Economia
Desertificazione commerciale inarrestabile, dal 2012 scomparsi 156mila negozi
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Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Sempre più vetrine spente nelle città italiane: tra il 2012 e il 2025, in Italia sono scomparsi 156mila punti vendita del commercio al dettaglio e ambulante, oltre un quarto del totale. Crescono solo le imprese del comparto alloggio e ristorazione (+19mila) e aumenta il numero di locali commerciali sfitti. Il fenomeno della desertificazione commerciale, dunque, accelera (a un tasso medio annuo del 3,1% nel 2025 contro il 2,2% osservato nelle precedenti analisi), con il rischio che da qui al 2035 avremo città meno illuminate, alcuni quartieri-dormitorio, popolazione anziana con difficoltà a fare la spesa e anche l’ipotesi di un maggior degrado delle città. I comuni del Nord evidenziano le maggiori perdite di negozi al dettaglio (tra i primi 10, Belluno, Vercelli, Trieste, Alessandria, Savona, Gorizia con perdite di oltre il 33%), mentre al Sud si registra una maggiore tenuta: questi i principali risultati che emergono dall’analisi “Città e demografia d’impresa” realizzata dall’Ufficio Studi Confcommercio e presentata oggi nel corso di un briefing con la stampa dal direttore, Mariano Bella. L’analisi riguarda 122 città italiane (107 capoluoghi di provincia e 15 comuni non capoluogo più popolosi) e “fotografa” l’andamento di 18 categorie di attività economiche, distinguendo tra centri storici e resto del territorio urbano.
Il cambiamento dei modelli di consumo continua a incidere profondamente sulla struttura commerciale delle città. Nel 2025 le vendite online rappresentano l’11,3% dei consumi totali di beni acquistabili online e il 18,4% dei servizi, contribuendo a ridurre il numero di negozi fisici e modificando l’organizzazione dell’offerta commerciale. Ma soprattutto, a fronte di una variazione dell’indice di vendite al dettaglio totale, tra il 2015 e il 2025, pari a +14,4%, le piccole superfici sono completamente ferme (0,0%) mentre l’online risulta quasi triplicato (+187%). Nel 2019 il valore delle vendite online era pari a 31,4 miliardi, nel 2025 è arrivato a 62,3 miliardi. Questo processo, insieme alle trasformazioni socio-economiche e demografiche, tende a innescare un circolo vizioso: la riduzione del numero di negozi riduce l’attrattività commerciale delle aree urbane e alimenta ulteriormente la contrazione dell’offerta.
Nel commercio e nei pubblici esercizi prosegue il contributo delle imprese a titolarità straniera (+134mila, contro un calo di 290mila per quelle italiane nel periodo 2012-2025), che svolgono anche una importante funzione di integrazione economica e occupazionale (+194mila occupati). Allo stesso tempo, però, cresce la dimensione media delle imprese italiane, che passa da 2,4 addetti per impresa nel 2012 a 3 addetti nel 2025, mentre quelle guidate da imprenditori stranieri restano generalmente più piccole e diffuse (da 1,9 addetti a 1,7 addetti), rappresentando una forma di ‘supplenzà – seppur disordinata – nei contesti urbani più fragili. Rispetto alla forma societaria, crescono le società di capitale (dal 9% al 17% nel commercio al dettaglio e dal 14,2% al 30,6% nell’alloggio e ristorazione) e diminuiscono tutte le altre forme (ditte individuali, società di persone, cooperative, consorzi), evidenziando un processo di progressiva strutturazione delle imprese del terziario, con una maggiore organizzazione imprenditoriale e una crescente ricerca di efficienza e produttività.
Nelle città – sia a livello nazionale che nei 122 comuni oggetto dell’analisi – continua a cambiare la composizione delle attività economiche: crescono le attività legate al turismo, in particolare alloggi per affitti brevi; si espandono ristorazione con e senza somministrazione; diminuiscono invece le attività commerciali tradizionali (negozi e commercio ambulante).
