapace di unirsi nel nome di uno sviluppo globale. In una società così dinamica, come quella di oggi, vi è ancor più bisogno dei giovani. Delle loro speranze. Della loro capacità di cogliere il nuovo. Dipende da tutti noi far prevalere, sui motivi di allarme, le opportunità di progresso scientifico, di conoscenza, di dimensione umana. Quando la nostra Costituzione parla di diritti, usa il verbo ‘riconoscerè. Significa che i diritti umani sono nati prima dello Stato. Ma, anche, che una democrazia si nutre, prima di tutto, della capacità di ascoltare. Occorre coraggio per ascoltare – dice Mattarella-. E vedere – senza filtri – situazioni spesso ignorate; che ci pongono di fronte a una realtà a volte difficile da accettare e affrontare. Come quella di tante persone che vivono una condizione di estrema vulnerabilità e fragilità; rimasti isolati. In una società pervasa da quella “cultura dello scarto”, così efficacemente definita da Papa Francesco. Cui rivolgo un saluto e gli auguri più grandi. E che ringrazio per il suo instancabile Magisterò.
‘Affermare i diritti significa ascoltare gli anziani. Preoccupati di pesare sulle loro famiglie; mentre il sistema assistenziale fatica a dar loro aiuto. Si ha sempre bisogno della saggezza e dell’esperienza. E di manifestare rispetto e riconoscenza per le generazioni precedenti. Che, con il lavoro e l’impegno, hanno contribuito alla crescita dell’Italia. Affermare i diritti significa prestare attenzione alle esigenze degli studenti, che vanno aiutati a realizzarsi. Il cui diritto allo studio incontra, nei fatti, ostacoli. A cominciare dai costi di alloggio nelle grandi città universitarie; improponibili per la maggior parte delle famiglie. Significa rendere effettiva la parità tra donne e uomini: nella società, nel lavoro, nel carico delle responsabilità familiari. Significa non volgere lo sguardo altrove di fronte ai migranti. Ma ascoltare significa, anche, saper leggere la direzione e la rapidità dei mutamenti che stiamo vivendo. Mutamenti che possono recare effetti positivi sulle nostre vite. La tecnologia ha sempre cambiato gli assetti economici e sociali. Adesso, con l’intelligenza artificiale che si autoalimenta, sta generando un progresso inarrestabile. Destinato a modificare profondamente le nostre abitudini professionali, sociali, relazionali. Ci troviamo nel mezzo di quello che verrà ricordato come il grande balzo storico dell’inizio del terzo millennio. Dobbiamo fare in modo che la rivoluzione che stiamo vivendo resti umana. Cioè, iscritta dentro quella tradizione di civiltà che vede, nella persona – e nella sua dignità – il pilastro irrinunziabile. Viviamo, quindi, un passaggio epocale. Possiamo dare tutti qualcosa alla nostra Italia. Qualcosa di importante. Con i nostri valori. Con la solidarietà di cui siamo capacì aggiunge. ‘Con la partecipazione attiva alla vita civile. A partire dall’esercizio del diritto di voto. Per definire la strada da percorrere, è il voto libero che decide. Non rispondere a un sondaggio, o stare sui social. Perchè la democrazia è fatta di esercizio di libertà. Libertà che, quanti esercitano pubbliche funzioni – a tutti i livelli -, sono chiamati a garantire.
Libertà indipendente da abusivi controlli di chi, gestori di intelligenza artificiale o di potere, possa pretendere di orientare il pubblico sentimento. Non dobbiamo farci vincere dalla rassegnazione. O dall’indifferenza. Non dobbiamo chiuderci in noi stessi per timore che le impetuose novità che abbiamo davanti portino soltanto pericoli – afferma Mattarella – . Prima che un dovere, partecipare alla vita e alle scelte della comunità è un diritto di libertà. Anche un diritto al futuro. Alla costruzione del futuro. Partecipare significa farsi carico della propria comunità. Ciascuno per la sua parte. Significa contribuire, anche fiscalmente. L’evasione riduce, in grande misura, le risorse per la comune sicurezza sociale. E ritarda la rimozione del debito pubblico; che ostacola il nostro sviluppo. Contribuire alla vita e al progresso della Repubblica, della Patria, non può che suscitare orgoglio negli italiani. Ascoltare, quindi; partecipare; cercare, con determinazione e pazienza, quel che unisce. Perchè la forza della Repubblica è la sua unità. L’unità non come risultato di un potere che si impone. L’unità della Repubblica è un modo di essere. Di intendere la comunità nazionale. Uno stato d’animo; un atteggiamento che accomuna; perchè si riconosce nei valori fondanti della nostra civiltà: solidarietà, libertà, uguaglianza, giustizia, pace. I valori che la Costituzione pone a base della nostra convivenza. E che appartengono all’identità stessa dell’Italia. Questi valori – nel corso dell’anno che si conclude – li ho visti testimoniati da tanti nostri concittadinì. ‘Li ho incontrati nella composta pietà della gente di Cutro. Li ho riconosciuti nella operosa solidarietà dei ragazzi di tutta Italia che, sui luoghi devastati dall’alluvione, spalavano il fango; e cantavano ‘Romagna mià. Li ho letti negli occhi e nei sorrisi, dei ragazzi con autismo che lavorano con entusiasmo a Pizza aut. Promossa da un gruppo di sognatori. Che cambiano la realtà. O di quelli che lo fanno a Casal di Principe. Laddove i beni confiscati alla camorra sono diventati strumenti di riscatto civile, di impresa sociale, di diffusione della cultura. Tenendo viva la lezione di legalità di don Diana. Nel radunarsi spontaneo di tante ragazze, dopo i terribili episodi di brutalità sulle donne. Con l’intento di dire basta alla violenza. E di ribellarsi a una mentalità di sopraffazione. Li vedo nell’impegno e nella determinazione di donne e uomini in divisa. Che operano per la nostra sicurezza. In Italia, e all’estero. Nella passione civile di persone che, lontano dai riflettori della notorietà, lavorano per dare speranza e dignità a chi è in carcere. O di chi ha lasciato il proprio lavoro – come è avvenuto – per dedicarsi a bambini, ragazzi e mamme in gravi difficoltà. A tutti loro esprimo la riconoscenza della Repubblica. Perchè le loro storie raccontano già il nostro futuro. Ci dicono che uniti siamo forti.
Buon anno a tutti!’ ha concluso il Presidente della Repubblica.

