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Economia

Il Gruppo Altair acquisisce la proprietà di VCO Azzurra Tv

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ROMA (ITALPRESS) – Tele VCO 2000, storica voce dell’informazione nata nel 1980 per volontà di Silvano Zuccari e di Mauro Cassani, entra a far parte del Gruppo Altair guidato dall’imprenditore ossolano Paolo Zanghieri. L’accordo, siglato nei giorni scorsi fra la famiglia Zuccari e il Presidente del Gruppo Altair, segna un importante passo per garantire continuità e crescita di quella che rappresenta una delle principali realtà dell’informazione della provincia “Azzurra” e delinea scenari di sviluppo in termini di ampliamento dei contenuti, bacino di utenza e ascolti, servizi offerti al territorio.
Altair ha acquisito la totalità della proprietà di Tele VCO 2000 srl e inserisce così un nuovo ramo d’azienda in un gruppo imprenditoriale, nato e cresciuta in Ossola, oggi attivo nei settori funeral, energetico, turistico, dei servizi aerei, del fitness e del food. Presente in 14 regioni italiane e con attività paneuropee a seguito della partnership, avviata nel 2022, con la francese Funecap, il Gruppo Altair impiega oltre 1000 dipendenti in Italia e prosegue la sua crescita, contraddistinta dalla passione e da un forte legame con il territorio d’origine.
“E’ proprio in nome di questa attenzione e del rapporto con la nostra provincia – spiega Paolo Zanghieri – che abbiamo prima valutato e poi reso operativa l’acquisizione di Tele VCO 2000. Una realtà che rappresenta il perno del sistema dell’informazione e, direi, del servizio pubblico, del Verbano Cusio Ossola. L’opera di informazione, unica e imprescindibile, a favore di cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni svolta da giornalisti, tecnici e collaboratori in quasi mezzo secolo di storia deve continuare e crescere, nel pieno rispetto della libertà e dell’autonomia dell’informazione e delle professionalità presenti. Guardiamo già al futuro e puntiamo a un ampliamento dei contenuti offerti, del bacino di utenza e degli ascolti per presidiare zone e mercati certamente interessanti. Il nostro obiettivo, già nel breve periodo, è allargare i servizi offerti nel settore più ampio della comunicazione integrata, a beneficio, in primis, delle società del Gruppo Altair e di tutti i soggetti – pubblici e privati – del nord della Regione, che produce un valore economico di oltre 40 miliardi di euro (circa il 25% dell’intero Piemonte) dei quali 1.5 miliardi riferiti al solo settore del turismo”.
La decisione di inserire Tele VCO 2000 nella propria galassia è dettata dalla volontà di investire in una realtà pronta a mettersi in gioco, a far sentire la propria voce e a dare un apporto essenziale allo sviluppo economico e sociale del territorio. “La rapida e continua evoluzione del settore della comunicazione – è il pensiero della Famiglia Zuccari – richiede oggi un cambio di passo con politiche aziendali, strutture e sinergie che ne permettano lo sviluppo. Le nostre priorità sono state quelle di tutelare le professionalità che fanno parte del gruppo di lavoro, di far sì che venissero rispettati i principi che, da sempre, ne hanno contraddistinto l’operato, non da ultimo di garantire un progetto che potesse assicurare la crescita di un’esperienza nella quale la nostra famiglia ha sempre creduto e investito. Ora, dopo 46 anni, si chiude un capitolo. Siamo convinti che, grazie a questo accordo con il Gruppo Altair di Paolo Zanghieri, si apra un nuovo ciclo. Un ringraziamento va a tutti i nostri collaboratori che, in quasi 50 anni di storia, hanno garantito al territorio un pubblico servizio”.
Tele VCO è nata nel 1980 e ha anticipato e contribuito, per la sua parte, alla creazione e alla crescita della Provincia del Verbano Cusio Ossola che vedrà gli albori solo nei primi anni ’90. Per scelta del suo fondatore ha svolto un servizio pubblico per la popolazione locale, con alcuni punti fermi come presupposto: la garanzia di libertà e indipendenza e la massima attenzione al rispetto delle persone e dei valori etici. Un progetto proseguito anche dopo la scomparsa di Silvano Zuccari, nel 1989, grazie all’impegno economico e gestionale della figlia Cristina, della moglie Rosanna, di tutte le persone che, a vario titolo, hanno dato il loro inesauribile contributo.
Dal 1994 gli studi si sono trasferiti dalla prima sede di via Oltrebogna nel comune di Crevoladossola, a Verbania Fondotoce. Nel nome, nel marchio e nei contenuti Tele VCO è diventata VCO Azzurra TV, una realtà che oggi è visibile in tutto il Piemonte attraverso gli LCN 17 e 617 del digitale terrestre e una piattaforma che attraverso i suoi canali web e social raggiunge milioni gli utenti che usufruiscono con continuità dei suoi contenuti.
“Viviamo tempi che impongono nuove sfide – prosegue Paolo Zanghieri – e revisioni radicali dei processi produttivi e strategici. Il mondo della comunicazione non fa certo eccezione. Intendiamo essere protagonisti dei cambiamenti in atto con investimenti e modelli di business che sostengano e amplino l’offerta informativa e a cui si affianchino attività di comunicazione complementari e sinergiche a beneficio dello sviluppo del VCO e delle realtà dove abbiamo intenzione di essere maggiormente presenti”.
Da oggi con il Gruppo Altair e il suo team, Tele VCO 2000 è pronta ad affrontare nuove sfide e a dare, per quanto possibile, un ulteriore contributo alla realizzazione di progetti ambiziosi. La frase che accompagna le attività di VCO Azzurra TV è: “Guardiamo insieme al futuro”, un domani in cui, orgogliosi del proprio passato, forti delle esperienze e fiduciosi nel guardare avanti, si potrà proseguire nel solco del mandato ricevuto nel 1980, verso il raggiungimento di nuovi traguardi e di importanti risultati.

