ASM VOGHERA, I SINDACATI: “BASTA ILLAZIONI, PRONTI ALLO SCIOPERO”
Scintille tra i sindacati e il consigliere di Alleanza Civica Pier Ezio Ghezzi sulla gestione dei rifiuti in città. Dopo le dure dichiarazioni dell’esponente di opposizione – che ha definito il servizio di igiene urbana “il peggiore mai visto” e ha criticato l’efficacia delle fototrappole – le sigle sindacali di Asm Voghera replicano senza mezzi termini: “Basta illazioni contro i lavoratori, altrimenti proclameremo lo stato di agitazione e incroceremo le braccia”.
La risposta è arrivata nel corso di una conferenza stampa convocata ieri pomeriggio, durante la quale è stato diffuso un documento firmato dalle segreterie di Fp Cgil (Daniele Pirri), Fiadel (Franco Manzi) e dalle Rsu di Fp Cgil (Gioachino Insalaco e Massimiliano Pertusi) e Fiadel (Osvaldo Olivieri). Presenti anche Gioachino Insalaco, Franco Gatti, Rosangela Maiola e Massimiliano Pertusi.
“STRUMENTALIZZAZIONI INACCETTABILI”
“Nessuno può restare indifferente quando vengono messi in discussione i lavoratori di Asm, che ogni giorno garantiscono i servizi essenziali di igiene urbana per i cittadini di Voghera”, si legge nella nota sindacale. Il documento respinge con forza le accuse di inefficienza e denuncia “strumentalizzazioni e rappresentazioni non veritiere” della realtà operativa.
I sindacati puntano il dito anche sul presunto uso politico della vicenda: “Affermare che, nonostante un aumento di personale, mezzi e ore di pulizia, la città sia più sporca è un’offesa ai lavoratori e ai cittadini. Dal nostro punto di vista, è chiaro che la campagna elettorale sia già iniziata”.
“LAVORATORI ESSENZIALI, IL LORO OPERATO NON SI TOCCA”
Il messaggio è chiaro: “Lanciare la propria sfida politica sulla pelle dei lavoratori di Asm è riprovevole e smentito dai fatti. I dipendenti rappresentano una risorsa imprescindibile per la collettività e operano con impegno e professionalità. È inaccettabile che il loro operato venga sminuito”, insistono le Rsu.
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LE FOTOTRAPPOLE NEL MIRINO
Al centro della polemica anche le fototrappole, oggetto delle critiche di Ghezzi. I sindacati, però, le difendono e mostrano alcuni esempi concreti del loro utilizzo: “Grazie ai controlli quotidiani e alle fototrappole sono stati individuati molti trasgressori. Le immagini mostrano come alcuni cittadini abbandonino sacchetti neri fuori dai contenitori, contribuendo al degrado urbano”.
La tensione resta alta e il messaggio finale dei sindacati è un avvertimento: se gli attacchi continueranno, la mobilitazione sarà inevitabile.
La Voce Pavese – Certificati di residenza falsi, inchiesta a Pavia
Sarebbero alcune centinaia i certificati di residenza rilasciati in modo irregolare da un dipendente comunale, formalmente emessi ma privi della documentazione prevista dalla legge. Molte di queste residenze risulterebbero riferite allo stesso numero civico, dove ha sede una pizzeria. Sulla vicenda sono in corso due accertamenti paralleli: uno della Procura e uno dell’ufficio procedimenti disciplinari del Comune, a Pavia, negli uffici di Palazzo Mezzabarba.
L’istruttoria è ancora nella fase iniziale, ma se le contestazioni dovessero trovare conferma il dipendente rischierebbe il provvedimento più grave: il licenziamento. Secondo quanto emerso, i certificati sarebbero stati concessi soprattutto a cittadini stranieri, in larga parte di origine egiziana. Non è chiaro come l’anomalia sia stata scoperta, ma l’ipotesi più accreditata è che un controllo su uno dei presunti residenti abbia fatto emergere la coincidenza dell’indirizzo con quello di un esercizio commerciale. Quando i nominativi collegati allo stesso civico sono diventati decine è scattato l’approfondimento.
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Gli investigatori sarebbero così risaliti al dipendente comunale, già ascoltato in questura. Accertamenti sono in corso anche sui gestori della pizzeria, per verificare se fossero a conoscenza dell’utilizzo dell’indirizzo o se vi fosse un eventuale accordo. Vale, come sempre, la presunzione di non colpevolezza. Sul piano penale, qualora i fatti fossero confermati, le ipotesi di reato potrebbero essere il falso in atto pubblico, se le residenze fossero state concesse come favore, oppure la corruzione, nel caso di compensi o utilità in cambio. Sul fronte disciplinare, invece, non sarebbe necessario attendere una sentenza definitiva: basterebbe la rottura del rapporto di fiducia con l’amministrazione.
La vicenda riaccende l’attenzione sulle procedure per il rilascio della residenza, che prevedono passaggi rigorosi. Per i cittadini stranieri sono richiesti documento di identità valido, codice fiscale, titolo di disponibilità dell’alloggio o dichiarazione di ospitalità, oltre al permesso di soggiorno o alla ricevuta della richiesta. Dopo la domanda allo sportello Anagrafe, la polizia locale effettua un sopralluogo per verificare la reale dimora, di norma entro 45 giorni. Solo dopo esito positivo viene rilasciato il certificato. Proprio questi passaggi, secondo gli inquirenti, nel caso sotto esame non sarebbero stati rispettati o non risulterebbero adeguatamente documentati agli atti.
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