Economia
Confcommercio, nel 2025 l’illegalità è costata 41 miliardi. Sangalli “Legalità e sicurezza essenziali per la crescita economica”
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3 mesi fa-
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Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Nel 2025 l’illegalità è costata alle imprese del commercio e dei pubblici esercizi 41 miliardi e ha messo a rischio 284mila posti di lavoro regolari, in crescita rispetto all’anno precedente (nel 2024 39,2 miliardi e 276mila posti di lavoro). Questi alcuni risultati dell’indagine dell’Ufficio studi Confcommercio sui fenomeni illegali presentata nel corso della giornata “Legalità ci piace!”. Nel dettaglio, l’abusivismo commerciale costa 10,5 miliardi di euro, l’abusivismo nella ristorazione pesa per 8,5 miliardi, la contraffazione per 5 miliardi, il taccheggio per 5,4 miliardi. Gli altri costi della criminalità (ferimenti, assicurazioni, spese difensive) ammontano a 7,4 miliardi e i costi per la cyber criminalità a 4,2 miliardi.
“Legalità e sicurezza sono essenziali alla crescita economica diffusa, alla qualità della vita e alla libertà d’impresa. Legalità e sicurezza permettono di fare impresa, lavorare, vivere le città, competere correttamente, generare fiducia”. Così il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, in occasione della XIII edizione di “Legalità ci piace!”. Secondo Sangalli “è per questo che oggi abbiamo voluto rafforzare anche il significato della nostra stessa area di lavoro, parlando di Etica d’impresa oltre che di legalità e sicurezza. L’etica d’impresa è il modo in cui tanti imprenditori, ogni giorno, fanno il proprio dovere, rispettano le regole, creano lavoro, generano valore e contribuiscono alla tenuta economica e sociale delle comunità. Sono imprese che creano valore sui valori”.
“In questa prospettiva – ha aggiunto – l’etica precede e rafforza la legalità. Perché oltre alla necessaria esigenza di maggiore sicurezza, da parte nostra, come Confcommercio, siamo impegnati a rappresentare imprese che scelgono ogni giorno il mercato regolare, la concorrenza leale e la collaborazione con le istituzioni e con le Forze dell’Ordine. Imprese che rifiutano abusivismo, illegalità e scorciatoie in genere. Etica d’impresa, dicevo: per noi resta un prerequisito di correttezza del mercato, a partire dallo stesso mercato del lavoro. Le nostre imprese sono imprese etiche anche perché applicano i contratti collettivi comparativamente più rappresentativi, che sono – essi stessi – un ecosistema di tutele, diritti, sicurezza e responsabilità sociale. Dentro ai nostri contratti ci sono lavoro regolare, formazione, welfare, protezione delle persone, qualità delle relazioni di lavoro e coesione sociale. Anche questo significa legalità. Anche questo significa sicurezza”.
PER 29% IMPRESE TERZIARIO PEGGIORA SICUREZZA, AUMENTA PERCEZIONE FURT
Il 29% delle imprese del terziario di mercato percepisce un peggioramento dei livelli di sicurezza nel 2025. I furti restano il fenomeno criminale percepito in maggior aumento dagli imprenditori (26%), seguiti da atti di vandalismo e spaccate (24,1%), aggressioni e violenze (24,1%), rapine (24%). Tre imprenditori su dieci (30,2%) temono che la propria impresa possa essere esposta a crimini quali furti, truffe e frodi informatiche, atti vandalici, rapine, aggressioni e i furti rappresentano la principale preoccupazione (32%). Il 22,8% delle imprese segnala episodi criminali legati alle baby gang nella zona di operatività e di queste la metà (49,6%) è preoccupata per la propria attività – prosegue ancora l’indagine -. Un’impresa su tre (33%) teme la mala movida, soprattutto per il degrado urbano (50,3%) e per atti di vandalismo e danneggiamenti (45,5%). Forze dell’ordine (66%), organizzazioni antiusura (47,7%) e associazioni di categoria (34,6%) sono considerati i soggetti più vicini agli imprenditori minacciati dalla criminalità.
Di fronte a episodi criminali il 65,1% degli imprenditori sostiene che chi li subisce dovrebbe sporgere denuncia, il 51,2% si rivolgerebbe alle associazioni di categoria e il 19,7 % dichiara che non saprebbe cosa fare. Quasi 7 imprese su 10 (66,6%) si ritengono penalizzate dall’abusivismo e dalla contraffazione, in termini soprattutto di concorrenza sleale (53,5%) e riduzione dei ricavi (22,2%). Oltre 6 imprese del commercio su 10 (62,3%) subiscono il taccheggio e, tra queste, quasi 1 su 5 (19,8%) ne è colpita più volte a settimana o quotidianamente. Profumi, cosmetici e prodotti per l’igiene personale (19,7%), abbigliamento e calzature (18,9%), accessori moda (16,7%), piccola elettronica, accessori tecnologici, batterie (14,1%), alimentari confezionati, come tonno e carne in scatola, pasta, farine, caffè (13,4%) e alcolici e vino (13,1%) sono i prodotti più taccheggiati. Sistemi antitaccheggio (74,5%) e videosorveglianza (73,4%) sono le misure di protezione maggiormente adottate per contrastare il fenomeno. Per circa un’impresa del commercio su tre (31,6%) il taccheggio incide in misura significativa sui ricavi, con perdite che nella maggior parte dei casi (88%) arrivano fino al 2%.