– Foto VCO Azzurra/Gruppo Altair –
(ITALPRESS).

Economia

Optima Italia, crescita record nel 2025: 850 mila utenze e ricavi a 430,7 milioni

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RIMINI (ITALPRESS) – Ricavi in crescita del 16,9% e nuovo massimo storico per Optima Italia che chiude il 2025 a quota 430,7 milioni di euro, (368,6 milioni nel 2024), con 850 mila utenze attive tra energia e telecomunicazioni. Un risultato che conferma il percorso di crescita dell’azienda, che da oltre 25 anni punta sull’integrazione dei servizi e sulla digitalizzazione per semplificare la gestione delle esigenze di famiglie e imprese.
Nata a Napoli nel 1999, Optima oggi è una Digital Company italiana che opera nei settori Energy e Telco, con servizi di Luce, Gas, Internet e Mobile. A sostenere lo sviluppo sono stati l’espansione della rete commerciale e dei canali digitali, la crescita del comparto Telco e gli investimenti nell’esperienza del cliente e nelle piattaforme tecnologiche proprietarie, raggiungendo circa 200 mila utenze nel comparto Energy e 650 mila nel comparto Telco, tra Mobile e Fibra.
Nel 2025 gli investimenti complessivi hanno raggiunto 59,4 milioni di euro, di cui 51,7 milioni riferiti agli investimenti commerciali, in aumento rispetto ai 45,7 milioni del 2024 e finalizzati principalmente all’acquisizione e allo sviluppo della clientela. Per quanto riguarda la redditività, l’Ebitda si è attestato a 72,7 milioni di euro, con un’incidenza sui ricavi del 16,9% (il dato include costi di natura straordinaria sostenuti nel corso dell’esercizio, al netto dei quali l’Ebitda avrebbe registrato una crescita). L’Ebit è stato pari a 11,6 milioni di euro, mentre l’utile netto è di 3,8 milioni.
La gestione ha prodotto un flusso di cassa operativo di 67,5 milioni di euro e un free cash flow di circa 11,5 milioni, confermando la capacità del modello di business di finanziare una quota significativa dello sviluppo attraverso risorse generate internamente. La Posizione Finanziaria Netta adjusted è risultata pari a 30,9 milioni di euro, rispetto ai 22,6 milioni di fine 2024, dopo aver sostenuto gli investimenti e l’operazione di riacquisto di azioni proprie. Il rapporto tra PFN adjusted ed Ebitda resta contenuto, attestandosi a circa 0,42 volte. Il patrimonio netto è salito a 45,5 milioni di euro, rispetto ai 20,5 milioni del 2024.
Il modello Optima si rivolge oggi a un pubblico ampio e diversificato, con soluzioni pensate per famiglie, professionisti, piccole e medie imprese e realtà corporate, mantenendo come elemento comune l’integrazione tra servizi, la digitalizzazione dei processi e la semplificazione della relazione con il cliente. Nel tempo l’azienda ha inoltre sviluppato competenze verticali e soluzioni dedicate a segmenti caratterizzati da esigenze specifiche, come il mondo dei condomini e delle relative amministrazioni e quello delle Pubbliche Amministrazioni.
La capacità di adattare l’offerta alle caratteristiche dei diversi mercati consente a Optima di accompagnare clienti con esigenze molto differenti, dal privato alla grande organizzazione, mantenendo una stessa filosofia: ridurre la complessità, integrare più servizi e utilizzare tecnologia e competenze specialistiche per semplificarne la gestione. E’ proprio questa capacità di evolvere continuamente l’offerta intorno alle necessità dei clienti che rappresenta uno dei principali driver dello sviluppo dell’azienda.
“I risultati del 2025 confermano la forza di un approccio innovativo che parte da un obiettivo molto semplice: migliorare la vita di persone, imprese e Pubbliche Amministrazioni, riducendo la complessità nella gestione dei servizi – dichiara Marco Realfonzo, CEO e CCO di Optima Italia -. L’integrazione è da sempre uno dei tratti distintivi di Optima: mettere insieme più servizi significa offrire al cliente un’esperienza più semplice, un unico punto di riferimento e, allo stesso tempo, creare condizioni di maggiore convenienza per chi sceglie di concentrare più utenze e servizi con noi. Continuiamo ad ampliare il nostro ecosistema e a investire in tecnologia, innovazione e qualità della relazione con i clienti. La convention “We Are Optima” rappresenta il momento ideale per condividere questa visione con la nostra rete e con tutte le persone che ogni giorno contribuiscono alla crescita dell’azienda”.
“La crescita dei ricavi si è accompagnata a una redditività solida e a una significativa capacità di generare cassa – sottolinea Giancarlo Gargiulo, CEO e CFO di Optima Italia -. Nel corso dell’anno abbiamo sostenuto quasi 60 milioni di euro di investimenti e completato operazioni societarie di grande rilievo, mantenendo il rapporto tra posizione finanziaria netta ed Ebitda al di sotto di 0,5 volte. Il rafforzamento patrimoniale e la capacità di autofinanziamento rappresentano basi concrete per proseguire il nostro percorso di sviluppo e creare valore nel lungo periodo”.

