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Cronaca

Jakala, il ruolo dell’IA in azienda al centro dell’ultimo Digital Coffee del 2025

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MILANO (ITALPRESS) – Palazzo Mellerio, sede milanese di Jakala, ha ospitato l’evento conclusivo del ciclo dei Digital Coffee, il format di incontri che, lungo tutto il 2025, ha analizzato le traiettorie della trasformazione digitale nei principali settori dell’economia. Dopo sei edizioni dedicate a temi verticali – pianificazione media, largo consumo, energia, automotive, lusso, privacy – l’appuntamento finale ha composto una visione d’insieme, concentrandosi sul tema più trasversale e strategico: il valore di un modello di Intelligenza Artificiale realmente industrializzato, scalabile e capace di generare impatto sul business.
L’edizione, dal titolo “Costruire l’AI Factory: dal dato all’impatto di business”, ha ribadito l’esigenza, per le imprese, di superare la fase degli esperimenti isolati. Non basta più testare l’AI in laboratorio e nei progetti pilota: serve un sistema organizzativo e tecnologico che trasformi dati e algoritmi in valore concreto, portando l’AI dentro le decisioni e i processi operativi quotidiani. In sintesi, una capability aziendale stabile, che renda l’Intelligenza Artificiale un vero motore di competitività.
Il dibattito si è articolato a partire dal concetto di AI Factory, il modello operativo che Jakala utilizza per industrializzare l’Intelligenza Artificiale in azienda.
Il modello si sviluppa su tre livelli: un’architettura dati solida e scalabile; la trasformazione dei processi attraverso automazione e AI; l’impatto misurabile su produttività, efficienza operativa, performance di marketing e vendite.
L’elemento distintivo è la knowledge base ontologica: un sistema che organizza le informazioni aziendali mappando le relazioni tra dati, processi e contesti di business. Invece di progetti AI isolati che lavorano su silos separati, l’AI Factory crea una base di conoscenza condivisa dove l’intelligenza artificiale comprende le connessioni tra funzioni diverse, generando valore in modo coerente e scalabile.
Dopo il benvenuto di Vittorio Di Tomaso, Solution Design Managing Director (Jakala), e Stefano Brigaglia, Head of AI, Data Science & Location Intelligence Executive Director (Jakala), si è tenuta la tavola rotonda moderata da Andrea Cabrini, Direttore di Class CNBC. Sono intervenuti Davide Consiglio, Country Data Officer (Generali); Alexis Grigoriadis, CMO (Eurobet); Carlo Luzzi, Ingegnere (Honda Racing Corporation); Alessandro Penasa, CEO (DAO); Marcello Savarese, Chief Data Analytics Officer (Wind Tre)
La tavola rotonda ha evidenziato come la trasformazione in atto non riguardi più soltanto l’evoluzione della cultura del dato, ma stia entrando in una seconda fase, guidata dall’integrazione concreta dell’Intelligenza Artificiale nei processi aziendali. Un tema centrale è l’AI governance: le competenze, un tempo concentrate in pochi team specialistici, si stanno distribuendo nelle funzioni operative, rendendo l’AI parte effettiva del lavoro quotidiano di sempre più persone nell’organizzazione.
Tra i casi presentati, particolare attenzione è stata dedicata ai nuovi modelli di automazione intelligente applicati allo store management, che includono tecnologie di tracciamento dei flussi in negozio e sensoristica avanzata per rilevare i prodotti prelevati dallo scaffale. L’integrazione con applicazioni mobile abilita percorsi di acquisto completamente automatizzati. Sono esempi concreti di come l’AI stia ridisegnando l’intera esperienza retail, dalla soglia del negozio al checkout.
E’ emerso, inoltre, come l’analisi dei dati in tempo reale diventi decisiva in ambienti operativi ad alta complessità: la capacità di interpretare i segnali nel momento in cui si verificano e trasformarli immediatamente in azioni concrete rappresenta oggi un fattore critico di performance, specialmente in settori dove ogni secondo conta.
L’incontro ha permesso di approfondire l’elemento più critico dell’approccio di Jakala: il ruolo della knowledge base ontologica come fondamento dell’AI Factory.
“La differenza tra AI che funziona e AI che fallisce sta nella qualità della conoscenza sottostante. Jakala costruisce knowledge base che rappresentano non solo i dati, ma le relazioni tra entità, processi e contesti di business – ha detto Di Tomaso -. Questo approccio trasforma l’AI da strumento di automazione puntuale a sistema integrato: un’infrastruttura che collega dati, processi e modelli attraverso una rappresentazione condivisa, permettendo all’AI di operare in modo coerente su tutte le funzioni aziendali e generando un impatto reale e continuativo”.
Il Digital Coffee conclusivo ha mostrato come l’AI Factory rappresenti il percorso necessario per portare l’AI oltre lo stadio sperimentale e renderla parte dell’infrastruttura aziendale permanente: “Parlare di AI oggi significa parlare di architettura della conoscenza. Con l’AI Factory vogliamo far superare alle aziende l’idea dell’esperimento isolato: serve una knowledge base strutturata che permetta all’AI di comprendere il business nella sua interezza – ha aggiunto Di Tomaso -. Solo quando l’intelligenza artificiale è radicata in una base di conoscenza solida può operare su scala aziendale, accelerare le decisioni e diventare un motore permanente di competitività”.

