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Economia

Consap, Giacomoni “Su casa e studio opportunità per i giovani”

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ROMA (ITALPRESS) – “Sono mesi che si parla di taglio dei tassi, l’unica certezza è che sono aumentati: grazie alla garanzia che dà Consap alle famiglie per la prima casa sono stati stipulati oltre 500.000 mutui, nonostante il caro tassi”. Lo ha detto Sestino Giacomoni, presidente di Consap, intervistato da Claudio Brachino per il magazine televisivo Italpress Economy. “I due pilastri per il futuro sono sicuramente lo studio e poi la casa: il Fondo Prima Casa è il nostro fiore all’occhiello, ha funzionato molto bene e ha consentito anche ai giovani precari” di essere “bancabili, cioè degni di un finanziamento”, ha sottolineato, ricordando che “il 50% di garanzia vale per tutti, purchè sia prima casa. Poi ci sono delle categorie prioritarie tra cui i giovani sotto i 36 anni con un reddito sotto i 40 mila euro che possono arrivare a una garanzia fino all’80%”. Nelle categorie prioritarie, Consap ha chiesto di inserire anche le famiglie numerose che “avranno una garanzia che in alcuni casi può arrivare addirittura al 90% per quelle con più di tre figli”.
L’altro pilastro è il diritto allo studio. L’impegno di Consap è fare in modo che “qualunque giovane che abbia talento e capacità, se non ha soldi, possa andare in banca e avere un finanziamento. Dobbiamo fare in modo che le banche capiscano che stanno investendo sui giovani, ma stanno investendo anche su tutta l’economia italiana”. Per questo è stato rilanciato e potenziato il Fondo per lo studio, “un’opportunità per i giovani per costruirsi il futuro, ma anche per il sistema Paese perchè i giovani laureati che trovano un buon lavoro poi produrranno PIL e ricchezza per tutti”, ha sottolineato Giacomoni. In pratica questo Fondo “consente ai giovani di poter avere accesso al credito per studiare: attraverso Consap, un giovane meritevole può chiedere una garanzia dello Stato e chiedere un finanziamento in banca. C’è un limite di età fissato a 40 anni, perchè abbiamo voluto includere non solo gli studi universitari, ma anche i master e i costi di perfezionamento. Il finanziamento non è a fondo perduto, “sono soldi che vengono dati ai meritevoli con l’impegno a restituirli, però in tempi molto lunghi: avranno almeno 15 anni per restituirli”.
Si tratta di “un triplice investimento: il giovane investe su se stesso, sulle sue capacità, sul talento e sull’impegno. Lo Stato, attraverso Consap, dà la garanzia del 70%, e le banche ci mettono il restante 30%”, ha spiegato. “Abbiamo chiesto al governo di introdurre la garanzia di ultima istanza dello Stato che consentirà alle banche di concedere il prestito senza fare accantonamenti e dare quindi dei finanziamenti a tasso agevolato. Abbiamo anche chiesto di aumentare il massimale, che oggi è di 25.000 euro, e di portarlo a 50.000 per includere anche le spese per gli alloggi, perchè questo per i fuori sede è un problema. Il governo fa bene a pensare a costruire delle case, ma prima che le case vengano realizzate è bene che ci siano dei finanziamenti per i giovani”. Ora “stiamo dialogando con il governo affinchè si possano digitalizzare e semplificare le procedure del Fondo: invece di andare in banca almeno quattro volte, vorremmo far sì che i giovani, andando sul sito di Consap, possano trovare i requisiti per vedere se hanno diritto alla garanzia e scegliere la banca convenzionata che gli applicherà il tasso migliore”. Inoltre “stiamo vedendo con Cassa Depositi e Prestiti di trovare” il modo di “utilizzare anche il Fondo Europeo degli investimenti per aumentare la disponibilità economica da offrire ai giovani”.

– Foto Italpress –

(ITALPRESS).

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Economia

Cgia, tasse doppie per le imprese italiane rispetto alle big tech

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ROMA (ITALPRESS) – Secondo la Cgia di Mestre i colossi del web continuano a macinare profitti miliardari “scaricando” sulle nostre piccole e medie imprese il peso fiscale che loro eludono. Mentre le imprese italiane registrano un tax rate del 31,9%, le prime 25 multinazionali del web presenti nel mondo, secondo i dati dell’Area Studi di Mediobanca, presentano un’aliquota fiscale media pari al 14,8%: praticamente meno della metà. La Cgia spiega che spesso quando una multinazionale lavora in diversi Paesi incrementa “fittiziamente” i costi delle controllate in quelle nazioni dove il carico fiscale è elevato (come l’Italia o la Francia). Così facendo, abbassa gli utili, spostando la gran parte dei profitti nelle filiali ubicate nelle realtà (come i Paesi Bassi, l’Irlanda, il Lussemburgo, etc.) che presentano livelli di tassazione molto vantaggiosi. Grazie a questa operazione elusiva, la quasi totalità delle big companies dichiara una quota importante del loro utile totale nei Paesi dove si pagano pochissime tasse. Nel 2024, ultimo dato disponibile, le prime 25 websoft presenti nel mondo hanno realizzato un utile ante imposte pari a 503 miliardi di euro, versando, complessivamente, 74,3 miliardi di euro di tasse. Pertanto, il tax rate è stato del 14,8%.

