Cronaca
Intesa Sanpaolo, alle Gallerie d’Italia le grandi opere di Arnaldo Pomodoro
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2 mesi fa-
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Redazione
MILANO (ITALPRESS) – A un anno dalla scomparsa di Arnaldo Pomodoro (Morciano di Romagna 1926 – Milano 2025), e nella ricorrenza del centenario della sua nascita, Gallerie d’Italia – Intesa Sanpaolo e Fondazione Arnaldo Pomodoro rendono omaggio a uno dei più importanti protagonisti dell’arte contemporanea italiana e internazionale del secondo Novecento con la mostra “Arnaldo Pomodoro. Una vita. Le grandi opere delle Collezioni Intesa Sanpaolo e Fondazione Arnaldo Pomodoro”, che apre al pubblico alle Gallerie d’Italia in Piazza Scala a Milano, museo di Intesa Sanpaolo, dal 29 maggio al 18 ottobre 2026.
Curata da Luca Massimo Barbero, curatore Associato delle Collezioni di Arte Moderna e Contemporanea della Banca, e Federico Giani, curatore della Fondazione Arnaldo Pomodoro, la mostra è il racconto di una vita, di un viaggio artistico durato oltre sessant’anni, dal fermento degli esordi alla metà degli anni Cinquanta fino alle più recenti sperimentazioni degli anni Duemila. Grazie a un nucleo antologico di quarantacinque opere provenienti dalle Collezioni di Intesa Sanpaolo e Fondazione Arnaldo Pomodoro, il pubblico può ripercorrere, decennio dopo decennio, le tappe più significative dell’avventura creativa e poetica di Pomodoro. Il percorso espositivo permette ai visitatori di ammirare i capisaldi della produzione del Maestro, così come di scoprire opere meno note e un nucleo di materiali d’archivio, selezionati dai curatori per stimolare nuove chiavi di lettura e di visione. A restituire la forza visionaria della ricerca di Pomodoro contribuisce inoltre l’allestimento, progettato da BRH+ / Barbara Brondi & Marco Rainò: una rilettura dei più efficaci display ideati dall’artista nel corso della sua carriera.
“Con questa mostra Intesa Sanpaolo rende omaggio, nel centenario della nascita, ad Arnaldo Pomodoro, tra i maggiori protagonisti dell’arte italiana e internazionale del secondo Novecento – afferma Giovanni Bazoli, Presidente Emerito di Intesa Sanpaolo -. Il progetto, realizzato in collaborazione con la Fondazione Arnaldo Pomodoro, valorizza un gruppo di opere di eccezionale importanza, in parte provenienti dalle raccolte d’arte della banca. L’iniziativa si inserisce nel solco di un impegno costante nella tutela, nello studio e nella condivisione del patrimonio artistico di proprietà, che consideriamo un bene comune da rendere accessibile al pubblico attraverso le nostre sedi museali di Gallerie d’Italia”.
La mostra si dirama attraverso gli ambienti delle Gallerie d’Italia di Milano, partendo dal Salone Scala e dalle sale espositive attigue, passando per il Salone Manzoni e il Cantiere del Novecento, le sale di Palazzo Brentani, fino ad arrivare al Chiostro ottagonale e al Giardino di Alessandro, dove sono esposte permanentemente due opere monumentali di Pomodoro: il Disco in forma di rosa del deserto n. 1 (1993-1994) e la Sfera grande (1966-1967). Proprio attorno a queste due sculture è nata e si è sviluppata la collaborazione ormai pluriennale tra Gallerie d’Italia – Intesa Sanpaolo e Fondazione Arnaldo Pomodoro, impegnate in un progetto condiviso di conservazione e valorizzazione delle opere di Pomodoro parte del patrimonio artistico della Banca.
Il percorso espositivo prende avvio dal Salone Scala con una grande pedana – una sorta di palco – popolata di sculture in fiberglass bianco, un materiale che, grazie alla sua leggerezza quasi immateriale, ben si presta a dialogare con la saturazione decorativa dell’ambiente. Questo gruppo di opere, scalate dagli anni Sessanta agli anni Duemila, costituisce un piccolo repertorio attorno ai temi del movimento e del disequilibrio, fondanti della ricerca di Pomodoro. Ne fanno parte il Cubo (1964-1967) e il Movimento di crollo (1970-1971) – un gruppo di colonne spaccate e recise che “vogliono trasmettere il senso del nostro tempo, che è strano e in crisi di trasformazione” -, il Giroscopio (1986-1987) e il Colpo d’ala (1984) – un “uccello viaggiatore, aperto, inventivo e imprevedibile” nato come omaggio a Umberto Boccioni -, e infine la Rotativa di Babilonia (1991), la Ruota (1995) e il Cuneo con frecce (2006) – espressione di “un atto di irruzione nelle profondità della terra, di ciò che genera la vita e la mantiene”.
