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Economia

Nei primi 6 mesi 2024 in crescita la domanda di mutui casa

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ROMA (ITALPRESS) – Nel primo semestre del 2024 la domanda di credito da parte delle imprese è rimasta pressochè stazionaria: a fronte di una lieve crescita nel Nord e nel Mezzogiorno, la domanda si è ridotta nel Centro. Nelle regioni settentrionali e meridionali sono aumentate soprattutto le richieste di prestiti finalizzati alla ristrutturazione dei debiti e, in misura inferiore, quelle dirette a sostenere gli investimenti; le richieste volte al finanziamento del capitale circolante, invece, si sono ridotte in tutte le aree ad eccezione del Nord Est. E’ quanto emerge dall’indagine Regional Bank Lending Survey, condotta dalle Filiali regionali della Banca d’Italia su un campione di 240 banche e relativa al primo semestre del 2024.
Nello stesso periodo le politiche di offerta di credito alle imprese sono rimaste improntate alla cautela in tutte le aree del Paese, in particolare nel Mezzogiorno; vi ha inciso la maggiore percezione del rischio da parte degli intermediari su particolari settori, imprese o aree.
Nel primo semestre del 2024 è tornata ad aumentare la domanda di prestiti per l’acquisto di abitazioni e quella per finalità di consumo. Le richieste di mutui sono cresciute in misura lievemente più marcata nel Nord Ovest e nel Mezzogiorno.
Le politiche di offerta dei mutui alle famiglie sono rimaste sostanzialmente invariate in tutte le aree del Paese, sebbene l’erogazione dei prestiti si sia accompagnata alla richiesta di maggiori garanzie. Anche per il credito al consumo le condizioni di offerta si sono mantenute pressochè stazionarie.
Nella prima parte del 2024, in un contesto di contenimento dei rendimenti offerti dalle banche, è diminuita la domanda di depositi da parte delle famiglie. Le richieste di titoli di Stato, di azioni e di quote di fondi comuni sono invece aumentate.

– Foto Agenzia Fotogramma –

(ITALPRESS).

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Economia

Il Parlamento europeo approva il Regolamento per l’euro digitale

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ROMA (ITALPRESS) – Il Regolamento per l’euro digitale è stato oggi approvato in prima lettura dal Parlamento europeo, con 416 voti a favore su 607 votanti. La misura fa parte del cosiddetto “pacchetto moneta unica”. Si tratta di un avanzamento fondamentale per un progetto strategico per il futuro dei pagamenti nell’eurozona. Lo rende noto Bankitalia. “A questo punto si aprirà, entro il mese di luglio, la fase del Trilogo, cioè dei negoziati che coinvolgono Parlamento, Consiglio dell’Unione europea e Commissione europea, necessari per definire il testo finale del regolamento”. L’obiettivo istituzionale è quello di “completare il processo entro il 2026”. L’euro digitale sarebbe una evoluzione della moneta unica nell’era digitale. Consentirebbe ai cittadini di utilizzare, anche in formato elettronico, una forma di moneta emessa direttamente dalla banca centrale. Sarebbe un’opzione in più oltre al contante e agli strumenti di pagamento privati già esistenti. Il progetto “punta a preservare la disponibilità della moneta pubblica, rafforzando l’autonomia e la capacità innovativa dell’Europa nel settore dei pagamenti”.

Parallelamente al confronto tra le istituzioni europee, l’Eurosistema procede con il lavoro di progettazione e sperimentazione. In questo contesto, “la Banca d’Italia è impegnata, insieme alla BCE e alle altre banche centrali dell’area dell’euro, nelle attività di preparazione tecnica del progetto”. Nei prossimi mesi il confronto legislativo e le attività di sperimentazione “proseguiranno in parallelo, con ulteriori sviluppi attesi sia sul fronte istituzionale sia su quello tecnico”, conclude Bankitalia.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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Economia

Rapporto annuale Inps 2026, sono 16,4 milioni i pensionati. Cresce l’età media

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ROMA (ITALPRESS) – Il numero dei pensionati è stabile. Sebbene rappresentino la maggioranza dei pensionati, le donne percepiscono meno della metà dei redditi pensionistici complessivi, a causa di carriere contributive storicamente più discontinue di retribuzioni inferiori. Al 31 dicembre 2025 i pensionati erano circa 16,4 milioni, di cui 8 milioni di maschi e 8,4 milioni di femmine. E’ quanto emerge dal Rapporto annuale Inps 2026. L’importo lordo delle pensioni complessivamente erogate era di circa 371 miliardi di euro. Sebbene rappresentino la quota maggioritaria sul totale dei pensionati (il 51%), le femmine percepivano il 44% dei redditi pensionistici, ovvero 163 miliardi di euro contro i 207 miliardi dei maschi. Rispetto al 2024, l’importo medio lordo mensile dei redditi pensionistici è aumentato dell’1,3%.

