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Spalletti “La Juve deve ambire a lottare per tutto”

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TORINO (ITALPRESS) – “Premesso che ho detto di lottare per lo scudetto, non di vincerlo, e c’è differenza, ci fa bene confrontarci con questo nome, con questa storia e finchè la matematica non ce lo vieta dobbiamo avere l’ambizione di lottare per qualsiasi cosa, si va dritti a lottare per qualsiasi cosa”. Luciano Spalletti, dopo l’esordio vincente a Cremona, punta a ripetersi. Domani si gioca in Champions e la Juve è attesa dallo Sporting Lisbona all’Allianz Stadium. “Fra i giocatori c’è voglia e disponibilità di far bene. Sono un buon gruppo, dal punto di vista calcistico e umano – sottolinea il tecnico bianconero – La Champions è la suite, la lounge del calcio, per giocarla dobbiamo avere un’idea di quello che è essere squadra, e la dobbiamo proteggere con una grandissima personalità. Bisogna avere il coraggio di scegliere quello che vogliamo fare. Di solito ci sono tre possibilità: la scelta corretta, la scelta sbagliata e l’incertezza di quello che si vuole fare. Quest’ultima è la peggiore. Non è un alibi giocare ogni tre giorni”.

Tornando alla gara di Cremona, “sono stato contento di aver fatto determinate scelte, mi hanno restituito delle informazioni per progredire col lavoro. Domani è una partita difficilissima, è una squadra che sa giocare a calcio, che sa stare in campo, che ha un’idea di gioco ben precisa, hanno questa qualità sulla trequarti che è un’insidia per tutti”, dice ancora Spalletti, che poi si sofferma su Yildiz: “Gli piace interpretare quella posizione di centrosinistra, lui è bravo se gioca da seconda punta o da esterno, quello che può disturbarlo è se gli chiedi di fare rientri da 100 metri ma oggi anche i più bravi si adattano anche a questo. Domani comunque è a disposizione. Chi mi ricorda? Sono stato abbastanza fortunato nella mia carriera, ho avuto qualche grande calciatore, Kvaraskhelia è uno che aveva caratteristiche simili. E poi, anche se forse ha avuto meno visibilità ma è stato fenomenale, Totò Di Natale: tirava fuori delle robe in allenamento, ma anche in partita…”.

Fra i più positivi a Cremona anche Vlahovic: Dusan sa bene cos’è la Juve e cosa ci si aspetta, è abituato alle pressioni e alle insidie di vestire una maglia del genere. E’ uno di quelli con cui ho parlato, lui sarebbe felicissimo di rimanere qui. Il fatto che sia in scadenza non lo disturba, vuole giocare a calcio, vuole giocare partite come queste e l’altra sera ha dato risposte importanti”.

In conferenza stampa al fianco del tecnico anche Michele Di Gregorio: “Lo spogliatoio dopo due vittorie sta meglio, ma sappiamo che non si può abbassare la guardia, l’attenzione, altrimenti si rischia di tornare al punto di partenza. La concentrazione è sulla partita di domani, dobbiamo continuare su questa strada. Quando avviene un esonero i primi a sentirsi responsabili sono i giocatori, questo ci ha unito maggiormente, ci siamo chiesti cosa non andava, cosa c’era da migliorare e contro Udinese e Cremonese abbiamo cercato di responsabilizzarci ancora di più. Si può migliorare sempre, il miglioramento deve essere quotidiano. La mia stagione? Spero sempre di fare meglio e dare una mano alla squadra”.

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Per quanto riguarda l’impatto di Spalletti, “il mister è ambizioso come lo siamo tutti, qui bisogna vincere, quello è l’obiettivo e dobbiamo fare di tutto per raggiungerlo. Quando ha parlato di scudetto, tutti abbiamo dato valore a quello che ha detto, è la direzione in cui vogliamo andare tutti. Di Spalletti ci ha colpito la fermezza, l’ambizione, la voglia di darci una mano e noi abbiamo voglia di metterci in gioco. Questa è una società che ha sempre vinto, l’obiettivo è provare a vincere qualcosa, mettere le basi per vincere qualcosa. Poi si passa dalle partite, dal fare dei punti che messi insieme ti portano a un obiettivo più grande. Dopo la Lazio la parola chiave è stata responsabilità, intesa sia come responsabilità del singolo che quella nei confronti del gruppo e della società”.

Intanto bisogna sbloccarsi in Champions. “Al di fuori dei risultati precedenti, le partite alla Juve vanno vinte. Non parlerei di ansia ma di maggiore volontà per vincere la prima partita in Champions”, chiosa il portiere.

– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

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L’Argentina avanti con il brivido, il mea culpa di Messi: “Abbiamo sbagliato il pressing”

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di Enrico Currò

MIAMI (STATI UNITI) (ITALPRESS) – “Abbiamo sbagliato tanto nel pressing”. Leo Messi è lapidario. Uscito dal campo contrariato, ha festeggiato sì insieme ai compagni la qualificazione e con loro ha ringraziato i sessantamila tifosi dell’Albiceleste, però la preoccupazione era evidente sul suo volto. Stavolta non gli è servito continuare a fare gol come un giovincello e a battere ogni record: capocannoniere con 7 reti in 4 presenze, migliore marcatore di tutti i tempi con 20, primo nella storia ad andare in meta per 8 partite di seguito e via enumerando.