87,3% IMPRESE DEL TERZIARIO HA INVESTITO IN SICUREZZA
Quasi nove imprese del terziario di mercato su dieci (87,3%) hanno investito in misure di sicurezza, principalmente in sistemi di videosorveglianza (74%) e di allarmi antifurto (55,5%), destinando in media l’1,1% del fatturato. Un’impresa su quattro è favorevole a contribuire economicamente per rafforzare la presenza della vigilanza privata nella propria zona di attività. Questi alcuni risultati dell’indagine dell’Ufficio studi Confcommercio sui fenomeni illegali presentata nel corso della giornata “Legalità ci piace!”. A peggiorare la vivibilità dei quartieri – secondo l’indagine – sono soprattutto la microcriminalità (43,2%) e gli atti vandalici (41,7%). Degrado urbano (35,4%), minori opportunità di lavoro (23,3%) e crescita dell’insicurezza dei residenti (20,6%) sono indicate come le principali conseguenze dell’aumento delle chiusure delle attività economiche di quartiere.
Oltre 7 imprese su 10 sono d’accordo sulla previsione di presidi di sicurezza (come la polizia di quartiere) nelle zone in cui c’è microcriminalità. Per 6 imprenditori su 10 una città con molti negozi aperti è più sicura e per oltre un imprenditore su due la presenza di negozi sfitti o chiusi favorisce la diffusione di microcriminalità e vandalismo.
– Foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
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UniCredit, oltre 100 clienti investono in club deal dedicato a WeRoad
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MILANO (ITALPRESS) – Oltre 100 clienti Ultra High Net Worth di UniCredit hanno aderito a un’operazione di co-investimento in club deal in WeRoad, travel-tech europea che ha ridefinito il concetto di viaggio di gruppo trasformandolo in un’esperienza di community e di connessione tra le persone. L’operazione consente agli investitori clienti di UniCredit di affiancare gli azionisti di riferimento della società, tra cui OneDay Group, holding fondata da Paolo De Nadai, Annapurna, veicolo d’investimento promosso da H14, e Airbnb, partner industriale strategico e lead investor del round series C concluso da WeRoad a maggio 2026. Fondata nel 2017, WeRoad si è affermata come una delle piattaforme europee più innovative nell’ambito della experience economy. Nel 2025 la società ha registrato ricavi superiori a 100 milioni di euro, sostenuti da una forte crescita internazionale, grazie a un modello di business asset light che combina tecnologia proprietaria, community e un ecosistema integrato di esperienze. Il club deal promosso da UniCredit contribuisce all’evoluzione dell’azionariato di WeRoad, tramite l’acquisto di alcune partecipazioni da investitori di lunga data che valorizzano il percorso compiuto. L’entrata nel capitale della società di nuovi investitori in una fase di forte crescita internazionale, segue il recente ingresso di Airbnb, è coerente con l’obiettivo di consolidare la leadership nei principali mercati europei e accelerare l’espansione negli Stati Uniti.
Per UniCredit l’operazione rappresenta un ulteriore esempio della capacità del Gruppo di selezionare e strutturare opportunità di investimento distintive e ad alto potenziale in settori caratterizzati da forti trend di crescita secolari. Il deal team di UniCredit, con un ruolo centrale di UHNW Strategic Development, ha curato l’origination e la strutturazione dell’iniziativa, coordinando l’accesso degli investitori all’operazione e favorendo la partecipazione di oltre 100 famiglie e imprenditori italiani. “L’operazione conferma il ruolo di UniCredit come partner di riferimento nell’accesso a opportunità di investimento nell’economia reale e nel sostegno alla crescita di aziende innovative ad alto potenziale. La collaborazione tra il coverage Wealth Management & Private Banking e Corporate, i team specialistici UHNW Strategic Development e Private Capital Markets e le fabbriche prodotto di Gruppo ha consentito di offrire ai nostri clienti un’opportunità esclusiva di investimento in una società attiva all’intersezione tra tecnologia, community ed experience economy, uno dei segmenti di consumo in più rapida crescita” ha commentato Massimiliano Mastalia, Head of Wealth & Large Corporates di UniCredit Italia.
