Economia
Per il Made in Italy agroalimentare il mercato Usa è fondamentale
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1 anno fa-
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Redazione
MILANO (ITALPRESS) – Il settore agroalimentare costituisce un’eccellenza per le nostre esportazioni e il mercato statunitense rappresenta uno sbocco per i prodotti nazionali estremamente importante. Il clima attuale di dazi innescato dalle decisioni dell’amministrazione Trump sta creando non poche preoccupazioni agli operatori del settore. Da qui la necessità di agire con lucidità e pragmatismo, evitando fughe in avanti che comprometterebbero il futuro di molte imprese.
Di questo si è discusso a Milano in occasione dell’evento “Food for Thoughts. A transatlantic perspective on the Food Industry” organizzato da AmCham Italy, la Camera di Commercio Italo-americana, e che ha visto la condivisione dei punti di vista di esponenti del mondo imprenditoriale, con la moderazione dell’editorialista dell’agenzia Italpress Claudio Brachino.
Tra i partecipanti Simone Crolla, consigliere delegato di AmCham Italy; Nicola Bertinelli, Presidente Consorzio Formaggio Parmigiano Reggiano; Massimiliano Catozzi, Responsabile Direzione Agribusiness Intesa Sanpaolo; Giorgia Favaro, Amministratore Delegato McDonald’s Italia; Guglielmo Maisto, Founder e Partner Maisto e Associati; Sandro Sartor, Amministratore Delegato Ruffino; Luigi Scordamaglia, Amministratore Delegato Filiera Italia.
“Le esportazioni italiane [verso gli Stati Uniti, ndr] hanno toccato il record nel 2024 che continua ad essere confermato nei primi mesi del 2025. Nonostante l’incertezza c’è sempre più voglia di Made in Italy negli Stati Uniti: il prodotto italiano è peculiare, si colloca nella fascia premium dei prodotti e quindi anche un dazio del 10%, per quanto antipatico e da rimuovere, viene scontato dall’esportatore o dall’importatore. Quindi al consumatore finale questo aggravio non arriva o comunque il prodotto non avrebbe una penalizzazione”, ha dichiarato Crolla aprendo i lavori.
Sullo sfondo degli interventi, la missione a Washington della presidente del Consiglio Giorgia Meloni in programma domani, sia per salvaguardare le nostre filiere produttive sia per agevolare la trattativa commerciale tra la Casa Bianca e l’Unione Europea. Proprio su questa visita negli Stati Uniti, Crolla ritiene che Meloni abbia “un vantaggio competitivo in più rispetto agli altri leader europei: un accesso incondizionato alla Casa Bianca e una considerazione importante. Per questo potrà far valere le ragioni del Made in Italy in maniera più assertiva. Trump non sarà sordo a legittime rivendicazioni dei nostri prodotti dell’agribusiness perché alcuni prodotti italiani sono assolutamente non replicabili e come tali andrebbero esentati da qualsiasi tipo di dazio”.
Secondo Maisto, non bisogna dimenticare il fatto “siamo di fronte ad una partita molto più ampia tra Stati Uniti ed Europa che non riguarda solo i dazi. Le misure adottate dal presidente Trump fanno seguito non solo ai dazi applicati dall’Europa su prodotti di derivazione americana, ma anche a pratiche ritenute discriminatorie: ad esempio l’imposta sui servizi digitali, tema prettamente italiano e di pochi altri paesi dell’Unione Europea, e l’imposta globale minima. Questi tre fattori insieme vedono l’Italia in una posizione più difficile considerando il forte export strategico nei confronti degli Stati Uniti e dell’importo sui servizi digitali che mette l’Italia nel mirino più di altri paesi”. Una possibile soluzione, sull’esempio di quanto fatto da paesi quali l’India e il Regno Unito, potrebbe essere trovare “un equilibrio tra una sospensione o eliminazione di questo tributo e un accordo sull’imposta minima globale che possano creare una riduzione di questi elementi tariffari decisi e poi sospesi dall’amministrazione Trump”.