– foto f50/Italpress –
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Cronaca

Suor Luigia “Giusta tra le Nazioni”, cerimonia allo Zucchi di Carate / Video

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CARATE BRIANZA (MONZA E BRIANZA) (ITALPRESS) – Si è concluso in un clima di intensa partecipazione l’incontro ‘Una storia di salvezza durante la Shoah’, ospitato dagli Istituti Clinici Zucchi di Carate Brianza (Gruppo San Donato), dedicato alla figura di Suor Luigia Gazzola, Madre Superiora della Clinica nel 1943. Un momento carico di memoria e gratitudine, che ha fatto riaffiorare il coraggio di una donna capace di portare una luce nel tempo più buio della storia dell’umanità.

Ad eleggerla, oggi, “Giusta tra le Nazioni” sono la medaglia e il certificato d’onore del Memoriale della Shoah Yad Vashem, consegnati al nipote Mario Gazzola, oggi novantenne. L’evento ha ripercorso le vicende della famiglia ebrea Milla, attraverso la storia di Lea e della figlia Serena. In seguito alla deportazione, dapprima del marito Ugo e del cognato Ferruccio, e successivamente delle sorelle Laura, Lina e Amelia, Lea e la piccola Serena riuscirono a sfuggire alla cattura, trovando rifugio presso la Clinica Zucchi di Carate Brianza, allora casa di salute mentale per sole donne. Raggiunte dalla nonna Nelly Coen Gialli, rimasero sotto la protezione di Suor Luigia Gazzola fino alla Liberazione. La madre superiora riuscì a sottrarle ai rastrellamenti nazifascisti facendole entrare nelle stanze delle “agitate”, le pazienti psichiatriche della clinica, così appellate dalla stessa Suor Luigia, luoghi dove i soldati non osavano avventurarsi. A raccontare l’eroismo di Suor Luigia è stata Serena Milla stessa.

Quella bambina messa in salvo dall’orrore oggi ha novantadue anni, ma il ricordo di quei momenti lontani è ancora vivido. Emozionata, ha incontrato il nipote della suora, Mario Gazzola, stringendo in un commosso abbraccio il ricordo della donna che le salvò la vita. Insieme a loro, Marco Bartesaghi, appassionato di storia locale e di Shoah, che ha sottolineato l’importanza di non dimenticare, per costruire sulle tracce della memoria un futuro migliore. Il racconto, incorniciato dalle parole di apertura e di chiusura della scrittrice Paola Fargion, è stato preceduto dai saluti istituzionali del sindaco di Carate Brianza, Luca Veggian, della Presidente dell’Associazione Figli della Shoah, Daniela Dana, e dell’amministratore unico degli Istituti Clinici Zucchi, Renato Cerioli.

“Venire a conoscenza di questa storia ci ha commosso, ma ascoltarla dalla voce di chi ha vissuto in prima persona un’esperienza tanto dolorosa ci ha toccato nel profondo. Questo riconoscimento a Suor Luigia Gazzola rappresenta per noi un’eredità morale preziosa, che ci richiama al valore della tutela della persona e della sua dignità. Suor Luigia è stata un rifugio per i sofferenti; noi vogliamo continuare a esserlo, ogni giorno, per tutti coloro che si affidano alle nostre cure“, ha commentato Renato Cerioli, l’amministratore unico degli Istituti Clinici Zucchi Renato Cerioli.

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Poi la parola è passata a chi è stata salvata da Suor Luigia, Serena Milla, che all’epoca aveva dieci anni. “Ci misero nel reparto dei malati di mente perché i tedeschi fin lì non venivano. Suor Luigia è stata un’eroina compassionevole”, ha testimoniato Serena Milla. Un ricordo di Suor Luigia è giunto anche dal nipote, Mario Gazzola: “zia Suor Luigia ha mantenuto sempre un atteggiamento riservato. Come se ciò che faceva fosse il semplice adempimento di un quotidiano dovere. Ora il suo nome è inserito nel giardino dei Giusti di Gerusalemme e oggi ricordiamo una pagina di eroismo e solidarietà”. “Per noi questi momenti sono molto importanti. I nostri maestri ci annunciano che chi salva una vita salva il mondo intero. Queste cose sono degli esempi questi messaggi vanno riportati nelle scuole, perché siano d’esempio per i nostri giovani”, ha detto il segretario generale della Comunità ebraica di Milano, Alfonso Sasson. A conclusione dell’evento si è svolta la cerimonia di piantumazione di un ulivo, accompagnata dalla posa di una targa commemorativa in memoria di Suor Luigia Gazzola, “Giusta tra le Nazioni”. Un gesto simbolico e duraturo, volto a custodire il ricordo del suo coraggio e del suo impegno a tutela della vita. La cerimonia si è tenuta alla presenza di Andrea Alcalay, Presidente del KKL – Fondo Nazionale Ebraico, che ha rivolto ai presenti un breve e sentito intervento, richiamando il valore universale della memoria e la responsabilità collettiva di tramandare esempi di straordinaria umanità come quello di Suor Luigia.