Le imprese italiane, invece, nel 2023 hanno realizzato un utile di 322 miliardi che ha determinato un versamento al nostro erario di 102,6 miliardi di euro di imposte, facendo così salire il tax rate al 32%. Un’aliquota fiscale più che doppia di quella toccata dai giganti mondiali del web. L’associazione mestrina osserva che non sono solo i colossi stranieri del web a godere della fiscalità di vantaggio offerta ancora oggi da diversi Paesi europei. Negli ultimi anni anche molti grandi gruppi italiani hanno spostato all’estero la sede legale o fiscale, talvolta limitandosi a una controllata. Meta preferita: i Paesi Bassi. Il motivo è duplice. Da un lato la legislazione societaria olandese è molto favorevole, perché consente agli azionisti storici di avere doppio voto in assemblea, un meccanismo che blinda l’azienda da eventuali scalate straniere.

Dall’altro, ad Amsterdam il fisco riserva condizioni piuttosto generose alle grandi aziende disposte a trasferire lì la propria sede fiscale. Operazioni del tutto legittime, sul piano fiscale e societario. Ma con un effetto collaterale tutt’altro che neutro: si riduce la base imponibile in Italia, e a farne le spese sono soprattutto le piccole e piccolissime imprese che, a differenza dei grandi gruppi, non hanno certo la possibilità di fare le valigie e trasferirsi altrove.

L’Ufficio studi della Cgia ipotizza che le imprese ubicate in tutte le regioni d’Italia presentano un tax rate nettamente superiore alle principali big tech presenti nel mondo. L’incidenza del carico fiscale sugli utili ante imposte delle nostre imprese ubicate in tutte le regioni è più del doppio di quella in capo alle websoft monitorate. Se, invece, si misura la differenza delle aliquote fiscali, il dato medio italiano (31,9) è di 17,1 punti superiore a quello dei giganti del web (14,8). A livello regionale, infine, il differenziale più elevato si registra nel Lazio che conta un’aliquota fiscale di 18,6 punti in più rispetto alla media delle prime 25 big tech.

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– Foto Ipa Agency –

(ITALPRESS).

 

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Economia

Acea emette il più grande Blue Bond italiano, raccolti 500 milioni di euro

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MILANO (ITALPRESS) – La finanza punta sempre più all’acqua. Oggi a Palazzo Mezzanotte a Milano Acea ha ufficializzato l’emissione del più grande Blue Bond mai emesso in Italia. Sono stati raccolti 500 milioni di euro e ha registrato una domanda superiore a tre volte l’offerta. Un segnale di forte fiducia degli investitori in progetti legati alla tutela della risorsa idrica, secondo quanto afferma la CFO di Acea, Valentina Bracaglia.

Le risorse serviranno a ridurre le perdite della rete, rendere più efficienti gli acquedotti, rafforzare le infrastrutture contro gli effetti del cambiamento climatico e migliorare il trattamento e il riuso delle acque reflue. Un’operazione che unisce mercato e sostenibilità, con l’obiettivo di rendere il sistema idrico più moderno, resiliente e sicuro.

– Foto ufficio stampa Acea –

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Economia

Meloni “Blue economy asset importante per l’Italia, impegno in Ue per rivedere l’ETS marittimo”

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ROMA (ITALPRESS) – “Per l’Italia l’interconnessione marittima è fondamentale per l’economia manifatturiera, per l’approvvigionamento energetico e delle materie prime, per l’esportazione dei nostri prodotti nel mondo. Il mare è un catalizzatore di opportunità trasversali a tutti gli elementi vitali della nostra società: dal turismo all’industria, dalla portualità alla sicurezza, dalla tutela dell’ambiente alla cultura, dalle comunicazioni al commercio e alla logistica”. Così la premier Giorgia Meloni, in un messaggio inviato all’assemblea di Federagenti. “La dimensione marittima muove un ecosistema economico, industriale e produttivo, all’interno del quale ogni componente svolge un ruolo fondamentale. Ecco perché il Piano del Mare, lo strumento strategico e programmatico che questo Governo ha voluto per dotare l’Italia di una politica marittima unitaria, non considera voi agenti dei semplici intermediari ma vi annovera tra i protagonisti della competitività del sistema portuale nazionale”, aggiunge.

“Un sistema, quest’ultimo, che il Governo intende rafforzare ulteriormente, anche grazie alla riforma della governance portuale, un provvedimento di sistema che punta a superare le frammentazioni, sviluppare una pianificazione nazionale, aumentare l’attrattività dei nostri porti. E, a proposito di attrattività e competitività – sottolinea Meloni -, il Governo continuerà a portare avanti il proprio impegno in Europa per rivedere l’ETS marittimo, un meccanismo che rischia di penalizzare i nostri porti a vantaggio di quelli del Nord Africa, peraltro senza ottenere benefici in termini di riduzione delle emissioni inquinanti nel Mediterraneo. Il mare è uno dei motori della nostra crescita, della nostra occupazione, del nostro benessere. La blue economy è un asset che questo Governo ha rimesso al centro delle politiche nazionali, con scelte strutturali e interventi di sistema. È un cammino che, sono certa, ci vedrà lavorare ancora una volta insieme, esattamente come abbiamo fatto finora. Perché solo insieme – pubblico e privato, Istituzioni e mondo produttivo, categorie economiche e parti sociali – riusciremo a rendere sempre più performante e dinamica una delle filiere più identitarie della nostra Nazione: l’economia blu”, conclude la premier.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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