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Cronaca

Meloni “Panico più dannoso dei dazi”. Il 17 aprile l’incontro con Trump

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ROMA (ITALPRESS) – Il premier Giorgia Meloni il 17 aprile
incontrerà a Washington il presidente degli Stati Uniti Donald
Trump. Lo ha annunciato lo stesso presidente del Consiglio,
secondo quanto si apprende, nel corso dell’incontro con le
categorie economiche a Palazzo Chigi sul tema dazi.
“Come sapete bene, gli Stati Uniti hanno annunciato dazi su merci e prodotti importati da gran parte degli Stati del mondo, prevedendoli del 20% su molti prodotti dell’Unione europea. Sono ovviamente, da quello che sappiamo, tariffe che rischiano di avere un impatto su filiere che per l’Italia sono particolarmente strategiche come macchinari, automotive, agroalimentare e tessile, mentre sul chimico-farmaceutico sono ancora in corso approfondimenti specifici relativamente al nuovo scenario – ha detto Meloni -. Queste tariffe si aggiungono a quelle già previste per specifiche merci e prodotti come automobili, naturalmente acciaio e alluminio”.
“Ho già detto quello che penso: penso sia una decisione assolutamente sbagliata da parte dell’Amministrazione Trump. Le economie delle Nazioni occidentali sono fortemente interconnesse, politiche protezionistiche così incisive finiranno per danneggiare l’Europa quanto gli Stati Uniti – ha aggiunto Meloni -. Voi sapete che Europa e Stati Uniti contano sulla relazione economica più integrata al mondo, rappresentano, insieme, quasi il 30% degli scambi mondiali di beni e servizi e il 43% del PIL mondiale. Sono economie che si completano a vicenda, come dimostra il fatto che nel 2023 la UE ha registrato sul fronte dei beni un surplus della bilancia commerciale di 157 miliardi e sul fronte dei servizi un disavanzo di 109 miliardi”.
“E, ovviamente, qualsiasi ostacolo agli scambi internazionali è penalizzante in particolare per una Nazione come l’Italia, che ha una lunga tradizione di commercio con l’estero e può contare sulla grande forza del Made in Italy. Al momento il nostro surplus commerciale nei confronti degli Stati Uniti si aggira intorno ai 40 miliardi di euro, 38,8 per la precisione nel 2024. Dunque, dazi tra economie equivalenti, per noi, non sono mai una buona notizia. Detto questo, però, devo dirvi che considero fondamentale prima di qualsiasi cosa non amplificare ulteriormente l’impatto reale che la decisione americana può avere – ha sottolineato il presidente del Consiglio -. Le esportazioni italiane negli Stati Uniti valgono cica il 10% delle nostre esportazioni totali. L’introduzione di dazi può, chiaramente, ridurre questa quota di export ma non la azzera ed è oggettivamente presto per quantificarne l’effetto e per capire quanto i nostri prodotti saranno effettivamente penalizzati. Tra l’altro dobbiamo considerare che un dazio alla frontiera del 20% non si traduce in un costo del 20% per il consumatore americano, poichè voi sapete meglio di me che ci sono diverse intermediazioni che possono assorbire quella percentuale. Oltre al fatto che noi sappiamo che per buona parte dell’export italiano la forza della nostra esportazione non è data tanto dalla competitività del prezzo, quanto dalla qualità del prodotto stesso”.
