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Cronaca

Gentiloni “L’Europa mai così fragile e necessaria”

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ROMA (ITALPRESS) – “A me più che le tariffe, preoccupano le scelte che Trump farà sull’Ucraina. Come si concluderà la storia iniziata con l’attacco russo è importante per gli equilibri internazionali, ma è decisivo per l’Europa. Se c’è un tema sul quale dobbiamo essere uniti ed esigenti nei confronti dei nostri alleati americani, è il sostegno a Kiev, unico modo per creare le condizioni di una pace giusta. Un esito negativo, che riconosca di fatto il sopruso di Putin, metterebbe a rischio la pace in Europa per i prossimi dieci o vent’anni”. Così, in una intervista al Corriere della Sera, il giorno dopo avere svuotato il suo ufficio al Berlaymont, Paolo Gentiloni, che conclude il mandato di cinque anni da Commissario europeo all’Economia.
“L’Europa – dice – non è mai stata così fragile, ma non è mai stata così necessaria. Quindi occorre rimboccarsi le maniche. Serve uno scatto, un’Europa potenza. Il rischio è che una piccola Europa fatichi a sopravvivere. La Commissione uscente ha fatto buone cose, in alcuni casi dei miracoli come di fronte alla pandemia e alla guerra. Ma il mondo va così veloce, che ne servono di nuovi. Altrimenti il nostro straordinario modello, che il mondo ci invidia, è in discussione: servizi universali, libertà, Stato di diritto, longevità, cultura”. Secondo Gentiloni è a rischio anche quello che abbiamo costruito finora, “perchè ad essere compromessa non sarebbe solo la nostra sovranità, ma anche i nostri valori. Sarebbe difficile tenere tutto insieme e occorrerebbe fare dolorose rinunce. Le minacce di guerra e la competizione sui mercati ci dicono che non c’è posto per lo status quo”. “Il contesto – spiega – carica Ursula von der Leyen e il suo collegio di una responsabilità straordinaria. La fragilità è il dato politico dominante in molti Paesi membri. Ma non deve essere un alibi, può essere invece un’opportunità perchè la nuova Commissione prenda l’iniziativa senza attendere i futuri sviluppi politici. E’ evidente che c’è anche un rafforzamento di particolarismi e nazionalismi, la Romania è l’ultima in ordine di tempo. Ma bisogna esser chiari sulla propria collocazione. Penso per esempio che il Pd abbia fatto bene a votare per la Commissione insieme ai socialisti europei. Tanto più dopo la sveglia data dall’elezione di Donald Trump”. “Non ignoro – aggiunge – il fatto che Trump possa provare a interloquire direttamente con i governi dell’Ue. Ma io ho fiducia nella risposta europea. I rapporti commerciali sono di competenza esclusiva della Commissione e penso che una guerra commerciale si possa evitare, sia perchè sarebbe dannosa anche per l’economia americana, in termini di inflazione, sia perchè, dopo tutti i discorsi sulla necessità di essere uniti di fronte alla Cina, sarebbe un regalo proprio a Pechino”.
“Penso che la nuova presidente debba muoversi molto rapidamente verso la proposta di nuovi fondi straordinari finanziati da eurobond – dichiara Gentiloni -. E il primo dovrebbe essere proprio quello sulla difesa: ci sono le condizioni per avere un’ampia maggioranza di Paesi favorevoli, non solo quelli del Sud, ma anche la Polonia, i nordici, i baltici. Il nuovo presidente del Consiglio europeo, Antònio Costa, può facilitare il consenso tra i governi”. “Non sono operazioni da poche decine di miliardi – spiega -. Fino al 2019, la Commissione emetteva titoli per un centinaio di milioni, dal 2021 raccoglie tra i 100 e i 120 miliardi di euro l’anno. Abbiamo finanziato un meccanismo come SURE, 100 miliardi a sostegno della cassa integrazione in 19 Paesi. Abbiamo evitato licenziamenti di massa e da allora abbiamo avuto 8 milioni di nuovi posti di lavoro. E poi il Next Generation Eu, circa 650 miliardi. Molti dimenticano che il sostegno all’Ucraina, dove abbiamo messo più soldi degli Usa, deriva in gran parte da fondi raccolti sui mercati, i quali si aspettano che queste emissioni vengano replicate. Sulla difesa spendiamo molto, ma spendiamo male, ognuno per conto proprio e comprando soprattutto sistemi non europei. Un fondo straordinario farebbe fare alla difesa comune, di cui parliamo da 25 anni, un salto storico”. In merito ad altri fondi finanziati da eurobond, “la Commissione, sulla base delle indicazioni dei rapporti Draghi e Letta, dovrebbe lanciarne uno per la competitività – prosegue Gentiloni -. Non siamo competitivi con Usa e Cina a livello di medie e grandi imprese tecnologiche, pur avendo tutte le carte in regola: università, centri di ricerca, scienziati, addirittura con punte molto avanzate come robotica e computer quantici. Quando qualcosa si concretizza a livello d’impresa, la tendenza a spostarsi all’estero, soprattutto negli Usa, è fortissima”.
Poi, in merito alle critiche alla Von der Leyen per le concessioni fatte alla destra più moderata, quella di Giorgia Meloni che poi l’ha votata, dichiara: “Nessuno può dire che ci sia stata una conversione sovranista di von der Leyen. La sua ispirazione rimane europeista. Che Meloni abbia deciso di sostenerla è di sicuro un fatto positivo, poi vedremo nei prossimi mesi gli sviluppi. Tuttavia, non ci si può nascondere le difficoltà politiche: da un lato tutti riconoscono che ci vorrebbe un’Europa più forte, dall’altro c’è una nuova spinta sovranista di destra accompagnata dalla proliferazione di particolarismi nazionali. A von der Leyen sono mancati tanti voti dei suoi popolari, quanti dei socialisti. Io dico che oggi è necessario tirar fuori un patriottismo europeo. Questa non è una partita marginale, mera appendice del dibattito politico interno. Siamo fortunati ad essere europei e occorre scegliere chiaramente la parte in cui si sta”. Ed alla domanda su cosa farà adesso, risponde: “Vorrei continuare a dare una mano al progetto europeo, soprattutto nei rapporti con il Sud globale. E poi cercherò ovviamente di dare una mano anche in Italia, nel mio partito e nel centrosinistra, per contribuire a far maturare un’alternativa di governo. C’è ancora molta strada da fare per un’alternativa credibile”. “Resta una maggiore consapevolezza che un’Europa più forte sia possibile nonostante tutto – aggiunge -. Quando dico ‘patriottismo europeò penso al fatto che dovremmo essere più ottimisti. Noi parliamo spesso e volentieri dei nostri problemi e fragilità, ma è difficile sentire degli americani o dei cinesi che lo fanno. Anche loro hanno le loro criticità, ma anche noi abbiamo tanti motivi per essere orgogliosi e positivi. Siamo fortunati ad essere europei e non dobbiamo dimenticarlo”.
– foto Agenzia Fotogramma –
(ITALPRESS).

