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Economia

Confindustria “L’Italia rallenta nel 2025, l’incertezza è al massimo storico”

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ROMA (ITALPRESS) – L’Italia rallenta nel 2025 ma riprende slancio nel 2026. Quest’anno il Pil dovrebbe crescere dello 0,6% (la previsione dello scorso ottobre 2024 era lo 0,9%), il prossimo dell’1%.

È quanto emerge dal rapporto di previsione del Centro Studi Confindustria “Energia, green deal e dazi: gli ostacoli all’economia italiana ed europea”. “L’incertezza è al massimo storico”, sottolinea il Csc, spiegando che i dazi pesano come un conflitto commerciale: “L’escalation protezionistica può determinare un -0,6% di Pil. Il rischio è la fuga di aziende e capitali negli Usa”.

Investimenti in caduta, virano in negativo. Sono attesi arretrare quest’anno del -0,8% (in linea con la dinamica tendenziale negativa già osservata nella seconda parte del 2024) e recuperare nel 2026 (+0,9%), rimanendo sostanzialmente stagnanti nel biennio. Per il Centro Studi di Confindustria “la competitività europea è troppo bassa. L’Europa sta progressivamente perdendo terreno nei confronti di Stati Uniti e Cina. Dal 2007 ad oggi l’UE ha registrato una crescita media del +1,6% annuo, contro il +4,2 degli USA e il +10,1 della Cina, a prezzi correnti. Il gap accumulato con gli Stati Uniti dal 2007 è di oltre 70 punti percentuali di PIL”.

Inoltre “il peso della burocrazia frena l’economia europea. Un costo molto elevato per le imprese: diminuisce l’attrattività dell’UE come luogo per fare impresa. La compliance al GDPR (che disciplina il modo in cui le aziende trattano i dati) ha comportato una diminuzione dell’8% in media dei profitti e del 2% delle vendite. Il Rapporto Draghi ha indicato che, tra il 2019 e il 2024, l’UE ha approvato circa 13.000 atti, più del doppio rispetto agli USA”, spiega il Csc, che parla anche di “occupazione stabile anche con produzione debole. Ma per quanto ancora? L’occupazione è cresciuta più del PIL: biennio 2023-2024 ULA +4,7% PIL +1,4%. Più di un terzo dei rispondenti all’indagine sulle grandi imprese associate a Confindustria (34,7%) sta trattenendo forza lavoro”.

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Infine, per l’industria Italiana “il declino rischia di diventare strutturale. Produzione industriale in Italia -8,1% nel 4° trimestre 2024 rispetto al 2° 2022. Investimenti in impianti e macchinari in Italia -3,3% nel 4° trimestre 2024 rispetto al 1° 2023″, conclude il Csc.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

Economia

Dfp, Bankitalia “Interventi mirati e contenuti in risposta allo shock energetico”

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ROMA (ITALPRESS) – Il conflitto” in Iran “ha fortemente accentuato la fragilità di un contesto globale già segnato da tensioni geopolitiche e commerciali. L’interruzione del traffico nello stretto di Hormuz ha determinato la sospensione delle forniture, un marcato aumento delle quotazioni internazionali di idrocarburi” e forti incertezze sulla disponibilità futura “di materie prime, non solo energetiche. Le conseguenze economiche dipenderanno dalla durata, dalla entità dei danni su infrastrutture e dai tempi per ripristinare le catene di approvvigionamento”. Così i rappresentanti di Banca d’Italia, in audizione presso le Commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato sul Dfp.

“La risposta allo shock energetico andrebbe limitata a interventi mirati e di entità e durata contenute, preservando i segnali di prezzo, essenziali per orientare le scelte di consumo e favorire l’uso più efficiente dell’energia e la transizione verso fonti energetiche meno esposte a rischi geopolitici. Come prefigurato dal DFP, tali interventi potrebbero trovare copertura nella rimodulazione di altre voci di bilancio”.