Nelle sei sale affacciate sul Salone Scala, la mostra ripercorre i momenti salienti del percorso artistico di Pomodoro: gli esordi nel pieno della stagione informale della Milano degli anni Cinquanta, con una selezione di bassorilievi dal 1955 al 1960 che bene illustrano la nascita e la definizione dello stile di Pomodoro, così come le continue e feconde sperimentazioni con i materiali: argento, cemento, piombo, stagno, rame, zinco, ferro, idronalis e bronzo; la ricerca sulle forme della geometria euclidea all’aprirsi degli anni Sessanta, e quindi il passaggio alla scultura a tuttotondo con La ruota (1961) e Il cubo (1961-1962), attraverso una delle prime Colonne del viaggiatore, fino ad arrivare alla Sfera n. 1 (1963), la prima delle “sfere” realizzate da Pomodoro, grazie alle quali lo scultore si afferma sul panorama artistico internazionale; le sperimentazioni minimaliste maturate a cavallo tra anni Sessanta e Settanta, frutto degli anni di insegnamento nei campus delle università della West Coast, rappresentate dalle forme opposte e complementari del Rotante massimo (1969-1970) di bronzo e della Forma X (1968-1969) di acciaio; il ritorno, tra anni Settanta e Ottanta, ai temi della scrittura e della comunicazione: sia con la serie delle Immagini e delle Cronache, quasi lettere private dedicate ad amici artisti come Gastone Novelli e Ugo Mulas, sia con quella delle Aste cielari, un’evoluzione delle Colonne del viaggiatore che diventa antenna futuribile; l’esplorazione di una superficie mossa, come quella del Papiro (1985-1986), che progressivamente si dilata fino a conquistare lo spazio circostante, come nel Papyrus per Darmstadt (1988-1989), versione in scala minore di uno dei numerosi interventi ambientali realizzati da Pomodoro tra anni Ottanta e Novanta; la rielaborazione continua, ancora agli inizi del Duemila, sui propri esordi e sul tema fondamentale della scrittura, che porta Pomodoro a elaborare le Colonne A, B e C (2010), forme totemiche interamente ricoperte della stessa scrittura dilatata, come propagazione potenzialmente infinita e ipnotica, nella serie dei Continuum (2010).
L’ultima sala affacciata al Salone Scala propone ai visitatori della mostra un’immersione nell’archivio dell’artista, attraverso un nucleo di materiali originali – cataloghi, riviste, ritagli stampa, manifesti, lettere, schizzi, fotografie – selezionati per innescare continui rimandi e associazioni tra le opere esposte, e stimolare così una libera esplorazione della vita e del poliedrico percorso inventivo di Pomodoro.
La mostra prosegue con un’incursione nel Cantiere del Novecento: il Salone Manzoni accoglie un nucleo di opere realizzate da Pomodoro negli anni Sessanta, in dialogo con l’allestimento permanente delle Collezioni d’arte moderna e contemporanea del Gruppo Intesa Sanpaolo. Legate ai temi della comunicazione e della tecnologia, nonchè alla fascinazione di Pomodoro per gli Stati Uniti, La vera perla dei lucidi (1960), Radar n.1 (1961-1962) e Il grande ascolto (1967-1968) entrano in risonanza con le tematiche del Cantiere – Segno, spazio, superficie; Geometrie variabili; Impronte, tracce, memorie; Idee di spazio – e con le opere di artisti che Pomodoro ha sempre considerato alla stregua di maestri, come Lucio Fontana e Alberto Burri, dei suoi compagni di viaggio, da Gastone Novelli a Achille Perilli, Piero Dorazio e Pietro Consagra, fino a quelle degli amici della generazione successiva, da Nicola Carrino ad Alighiero Boetti, Giuseppe Spagnulo e Mauro Staccioli.
La mostra sarà affiancata da un ampio programma di percorsi di visita e laboratori rivolti alle scuole e a tutte le categorie di visitatori, a cura del Dipartimento educativo della Fondazione Arnaldo Pomodoro insieme ai Servizi educativi di Civita Mostre e Musei.
Il catalogo della mostra, con un ricco apparato di immagini e testi di approfondimento dei curatori, è realizzato da Società Editrice Allemandi.