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Foti “Aumentiamo le spese di difesa per rafforzare l’asse europeo”

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ROMA (ITALPRESS) – “L’Europa deve prendere atto che la situazione geopolitica mondiale è cambiata enormemente da quando nacque la Nato, nel 1949”. Così, in una intervista al Corriere della Sera, il ministro per gli Affari Europei, il Pnrr e la Coesione, Tommaso Foti, sull’imminente vertice Nato.
Era un’alleanza in chiave antisovietica, ricorda Foti, “nasceva per difendere il blocco occidentale dalla minaccia dell’Urss, molto concreta, e andava bene sia per gli Usa che per l’Europa: grandi oneri economici per l’America ma anche basi in Europa che a loro servivano”. “Oggi – aggiunge il Ministro – per gli Usa è diventato fondamentale il teatro indo-pacifico, vista l’enorme crescita della Cina. E non solo Trump, ma anche presidenti del passato come Obama – seppur con toni e modi diversi – hanno chiesto un riequilibrio delle spese. Arrivare al 5% del Pil entro il 2035 per le spese di difesa non sarà facile perchè sembra una richiesta sproporzionata”.
“L’opinione pubblica europea, e quella italiana in particolare – evidenzia Foti -, non vede la necessità che invece è reale di rafforzare l’asse europeo della Nato. Paesi che hanno subito il comunismo o sono più vicini alla Russia sentono il problema molto di più, ma anche la Germania sta spendendo tantissimo pur avendo una situazione economica non facile. Noi veniamo da 81 anni di pace, ma è necessario capire che i tempi cambiano”.
Per quanto riguarda le forniture a Kiev, “per il 2026 è stato già deciso il contributo europeo, poi vedremo. Abbiamo sempre aiutato l’Ucraina con forniture di energia, con aiuti di uso civile, continueremo a farlo”, dichiara il Ministro.
– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

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In migliaia a Teheran per la cerimonia funebre di Ali Khamenei