In molti casi la crescita degli alloggi turistici avviene a scapito delle strutture alberghiere tradizionali, mentre parte dei bar si riclassifica nella ristorazione. Il risultato è una trasformazione dell’offerta economica dei centri urbani, con effetti ancora incerti sull’equilibrio tra turismo, residenti e servizi di prossimità.
A livello territoriale, nei 122 comuni oggetto dell’analisi, nel Sud si registra uno sviluppo di attività meno ordinato nell’ambito di una maggiore vitalità: il dato più significativo è, in particolare, quello dei B&B che risultano quasi quadruplicati nei centri storici dal 2012 ad oggi.
Concentrando l’analisi sulle 18 categorie oggetto di questo studio, le variazioni percentuali del numero di imprese attive nei centri storici tra il 2012 e il 2025 evidenziano una forte ristrutturazione del tessuto commerciale urbano caratterizzato da meno commercio di prossimità e più attività orientate al turismo e alla ristorazione, con un progressivo cambiamento della funzione economica e sociale degli spazi urbani.
Il dato più evidente è il calo diffuso delle attività commerciali tradizionali, in particolare nei settori legati ai beni non alimentari, come edicole (-51,9%), abbigliamento e calzature (-36,9%), mobili e ferramenta (-35,9%), libri e giocattoli (-32,6%). Anche bar e commercio ambulante risultano in diminuzione, segno di una contrazione dell’offerta commerciale tradizionale nei centri urbani. In controtendenza crescono, invece, alcune attività legate ai servizi e alla domanda turistica: ristoranti (+35%), l’aggregato rosticcerie, gelaterie, pasticcerie (+14,4%) e soprattutto gli altri alloggi (+184,4%), categoria in cui rientrano gli affitti brevi, che registrano l’incremento più marcato.
Dinamiche positive, ma più moderate, riguardano anche farmacie e computer e telefonia.
A livello territoriale, le aree del Nord evidenziano le maggiori perdite di negozi al dettaglio e attività ambulanti, mentre nel Mezzogiorno si registra una maggiore tenuta: dei 122 comuni presi in esame dall’analisi, i primi 10 comuni con le maggiori perdite di imprese risultano Agrigento (-37,5%), Ancona (- 35,9%), Belluno (-35,8%), Pesaro e Vercelli (-34,9%), Trieste (-34,1%), Alessandria (-33,7%), Savona (-33,5%), Ascoli Piceno (-33,4%), Gorizia (- 33,3%); i 10 Comuni che, invece, registrano la minore perdita di imprese sono: Crotone (-1,8%), Olbia (-10,1%), Latina (-13,8%), Frascati (-13,9%), Cagliari (- 14,4%), Cinisello Balsamo (-14,5%), Iglesias (-15,3%), Imperia (-15,7%), Cuneo (-16,3%), Vibo Valentia (-16,5%).
“La desertificazione commerciale è diventata un’emergenza che penalizza le aree urbane, con meno servizi e meno sicurezza – commenta il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli -. Va avviato il nostro progetto Cities con i sindaci su tre priorità: disciplinare l’offerta commerciale nei centri storici; riutilizzo immediato dei locali sfitti e coniugare sviluppo economico e urbanistica”.
– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).
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Pubblicato
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22 Aprile 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – L’Istat ha diffuso i principali dati della Notifica sull’indebitamento netto e sul debito delle Amministrazioni Pubbliche relativi al periodo 2022-2025, trasmessi alla Commissione Europea nell’ambito della Procedura per i Disavanzi Eccessivi prevista dal Trattato di Maastricht.
La comunicazione, che non ha ricevuto riserve da parte delle autorità europee, rappresenta uno dei principali strumenti di monitoraggio della finanza pubblica nell’Unione Europea. I dati, elaborati secondo il Sistema Europeo dei Conti (SEC 2010), evidenziano per il 2025 un indebitamento netto delle Pubbliche Amministrazioni pari a 69,4 miliardi di euro, corrispondente al 3,1% del Pil, in miglioramento rispetto al 3,4% registrato nel 2024.