– Foto ufficio stampa Optima Italia –
(ITALPRESS).

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Economia

Imprese, l’indagine di Confapi: sistema resiliente, ma preoccupa lo stretto di Hormuz

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ROMA (ITALPRESS) – Scarsi effetti dai dazi Usa, molta preoccupazione per il perdurare delle difficoltà alla libera circolazione nello stretto di Hormuz, crescita programmata degli investimenti nel settore dell’intelligenza artificiale, basso ricorso e aumento delle difficoltà nell’accesso al credito. È la fotografia scattata da Confapi, che ha presentato oggi i risultati del nuovo Rapporto Congiunturale sul primo semestre 2026 e sulle aspettative per il secondo semestre delle piccole e medie imprese industriali, basato su un campione di 2.000 aziende associate.

Le imprese italiane temono diversi impatti per la crisi in Medio Oriente e per la situazione dello Stretto di Hormuz: per il 69,5% sono attesi effetti negativi per le attività, con una conseguente diminuzione della redditività, mentre per il 50% delle Pmi le ricadute negative del blocco di Hormuz sono già in corso.

I blocchi logistici e i conseguenti rincari energetici sono percepiti come “una minaccia immediata e sistemica per la produzione, con un ricadute su fatturato, ordini e utili”. L’analisi dell’impatto dei dazi statunitensi sull’attività delle imprese, invece, evidenzia per l’87,5% del campione effetti limitati sulle Pmi industriali pur segnalando aree di attenzione legate all’aumento dei costi lungo le catene di approvvigionamento.

Nel primo semestre 2026, meno della metà delle imprese (48,3%) ha effettuato investimenti, con il 51,7 che non ha programmato invece piani pluriennali di crescita. Crescono invece gli investimenti nelle tecnologie AI, che vengono considerate dalle imprese “una leva imprescindibile per incrementare la produttività (60,7%), ottimizzare i costi (90,1%) e potenziare capacità di elaborazione e gestione dei dati (82%)”.

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Aumenta però la preoccupazione per l’accesso al credito: nel periodo di riferimento, il 66,5% delle Pmi industriali italiane non ha avanzato domande al sistema bancario per nuove risorse finanziarie, percentuale in crescita del 7,8% rispetto al 2025. Questo dato, per Confapi, “testimonia la percezione di una forte difficoltà nella richiesta di credito, spingendo la maggioranza delle aziende a non tentare nemmeno l’interlocuzione con gli istituti bancari per timore di rifiuti (35%), condizioni troppo onerose (30,8%) o richiesta di eccessive garanzie (27%), con conseguenti scelte di autofinanziamento da parte delle Pmi”. È evidente “una profonda distanza tra le necessità del sistema produttivo e l’offerta del sistema bancario, che si traduce quindi in un fenomeno di rinuncia preventiva, con il 56% delle Pmi che ricorre all’autofinanziamento con conseguente indebolimento degli asset patrimoniali”.