– Foto xp9/Italpress –

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GSE, Vigilante “Contratti a lungo termine strumento contro volatilità dei prezzi”

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RIMINI (ITALPRESS) – “I Power Purchase Agreement sono uno strumento fondamentale non solo per sostenere le politiche di decarbonizzazione ma soprattutto per contrastare i rischi della volatilità dei prezzi dell’energia”: lo ha detto Vinicio Vigilante, amministratore delegato del GSE a margine di un evento organizzato dal Gestore al KEY di Rimini, nell’ambito delle attività di divulgazione sui PPA affidate al GSE dal DL Energia. “Il decreto – ha continuato Vigilante – ha assegnato al GSE un ruolo importante nello sviluppo della misura disegnata anche per le piccole e medie imprese. I nostri servizi quindi si arricchiscono e siamo già al lavoro per stimolare il mondo della produzione e quello del consumo a aderire e implementare questo strumento che rappresenta una forma concreta di disaccoppiamento e di trasferimento del valore derivante dal minor costo delle rinnovabili al consumatore. Il tema dei PPA è quindi centrale per continuare a investire nelle rinnovabili. Ci auspichiamo massima partecipazione del mondo delle rinnovabili e del consumo”.

– foto Italpress –
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Del Prato (Fondazione Menarini) “Salute a rischio per gli inquinanti ambientali”

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ROMA (ITALPRESS) – Le microplastiche e gli inquinanti chimici per la prima volta entrano nelle linee guida europee come fattori di rischio per il cuore, causando nel mondo ogni anno 5.500.000 decessi. Di questo si è parlato nel convegno internazionale “Respirami” nei giorni scorsi a Milano. “Negli ultimi anni ci siamo concentrati sugli effetti dell’inquinamento atmosferico nei loro diversi componenti, sulla salute respiratoria, cardiovascolare e anche di tutto il nostro organismo. Più recentemente abbiamo invece scoperto che anche altri fattori ambientali come rumori, suoni e luci, possono avere un effetto negativo sia sull’apparato cardiovascolare come riportato dalle nuove linee guida europee, sia a livello dei ritmi circadiani che influenzano il ritmo sonno-veglia e quindi anche sugli aspetti endocrini, come il diabete”, ha spiegato il professor Sergio Harari a Tg2 Medicina 33, in onda su Rai2. Per il professor Stefano Del Prato, presidente Fondazione Menarini e professore emerito di Endocrinologia dell’Università di Pisa, “inquinanti e diabete sembrerebbero distanti, ma non lo sono. Gli inquinanti, in generale, comportano un’alterazione del nostro organismo con un aumento dell’infiammazione e dello stress ossidativo, tutti elementi che sappiamo essere alla base dei principali meccanismi che portano al diabete”. Fra i fattori di rischio ci sono il rumore e la troppa luce, ha aggiunto Harari. “I nuovi studi che sono stati presentati a questo convegno hanno evidenziato come il rumore da una parte (che comunque ha dei meccanismi in cui disturba l’organismo) e la luce dall’altra (che altera i ritmi sonno-veglia e lo stato di attenzione che abbiamo) influenzano in maniera significativa vari aspetti del nostro organismo. Per esempio, gli aspetti psicologici, comportamentali, cognitivi, gli aspetti di apprendimento nei bambini, oppure possono in qualche modo accelerare o peggiorare malattie come la demenza senile, come l’Alzheimer”. Per Del Prato, l’inquinamento luminoso può incidere anche sull’obesità. “Abbiamo dei dati recenti che suggeriscono come l’esposizione alla luce, soprattutto alla luce artificiale e soprattutto nelle ore notturne, favoriscono l’aumento dell’obesità” e anche “un’alimentazione non completamente corretta: basti pensare allo “snacking”, a quel quel continuo “spizzicare” e quindi a un apporto di calorie”, un aspetto che riguarda anche i soggetti più giovani, esposti per molte ore alla luce degli schermi. “Dati recenti dimostrano che un’esposizione a luce intensa per un periodo sufficiente può comportare fino a un aumento di circa il 20% del rischio di obesità”.
-foto ufficio stampa Fondazione Menarini –
(ITALPRESS)

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