Il saldo primario si attesta invece allo 0,8% del Pil, segnando un incremento di 0,3 punti percentuali rispetto all’anno precedente, mentre la spesa per interessi rimane stabile al 3,9% del Pil. Sul fronte del debito pubblico, i dati indicano un livello complessivo pari a 3.095,9 miliardi di euro a fine 2025, equivalente al 137,1% del Pil, in aumento di 2,4 punti percentuali rispetto al 2024. Le statistiche, pubblicate in collaborazione con la Banca d’Italia e coordinate a livello nazionale dall’Istat, sono soggette a verifica da parte di Eurostat nell’ambito del processo europeo di controllo della qualità dei dati di finanza pubblica.
Le elaborazioni tengono conto delle più recenti informazioni disponibili, comprese le revisioni legate ai crediti d’imposta Superbonus e Transizione 5.0 e alle spese finanziate dal PNRR, che hanno comportato lievi aggiornamenti senza modificare il rapporto debito/Pil. Il quadro complessivo conferma un miglioramento del deficit, ma evidenzia al tempo stesso la persistenza di un livello elevato del debito pubblico, che continua a rappresentare uno dei principali indicatori di attenzione per la sostenibilità delle finanze pubbliche italiane nel contesto europeo.
-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).
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Consumi, nuovo stop a marzo: -1,3% sotto il peso delle tensioni globali e della guerra in Medio Oriente
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2 ore fa-
22 Aprile 2026di
Redazione
MILANO (ITALPRESS) – L’effetto della guerra in Medio Oriente sull’economia italiana è già una realtà. L’Osservatorio permanente Confimprese-Jakala sui consumi evidenzia un calo del -1,3% a valore del totale mercato nel mese di marzo 2026 su marzo 2025. I consumi calano, la fiducia scende, il carello della spesa aumenta, le famiglie stringono i cordoni della borsa e si orientano a un risparmio precauzionale.
Del resto lo stesso fondo monetario internazionale, in questa fase, sta aggiornando le previsioni ogni due settimane e la crescita prevista dell’Italia si è ristretta allo 0,5% per quest’anno e il prossimo, tra le più basse in Europa.
In questa fase congiunturale, anche variazioni contenute dei prezzi dell’energia hanno un effetto amplificato, perché si traducono rapidamente in rincari diffusi e in una maggiore percezione di incertezza. Dal lato delle imprese retail, si osserva un indebolimento dei volumi accompagnato da una crescente difficoltà nel trasferire a valle i costi, con un impatto sui margini. Il rischio è quello di entrare in una fase di attendismo diffuso, in cui famiglie e operatori rinviano decisioni di consumo e investimento.
“I primi effetti dell’incertezza dovuti alla guerra in Medio Oriente si vedono già e colpiscono trasversalmente tutti settori di attività. Ci aspettiamo grande volatilità negli andamenti – spiega Mario Maiocchi, direttore centro studi Confimprese -, i consumatori adottano comportamenti più prudenti, penalizzando in particolare alcuni comparti del retail. È un segnale che va letto con attenzione: più che un semplice rallentamento congiunturale, evidenzia la fragilità della domanda interna rispetto a shock esterni. Per il retail significa volumi in indebolimento e margini sotto pressione, in un contesto già complesso. Senza un rafforzamento della fiducia e un contenimento delle spinte sui costi, il rischio è che la debolezza dei consumi si prolunghi anche nei prossimi mesi”.
