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Anche Boston si arrende a OKC, vince Cleveland, Lakers sconfitti

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OKLAHOMA CITY (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Nemmeno i campioni in carica riescono a fermare i Thunder. In quella che per molti potrebbe essere la finale per il titolo, Oklahoma City ribadisce una volta di più le proprie ambizioni: 105-92 contro Boston, 15esima vittoria di fila (record di franchigia) e primato a Ovest sempre più solido, con appena 5 sconfitte in 35 gare. Shai Gilgeous-Alexander guida i suoi con 33 punti e 11 rimbalzi, allungando una striscia che dura ormai da oltre un mese: è dall’1 dicembre che OKC non conosce sconfitta, fatta eccezione per quella nella finale della Nba Cup con Milwaukee che però non conta a livello statistico in regular season. Tatum (26+10) e Brown (21 punti ma 0/7 dal campo nel secondo tempo) non bastano ai Celtics, che perdono terreno anche nei confronti di Cleveland, sempre più leader a Est. Darius Garland (25 punti) e Jarrett Allen (19 punti e 11 rimbalzi) mettono il timbro sul 115-105 su Charlotte che allunga a 10 partite la serie vincente dei Cavs, imbattuti dall’8 dicembre a Miami, con l’unico ko casalingo in stagione su 19 partite arrivato per mano di Atlanta lo scorso 27 novembre. Restando a Est, Orlando cede 105-92 a Utah (27 punti per Sensabaugh), pagando una scarsa vena al tiro (36%) mentre la sfida fra le due peggiori squadre della lega se l’aggiudica New Orleans, che batte Washington 110-98 (25 punti per McCollum, tripla doppia per Murray con 14 punti, 12 assist e 10 rimbalzi). A Ovest la principale antagonista di OKC si conferma Houston, che ha la meglio sui Lakers per 119-115 (33 punti per Green, 23 punti e 16 rimbalzi per Thompson) ma l’uomo partita è Fred VanVleet che nell’ultima azione della partita, sul 118-115, intercetta un pallone destinato a LeBron James (21 punti, 13 rimbalzi e 9 assist) e fa 1/2 dalla lunetta, quanto basta per chiudere i conti. Per i gialloviola anche 30 punti di Davis. Colpo grosso al Chase Center per Sacramento, al quarto successo consecutivo: anche se privi di Fox, i Kings travolgono 129-99 Golden State, 26 punti e 12 assist per Monk, 22+7 oltre a 13 rimbalzi per Sabonis, fra i Warriors 26 punti del solito Curry.
– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

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Cremonese, ufficiale: esonerato il tecnico Davide Nicola

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CREMONA (ITALPRESS) – Davide Nicola non è più l’allenatore della Cremonese. La società grigiorossa ha annunciato in una nota di “aver sollevato dalla conduzione tecnica della prima squadra” il 53enne tecnico piemontese. “Il club grigiorosso desidera ringraziare l’allenatore e il suo staff per la professionalità, l’impegno e la dedizione mostrate nel lavoro quotidiano svolto sin dal loro arrivo a Cremona”, il congedo della società.

Ingaggiato la scorsa estate per guidare i grigiorossi al ritorno in serie A, Nicola era partito benissimo con le vittorie su Milan e Sassuolo, con la Cremonese imbattuta nelle prime 5 giornate e capace di issarsi fino all’ottava posizione con 20 punti in 14 partite. Poi, però, la squadra è crollata: appena 4 punti nelle successive 15 gare e una striscia negativa aperta di quattro sconfitte consecutive – l’ultima lunedì in casa con la Fiorentina per 1-4 – che hanno fatto piombare i grigiorossi al terz’ultimo posto, a -3 dalla salvezza, con l’ultima vittoria datata 7 dicembre (2-0 sul Lecce allo Zini). Il grande favorito per sedersi sulla panchina al posto di Nicola è Marco Giampaolo, fermo dall’esperienza al Lecce nella passata stagione e già al timone della Cremonese nella stagione 2014-15 quando, subentrato a campionato in corso, portò la squadra all’ottavo posto nel girone A di Lega Pro.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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La Coppa d’Africa al Marocco, il Senegal ricorre al Tas: “Decisione ingiusta e inaccettabile”