L’incertezza proveniente dagli Stati Uniti ha spinto molte aziende, non solo dell’agribusiness, a cercare nuovi sbocchi per i propri prodotti. Tuttavia Scordamaglia mette in guardia soprattutto la filiera agroalimentare perché “il mercato americano è insostituibile” rispetto ad altri. “In Cina esportiamo appena un decimo delle esportazioni agroalimentari italiane che facciamo negli Stati Uniti. Il Mercosur [area di libero scambio tra Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, ndr], se si chiudesse l’accordo, avremmo un valore aggiunto per tutte le filiere produttive italiane di beni e servizi di appena 5 miliardi di euro, mentre il mercato americano solo alimentare vale per le nostre esportazione 7,8 miliardi – ha spiegato – Anche l’India, che molti guardano come il possibile sostituto, non è adeguata e a regime faremo sì e no 3 miliardi di obiettivo di tutte le nostre esportazioni”. Di conseguenza, “il mercato americano va a tutti i costi recuperato e in questo senso ci aspettiamo che la missione della nostra Presidente del Consiglio possa favorire il rilancio delle relazioni transatlantiche e magari anche di un nuovo accordo UE-Stati Uniti”. Nel contesto attuale si potrebbe pensare che la domanda di prodotti italiani negli Stati Uniti negli ultimi mesi sia calata sensibilmente. Non in tutti i casi a quanto sembra. Prendiamo ad esempio un prodotto d’eccellenza del Made in Italy come il Parmigiano Reggiano.
“Negli ultimi mesi del 2024 c’è stata una forte impennata di Parmigiano Reggiano negli Stati Uniti perché gli operatori, già vaccinati dalla prima amministrazione Trump che mise dazi al 40% sul Parmigiano Reggiano, sentendo aria di dazi hanno incentivato le importazioni. Tra gennaio e marzo le importazioni negli Stati Uniti sono state nella norma – ha sottolineato Bertinelli – Teniamo presente che negli Stati Uniti il Parmigiano Reggiano è solo il 7% del mercato totale dei formaggi a pasta dura (laggiù noti come parmesan) e viene venduto a circa il doppio del prezzo di un parmesan e chi compra Parmigiano Reggiano lo fa scientemente. In caso di ritorno dopo questa pausa di 90 giorni ad una politica ritorsiva di dazi, noi non prevediamo un crollo della domanda”. Questo non significa ignorare del tutto le possibilità offerte da altri mercati. Sempre Bertinelli ricorda che “sebbene oggi gli Stati Uniti rappresentano il 12% del mercato del Parmigiano Reggiano e non si sostituisce un mercato nel breve periodo, da tempo però il Consorzio sta investendo su nuovi mercati emergenti che stanno rispondendo molto bene: Norvegia, Svezia, Finlandia, Danimarca, Spagna, Australia e Canada.In quest’ultimo abbiamo registrato un +80-85% forse anche come ritorsione verso gli Stati Uniti”.
Certo per le imprese, in particolare quelle medio-piccole che rappresentano la spina dorsale dell’economia italiana, quello attuale è un momento di grande incertezza dal quale molte faticano ad uscire da sole. “Oggi in questo momento di grande discontinuità sul mercato, le aziende ci stanno ponendo due quesiti: come accompagnarle in questo momento in un mercato importante come quello degli Stati Uniti e come aiutarle a diversificare”, ha affermato Cattozzi.
Da parte di Intesa Sanpaolo, ci sono tre aiuti concreti che vengono forniti. “Il primo dall’Italia con un servizio di internazionalizzazione che aiuta le aziende qui su dove e come andare all’estero per essere efficaci senza disperdere risorse. Il secondo è aiutarle localmente negli Stati Uniti e negli altri 40 paesi in cui siamo presenti, affiancandole con professionisti italiani e stranieri che conoscono le piazze di mercato e le aiutano con le controparti migliori – ha spiegato – Infine, le aiutiamo con la finanza. Abbiamo visto che uno dei grandi ostacoli nell’accesso ai mercati internazionali, soprattutto per le piccole e medie imprese, è l’accesso al credito nelle piazze internazionali dove le aziende non hanno credit score. Abbiamo quindi formule molto efficaci con cui finanziamo le aziende in Italia per supportare i loro investimenti all’estero”.
– foto xh7/Italpress –
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Urso “Riconvertire e rilanciare, difendendo la vocazione industriale della Sicilia. Prospettiva concreta per Priolo e Ragusa”
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4 ore fa-
17 Luglio 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – “Brindisi dimostra che il piano di riconversione green concordato” da Eni-Versalis “con gran parte dei sindacati al nostro Dicastero è entrato nella fase operativa. Ora l’attenzione è soprattutto sulla Sicilia, dove abbiamo garantito una prospettiva industriale concreta per Priolo e Ragusa, evitando dismissioni e salvaguardando lavoro e competenze. E ringrazio la Regione per averci creduto. A Priolo, Versalis attende entro fine agosto il parere di valutazione di impatto ambientale per la nuova bioraffineria e per l’impianto di riciclo chimico delle plastiche: se l’iter procederà regolarmente, dopo l’estate sarà avviato formalmente il cantiere. Subito dopo dovrebbe completarsi anche il percorso su Ragusa, dove non sono emerse criticità autorizzative”. Così il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, in un’intervista a Quotidiano Sicilia.