“L’elevata adesione registrata conferma l’interesse della nostra clientela per opportunità di investimento che consentono di affiancare imprenditori visionari e partner industriali di rilievo internazionale in progetti caratterizzati da forti prospettive di crescita. WeRoad rappresenta un esempio emblematico di innovazione italiana capace di affermarsi a livello europeo e internazionale”, ha aggiunto Gennaro Del Sorbo, Head of UHNW Strategic Development di UniCredit Italia. “Sono molto contento di questa operazione, perché tra le opportunità che maggiormente servono all’ecosistema VC & Growth in Italia per continuare a crescere ci sono proprio occasioni come questa: momenti di ricambio della captable che danno liquidità e ritorni concreti agli early investor, e che al tempo stesso avvicinano i clienti del private wealth a questa asset class. È un circolo positivo: più risorse in circolazione significano più fiducia e più interesse verso le startup e le scale-up italiane”, ha commentato Paolo De Nadai, founder di WeRoad.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
Economia
Ansano Cecchini torna amministratore unico di Euroansa
Pubblicato
6 ore fa-
3 Agosto 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Ansano Cecchini torna a ricoprire il ruolo di amministratore unico di Euroansa, società di mediazione creditizia, nell’ambito della nuova struttura di governance condivisa da tutti gli azionisti. Euroansa esprime il proprio ringraziamento ad Angelica Pelizzari per il prezioso contributo e l’ottimo lavoro svolto negli anni in cui ha fatto parte del Cda. La nuova fase di sviluppo si accompagna al recente lancio del nuovo sito Euroansa, rinnovato nella tecnologia, nei contenuti e nell’esperienza offerta ai clienti. Nel nuovo sito sono stati integrati i servizi digitali sviluppati attraverso TassoMutuo. Gli utenti possono simulare la rata, confrontare le soluzioni disponibili presso oltre 130 banche e istituti finanziari convenzionati, sottoporre online la propria richiesta a una verifica preliminare e ricevere il supporto di un consulente Euroansa, che li accompagna in tutte le fasi della pratica fino alla firma dal notaio.
“La rete dei nostri consulenti – dice Cecchini – rappresenta il cuore di Euroansa. Il nuovo assetto di governance e gli investimenti digitali hanno un obiettivo comune: mettere i professionisti della rete nelle condizioni di offrire ai clienti un servizio sempre più efficace, trasparente e vicino alle loro esigenze. Continueremo a investire nelle persone, nella tecnologia e nella qualità della consulenza per sostenere la crescita della società negli anni a venire”. La nuova fase si apre dopo un esercizio di forte crescita. I risultati definitivi del 2025 confermano un fatturato superiore a 73,45 milioni e un Ebitda di 10,04 milioni.
– foto ufficio stampa Euroansa –
(ITALPRESS).
Economia
Caro carburanti, diesel vicino ai 2,1 euro al litro e benzina ai massimi da settembre 2023
Pubblicato
8 ore fa-
3 Agosto 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – È continuato nel fine settimana l’aumento del prezzo medio praticato alla pompa del diesel, ormai vicino ai 2,1 euro/litro. Il prezzo medio praticato della benzina, pur salendo più lentamente, è ai massimi da fine settembre 2023 e a un solo millesimo dai 2 euro/litro. Più nello specifico, in base ai dati del Mimit aggiornati al 3 agosto, il prezzo medio nazionale della benzina self è 1,999 euro/litro (rispetto a 1,995 euro/litro del 31 luglio) e quello del diesel self è 2,097 euro/litro (contro 2,080 del 31 luglio). Quanto alle quotazioni internazionali dei raffinati, venerdì hanno chiuso in crescita sul diesel e in lieve discesa sulla benzina. Sulla rete carburanti sabato sono arrivati nuovi rialzi degli operatori, con Eni che ha rincarato di due centesimi il prezzo consigliato del diesel. In avvio di settimana il Brent viaggia in calo sotto gli 84 dollari al barile e il Wti sotto gli 80 dollari, sulle speranze di un accordo di pace in Medio Oriente.
Venendo al dettaglio dei prezzi per compagnie e no logo, in base all’elaborazione di Quotidiano Energia dei dati comunicati dai gestori all’Osservaprezzi del Mimit, i prezzi medi della benzina in modalità self praticati dalle compagnie sono tra 2,000 e 2,018 euro/litro (no logo 1,996). Per il diesel, i prezzi medi self praticati dalle compagnie si collocano tra 2,080 e 2,120 euro/litro (no logo 2,107). Sul servito per la benzina gli impianti colorati presentano prezzi medi tra 2,076 e 2,201 euro/litro (no logo 2,049). Sul diesel servito i punti vendita delle compagnie hanno prezzi medi compresi tra 2,175 e 2,285 euro/litro (no logo 2,163). I prezzi medi praticati del Gpl sono tra 0,758 e 0,785 euro/litro (no logo 0,749). Infine, i prezzi medi del metano auto vanno da 1,587 a 1,702 euro/kg (no logo 1,620).
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).


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