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ROMA (ITALPRESS) – Sul campo era finita ai supplementari con la vittoria del Senegal. Nei tribunali sportivi ha vinto il Marocco che si è visto assegnare la Coppa d’Africa dalla commissione d’appello della Caf, la Confederazione del calcio africano. La partita, la finale più lunga della storia, però non è ancora finita. Si andrà…ai rigori dal momento che la Fsf, la Federcalcio senegalese, ha annunciato che presenterà ricorso al Tas di Losanna “contro una decisione ingiusta, inaccettabile e senza precedenti che scredita il calcio africano. Per difendere i propri diritti e gli interessi del calcio senegalese, la Federazione presenterà ricorso al più presto al Tribunale Arbitrale dello Sport di Losanna”.

E il Marocco? La Frmf ha diramato un comunicato, sottolineando che la Commissione d’Appello non ha fatto altro che applicare gli articoli 82 e 84 del regolamento della competizione. Inoltre filtra la posizione della Federazione, ovvero che le azioni legali non sono state intraprese con l’intenzione di “mettere in discussione le prestazioni sportive delle squadre partecipanti al torneo, ma solo per richiedere l’applicazione del regolamento. La Federazione ribadisce il suo impegno nel rispetto delle regole, la chiarezza del quadro competitivo e la stabilità delle competizioni africane”. 

Una decisione che, ovviamente, ha innescato polemiche e reazioni notevoli. Una fonte della Federazione calcistica senegalese ha dichiarato a ‘L’Équipe’: “Siamo indignati. Il 29 marzo ci sarà una riunione del Comitato Esecutivo della Caf (Confederazione Africana di Calcio); sarà la Terza Guerra Mondiale”.

Claude Le Roy, ct della nazionale senegalese tra il 1990 e il 1992, ha espresso la sua indignazione per la decisione della Caf. “Non avrei mai immaginato, nemmeno per un secondo, che la Caf potesse spingersi così in là nella strada dell’assurdità”, le sue parole riportate da L’Equipe con attacchi anche al presidente del calcio africano, Patrice Motseppe, definito “un vassallo di Gianni Infantino che voleva dare questa Coppa al Marocco fin dall’inizio”.

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Altri duri attacchi al numero 1 della Fifa e una sensazione: “Credo che non sia ancora finita, penso che il Senegal riceverà ciò che si merita alla fine di questa storia. Ma tutto è questo è patetico, distrugge l’immagine del calcio africano”.

Tante le reazioni anche da parte dei giocatori senegalesi (“Date altri tre gol a quei piagnucoloni”, il post di Pathé Ciss che si riferisce al successo per 3-0 a tavolino dei marocchini) per una decisione che assegna il titolo al Marocco, ma c’è ancora un’altra pagina di questa brutta storia da scrivere e a farlo sarà il Tas di Losanna.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

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Moggi “Serie A campionato di passaggio, Marotta miglior dirigente per distacco”