“È la linea che abbiamo indicato fin dall’inizio: non chiudere, ma riconvertire e rilanciare, difendendo la vocazione industriale della Sicilia”. Anche l’ingresso di Q8 nella nuova bioraffineria “dà al progetto basi finanziarie solide e una prospettiva industriale di lungo periodo. È una scelta strategica per Priolo e per l’intera Sicilia: rafforza occupazione e competitività e trasforma un sito industriale storico in una risorsa per il futuro energetico e produttivo del Paese. Ho incontrato pochi giorni fa il fondo del Kuwait che, alla luce di questa positiva esperienza, intende realizzare altri investimenti in Italia”.
Sulla vicenda Pfizer a Catania, prosegue Urso, “Ci siamo attivati subito, ben consapevoli dell’importanza di questo asset produttivo, scientifico e tecnologico. Il tavolo è convocato per il prossimo 22 luglio e intendiamo arrivarvi con un programma di lavoro consolidato. Per questo stiamo svolgendo i necessari approfondimenti con l’azienda e con le organizzazioni sindacali, con l’obiettivo di raggiungere una soluzione sostenibile e condivisa, come abbiamo fatto in altri casi, al fine di garantire la continuità occupazionale e produttiva del sito di Catania e tutelare tutti i lavoratori. Nessuno dovrà restare indietro. Proprio ieri ho incontrato al Mimit il sindaco Enrico Trantino. Con noi sono in campo il Comune e la Regione”.
Intanto i lavori per la fabbrica di StMicroelectronics “procedono a pieno ritmo e l’obiettivo è avviare la produzione entro quest’anno, per raggiungere gradualmente la piena capacità entro il 2033. Catania diventerà il cuore europeo del carburo di silicio, con il primo sito al mondo capace di integrare l’intero ciclo produttivo e con ricadute significative sull’occupazione, sulle competenze e sull’indotto”, sottolinea. “Dalla Sicilia prende forma anche la politica industriale che l’Italia ha portato a Bruxelles: più investimenti, autorizzazioni più rapide e sostegno all’intera filiera, per ridurre le dipendenze e riportare in Europa le produzioni strategiche”, conclude Urso.
– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).
Economia
Blue economy, in Italia la Dimensione Subacquea fattura 3,5 miliardi di euro
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16 ore fa-
16 Luglio 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – L’underwater economy italiana fattura 3,5 miliardi di euro: questo il valore principale stimato dal 1° Rapporto nazionale sulla Dimensione Subacquea Italiana, che per la prima volta offre una fotografia organica di un ecosistema produttivo strategico per il nostro Paese. Il Rapporto, realizzato dall’Osservatorio Nazionale sull’Economia del Mare- OsserMare di Informare, Azienda Speciale della Camera di commercio Frosinone Latina con il contributo scientifico del Centro Studi delle Camere di commercio G. Tagliacarne, in collaborazione con il PNS – Polo Nazionale della dimensione Subacquea, Unioncamere e Assonautica, è stato presentato in una iniziativa promossa dalla Presidente dell’Intergruppo Parlamentare per l’Economia del Mare, la senatrice Simona Petrucci.
L’evento, inserito nell’ambito del Blue Forum 2026, segue quello di presentazione del XIV Rapporto Nazionale sull’Economia del mare, avvenuto a Palazzo Piacentini a Roma l’8 luglio scorso alla presenza del Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso.
Il percorso che ha portato alla realizzazione del documento che rappresenta la prima individuazione delle consistenze economiche dell’underwater economy italiana, si legge in una nota, “nasce dal Protocollo d’intesa sottoscritto nel 2025 tra Unioncamere, Assonautica Italiana e il Polo Nazionale della dimensione Subacquea, che ha posto le basi per la costituzione dell’Osservatorio Nazionale Underwater”, con l’obiettivo di “dotare il Paese di uno strumento permanente di analisi, monitoraggio e conoscenza di un ecosistema industriale strategico per l’Italia”.