“D’altra parte, bisogna tenere conto che una politica protezionistica generale americana può impattare sull’Italia anche indirettamente, probabilmente anche più di quanto impattano i dazi. Pensiamo, ad esempio, all’esportazione di automobili tedesche negli Stati Uniti, che sono in buona parte prodotte grazie alla componentistica italiana. E quindi non va fatta una valutazione solo del peso che carica il dazio diretto ma anche delle triangolazioni che i dazi imposti in generale produrranno.
Perchè faccio tutte queste specifiche? Perchè a monte per noi è molto difficile valutare con precisione quali saranno le conseguenze effettive prodotte da questa nuova situazione sul nostro PIL e quindi dobbiamo ragionare anche tenendo conto di questi elementi – ha aggiunto Meloni -. Però ho la certezza che il panico e l’allarmismo che si stanno generando rischiano di fare molti più danni della misura in sè. Lo dico perchè quello che abbiamo visto in questi giorni è che hanno toccato anche aziende non minimamente connesse all’export verso gli Stati Uniti. Lo dico anche perchè vi devo ringraziare per aver espresso anche voi la necessità di non alimentare il panico e su questo davvero serve una alleanza comune perchè l’impatto maggiore può arrivare per paradosso da questa azione istintiva piuttosto che dalle misure reali”.
“Ieri pomeriggio ho riunito un gruppo di lavoro – composto dai due vicepremier, il ministro Tajani e ministro Salvini, che vedo in collegamento, i ministri Giorgetti, Urso, Lollobrigida e Foti – e ci siamo confrontati sui vari piani sui quali bisogna operare per affrontare questa negoziazione – ha detto ancora il premier -. Ci siamo confrontati sulla linea di negoziato da tenere a livello europeo e con gli Stati Uniti e sul set di misure da adottare anche a livello nazionale. Questi sono i tre livelli sui quali ci vorremmo confrontare oggi con voi anche per ascoltare i vostri suggerimenti e le vostre proposte, però partendo da alcune valutazioni che fino a qui abbiamo fatto e condiviso con i Ministri del gruppo di lavoro, su questi tre diversi livelli: negoziato con gli Usa; iniziative per la competitività europea; misure che può mettere in campo l’Italia”.
Nel negoziato con gli Stati Uniti “la sfida da esplorare è invece quella che l’Italia è stata tra le prime nazioni a promuovere, e che anche la Presidente von der Leyen lo ha ribadito ieri, ovvero la possibilità di azzerare i reciproci dazi sui prodotti industriali esistenti con la formula “zero per zero” – ha proseguito il presidente del Consiglio -. In questo mi pare che ci sia da parte della presidente della Commissione e da parte del Commissario al Commercio che sta trattando una disponibilità. E’ questo il negoziato che deve vederci tutti impegnati e a tutti i livelli, che vede impegnati noi e che impegna me che sarò a Washington il prossimo 17 aprile e ovviamente intendo affrontare anche questa questione con il Presidente degli Stati Uniti”.
“Ci troviamo tutti davanti ad un’altra sfida complessa, ma abbiamo le carte in regola per superare anche questa. Possiamo contare sulla forza, sulla vitalità e sulla dinamicità delle nostre imprese e dei nostri lavoratori, che hanno sempre dimostrato di saper reagire e trovare le soluzioni anche nei momenti più difficili – ha concluso Meloni -. Il Governo è pronto a fare la sua parte, come ha sempre fatto finora, ma ancora una volta saranno le nostre imprese e i nostri lavoratori a essere determinanti per l’esito di questa grande sfida”.

– Foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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Radio Pavia Breakfast News – 17 febbraio 2026

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Tutte le mattine sulle emittenti del gruppo multimediale di Agenzia CreativaMente Editore, potete trovare le notizie in breve del territorio mentre fate colazione. Vi aggiorniamo in modo chiaro e veloce, in soli 5 minuti, prima di andare al lavoro, con Radio Pavia Notizie, le Breakfast News che trovate sia in formato newsletter che podcast sui nostri siti e social della rinata Radio Pavia (radio-pavia.it, pagine Facebook, Instagram, You Tube e scaricando la app sul vostro cellulare), su Pavia Uno Tv, Lombardia Live 24 e Itinerari News.

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Cagliari-Lecce 0-2, tre punti salvezza per i salentini

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CAGLIARI (ITALPRESS) – Tre punti di platino per un Lecce operaio che fa di necessità virtù, vendica la sconfitta dell’andata e guadagna una vittoria importantissima in chiave salvezza. Partenza lenta, le due squadre si studiano. Pavoletti (11′), di testa, non trova la porta su angolo di Esposito. Il Cagliari sembra più dinamico, Cheddira, al 23′, sferra il primo tiro per i pugliesi, parato comodamente da Caprile. Ramadani ferma l’uscita di Esposito, serve Sottil che, tutto solo in area (28′) spara alto. Subito dopo su lancio di Falcone, Ze Pedro chiude su Gandelman e Pierotti che non riescono a battere nel cuore dell’area rossoblù. Il Cagliari reagisce con Palestra che, da destra, innesca gli attaccanti, Zappa spara fuori (38′) dopo una mischia. Sempre Zappa, subito dopo, viene fermato in angolo. I sardi insistono a destra con Zappa che crossa per Soulemana, testa e palla sul fondo.
Nella ripresa inizio equilibrato poi al 12′ Caprile tira fuori dalla porta un colpo di testa di Cheddira su cross di Coulibaly. Il Lecce passa al 19′, Sottil calcia una punizione dalla trequarti, Gandelman, di testa, mette dentro mentre difesa sarda e Caprile restano immobili. Risposta del Cagliari con un colpo di testa di Obert su azione d’angolo ma la sfera finisce alta di poco. Al 31′, però, Ramadani inventa il gol del 2-0 saettando in rete da distanza impossibile dopo un contrasto vinto da Coulibaly contro Soulemana. Il Var conferma la regolarità del gol. Il Cagliari schiuma rabbia e si riversa in attacco. Esposito lancia Trepy, anticipato in angolo all’ultimo istante da Ndaba. Di Francesco si copre immettendo tutti i difensori a sua disposizione e passa al 4-5-1 con quattro centrali ed i due terzini originari come centrocampisti esterni. Soulemana prova il tiro dai 20 metri, Falcone immobile, palla sul fondo. Ma è tardi per qualsiasi tipo di rimonta. Vince il Lecce.

– Foto: Ipa Agency –
(ITALPRESS).

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Pil a +1,7% nel 2026, industria e Olimpiadi spingono la crescita di Milano

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MILANO (ITALPRESS) – Milano è attesa accelerare nel 2026, con il Pil stimato in aumento del +1,7%, sostenuto dal rafforzamento dell’industria e dalla dinamicità dei servizi, grazie anche all’impulso delle Olimpiadi Milano Cortina. I Giochi genereranno sul territorio milanese una produzione complessiva stimata in circa 2,5 miliardi di euro, a cui corrisponde un valore aggiunto pari a 1,045 miliardi. Accanto ai segnali positivi – dall’aumento ancora sostenuto degli studenti internazionali, saliti a 20mila, alla crescita del turismo, che raggiunge il record di 8,7 milioni di arrivi – si confermano tuttavia alcune criticità persistenti, in particolare sul fronte dei talenti e dell’innovazione e si registra una flessione dei nuovi investimenti esteri, complice anche la complessità del contesto geopolitico internazionale. Sono queste le principali evidenze dello studio realizzato da Assolombarda e Milano&Partners e presentato in occasione della quinta edizione di “Your Next Milano”, presso Casa Italia alla Triennale di Milano. Il rapporto, promosso annualmente per alimentare un confronto strutturato sulle performance della città nel contesto internazionale, restituisce l’immagine di una Milano con chiari punti di forza, ma chiamata a sciogliere nodi strategici che ne frenano il potenziale e, anche, per non disperdere l’opportunità rappresentata dal 2026.

La sfida è trasformare la spinta delle Olimpiadi in un nuovo ciclo di crescita strutturale, capace di rafforzare competitività e attrattività nel medio-lungo periodo, capitalizzando la visibilità ottenuta, perseguendo un percorso di rigenerazione urbana coerente con gli investimenti realizzati, facendo leva sulle competenze attivate e sulle capacità organizzative acquisite. ‘Milano sta vivendo una fase positiva: il Pil torna a crescere in maniera sostenuta con un +1,7% stimato nel 2026, i grandi eventi rafforzano la visibilità internazionale della città e il turismo continua a espandersi – ha dichiarato Alvise Biffi, Presidente di Assolombarda -. Sono segnali incoraggianti che dimostrano la capacità di Milano di attrarre e generare valore. Oggi Milano è percepita prevalentemente come città di eventi, commercio e turismo: elementi sicuramente centrali nella crescita del territorio che devono valorizzare maggiormente lo spirito produttivo che ha sempre caratterizzato l’identità di Milano come ‘fabbrica di futuro’, promuovendo la storica vocazione industriale e manifatturiera che ne ha determinato il successo e rafforzando la capacità di attrarre investimenti e talenti. I grandi eventi come le Olimpiadi rappresentano un acceleratore straordinario. La vera sfida è trasformare questa spinta in crescita strutturale, accelerando su innovazione, trasferimento tecnologico, disponibilità di capitali e competenze. In questa prospettiva, è necessario dotare Milano di strumenti adeguati alla sua dimensione internazionale, per semplificare i processi, rafforzare l’efficacia delle scelte e sostenere gli investimenti strategici. Il dibattito sulla legge speciale per Milano va nella giusta direzione: dobbiamo consolidare il posizionamento della città tra le grandi aree metropolitane europee più competitive e dinamiche’.