foto: Agenzia Fotogramma

(ITALPRESS).

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Ilaria Salis condannata per il licenziamento di due ex collaboratori, risarcimento da 300 mila euro

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MILANO (ITALPRESS) – L’europarlamentare di Avs Ilaria Salis è stata condannata dal Tribunale del Lavoro di Milano a risarcire poco più di 300mila euro a favore di due suoi ex collaboratori ai quali, nel 2025, aveva comunicato il recesso anticipato del contratto senza giusta causa.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

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Caso Delmastro, no della maggioranza alla richiesta della Procura sulle chat. Il M5S occupa i banchi del Governo in Senato

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ROMA (ITALPRESS) – La Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera ha detto no alla richiesta della Procura di Roma di acquisire le chat tra Andrea Delmastro e il ristoratore Mauro Caroccia, condannato per intestazione fittizia di beni, con l’aggravante dell’associazione mafiosa.

Il centrodestra ha votato a favore della proposta del relatore del testo, Pietro Pittalis di Forza Italia, negando l’autorizzazione al sequestro della corrispondenza. Il centrosinistra ha votato contro. Dopo il parere della giunta la questione passa all’Aula di Montecitorio per il voto definitivo. Nell’altro ramo del Parlamento, in Senato, gli esponenti del M5S hanno occupato i banchi del Governo per protesta, esponendo cartelli con la scritta “Fuori le chat”.

– Foto screenshot video Senato Tv –

(ITALPRESS).