Quando a inizio ripresa Deroy Duarte ha pareggiato il suo notevole gol del primo tempo – aggancio d’esterno di sinistro in corsa al lancio di Lisandro e tocco sempre di sinistro in controtempo ad anticipare il recupero di Borges e l’uscita di Vozinha – il numero 10 ha subito dato l’esempio: ha ingaggiato un duello personale col portiere capoverdiano, a base di punizioni e soprattutto del destro scagliato addosso all’avversario. Messi si è sistemato più dietro, ha creato gioco, ha seminato scompiglio, si è conquistato calci di punizione, ha calciato il corner del 3-2.

Però sono serviti due difensori, Lisandro Martinez e Romero, per acciuffare una vittoria che non tranquillizza il numero 10: “Non abbiamo saputo fare pressing nella maniera giusta. Le linee erano troppo distanti, quando cercavamo di saltare il loro centrale di centrocampo. Eravamo sempre uno in meno, perché, ripeto, non abbiamo fatto bene il pressing”.

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La censura tattica di Messi è esplicita. A furia di dire che il Mondiale dell’Argentina doveva ancora iniziare, i campioni del mondo hanno rischiato davvero di finirlo in anticipo. E a furia di dire che Leo a 39 anni era sempre più decisivo, lui ha sfiorato l’imprevedibile eliminazione ai sedicesimi di finale contro la matricola Capo Verde, Nazionale di un arcipelago di 600 mila abitanti.

Sarebbe accaduto, per di più, proprio nella città d’adozione del fuoriclasse, a Miami, dove vive e gioca dal 2023 e dove fa da testimonial di lusso della Mls americana con la maglia rosa dell’Inter. Lo scampato pericolo, con lo psicodramma dei tempi supplementari (testata di Romero nel secondo, dopo le prodezze nel primo di altri due difensori, l’argentino Lisandro Martinez e il capoverdiano Lopes Cabral), non ha rasserenato il ct Scaloni, che deve pensare al duello degli ottavi di finale con l’Egitto: “Non è stata una partita bellissima per noi. Per me, in particolare, posso dire che sia stata quella che mi ha provato di più, delle mie cento sulla panchina dell’Argentina. Ora arriva ancora di più il difficile. Non ci aspettavamo di soffrire così tanto. Parlerò coi giocatori, ma intanto prendiamo la parte buona della situazione”. 

Scaloni si lancia in una difesa accorata della sua Selección: “La cosa più importante è che la squadra abbia saputo colpire al momento giusto. Eravamo stanchi. Il Mondiale è complicato, entriamo in una fase in cui l’intervallo tra una partita e l’altra diventa di soli tre giorni e mezzo e noi abbiamo giocatori acciaccati. Ma credo che la nostra gente, i più di sessantamila tifosi che sono entrati allo stadio e i 47 milioni che ci hanno visto da casa, abbia capito una volta di più che cosa vuol dire essere l’Argentina: sapere soffrire, nel bene e nel male”.

Le sue sensazioni il ct le rivela col volto un po’ scuro: “Non vedevo l’ora che finisse la partita. Loro hanno pareggiato due volte, la seconda con un golazo. Ma a questa squadra non pesa la responsabilità. L’avversario sa come metterti in difficoltà, nel calcio di oggi. C’è poco da parlare. Ma non ho mai temuto di essere eliminato. Semmai, ho pensato che fossimo già qualificati e invece Capo Verde mi ha disilluso per due volte. Ne usciamo rafforzati”.

Quanto alla decisione di confermare la staffetta tra i centravanti, l’interista Lautaro Martinez e Julian Alvarez, invece di schierarli insieme, Scaloni lascia intendere che il dubbio resterà tale fino all’ottavo di finale con l’Egitto: “Ho ritenuto che fosse giusto fare così. Tra l’altro Lautaro, prima di essere sostituito, ha fatto un magnifico passaggio smarcante per Messi”. 

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Di sicuro ad Atlanta andranno evitati i cali di attenzione, come quello che ha permesso nel primo spicchio della ripresa a Deroy Duarte, centrocampista del Ludogorets nel campionato bulgaro, di scagliare indisturbato il rasoterra dell’1-1. Anche se in verità il 2-2 è nato dalla suddetta imparabile prodezza: il destro arcuato di Sidny Lopes Cabral, terzino sinistro del Trabzonspor, che lo ha appena ingaggiato dal Benfica per 10 milioni di euro. Ci sono voluti più salvataggi del portiere dell’Aston Villa Dibu Martinez, in particolare su un destro a scendere sempre di Lopes Cabral, per impedire a Capo Verde l’approdo ai rigori.