PROSPETTIVE CRESCITA BRUSCAMENTE PEGGIORATE DOPO INIZIO CONFLITTO

“In Italia il PIL è cresciuto dello 0,5% nel 2025, nonostante le tensioni commerciali innescate dall’aumento dei dazi statunitensi e l’accentuata incertezza geopolitica. Alcuni segnali di miglioramento dell’attività economica apparsi nella seconda metà del 2025 sono proseguiti anche nei primi due mesi del 2026.Le prospettive sono però bruscamente peggiorate dopo l’inizio delle ostilità in Medio Oriente”. Così il capo del Dipartimento Economia e Statistica della Banca d’Italia, Andrea Brandolini.

A marzo il flusso di ordinativi delle imprese manifatturiere è rimasto ancora elevato, ma le maggiori tensioni sui costi e le difficoltà di approvvigionamento di alcuni input produttivi iniziano a pesare sulle condizioni operative attese. Il netto peggioramento del clima di fiducia delle famiglie potrebbe preludere a una maggiore attenzione negli acquisti e a un indebolimento della spesa per consumi – aggiunge -. La produzione industriale si è complessivamente ridotta nel bimestre gennaio-febbraio 2026, soprattutto nei settori che avevano registrato la crescita più intensa l’anno precedente, ma nell’insieme del primo trimestre gli indici PMI sono rimasti più favorevoli che alla fine del 2025″.

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QUADRO COERENTE CON NOSTRE STIME

“Il Dfp prefigura una crescita del prodotto dello 0,6% sia quest’anno sia il prossimo, che sale allo 0,8% nel biennio successivo; il tasso di inflazione aumenterebbe al 2,9% nel 2026, ma scenderebbe negli anni successivi, in linea con l’evoluzione attesa della componente energetica. È un quadro previsivo sostanzialmente coerente con le stime formulate ad aprile dalla Banca d’Italia, oltre che con le indicazioni dei principali previsori nazionali e internazionali”.

BENE PRUDENZA CONTI, MA NON SUFFICIENTE SENZA RIFORME

“La prudenza nella gestione dei conti pubblici e la volontà di rispettare il nuovo quadro di regole europeo sono state apprezzate sia dagli investitori – con una riduzione marcata del differenziale di rendimento tra i titoli di Stato decennali italiani e quelli tedeschi – sia dalle agenzie di rating – che nel 2025 hanno rivisto al rialzo la valutazione del merito di credito dello Stato italiano. Da questi sviluppi possono trarre vantaggio anche le banche, le imprese e le famiglie, che beneficiano di un minore costo dell’indebitamento. Per quanto fondamentale, la prudenza nella gestione dei conti pubblici non sarà sufficiente, se non sarà accompagnata da un’azione di riforma che crei le condizioni favorevoli all’innovazione e alla crescita della produttività”.

“I limitati margini a disposizione derivano, prima ancora che dalle regole della governance europea, dall’esigenza di porre il debito in rapporto al prodotto su un sentiero discendente. Secondo il quadro tendenziale del DFP, ciò avverrebbe dal 2027. Sarebbe un segnale positivo di grande importanza, anche per la fiducia dei risparmiatori e per la valutazione che si dà del nostro paese sui mercati finanziari”.

– Foto IPA Agency –
(ITALPRESS).

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Economia

Simest, nel 2025 sostenuti investimenti per oltre 10 miliardi in favore di 2.300 imprese

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ROMA (ITALPRESS) – L’Assemblea degli Azionisti di SIMEST, la società per l’internazionalizzazione delle imprese italiane del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti (CDP), riunitosi sotto la presidenza di Vittorio de Pedys, ha approvato il bilancio al 31 dicembre 2025. Nel corso dell’anno, la società gestita da Regina Corradini D’Arienzo, in linea con le strategie della Capogruppo CDP e sotto la guida del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, in sinergia con gli altri attori del Sistema Italia – CDP, SACE, ICE – ha proseguito l’attività in supporto della crescita estera del Made in Italy, generando un forte impatto sull’internazionalizzazione delle imprese e sull’export nazionale.