La sede espositiva di Milano, insieme a quelle di Torino, Napoli e Vicenza, è parte del progetto museale Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo, guidato da Michele Coppola, Executive Director Arte Cultura e Beni Storici Intesa Sanpaolo e Direttore Generale Gallerie d’Italia.
– Foto ufficio stampa Intesa Sanpaolo –
(ITALPRESS).
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KUNMING (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Una squadra mista giovanile di tennistavolo della Regione Lombardia è arrivata il 10 luglio al Centro di allenamento sportivo di Beijiaochang, a Kunming, capoluogo della provincia sud-occidentale cinese dello Yunnan, dando il via a un ritiro congiunto di tre giorni e ad alcune amichevoli con la squadra provinciale di tennistavolo dello Yunnan.
La delegazione italiana è guidata e allenata da Wang Xuelan, professionista del tennistavolo originaria dello Yunnan. Dopo il ritiro dalla squadra provinciale, Wang ha dedicato anni allo sviluppo della formazione giovanile in questa disciplina in tutta Italia e alla promozione di questo sport nelle comunità locali. Il suo ritorno in patria crea un ponte unico tra i giovani talenti promettenti del tennistavolo della Lombardia e dello Yunnan, consentendo uno scambio tecnico diretto e un apprendimento reciproco tra gli atleti junior italiani e cinesi.
La squadra lombarda è composta da otto giocatori d’èlite di età compresa tra i 14 e i 18 anni, tutti talenti di punta selezionati attraverso prove regionali, con solide basi tecniche ed esperienza agonistica.
Questo programma di tre giorni di allenamenti e partite amichevoli offre benefici concreti agli scambi giovanili tra Italia e Cina. Gli atleti adolescenti hanno l’opportunità di conoscere in prima persona le differenti filosofie di allenamento e gli approcci tattici di due prestigiose tradizioni del tennistavolo. Al di là dello sviluppo atletico, l’evento rappresenta un’importante piattaforma di scambio culturale per i giovani italiani e cinesi.
I responsabili del Centro di Beijiaochang hanno sottolineato che in futuro la base continuerà a creare diverse piattaforme di scambio sportivo internazionale. Facendo leva sullo sport come legame di soft power, lo Yunnan continuerà a raccontare al mondo le proprie storie di sport, ad ampliare l’apertura negli sport agonistici giovanili e a promuovere uno sviluppo coordinato attraverso costanti scambi tra i popoli di Italia e Cina.
(ITALPRESS).
-Foto Xinhua-
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Med-Or Day, Cavo Dragone “Nato si rafforza, Mediterraneo crocevia strategico”
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4 ore fa-
15 Luglio 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Il futuro della NATO, il rapporto tra Stati Uniti ed Europa e il ruolo del Mediterraneo sono stati al centro del Med-Or Day 2026, che si è svolto a Roma. L’iniziativa annuale della Med-Or Italian Foundation ha riunito rappresentanti delle istituzioni, delle Forze armate, della diplomazia, delle imprese e del mondo accademico per discutere le principali sfide geopolitiche nel Mediterraneo allargato. “La Nato continua a produrre risultati: gli investimenti crescono e le capacità militari si potenziano. La partecipazione dei partner del Golfo rappresenta un segnale molto forte. Quello che noi vogliamo è che l’Ucraina abbia una struttura tale che non venga invasa dalla Russia. Hanno resistito in maniera straordinaria all’aggressione russa, innovandosi rapidamente e trasformando l’esperienza operativa in nuove capacità, rafforzando la coesione dell’alleanza”, l’intervento dell’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato. Nella sua veste di più alto rappresentante militare dell’Alleanza, ha offerto una lettura delle trasformazioni in corso e delle priorità strategiche per i Paesi alleati.
“Atlantico-Europa-Mediterraneo. Quale futuro per la NATO?” è stato il titolo scelto per l’edizione 2026. Il confronto ha riguardato la sicurezza del Fianco Sud dell’Alleanza, le crisi in Medio Oriente e Nord Africa e il coordinamento tra la difesa europea e il legame transatlantico. “Il Rapporto Transatlantico si sta evolvendo e la capacità delle democrazie di rafforzarsi dopo le crisi è la lezione più importante che abbiamo imparato in 80 anni di Nato. Il Mediterraneo è un crocevia strategico che collega Europa e Asia e in questo spazio convergono le principali sfide alla sicurezza contemporanea: instabilità regionale, competizione geopolitica, terrorismo e immigrazione incontrollata”, ha aggiunto Cavo Dragone, che si è soffermato sull’importanza degli investimenti: “Ogni euro destinato alla difesa è investito in un futuro di pace e sicurezza per i nostri figli e nipoti. Nel mondo la spesa media per sicurezza e difesa è intorno al 5%, non stiamo esagerando ma stiamo recuperando il passo con il mondo in cui viviamo”. La presenza dell’ammiraglio ha confermato il legame tra il Med-Or Day e i temi della sicurezza internazionale. Cavo Dragone aveva già partecipato alla prima edizione dell’evento nel 2021, quando ricopriva l’incarico di Capo di Stato Maggiore della Marina.