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TEHERAN (IRAN) (ITALPRESS) – Secondo giorno, a Teheran, della cerimonia di commiato in memoria dell’ex leader iraniano Ali Khamenei e di quattro membri della sua famiglia, tutti uccisi in un attacco israelo-americano il 28 febbraio. Sono migliaia le persone provenienti da diverse città dell’Iran che partecipano alle preghiere pubbliche. C’è chi si batte il petto, qualcuno piange.
Le preghiere si sono svolte nella Grande Moschea di Mosalla, dove le salme sono state deposte in bare di vetro da sabato mattina, quando è iniziata la cerimonia di commiato di due giorni.
Tre figli della defunta guida spirituale iraniana Ali Khamenei, Mostafa, Masoud e Meisam, hanno partecipato oggi per la prima volta alla cerimonia di commiato, per pregare in onore del padre. L’altro figlio di Khamenei e suo successore, la Guida Suprema Mojtaba Khamenei, che non si è più visto in pubblico dopo la sua nomina, non ha partecipato nè alle preghiere nè alla cerimonia di commiato, iniziata ieri.
– foto Ipa Agency –
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Trump “Gli Usa più ricchi e forti che mai, il comunismo cancro da estirpare”

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WASHINGTON (STATI UNITI) (ITALPRESS) – “L’America è una nazione di vincenti e oggi il nostro Paese sta vincendo di nuovo”. Lo ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, intervenendo dal palco del National Mall di Washington per le celebrazioni dell’Indipendenza, tracciando un bilancio trionfale dello Stato della nazione. Davanti alle migliaia di persone radunate per il 250esimo anniversario della Dichiarazione, Trump ha rivendicato con forza i risultati raggiunti, dichiarando che oggi il Paese “è più forte, libero, ricco, sicuro e orgoglioso come mai prima”.
Il presidente degli Stati Uniti è salito sul palco del National Mall accompagnato mano nella mano dalla first lady, Melania Trump.
Durante il suo discorso ha ribadito con forza il diritto dei cittadini a possedere armi, richiamando esplicitamente il Secondo emendamento della Costituzione. Le parole del presidente sono state accolte da una vera e propria ovazione da parte della platea di sostenitori presenti alle celebrazioni. “Non vogliamo i comunisti, non ne abbiamo bisogno e l’America non diventirà mai un Paese comunista”, ha sottolineato Trump, aggiungendo: “Nei quasi sei anni della mia presidenza, ho difeso con estrema fermezza il Secondo Emendamento”, che garantisce ai cittadini il diritto di possedere e portare armi. “Non l’hanno toccato affatto. Non è stato facile, ma lo abbiamo protetto e continueremo a farlo con forza e cautela. Nel corso delle generazioni, gli americani hanno combattuto, versato sangue e dato la vita non solo per garantire” i diritti della Costituzione, “ma per estenderli a cittadini di ogni razza, religione, colore e credo, perchè siamo un unico popolo, un’unica famiglia. Lo avete dimostrato stasera, uniti sotto un’unica bandiera”. La Dichiarazione d’Indipendenza “ci insegna che siamo tutti creati a immagine di un unico Dio Onnipotente”, una cosa “che un comunista non direbbe mai, questo è certo”, ha aggiunto Trump, strappando prima una risata e poi un applauso del pubblico.
“La nostra ascesa a nazione più forte e potente del mondo non è stata un caso fortuito della storia”, è successo perchè “abbiamo ricostruito il nostro esercito durante il mio primo mandato. Lo abbiamo utilizzato un pò anche nel nostro… in realtà dovrei dire terzo mandato, ma non lo farò perchè non voglio polemiche. Ma lo abbiamo utilizzato e abbiamo ottenuto un successo straordinario. Guardate il Venezuela, guardate l’Iran, li abbiamo annientati, abbiamo annientato i loro eserciti”, ha detto.
“Oggi il nostro Paese sta vincendo di nuovo, come mai prima d’ora – ha sottolineato Trump -. L’America è tornata e vogliamo che rimanga grande. E lo faremo approvando il Save America Act, il che significa che tutti gli elettori dovranno mostrare un documento d’identità valido per votare. Tutti gli elettori dovranno fornire un piccolo documento chiamato prova di cittadinanza. E non ci saranno più schede elettorali per corrispondenza, salvo in caso di malattia, disabilità, dispiegamento militare o viaggio. E non ci saranno più brogli elettorali. E’ molto semplice”.
Dopo la fine del discorso di Donald Trump, durato circa 35 minuti, le bande congiunte delle forze armate Usa hanno eseguito l’inno nazionale a cui il tycoon ha assistito offrendo il saluto militare. Subito dopo è iniziato lo show: 850 mila singoli fuochi d’artificio per dare vita a uno spettacolo di 40 minuti, senza precedenti.
– foto Ipa Agency –
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