Nel dettaglio, la città viene confrontata a livello internazionale con dieci centri urbani che risultano rilevanti nel network economico globale: Amsterdam, Barcellona, Berlino, Chicago, Londra, Monaco di Baviera, New York, Parigi, San Francisco, Tokyo. In particolare, ciascuna realtà è esaminata da tre angolazioni differenti: percezione, attrattività, performance economica, a cui si aggiunge, in questa edizione, un focus dedicato ai Giochi Olimpici 2026 per cogliere gli impatti di breve termine, le trasformazioni in corso e l’eredità di lungo periodo della manifestazione, anche sviluppando confronti con le esperienze recenti di mega eventi ospitati da altri centri urbani. L’analisi della percezione internazionale di Milano si basa su 33 ranking globali, selezionati per autorevolezza delle fonti e solidità metodologica. Il capoluogo lombardo figura nell’85% delle classifiche esaminate e si colloca al 24° posto per risonanza complessiva su un campione di 568 aree urbane a livello mondiale, confermandosi tra le città più osservate e riconosciute nello scenario internazionale.

Milano rafforza in particolare le dimensioni che già ne caratterizzavano il posizionamento. La città consolida il proprio ruolo come meta turistica e di eventi, dove si attesta 10ª per posizione media e 4ª tra le città benchmark. Un risultato sostenuto dallo slancio legato alle Olimpiadi e dalla crescente affermazione sul fronte congressuale. Allo stesso tempo, Milano rafforza l’immagine di snodo nelle reti globali e di place for business, collocandosi al 23° posto per posizione media e all’8° tra i benchmark di riferimento. I nodi rimangono gli stessi di quattro anni fa e riguardano, in particolare, la considerazione come città competitiva per talenti e come hub dell’innovazione, ambiti in cui continua a non mostrare significativi avanzamenti (il capoluogo lombardo è rispettivamente 46° e 49°, penultimo e ultimo tra i benchmark). L’analisi restituisce quindi l’immagine di una città pienamente riconosciuta tra i principali centri urbani globali, capace di consolidare la propria reputazione turistica e di città d’affari, ma ancora chiamata a rafforzare le leve strategiche legate a capitale umano e innovazione per compiere un salto di qualità nel confronto internazionale. In un contesto segnato da instabilità geopolitica e incertezza economica, rallentano i flussi globali di investimenti esteri, in calo in tutte le città analizzate e con maggiore intensità in Europa (con l’eccezione di Barcellona).

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Secondo i dati preliminari, nel 2025 Milano attrae 47 nuovi investimenti esteri, in diminuzione rispetto ai 59 del 2024 (-20,3%) e sul livello più basso dal 2019, ma comunque superiore alla media del decennio pre-pandemico. Il calo registrato dal capoluogo lombardo è più contenuto rispetto a quello di altre città benchmark, come Berlino (-56,3%), Monaco (-33,9%), Amsterdam (-27,4%), Londra (-25,3%) e San Francisco (-23,6%), ma persiste un differenziale consistente di quantità rispetto a molti peer: i 47 greenfield milanesi si confrontano con i 222 progetti di Londra, i 115 di Parigi, i 101 di New York, gli 80 di Tokyo, i 78 di Barcellona. Milano conferma un’attrattività polisettoriale, concentrata nel terziario innovativo – servizi finanziari (21%), servizi alle imprese (21%), software, IT e comunicazioni (19%) – e mostra segnali di rafforzamento nel comparto macchinari (9%), filiera strategica per il territorio. Sul fronte degli investimenti immobiliari commerciali, i dati JLL evidenziano un mercato in ripresa nel 2025, pur con volumi inferiori alla media dell’ultimo decennio in molte città del benchmark. Milano registra 3,2 miliardi di euro di investimenti, in linea con la propria performance storica, nonostante le criticità urbanistiche abbiano accresciuto il profilo di rischio delle operazioni di sviluppo. Il risultato è superiore a quello di città comparabili come Monaco (2,4 miliardi) e Amsterdam (1,8 miliardi).