Le risorse impegnate hanno infatti raggiunto circa 8,7 miliardi di euro (+9% vs ’24), in favore di 2.300 imprese, per il 90% PMI, attivando oltre 10 miliardi di euro di investimenti, con il potenziale di generare un impatto – stimato dalla Direzione Strategie Settoriali e Impatto di Cassa Depositi e Prestiti – sul tessuto economico e sociale, pari allo 0,5% del PIL del Paese, e circa 140.000 posti di lavoro creati o mantenuti. L’impatto stimato sull’export è dell’1,3%. I volumi gestiti in portafoglio sono superiori ai €30 miliardi, con circa 15.400 clienti attivi in 124 Paesi. 

Questi nel dettaglio i risultati 2025. Investimenti partecipativi: realizzate operazioni per 220 milioni di euro (+7% vs ’24) di cui 102 milioni a valere su risorse proprie e 118 milioni a valere sui fondi pubblici gestiti in convenzione col MAECI. In tale ambito le imprese sono state sostenute anche attraverso contributi in conto interessi supportando oltre 240 milioni di euro di investimenti (oltre il doppio del 2024).

I risultati sono stati raggiunti anche grazie a una forte sinergia commerciale con la Capogruppo Cassa Depositi e Prestiti. I volumi includono anche operazioni realizzate in favore delle start-up e PMI innovative con investimenti complessivi per 12 milioni di euro.

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Nel corso dell’anno, proseguendo nell’attività di innovazione degli strumenti e vicinanza alle imprese sono stati inoltre attivati due nuovi fondi pubblici di equity per il sostegno alla Crescita delle PMI e di progetti Infrastrutturali internazionali. Finanza agevolata: realizzate circa 2.500 operazioni in favore di circa 200 imprese (circa 90% PMI) per circa 1,1 miliardi di euro di finanziamenti accolti (+11% vs ’24) di cui circa il 60% per la realizzazione di investimenti in transizione digitale ed ecologica e un nuovo focus specifico sulle imprese energivore.

Nel corso dell’anno sono state realizzate inoltre, sotto la regia della Farnesina, nuove misure ad hoc per il consolidamento del Made in Italy sui mercati strategici (Africa, America Latina, India) con l’importante estensione dell’operatività anche alle imprese non esportatrici della filiera produttiva.

L’attività è gestita, nel quadro del piano Mattei, in convenzione con il MAECI attraverso il Fondo 394/81. Supporto all’Export: realizzate operazioni per complessivi 7,2 miliardi di euro (+20% vs ’24), contribuendo all’abilitazione di oltre 5000 PMI delle filiere produttive. L’attività è gestita in convenzione col MAECI attraverso il Fondo 295/73. L’utile lordo è pari a 10,3 milioni di euro, in crescita del 7% rispetto al 2024. L’utile netto si attesta a 11,3 milioni di euro.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

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Dfp, Corte dei Conti “Ridimensionamento delle prospettive di crescita per l’anno in corso. Rapporto debito/Pil al 137,1%”

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ROMA (ITALPRESS) – “Va segnalato che malgrado l’andamento dell’economia nella parte finale del 2025 sia stato caratterizzato da indicatori prevalentemente positivi, le previsioni macroeconomiche per l’anno in corso e per il triennio successivo evidenziano un peggioramento del quadro di riferimento determinando un ridimensionamento delle prospettive di crescita; gli effetti del nuovo shock energetico, conseguenza della guerra in medio oriente, evidenziano indicatori ciclici in indebolimento e un calo della fiducia di famiglie e imprese”. E’ quanto illustrato dai rappresentanti della Corte dei Conti nel corso dell’audizione nelle commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato, in merito all’esame del Documento di finanza pubblica 2026.

“La presenza, in tale contesto, di fondamentali macroeconomici, strutturali e di finanza pubblica positivi” si legge nella relazione, “non esclude pertanto che nel caso di peggioramento del quadro economico, sia necessario sostenere i redditi disponibili delle famiglie e la liquidità delle imprese anche se la necessità di rispettare i parametri europei lascia spazi fiscali ridotti. Si conferma pertanto l’esigenza, da un lato, di mantenere il controllo sui conti pubblici, e, dall’altro, di garantire una più attenta selezione degli interventi da avviare al fine di contrastare gli effetti del rincaro delle materie prime energetiche e, conseguentemente, ridefinire le priorità con una sempre maggiore attenzione alla valutazione costo – efficacia che deve orientare l’azione del Governo nella definizione delle misure da attuare”.