L’importo dei redditi percepiti dagli uomini era superiore a quello delle donne di circa il 34%. La spesa pensionistica ha registrato una crescita più sostenuta, passando da 347 miliardi di euro nel 2023 a 371 miliardi nel 2025. Tale dinamica è in larga misura riconducibile all’evoluzione degli importi medi, agli effetti della rivalutazione e alla composizione delle prestazioni erogate, più che a un aumento rilevante del numero di pensionati. Sono 15,8 milioni i pensionati Inps, 21 milioni le pensioni erogate, 3,8 milioni le prestazioni per invalidità, 915 mila gli assegni e le pensioni sociali. L’importo lordo del reddito pensionistico medio mensile è di 1.885,11 euro, per i pensionati Inps sale a 1.905,98 euro.

ETÀ MEDIA PENSIONATI 64,7 ANNI NEL 2025, ERA 61,7 NEL 2012

Cresce l’età media dei pensionati. Nel complesso passa da 61,7 anni nel 2012 a 64,7 anni nel 2025. L’aumento è particolarmente evidente per le pensioni di vecchiaia, la cui età media si colloca stabilmente intorno ai 67 anni a partire dal 2020. Le pensioni anticipate seguono invece una dinamica più irregolare: dopo il massimo osservato nel 2020, pari a 62,1 anni, l’età media si attesta a 61,7 anni nel 2025, risentendo maggiormente dei canali di flessibilità in uscita. L’età media alla decorrenza è salita da 57 anni e 7 mesi nel 1995 a 64 anni e 10 mesi (+7 anni e 3 mesi) nel 2025.

CRESCONO I PENSIONATI LAVORATORI, 158MILA NEL 2023

Il numero di pensionati lavoratori cresce rapidamente: da circa 40 mila nel 2019 a quasi 158 mila nel 2023. Parallelamente, resta elevata, seppur in progressiva riduzione, la quota di coloro che riprendono a lavorare nella stessa impresa in cui erano occupati prima del pensionamento, a conferma della rilevanza della continuità dei rapporti anche dopo l’uscita formale dal mercato del lavoro. Dal punto di vista demografico, i pensionati lavoratori presentano un’età media alla decorrenza compresa tra 64 e 65 anni e una prevalenza maschile, sebbene la quota di donne risulti in lieve aumento nel periodo. Una caratteristica distintiva è la diffusione del part-time, che interessa una quota crescente di questa platea e suggerisce come il lavoro post-pensionamento si configuri spesso come un’attività a intensità ridotta. Sotto il profilo territoriale, la distribuzione riflette la localizzazione delle attività economiche, con una maggiore concentrazione nelle regioni del Nord.

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27,2 MLN DI ASSICURATI NEL 2025

Nel 2025 gli assicurati Inps, tutti i lavoratori, dipendenti e indipendenti, obbligati ai versamenti previdenziali, sono pari a 27,2 milioni evidenziando un incremento di 244.000 unità rispetto al 2024, di circa 1,7 milioni rispetto al dato pre-pandemia del 2019 (+6,8%), di 2,55 milioni rispetto al 2014, che era stato il punto di minimo dopo il doppio shock degli anni 2008-2014 (crisi finanziaria internazionale e crisi dei debiti sovrani dei Paesi mediterranei). Nel complesso, mentre gli assicurati dipendenti (operai agricoli, lavoratori domestici, dipendenti pubblici, dipendenti privati) sono costantemente aumentati, al contrario gli assicurati indipendenti (artigiani, commercianti, lavoro agricolo autonomo, collaboratori e professionisti della Gestione Separata, lavoro accessorio e occasionale, percettori di voucher) sono costantemente diminuiti.

NEL 2025 BONUS NUOVI NATI PER 72,9% DEI BAMBINI

Il confronto tra il numero di bambini beneficiari del Bonus nuovi nati e il totale dei nati nell’anno evidenzia una quota pari al 72,9%, che misura la percentuale di famiglie che hanno avuto accesso alla prestazione in presenza dei requisiti soggettivi previsti dalla norma e di un indicatore ISEE non superiore a 40.000 euro. Rapportando il numero dei nati nel 2025 con Assegno Unico Universale al numero totale dei nati 2025, si ottiene una misura che rappresenta il take-up dell’AUU per la generazione dei nuovi nati: tale valore è pari al 92,9%. Trattandosi in questo caso di una misura universale e che, quindi, prescinde dal livello ISEE, è plausibile attendersi una crescita di tale take-up, con riferimento alle domande che verranno accolte nei prossimi mesi.

CON BONUS ASILO +6 PUNTI PERCENTUALI PROBABILITÀ OCCUPAZIONE MADRI

Aumenta la probabilità di occupazione per le madri che hanno avuto accesso al Bonus nido pari a circa 6 punti percentuali. Considerando che la probabilità di essere occupati nel campione è del 36%, ciò corrisponde a un incremento di circa il 17%.Si tratta di un effetto piuttosto rilevante, soprattutto se si considera che il valore del Bonus era ancora relativamente contenuto. Ciò suggerisce che, nonostante l’entità limitata del trasferimento, la misura sia stata in grado di incidere in modo significativo sulle decisioni di offerta di lavoro delle madri. Non si rileva, invece, alcun effetto significativo sul margine intensivo. Né il salario percepito né il numero di settimane lavorate nei due anni successivi alla nascita del figlio risultano influenzati dall’aver beneficiato del Bonus asilo nido.