I settori merceologici sono tutti in territorio negativo. Abbigliamento-accessori e ristorazione registrano un -0,9%, entrambi in peggioramento rispetto al precedente mese di febbraio. Altro retail continua la flessione che ha contraddistinto il settore dall’inizio dell’anno e chiude a -2,0%. Nei canali di vendita i soli in parità a +0,5% sono i centri commerciali, mentre flettono le high street a -1,2% e i negozi di prossimità a -1,3%. Nelle regioni Valle d’Aosta a +3,3%. Friuli Venezia Giulia mostra gli andamenti peggiori a -5,5%.
-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).
Economia
UniCredit finanzia progetti di sviluppo immobiliare a Milano e a Roma
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24 ore fa-
21 Aprile 2026di
Redazione
MILANO (ITALPRESS) – Allegria Developments, società specializzata nello sviluppo di soluzioni PBSA (alloggi per studenti appositamente costruiti) e flex-living, insieme alla famiglia Bongiorno, hanno lanciato New Living, una piattaforma di investimento dedicata al settore living italiano, realizzata in partnership con un primario investitore istituzionale internazionale e con Azimut Infrastructures & Real Assets. Il settore alloggi per studenti (student housing) e alloggi per giovani professionisti (young professional living), pur in rapida crescita, rimane in Italia ancora fortemente sottodimensionato rispetto al resto d’Europa.
Ad oggi la piattaforma New Living ha raccolto circa 50 milioni di euro di capitale da partner principali e investitori privati e ulteriori 50 milioni di finanziamenti bancari senior. Il piano di sviluppo comprende circa 1000 posti letto in tre progetti, rispettivamente a Milano (Certosa e Corvetto) e a Roma (Tor Vergata), con apertura prevista nel 2027. UniCredit ha finanziato i progetti di Milano Certosa e di Roma per complessivi 30,5 milioni di euro tramite una SICAF neocostituita e gestita da Savills Investment Management SGR, alla quale sono stati conferiti i due asset attualmente in sviluppo.
La piattaforma New Living beneficia di una partnership strategica con Habyt, uno dei principali operatori globali di living ibrido, con 10.000 unità gestite. I nuovi sviluppi rappresentano interventi di rigenerazione urbana in aree universitarie strategiche, saranno certificati LEED Gold e offriranno un’ampia gamma di servizi premium: reception condivisa, spa, palestra, lounge, sale studio, cinema, cucina comune e, in alcuni casi, una componente commerciale integrata.
“Ringraziamo UniCredit che, agendo da partner finanziario nell’iniziativa, conferma il suo ruolo attivo di istituto di credito sempre attento a dinamiche sociali e di sostenibilità per lo sviluppo del nostro Paese – ha detto Leonardo Bongiorno, fondatore e CEO di Allegria Developments -. Il lancio della piattaforma New Living, insieme al supporto e alla fiducia di primari investitori istituzionali, consentiranno ad Allegria di avviare nuovi progetti nelle principali città universitarie Italiane rispondendo alla crescente domanda per soluzioni abitative ibride. L’intento di New Living è quello di creare un portafoglio nazionale che possa portare rendimenti interessanti per i nostri investitori ma allo stesso tempo creare un impatto positivo sul mercato, realizzando strutture ricettive moderne dedicate sia a studenti universitari che a giovani professionisti, offrendo la flessibilità di formule abitative omnicomprensive con durate che possano variare dall’intera stagione universitaria fino alla singola notte, alla settimana o al mese, così andando a rispondere a quella che è una vera e propria emergenza abitativa”.
“Con questo intervento creditizio – ha sottolineato Roberto Fiorini, Regional Manager Centro Italia di UniCredit – ribadiamo la volontà di UniCredit di proporsi come partner di riferimento per le realtà imprenditoriali interessate a sviluppare piani di investimento nel settore dell’edilizia che siano concreti e sostenibili. Promuovere e accompagnare lo sviluppo sostenibile dei nostri clienti e delle comunità nelle quali operiamo continua ad essere una priorità per UniCredit”.
– foto ufficio stampa Unicredit –
(ITALPRESS).


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