“L’impianto del documento riflette un approccio improntato al realismo e alla prudenza, motivato dall’elevata incertezza del panorama geopolitico internazionale e dalle ripercussioni dei conflitti in Medio Oriente”. Per la Corte dei Conti “in questo scenario, le stime di crescita del Pil reale per il 2026 sono state riviste allo 0,6 per cento, con una lieve correzione al ribasso rispetto allo 0,7 per cento indicato nel Documento programmatico di ottobre, previsione che si estende anche al 2027 per poi risalire allo 0,8 per cento nel biennio 2028-2029. Tale traiettoria, che incorpora l’impulso degli investimenti legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), proietta un aumento cumulato del prodotto interno lordo di 2,8 punti percentuali nel periodo considerato, posizionandosi tra la mediana e il limite superiore delle valutazioni del panel Upb”.

RAPPORTO DEBITO/PIL AL 137,1% CONTRO IL PREVISTO 136,2%

“Dopo la presentazione, lo scorso autunno, del Documento Programmatico di Finanza Pubblica, i dati relativi al debito hanno evidenziato sensibili scostamenti rispetto alle attese. Anche a motivo di un vivace andamento del fabbisogno, alla fine del 2025 l’ammontare dello stock di debito lordo delle amministrazioni pubbliche è risultato di quasi 20 miliardi più elevato di quanto stimato in ottobre. In un contesto nel quale i dati di contabilità nazionale hanno registrato un valore del prodotto interno lordo leggermente inferiore alle aspettative, nel primo anno di vigenza delle nuove regole di bilancio europee, il rapporto debito/Pil si è così collocato al 137,1 per cento contro il 136,2 previsto nel Dpef e il 136,9 del Piano Strutturale di Bilancio di Medio Termine”.

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Entrando nel dettaglio si legge che “le nuove informazioni indicano il consolidarsi di una tendenza al rialzo che l’indice aveva registrato già nel 2024 (tavola 5) e segnano una risalita di dimensioni più significative di quanto non fosse stato messo in conto. Nei dati di consuntivo 2025 la crescita del rapporto debito/Pil, che era attesa cifrarsi in 1,3 punti di Pil nel Dpef dello scorso ottobre, si è infatti sostanziata in 2,4 punti, quale risultante di una pluralità di fattori, tra cui le peggiorate condizioni dell’economia, un’accelerazione della spesa che ha generato miglioramenti del primario inferiori al programmato e, soprattutto, i risvolti per cassa del Superbonus”.

AVVIARE STAGIONE PROGRAMMATICA SU SPESA INVESTIMENTI

“Resta di particolare rilievo l’accelerazione della spesa per gli interventi, in via di conclusione, finanziati con il Pnrr al fine di garantirne l’obiettivo principale volto alla modernizzazione del paese, nonché lo sviluppo delle misure di riforma e degli investimenti diretti all’allungamento del periodo di aggiustamento del Psb e suscettibili di determinare nuove pressioni sulla spesa riconducibili a spese per difesa, invecchiamento della popolazione, tutela della salute e trasformazione delle economie”. 

Anche sotto il profilo della spesa infrastrutturale, principale motore della crescita, si sottolinea come ribadito nel Documento, l’importanza di decisioni orientate alla coesione nazionale, alla riduzione dei divari e al rafforzamento dell’accessibilità che richiede una attenta riflessione in vista del progressivo esaurimento degli effetti prodotti dalle risorse iniettate nel sistema con il Pnrr.

Per la Corte dei Conti “appare urgente, agire sulle condizioni strutturali che ostacolano l’effettiva realizzazione degli interventi programmati e, allo stesso tempo, avviare una nuova stagione programmatoria, orientata a scelte di policy in grado di rafforzare l’efficacia della spesa per investimenti e il suo contributo agli obiettivi di sviluppo tracciati nel Documento. Ciò richiede di conciliare la realizzazione delle infrastrutture strategiche di rilievo nazionale con un più efficace sostegno agli investimenti locali, anche al fine di assicurare un profilo di investimento pubblico più equilibrato e sostenibile nel tempo”.

(ITALPRESS).

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