LA VOCE PAVESE – MILANO-SANREMO, LA PROVINCIA DI PAVIA IN VETRINA
La Milano-Sanremo, prima monumentale classica della stagione ciclistica internazionale, partirà da Pavia anche per le prossime tre edizioni, fino al 2027. L’annuncio è stato dato ieri in Comune, durante la conferenza stampa di presentazione della 116ª edizione, in programma sabato 22 marzo 2025.
La conferma della partenza dalla città lombarda è frutto di un accordo tra RCS Sport, il Comune di Pavia, la Camera di Commercio e la Provincia di Pavia, consolidando così il legame tra il territorio e la corsa simbolo della primavera ciclistica.
Anche per il 2025, la "Classicissima" seguirà un percorso che, dopo lo start da Pavia, si dirigerà verso nord in direzione Milano, per poi transitare dalla Certosa di Pavia e immettersi nel tracciato storico. Successivamente, attraverserà Casteggio, Voghera, Rivanazzano e Salice Terme, prima di rientrare nel percorso tradizionale a Tortona, proseguendo fino all’arrivo sulla Riviera di Ponente, ricalcando il tragitto che da oltre 110 anni lega la Lombardia alla Liguria.
"La Milano-Sanremo è una delle corse più affascinanti e leggendarie del ciclismo mondiale – ha dichiarato Mauro Vegni, direttore dell’Area Ciclismo di RCS Sport –. È la Classicissima di primavera, la prima della stagione, una sfida che da oltre un secolo mette alla prova i più grandi campioni del nostro sport. Anche quest’anno e nelle prossime due edizioni, sarà Pavia ad ospitare la partenza, a seguito del grande successo del 2024".
Entusiasmo anche da parte del sindaco di Pavia, Michele Lissia:
"La corsa non sarà solo un evento sportivo, ma anche un volano di promozione per Pavia e il suo territorio. Sono certo che la Milano-Sanremo 2025 offrirà il consueto spettacolo e rappresenterà una vetrina prestigiosa per far conoscere le bellezze della nostra città".
A garantire il supporto mediatico dell’evento sarà RTL 102.5, che sarà la radio ufficiale della competizione.
La Voce Pavese – Certificati di residenza falsi, inchiesta a Pavia
Sarebbero alcune centinaia i certificati di residenza rilasciati in modo irregolare da un dipendente comunale, formalmente emessi ma privi della documentazione prevista dalla legge. Molte di queste residenze risulterebbero riferite allo stesso numero civico, dove ha sede una pizzeria. Sulla vicenda sono in corso due accertamenti paralleli: uno della Procura e uno dell’ufficio procedimenti disciplinari del Comune, a Pavia, negli uffici di Palazzo Mezzabarba.
L’istruttoria è ancora nella fase iniziale, ma se le contestazioni dovessero trovare conferma il dipendente rischierebbe il provvedimento più grave: il licenziamento. Secondo quanto emerso, i certificati sarebbero stati concessi soprattutto a cittadini stranieri, in larga parte di origine egiziana. Non è chiaro come l’anomalia sia stata scoperta, ma l’ipotesi più accreditata è che un controllo su uno dei presunti residenti abbia fatto emergere la coincidenza dell’indirizzo con quello di un esercizio commerciale. Quando i nominativi collegati allo stesso civico sono diventati decine è scattato l’approfondimento.
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Gli investigatori sarebbero così risaliti al dipendente comunale, già ascoltato in questura. Accertamenti sono in corso anche sui gestori della pizzeria, per verificare se fossero a conoscenza dell’utilizzo dell’indirizzo o se vi fosse un eventuale accordo. Vale, come sempre, la presunzione di non colpevolezza. Sul piano penale, qualora i fatti fossero confermati, le ipotesi di reato potrebbero essere il falso in atto pubblico, se le residenze fossero state concesse come favore, oppure la corruzione, nel caso di compensi o utilità in cambio. Sul fronte disciplinare, invece, non sarebbe necessario attendere una sentenza definitiva: basterebbe la rottura del rapporto di fiducia con l’amministrazione.
La vicenda riaccende l’attenzione sulle procedure per il rilascio della residenza, che prevedono passaggi rigorosi. Per i cittadini stranieri sono richiesti documento di identità valido, codice fiscale, titolo di disponibilità dell’alloggio o dichiarazione di ospitalità, oltre al permesso di soggiorno o alla ricevuta della richiesta. Dopo la domanda allo sportello Anagrafe, la polizia locale effettua un sopralluogo per verificare la reale dimora, di norma entro 45 giorni. Solo dopo esito positivo viene rilasciato il certificato. Proprio questi passaggi, secondo gli inquirenti, nel caso sotto esame non sarebbero stati rispettati o non risulterebbero adeguatamente documentati agli atti.
Informazione 3BMeteo Lombardia – Previsioni 12 gennaio 2026
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