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LA VOCE PAVESE – VIVERE IN LOMBARDIA SEMPRE PIÙ CARO, PAVIA MEGLIO CHE ALTROVE

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LA VOCE PAVESE – VIVERE IN LOMBARDIA SEMPRE PIÙ CARO, PAVIA MEGLIO CHE ALTROVE
La vita in Lombardia costa in media 217 euro in più rispetto a giugno 2023, per effetto dell’inflazione. Se la provincia di Pavia è al di sotto della media regionale, con rincari di circa 84 euro. L’elaborazione fatta dall’Unione Nazionale Consumatori sui dati territoriali dell’inflazione di giugno resi noti dall’Istat, evidenziano come la regione sia in linea con la media nazionale con un aumento annuo del +0,8%, al settimo posto in Italia. Nel mese di giugno 2024, si stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, registri un aumento dello 0,1% su base mensile e dello 0,8% su base annua come nel mese precedente. Prosegue la fase di rallentamento del tasso di crescita su base annua dei prezzi del "carrello della spesa” (+1,2% da +1,8%). In Lombardia tra le voci più in crescita in un anno ci sono i servizi ricreativi, spettacoli e cultura (+1,7%), ricezione e ristorazione (+3,6%), istruzione (2,3%), i trasporti (2,2%). Entrando più nel dettaglio dei beni, si vede un +4% di affitti a giugno 2024 rispetto a giugno 2023, a cui si aggiunge l’aumento del 5% dei servizi postali, il +13,8% dei pacchetti vacanza e il 6% delle assicurazioni. Per quanto riguarda le città le lombarde sono fuori dalla top ten delle più care stilata dall’Unione nazionale dei consumatori, ma gli aumenti medi per le famiglie sono comunque notevoli. A guidare la classifica regionale ci sono Milano e Lecco con un rincaro annuo di 315 euro; segue Como con +251 per una famiglia media, Mantova e Lodi con 184 euro in più. Varese, Bergamo e Cremona vedono un aumento di 112 euro legato all’inflazione, mentre Brescia e Pavia chiudono la classifica regionale con 84 euro in più. A esser colpite dai rincari sono, in questo periodo, soprattutto le vacanze. Secondo il Codacons, si è in presenza di un vero e proprio "allarme vacanze, con rincari a cascata per tutto il settore turistico e dei trasporti e prezzi che, per il comparto dei servizi ricettivi e di ristorazione, aumentano oltre 5 volte il tasso medio di inflazione.

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Tg News 10/06/2026

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Tg News 10/06/2026
ROMA (ITALPRESS) – In questa edizione: Meloni da Confcommercio “No alla patrimoniale” – Piantedosi: “Ok a decreto su Ia per forze Polizia” – Negoziati a rilento, Trump pronto a nuovi attacchi – Zelensky: “Missile Flamingo contro impianto russo” – Omicidio Pierina Paganelli, Dassilva assolto e liberato – Venezi impugna lettera di recesso dalla Fenice – Sinner, esami ok, da oggi si allena per Wimbledon – In Sicilia giustizia più vicina ai cittadini, aprono 30 Uffici di Prossimità – Previsioni 3B Meteo 11 Giugno.

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Tg Lombardia – 10/06/2026

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Tg Lombardia – 10/06/2026 – In questa edizione: Pavia per Papa Leone XIV: esauriti tutti i pass per il 20 giugno – Voghera, capriolo spaventato in centro salvato nel campo da tennis – Droga in Lombardia, smantellata la banda dell’hashish: tre arresti della Dda – Milano, caccia al branco dopo lo stupro della studentessa Erasmus – Omicidio a Milano Certosa, il secondo arrestato non risponde – Milano, il Riesame sblocca il maxihotel al Duomo: area dissequestrata – Milano, incubo in viale Omero: box allagati e maxi conto da 1,7 milioni – Pronto Meteo Lombardia per l’11 Giugno.

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Docenti sotto pressione, a Pavia due su tre denunciano violenze

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La Voce Pavese – Docenti sotto pressione, a Pavia due su tre denunciano violenze

A Pavia fare l’insegnante significa sempre più spesso lavorare in un clima difficile, segnato da insulti, pressioni, minacce, manipolazioni e, nei casi più gravi, anche aggressioni fisiche. Un fenomeno che non riguarda soltanto il rapporto con gli studenti, ma coinvolge anche colleghi, genitori e dirigenti scolastici.
A fotografare la situazione è un’indagine condotta lo scorso anno dall’ufficio scolastico provinciale su 1.017 insegnanti della provincia di Pavia. Il dato più forte è questo: 633 docenti, pari a circa il 62 per cento del campione, hanno dichiarato di aver subito almeno un episodio di violenza verbale, psicologica o fisica. Quasi due insegnanti su tre, dunque, raccontano di essersi trovati esposti a forme di aggressività nel proprio ambiente di lavoro.
Le segnalazioni indicano come principali responsabili i colleghi, con 212 casi. Seguono i genitori degli alunni, con 179 episodi, poi gli studenti, con 105 segnalazioni, e infine i dirigenti scolastici, indicati in 60 casi. Il problema attraversa tutti gli ordini di scuola, dagli asili alle primarie fino alle secondarie.
La forma di violenza più diffusa è quella verbale. Un insegnante su tre riferisce di aver ricevuto commenti denigratori, insulti, diffamazioni, umiliazioni in pubblico o minacce. Episodi che si verificano soprattutto durante l’orario di lezione o nei colloqui con le famiglie. In molti casi, secondo quanto emerge dal sondaggio, i docenti hanno segnalato l’accaduto alla scuola, ricevendo nella maggior parte delle situazioni un supporto ritenuto adeguato.
Accanto alla violenza verbale c’è poi quella psicologica, più silenziosa ma non meno pesante. Un’insegnante su quattro racconta di esserne stata vittima. Si parla di critiche continue al lavoro, commenti dannosi, pressioni e manipolazioni. Anche in questo caso, gli autori indicati più spesso sono i colleghi. Gli episodi avvengono in aula, durante le riunioni e anche fuori dall’orario scolastico.
Il capitolo più grave resta quello della violenza fisica. L’indagine ha raccolto circa settanta casi: spinte, strattonamenti, lancio di oggetti, più raramente percosse o uso di strumenti impropri. In questo caso, a differenza delle violenze verbali e psicologiche, i principali responsabili risultano gli studenti. Seguono colleghi e genitori, mentre i dirigenti scolastici compaiono solo in modo marginale. Quasi tutti gli episodi vengono segnalati alla scuola.
Per Yuri Coppi, direttore dell’ufficio scolastico territoriale, non si tratta di fatti isolati. Gli episodi emersi, soprattutto quelli verbali e psicologici, non possono essere liquidati come semplici difficoltà relazionali. Al contrario, spiegano dall’ufficio scolastico, devono spingere l’intera comunità educativa a rafforzare la cultura del rispetto reciproco, della corresponsabilità e della tutela di chi lavora nella scuola.
La priorità, ora, è trasformare l’emersione del fenomeno in azioni concrete: prevenzione, ascolto, supporto e strumenti efficaci per garantire il benessere degli insegnanti. Perché proteggere chi educa significa proteggere anche la qualità della scuola.

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