Inoltre, il 52% dei capitali investiti proviene dall’estero: una quota leggermente inferiore alla media 2016-2025, ma la seconda più elevata tra le città monitorate dopo Londra (60%). La terza direttrice di attrattività riguarda il sistema universitario. Nell’anno accademico 2024/2025 gli iscritti a corsi di laurea e post-laurea sono circa 236mila. Si osserva tuttavia una divaricazione: gli studenti italiani scendono a 215mila (-0,7% rispetto all’anno precedente, in calo per il secondo anno consecutivo), mentre gli internazionali salgono ancora, a 20mila, compensando la flessione nazionale e mantenendo stabile il totale complessivo. Il dato conferma il riconoscimento internazionale della qualità degli atenei milanesi, ma segnala una minore capacità attrattiva verso il resto d’Italia, elemento che apre a una riflessione più ampia su temi come la qualità della vita, l’accessibilità economica e l’offerta abitativa. Infine, sul fronte turistico, Milano raggiunge nel 2025 il record stimato di 8,7 milioni di arrivi (+9,1% rispetto al 2019 pre-Covid). Alla forte crescita del turismo internazionale – 5,3 milioni di arrivi nel 2024, +17,1% rispetto al 2019 – si affianca una domanda domestica ancora debole, stabile a 2,9 milioni e inferiore del 16,5% rispetto ai livelli pre-pandemici. L’incertezza geopolitica e commerciale che ha caratterizzato gli ultimi anni si riflette anche sulla dinamica economica delle principali aree urbane globali.

Oltre al raffreddamento degli investimenti diretti esteri, il contesto internazionale ha determinato una crescita moderata nel biennio 2024-2025. In questo scenario, Milano mantiene comunque un profilo espansivo, pur in rallentamento. Nel 2025 il Pil milanese cresce del +0,7%, segnando una perdita di slancio rispetto all’anno precedente. Il dato risulta inferiore a quello di Barcellona (+3,1%), Londra (+1,9%), Amsterdam (+1,7%) e Berlino (+0,9%), in linea con Parigi e superiore a Monaco, che registra una contrazione (-0,4%). La dinamica milanese riflette una ripresa ancora debole dell’industria (+0,7%), penalizzata dalla flessione delle esportazioni, una crescita dei servizi inferiore alle attese (+0,6%) e un lieve calo delle costruzioni (-0,3%).

Per il 2026 le previsioni indicano un rafforzamento significativo dell’economia cittadina, con un incremento del Pil del +1,7%. A trainare la crescita saranno il consolidamento del recupero industriale, la rinnovata vivacità dei servizi e l’impulso connesso alle Olimpiadi di Milano Cortina, che si confermano fattore di accelerazione dell’attività economica sul territorio. I Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026 rappresentano per Milano un’occasione strategica: oltre alla portata simbolica e reputazionale, costituiscono un potente catalizzatore di visibilità internazionale e un acceleratore della trasformazione urbana. Il budget complessivo dei Giochi supera i 9,4 miliardi di euro: 3,54 miliardi destinati alle infrastrutture previste nel Piano delle Opere Olimpiche, 1,9 miliardi per i costi organizzativi e circa 4 miliardi di ulteriori investimenti infrastrutturali di Regione Lombardia. Sul territorio milanese il budget direttamente connesso ai Giochi ammonta a 735 milioni di euro, di cui 379 milioni per investimenti legati all’evento o alla modernizzazione infrastrutturale e 356 milioni per l’organizzazione. A questi importi si aggiunge la spesa di visitatori e partecipanti. Milano ospita quasi 90 gare delle specialità del ghiaccio indoor e la cerimonia di apertura allo Stadio Meazza. Considerando anche i consumi di atleti e accompagnatori, la spesa diretta stimata sul territorio milanese è pari a circa 1 miliardo di euro.

Includendo gli effetti indiretti lungo le filiere e l’indotto generato a valle, l’impatto complessivo stimato è di circa 2,5 miliardi di euro di produzione sul territorio milanese, corrispondenti a 1,045 miliardi di valore aggiunto. L’effetto complessivo attiva circa 0,4 punti percentuali di Pil nel periodo che va dall’avvio dei lavori all’anno dell’evento. Le ricadute si distribuiscono lungo un’ampia catena di fornitura. Il comparto maggiormente coinvolto è l’ospitalità, con circa 139 milioni di euro (13,3% del totale generato a Milano), seguito da costruzioni (57 milioni, 5,5%) e trasporti (51 milioni, 4,8%). Impatti rilevanti interessano anche il terziario avanzato e i servizi professionali, la metallurgia, il commercio all’ingrosso e l’ICT.