La chiosa è ancora di Scaloni, con la similitudine tra questa vittoria complicata e la sconfitta con l’Arabia Saudita nella partita di apertura del Mondiale poi vinto quattro anni fa in Qatar: “Le analogie ci sono, anche allora sembrava che avessimo la situazione sotto controllo. La differenza, benaugurante, è che quella volta non avevamo saputo reagire e qui invece sì. Lo prendo come un buon segno”. Un segno ottimo è stata questa sconfitta, che vale come una vittoria, per il ct di Capo Verde Bubista: “Una parola basta per definire tutte queste emozioni: orgoglio”. 

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

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L’Argentina soffre ma vola agli ottavi: Capo Verde battuto ai supplementari

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MIAMI (STATI UNITI) (ITALPRESS) – L’Argentina vola agli ottavi di finale con il brivido, battendo 3-2 Capo Verde ai supplementari. Apre le marcature Messi, pareggia Duarte nella ripresa; l’Albiceleste la spunta all’extra time con il gol di Lisandro Martinez e l’autogol di Diney, che rendono inutile la bellissima rete di Cabral. La squadra di Scaloni sfiderà ora l’Egitto. Argentina in controllo della gara, senza però essere troppo aggressiva. Il più pericoloso nella prima mezz’ora è il solito Messi, che la sblocca al 29′. Lancio di quasi 50 metri di Lisandro Martinez, aggancio perfetto in area e Vozinha battuto col mancino. Messi firma l’1-0, sale a sette reti nel torneo in corso e a quota 20 in carriera nei Mondiali. L’Albiceleste abbassa i giri del motore in avvio di ripresa, e Capo Verde ne approfitta per guadagnare campo. Deroy Duarte pareggia i conti al 59′. Azione manovrata della squadra di Bubista, la palla arriva a Mendes, che dalla destra serve il numero 14 in area, bravo a girarsi e a infilare in rete sul palo opposto. 1-1. Il gol subito sveglia l’Argentina, che si ributta in avanti. Al 63′ Messi si inserisce centralmente e arriva davanti a Vozinha, che chiude la saracinesca al numero dieci. Rischia tantissimo Capo Verde all’81’, ma Lopes in scivolata intercetta un cross pericolissimo di Molina, mettendo la sfera in angolo. L’offensiva Albiceleste non è abbastanza efficace: 1-1 al 90′ e partita ai supplementari. Servono 120 secondi di extra time all’Argentina per tornare avanti. Angolo dalla sinistra, spizzata di Mac Allister per Lisandro Martinez, che dal lato opposto dell’area piccola infila Vozinha. Capo Verde però non molla, e al 103′ trova nuovamente il pareggio con una magia di Lopes Cabral, che si accentra da sinistra e fulmina Martinez con un destro a giro. L’Argentina si riprende dalla doccia fredda e torna avanti al 111′: angolo di Messi, tocco decisivo di Diney e autogol per il 3-2. L’Albiceleste soffre nel finale, ma il fortino di Martinez resiste. Saranno ottavi di finale con l’Egitto.
– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

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Colombia agli ottavi, Ghana ko 1-0 a Kansas City

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KANSAS CITY (STATI UNITI) (ITALPRESS) – La Colombia torna agli ottavi di finale in un Mondiale. Dopo la mancata qualificazione nel 2022, i sudamericani battono 1-0 un coriaceo Ghana e raggiungono gli ottavi di un Mondiale per la quarta volta nella loro storia (1990, 2014, 2018). Match deciso dalla zampata di Jhon Arias (14′) nel primo tempo, che spedisce la selezione di Lorenzo tra le migliori sedici squadre del torneo. La Colombia agli ottavi se la vedrà con la Svizzera (7 luglio, ore 22), per affrontare nei quarti la vincente di Argentina-Egitto (7 luglio, ore 18). Termina il torneo del Ghana, che era passato da migliore terzo nel girone di Inghilterra, Croazia e Panama.
In avvio di match subito un tentativo del Ghana, che ci prova con una conclusione da fuori di Partey. Al quarto d’ora la Colombia va avanti alla prima occasione reale: cross dalla sinistra di Luis Suarez e tap in di Jhon Arias che infila Ati Zigi per l’1-0 al 14′. Ritmi non esageratamente sostenuti, con i sudamericani vicini al 2-0 prima con Luis Diaz e poi con Mojica nel finale di frazione.
In apertura si secondo tempo Rios crea scompiglio nella trequarti ghanese e Puerta impegna Ati Zigi al 50′. Dopo il cooling break entrambi gli allenatori fanno alcune sostituzioni e le squadre inevitabilmente si allungano. Il Ghana alza il pressing e i giri del motore, mentre la Colombia reagisce prontamente e cerca di pungere in contropiede. Prima Luis Diaz e poi Quintero cercano il doppio vantaggio, ma la squadra di Queiroz riesce a mantenere un gol di differenza. Nell’assedio finale il Ghana non è abbastanza pulito tecnicamente per impensierire l’organizzata Colombia, che si prende con merito la qualificazione agli ottavi.
– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

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