Partendo da una platea di circa 1.700 imprese potenzialmente riconducibili alla dimensione subacquea, individuate attraverso una prima riclassificazione dei prodotti e una ricerca massiva supportata da strumenti di intelligenza artificiale, il lavoro di verifica automatica e manuale ha consentito di censire 189 imprese italiane effettivamente operanti nell’Underwater Economy.
Le 189 imprese censite occupano complessivamente 63.458 addetti, pari allo 0,34% dell’occupazione nazionale, generano 30,5 miliardi di euro di fatturato, pari allo 0,72% del totale nazionale e producono 7,3 miliardi di euro di valore aggiunto, equivalenti allo 0,68% dell’economia italiana. In particolare il valore dei prodotti e sistemi riconducibili alla dimensione subacquea è passato in meno di dieci anni da 1,1 miliardi di euro a 3,5 miliardi, con una crescita del 216%.
L’analisi, si legge ancora, “si è basata su una riflessione dei principali ambiti di attività e delle tecnologie underwater e ha interessato attualmente i seguenti assi di sviluppo: Difesa e sicurezza (sorveglianza subacquea, dispositivi warfare e contromisure, protezione di cavi e condutture strategiche, mezzi autonomi e semi-autonomi), Energia offshore (istallazione, monitoraggio e manutenzione di piattaforme oil & gas, Impianti eolici offshore), Telecomunicazioni e infrastrutture critiche (posa, manutenzione e monitoraggio di cavi sottomarini), Ricerca scientifica e ambientale (oceanografia, monitoraggio climatico, biodiversità` marina, mappatura dei fondali), Deep sea mining (estrazione di terre rare, noduli polimetallici)”.
Il Rapporto evidenzia inoltre “il ruolo crescente delle tecnologie strategiche e dell’innovazione”. Le imprese censite detengono complessivamente 12.659 brevetti, dei quali 2.840 riconducibili alle tecnologie STEP, tra Deep Tech e Net-Zero Technologies, con Lombardia e Lazio che concentrano oltre il 91% dell’intero patrimonio brevettuale strategico. Sul piano del capitale umano, le imprese censite impiegano 25.403 laureati, pari al 40% degli addetti totali, una quota quasi doppia rispetto alla media manifatturiera nazionale.
Alla presentazione, aperta da un messaggio di saluto del Presidente del Senato della Repubblica Ignazio La Russa e conclusa dal Ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare Nello Musumeci, sono intervenuti la senatrice Simona Petrucci, il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, il Presidente di Assonautica Italiana Giovanni Acampora, il Presidente di Unioncamere Andrea Prete, il Sotto Capo di Stato Maggiore della Marina Militare e Presidente del Comitato di Direzione Strategica del PNS Ammiraglio di Squadra Fabio Gregori, il Ministro della Difesa Guido Crosetto con un messaggio, la Presidente della Fondazione Polo Nazionale della Subacquea Roberta Pinotti e il Contr. (CP) Edoardo Balestra, Capo Reparto Amministrazione e Logistica Comando generale del Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera. Il Rapporto è stato presentato da: Antonello Testa, Presidente di Informare e Coordinatore OsserMare – Osservatorio Nazionale sull’Economia del mare, Contr. Giulio Cappelletti, Direttore Struttura Operativa Polo Nazionale della dimensione Subacquea, Gaetano Fausto Esposito, Direttore Centro Studi Tagliacarne e Paolo Cortese, Centro Studi Tagliacarne. Presenti i rappresentanti del mondo dell’industria, della ricerca e dell’Università operanti nel settore.
LA RUSSA “DIMENSIONE SUBACQUEA STRATEGICA PER GLI INTERESSI NAZIONALI”
“Al di sotto della superficie del mare si concentra un patrimonio di infrastrutture, risorse, conoscenze e tecnologie che riveste un ruolo sempre più determinante per la tutela degli interessi nazionali e per la crescita dell’economia del mare”. Lo afferma il presidente del Senato, Ignazio La Russa, nel messaggio inviato alla presentazione del 1° Rapporto nazionale sulla dimensione subacquea italiana, in corso nella Sala Capitolare del Senato a Roma, non avendo potuto partecipare all’iniziativa. “L’evoluzione dello scenario geopolitico, la crescente importanza delle infrastrutture sottomarine, l’innovazione tecnologica e la necessità di preservare gli ecosistemi marini rendono indispensabile una visione integrata della dimensione subacquea – spiega La Russa -, è importante definire politiche di sviluppo, favorire la cooperazione tra pubblico e privato, attrarre investimenti, accrescere il perimetro economico-produttivo e rafforzare una governance efficace del settore, così rafforzare il ruolo dell’Italia nel Mediterraneo e nello scenario globale”.