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Con riferimento agli investimenti infrastrutturali, tutti gli interventi principali sono stati concepiti nell’ottica del loro utilizzo dopo le Olimpiadi e, guardando al domani, chiamano una regia orientata alla rigenerazione urbana nel lungo termine. La traiettoria degli investimenti olimpici su Milano, in particolare con lo Scalo Romana e l’area di Santa Giulia, si orienta chiaramente verso l’area sud, inserendosi in un disegno territoriale di riequilibrio interno alla città, dopo che nell’ultimo quindicennio lo sviluppo meneghino si è concentrato soprattutto nel quadrante nord-ovest, a partire da Porta Nuova, lungo la direttrice che porta fino all’area MIND. Le aspettative del sistema imprenditoriale confermano l’importanza dell’evento. Dalla survey condotta tra le imprese di Assolombarda alla vigilia della manifestazione emerge che un quarto si attende ricadute economiche “molto significative”, mentre una quota analoga prevede uno stimolo “poco significativo” e solo il 6% non si aspetta impatti. Ancora più positivo il sentiment sull’effetto reputazionale: quasi la metà delle imprese prefigura ritorni “molto significativi” per l’immagine della città, a fronte di un 15% di valutazioni più caute e di un marginale 5% di attese nulle. Per il 50% delle imprese i Giochi rappresentano un’opportunità per nuove infrastrutture e riqualificazione urbana, oltre che un beneficio diretto per l’economia milanese e un volano di visibilità internazionale.

Il 61% sottolinea che il pieno successo dell’evento si misurerà in un orizzonte più ampio, nei tre anni successivi alla manifestazione. Infine, è importante ricordare che alla legacy materiale degli investimenti si affianca anche la legacy immateriale. Le grandi manifestazioni come queste Olimpiadi, nel lungo periodo, possono attirare flussi consistenti di nuovi visitatori. Sono, poi, acceleratori di apprendimento professionale, favorendo l’innovazione nei processi decisionali, il coordinamento istituzionale (nel caso di Milano Cortina 2026 anche tra territori distinti) e la costruzione di alleanze pubblico-private più stabili ed efficaci. Una valutazione indiretta di questa dimensione è rappresentata dalla frequenza e dalla qualità delle manifestazioni sportive ospitate che contribuiscono a potenziare le competenze organizzative delle città. Nel decennio 2016-2025 Milano ha attratto 64 grandi eventi sportivi mondiali, posizionandosi al 5° posto tra le 11 città analizzate, appena sotto Barcellona e davanti a New York, sulla base di un indice che pondera il numero di eventi in funzione del livello di partecipazione, visibilità mediatica e caratteristiche intrinseche. Simulando per Milano l’effetto dei Giochi, esso è valutabile in un significativo aumento dell’attrattività della città nel ranking complessivo, dove salirebbe al 4° posto. L’evento “Your Next Milano” si è aperto con il saluto di Alessandro Picardi, Vicepresidente di Assolombarda con delega a Olimpiadi Milano-Cortina 2026 ed Eventi culturali.

Sono quindi intervenuti Licia Ronzulli, Vicepresidente del Senato della Repubblica, e Giuseppe Sala, Sindaco di Milano. Dopo il contributo di Giuseppe Notarnicola, Special Advisor Assolombarda Centro Studi e Attrazione Investimenti Esteri, Valeria Negri, Direttore Centro Studi, Territorio e Ambiente di Assolombarda, ha presentato il rapporto sulla città. A seguire, la testimonianza “La voce di Expo 2025” a cura di Diana Bracco, Presidente e CEO Gruppo Bracco. La seconda parte dell’incontro ha visto un confronto tra Giovanni Bozzetti, Presidente Fondazione Fiera Milano; Ezio Indiani, General Manager Hotel Principe di Savoia; Giuseppe Marotta, Presidente FC Internazionale Milano; Maria Porro, Presidente Salone del Mobile Milano; e Paolo Scaroni, Presidente AC Milan. Le conclusioni sono state affidate ad Attilio Fontana, Presidente di Regione Lombardia, e ad Alvise Biffi, Presidente di Assolombarda.

– Foto xm4/Italpress –

(ITALPRESS).

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