“Trascorriamo una vita a proteggere ciò che abbiamo più caro, investendo tempo ed energie, ma dimentichiamo troppo spesso una verità fondamentale: la nostra sicurezza non può essere separata da quella degli altri. Questa è la più importante lezione strategica che la Nato ha insegnato alle nostre democrazie”, la chiosa di Cavo Dragone sulla sicurezza internazionale.
-foto mec/Italpress-
(ITALPRESS).
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15 Luglio 2026di
Redazione
TIANJIN (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Dei ricercatori cinesi hanno sviluppato il primo dispositivo bionico neurale al mondo che consente al cervello delle persone con deficit uditivi di “comprendere” i suoni, anzichè limitarsi semplicemente a “sentirli”.
Il dispositivo, realizzato da un gruppo di ricerca dell’Università di Nankai, nella municipalità settentrionale cinese di Tianjin, propone un innovativo approccio elettronico di sostituzione e riparazione per la ricostruzione dell’udito, andando oltre i tradizionali impianti cocleari.
“Attualmente gli impianti cocleari risolvono soltanto il problema del ‘sentirè. Tuttavia, a causa del loro meccanismo fisso basato su impulsi temporizzati e del numero limitato di elettrodi, restano ancora molto lontani dal sistema uditivo naturale in termini di risoluzione temporale e riconoscimento del parlato in ambienti acustici complessi”, ha spiegato Xu Wentao, responsabile della ricerca presso il College of Electronic and Optical Engineering, in un comunicato stampa diffuso lunedì dall’università.
“Il nostro obiettivo non è soltanto fare in modo che il sistema ‘sentà, ma consentirgli di ‘comprenderè realmente, ovvero di selezionare, elaborare e trasmettere informazioni uditive utili proprio come farebbe un nervo naturale”, ha aggiunto. Secondo Xu, il nuovo dispositivo rappresenta un passo fondamentale nel recupero uditivo, segnando il passaggio dal “recupero della percezione” al “ripristino della funzione”.
Lo studio, intitolato “Un’interfaccia neuromorfica artificiale per il recupero delle funzioni uditive”, è stato pubblicato online il primo luglio sulla rivista “Nature Materials”.
L’udito non dipende soltanto dalle orecchie, ma anche dal nervo uditivo, che agisce come una sorta di “autostrada” per trasmettere al cervello i segnali sonori. Secondo la ricerca, l’ipoacusia neurosensoriale, una forma di sordità causata dal danneggiamento di questo collegamento, interessa circa il 3% della popolazione mondiale.
I tradizionali impianti cocleari possono convertire i suoni in segnali elettrici, ma continuano a dipendere dalla parte ancora funzionante del nervo uditivo del paziente per completare “l’ultimo tratto” della trasmissione.
Quando il nervo uditivo è gravemente compromesso o assente, “anche gli impianti cocleari più avanzati diventano inefficaci”, ha osservato Xu, sottolineando che proprio questa difficoltà di lunga data potrebbe essere superata grazie alla scoperta del suo gruppo.
Il nuovo dispositivo, descritto come un’”interfaccia neuromorfica” capace di imitare i naturali processi di codifica dei nervi uditivi biologici, integra l’acquisizione dei suoni, la codifica neurale, l’elaborazione semantica e la produzione di segnali bioelettrici in un circuito neurale artificiale completo.
Il sistema non si limita a rilevare i suoni, ma li filtra, li analizza e li codifica in maniera simile al sistema uditivo naturale, prima di trasmettere al cervello informazioni dotate di significato, ha spiegato il gruppo di ricerca.
“In futuro continueremo le nostre ricerche sulla riparazione neurale e sull’intelligenza bionica, impegnandoci per portare le nostre tecnologie fondamentali dal laboratorio all’impiego clinico e al mercato”, ha dichiarato Xu.
“Ci auguriamo di ottenere ulteriori progressi nel campo delle neuroprotesi, dell’assistenza sanitaria intelligente, delle interfacce cervello-computer e dell’intelligenza incarnata”, ha concluso.
(ITALPRESS).
-Foto Xinhua-


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