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Tajani “Le tante crisi sono tasselli di un unico mosaico di instabilità. Target spese per la sicurezza al 5% del Pil nel prossimo decennio”

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ROMA (ITALPRESS) –Il vertice Nato di Ankara ha segnato un passaggio chiave per il futuro dell’Alleanza Atlantica, ribadendo l’unità. Lo ha fatto in un frangente storico particolarmente complesso, attraversato da una profonda instabilità del quadro internazionale tra le più critiche degli ultimi decenni, anche contro le previsioni di quanti hanno voluto vedere solo le singole prese di posizione della vigilia, perdendo di vista l’insieme”. Lo ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, nel corso dell’audizione nelle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato. “Come ho sempre detto, l’amicizia che ci lega agli Stati Uniti va oltre il singolo presidente, va oltre il singolo post sui social media. Sono valori, persone, imprese, legami storici e profondi”, ha aggiunto Tajani.

“La guerra di aggressione della Russia all”Ucraina continua senza tregua, colpendo indiscriminatamente, infliggendo indicibili sofferenza la popolazione civile, si sono riaccese le tensioni anche nel Golfo con le ripercussioni in tutto il Medio Oriente, nell’area del Mediterraneo allargato al Libano, le minacce degli Houthi. Non siamo davanti a crisi separate, sono tutti tasselli di un unico mosaico di instabilità che parte dall’Africa subsahariana attraverso il Mediterraneo e Medio Oriente e arriva fino al continente europeo – ha proseguito Tajani -, un quadro geopolitico in cui la diversificazione delle rotte di approvvigionamento e l’accesso alle materie prime sono diventati imperativi strategici che la crisi dello Stretto di Hormuz ha resa ancora più urgenti”.

“Il vertice di Ankara ha raggiunto il suo principale obiettivo, cioè quello di riaffermare l’unità e la coesione dell’Alleanza , solo un Occidente unito è in grado di affrontare le sfide che abbiamo di fronte. Abbiamo sempre posto questo obiettivo al centro della nostra azione, forti di una convinzione: l’Europa non può fare a meno degli Stati Uniti e gli Stati Uniti non possono fare a meno dell’Unione Europea. Un’unione che deve essere sempre più consapevole della propria forza, della propria importanza – ha aggiunto Tajani -, un’Europa capace di offrire garanzie di pace, di sicurezza per gli oltre 450 milioni di cittadini”. Per il ministro degli Esteri “la credibilità della nostra difesa collettiva dipendere dalla nostra capacità di realizzare il pilastro europeo dell’Alleanza. Abbiamo cambiato il paradigma, passando da spese per la difesa a spese per la sicurezza”.

“Abbiamo portato le spese per la sicurezza al 2,8% del Pil, intendiamo confermare il raggiungimento del 5% nel prossimo decennio, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica e naturalmente delle prerogative del Parlamento. L’Italia vuole essere protagonista del percorso di rafforzamento del pilastro europeo della Nato, i nostri militari sono portatori di pace in tutte le aree strategiche che ci riguardano da vicino, dall’Africa subsahariana al Corno d’Africa, ai Balcani e Libano fino al Mar Rosso. Abbiamo una grande industria della sicurezza, con competenze di assoluta eccellenza, le nostre imprese hanno tutte le carte in regola per contribuire a rafforzare la sicurezza del nostro paese e dell’intera Alleanza Atlantica”, ha aggiunto Tajani. “Ad Ankara sono stati annunciati accordi industriali tra alleati per più di 50 miliardi di dollari e l’Italia, parteciperà a molti di questi progetti , con effetti positivi su tutto il comparto industriale dei grandi gruppi, delle piccole e medie imprese”, ha spiegato.

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“La settimana scorsa ho partecipato al vertice di Parigi della coalizione dei volenterosi, al nome del governo ho anche aderito alla nuova coalizione contro i missili balistici. E’ un’iniziativa chiave, un primo passo importante nella costruzione di una difesa europea e l’Italia, è tra i paesi promotori di questo progetto, insieme ai principali partner dell’Unione Europea al Regno Unito e all’Ucraina. ha aggiunto Tajani -. L’obiettivo è mettere a sistema competenze tecnologie e capacità industriali per sviluppare una risposta europea più efficace nel settore della difesa anti missilistica, in primis, per quanto riguarda l’Ucraina, e poi in prospettiva per altre situazioni”.

– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

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