CROSETTO “L’AMBIENTE SOTTOMARINO E’ SEMPRE PIU’ STRATEGICO”
“L’ambiente sottomarino costituisce oggi un ambito di crescente rilevanza strategica, offrendo significative opportunità di sviluppo nei settori economico, tecnologico, energetico e scientifico. Si tratta di un contesto ricco di potenzialità, ma caratterizzato anche da sfide sempre più complesse, che richiedono un approccio integrato tra istituzioni, comunità scientifica, università e sistema produttivo”. Lo afferma il ministro della Difesa, Guido Crosetto, nel messaggio inviato alla presentazione del 1° Rapporto nazionale sulla dimensione subacquea italiana, in corso alla Sala Capitolare del Senato a Roma, non avendo potuto partecipare in presenza. “È proprio dalla consapevolezza del valore strategico di questo dominio che nasce il Polo nazionale della dimensione subacquea, con l’obiettivo di mettere a sistema le eccellenze nazionali e favorire lo sviluppo di tecnologie e competenze in un settore destinato ad assumere un’importanza sempre maggiore”, prosegue Crosetto. Il ministro sottolinea infine che nella stessa direzione si colloca “l’istituzione dell’Agenzia per la sicurezza delle attività subacquee, iniziative che confermano la credibilità e l’impegno del nostro Paese in un settore divenuto centrale anche alla luce delle crescenti minacce ibride e della necessità di proteggere infrastrutture essenziali per la sicurezza nazionale”.
-Foto xc7/Italpress-
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Economia
L’Ice compie 100 anni: dal 1926 triplicato il rapporto export-Pil, nel 2025 ha raggiunto il 32,2% / Video
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16 ore fa-
16 Luglio 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Nel 1926 le esportazioni di beni e servizi valevano circa il 12% del Pil italiano. Oggi quel rapporto è quasi triplicato, raggiungendo il 32,2% nel 2025. È la misura della trasformazione dell’Italia in una delle principali economie esportatrici del mondo e, insieme, del percorso dell’ICE, nato nel 1926 come Istituto Nazionale per l’Esportazione per accompagnare le imprese italiane sui mercati esteri.
Questi alcuni dati che emergono in occasione della celebrazione del Centenario dell’ICE, unita alla presentazione del 40° Rapporto ICE “L’Italia nell’economia internazionale” e dell’Annuario Istat-ICE “Commercio estero e attività internazionali delle imprese”, alla presenza, tra gli altri, del vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani; del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso; del ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare, Francesco Lollobrigida, e del ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, insieme ai saluti del presidente dell’ICE, Matteo Zoppas, e del presidente dell’Istat, Francesco Maria Chelli.
Dal dopoguerra al miracolo economico, tra fiere, missioni imprenditoriali e una rete sempre più estesa di uffici nel mondo, ICE contribuisce alla crescita del Made in Italy e all’internazionalizzazione delle imprese, soprattutto delle PMI. Dalla metà degli anni Novanta l’avanzo commerciale si consolida come tratto distintivo della competitività del sistema manifatturiero italiano.
Con la globalizzazione del nuovo millennio, il ruolo di ICE si evolve da promozione commerciale a supporto consulenziale, in sinergia con Istituzioni, associazioni di categoria e Sistema Diplomatico. Le riorganizzazioni a partire dal 2011 ne fanno uno strumento chiave della diplomazia economica, con la nuova missione di attrarre investimenti esteri in Italia. Oggi, tra tensioni geopolitiche e transizioni energetica e digitale, la competitività non dipende più solo da dimensione d’impresa o materie prime, ma dalla capacità di trasformare conoscenza, cultura e territorio in valore: la forza del Made in Italy che ICE ha contribuito a raccontare nel mondo.
A distanza di cento anni, le nuove rotte dell’internazionalizzazione stanno producendo risultati concreti: l’Italia è oggi il quinto esportatore mondiale di merci, può contare su un nucleo stabile di circa 82 mila imprese esportatrici, responsabili del 99% delle esportazioni nazionali nel triennio 2023-2025, e dispone di un ampio potenziale di crescita ancora da valorizzare.