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MILANO (ITALPRESS) – “Tutti dicono che il calcio di oggi sia cambiato, ma la realtà è che sono cambiati i piedi dei giocatori: in Italia prima avevamo stranieri top, adesso vengono solo quelli che vogliono imparare a giocare a calcio e appena hanno imparato se ne vanno in Premier League”: a dirlo l’ex dirigente di Juventus, Roma, Napoli, Lazio e Torino, Luciano Moggi, oggi opinionista sportivo, intervistato da Marco Klinger per Medicina Top, format tv dell’agenzia di stampa Italpress. L’attenzione di Moggi si sposta dal campo alla scrivania, delineando le figure dirigenziali che allo stato attuale si stanno comportando meglio: “La struttura fisica è essenziale, ma non basta: bisognerebbe parlare anche dei dirigenti. Oggi è l’Inter ad avere quelli migliori, Marotta e Ausilio possono dare lezioni a tutti: l’Inter è nei primi posti della classifica tutti gli anni e lotta per qualcosa, compresa la Champions League; è difficile arrivare là, ma ogni anno è proprio l’Inter a rappresentare l’Italia. In termini di programmazione la Juventus compra Openda per 40 milioni di euro, l’Inter compra Bonny per 24: questo ci dice qualcosa sulla differenza tra i dirigenti perché Bonny è giovane e bravo, Openda è praticamente a fine carriera. Penso che Marotta sia il miglior dirigente per distacco: l’aspetto difficile in un’azienda di calcio è avere un uomo che sappia coniugare lo sport con l’economia, cosa che Marotta sa fare; inoltre si circonda di gente capace, con cui è bravo a fare squadra”.

L’ex dirigente si sofferma poi sul rapporto mantenuto con i medici nel corso della sua carriera: “Ho sempre avuto una stretta collaborazione con loro: quando c’era qualche infortunio muscolare mandavo spesso uno o due medici a vedere gli allenamenti della squadra per vedere come correvano i giocatori. Per me la prevenzione era fondamentale: non tutti sono capaci di curare, perché gli infortuni muscolari sono qualcosa di abbastanza brutto e possono esserci recidive, però nella mia attività di dirigente ho sempre cercato di prevenire e sono riuscito a superare determinati drammi”. Parlando di campioni del passato e del presente, il preferito di Moggi è “sicuramente Maradona: oggi si parla di Messi e Ronaldo, ma lui faceva parte di un’altra categoria. Ci sono i fuoriclasse e i campioni: Maradona era un fuoriclasse, gli altri erano campioni. Napoli ha messo Maradona in condizione di fare una certa vita: di giorno non poteva girare per la città, perché a ogni piè sospinto erano fotografie e autografi, quindi doveva muoversi necessariamente di notte. Sul suo modo di comportarsi ci sono state anche delle cose che ho scoperto e poi eliminato: lui andava negli alberghi dalle 2 in poi, dopodiché la mattina rientrava a casa e dormiva, quindi non poteva allenarsi. Se avesse fatto la vita dell’atleta poteva giocare ancora per cinquant’anni, non avendola fatta ha dovuto smettere per ovvi motivi: la sostanza però è che lui è stato un giocatore in grado di vincere le partite da solo e il simbolo della squadra, uno a cui tutti volevano bene”.

Moggi traccia la sua ricetta nella scelta di un giocatore da acquistare: tutto dipende “dalle caratteristiche della squadra: se mancasse un attaccante sceglierei Lautaro Martinez, se mancasse un centrocampista sceglierei Zidane. Lui l’avevo preso a 5 miliardi dopo un Milan-Bordeaux di Champions League, in cui era stato capace di ribaltare la partita da solo, mentre Dugarry andò al Milan per 18 miliardi: su questo Berlusconi prendeva sempre in giro Galliani”. Moggi conclude raccontando come la sua carriera da calciatore sia stata breve: “Non ero uno che poteva arrivare, così ho deciso di smettere: ho fatto un concorso per le Ferrovie dello Stato da capogestione e ho vinto, quindi ho chiesto alla Juventus, con cui avevo fatto un provino da ragazzino, di fargli sia da opinionista che da osservatore; hanno risposto di sì e da lì è cominciato tutto. Finivo di lavorare alla stazione di Civitavecchia alle 6 di mattina, dopo aver lavorato tutta la notte, e alle 8 prendevo il treno per Torino: ho fatto questa vita per vent’anni, ma ci vuole un certo carattere per andare avanti quando ti accorgi che le circostanze non sono adatte a te“.

– foto tratta da video Medicina Top –

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(ITALPRESS).

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