NEL 2025 RISULTATO D’ESERCIZIO +3.496 MLN SU ANNO

Sul piano economico-patrimoniale, l’anno 2025 chiude con un risultato di esercizio positivo pari a 4.525 milioni, in miglioramento di 3.496 milioni rispetto al 2024, quando è risultato pari a 1.029 milioni. Tale risultato, al netto delle assegnazioni alle riserve legali e al fondo di riserva dei Fondi di solidarietà, determina un disavanzo economico di 1.130 milioni. Per effetto del risultato d’esercizio conseguito e della riduzione del debito per anticipazioni di tesoreria, il patrimonio netto passa da 35.313 milioni di inizio esercizio a 42.838 milioni al 31 dicembre 2025.

La gestione finanziaria di competenza dell’esercizio 2025 chiude con un avanzo di 16.818 milioni, quale differenza tra 571.210 milioni per gli accertamenti e 554.392 milioni per gli impegni, per effetto dei saldi di parte corrente (13.813 milioni) e in conto capitale (3.004 milioni). La gestione finanziaria di cassa, con riscossioni per 561.375 milioni e pagamenti per 554.916 milioni presenta un differenziale positivo di 6.458 milioni che, sommato al fondo iniziale, determina un avanzo di 48.411 milioni. L’avanzo di amministrazione è pari a 136.759 milioni, come rilevabile dalla somma algebrica tra il fondo finale di cassa, i residui attivi e i residui passivi.

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FAVA “PRESUPPOSTO DI SOSTENIBILITÀ DEL SISTEMA PREVIDENZIALE”

“Il lavoro rappresenta un elemento centrale nella vita delle persone, come riconosce la nostra Carta costituzionale, ed è al tempo stesso il presupposto della sostenibilità del sistema previdenziale. L’Italia registra oggi livelli occupazionali elevati. Secondo i dati Istat, il tasso di occupazione ha superato stabilmente il 63%. Nel 2025, la platea dei lavoratori assicurati Inps raggiunge, secondo i dati del Rapporto, circa 27,2 milioni, segnando un nuovo record. È un numero che non fotografa soltanto una dimensione amministrativa. Fotografa la base reale sulla quale si regge il nostro patto previdenziale. Il lavoro dipendente a tempo indeterminato ha sostenuto una fase di consolidamento importante”. Così il presidente dell’Inps, Gabriele Fava, nel corso della sua relazione al Rapporto annuale Inps

“Ma sarebbe un errore fermarsi alla superficie del numero. Il lavoro italiano cresce, cambia natura, invecchia nella sua composizione demografica, dipende sempre di più dal contributo dei lavoratori stranieri e vede arretrare alcune forme storiche di lavoro autonomo mentre crescono professionisti, collaboratori e iscritti alla Gestione Separata”, aggiunge.

“La sostenibilità previdenziale non si costruisce soltanto modificando requisiti, finestre o coefficienti. Si costruisce prima, dentro il mercato del lavoro. Se il lavoro è debole, la previdenza sarà fragile. Se i salari sono bassi, i contributi saranno insufficienti. Se giovani e donne restano ai margini, il sistema perde base contributiva, capacità produttiva e coesione. La grande sfida non è soltanto attrarre lavoro, ma consolidare nel Paese competenze, produttività e continuità occupazionale. Significa riportare energie giovani, valorizzare gli over 55, accompagnare le imprese nei percorsi di innovazione e sostenere una crescita capace di rendere più solido il patto sociale”, sostiene Fava.

– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

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Economia

Bankitalia, a maggio prestiti a famiglie e imprese in aumento. Tasso su nuovi mutui casa al 3,96%

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ROMA (ITALPRESS) – A maggio, secondo i dati della Banca d’Italia, i prestiti al settore privato sono aumentati del 3,1% sui dodici mesi (2,8% nel mese precedente). I prestiti alle famiglie sono aumentati del 2,6% (come nel mese precedente) mentre quelli alle società non finanziarie sono aumentati del 3,5% (3,1% in aprile). I depositi del settore privato sono aumentati del 2,7% (2,9% nel mese precedente); la raccolta obbligazionaria è aumentata del 4,1% (4,2% nel mese precedente).

A maggio il tasso annuale effettivo globale (Taeg) sui nuovi prestiti alle famiglie per l’acquisto di abitazioni si è collocato al 3,96% (3,91% nel mese precedente); la quota di questi prestiti con periodo di determinazione iniziale del tasso fino a 1 anno è stata del 18,7% (21,2% nel mese precedente).

Il Taeg sulle nuove erogazioni di credito al consumo si è collocato al 10,37% (10,41% nel mese precedente). I tassi di interesse sui nuovi prestiti alle società non finanziarie sono stati pari al 3,67% (3,56% nel mese precedente), quelli per importi fino a 1 milione sono stati pari al 4,34%, mentre i tassi sui nuovi prestiti di importo superiore a tale soglia si sono collocati al 3,25%. I tassi passivi sul complesso dei depositi in essere sono stati pari allo 0,65% (come nel mese precedente).

– Foto Ipa Agency –

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