Dalla seconda metà degli anni Cinquanta il valore reale delle esportazioni ha seguito un percorso di crescita pressoché continuo, interrotto solo dagli shock petroliferi degli anni Settanta, dalla crisi finanziaria del 2008-2009, dalla pandemia del 2020 e dalla crisi energetica del 2022, dimostrando ogni volta una significativa capacità di recupero.
Parallelamente è cambiato anche il modello di sviluppo del Paese: dopo decenni di disavanzi commerciali dovuti alla forte dipendenza dalle importazioni di materie prime ed energia, dalla metà degli anni Novanta l’Italia ha consolidato un avanzo commerciale strutturale, riflesso anche della crescente competitività del proprio sistema manifatturiero. Oggi le esportazioni hanno raggiunto volumi reali oltre dieci volte superiori rispetto agli anni Settanta, confermando il ruolo sempre più centrale della domanda estera come motore della crescita economica e della competitività del Paese. Il sistema esportatore italiano conferma una significativa capacità di tenuta.
Dopo la sostanziale stabilità del valore delle esportazioni nel 2023 e la lieve flessione del 2024, nel 2025 l’export di merci è tornato a crescere del 3,3%, raggiungendo 643 miliardi di euro: 163 miliardi in più rispetto al 2019. La dinamica è risultata superiore a quella media dell’Unione Europea e delle sue principali economie, consentendo all’Italia di diventare il quinto esportatore mondiale di merci contendendo al Giappone la quarta posizione
. La crescita è stata sostenuta soprattutto dalla farmaceutica e, in misura più contenuta, dai metalli e dall’agroalimentare, a fronte delle difficoltà di alcuni comparti tradizionalmente rilevanti, tra cui macchinari, autoveicoli e sistema moda.
Nonostante le recenti crisi, le esportazioni italiane sono cresciute in valore del 3,2% nel primo quadrimestre del 2026. Gli Stati Uniti mantengono un ruolo centrale per l’export italiano, ma i recenti rialzi tariffari rendono ancora più rilevante ampliare la presenza nei mercati con maggiore potenziale di crescita, anche sfruttando le opportunità offerte dai nuovi accordi commerciali dell’Unione Europea, tra cui quelli con Mercosur, Australia e India destinati ad ampliare significativamente gli spazi di accesso delle imprese italiane ai mercati internazionali.
L’Italia in particolare pesa per l’11% dell’export UE verso il mercato indiano, per un importo annuo di 5,5 miliardi nel 2025. Secondo le ultime stime, entro il 2032 dovrebbe raddoppiare l’export UE verso l’India, facendo risparmiare alle imprese circa 4 miliardi di euro all’anno in dazi.
L’analisi a livello di impresa mostra, al tempo stesso, che la forza dell’export italiano poggia su un nucleo ampio di esportatori stabilmente presenti sui mercati internazionali. Su oltre 120 mila imprese esportatrici attive nel 2023, quasi 82 mila hanno mantenuto una presenza continuativa all’estero nel biennio successivo e circa 51 mila esportano senza interruzioni dal 2017, rappresentando il nucleo più solido del sistema esportatore nazionale.
TAJANI “L’EXPORT STA RAGGIUNGENDO IL 40% DEL PIL”
L’obiettivo dei 700 miliardi di export “credo sia raggiungibile, tutti i dati lo danno in crescita e vuol dire che la strategia di diversificazione ha pagato, c’è un grande segnale di impegno del governo che conferma che si può aiutare chi esporta. Stiamo andando verso il 40% del Pil grazie alle esportazioni”. Così il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a margine della celebrazione del Centenario dell’ICE. “Il nostro Paese può contare sempre di più su una rete di esportazione di qualità. L’Ice è una delle grandi protagoniste della nostra azione”, aggiunge.
IL VIDEO
URSO “L’ITALIA E’ IL QUARTO PAESE ESPORTATORE”
“Questo centenario” dell’ICE “cade in un momento importante, in cui l’Italia, d’un balzo, supera i giganti asiatici come il Giappone e la Corea del Sud, diventando il quarto Paese esportatore mondiale. Questo a dimostrazione di un sistema produttivo che è più resiliente, è più dinamico di altri perché è meglio diversificato nei prodotti, nelle filiere e nei mercati, quindi, più capace di cogliere le opportunità anche nei momenti di crisi”. Lo afferma il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, a margine della celebrazione del Centenario dell’ICE.
IL VIDEO
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