“Dalla nostra indagine – spiega il presidente Cristian Camisaemerge una crescente preoccupazione per una situazione che continua a protrarsi e che si sta trasformando in un peggioramento nel secondo semestre, alimentando un clima di forte e persistente incertezza. Per le nostre imprese non c’è fattore più penalizzante dell’incertezza: quando il quadro cambia continuamente, le aziende tendono inevitabilmente a rimandare gli investimenti e a rivedere o rinviare le proprie strategie sui mercati esteri”, sottolinea. “Alle problematiche dovute alle crisi internazionali si aggiungono oggi quelle sempre più evidenti nell’accesso al credito, che rischiano di frenare ulteriormente la capacità di investimento e di crescita delle imprese”, prosegue.

“Come sempre, le Pmi italiane stanno dimostrando una straordinaria resilienza e una grande capacità di tenuta. Ma proprio per sostenerle è necessario, ora più che mai, un intervento strutturale da parte delle Istituzioni e del Governo. Occorre una politica industriale chiara, strumenti concreti e condizioni di maggiore stabilità, affinché le imprese”, conclude Camisa.

-Foto col4/Italpress-
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Imprese, l’indagine di Confapi: sistema resiliente, ma preoccupa lo stretto di Hormuz

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ROMA (ITALPRESS) – Scarsi effetti dai dazi Usa, molta preoccupazione per il perdurare delle difficoltà alla libera circolazione nello stretto di Hormuz, crescita programmata degli investimenti nel settore dell’intelligenza artificiale, basso ricorso e aumento delle difficoltà nell’accesso al credito. È la fotografia scattata da Confapi, che ha presentato oggi i risultati del nuovo Rapporto Congiunturale sul primo semestre 2026 e sulle aspettative per il secondo semestre delle piccole e medie imprese industriali, basato su un campione di 2.000 aziende associate.

Le imprese italiane temono diversi impatti per la crisi in Medio Oriente e per la situazione dello Stretto di Hormuz: per il 69,5% sono attesi effetti negativi per le attività, con una conseguente diminuzione della redditività, mentre per il 50% delle Pmi le ricadute negative del blocco di Hormuz sono già in corso.

I blocchi logistici e i conseguenti rincari energetici sono percepiti come “una minaccia immediata e sistemica per la produzione, con un ricadute su fatturato, ordini e utili”. L’analisi dell’impatto dei dazi statunitensi sull’attività delle imprese, invece, evidenzia per l’87,5% del campione effetti limitati sulle Pmi industriali pur segnalando aree di attenzione legate all’aumento dei costi lungo le catene di approvvigionamento.

Nel primo semestre 2026, meno della metà delle imprese (48,3%) ha effettuato investimenti, con il 51,7 che non ha programmato invece piani pluriennali di crescita. Crescono invece gli investimenti nelle tecnologie AI, che vengono considerate dalle imprese “una leva imprescindibile per incrementare la produttività (60,7%), ottimizzare i costi (90,1%) e potenziare capacità di elaborazione e gestione dei dati (82%)”.

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Aumenta però la preoccupazione per l’accesso al credito: nel periodo di riferimento, il 66,5% delle Pmi industriali italiane non ha avanzato domande al sistema bancario per nuove risorse finanziarie, percentuale in crescita del 7,8% rispetto al 2025. Questo dato, per Confapi, “testimonia la percezione di una forte difficoltà nella richiesta di credito, spingendo la maggioranza delle aziende a non tentare nemmeno l’interlocuzione con gli istituti bancari per timore di rifiuti (35%), condizioni troppo onerose (30,8%) o richiesta di eccessive garanzie (27%), con conseguenti scelte di autofinanziamento da parte delle Pmi”. È evidente “una profonda distanza tra le necessità del sistema produttivo e l’offerta del sistema bancario, che si traduce quindi in un fenomeno di rinuncia preventiva, con il 56% delle Pmi che ricorre all’autofinanziamento con conseguente indebolimento degli asset patrimoniali”.

“Dalla nostra indagine – spiega il presidente Cristian Camisaemerge una crescente preoccupazione per una situazione che continua a protrarsi e che si sta trasformando in un peggioramento nel secondo semestre, alimentando un clima di forte e persistente incertezza. Per le nostre imprese non c’è fattore più penalizzante dell’incertezza: quando il quadro cambia continuamente, le aziende tendono inevitabilmente a rimandare gli investimenti e a rivedere o rinviare le proprie strategie sui mercati esteri”, sottolinea. “Alle problematiche dovute alle crisi internazionali si aggiungono oggi quelle sempre più evidenti nell’accesso al credito, che rischiano di frenare ulteriormente la capacità di investimento e di crescita delle imprese”, prosegue.

“Come sempre, le Pmi italiane stanno dimostrando una straordinaria resilienza e una grande capacità di tenuta. Ma proprio per sostenerle è necessario, ora più che mai, un intervento strutturale da parte delle Istituzioni e del Governo. Occorre una politica industriale chiara, strumenti concreti e condizioni di maggiore stabilità, affinché le imprese”, conclude Camisa.

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